{"id":92432,"date":"2025-10-30T09:00:43","date_gmt":"2025-10-30T08:00:43","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92432"},"modified":"2025-10-29T16:07:22","modified_gmt":"2025-10-29T15:07:22","slug":"quando-la-sinistra-ha-smesso-di-capire-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92432","title":{"rendered":"Quando la sinistra ha smesso di capire il mondo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Massimiliano Civino)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/68731B05-AAE8-4594-982E-7F7033539D2A.png\" \/><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un momento, nella storia delle idee, in cui la politica smette di interpretare la realt\u00e0 e comincia soltanto a inseguirla. \u00c8 l\u00ec che nasce la sua miseria.<\/p>\n<p>Antonio Gramsci, nei Quaderni del carcere, scriveva:<\/p>\n<p>\u201cNella discussione scientifica si dimostra pi\u00f9 \u2018avanzato\u2019 chi si pone dal punto di vista che l\u2019avversario pu\u00f2 esprimere un\u2019esigenza che dev\u2019essere incorporata nella propria costruzione.\u201d<\/p>\n<p>Per Gramsci, essere \u201cavanzati\u201d non significa essere pi\u00f9 puri o pi\u00f9 estremi, ma pi\u00f9 capaci di capire, di includere nella propria visione anche ci\u00f2 che l\u2019avversario esprime, magari in forma distorta o regressiva. \u00c8 uno sguardo radicale, nel senso etimologico di radix (radice), che scava nella profondit\u00e0 dei processi storici invece di fermarsi alla superficie degli eventi. Essere radicali, dunque, non significa essere estremisti, ma andare alla radice delle cose, e questa capacit\u00e0 di sguardo radicale \u00e8 proprio ci\u00f2 che la sinistra ha progressivamente smarrito.<\/p>\n<p>Le opposizioni alle destre populiste non interpretano pi\u00f9 la societ\u00e0: la subiscono. Reagiscono invece di analizzare, denunciano invece di comprendere. Parlano di diritti e uguaglianza, ma con un linguaggio svuotato, incapace di toccare la vita reale di chi si sente abbandonato. Cos\u00ec si spiega perch\u00e9 tanti lavoratori scelgano chi promette \u201cordine\u201d, o perch\u00e9 minoranze discriminate sostengano leader che le disprezzano. Non \u00e8 ignoranza: \u00e8 disconnessione. \u00c8 la conseguenza di una politica che ha smesso di fare i conti con la complessit\u00e0 del reale.<\/p>\n<p>Franco Cassano, in L\u2019umilt\u00e0 del male, ricordava che \u201cil bene dovrebbe imparare dal male a essere umile\u201d: non chiudersi nella propria superiorit\u00e0 morale, ma imparare ad ascoltare. La politica che non ascolta il male non lo capisce, e dunque non pu\u00f2 combatterlo. Ma capire il male non significa giustificarlo: significa riconoscere che anche la sofferenza e la paura sono forme di conoscenza.<\/p>\n<p>Karl Marx, nell\u2019Ideologia tedesca, scriveva che \u201cnon \u00e8 la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza\u201d. Le idee non cambiano il mondo se non sanno leggere le sue strutture materiali, le relazioni che generano assoggettamento e consenso. \u00c8 una lezione dimenticata: la politica parla di emancipazione come se bastasse la volont\u00e0, senza capire che i rapporti di potere vivono dentro i soggetti stessi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, e qui sta il nodo, i sudditi non esistono soltanto perch\u00e9 esiste un monarca: \u00e8 il monarca a esistere perch\u00e9 i sudditi continuano a riconoscerlo come tale. La dipendenza non \u00e8 una catena puramente esterna, ma un legame reciproco, una forma di complicit\u00e0 simbolica. Come nella dialettica servo-padrone di Hegel, il potere non esiste senza il riconoscimento di chi vi si sottomette. E dunque, anche quando la libert\u00e0 \u00e8 possibile, essa richiede un atto di consapevolezza: la decisione di non riconoscere pi\u00f9 come \u201cnaturale\u201d ci\u00f2 che \u00e8 solo abituale.<\/p>\n<p>La politica, se vuole tornare ad avere un senso, deve tornare a misurarsi con questa complessit\u00e0: con l\u2019intreccio di paura e consenso, di desiderio e soggezione, di libert\u00e0 e obbedienza che attraversano la vita contemporanea. Non basta opporsi al potere: bisogna comprenderne i meccanismi invisibili, quelli che lo rendono credibile anche per chi ne \u00e8 vittima.<\/p>\n<p>Slavoj \u017di\u017eek ha osservato che il populismo non \u00e8 un ritorno alla realt\u00e0, ma una fuga da essa: una forma di identit\u00e0 costruita sul vuoto. Le destre hanno saputo occupare questo vuoto, trasformando la frustrazione in appartenenza. Byung-Chul Han, nella Societ\u00e0 della stanchezza, parla dell\u2019uomo che si auto-sfrutta in nome della libert\u00e0, convinto di essere padrone di s\u00e9 mentre \u00e8 schiavo della propria efficienza. In questo paradosso si consuma la nuova forma della servit\u00f9 volontaria.<\/p>\n<p>Ma la sinistra non sembra accorgersene. Continua a parlare di \u201cmerito\u201d, \u201ccompetizione\u201d, \u201copportunit\u00e0\u201d: parole prese in prestito dal linguaggio del dominio. Non si tratta pi\u00f9 solo di una sconfitta elettorale, ma di una resa culturale. Hegel diceva che \u201cla nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo\u201d: il pensiero arriva sempre tardi. Oggi, la politica non solo arriva tardi, ma sembra aver smarrito il cielo stesso in cui volare.<\/p>\n<p>Le destre vincono perch\u00e9 raccontano un mondo semplice a chi vive nella complessit\u00e0. La sinistra perde perch\u00e9 confonde la complessit\u00e0 con la confusione. Eppure, la realt\u00e0 \u00e8 contraddittoria per definizione: la libert\u00e0 convive con la paura, la rivolta con la dipendenza. Chi non sa accettare questa ambiguit\u00e0 finisce per parlare un linguaggio morto.<\/p>\n<p>Marx ricordava che \u201cle idee della classe dominante sono, in ogni epoca, le idee dominanti\u201d. E infatti, anche chi vuole cambiare il mondo continua a pensarlo con le parole del potere. Ritrovare un punto di vista \u201cavanzato\u201d, nel senso gramsciano e radicale, non significa estremismo, ma profondit\u00e0: saper pensare dentro le contraddizioni, non al di sopra di esse.<\/p>\n<p>Forse la sinistra torner\u00e0 a capire il mondo quando smetter\u00e0 di volerlo semplificare. Quando accetter\u00e0 che i sudditi non si liberano solo contro il sovrano, ma contro la propria abitudine alla sudditanza. Quando torner\u00e0 a fare ci\u00f2 che una volta era il suo compito pi\u00f9 alto: non governare, ma trasformare la realt\u00e0, comprendendola fino in fondo, fino alla radice.<\/p>\n<p>Bibliografia e riferimenti<\/p>\n<p>Gramsci, Quaderni del carcere (Einaudi, 1975)<\/p>\n<p>Cassano, L\u2019umilt\u00e0 del male (Laterza, 2011)<\/p>\n<p>Marx, L\u2019ideologia tedesca (1846)<\/p>\n<p>Hegel, Fenomenologia dello spirito (1807) e Lineamenti di filosofia del diritto (1821)<\/p>\n<p>\u017di\u017eek, Benvenuti nel deserto del reale (Meltemi, 2020)<\/p>\n<p>Byung-Chul Han, La societ\u00e0 della stanchezza (Nottetempo, 2012).<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/10\/29\/quando-la-sinistra-ha-smesso-di-capire-il-mondo\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/10\/29\/quando-la-sinistra-ha-smesso-di-capire-il-mondo<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Massimiliano Civino) C\u2019\u00e8 un momento, nella storia delle idee, in cui la politica smette di interpretare la realt\u00e0 e comincia soltanto a inseguirla. \u00c8 l\u00ec che nasce la sua miseria. 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