{"id":92437,"date":"2025-10-31T10:30:52","date_gmt":"2025-10-31T09:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92437"},"modified":"2025-10-30T11:06:14","modified_gmt":"2025-10-30T10:06:14","slug":"lasia-pacifico-riscrive-e-salva-la-globalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92437","title":{"rendered":"L&#8217;Asia-Pacifico riscrive (e salva) la globalizzazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (di Fabio Massimo Parenti* &#8211; CGTN)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-92438\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/350x200c50-19-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/350x200c50-19-300x171.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/350x200c50-19.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gi\u00e0 dagli anni Settanta del secolo scorso si cominciava a parlare di uno spostamento del baricentro economico mondiale dall\u2019Atlantico all\u2019Asia-Pacifico. Considerazioni demografiche e dinamiche economiche, con l\u2019emergere delle prime tigri asiatiche portarono studiosi come Giovanni Arrighi, Immanuel Wallerstein e Samir Amin a prevedere la formazione di un nuovo centro di accumulazione globale nella macroregione Asia-Pacifico. Oggi quella previsione \u00e8 realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A pochi giorni dalla 32a edizione del summit annuale dell\u2019Asia Pacific Economic Cooperation (APEC) &#8211; principale cornice istituzionale della cooperazione economica nell\u2019area &#8211; \u00e8 doveroso inquadrare quella che \u00e8 ormai la regione pi\u00f9 dinamica del pianeta. Se l\u2019APEC si configura come un forum multilaterale per promuovere dialogo e liberalizzazione tra 21 membri, che oggi rappresentano circa il 60% del Pil mondiale, altre piattaforme operative asiatiche di coordinamento economico sono state create negli ultimi decenni. L\u2019Asia-Pacifico \u00e8 infatti cresciuta a ritmi sostenuti, concretizzando accordi commerciali autonomi di grande rilievo, ben distinti dall\u2019APEC, ma coerenti con i suoi princ\u00ecpi guida. Al riguardo riporto l\u2019esempio pi\u00f9 calzante che, a mio avviso, restituisce chiaramente il dinamismo regionale: mi riferisco alla Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), un accordo di libero scambio altamente focalizzato (tra i 10 Paesi dell\u2019ASEAN pi\u00f9 Cina, Sud Corea, Giappone, Australia e Nuova Zelanda), che traduce in regole esecutive parte della visione dell&#8217;APEC, rappresentandone un approfondimento e un&#8217;attuazione concreta in termini cooperativi. Entrambi mirano a promuovere l&#8217;integrazione economica nell&#8217;area Asia-Pacifico e ad accelerare la liberalizzazione e la facilitazione degli scambi commerciali e degli investimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019accordo ha unificato e armonizzato i precedenti trattati di libero scambio dell\u2019area, ha ridotto ulteriormente i dazi, ha armonizzato le regole di origine ed ampliato l\u2019accesso ai mercati. La norma pi\u00f9 innovativa \u00e8 quella sul cumulo di origine: per ottenere la certificazione d\u2019origine RCEP, un prodotto deve incorporare almeno il 40% del valore aggiunto generato all\u2019interno dell\u2019area. In questo modo, componenti e semilavorati prodotti nei Paesi membri possono essere liberamente scambiati e assemblati senza perdere lo status di origine preferenziale all\u2019interno della regione. Questa regola ha reso possibile una pi\u00f9 profonda integrazione regionale delle catene di approvvigionamento, incentivando la rilocalizzazione produttiva all\u2019interno dell\u2019area e rendendo l\u2019intera regione una piattaforma manifatturiera integrata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pur in un contesto di tensioni globali, dunque, l\u2019Asia-Pacifico si conferma l\u2019epicentro dell\u2019economia mondiale, dove gli sforzi ed i risultati conseguiti dalla Cina hanno svolto un ruolo cruciale nel tradurre in realt\u00e0 i princ\u00ecpi dell\u2019APEC &#8211; liberalizzazione, cooperazione e prosperit\u00e0 condivisa. Dall\u2019analisi dello sviluppo diacronico cinese e dell\u2019Asia-Pacifico emerge distintamente una nuova geografia economica regionale che sembra configurarsi come un esperimento promettente di globalizzazione condivisa, un tassello che d\u00e0 speranza ed offre opportunit\u00e0 all\u2019idea cinese di un futuro condiviso per tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come noto, la Repubblica popolare \u00e8 stata protagonista di quasi cinque decenni di politiche di apertura e riforma, che hanno assunto via via nuove direzioni strategiche per realizzare un equilibrio sostenibile e di sostegno reciproco tra sviluppo interno al livello nazionale e crescente integrazione internazionale. Se negli anni Ottanta la strategia cinese si basava sulle Zone Economiche Speciali costiere, oggi la pianificazione economica territoriale passa per reti di citt\u00e0 e regioni integrate, come la Greater Bay Area (Shenzhen\u2013Guangzhou\u2013Hong Kong\u2013Macao), la Cintura Economica del Fiume Azzurro, e la Regione dello sviluppo coordinato tra Beijing, Tianjin e Hebei, nonch\u00e9 nuove zone pilota di libero scambio: dal 2013 fino ad oggi la Cina ha istituito ben 22 Zone di libero scambio pi\u00f9 il porto di libero scambio di Hainan, ampliate e trasformate durante l\u2019ultimo piano quinquennale, che fungono da laboratori per l\u2019espansione delle riforme economiche. Queste aree, insieme ai parchi industriali sino-stranieri (come quelli con l\u2019Italia a Ningbo, Tianjin e Shanghai), rafforzano la connessione tra il mercato cinese, i Paesi asiatici vicini ed il resto del mondo, consolidando un ecosistema economico aperto e multilivello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli ultimi dieci anni, mentre l\u2019Occidente ha imboccato la strada del protezionismo e del securitarismo economico, promuovendo guerre commerciali, sanzioni e restrizioni tecnologiche in gran parte del mondo, l\u2019Asia-Pacifico ha continuato a lavorare sulla cooperazione e sull\u2019apertura reciproca, con la Cina all\u2019avanguardia di tali processi. L\u2019Occidente sembra aver abbandonato la strada della globalizzazione non per scelta ideale, ma perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 in grado di piegare il resto del mondo ai propri interessi, finendo cos\u00ec per agire in senso contrario a quanto professato per decenni. La versione neoliberale dell\u2019integrazione economica mondiale si \u00e8 dimostrata problematica per molti Paesi, in quanto guidata dal profitto privato pi\u00f9 che dal benessere collettivo dei popoli, e quindi incapace di valorizzare la diversit\u00e0 dei percorsi di sviluppo. Al contrario, ci\u00f2 che sta avvenendo in Cina e pi\u00f9 in generale in Asia-Pacifico rappresenta il tentativo promettente di correggere i difetti della globalizzazione neoliberale, fondandosi su princ\u00ecpi people-oriented di cooperazione, condivisione, non discriminazione e rispetto reciproco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se l\u2019Occidente sembra aver scelto un ripiegamento strategico miope, il dinamismo asiatico segna l\u2019avvio di una nuova fase di globalizzazione multipolare, pi\u00f9 equa e fondata sulla complementarit\u00e0, non sulla competizione a somma zero. Come ha affermato il professor Pino Arlacchi, \u201cl\u2019Asia non si sta dividendo in due campi, ma sta tessendo una fitta rete di relazioni incrociate che trascende la logica manichea della Guerra fredda &#8230; questa geometria variabile sta creando un sistema regionale pi\u00f9 resiliente\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per concludere, giover\u00e0 sottolineare che secondo i resoconti del comunicato della quarta sessione plenaria del XX Comitato Centrale del PCC, pubblicati il 23 ottobre, la Cina intende \u201cpromuovere un\u2019apertura di alta qualit\u00e0 e creare nuovi orizzonti per una cooperazione reciprocamente benefica\u201d. In quest\u2019ottica, la Cina continuer\u00e0 a favorire l\u2019integrazione economica regionale e la cooperazione industriale e scientifica con i Paesi del continente asiatico e il resto del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La strategia non punta al dominio (idea antitetica alla cultura politica e filosofica cinese), ma alla costruzione di un mercato comune asiatico capace di mantenere aperti i canali del commercio globale a beneficio delle popolazioni coinvolte. Per questo motivo, abbiamo buone ragioni per prevedere una nuova fase di integrazione asiatica nel prossimo futuro, con la Cina nel ruolo di catalizzatore della regionalizzazione multipolare per una globalizzazione condivisa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dalle dinamiche nazionali e multinazionali pi\u00f9 rilevanti che si stanno dispiegando nello spazio asiatico e, pi\u00f9 in generale, nell\u2019Asia-Pacifico, possiamo intravedere un orizzonte strategico promettente per un progresso condiviso: un\u2019Asia pi\u00f9 integrata, aperta e tecnologicamente avanzata, che pu\u00f2 rappresentare la vera erede del sogno &#8211; oggi smarrito &#8211; di una globalizzazione riformata, per una comunit\u00e0 umana dal futuro condiviso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>*Fabio Massimo Parenti \u00e8 professore associato di studi internazionali e Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-lasiapacifico_riscrive_e_salva_la_globalizzazione\/39602_63338\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-lasiapacifico_riscrive_e_salva_la_globalizzazione\/39602_63338\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (di Fabio Massimo Parenti* &#8211; CGTN) Gi\u00e0 dagli anni Settanta del secolo scorso si cominciava a parlare di uno spostamento del baricentro economico mondiale dall\u2019Atlantico all\u2019Asia-Pacifico. 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