{"id":92502,"date":"2025-11-04T09:50:09","date_gmt":"2025-11-04T08:50:09","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92502"},"modified":"2025-11-04T09:53:06","modified_gmt":"2025-11-04T08:53:06","slug":"pasolini-senza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92502","title":{"rendered":"Pasolini senza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><strong>di LA FIONDA (Onofrio Romano)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\" style=\"text-align: left;\">\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_2983.jpeg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_2983.jpeg\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto-post\" style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\u00c8 difficile avventurarsi nell\u2019opera di certi monumenti, di certi classici contemporanei come Gramsci o, appunto, Pasolini. Non tanto per la complessit\u00e0 teorica, quanto per la loro eccessiva presenza. Sono figure che continuano a riverberare, a riempire il campo visivo con un bagliore che\u00a0disturba la vista. Di Pasolini si \u00e8 detto tutto e il\u00a0suo\u00a0contrario, eppure resta qualcosa di inassimilabile, di non digerito. La sua opera, sterminata, sembra espandersi all\u2019infinito, come se ogni parola, ogni film, ogni articolo non facesse che aprire un nuovo cratere di senso. In poco pi\u00f9 di vent\u2019anni egli ha prodotto una quantit\u00e0 di testi e immagini tale da sfidare qualsiasi tentativo di catalogazione. Era un grafomane e insieme un\u00a0\u201cpoli-grafo\u201d:\u00a0adoperava\u00a0tutti i linguaggi, sperimentava ogni registro, cercando una verit\u00e0 che nessuna forma poteva contenere. Romanziere, poeta, cineasta, pittore, editorialista, saggista: ogni veste gli stava addosso come una camicia strappata. Di fronte a questo magma, la critica ha costruito un monumento di carta \u2014 un\u2019enorme macelleria filologica, direbbe Carmelo Bene \u2014 che non ha fatto che moltiplicare il rumore intorno alla sua figura. Franco Cassano suggeriva di concedere una tregua riflessiva a Pasolini, lasciar decantare il suo pensiero, permettere al tempo di separare l\u2019essenziale dal superfluo. Ma quella tregua non \u00e8 mai arrivata: Pasolini continua a pulsare come una ferita aperta nella coscienza italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Eppure, il paradosso \u00e8 che quest\u2019uomo cos\u00ec prolifico risulta, a suo modo, illeggibile. Le sue opere, considerate\u00a0una\u00a0a una, sembrano fragili, persino mediocri. La poesia di Pasolini, per molti versi, \u00e8 povera, vicina alla\u00a0prosa d\u2019arte, come diceva Fortini,\u00a0ossia\u00a0un cascame della tradizione letteraria italiana; i suoi romanzi, disordinati e a tratti sgraziati; i film, spesso\u00a0inguardabili, non per\u00a0lo\u00a0scandalo\u00a0che producevano\u00a0ma per\u00a0virt\u00f9 di\u00a0goffaggine.\u00a0Di\u00a0Pasolini si potrebbe dire\u00a0quel che Carmelo Bene diceva di s\u00e9: \u201cdel\u00a0genio\u00a0ho sempre avuto la mancanza di talento\u201d.\u00a0Incarnava quel singolare\u00a0paradosso per\u00a0cui l\u2019intelligenza, l\u2019intuizione, la potenza dello sguardo eccedono ogni possibile\u00a0traduzione artistica. Il suo genio, insomma,\u00a0non poteva alienarsi in un\u2019opera: traboccava dai margini, erompeva, lasciando\u00a0solo macerie simboliche,\u00a0graffi, frammenti, segnali. Le sue opere non sono mai compiute: sono indizi, tracce di un pensiero che non riesce a diventare forma. E tuttavia, proprio in questa sproporzione, in questa impossibilit\u00e0 di incarnarsi compiutamente, risiede la sua grandezza.\u00a0In un tempo\u00a0saturo di talenti senza genio \u2014 di opere impeccabili e vacanti (come certi ricci di mare), di prodotti perfetti e senza nocciolo\u00a0\u2014 la mancanza di forma di Pasolini\u00a0\u00e8 una benedizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Difficile parlare di un autore senza opere, eppure cos\u00ec traboccante di visioni. Difficile, anche, collocarlo. Come osservatore della societ\u00e0, Pasolini agiva all\u2019inverso di ci\u00f2 che prescriverebbe\u00a0la metodologia delle\u00a0scienze sociali. Il suo sguardo non era neutrale, non era analitico: era radicalmente partecipe. Per lui la conoscenza del mondo passava attraverso l\u2019amore per il mondo. Non si pu\u00f2 comprendere ci\u00f2 che non si ama, sosteneva; ma per un sociologo \u2014 o per chiunque creda nel distacco come condizione di verit\u00e0 \u2014 questa \u00e8 un\u2019eresia metodologica. Pasolini non osservava: partecipava. Non sezionava: sentiva. Guardava la realt\u00e0 con una\u00a0sim-patia viscerale, con uno sguardo che penetrava nei corpi, nei volti, nei gesti. Quando parlava di \u201cmutazione antropologica\u201d, non intendeva solo una trasformazione dei costumi o dei valori, ma una metamorfosi fisica: la scomparsa di volti umani, delle facce segnate dalla fatica, rimpiazzate da maschere levigate e truccate della societ\u00e0 dei consumi. La sua repulsione per la nuova umanit\u00e0 plastificata non era un giudizio morale: era una reazione estetica, quasi carnale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Per questo, sul piano metodologico, Pasolini \u00e8 inaccettabile e, al tempo stesso, indispensabile. La sua soggettivit\u00e0 gli impediva di essere uno studioso, ma gli permetteva di essere un veggente. Nel\u00a0suo sguardo parziale, ferito, innamorato, si apriva la possibilit\u00e0 di vedere oltre \u2014 di scorgere ci\u00f2 che la sociologia, accecata dal piccolo cabotaggio neutralista, non poteva vedere. Pasolini, invece,\u00a0vedeva la societ\u00e0 italiana mutare nella sua carne, e con essa intravedeva il destino dell\u2019Occidente: la dissoluzione dei legami, la fine della diversit\u00e0, l\u2019omologazione del desiderio. Molti sociologi continuano ancora oggi a rincorrere quei fenomeni che lui aveva gi\u00e0 intuito con l\u2019intelligenza di chi sente prima di capire.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nel suo modo di guardare il mondo, si possono distinguere due fasi: una \u201cmaterna\u201d e una \u201cpaterna\u201d, come ha scritto Gianfranco Ferretti. La prima, quella degli anni giovanili, \u00e8 un\u2019esaltazione della vita contro le forme, della natura contro\u00a0la Storia e\u00a0le istituzioni. Pasolini vede nella vitalit\u00e0 popolare, nel corpo e nel desiderio, una forza sovversiva capace di rovesciare l\u2019ipocrisia borghese e l\u2019ordine del\u00a0discorso imposto dal\u00a0potere. La sua poesia e il suo cinema di quegli anni \u2014 da\u00a0<em>Accattone<\/em>\u00a0alla cosiddetta \u201ctrilogia della vita\u201d (<em>Il Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte<\/em>)\u00a0\u2014 sono inni\u00a0alla carne redenta di una povert\u00e0 felice,\u00a0alla vitalit\u00e0\u00a0che sgorga\u00a0dai margini,\u00a0dalle pieghe della societ\u00e0. Ma gi\u00e0 qui si manifesta la tensione insanabile tra la sua ispirazione e la sua appartenenza ideologica. Marxista, Pasolini non riesce a credere fino in fondo nella Storia:\u00a0ne\u00a0<em>Le ceneri di Gramsci<\/em>\u00a0parla al\u00a0padre nobile\u00a0del Partito comunista dandogli del tu\u00a0(e beccandosi,\u00a0per questo,\u00a0i rimbrotti di Fortini), rimproverandogli di essere rimasto nella Storia, mentre lui sceglie la Natura, l\u2019immutabile, la vita che resiste al divenire. Cassano lo designer\u00e0\u00a0per questo\u00a0come\u00a0un\u00a0\u201cintellettuale meridiano\u201d: uno che, pur nato nel\u00a0profondo\u00a0Nord, portava in s\u00e9 la luce obliqua e struggente del Sud, quella che privilegia la lentezza, l\u2019attaccamento al corpo, la fedelt\u00e0 al limite.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E tuttavia, Pasolini non abbandona mai del tutto la Storia. Rifiuta l\u2019idea di ritirarsi, di sottrarsi, di fondare comunit\u00e0 alternative. Persino come omosessuale, rifiuta di auto-relegarsi in una nicchia identitaria. Non vuole vivere all\u2019ombra\u00a0(come il suo antagonista poetico, Sandro Penna): vuole portare la sua colpa, la sua diversit\u00e0, dentro le istituzioni, dentro il partito, dentro la Chiesa, dentro il mondo. Per questo pu\u00f2 scrivere che \u201cle istituzioni sono commoventi\u201d: non perch\u00e9 innocenti, ma perch\u00e9, nonostante tutto, restano luoghi in cui gli esseri umani si incontrano, si riconoscono, trovano protezione. Pasolini difende la vita contro le forme, ma anche dentro le forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Poi viene il 1968, e con esso la metamorfosi. Pasolini, che aveva sempre voluto essere figlio, si scopre costretto a diventare padre. Di fronte alla rivolta giovanile, che sembrava portare avanti la sua battaglia per la liberazione del desiderio, egli si schiera, scandalosamente, con la polizia. Non per reazione, ma per intuizione. Capisce che quel desiderio, ormai, non \u00e8 pi\u00f9 forza di rottura ma ingranaggio del potere. Il nuovo potere non reprime, seduce; non vieta, invita; non disciplina, stimola. \u00c8 la logica biopolitica che Foucault avrebbe analizzato: il dominio che si esercita non contro la vita, ma attraverso la vita stessa, moltiplicandone i bisogni e i desideri. La modernit\u00e0, scopre Pasolini, non \u00e8 pi\u00f9 il tempo della repressione, ma quello dell\u2019eccitazione infinita. Il desiderio, anzich\u00e9 opporsi al potere, lo alimenta. La ribellione diventa complicit\u00e0.\u00a0\u00c8 tempo di abiurare apertamente la \u201ctrilogia della vita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Da qui il capovolgimento: la tradizione, il sacro, le istituzioni \u2014 un tempo simboli di oppressione \u2014 diventano per Pasolini gli ultimi avamposti di resistenza contro l\u2019entropia del consumo. L\u2019ordine, il dovere, perfino la disciplina, appaiono come forme di difesa contro la dissoluzione. Quando Pasolini esalta il\u00a0carabiniere che si uccide per non aver custodito il suo prigioniero, non celebra l\u2019obbedienza: celebra la fedelt\u00e0 a un legame, a una forma che ancora trattiene la vita dal precipitare nel nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questo passaggio segna la fase \u201cpaterna\u201d del suo pensiero: la consapevolezza tragica che non si pu\u00f2 pi\u00f9 stare soltanto dalla parte della vita. La vita, lasciata a\u00a0se\u00a0stessa, diventa consumo, dissipazione, godimento cieco. Il vero progresso non \u00e8 accumulare libert\u00e0, ma assumerne la responsabilit\u00e0. Pasolini continua a credere nel progresso, ma non nello sviluppo. Lo sviluppo \u00e8\u00a0quantit\u00e0, \u00e8 produzione di bisogni, \u00e8 moltiplicazione dell\u2019uguale. Il progresso \u00e8 coscienza, \u00e8 l\u2019atto di riconoscere i propri limiti. In questo senso, la frase che\u00a0il compianto\u00a0Paolo Bonacelli, nei panni dell\u2019aguzzino,\u00a0pronuncia in\u00a0<em>Sal\u00f2<\/em>\u00a0\u2014 \u201cnoi fascisti siamo\u00a0i soli\u00a0veri anarchici\u201d \u2014 diventa la sintesi del pensiero pasoliniano: il potere e la liberazione sono destinati a convolare a\u00a0giuste\u00a0nozze, a confondersi, a scambiarsi di posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Pasolini muore prima di vedere la piena realizzazione di ci\u00f2 che aveva intuito. Ma la sua\u00a0visione ci consente di affilare meglio la\u00a0diagnosi del passaggio dal modello socialdemocratico al modello neoliberale. Quello che la maggior parte dei sociologi ha letto come un processo di liberazione \u2014 la fine delle costrizioni, la crisi delle istituzioni, l\u2019individualismo come trionfo della libert\u00e0 \u2014 Pasolini lo avrebbe interpretato come un rovesciamento regressivo. Non il passaggio da una societ\u00e0 che reprime a una societ\u00e0 che libera, ma il crollo di una societ\u00e0 realmente liberata, quella del welfare, sostituita da un ordine che riduce la libert\u00e0 a consumo e la dignit\u00e0 a precariet\u00e0. La precarizzazione non\u00a0\u00e8\u00a0un effetto collaterale del capitalismo avanzato, ma il suo progetto: il mezzo attraverso cui il potere riporta i soggetti all\u2019obbedienza, concedendo loro in cambio la libert\u00e0 di autodistruggersi. In questo senso, la nostra epoca \u00e8 la conferma della sua profezia: una societ\u00e0 di individui formalmente liberi, ma incapaci di scegliere; saturi di diritti, ma privi di orientamento; emancipati, ma senza pi\u00f9 un\u2019idea di felicit\u00e0 che non coincida con il mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">L\u2019ultimo scritto di Pasolini, il discorso mai pronunciato al congresso del Partito Radicale, contiene forse la sua intuizione pi\u00f9 scandalosa.\u00a0Dichiara di amare\u00a0coloro che non hanno la consapevolezza dei propri diritti. Non per masochismo, ma perch\u00e9 in quella inconsapevolezza sopravvive ancora una forma di alterit\u00e0. I diritti, quelli civili in particolare, diventano per lui il segno dell\u2019assimilazione definitiva: i subalterni che ottengono il diritto di vivere come i dominanti non si emancipano, si integrano. Rinunciano alla possibilit\u00e0 di un\u2019altra vita, di un\u2019altra idea di felicit\u00e0. L\u2019uguaglianza, cos\u00ec intesa, \u00e8 una vittoria del potere, non dei dominati. \u00c8 il compimento dell\u2019omologazione. Pasolini intuisce ci\u00f2 che la sinistra, allora come oggi, fatica a vedere: che non ogni progresso \u00e8 emancipazione, e che una societ\u00e0 pu\u00f2 essere piena di diritti e, al tempo stesso, svuotata di senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Per questo la sua disperazione \u00e8 cos\u00ec attuale. Pasolini smonta l\u2019illusione provvidenzialista del marxismo \u2014 l\u2019idea che lo sviluppo delle forze produttive porter\u00e0 naturalmente alla societ\u00e0 liberata. Non c\u2019\u00e8 automatismo nella storia, non c\u2019\u00e8 redenzione nella crescita. L\u2019accelerazione non emancipa: uniforma. E noi, inseguitori della Storia, finiamo per accettare un modello di vita senza alternative, una felicit\u00e0 prefabbricata. Quando, nel 1975,\u00a0<em>Accattone<\/em>\u00a0viene riproposto in\u00a0tivv\u00f9, Pasolini\u00a0ci avverte\u00a0che il suo mondo \u00e8 morto. Le borgate che aveva amato non esistono pi\u00f9, le facce che aveva filmato sono state cancellate. Il sottoproletariato \u00e8 diventato piccolo borghese. Il genocidio antropologico che aveva annunciato si \u00e8 compiuto.\u00a0Quel film \u00e8 diventato\u00a0realmente\u201cinguardabile\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il pensiero di Pasolini non offre soluzioni, e forse \u00e8 proprio questo il suo lascito pi\u00f9 autentico. \u00c8 un pensiero tragico, privo di consolazioni. Non indica una via d\u2019uscita, ma la necessit\u00e0 di restare nella contraddizione. La tensione tra vita e forma, tra natura e storia, non si risolve: si attraversa. E in questo attraversamento sta l\u2019unica forma possibile di resistenza. Non smettere di agitarsi. Non smettere di pensare, di disturbare, di denunciare le nuove forme del potere, anche quando sembrano benevole, anche quando si travestono\u00a0con gli abiti della\u00a0libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Molti hanno tentato di rendere edificante la sua lezione.\u00a0A conclusione del suo libro su Pasolini, Recalcati\u00a0afferma che accanto al \u201cfantasma dell\u2019origine\u201d (ossia il legame\u00a0\u201cuniano\u201d\u00a0e annichilente con la madre) c\u2019\u00e8 il Pasolini del desiderio che invece ci conduce verso un \u201cmondo migliore\u201d e una vita pi\u00f9 piena. Egli scorge questa traiettoria in\u00a0<em>Teorema<\/em>\u00a0(un altro aborto di film): il bellissimo ospite inatteso che piomba nelle vite di questa famiglia iper-borghese sarebbe un fattore di fecondazione del \u201cdesiderio\u201d di ciascuno dei suoi componenti (cameriera compresa). Le sue sollecitazioni sessuali e amorose lasciano\u00a0il\u00a0segno e,\u00a0quando all\u2019improvviso va via,\u00a0ciascuno intraprende una sua\u00a0strada per ribaltare il modello di vita borghese\u00a0e insensata\u00a0in cui era invischiato. \u00c8 difficile comprendere in quale senso si darebbe questa sorta di liberazione. La si potrebbe leggere completamente al contrario: quello cha accade \u00e8 che ciascun componente della famiglia va a infrangersi a modo suo. La figlia impazzisce e viene ad essere prelevata dagli infermieri in auto-ambulanza; il figlio si mette a orinare sulle tele che egli stesso dipinge; \u00a0il padre, dopo essersi letteralmente denudato di tutti i suoi beni in un delirio di francescana generosit\u00e0 si mette all\u2019inseguimento di un giovane ragazzo da concupire; la madre si d\u00e0 alle orge coi ragazzi di vita; \u00a0la cameriera ritorna ad una sorta di mondo magico contadino, dove qualcuno prende a levitare come il santo cretino di Carmelo Bene (Giuseppe\u00a0Desa\u00a0da Copertino). \u00c8, insomma, molto fantasioso intravedere qualcosa di edificante in queste derive. Tutto finisce\u00a0un pura\u00a0<em>d\u00e9pense<\/em>. Anche Franco Cassano, a conclusione del\u00a0suo bellissimo saggio su Pasolini, ci invita a fare un buon uso \u201cprogressista\u201d dei richiami al sacro e alle istituzioni formulati da Pasolini, ma non si capisce davvero come e con quale dosaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La verit\u00e0 \u00e8 che Pasolini ci consegna un mondo senza uscita, e che la sua stessa\u00a0fine tragica\u00a0ne \u00e8 il sigillo. Ma in quella disperazione resta un insegnamento: la lucidit\u00e0 come ultimo atto d\u2019amore. Vedere la rovina senza distogliere lo sguardo, sentire la fine e tuttavia continuare a cercare nella cenere un residuo di vita, un gesto umano, un volto. In questo sguardo, che \u00e8 insieme empatico e spietato, si cela forse la sua ultima forma di piet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Pasolini \u00e8, in fondo, il nostro contemporaneo pi\u00f9 radicale perch\u00e9 \u00e8 il pi\u00f9 irriducibile. Ci ricorda che il pensiero non serve a pacificare, ma a ferire. Che la critica non deve consolare, ma riaprire la ferita. Che la libert\u00e0, quando diventa forma, rischia di\u00a0morire;\u00a0ma che senza forma, la vita si disperde. In questo equilibrio impossibile tra carne e parola, tra innocenza e\u00a0sguardo lucido, si consuma la tragedia della modernit\u00e0. E Pasolini, profeta senza tempio, vi abita ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/02\/pasolini-senza\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/02\/pasolini-senza\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Onofrio Romano) \u00c8 difficile avventurarsi nell\u2019opera di certi monumenti, di certi classici contemporanei come Gramsci o, appunto, Pasolini. Non tanto per la complessit\u00e0 teorica, quanto per la loro eccessiva presenza. Sono figure che continuano a riverberare, a riempire il campo visivo con un bagliore che\u00a0disturba la vista. 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