{"id":92579,"date":"2025-11-07T10:00:20","date_gmt":"2025-11-07T09:00:20","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92579"},"modified":"2025-11-06T13:38:49","modified_gmt":"2025-11-06T12:38:49","slug":"come-li-freghiamo-e-ci-riprendiamo-tutto-una-guida-pratica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92579","title":{"rendered":"Come li freghiamo e ci riprendiamo tutto: una guida pratica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di OTTOLINATV (Giuliano Marrucci)<\/strong><\/p>\n<div class=\"row\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"jeg_main_content col-md-9\">\n<div class=\"jeg_inner_content\">\n<div class=\"entry-content no-share\">\n<div class=\"jeg_share_button share-float jeg_sticky_share clearfix share-monocrhome\">\n<div class=\"jegStickyHolder\">\n<div class=\"theiaStickySidebar\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"content-inner \">\n<div class=\"wrapper\"><\/div>\n<div class=\"jeg_video_container jeg_video_content\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/SOeCoDKGXnQ?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p><em>Pessimismo della ragione, ottimismo della volont\u00e0<\/em>: \u00e8 uno dei concetti di <strong>Gramsci<\/strong> pi\u00f9 <em>bacioperuginizzati<\/em> di tutti, insieme al famoso <strong>odio <em>per gli indifferenti<\/em><\/strong> e a quello <em>per il capodanno<\/em>.\u00a0Non poteva essere altrimenti; la frase, infatti, in realt\u00e0 \u00e8 una citazione dell\u2019intellettuale francese e Nobel per la Letteratura <strong>Romain Rolland <\/strong>ed effettivamente, in mano sua, era esattamente l\u2019appello un po\u2019 retorico e moraleggiante che sembra: cercate di <strong>analizzare razionalmente<\/strong> il mondo per quello che \u00e8, con tutte le sue brutture, ma non arrendetevi e continuate a praticare il bene. Ma quando Gramsci la fa sua, cambia tutto, dalla morale all\u2019<strong>azione politica<\/strong>: la citazione accompagner\u00e0 tutte le fasi dell\u2019elaborazione politica di Gramsci, dagli editoriali dell\u2019<em>Ordine Nuovo<\/em>\u00a0alle lettere ai familiari e i <em>Quaderni<\/em> scritti durante la prigionia; e, col tempo, arriver\u00e0 a riassumere non solo un\u2019intera analisi della realt\u00e0 capitalistica di una profondit\u00e0 senza pari, ma anche un vero e proprio <strong>programma d\u2019azione<\/strong> per superarla.\u00a0\u201cPessimismo dell\u2019intelligenza, ottimismo della volont\u00e0\u201c scriveva, ad esempio, Gramsci in un editoriale del 1920, \u201cdev\u2019essere la parola d\u2019ordine di ogni comunista consapevole degli sforzi e dei sacrifici che sono domandati a chi volontariamente si \u00e8 assunto un posto di <strong>militante<\/strong> nelle file della classe operaia\u201d: ma in che senso? Per capirlo, bisogna prima focalizzare un punto fondamentale e, cio\u00e8, che dal punto di vista della biografia intellettuale, prima di ogni altra cosa Gramsci \u00e8 un <strong>filosofo della crisi<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma cos\u2019\u00e8 la crisi per Gramsci? Di sicuro, non la crisi di un governo piuttosto che un altro, e nemmeno la conseguenza di qualche malfunzionamento pi\u00f9 o meno grave del sistema economico; per Gramsci, crisi \u00e8 fondamentalmente<strong> crisi di legittimit\u00e0 delle classi dirigenti <\/strong>e, cio\u00e8, quando il popolo non esprime pi\u00f9 nessuna fiducia in chi sarebbe chiamato a governarlo e si crea una frattura insanabile tra lo Stato e la societ\u00e0 civile. Vi ricorda niente? E non \u00e8 ancora finita: indovinate un po\u2019 per Gramsci qual \u00e8 il sintomo per eccellenza di una crisi? Quando si verifica un <strong>distacco insanabile<\/strong> tra i partiti politici tradizionali e le classi sociali di riferimento (e anche questa mi sa che l\u2019abbiamo gi\u00e0 risentita). Attenzione, per\u00f2, perch\u00e9 quando Gramsci parla di partiti non intende soltanto le organizzazioni politiche che si presentano alle elezioni, ma, in senso molto pi\u00f9 ampio, anche i sindacati, gli organi di stampa, gli apparati dello Stato: quando c\u2019\u00e8 una crisi, riflette Gramsci, tutti questi organi <strong>perdono la capacit\u00e0 di veicolare le istanze<\/strong> che nascono <em>dal basso<\/em> all\u2019interno del recinto dell\u2019ordine costituito, che era esattamente quello che stava avvenendo davanti ai suoi occhi \u2013 come oggi sta avvenendo davanti ai nostri. Nel caso di Gramsci, a perdere legittimit\u00e0 di fronte alla societ\u00e0 civile era il vecchio <strong>Stato liberale elitario<\/strong> emerso dal Risorgimento, che veniva travolto dalla Grande Guerra, prima, e poi da un inarrestabile processo di <strong>polarizzazione politica<\/strong> della societ\u00e0: da un lato la politicizzazione delle classi subalterne attraverso l\u2019esplosione dei partiti di massa \u2013 da quello socialista a quello popolare \u2013 e, dall\u2019altro, la <strong>radicalizzazione<\/strong> in senso reazionario della piccola borghesia.<\/p>\n<p>Nel nostro caso, a soffrire un\u2019apparentemente inarrestabile crisi di legittimit\u00e0 \u00e8 l\u2019<strong>ordine neoliberale<\/strong> che si \u00e8 affermato, a partire dalla fine degli anni \u201870, sulle ceneri della democrazia moderna di massa, una crisi che \u00e8 diventata plateale con l\u2019esplosione della <strong>grande crisi finanziaria del 2008<\/strong> e con la palese incapacit\u00e0, negli anni successivi, di rimuovere le cause che l\u2019avevano scatenata. Il segno pi\u00f9 evidente di questa crisi sta nella disaffezione delle classi popolari per i<strong> processi elettorali<\/strong>, con la politica ridotta a un susseguirsi di<em> uomini della provvidenza<\/em> che durano quanto un gatto in tangenziale, prima di inanellare una sequela di inevitabili figure di merda una dietro l\u2019altra e finire nel dimenticatoio, da <strong>Monti<\/strong> a<strong> Renzi<\/strong>, da <strong>Draghi<\/strong> a <strong>Macron<\/strong>; ma anche il crollo verticale delle vendite dei giornali mainstream fa parte dello stesso processo, e\u00a0anche l\u2019emergere delle <strong>teorie antiscientifiche<\/strong> pi\u00f9 strampalate. Nel bene e nel male, il punto \u00e8 che nessuno crede pi\u00f9 alla verit\u00e0 ufficiale dello Stato neoliberale, dei suoi partiti e dei suoi organi di propaganda: la proverbiale <strong><em>grande confusione sotto al cielo <\/em><\/strong>che per <strong>Mao<\/strong>, come anche per <strong>Lenin<\/strong>, significava che <em>la situazione \u00e8 eccellente<\/em>.<\/p>\n<p>Per Gramsci, un po\u2019 meno: nonostante il tentativo patetico di appropriazione culturale da parte dei liberaloidi e della propaganda anticomunista, Gramsci \u00e8 rimasto per tutta la vita un <strong>leninista fatto e finito<\/strong> e il pi\u00f9 acuto e brillante interprete del pensiero di Lenin e dello spirito della rivoluzione bolscevica; come Lenin, schifava ogni forma di determinismo e in nessun modo si \u00e8 mai abbandonato alla falsa speranza che il capitalismo non potesse che generare una crisi che, a sua volta, sarebbe poi necessariamente sfociata nell\u2019instaurazione di un sistema pi\u00f9 giusto. Eppure, una differenza tra i due c\u2019\u00e8, eccome: per Lenin, infatti, se e quando dovesse arrivare, la grande crisi di legittimit\u00e0 dell\u2019ordine costituito sar\u00e0 sempre e comunque <strong>rivoluzionaria<\/strong>; per Gramsci, quasi mai. D\u2019altronde, a passare gli ultimi giorni della tua vita da presidente del <em>Paese dei Soviet<\/em> piuttosto che in carcere, evidentemente, un pochino la prospettiva la cambia; secondo Gramsci, la crisi non \u00e8 il bengodi del vero rivoluzionario di professione, ma la via crucis, e\u00a0il <em>Pessimismo della ragione<\/em> di cui parla sta fondamentalmente qui: la convinzione che le possibilit\u00e0 che la crisi si risolva a favore delle classi popolari <strong>sono scarse<\/strong>.<\/p>\n<p>Il motivo \u00e8 semplice, e gli si era manifestato platealmente davanti agli occhi con l\u2019ascesa della dittatura fascista; e, cio\u00e8, che di fronte alla crisi le classi dirigenti hanno la <strong>scusa perfetta<\/strong> per dare fondo a tutto il potere repressivo, propagandistico e anche corruttivo dello Stato, senza fronzoli e senza dover chiedere scusa a nessuno. Se, invece che di convincere, si tratta molto pi\u00f9 grossolanamente di comandare, le classi dominanti partono avvantaggiate: sia perch\u00e9 sono state educate a esercitare il comando, sia perch\u00e9 hanno tutti gli strumenti per esercitarlo; e, di fronte alla crisi, nessuna remora nel farlo nel modo <strong>pi\u00f9 feroce e impietoso<\/strong> possibile immaginabile. Che \u00e8 esattamente quello a cui, da 15 anni a questa parte, gradualmente stiamo assistendo anche noi nel <em>giardino ordinato dell\u2019Occidente collettivo<\/em>; un <strong>ricorso massiccio e sistematico<\/strong> a tutto l\u2019armamentario del dominio, con esiti che sono sotto gli occhi di tutti: una concentrazione senza precedenti di ricchezza e potere nelle mani di pochissimi, l\u2019annichilimento di ogni forma di opposizione sociale e politica, l\u2019ipertrofia di un apparato repressivo che invade ogni campo della societ\u00e0 e, infine, il prevalere di una<strong> logica di guerra<\/strong> che permea ogni cosa e legittima tutto. E quindi? Chiudiamo baracca e cerchiamo un porto franco dove stare al sicuro dalle conseguenze della grande crisi? Beh, auguri! Ma mi sa che di porti franchi non ce ne sono abbastanza per tutti\u2026<\/p>\n<p>La risposta di Gramsci \u00e8 un\u2019altra e, ovviamente, \u00e8\u00a0<strong>collettiva<\/strong>; l\u2019<em><strong>ottimismo della volont\u00e0<\/strong><\/em>, che non \u00e8 un dovere morale: \u00e8 una <strong>strategia politica<\/strong>, perch\u00e9 la volont\u00e0, prima di tutto, \u00e8 <strong>azione<\/strong>. Un\u2019opposizione costante al dominio del potere costituito da parte delle classi popolari, a partire dalla difesa dei loro interessi materiali immediati; un\u2019azione che, mentre viene esercitata quotidianamente, genera continuamente le<strong> istituzioni del cambiamento sociale<\/strong> \u2013 e cio\u00e8 tutte quelle strutture intermedie, dai partiti ai sindacati, dalle associazioni agli organi di controinformazione, che rappresentano gli embrioni del nuovo ordine che verr\u00e0 \u2013 senza rispondere a programmi predefiniti, ma, appunto, nell\u2019esercizio quotidiano della difesa degli interessi e dell\u2019opposizione al dominio. Ovviamente, non \u00e8 assolutamente detto che l\u2019azione dia i risultati sperati e, anzi, l\u2019apparente <strong>apatia politica<\/strong> delle classi popolari potrebbe far pensare che le classi dominanti non abbiano mai dormito sonni pi\u00f9 tranquilli; eppure, la storia insegna che l\u2019apatia che le classi dominanti riescono a imporre ai subalterni in una determinata fase, non \u00e8 mai per sempre, e a una fase di apatia segue sempre un\u2019altra fase di politicizzazione. E quando, a un certo punto, l\u2019ondata di politicizzazione ritorna, difficilmente si lascia imbrigliare all\u2019interno degli schieramenti creati a tavolino dalle classi dominanti per far finta di dividersi tra loro e per permettere a <strong>Mentana<\/strong> e alla sua corte di boomer invecchiati male di fare audience con le maratone; molto pi\u00f9 probabile che, al contrario, si crei un vero e proprio <strong>muro contro muro<\/strong> tra chi \u00e8 organico al sistema politico-economico, militare e mediatico, asserragliato nel suo fortino, e tutto quello che ne \u00e8 rimasto fuori.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio tutto quello che rimane fuori, che \u00e8<strong> la maggioranza<\/strong>, che va organizzato: per farlo, bisogna emanciparsi da alcuni dei clich\u00e9 che hanno caratterizzato l\u2019opposizione all\u2019ordine costituito negli ultimi decenni e che, saggiamente, agli occhi del popolo, pi\u00f9 che il riscatto simboleggiano la <em>sfiga<\/em>. Prima di tutto:<strong> meno fatti, e pi\u00f9 promesse<\/strong>. Che siamo pi\u00f9 o meno fottuti, le classi popolari lo sanno benissimo: non importa ricordarglielo a ogni pi\u00e8 sospinto; quello che manca, e che le forze della destra egemone sanno fare, \u00e8 la forza di<strong> offrire un\u2019alternativa di sistema<\/strong>, un avvenire diverso. Ma, soprattutto, basta con questa <em>puttanata<\/em> della <strong>responsabilit\u00e0<\/strong>, un vero e proprio cancro che ha debilitato tutta la sinistra occidentale e, in particolare, quella italiana, che ha ancora sul groppone il peso della stagione del <em><strong>compromesso storico<\/strong><\/em>: essere responsabili nell\u2019ambito di un sistema che ormai \u00e8 allo scatafascio, si traduce immediatamente con l\u2019essere <strong>corresponsabili<\/strong> di chi sta attuando la <em><strong>grande rapina<\/strong><\/em>. <strong>Niccol\u00f2 Machiavelli<\/strong>, <em>ottoliner<\/em> della primissima ora, diceva che quando arriva la \u201c<strong>ruina<\/strong>\u201d \u2013 e cio\u00e8, appunto, la <em>Grande Crisi<\/em> \u2013 il Principe deve essere \u201creo\u201d, fuori legge: non nel senso che ruba e ammazza, ma nel senso che deve agire al di fuori delle regole del vecchio ordine che ha prodotto la crisi per gettare le basi dell\u2019ordine nuovo.<\/p>\n<p>\u00c8 il compito pi\u00f9 difficile, ma, allo stesso tempo, pi\u00f9 <strong>necessario<\/strong>: <em>pessimismo della ragione e ottimismo della volont\u00e0<\/em> che noi abbiamo deciso di esercitare prima di tutto puntando tutto sulla costruzione di una specifica istituzione del cambiamento: <strong>un vero e proprio media che dia voce al 99%<\/strong>. Aiutaci a costruirlo: metti <em>mi piace<\/em> a questo video, condividilo, ma, soprattutto, aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su\u00a0<a href=\"https:\/\/gofund.me\/c17aa5e6\">GoFundMe<\/a>\u00a0e su\u00a0<a href=\"https:\/\/shorturl.at\/knrCU\">PayPal<\/a>.<\/p>\n<p>E chi non aderisce \u00e8 <strong>Carletto <em>cacarellando<\/em> Calenda<\/strong><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/ottolinatv.it\/2025\/11\/04\/come-li-freghiamo-e-ci-riprendiamo-tutto-una-guida-pratica\/\">https:\/\/ottolinatv.it\/2025\/11\/04\/come-li-freghiamo-e-ci-riprendiamo-tutto-una-guida-pratica\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OTTOLINATV (Giuliano Marrucci) Pessimismo della ragione, ottimismo della volont\u00e0: \u00e8 uno dei concetti di Gramsci pi\u00f9 bacioperuginizzati di tutti, insieme al famoso odio per gli indifferenti e a quello per il capodanno.\u00a0Non poteva essere altrimenti; la frase, infatti, in realt\u00e0 \u00e8 una citazione dell\u2019intellettuale francese e Nobel per la Letteratura Romain Rolland ed effettivamente, in mano sua, era esattamente l\u2019appello un po\u2019 retorico e moraleggiante che sembra: cercate di analizzare razionalmente il mondo per&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":90003,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0520.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-o5d","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92579"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=92579"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92579\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":92580,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92579\/revisions\/92580"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/90003"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=92579"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=92579"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=92579"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}