{"id":92604,"date":"2025-11-10T10:00:52","date_gmt":"2025-11-10T09:00:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92604"},"modified":"2025-11-10T09:35:45","modified_gmt":"2025-11-10T08:35:45","slug":"turn-up-the-history-riorientare-il-desiderio-e-lazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92604","title":{"rendered":"Turn up the\u2026 History. Riorientare il desiderio e l\u2019azione"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Silvano Poli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-92605\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/organizer-1200-1200-675-675-crop-000000-300x157.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/organizer-1200-1200-675-675-crop-000000-300x157.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/organizer-1200-1200-675-675-crop-000000-1024x535.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/organizer-1200-1200-675-675-crop-000000-768x401.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/organizer-1200-1200-675-675-crop-000000.jpg 1185w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>G. W. F. Hegel affermava che la lettura del giornale \u00e8 la preghiera dell\u2019uomo moderno. Inevitabile come il segno della croce per ogni buon cristiano, molti di noi l\u2019altro ieri hanno aperto gli occhi e scrollato le notizie sul loro calamitico smartphone. A colonizzare il \u201cfeed\u201d (quella che una volta era la home) c\u2019era la vittoria di R. Mamdani a nuovo sindaco della Grande Mela. L\u2019entusiasmo, o l\u2019astio, sono palpabili, gli appellativi arcinoti e ripetuti fino allo sfinimento: Mamdani \u00e8 di colore, musulmano e pure socialista.<\/p>\n<p>Il trionfo newyorkese \u00e8 solo la ciliegina sulla torta di una serata che per i Dem \u00e8 puro ossigeno. Nella stessa notte, infatti, il partito blu si \u00e8 portato a casa i Governatori di New Jersey e di Virginia, affiancando anche la maggioranza nel Parlamento federato dello stato \u201cMadre dei Presidenti\u201d. Decisive sono state anche la vittoria della \u201cProposition 50\u201d per la ridefinizione dei collegi dei rappresentanti alla Camera \u2013 classica storia di Gerrymandering e opposizione al Texas rosso \u2013 fortemente voluta dal partito Dem Nazionale e osteggiata ferocemente da Trump; cos\u00ec come la riconferma di tre giudici nella corte federale della Pennsylvania. In breve, dopo mesi di stato comatoso, questo \u00e8 forse il primo colpo di reni da parte di un partito che sembrava aver assorbito tutta l\u2019inettitudine di Biden e l\u2019ignavia di Harris \u2013 che con Mamdani \u00e8 riuscita a non prendere ancora una volta una posizione strategicamente intelligente. \u00c8, di certo, una vittoria degli outsider, di quelle frange ostracizzate dal partito principale: dimostrazione di come il core del partito sia ancora dominato da un\u2019avversione antipopolare che non ha nulla da invidiare ai neocons, ai tecno oligarchi e ai Trump Boyz. E, tuttavia, \u00e8 indubbio che dopo mesi, se non anni di notizie pessime, una buona notizia non possa non avere l\u2019effetto di galvanizzare l\u2019ambiente e tutti i movimenti.<\/p>\n<p>\u00c8 certo che Mamdani rappresenti uno dei migliori risultati auspicabili negli USA e che l\u2019egemonia del gigante d\u2019oltreoceano ci porti a fare nostre le sue vicissitudini, a renderci tristi per le sconfitte dei (presunti) \u201ccompagni\u201d a stelle e strisce ed entusiasti per le loro vittorie. Lo stesso feed che riporta la notizia si popola in pochissimo tempo di post da parte di webzine (versione contratta di web-magazine, ndr) e content creator di ogni tipo. Tra umorismo e cinismo la lezione \u00e8 sempre la stessa: si vuole urlare dell\u2019importanza di sapere prendere esempio. Il messaggio che deve arrivare \u00e8 che fare qualcosa \u00e8 possibile e che, con messaggi chiari e quasi socialisti, non \u00e8 nemmeno cos\u00ec difficile. \u201cGuarda sinistra italiana, se proponi qualcosa di concreto per i lavoratori e per i ceti popolari, se torni ai cari vecchi diritti sociali e alle questioni materiali vincere \u00e8 possibile\u201d \u00e8 il riassunto di tutti i post che vi \u00e8 capitato di vedere: non vergognatevi di dirvi Socialista. \u00c8 certo che queste sono delle verit\u00e0 banali ma essenziali da abbracciare, un monito da ripetere in coro. Tuttavia, proprio come il core Dem USA, anche il core Dem italiano \u00e8 irrimediabilmente marcio e non sar\u00e0 una rondine a fare primavera. Andando davvero pi\u00f9 a fondo, bisogna domandarsi se \u00e8 davvero l\u2019isomorfismo leaderistico la soluzione per i problemi dell\u2019Italia, oppure se la struttura e le condizioni impongono maggiore realismo. Allo stesso tempo \u00e8 utile chiedersi se la piattaforma programmatica sia davvero cos\u00ec <em>pr\u00eat-\u00e0-porter<\/em>\u00a0non soltanto in termini di contenuti (scontato), ma anche per il potenziale di creare una catena di equivalenza nelle classi popolari.<\/p>\n<p>Quanto al primo punto, spenti i bollenti spiriti dell\u2019entusiasmo, una riflessione lucida sembra remare contro ogni possibilit\u00e0 di un Mamdani italiano. Negli ultimi 25 anni gli apparati partitici di USA e Italia hanno intrapreso percorsi convergenti: a fronte di una lenta sterritorializzazione dei partiti italiani, quelli USA \u2013 storicamente delle macchine leggere mobilitate per le elezioni \u2013 hanno tentato di ancorarsi di pi\u00f9. Questo processo \u00e8 diventato evidente a partire dalla prima campagna Obama, quando la campaign organization \u201cObama for America\u201d viene riconvertita in \u201cOrganizing for America\u201d (OFA), divenendo il braccio destro del Democratic National Committee. Questo processo \u00e8 oggi molto evidente nella strutturazione dei diversi movimenti MAGA diffusi in molti stati e ormai capaci di controllare le nomine degli apparati federati. Sebbene in modi a noi non sempre comprensibili, la politica partitica negli USA \u00e8 molto pi\u00f9 prossemica ai cittadini di quanto si creda. Al contrario, anche senza casi eclatanti, la distanza tra cittadini e partiti nel contesto italiano \u00e8 ormai siderale. Tuttavia, l\u2019abbandono delle sedi territoriali non \u00e8 legato ad una perdita di potere effettivo, anzi. La politologia nostrana ha speso non poco del suo tempo e delle sue risorse per dimostrare come i partiti (perlomeno quelli grandi) abbiano perso seguito ma abbiano sempre lo stesso, se non maggiore, potere (da spartire per di pi\u00f9 con sempre meno membri). Il retaggio della politica di massa e dei suoi attori \u00e8 materiale difficile da smaltire: vale per i risultati e le conquiste, ma anche per le scorie e le problematiche. Per la sua vittoria, Mamdani ha certamente potuto contare sulla sua giovane et\u00e0 e sulla sua \u201cverginit\u00e0 politica\u201d rispetto al molestatore seriale Cuomo e al giuridicamente graziato, ma corrotto, Adams. Questo \u00e8 stato possibile anche grazie alla struttura rinnovabile e mobile dei partiti statunitensi. Non \u00e8 solo il movimento Woke che anima le avanguardie artistico culturali del Village a rendere culturalmente possibile la fioritura dei Mamdani, ma \u00e8, soprattutto, una questione di finestre di opportunit\u00e0: una finestra che il nostro sistema non sembra concedere.<\/p>\n<p>Il secondo punto \u00e8, tuttavia, quello che pi\u00f9 interessa molti cittadini. La piattaforma programmatica del neosindaco ha ruotato intorno (o ha voluto enfatizzare) pochi fondamentali punti, tutti sociali: nuove tasse per i miliardari, imposte sui patrimoni per finanziare una citt\u00e0 pi\u00f9 sociale e attenta a fermare il caro degli affitti, a garantire mezzi pubblici gratuiti e servizi diffusi. Oggi questo viene chiamato socialismo, ma si tratta dei puntelli di una sana socialdemocrazia restia a non farsi spolpare da una ristretta oligarchia che vive del nostro sangue, a livello economico, e della nostra linfa vitale, a livello libidico, per il proprio godimento sadico. Tuttavia, quasi mezzo secolo di realismo capitalista neoliberale \u00e8 riuscito a trasformare l\u2019ovvio in un miraggio, la dignit\u00e0 in privilegio. Appare quindi ovvio che supportare queste posizioni \u00e8 il livello minimo. Ci\u00f2 che, purtroppo, frustra le speranze di una \u201cproliferazione dei Mamdani\u201d \u2013 ancor pi\u00f9 della struttura partitica discussa sopra \u2013 \u00e8 l\u2019idea stessa dell\u2019esportazione. Mentre molti compagni sono intenti a festeggiare, speranzosi di non ricadere nel circolo vizioso tipico dell\u2019eroe della sinistra \u2013 il modello \u201csperanza; entusiasmo; delusione; riflusso\u201d \u2013 nessuno di loro sembra interessarsi alle condizioni concrete del terreno culturale di questi successi. La lezione di tutti quei post \u00e8 un pacifico \u201cse ce l\u2019ha fatta lui, se ha funzionato per loro, funzioner\u00e0 per noi\u201d. \u00a0Bisogna essere brutalmente onesti su questo punto: replicare quella campagna, quei temi (perlomeno trattati nello stesso modo) non \u00e8 fattibile, non porter\u00e0 a nulla (se non a maggiore frustrazione).<\/p>\n<p>Una lezione utile ci viene dalla dottrina del terreno di Von Hayek. Alla fine degli anni \u201940, il teorico austro-statunitense era sempre intento ad organizzare il suo pensiero per opporsi alla dominante impostazione keynesiana dell\u2019economia e del ruolo dello Stato. Nella sua riproposizione della \u201cvecchia dottrina Whig\u201d, Hayek dedic\u00f2 alcune riflessioni al concetto di \u201cterreno culturale\u201d, qualcosa a cui il sociologo olandese Van Dijk ha rivolto molti dei suoi sforzi tra la fine del XX e l\u2019inizio del XXI secolo. Per Hayek il liberalismo americano non doveva combattere il presente con l\u2019innovazione: piuttosto, doveva conquistare lo status di sublime oggetto perduto, caricarsi simbolicamente di nostalgia. Il punto fondamentale, per Von Hayek come per Van Dijk, \u00e8 che nei momenti di difficolt\u00e0 le idee che plasmano il futuro non sono semplicemente quelle che si impongono perch\u00e9 maggioranza o supportate dal potere. A vincere sono invece le idee \u201cdisponibili per terra\u201d, che i gruppi di potere recuperano dal passato e rendono potenti attraverso la ri-articolazione. Per molti autori come Benjamin, e, in parte anche Gramsci, questo \u00e8 sempre stato evidente. Come ha spiegato il filosofo sloveno S. Zizek, una rivoluzione si compie solo quando il processo di riscrittura del sociale non si limita al presente, ma investe anche il passato. Proprio come nel caso dell\u2019amore, l\u2019evento significante deve agire retroattivamente; l\u2019incontro con la persona amata deve non solo dare senso al presente e al futuro insieme a lei, ma anche al passato con altre: tutte le relazioni precedenti, i fallimenti, le delusioni, devono essere ripensate, concettualizzate e abbracciate come momenti positivi e necessari ad arrivare qui.<\/p>\n<p>Per l\u2019italia questa \u00e8 indubbiamente la sfida pi\u00f9 importante e complicata. In un paese con un\u2019et\u00e0 media che si avvicina pericolosamente ai 50 anni, pensare di \u201ccavalcare la tigre\u201d con il furore del giovane trentenne multiculturale che ha girato il mondo grazie a genitori che lavorano nello show business e nell\u2019accademia \u00e8 certamente una bella storia Netflix\u2026 ma non ha il minimo potenziale politico. Utilizzare la stessa retorica sulla necessit\u00e0 di tassare le rendite (assolutamente necessario) in un paese come l\u2019Italia \u00e8 semplicemente autolesionista. In questo momento, la maggioranza anagrafica ed etnica del paese considera questa espressione come il grimaldello per scalfire la piccola propriet\u00e0 personale. Propriet\u00e0 adoperata come rendita (quasi sempre ereditata) contro l\u2019erosione del tenore di vita della classe medio e medio bassa, giustamente considerata un paracadute indispensabile e che non deve essere scalfito. Infine, se la necessit\u00e0 di migliori servizi e salari maggiori \u00e8 certamente avvertita da molti, quasi mai questo stato di cose viene collegato ad un problema che ha a che fare con la classe imprenditoriale. Per gli italiani, l\u2019aridit\u00e0 del gettito fiscale \u00e8 sempre colpa di politici spendaccioni che dissipano risorse in lauti vitalizi (certamente vero, ma quantomeno riduttivo). Cos\u00ec come la contrazione salariale non ha mai a che vedere con l\u2019avidit\u00e0 e l\u2019esplosione dei profitti dei padroni (come dimostrano i dati), ma, di nuovo, con un legislatore avido che tempesta di tasse i poveri mal capitati; poco importa che le multinazionali abbiano la tendenza a trattenersi l\u2019Iva e a pagare il 2\/3% di tasse sul fatturato a fronte dell\u2019oltre 30% del dipendente medio. La colpa \u00e8 sempre delle tasse in quanto tali, non della loro distribuzione iniqua.<\/p>\n<p>Per tutti questi motivi, la quasi citazione che ci contraddistingue mi sembra essere \u201csventurata la terra che ha bisogno di Mamdani\u201d. Eppure, accanto alle parole del drammaturgo tedesco, me ne sovviene lentamente anche un\u2019altra, che gi\u00e0 grazie alla sua provenienza pu\u00f2 dare speranza, giacch\u00e9 permette di uscire dall\u2019avvento di un Messia che non verr\u00e0 e che, come ho cercato di spiegare, se anche venisse non avrebbe successo. Oltre 150 anni fa, nella piena disillusione di un\u2019epopea tradita come il Risorgimento, G. Verdi scrisse all\u2019amico F. Florimo una frase iconica: \u201ctornate al passato e sar\u00e0 un progresso\u201d. Mentre elenco le caratteristiche dell\u2019Italia, e le storture degli italiani, che rendono inutile l\u2019attesa del modello \u201csindaco newyorkese\u201d, compredno che bisogna sforzarsi di pensare se \u00e8 davvero possibile tornare al passato. Per sostenere la nostra riarticolazione \u00e8 necessario capire se si pu\u00f2 mettere a fuoco quella piattaforma cos\u00ec ammirata in questo momento in qualcosa di diverso, di nostro: non della democrazia liberale europea, ma delle esperienze italiane.<\/p>\n<p>Nel 1953 lo storico marxista E. Ragionieri pubblic\u00f2 un saggio dal titolo \u201c<em>Storia di un comune socialista. Sesto Fiorentino<\/em>\u201d. Al posto di inseguire un\u2019ombra incorporea figlia della fascinazione social, ritengo che quel volume dovrebbe oggi essere adoperato come bibbia per \u201cla via italiana a\u2026 Mamdani\u201d. In quelle pagine Ragionieri mostra come un piccolo comune e la sua giunta socialista riuscirono in progetti molto pi\u00f9 radicali di quelli oggi sbandierati, ma in un modo molto pi\u00f9 felpato, per certi versi italico. In quel libro vi \u00e8 la toccante storia degli accordi porta a porta con i fornai per calmierare i prezzi durante la carestia dei primi del \u2018900, allo scopo di evitare tanto la speculazione dei privati quanto il loro linciaggio da parte della folla. Vi \u00e8 il racconto dettagliato della nascita delle municipalizzate dei trasporti, delle cooperative di produzione e consumo alimentare, dei piani edilizi per i lavoratori e della diffusione dell\u2019acqua pubblica. Ma, soprattutto, vi \u00e8 la spiegazione della cultura necessaria a questi risultati. Una cultura socialista autonoma che si \u00e8 preoccupata di non spaventare i piccoli artigiani e i mezzadri, ma anzi di avvicinarli attraverso il riconoscimento del valore del lavoro e della piccola propriet\u00e0 privata. Una cultura socialista che ha saputo fare propri i messaggi della corrente reggiana di Prampolini e, dunque, anche della narrazione del cosiddetto \u201cGes\u00f9 socialista\u201d per avvicinare i contadini; che ha saputo insegnare ed insistere sull\u2019educazione volontaria e la disciplina, sulla forza dell\u2019esempio morale dei suoi iscritti, sempre impeccabili, ligi, refrattari ai vizi. Vi \u00e8 la storia di una stampa che ha saputo impossessarsi e riarticolare la tradizione vernacolare, mantenendone la forma popolana, ma trasformandone i messaggi: una strategia senz&#8217;altro pi\u00f9 lungimirante che sbraitare sui social o dare dell\u2019analfabeta funzionale a tutti.<\/p>\n<p>La storia riportata da Ragionieri \u00e8 istruttiva perch\u00e9 racconta un successo costruito in opposizione alla tradizione della SPD tedesca: una formazione che ai tempi esercitava una capacit\u00e0 di attrazione e guida molto simile a quella che oggi esercitano le correnti della sinistra statunitense sui movimenti del Vecchio Continente. Con un orgoglio, una saggezza ed una dignit\u00e0 che non ci vengono quasi mai riconosciuti (in primis da noi stessi), i socialisti italiani del primo \u2018900 hanno saputo mettere a punto metodi efficaci per ottenere grandi risultati. Lo hanno fatto senza inseguire, senza farsi trascinare dal modello che stava avendo successo nel paese egemone, consapevoli che solo loro conoscevano la situazione di casa loro; istruiti dalla realt\u00e0 e non dal miraggio, consci che internazionalismo vuol dire armonia delle differenze, non copia-incollare quello che fa il primo della classe, lamentandosi se poi le cose vanno male. Si \u00e8 trattato di un lavoro silenzioso e disseminato di compromesso di successo, un effetto di quella voce dell\u2019intelletto che Freud ci ha spiegato essere silenziosa. Insomma, una storia di straordinario valore, ma che non pu\u00f2 essere adoperata, non pu\u00f2 servire a nessuna reinscrizione, perch\u00e9 sostanzialmente sconosciuta anche ai pochi che oggi hanno voglia di impegnarsi.<\/p>\n<p>Come detto sopra, proprio come nel caso dell\u2019innamoramento, per cambiare una societ\u00e0 \u00e8 sempre necessario riuscire riarticolare e reinscrivere la storia passata per dare sostegno a quella futura. E allora, forse, il nostro principale problema oggi non \u00e8 urlare ad una indeterminata \u201csinistra\u201d di imparare come si fa. Piuttosto, potrebbe essere che, troppo distratti dal flusso del \u201cfeed\u201d (quella che una volta era la home), ci siamo persi per strada il nostro passato, che troppo affascinati dalla storia altrui abbiamo rinunciato a cercare il sostegno necessario alla riarticolazione della nostra storia. Il prezzo di questo errore lo scontiamo da ormai quasi mezzo secolo: l\u2019esultanza per il successo della sinistra \u2026 degli altri. Per questi motivi, la nostra soluzione deve essere pragmatica, impegnativa e persino poco entusiasmante. Per questi motivi, potrebbe essere quella di smettere di condividere dai nostri schermi slogan altrui su volumi da alzare e iniziare a recuperare la storia (anche e soprattutto) dei nostri successi. Se non altro perch\u00e9, a differenza degli slogan degli altri, \u00e8 l\u2019unica che pu\u00f2 permetterci di costruire un mondo migliore.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/10\/turn-up-the-history-riorientare-il-desiderio-e-lazione\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/10\/turn-up-the-history-riorientare-il-desiderio-e-lazione\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Silvano Poli) G. W. F. 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