{"id":92631,"date":"2025-11-13T10:30:35","date_gmt":"2025-11-13T09:30:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92631"},"modified":"2025-11-12T16:37:36","modified_gmt":"2025-11-12T15:37:36","slug":"guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92631","title":{"rendered":"Guerra e controrivoluzione: i conti con Lenin"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><strong>da LA FIONDA (Mimmo Porcaro)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-92669\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/ucraina_piovono_statue-300x147.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"147\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/ucraina_piovono_statue-300x147.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/ucraina_piovono_statue.jpg 530w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\">1. <em>Dalla pace alla guerra<\/em><\/h4>\n<p style=\"text-align: left;\">Viviamo in tempi tumultuosi, tempi di guerra. Qui non servono pi\u00f9 le idee maturate durante la lunga, ipocrita e sanguinosa \u201cpace occidentale\u201d, l\u2019epoca del presunto unipolarismo Usa, della vantata globalizzazione. Oggi, quando gli stati capitalistici di cui si era profetizzata l\u2019irrilevanza si militarizzano verso l\u2019esterno e verso l\u2019interno, chi intende superare l\u2019attuale organizzazione sociale non pu\u00f2 cavarsela con una politica fatta solo dell\u2019affermare la propria identit\u00e0 via <em>social media<\/em>, senza preoccuparsi di convincere chi la pensa diversamente; o fatta solo del convivere pur conflittualmente con gli attuali apparati di stato, senza mai preoccuparsi di accumulare le forze per modificarli da cima a fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In tempo di guerra non si pu\u00f2 agire e pensare come in tempo di pace. E bisogna riprendere il confronto con chi nella guerra ha agito e pensato: in particolare con Lenin, che ha colto proprio il nesso tra guerra e trasformazione sociale, tra guerra e rivoluzione. Certo, non siamo pi\u00f9 nel 1917, e \u201cl\u2019epoca dell\u2019imperialismo e della rivoluzione proletaria\u201d si \u00e8 trasformata (per tentare una definizione provvisoria), in epoca dell\u2019imperialismo triadico<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn1\">[1] <\/a>e della rivoluzione <em>antiliberista<\/em>. Una rivoluzione che ha per oggetto il controllo politico (fino alla pubblicizzazione) dei grandi gruppi capitalistici e della stessa circolazione mondiale dei capitali, e che pu\u00f2 avere <em>forme diversissime<\/em>, tra cui quella socialista e <em>lato sensu <\/em>proletaria. Ma in ogni caso, sempre di imperialismo e rivoluzione si tratta: \u00e8 utile quindi rileggere Lenin ben oltre la santificazione o la dannazione, superando la rimozione del suo pensiero operata per decenni sia da coloro che lo hanno ripetuto astrattamente, e quindi sterilizzato, sia da coloro che lo hanno messo da parte perch\u00e9 era un ingombro per chi voleva eludere la questione del potere politico per meglio negoziare con esso<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Non si pu\u00f2 dunque che accogliere con favore articoli come quello che Emiliano Brancaccio ha pubblicato qualche tempo fa, col titolo \u201cMomento Lenin: tra debito, dazi e guerra\u201d<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn3\">[3]<\/a>, nel quale si sostiene che il tempo presente mostra la validit\u00e0 della tesi dell\u2019inevitabile esito bellico delle contraddizioni intercapitalistiche, tesi centrale del famoso (e inutilmente esorcizzato) saggio leniniano sull\u2019imperialismo<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn4\">[4]<\/a>. Secondo Brancaccio viviamo quindi in un \u201cmomento Lenin\u201d: per\u00f2, precisa l\u2019autore, \u201cil riferimento non \u00e8 al rivoluzionario bolscevico ma all\u2019infaticabile studioso\u201d, giacch\u00e9 l\u2019attuale rassegnazione della classe sfruttata fa s\u00ec che alla guerra non si risponda con ipotesi rivoluzionarie. \u201cCon la rivoluzione liquefatta, alle masse sfugge persino la consolazione della scienza rivelatrice. Momento Lenin, memento Lenin\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Brancaccio ha ovviamente ragione nel non vedere all\u2019orizzonte una rivoluzione: l\u2019equazione tra crisi acuta del capitale e prospettiva rivoluzionaria si \u00e8 rivelata erronea (e pericolosa) anche quando esisteva un movimento di classe del tutto incomparabile a quello attuale, figuriamoci oggi. Ma l\u2019assenza di una situazione rivoluzionaria non implica che ci si debba riferire solo al Lenin studioso, giacch\u00e9 il nostro ha molto da dirci non solo in merito alla fase <em>pienamente<\/em>\u00a0rivoluzionaria, ma anche in merito a tutto lo spazio politico che si apre (o si chiude) nel corso di una guerra: come emerge dalla lettura di alcuni suoi testi del periodo 1914-1917, coevi del pi\u00f9 noto\u00a0<em>L\u2019imperialismo<\/em>. Testi che ci aiutano, assieme ad altri lavori, a ragionare sulle condizioni che potrebbero consentire, all\u2019interno della transizione <em>egemonica <\/em>mondiale, un processo di transizione <em>sociale<\/em>, ossia relativa al modo di produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Tra le molte suggestioni che da quelle pagine emergono, estrarremo ed esporremo assai sinteticamente soltanto quelle che riguardano l\u2019importanza dell\u2019<em>analisi concreta <\/em>e del\u00a0<em>metodo dialettico<\/em>, la nozione di\u00a0<em>epoca<\/em>, quella di\u00a0<em>pace imperialista\u00a0<\/em>e quella di <em>situazione rivoluzionaria<\/em>; senza negarci una postilla sulla\u00a0<em>questione nazionale<\/em>.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><em>2. Analisi concreta. La \u201cduplice fedelt\u00e0\u201d di Lenin<\/em><\/h4>\n<p style=\"text-align: left;\">Se \u00e8 vero che \u201cschivare il concreto \u00e8 uno dei fenomeni pi\u00f9 inquietanti della storia dello spirito umano\u201d<a id=\"_ftnref5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn5\">[5]<\/a> \u00e8 altrettanto vero che Lenin non contribuisce per nulla a questa pericolosa elusione. Infatti l\u2019attenzione alla <em>specificit\u00e0<\/em>\u00a0di ogni\u00a0<em>particolare<\/em>\u00a0formazione economico-sociale e l\u2019assunzione dell\u2019<em>analisi concreta della situazione concreta <\/em>come premessa irrinunciabile dell\u2019azione lo accompagnano fin dagli esordi, unendosi\u00a0 all\u2019esortazione a fare \u201cagitazione\u201d di massa parlando di\u00a0<em>verit\u00e0 concrete<\/em>, ossia direttamente esperibili da chiunque<a id=\"_ftnref6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn6\">[6]<\/a>. Questo imperativo teorico e pratico sorge certamente dal confronto con una realt\u00e0 \u2013 quella russa \u2013 assai divergente da un modello lineare di sviluppo capitalistico. Ma deriva anche dalla seriet\u00e0, dalla\u00a0<em>severit\u00e0<\/em>, a cui Lenin si trovava costretto dal confronto inevitabile con la memoria del fratello maggiore Aleksandr, giustiziato dal regime zarista per aver organizzato un attentato contro il sovrano<a id=\"_ftnref7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn7\">[7]<\/a>. Una morte che costituiva sia una pesantissima eredit\u00e0 etica, sia una costante esortazione \u2013 visto il fallimento del terrorismo \u2013 a coniugare impulso morale e disincantata valutazione dei fatti. Cosicch\u00e9 il pensiero e l\u2019azione di Vladimir Il\u2019i\u010d sono sempre il risultato di una tensione irrisolta fra comprensione delle leggi generali del capitalismo e della lotta di classe e attenzione alle loro concrete e\u00a0<em>ogni volta originali\u00a0<\/em>forme di realizzazione; fra obiettivo storico della rivoluzione proletaria e valutazione della\u00a0<em>differenza<\/em> di ogni particolare fase politica, e della conseguente esigenza di <em>mutare tattica e parole d\u2019ordine <\/em>a ogni svolta significativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questa \u201cduplice fedelt\u00e0\u201d di Lenin, fedelt\u00e0 ai <em>principi<\/em> valoriali e analitici e contemporaneamente alla <em>situazione<\/em> <em>data<\/em>, viene particolarmente alla luce all\u2019inizio della prima guerra mondiale, quando la feroce realt\u00e0 del conflitto europeo e la contemporanea <em>d\u00e9bacle <\/em>della II Internazionale, impongono una riflessione radicale. E non a caso \u00e8 proprio in quel momento che Lenin, mentre raccoglie materiali per lo studio dell\u2019imperialismo, decide di confrontarsi con la <em>Scienza della logica <\/em>di Hegel (a Berna, in un isolamento imposto dalla forzata lontananza dalla Russia, ma coerente anche con la solitudine teorica che accompagna ogni momento cruciale<a id=\"_ftnref8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn8\">[8]<\/a>), per tornare alle radici di quel <em>metodo dialettico<\/em> che \u00e8 per lui l\u2019unica forma di pensiero capace di porsi all\u2019altezza dei due grandi scontri di quel tempo: la guerra tra nazioni capitalistiche e la scissione del movimento operaio internazionale. Il filologo dir\u00e0 quanto questa lettura di Hegel, rimasta allo stato di sintetiche riflessioni e note a margine, poi raccolte nei <em>Quaderni filosofici<\/em><a id=\"_ftnref9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn9\">[9]<\/a>, costituisca o meno una rottura con alcune delle impostazioni precedenti \u2013 in particolare con <em>Materialismo ed empiriocriticismo<\/em><a id=\"_ftnref10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn10\">[<\/a><a id=\"_ftnref10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn10\">10<\/a><a id=\"_ftnref10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn10\"><\/a><a id=\"_ftnref10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn10\">]<\/a>. Qui ci limitiamo a notare che la necessit\u00e0 della connessione tra analisi delle <em>leggi generali<\/em> e studio delle <em>forme particolari <\/em>del capitalismo non solo viene nei <em>Quaderni<\/em> costantemente ribadita, ma viene anche arricchita presentandola come legame tra l\u2019<em>automovimento <\/em>della realt\u00e0 \u2013 ossia il suo sviluppo logico interno \u2013 e il carattere <em>discontinuo <\/em>che questa dinamica assume, il suo procedere per <em>salti qualitativi<\/em> e attraverso il costante mutamento di segno dei fenomeni, tale che ciascuno di essi pu\u00f2 avere significati del tutto opposti e <em>trasformarsi dialetticamente nel proprio contrario<\/em><a id=\"_ftnref11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn11\">[11]<\/a>. La <em>variazione <\/em>insita in questo sviluppo \u00e8 quindi <em>coessenziale <\/em>al capitalismo, \u00e8 frutto proprio della persistenza di una legge generale che per\u00f2 si esprime in maniera dialettica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Tutto ci\u00f2 contribuir\u00e0 ad affermare sia la necessit\u00e0 dell\u2019imperialismo, frutto non gi\u00e0 di una scelta politica ma della logica interna del capitalismo, sia la necessit\u00e0 della trasformazione della <em>tattica<\/em> in relazione alle diverse fasi e forme dell\u2019imperialismo stesso. Trasformazione che, si pu\u00f2 dire, costituisce l\u2019<em>oggetto specifico <\/em>della politica proletaria, perch\u00e9 coglie il momento in cui alla <em>pace imperialista <\/em>succede la <em>guerra imperialista<\/em>, in cui una lotta nazionale <em>reazionaria <\/em>diviene lotta <em>progressiva <\/em>e, soprattutto, il momento in cui la guerra imperialista si trasforma in <em>rivoluzione proletaria<\/em>. E proprio la gi\u00e0 ricordata <em>trasformazione della guerra in rivoluzione <\/em>\u00e8 il principio guida del Lenin degli anni dal 1914 al 1917, \u00e8 la parola d\u2019ordine di <em>un\u2019epoca intera <\/em>ed \u00e8 anzi la connotazione stessa dell\u2019epoca dell\u2019imperialismo e (quindi) della rivoluzione proletaria. Ma tutto ci\u00f2, ben noto sia ai leninisti che ai loro detrattori, non \u00e8 pienamente comprensibile se non si riflette sulla particolare interpretazione leniniana della stessa nozione di <em>epoca<\/em>.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><em>3. Che cos\u2019\u00e8 un\u2019 \u201cepoca\u201d?<\/em><\/h4>\n<p style=\"text-align: left;\">La nozione di epoca, in Lenin, funziona come ulteriore prescrizione di concretezza. Per lui, infatti, un\u2019epoca non \u00e8 mai l\u2019affermazione lineare di un unico principio, di un\u2019unica realt\u00e0. Essa vede certamente un \u201cprotagonista\u201d fondamentale, nel nostro caso l\u2019imperialismo, ma questo protagonista non si presenta mai sulla scena <em>da solo <\/em>e, soprattutto, la contraddizione fondamentale di cui esso \u00e8 espressione non si presenta sempre e dovunque con lo stesso grado di chiarezza e necessit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u201cUn\u2019epoca \u00e8 tale appunto perch\u00e9 abbraccia un complesso di guerre e fenomeni molto eterogenei, tipici e non tipici, piccoli e grandi, relativi a paesi progrediti e arretrati. Non tener conto di tali <em>condizioni concrete <\/em>mediante frasi generiche sull\u2019 \u201depoca\u201d significa abusare del concetto di epoca\u201d<a id=\"_ftnref12\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn12\">[12]<\/a>. Cos\u00ec Lenin. Che altrove precisa<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">\u201cIn ogni epoca ci sono e ci saranno movimenti parziali, singoli, ora in avanti, ora indietro; vi sono e vi saranno diverse deviazioni dal tipo medio e dal ritmo medio del movimento. Non possiamo prevedere con quale rapidit\u00e0, n\u00e9 con quale successo si svilupperanno singoli movimenti storici di una determinata epoca. Ma possiamo sapere e sappiamo quale classe sta al centro di questa o quell\u2019epoca e ne determina il contenuto fondamentale, la direzione principale del suo sviluppo, le particolarit\u00e0 essenziali della situazione storica, ecc.. Solo su questa base, cio\u00e8 tenendo conto in primo luogo dei principali caratteri peculiari delle varie &lt;&lt;epoche&gt;&gt; (e non dei singoli episodi della storia di singoli paesi), possiamo costruire giustamente la nostra tattica; e solo la conoscenza dei lineamenti principali di una data epoca pu\u00f2 essere la base che permette di tener conto delle caratteristiche pi\u00f9 particolari di questo o quel paese \u201d<a id=\"_ftnref13\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">L\u2019epoca \u00e8 dunque una realt\u00e0 intrinsecamente <em>disomogenea, discontinua <\/em>e <em>asincrona<\/em>. Una volta individuata, attraverso l\u2019analisi oggettiva dei fatti principali, <em>la classe sociale<\/em> \u2013 qui il capitalismo monopolistico-finanziario \u2013 protagonista di un\u2019epoca, bisogna analizzare i fenomeni eterogenei che nell\u2019epoca si producono e connetterli alla dinamica fondamentale per ben valutarne il significato politico, inevitabilmente differenziato nel tempo e nello spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quanto detto finora vale, \u00e8 vero, per ogni epoca storica. Ma il capitalismo aggiunge alle differenze che inevitabilmente la storia (proprio in quanto <em>storia)<\/em> reca con s\u00e9, la sua innata tendenza allo sviluppo <em>diseguale <\/em>e <em>gerarchizzato<\/em>, che fa di tali differenze e degli squilibri che ne derivano <em>la condizione per il proprio funzionamento<\/em>. Anche quando fasi particolari, come la cosiddetta globalizzazione, sembrano illusoriamente preludere a un mondo piatto e omogeneo.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><em>4. La \u201cpace imperialista\u201d<\/em><\/h4>\n<p style=\"text-align: left;\">L\u2019appena ribadita illusoriet\u00e0 di una lettura irenica della globalizzazione \u00e8 resa ancor pi\u00f9 facilmente comprensibile da un\u2019altra nozione leniniana: quella di <em>pace imperialista<\/em>, a cui abbiamo accennato poco sopra, che conferma la ricca diversit\u00e0 dei fenomeni che connotano l\u2019epoca dell\u2019imperialismo. Ragionando su Clausewitz, Lenin nota che se la guerra \u00e8 continuazione della politica con altri mezzi, per capire una guerra, e dunque per capire la sua natura di classe, bisogna capire la politica che l\u2019ha preceduta. Ma <em>lo stesso vale per la pace<\/em>. Alla guerra imperialista, a meno di una rivoluzione socialista, fa necessariamente seguito una <em>pace imperialista<\/em>, ossia <em>la continuazione della politica imperialista in altre forme<\/em>.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">\u201cLa guerra \u00e8 la continuazione, con mezzi violenti, della politica che le classi dominanti delle potenze belligeranti applicavano gi\u00e0 molto prima dell\u2019inizio delle ostilit\u00e0. La pace \u00e8 la continuazione della <em>medesima <\/em>politica, tenuto conto dei cambiamenti avvenuti, in seguito alle operazioni militari, dei rapporti delle forze avverse\u201d<a id=\"_ftnref14\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u201cLa guerra imperialistica <em>non potr\u00e0 <\/em>concludersi in altro modo che con una pace imperialistica, <em>a meno che <\/em>la guerra in corso non si trasformi nella guerra civile del proletariato contro la borghesia\u201d<a id=\"_ftnref15\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">E appunto imperialista \u00e8 stata la falsa pace degli anni della globalizzazione, giacch\u00e9 quest\u2019ultima non sarebbe stata possibile senza la precedente subordinazione militare dell\u2019Europa intera e del Giappone, senza la sconfitta pur indirettamente militare dell\u2019Unione sovietica, senza la presenza militare statunitense nei punti strategici del globo e senza le vere e proprie <em>guerre <\/em>combattute dall\u2019Occidente in Iraq e altrove. E imperialista, e quindi premessa di guerre ulteriori, sarebbe una pace \u201ctrumpiana\u201d: una pausa limitata nel tempo e nello spazio, effetto della momentanea <em>contrazione <\/em>resa necessaria dai gravi squilibri generati (nell\u2019Occidente e nel mondo intero) dall\u2019eccessiva <em>espansione<\/em> globalista. Come la globalizzazione, anche Trump rappresenta cos\u00ec un momento <em>distinto e <\/em><em>ulteriore<\/em> dell\u2019imperialismo: \u00e8 il passaggio dalla finzione dell\u2019ordine internazionale alla logica brutale dei puri rapporti di forza; dall\u2019illusione del dominio unipolare all\u2019accettazione realistica ma momentanea di un multipolarismo inteso non come sistema d\u2019equilibrio, ma come teatro di uno scontro continuo per il dominio.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E\u2019 il caso di aggiungere, concludendo su questo punto, che l\u2019esistenza di una pace imperialista gravida delle guerre future dovrebbe indurre il pacifismo a non invocare semplicemente la pace stessa e a guardare all\u2019origine capitalistica sia della guerra che della sua temporanea e illusoria sospensione.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><em>5. Epoca rivoluzionaria = situazione rivoluzionaria?<\/em><\/h4>\n<p style=\"text-align: left;\">Come l\u2019imperialismo, <em>anche la rivoluzione \u00e8 un&#8217;epoca<\/em><a id=\"_ftnref16\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn16\">[16] <\/a>e quindi \u201cnon deve esser considerata come un atto singolo, bens\u00ec come un periodo di tempestose scosse economiche e politiche, di lotta di classe molto acuta, di guerra civile, di rivoluzioni e controrivoluzioni<a id=\"_ftnref17\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn17\">[17]<\/a>\u201d. E come le contraddizioni dell\u2019imperialismo non si presentano in maniera omogenea e lineare, cos\u00ec la rivoluzione <em>non \u00e8 sempre all\u2019ordine del giorno<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Perch\u00e9 vi sia una situazione rivoluzionaria \u00e8 necessario: 1) che le classi dominanti non possano conservare il proprio dominio se non modificandone la forma, e quindi che vi sia una lotta acuta al loro interno; 2) che vi sia un aggravamento delle condizioni di vita delle classi subalterne; 3) che in forza di quanto sopra si registri un rilevante aumento dell\u2019attivit\u00e0 delle masse, spinte dalla crisi e dagli stessi strati superiori (mobilitazione bellica, ecc.) \u201c<em>ad un\u2019azione storica indipendente<\/em><a id=\"_ftnref18\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn18\">[18]<\/a>\u201d. Ma nemmeno questo \u00e8 sufficiente \u201cperch\u00e9 la rivoluzione non nasce da tutte le situazioni rivoluzionarie, ma solo da quelle situazioni nelle quali alle trasformazioni obiettive sopra indicate si aggiunge la trasformazione soggettiva, cio\u00e8 la capacit\u00e0 della <em>classe <\/em>rivoluzionaria di compiere azioni rivoluzionarie di massa sufficientemente forti per poter spezzare (o almeno incrinare) il vecchio governo, il quale, in un periodo di crisi, non &lt;&lt;cadr\u00e0&gt;&gt; mai se non lo &lt;&lt;si far\u00e0 cadere&gt;&gt;<a id=\"_ftnref19\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn19\">[19]<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La situazione rivoluzionaria (e ancor pi\u00f9 la rivoluzione) \u00e8 dunque un evento singolare e <em>raro<\/em>. Tesi rafforzata dal fatto che Lenin, sia nell\u2019accettazione (esplicitata nei <em>Quaderni filosofici<\/em>) della critica hegeliana della <em>causalit\u00e0 lineare<\/em><a id=\"_ftnref20\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn20\">[20]<\/a>, sia \u2013 e ancor di pi\u00f9 \u2013 nella descrizione delle numerose concause dell\u2019Ottobre fatta nelle successive <em>Lettere da lontano <\/em>(un piccolo, grande capolavoro di teoria politica)<a id=\"_ftnref21\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn21\">[21]<\/a>, individua ulteriori, numerosi ed eterogenei fattori \u201coccasionali\u201d come condizione necessaria perch\u00e9 la contraddizione strutturale e permanente fra le classi possa esprimersi in tutta la sua radicalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Insomma: Lenin distingue tra<em> epoca rivoluzionaria, situazione rivoluzionaria <\/em>e <em>rivoluzione vera e propria<\/em>. E proprio in queste distinzioni sta, oggi, uno dei punti pi\u00f9 fecondi del confronto col suo pensiero. Infatti \u00e8 proprio nella <em>tensione<\/em>, nello <em>scarto <\/em>fra epoca rivoluzionaria e situazione <em>non rivoluzionaria <\/em>che si situano per noi, in Europa e in Italia, i pi\u00f9 importanti e del tutto irrisolti problemi politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Indubbiamente viviamo un\u2019epoca rivoluzionaria, in cui la lunga crisi del modo di produzione capitalistico si intreccia con quella degli equilibri internazionali che lo hanno finora supportato, anche assicurandogli <em>la disciplina sociale interna <\/em>attraverso <em>dumping<\/em> salariali, delocalizzazioni, vincoli esterni o \u201cdifesa dei sacri confini\u201d. E tutto ci\u00f2 impone e rende possibili decise trasformazioni sociali. Altrettanto indubbiamente per\u00f2, non viviamo, qui da noi, una situazione rivoluzionaria: lo scontro fra i dominanti non ha raggiunto il punto critico, e cos\u00ec il malessere dei subalterni; l\u2019identificazione politica di classe e la speranza nel socialismo (e forse ogni altro tipo di speranza) sono ancora offuscate dagli esiti dell\u201989 e dalla frammentazione individualista; infine \u2013 e soprattutto \u2013 anche se pagheremo salato il conto della militarizzazione, non siamo per ora direttamente coinvolti in una guerra aperta e comunque non esiste (ancora?) un esercito <em>di massa<\/em> chiamato alla battaglia e tentato di volgere i fucili contro i propri nemici interni. <em>Dobbiamo<\/em> prepararci a un grande salto di paradigma sociale e geopolitico e nello stesso tempo non siamo ancora direttamente <em>costretti <\/em>a farlo. E senza costrizione non c\u2019\u00e8 rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Confondere l\u2019epoca rivoluzionaria con una situazione rivoluzionaria sarebbe quindi un errore, ma altrettanto lo sarebbe confondere l\u2019assenza d\u2019una tale situazione<em> con la scomparsa o l\u2019attenuazione delle contraddizioni che lacerano quest\u2019epoca. <\/em>Insomma: bisogna prendere atto simultaneamente della radicalit\u00e0 della situazione e del modo per ora graduale in cui essa si manifesta da noi, ed essere pronti all\u2019alternarsi di subitanee accelerazioni e periodi di apparente stasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Tutto ci\u00f2 impone uno stile politico molto difficile, fatto di nettezza di enunciazioni e \u201cmoderazione\u201d, o comunque realismo, delle proposte tattiche. Fatto della capacit\u00e0 di aderire alla situazione concreta (ossia alla forma effettiva, e quindi leggibile da tutti, assunta dalle contraddizioni fondamentali) e allo stesso tempo di guardare oltre, verso i possibili sviluppi radicali: la capacit\u00e0, insomma, di porsi dentro la situazione ma anche <em>fuori da essa<\/em>, sapendo che ogni politica pur massimamente realista deve infine essere un passo avanti nell\u2019accumulazione delle forze necessarie ad affrontare una trasformazione appunto epocale, altrimenti deve scontare un\u2019accentuazione delle propensioni reazionarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Senza la costruzione di questo stile politico e dei soggetti collettivi che possano interpretarlo \u00e8 infatti inevitabile che, in assenza di rivoluzione, l\u2019epoca rivoluzionaria si accompagni, come gi\u00e0 sta facendo, <em>a una vera e propria \u201csituazione reazionaria\u201d, <\/em>fatta del tentativo di liquidare definitivamente i residui di democrazia e di stato sociale. Ed \u00e8 forse anche per questo che Lenin riteneva particolarmente importante l\u2019azione nelle fasi non rivoluzionarie:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">\u201cNon \u00e8 difficile essere un rivoluzionario quando la rivoluzione \u00e8 gi\u00e0 scoppiata e divampa [\u2026]. E\u2019 cosa molto pi\u00f9 difficile \u2013 e molto pi\u00f9 preziosa \u2013 saper essere rivoluzionari quando non esistono ancora le condizioni per una lotta diretta, aperta, effettivamente di massa, effettivamente rivoluzionaria [\u2026]\u201d<a id=\"_ftnref22\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn22\">[22]<\/a>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><em>6. La potenza che non c\u2019\u00e8 ancora<\/em><\/h4>\n<p style=\"text-align: left;\">L\u2019adozione di un atteggiamento simultaneamente <em>interno <\/em>ed <em>esterno <\/em>rispetto alla situazione data (espressione della \u201cduplice fedelt\u00e0\u201d di cui si \u00e8 detto sopra) connot\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 di Lenin, soprattutto dopo il 1914 e si tradusse nell\u2019analisi lucidissima del conflitto fra potenze e, al tempo stesso, nell\u2019attenzione preveggente alla potenza <em>che non c\u2019era ancora <\/em>(e che anzi si era persa proprio nell\u2019agosto del 1914), ossia il movimento rivoluzionario di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">A questo proposito conviene notare che, anche se gli elementi costitutivi di un soggetto rivoluzionario di massa erano certamente presenti, all\u2019epoca di Lenin, in maniera incomparabile con l\u2019oggi, giacch\u00e9 esisteva un esercito proletario <em>metaforico<\/em> (il vasto, anche se confuso, movimento socialista) e <em>reale <\/em>(le truppe imperialiste, potenzialmente insubordinate), \u00e8 altrettanto vero che per Lenin il soggetto politico <em>in ogni caso <\/em>non nasce linearmente da una situazione di fatto, ossia non preesiste a una politica di classe, ma <em>ne \u00e8 in qualche modo il risultato<\/em>: il risultato di una tattica che consenta a un\u2019avanguardia di mettersi in sintonia coi sentimenti delle masse e di accompagnare passo dopo passo <em>l\u2019esperienza diretta <\/em>delle masse stesse (condizione assoluta della \u201cpresa di coscienza\u201d), abituandosi ai rallentamenti e alle improvvise accelerazioni che tutto ci\u00f2 comporta<a id=\"_ftnref23\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn23\">[23]<\/a>. Certo, i \u201csentimenti delle masse\u201d di cui parlava Lenin erano gi\u00e0 effetto della guerra, erano \u201csentimenti nuovi, impetuosi\u201d, erano \u201clo spavento e la disperazione, l\u2019odio contro il nemico (utile solo alla borghesia), l\u2019odio contro il proprio governo e la propria borghesia<a id=\"_ftnref24\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn24\">[24]<\/a>\u201d: qualcosa di molto diverso da quel misto di apatia e sordo rancore che serpeggia per le nostre strade. Ma dal punto di vista concettuale la questione non cambia: si tratti di mugugni, di proteste, di veri e propri movimenti o di rivolte, sempre deve esserci qualcuno (sia esso un soggetto unico o un\u2019alleanza di soggetti eterogenei) capace di indicare una direzione che vada <em>un passo <\/em>pi\u00f9 in l\u00e0 sulla base di una chiarezza strategica. Piaccia o meno, ed anche se \u00e8 attualmente improponibile qualunque riedizione integrale delle vecchie (assai criticabili, ma assai rimpiante) esperienze organizzative del movimento operaio, si torna comunque gi\u00e0 da ora, ossia gi\u00e0 durante una situazione palesemente non rivoluzionaria, alla questione del partito. Ma su questo si dovr\u00e0 ragionare a parte<a id=\"_ftnref25\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn25\">[25]<\/a>.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\">7. <em>A mo\u2019 di riassunto<\/em><\/h4>\n<p style=\"text-align: left;\">In sintesi, le idee che Lenin (almeno il Lenin delle pagine qui esaminate) pu\u00f2 offrire alla riflessione di chi vuole <em>agire da socialista nella rivoluzione antiliberista<\/em>, sono le seguenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u25cfnon limitarsi a sbandierare i propri ideali, ma lavorare per <em>accumulare forze<\/em>, anche eterogenee, e concentrarle contro il potere politico attuale. \u25cfCapire la <em>forma concreta <\/em>in cui si presentano le contraddizioni fondamentali e cos\u00ec propagandare <em>verit\u00e0 concrete<\/em> comprensibili da tutti. \u25cfCapire che in ogni diversa formazione sociale le questioni nodali possono presentarsi in maniere molto diverse e mutare da un giorno all\u2019altro, <em>imponendo modifiche nella tattica e nelle parole d\u2019ordine<\/em>. \u25cfLavorare tenendo sempre presente la necessit\u00e0 di <em>una rottura socialista<\/em>, anche quando ci si concentra su obiettivi apparentemente \u201cmoderati\u201d o \u201carretrati\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In tre parole: <em>concretezza<\/em>, <em>agilit\u00e0<\/em>, <em>ubiquit\u00e0. \u25cfConcretezza<\/em> come adesione non a un socialismo generico, ma a quello che potrebbe\/dovrebbe scaturire dalla specifica realt\u00e0 in cui si opera. \u25cf<em>Agilit\u00e0<\/em> come capacit\u00e0 a cambiare costantemente metodo di lotta e parole d\u2019ordine. \u25cf<em>Ubiquit\u00e0<\/em> come disposizione ad essere ovunque, ossia in tutti i luoghi sociali e in tutte le dimensioni temporali: nel presente dell\u2019azione immediata, nel futuro della prospettiva ulteriore. Ma <em>concretezza <\/em>\u00e8, con tutta evidenza, la parola chiave: \u00e8 essa a imporre agilit\u00e0 e ubiquit\u00e0, perch\u00e9 \u00e8 la <em>realt\u00e0 della crisi <\/em>a imporre duttilit\u00e0 e sguardo orientato al presente e al futuro. Ed \u00e8 essa, infine, a vincolarci ad un\u2019azione <em>effettiva <\/em>all\u2019interno della specifica realt\u00e0 e della specifica congiuntura in cui viviamo: <em>quella italiana<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Non ci basta, infatti, parteggiare per il nuovo mondo che sta nascendo fuori e contro l\u2019egemonia occidentale. Questo nuovo mondo \u00e8 la precondizione della nostra liberazione, che per\u00f2 \u2013 anche per dare un efficace contributo al multipolarismo \u2013 dovr\u00e0 essere appunto opera <em>nostra<\/em>, svolta senz\u2019altro con grandissima attenzione alla dimensione geopolitica, ma con altrettanta attenzione ai <em>tempi <\/em>e ai <em>modi <\/em>specifici della nostra evoluzione (o involuzione).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ai comunisti di sinistra tedeschi che rifiutavano il parlamentarismo perch\u00e9 \u201cstoricamente superato\u201d, Lenin rispondeva cos\u00ec: \u201cIl parlamentarismo \u00e8 &lt;&lt;storicamente superato&gt;&gt; nel senso della <em>storia mondiale<\/em>, cio\u00e8 \u00e8 finita <em>l\u2019epoca<\/em> del parlamentarismo borghese ed \u00e8 <em>cominciata l\u2019epoca <\/em>della dittatura del proletariato. Questo \u00e8 incontestabile. Ma su scala <em>storica <\/em>mondiale l\u2019unit\u00e0 di misura sono i decenni. Dieci o vent\u2019anni prima, dieci o vent\u2019anni dopo, su scala storica mondiale non conta; \u00e8 un\u2019inezia di cui non si pu\u00f2 tener conto nemmeno in modo approssimativo. <em>Ma appunto perci\u00f2 \u00e8 un gravissimo errore valersi della scala storica mondiale nei problemi della politica pratica<\/em>\u201d<a id=\"_ftnref26\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn26\">[26]<\/a>. Il fatto che l\u2019egemonia \u201csu scala storica mondiale\u201d slitti progressivamente a est, non significa che sincronicamente si rafforzi da noi una prospettiva socialista. Dipende. E in questo \u201cdipende\u201d sta tutto l\u2019approccio leninista, ovvero materialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Tutto quanto detto sopra, ripetiamolo, ha valore per chi riconosce la necessit\u00e0 di una rottura socialista e quindi di una radicale trasformazione del potere di stato. Certamente si dovr\u00e0 discutere molto sulle forme attuali di tale rottura e di tale trasformazione. Nella fase che si apre riforme e rivoluzione non si escludono necessariamente, ma si alimentano reciprocamente, e certamente l\u2019unica \u201cviolenza rivoluzionaria\u201d accettabile ed efficace \u00e8 quella che risponde, sulla base di un consenso di massa, alla violazione altrui delle regole costituzionali. Inoltre, quanto allo stato, sappiamo che la sua trasformazione non equivale a quella dei rapporti sociali, date le radici non meramente politiche del capitalismo; come sappiamo che nessun potere statuale pu\u00f2 gestire le societ\u00e0 odierne dall\u2019alto, senza il rapporto con autonome organizzazioni sociali. Infine, sappiamo che, oggi pi\u00f9 di ieri, il potere non si \u201cprende\u201d ma, soprattutto se \u00e8 un potere delle classi subalterne, si <em>costruisce <\/em>sulle macerie delle privatizzazioni neoliberiste, ridefinendo le strutture interne e i rapporti internazionali che consentono politiche socialiste o comunque popolari. Sappiamo tutto ci\u00f2. Ma saperlo non pu\u00f2 equivalere a <em>rimuovere <\/em>nuovamente, e proprio adesso, la questione del potere di stato e delle rotture necessarie a trasformarlo, questione che va posta fin da oggi. Lenin non ci dice <em>come <\/em>farlo, ma ci dice che <em>lo dobbiamo <\/em>fare: i conti con Lenin sono i conti con la realt\u00e0.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><em>8. Postilla sulla questione nazionale<\/em>.<\/h4>\n<p style=\"text-align: left;\">E\u2019 importante notare che negli anni 1914-1917 l\u2019imperativo dell\u2019analisi concreta conduce Lenin a sostenere la legittimit\u00e0, anzi l\u2019utilit\u00e0, delle lotte democratico-nazionali e della rivendicazione dell\u2019autodecisione delle nazioni, non soltanto nelle colonie, ma <em>anche in quei paesi europei <\/em>che, a causa dell\u2019eredit\u00e0 storica e dello sviluppo ineguale del capitalismo, si trovassero in una situazione di sudditanza rispetto alle nazioni capitalistiche \u201ccentrali\u201d, e quindi in un rapporto <em>oppresso\/oppressore<\/em>. Si pu\u00f2 anzi dire che il principio stesso dell\u2019analisi concreta (con tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 connesso), venga, se non fondato, certo articolato e affinato proprio nella valutazione della questione nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In linea generale, secondo Lenin, avvenuta la rivoluzione democratica e costituitosi lo stato nazionale capitalistico, una guerra nazionale \u00e8 da considerarsi imperialista e la \u201cdifesa della patria\u201d diviene una parola d\u2019ordine <em>reazionaria<\/em>. Questo assunto \u00e8 per\u00f2 subito corretto dal richiamo all\u2019analisi specifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Infatti: \u201cil marxismo deduce <em>il riconoscimento della difesa della patria <\/em>nelle guerre come, ad esempio, quelle della grande rivoluzione francese e di Garibaldi in Europa, e <em>la negazione della difesa della patria <\/em>nella guerra imperialista del 1914-1916 dall\u2019analisi dei particolari storici concreti di ogni singola guerra e in nessun modo da un qualunque &lt;&lt;principio generale&gt;&gt; n\u00e9 da un qualunque singolo punto del programma<a id=\"_ftnref27\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn27\">[27]<\/a>\u201d. E dall\u2019analisi consegue che: \u201cnei paesi progrediti (Inghilterra, Francia, Germania, ecc.) la questione nazionale \u00e8 ormai risolta da un pezzo e l\u2019unit\u00e0 nazionale ha ormai fatto il suo tempo; <em>oggettivamente <\/em>i compiti nazionali non esistono pi\u00f9. E quindi solo in questi paesi \u00e8 possibile <em>fin da oggi <\/em>spezzare le comunit\u00e0 nazionali e instaurare la comunit\u00e0 di classe. <em>Diversamente si pone il problema nei paesi non progrediti [\u2026] e cio\u00e8 in tutto l\u2019Oriente europeo e in tutte le colonie e semicolonie<\/em><a id=\"_ftnref28\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn28\">[28]<\/a>\u201d. Per questo motivo \u00e8 vitale, per la socialdemocrazia \u201c[\u2026] mettere in evidenza la differenziazione delle nazioni in <em>nazioni dominanti e nazioni oppresse, differenziazione fondamentale, essenzialissima e inevitabile nell\u2019epoca imperialista<\/em><a id=\"_ftnref29\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn29\">[29]<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Su queste basi Lenin svolge una durissima polemica contro le stesse correnti della sinistra socialdemocratica a lui pi\u00f9 affini, spesso contrarie all\u2019autodecisione delle nazioni. E la durezza di tale polemica non si deve soltanto alla necessit\u00e0 di riconoscere l\u2019importanza delle lotte democratiche per l\u2019autoeducazione del proletariato, e comunque l\u2019importanza di tutti i conflitti che potessero alimentare un\u2019ondata rivoluzionaria. La questione dell\u2019autodecisione, per Lenin, \u00e8 assai rilevante anche perch\u00e9 riguardava in grandissima parte <em>proprio la Russia<\/em>, o meglio le nazionalit\u00e0 oppresse dall\u2019impero, che si sarebbero rivoltate contro il proletariato se questo avesse proposto una riedizione del centralismo zarista. In questo quadro il diritto all\u2019autodecisione \u00e8 visto come la premessa di una nuova unificazione su base volontaria: cosa che, pur tra mille contraddizioni, avvenne<a id=\"_ftnref30\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn30\">[30]<\/a>. Gioverebbe ricordare a questo proposito a Vladimir Putin, che non perde occasione per additare il suo omonimo come remoto responsabile dell\u2019indipendentismo ucraino, che l\u2019Unione sovietica, e quel che ne resta nella Russia attuale, sarebbe stata assai meno potente e forse non sarebbe nemmeno esistita senza la scelta dell\u2019autodecisione<a id=\"_ftnref31\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn31\">[31]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Bene. Ma in che modo queste osservazioni possono essere utili a noi, che viviamo da pi\u00f9 di un secolo proprio <em>nel centro <\/em>del capitalismo europeo?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">A mio parere queste tesi di Lenin ci aiutano quanto meno a comprendere <em>il riemergere di questioni nazionali <\/em>anche nell\u2019Europa ipercapitalistica e imperialista di oggi, e a porre il problema del nesso attuale fra tali questioni e quelle di classe. Certo, la situazione \u00e8 assai diversa da quella in cui Lenin scriveva: ma lo \u00e8 proprio perch\u00e9 il principio dello <em>sviluppo ineguale<\/em> ha lavorato pi\u00f9 che egregiamente, conducendo ad un grande squilibrio di potere tra Stati Uniti e Europa e all\u2019interno dell\u2019Europa stessa, ponendo cos\u00ec in forme inedite il problema del rapporto tra lotta di classe e recupero della sovranit\u00e0 nazionale anche negli attuali paesi capitalistici. Pu\u00f2 uno scontro tra nazioni europee e\/o tra parte di queste e gli Sati Uniti, riaccendere la lotta di classe? Oppure: pu\u00f2 una ripresa della lotta di classe dar vita a una vera, autonoma ed efficace <em>politica<\/em> senza porre una nuova questione nazionale, ossia senza porre la questione della riconquista democratica della <em>sovranit\u00e0 nazionale <\/em>come premessa per la costruzione di rapporti internazionali cooperativi, <em>condicio sine qua non <\/em>di una trasformazione dei rapporti sociali interni?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Orbene, Lenin ha in qualche modo previsto <em>una situazione paragonabile a quella che stiamo vivendo<\/em>. Discutendo con Rosa Luxemburg, dopo aver tra l\u2019altro ripetuto che una guerra nazionale pu\u00f2 trasformarsi in una guerra imperialista e viceversa, cos\u00ec continua:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">\u201cE\u2019 sommamente improbabile che la guerra imperialista degli anni 1914-1916 si trasformi in guerra nazionale, perch\u00e9 la classe che rappresenta uno sviluppo <em>progressivo <\/em>\u00e8 il proletariato, il quale tende obiettivamente a trasformare questa guerra in guerra civile contro la borghesia; e anche perch\u00e9 le forze delle due coalizioni non sono molto diverse e il capitale finanziario internazionale ha creato dappertutto una borghesia reazionaria. Ma non possiamo affermare che una tale trasformazione <em>sia impossibile<\/em>: <em>se <\/em>il proletariato <em>europeo <\/em>dovesse dimostrarsi impotente ancora per venti anni, <em>se <\/em>l\u2019attuale guerra dovesse finire con vittorie di tipo napoleonico e con la soggezione di tutta una serie di Stati nazionali capaci di vita autonoma, <em>se<\/em> anche l\u2019imperialismo extraeuropeo (americano e giapponese principalmente) durasse per venti anni senza che si arrivasse al socialismo, per esempio a causa di una guerra nippo-americana, allora sarebbe possibile in Europa una grande guerra nazionale. Ci\u00f2 implicherebbe per l\u2019Europa una <em>involuzione <\/em>di parecchi decenni. Ci\u00f2 \u00e8 improbabile. Ma non \u00e8 impossibile, giacch\u00e9 sarebbe antidialettico, antiscientifico e teoricamente sbagliato rappresentarsi la storia del mondo come una continua e regolare marcia in avanti, senza qualche gigantesco salto indietro<a id=\"_ftnref32\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftn32\">[32]<\/a>\u201d.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: left;\">Mancata trasformazione (da noi) della guerra imperialista 1914-1945 in rivoluzione socialista, vittoria \u201cnapoleonica\u201d degli Stati Uniti su <em>tutta <\/em>l\u2019Europa, vittoria \u2013 pur non totale \u2013 della Germania nella riorganizzazione diseguale del capitalismo europeo. Insomma: un forte <em>squilibrio di poteri <\/em>con la conseguente distinzione, se non tra oppressi e oppressori, tra vincenti e perdenti, all\u2019interno della stessa compagine capitalistica pi\u00f9 sviluppata; squilibrio che \u00e8 anche meccanismo fondamentale di riproduzione dei rapporti sociali attraverso i \u201cvincoli esterni\u201d atlantisti ed europeisti. Pur se tutto ci\u00f2 \u00e8 reso estremamente complicato dall\u2019interpenetrazione dei capitali nel Vecchio continente e in tutto l\u2019Occidente, \u00e8 chiaro che la riscoperta anche da parte nostra della dimensione nazionale in Europa (sia essa o meno un passo indietro rispetto a una qualche presunta linearit\u00e0 storica), se non pu\u00f2 \u2013 e non deve \u2013 essere dedotta dalle parole di Lenin o di chicchessia, \u00e8 quanto meno non incompatibile con l\u2019orientamento teorico generale di quel grande rivoluzionario, e come tale \u201cinfaticabile studioso\u201d.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref1\">[1]<\/a> L\u2019imperialismo \u201ctriadico\u201d, nell\u2019accezione di Samir Amin, \u00e8 quello formato dall\u2019equilibrio (oggi assai instabile) tra la superpotenza Usa e i comprimari europei e giapponesi, ai danni del resto del mondo: si veda Samir Amin, <em>Per un mondo multipolare<\/em>, Punto Rosso, Milano, 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref2\">[2]<\/a> Per una dettagliata critica di queste posizioni, che hanno purtroppo egemonizzato il movimento altermondialista con conseguenze che paghiamo ancora oggi, rimando al mio \u201cOccupy Lenin\u201d, in Leo Panitch, Greg Albo, Vivek Chibber, <em>The<\/em> <em>Question of Strategy<\/em>. <em>The Socialist Register 2013<\/em>, Merlin Press, Wellingborough, 2012, pp. 84-97 (se ne trova una traduzione qui: <a href=\"https:\/\/www.controappuntoblog.org\/2012\/08\/07\/occupy-lenin-lultimo-saggio-di-mimmo-porcaro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.controappuntoblog.org\/2012\/08\/07\/occupy-lenin-lultimo-saggio-di-mimmo-porcaro\/<\/a>). Sul tema si veda anche, Stefano Calzolari, Mimmo Porcaro, <em>L\u2019invenzione della politica. Movimenti e potere<\/em>, Punto Rosso, Milano, 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref3\">[3]<\/a> Emiliano Brancaccio, \u201cMomento Lenin: tra debito, dazi e guerra\u201d, https:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2025\/03\/10\/momento-lenin-trump-cina-europa-riarmo\/?refresh_ce=1<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref4\">[4] <\/a>Lenin, <em>L\u2019imperialismo, fase suprema del capitalismo<\/em>, Editori Riuniti, Roma, 1970.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn5\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref5\">[5] <\/a>Elias Canetti, <em>Potere e sopravvivenza<\/em>, Adelphi, Milano, 1974, p. 13.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn6\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref6\">[6] <\/a>Un solo esempio (trai mille possibili) tratto dai testi a cui ci stiamo particolarmente riferendo: \u201cIl metodo di Marx consiste prima di tutto nel considerare il contenuto <em>oggettivo<\/em> del processo storico <em>in un determinato momento concreto<\/em>, in una data situazione, nel comprendere prima di tutto quale movimento e di quale classe \u00e8 la molla fondamentale del progresso possibile <em>in una situazione concreta<\/em>\u201d[6]. Lenin, <em>Sotto la bandiera altrui, <\/em>in <em>Opere complete<\/em>, Editori Riuniti, Roma, 1965-67 (d\u2019ora in poi <em>OC<\/em>), vol. 21, p. 127, corsivi nostri. Quanto alla \u201cverit\u00e0 concreta\u201d si vedano le pagine, tuttora attualissime, del terzo capitolo del <em>Che fare? Problemi scottanti del nostro movimento<\/em>, a cura di Vittorio Strada, Einaudi, Torino, 1971.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn7\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref7\">[7] <\/a>Louis Fischer, <em>Vita di Lenin<\/em>, Il Saggiatore, Milano, 1967, vol. 1, cap. 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn8\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0Stathis Kouv\u00e9lakis, <em>Lenin lettore di Hegel<\/em>, https:\/\/sinistrainrete.info\/marxismo\/8398-stathis-kouvelakis-lenin-lettore-di-hegel.html.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn9\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0Lenin, <em>Quaderni Filosofici<\/em>, con una introduzione su \u201cIl marxismo e Hegel\u201d di Lucio Colletti, Feltrinelli, Milano, 1970; si veda anche la pi\u00f9 recente edizione PiGreco, Milano, 2021, con introduzione di Roberto Fineschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn10\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0Id., <em>Materialismo ed empiriocriticismo<\/em>, Editori Riuniti, Roma, 1973.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn11\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0<em>Ibidem<\/em>, pp. 85-90, 112-113, 130-133<em>\u00a0e passim.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn12\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0Id., <em>Intorno a una caricatura del marxismo e all\u2019 \u201deconomismo imperialistico\u201d, OC,\u00a0<\/em>vol. 23, p. 34.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn13\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref13\">[13]<\/a>\u00a0Id., <em>Sotto la bandiera altrui, OC,\u00a0<\/em>vol. 21, p. 129.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn14\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0Id., <em>A proposito del &lt;&lt;Programma di pace&gt;&gt;, OC, <\/em>vol. 22, pp.167-8.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn15\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref15\">[15]<\/a>\u00a0Id., <em>Sulla pace separata, OC, <\/em>vol<em>. <\/em>23, p. 129.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn16\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref16\">[16]<\/a>\u00a0\u201cLa rivoluzione socialista non \u00e8 un atto isolato, una battaglia isolata su un solo fronte, ma tutta un\u2019epoca di acuti conflitti di classe, una lunga serie di battaglie su tutti i fronti, cio\u00e8 su tutte le questioni dell\u2019economia e della politica, battaglie che possono terminare soltanto con l\u2019espropriazione della borghesia.\u201d, Id., <em>La rivoluzione socialista e l\u2019autodecisione<\/em>, <em>OC<\/em>, vol. 22, p. 148.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn17\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0Id., <em>Sulla parola d\u2019ordine degli Stati uniti <\/em><em>d\u2019Europa, OC, <\/em>vol.21, pp. 311-12.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn18\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0Id., <em>Il fallimento della II Internazionale<\/em>, OC, vol.21, p.191.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn19\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref19\">[19]<\/a>\u00a0<em>Ibidem<\/em>, p.192. Una definizione analoga, e pi\u00f9 nota, si trova in un importante scritto postrivoluzionario, <em>L\u2019estremismo, malattia infantile del comunismo<\/em>, Editori Riuniti, Roma, 1970, p. 137, ed \u00e8 ulteriormente precisata a p. 152.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn20\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref20\">[20]<\/a>\u00a0Id, <em>Quaderni filosofici<\/em>, cit., pp. 149-155, 169, 173.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn21\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref21\">[21]<\/a>\u00a0Id., <em>Lettere da lontano<\/em>, <em>OC<\/em>, vol. 23, pp. 299-331, in particolare p. 304. Questo testo \u00e8 tra le fonti di un saggio a suo tempo famoso (e meritevole di una riconsiderazione) in cui Althusser poneva teoricamente il problema, risolto \u201cpraticamente\u201d da Lenin, del rapporto tra la contraddizione fondamentale e le sue concrete condizioni di efficacia: Louis Althusser, <em>Contraddizione e surdeterminazione<\/em>, in <em>Per Marx<\/em>, Editori Riuniti, Roma, 1974, pp. 69-107.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn22\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref22\">[22]<\/a>\u00a0Id., <em>L\u2019estremismo<\/em>, cit., p. 155.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn23\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref23\">[23]<\/a> \u201cBisogna comprendere [\u2026] che non si pu\u00f2 vincere senza aver appreso la scienza dell\u2019offensiva e la scienza della ritirata\u201d, <em>Ibidem<\/em>, p. 18.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn24\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref24\">[24]<\/a>\u00a0Id., <em>La sconfitta del proprio governo nella guerra imperialistica, OC, <\/em>vol<em>. <\/em>21, p. 253.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn25\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref25\">[25]<\/a>\u00a0Un contributo, pur se datato, a questa discussione pu\u00f2 essere il mio <em>Machiavelli 2017. Tra partito connettivo e partito strategico<\/em>, https:\/\/contropiano.org\/documenti\/2017\/04\/07\/machiavelli-2017-partito-connettivo-partito-strategico-090665.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn26\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref26\">[26]<\/a>\u00a0Lenin, <em>L\u2019estremismo<\/em>, <em>cit<\/em>. pp. 81-82, l\u2019ultimo corsivo \u00e8 nostro.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn27\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref27\">[27]<\/a>\u00a0Id., <em>La rivoluzione socialista e l\u2019autodecisione, <\/em><em>OC<\/em>, vol.22, p. 152 , corsivi nostri.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn28\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref28\">[28]<\/a>\u00a0Id. <em>Intorno a una caricatura del marxismo, cit.<\/em>, p. 57, corsivi nostri.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn29\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref29\">[29]<\/a>\u00a0Id., <em>La rivoluzione socialista e l\u2019autodecisione<\/em>, cit., pp. 151-3, corsivi nostri.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn30\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref30\">[30]<\/a>\u00a0Edward H. Carr, <em>La rivoluzione bolscevica, 1917-1923<\/em>, Einaudi, Torino, 1964, capp. XI e XII.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn31\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref31\">[31]<\/a>\u00a0<em>Ibidem<\/em>, pp. 364-367.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a id=\"_ftn32\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/#_ftnref32\">[32]<\/a>\u00a0Lenin, <em>A proposito dell\u2019opuscolo di Junius<\/em>, <em>OC, <\/em>22, 309-9.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/11\/guerra-e-controrivoluzione-i-conti-con-lenin\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Mimmo Porcaro) 1. Dalla pace alla guerra Viviamo in tempi tumultuosi, tempi di guerra. 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Oggi, quando gli stati capitalistici di cui si era profetizzata l\u2019irrilevanza si militarizzano verso l\u2019esterno e verso l\u2019interno, chi intende superare l\u2019attuale organizzazione sociale non pu\u00f2 cavarsela con una politica fatta solo dell\u2019affermare la propria&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":97,"featured_media":89999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/IMG_0516-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-o63","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92631"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/97"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=92631"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92631\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":92675,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92631\/revisions\/92675"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/89999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=92631"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=92631"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=92631"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}