{"id":9271,"date":"2013-08-06T09:06:37","date_gmt":"2013-08-06T09:06:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9271"},"modified":"2013-08-06T09:06:37","modified_gmt":"2013-08-06T09:06:37","slug":"manifesto-tq-sul-patrimonio-storico-e-artistico-della-nazione-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9271","title":{"rendered":"MANIFESTO TQ SUL PATRIMONIO STORICO E ARTISTICO DELLA NAZIONE ITALIANA"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t<em>Il gruppo TQ, composto da scrittori, critici, editori, operatori culturali, freelance e giornalisti di et&agrave; compresa fra i trenta e i quarant&#039;anni (da cui il nome del movimento), nasce a Roma nell&#039;aprile 2011. Nel manifesto si legge che &ldquo;TQ si &egrave; raccolta non attorno a istanze estetiche, bens&igrave; politiche e sociali. Questo non &egrave;, infatti, un movimento artistico o letterario nel senso novecentesco del termine, ma un gruppo di intellettuali e lavoratori della conoscenza che ha l&rsquo;ambizione di intervenire nel cuore della societ&agrave; italiana e nel tessuto ormai consunto delle sue relazioni materiali&rdquo;. Dopo un&#039;iniziale fiammata seguita con qualche attenzione dalla stampa mainstream, il movimento si esaurisce<\/em><i>, lasciando comunque alcuni documenti importanti come i due che presentiamo, uno dedicato al patrimonio storico-artistico dell&#039;Italia, l&#039;altro all&#039;editoria. <\/i>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: center\">\n\t<strong>MANIFESTO TQ SUL PATRIMONIO STORICO E ARTISTICO <\/strong>\n<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: center\">\n\t<strong>DELLA NAZIONE ITALIANA<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t<em>Primo<\/em><strong>. <\/strong>Occorre affermare con forza la <strong>funzione civile e costituzionale <\/strong>del patrimonio. Occorre dire che il patrimonio non &egrave; un lusso per i ricchi n&eacute; &egrave; un mezzo per intrattenersi nel &ldquo;tempo libero&rdquo;, ma al contrario serve all&rsquo;aumento della cultura ed &egrave; un importante strumento per la rimozione degli &ldquo;ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana&rdquo; e per l&rsquo;attuazione piena dell&rsquo;eguaglianza costituzionale. E occorre anche dire che, dunque, il suo fine non &egrave; quello di produrre reddito. Che, cio&egrave;, il patrimonio storico e artistico della nazione<strong> non &egrave; il petrolio d&rsquo;Italia.<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t<em>Secondo<\/em><strong>.<\/strong> Il patrimonio di propriet&agrave; pubblica deve essere <strong>mantenuto con denaro pubblico<\/strong>: esattamente come le scuole o gli ospedali pubblici. Fatti salvi i principi generali di competenza (per cui vedi il punto 7) potranno ammettersi al pi&ugrave; concorsi privati di finanziamenti, di controllata finalizzazione costituzionale. Il patrimonio di propriet&agrave; pubblica deve rimanere tale: e sono dunque inammissibili le alienazioni di sue parti a privati. Esso non deve essere privatizzato nemmeno moralmente o culturalmente attraverso prestiti, noleggi, appalti gestionali esclusivi o cessioni temporanee che di fatto ne sottraggono alla collettivit&agrave; il governo, immancabilmente socializzandone le perdite (in termine di conservazione e di degrado culturale) e privatizzandone gli eventuali utili.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t<em>Terzo<\/em><strong>.<\/strong> Il patrimonio appartiene alla nazione italiana (e in un senso pi&ugrave; lato esso &egrave; un bene comune all&rsquo;intera umanit&agrave;), e anzi la rappresenta e la struttura non meno della lingua. &Egrave; per questo che il sistema di tutela deve rimanere nazionale e statale, e non pu&ograve; essere <strong>regionalizzato o localizzato.<\/strong>\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t<em>Quarto<\/em><strong>.<\/strong> Il patrimonio &egrave;<strong> propriet&agrave; di ogni cittadino<\/strong> (non <em>pro quota<\/em>, ma per intero) senza differenze di credo religioso. Il patrimonio, cio&egrave;, &egrave; laico: ed &egrave; tale anche quello religioso e sacro. In altre parole, al significato sacro delle grandi chiese monumentali italiane si &egrave; sovrapposto un significato costituzionale e civile che, non negando il primo, impedisce alla gerarchia ecclesiastica di disporre a suo arbitrio di tali porzioni del patrimonio stesso.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t<em>Quinto<\/em><strong>.<\/strong> Il patrimonio che abbiamo ereditato dalle generazioni passate e che dobbiamo trasmettere a quelle future (e del quale dobbiamo render conto a tutta l&rsquo;umanit&agrave;) deve rimanere affidato ad una<strong> rete di tutela<\/strong> <strong>che obbedisca alla Costituzione<\/strong>, alla legge, alla scienza e alla coscienza, e non pu&ograve; cadere nella disponibilit&agrave; delle autorit&agrave; politiche che decidono a maggioranza. Ogni forma del plebiscitarismo ormai largamente invalso nel Paese appare, infatti, particolarmente pericolosa se applicata al patrimonio.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t<em>Sesto<\/em><strong>.<\/strong> Il patrimonio storico e artistico italiano &egrave; coesteso e fuso all&rsquo;ambiente e va tutelato, conosciuto e comunicato nella sua dimensione organica e continua. &Egrave; inaccettabile ogni politica culturale che si concentri sui cosiddetti capolavori &ldquo;assoluti&rdquo; (cio&egrave;, letteralmente, &ldquo;sciolti&rdquo;: da ogni rete di rapporti significanti) per espiantarli e forzarli in percorsi espositivi dal valore conoscitivo nullo. In altre parole, in Italia <strong>gli eventi stanno uccidendo i monumenti<\/strong>: e occorre, dunque, una drastica inversione di rotta. Nella stragrande maggioranza, le mostre di arte antica sono pure operazioni di marketing che strumentalizzano le opere, ignorano la ricerca e promuovono una ricezione passiva calcata sul modello televisivo: la discussione e l&rsquo;adozione di un codice etico &ndash; e innanzitutto di una severa moratoria &ndash; per le mostre appare dunque urgentissima.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t<em>Settimo<\/em><strong>.<\/strong> &Egrave; vitale affidare la tutela materiale e morale del patrimonio a <strong>figure professionali di sperimentata competenza tecnica e culturale<\/strong>. A seconda dei vari ruoli, esse sono quelle degli storici dell&rsquo;arte, degli archeologi, degli architetti, dei restauratori diplomati dall&rsquo;ICR e dall&rsquo;OPD. Non ha invece alcuna identit&agrave; specifica (n&eacute; sul piano intellettuale, n&eacute; su quello professionale) la figura del cosiddetto &ldquo;operatore dei Beni culturali&rdquo;.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t<em>Ottavo<\/em><strong>. <\/strong>Occorre dunque mettere radicalmente in discussione<strong> l&rsquo;invenzione dei corsi e delle facolt&agrave; di Beni culturali<\/strong>. Non solo la loro esistenza &egrave; intenibile sul piano intellettuale (qual &egrave; infatti lo statuto epistemologico dei cosiddetti Beni culturali?), ma sostituendo agli storici dell&rsquo;arte-umanisti figure di &ldquo;esperti&rdquo; o &ldquo;tecnici&rdquo; tali corsi e facolt&agrave; pongono le premesse per l&rsquo;azzeramento della tutela e dell&rsquo;attribuzione di senso culturale al patrimonio stesso. Occorre invece ribadire con forza che la<strong> funzione primaria degli storici dell&rsquo;arte come umanisti<\/strong> &egrave; quella di favorire &ldquo;la riappropriazione critica degli spazi pubblici e dei beni comuni&rdquo;. Combattere, cio&egrave;, perch&eacute; il tessuto storico delle nostre citt&agrave; torni ad essere lo strumento di crescita culturale garantito dalla Costituzione, e sfugga all&rsquo;alternativa tra la distruzione e la trasformazione in un parco di intrattenimento a pagamento.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t<em>Nono<\/em><strong>.<\/strong> &Egrave; necessario restituire dignit&agrave; e utilit&agrave; intellettuali alla presenza della <strong>storia dell&rsquo;arte sui media italiani<\/strong>: che attualmente &egrave; dilagante, quanto mortificante. Chi pu&ograve; dire di aver appreso, tramite un giornale italiano, qualcosa circa l&rsquo;attualit&agrave; della ricerca storico-artistica? Quale saggio, idea, prospettiva scientifica, scuola di pensiero ha potuto trovare uno spazio per presentarsi al grande pubblico? Il novanta per cento degli articoli che trattano di storia dell&rsquo;arte si occupa di mostre essendone, di fatto, una pubblicit&agrave; pi&ugrave; o meno occulta: gli sponsor comprano sempre pi&ugrave; spesso intere pagine dei grandi quotidiani italiani in cui pubblicare stralci del catalogo accanto ad interventi promozionali di noti storici dell&rsquo;arte. La storia dell&rsquo;arte rappresenta, di fatto, il fronte pi&ugrave; avanzato della mutazione mediatica del dibattito culturale in marketing occulto.\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\t<em>Decimo<\/em><strong>.<\/strong> Il fronte pi&ugrave; importante nella battaglia per la salvezza del patrimonio storico e artistico italiano &egrave; quello che passa nella <strong>scuola<\/strong>. &Egrave; vitale difendere e anzi ampliare l&rsquo;asfittico spazio concesso negli orari scolastici a quella &ldquo;storia dell&rsquo;arte che ogni italiano dovrebbe imparar da bambino come una lingua viva, se vuole aver coscienza intera della propria nazione&rdquo; (la citazione &egrave; da Roberto Longhi).\n<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\" class=\"western\">\n\tChi davvero ha a cuore il futuro delle opere d&rsquo;arte, e della natura e della storia che le hanno generate &ndash; cio&egrave; chi ha a cuore il futuro del nostro Paese , deve lottare perch&eacute; le prossime generazioni escano dall&rsquo;<strong>analfabetismo figurativo <\/strong>che ha afflitto quelle precedenti, e che ha sempre reso cieca la classe dirigente della Repubblica.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il gruppo TQ, composto da scrittori, critici, editori, operatori culturali, freelance e giornalisti di et&agrave; compresa fra i trenta e i quarant&#039;anni (da cui il nome del movimento), nasce a Roma nell&#039;aprile 2011. 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