{"id":92867,"date":"2025-11-25T10:50:30","date_gmt":"2025-11-25T09:50:30","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92867"},"modified":"2025-11-25T10:50:30","modified_gmt":"2025-11-25T09:50:30","slug":"fidel-il-fuoco-non-se-spento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92867","title":{"rendered":"Fidel, il fuoco non s\u2019\u00e8 spento"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Matteo Parini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-92868\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fidelcastro_0-300x188.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fidelcastro_0-300x188.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fidelcastro_0-1024x640.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fidelcastro_0-768x480.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/fidelcastro_0.jpg 1440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>\u201cNel 1956 saremo liberi o martiri\u201d. Lo disse Fidel Castro che, insieme al fratello Ra\u00fal, a Juan Manuel M\u00e1rquez, a Ernesto Che Guevara, a Camilo Cienfuegos, a Juan Almeida e ad altri valorosi compagni, si preparava nella mente e nel corpo a scrivere una pagina imperitura di storia rivoluzionaria. Camminavano senza sosta per le strade di Citt\u00e0 del Messico, scalavano montagne, forgiavano la capacit\u00e0 di difesa personale, la tattica di guerriglia e le pratiche di tiro. Fidel, in cuor suo, sapeva benissimo come sarebbe andata a finire e che l\u2019alba di una nuova Cuba fosse ormai soltanto questione di tempo, cos\u00ec come la fine della dittatura di Fulgencio Batista.<\/p>\n<p>Un anno prima \u2013 era l\u2019estate del 1955 -constatata l\u2019impossibilit\u00e0 di proseguire la lotta con mezzi legali contro il regime efferato e corrotto, Fidel Castro era partito alla volta del Messico con l\u2019obiettivo non pi\u00f9 procrastinabile dell\u2019insurrezione armata. Furono giorni difficili, vissuti in condizioni economiche precarie e sotto la sorveglianza asfissiante degli sgherri di Batista, che tuttavia non limitarono la sua intensa opera di diffusione delle idee rivoluzionarie e lungimiranti.<\/p>\n<p>Due mesi prima, grazie a una pressione popolare tale da far presagire la piega che gli eventi avrebbero preso, Fidel aveva lasciato il carcere dove era stato rinchiuso in seguito all\u2019assalto fallito alla caserma Moncada, l\u2019epicentro del potere centrale a Santiago di Cuba. La sconfitta del blitz dei centosessanta uomini reclutati tra operai e studenti fu accompagnata, per\u00f2, dalla nascita del Movimento 26 Luglio che, di l\u00ec a poco, sarebbe diventato il grimaldello con cui la forza popolare avrebbe scardinato la repressione di Batista.<\/p>\n<p>Dietro le sbarre, nella celebre arringa difensiva, Fidel ammon\u00ec gli apparati di potere affermando: \u201cNessun\u2019arma, nessuna forza \u00e8 capace di vincere un popolo che si decide a lottare per i suoi interessi\u201d. Quando, nel luglio del 1956, la polizia messicana intervenne dopo aver scoperto il suo accampamento e sequestrato le armi, ponendo lui e i suoi uomini in stato detentivo, Fidel comprese che i tempi dell\u2019azione fossero ormai maturi.<\/p>\n<p>Usciti di prigione, i futuri liberatori di Cuba acquistarono l\u2019imbarcazione che sarebbe stata poi battezzata Granma e con la quale, la mattina del 25 novembre 1956, per una suggestiva coincidenza temporale del destino, salparono dal fiume Tuxpan in direzione dell\u2019isola che sarebbe divenuta ribelle. A bordo vi erano ottantadue combattenti, con un\u2019et\u00e0 media di soli ventisette anni.<\/p>\n<p>Dopo una settimana di navigazione sbarcarono a Las Coloradas, punto strategico sulla costa sud-occidentale dell\u2019allora provincia d\u2019Oriente. A Cinco Palmas avvenne il ricongiungimento con Ra\u00fal e prese forma una forza rivoluzionaria che, come una valanga, avanzava inesorabile aumentando la propria energia, sostenuta anche dalla massa contadina. Era la genesi dell\u2019Esercito Ribelle.<\/p>\n<p>Nel gennaio del 1957 la storia registr\u00f2 la prima significativa vittoria contro gli uomini di Batista, quando Fidel, assurto a Comandante in Capo del Movimento 26 Luglio, guid\u00f2 l\u2019assalto alla caserma di La Plata. Per venticinque interminabili mesi la sua colonna \u2013 la numero uno, intitolata all\u2019eroe di Cuba Jos\u00e9 Mart\u00ed \u2013 sfianc\u00f2 la resistenza dell\u2019esercito del regime, finch\u00e9, nel contesto di uno sciopero generale che vide i lavoratori decisi a dare la spallata finale a un\u2019epoca terribile per il popolo cubano, il 1\u00ba gennaio del 1959 Castro entr\u00f2 da trionfatore a Santiago.<\/p>\n<p>Una settimana pi\u00f9 tardi fece il suo ingresso all\u2019Avana, e il cerchio della storia si chiuse il successivo 13 febbraio, quando venne nominato Primo Ministro del Governo Rivoluzionario. Infine, nell\u2019ottobre del 1965, fu eletto primo segretario del Partito Comunista di Cuba e ratificato nei cinque congressi successivi. Il resto \u00e8 la parabola cubana, rivoluzionaria e socialista, che ancora oggi, a distanza di sessant\u2019anni, non smette di essere stella polare dei popoli in lotta per l\u2019autodeterminazione contro l\u2019impero statunitense.<\/p>\n<p>Con l\u2019incrollabile sostegno della gente comune che lo ha amato visceralmente alla stregua di un padre, Fidel, fino al giorno della sua dipartita terrena avvenuta proprio il 25 novembre di nove anni fa, ha reso concreta e duratura la speranza che un mondo di tutti e per tutti, diverso da quello disumano del capitalismo, fosse davvero possibile. Mentre gli USA, con la complicit\u00e0 dell\u2019Occidente, ordivano attentati alla sua persona, affamavano il popolo cubano con un embargo criminale e riversavano sull\u2019isola malattie e sabotaggi, lui istituiva, a soddisfare il suo desiderio pi\u00f9 nobile, la Brigata Medica, esportando dottori ovunque nel mondo ce ne fosse bisogno. Vita, quando lo stesso mondo era solito esportare armi, distruzione e morte.<\/p>\n<p>Nato il 13 agosto 1926 a Bir\u00e1n, suo padre, \u00c1ngel Castro Argiz figlio di contadini della Galizia, era un ricco proprietario terriero e colono di campi di canna da zucchero. Sua madre, Lina Ruz Gonz\u00e1lez, proveniva, invece, da una famiglia contadina della provincia di Pinar del R\u00edo. Avrebbe quindi potuto regalarsi una vita da privilegiato grazie alla condizione economica familiare e alla possibilit\u00e0 di completare un ciclo scolastico di eccellenza. Prima le scuole elementari nei collegi cattolici privati La Salle e Dolores, poi il liceo a Santiago di Cuba e infine il collegio Bel\u00e9n della Compagnia di Ges\u00f9 all\u2019Avana, dove consegu\u00ec il diploma. Prosegu\u00ec, infine, con la facolt\u00e0 di Diritto, Scienze Sociali e Diritto Diplomatico all\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Avana.<\/p>\n<p>Eppure, gi\u00e0 dai banchi universitari, Fidel abbracci\u00f2 immediatamente la lotta politica nel seno dell\u2019ecosistema studentesco in fermento. Nel pi\u00f9 puro spirito internazionalista divenne membro di diverse organizzazioni studentesche progressiste e antimperialiste, quali il Comitato per l\u2019Indipendenza di Puerto Rico, il Comitato 30 Settembre, di cui fu fondatore, e il Comitato Prodemocrazia Domenicana. Ancora studente, si arruol\u00f2 in una spedizione organizzata per defenestrare il dittatore dominicano Rafael Le\u00f3nidas Trujillo. Poi fu la volta del Venezuela, di Panama e della Colombia, dove si rec\u00f2 come dirigente studentesco per organizzare il Congresso Latinoamericano degli Studenti. E fu proprio in Colombia che rischi\u00f2 seriamente di morire, quando, nel mezzo di una ribellione popolare, sopravvisse per pura casualit\u00e0 alla violenza della repressione governativa.<\/p>\n<p>Dopo la laurea si dedic\u00f2 alla difesa dei pi\u00f9 umili, per i quali la tutela legale non era nemmeno un\u2019opzione. Ma fu il 10 marzo 1952 la data decisiva: il colpo di stato contro Carlos Pr\u00edo Socarr\u00e1s fece piombare Cuba nell\u2019inferno del brutale regime militare di Batista eterodiretto da Washington, tra violenza, corruzione e criminalit\u00e0 diffusa che trasformarono l\u2019isola nel bordello a cielo aperto degli Stati Uniti. Il punto di non ritorno.<\/p>\n<p>Il resto \u00e8 la storia rivoluzionaria che far\u00e0 di Fidel Castro un\u2019inesauribile fonte di ispirazione e della Rivoluzione \u2013 alla cui causa dedic\u00f2 un\u2019intera vita \u2013 un precedente capace di alimentare il sogno di giustizia e libert\u00e0 in ogni angolo della Terra fiaccato dalla prevaricazione dei pochi sulla pelle dei molti. Oggi, a nove anni dalla morte, il suo tragitto politico continua a incarnare l\u2019idea di dignit\u00e0 nazionale, resistenza, solidariet\u00e0, impegno sociale, orgoglio identitario. Sentimenti profondi e inestimabili che hanno cementato la simbiosi di Castro con il popolo cubano. Checch\u00e9 ne racconti, in chiave denigratoria, la propaganda occidentale.<\/p>\n<p>Castro \u00e8 la declinazione cubana del marxismo, abbracciato pi\u00f9 attraverso l\u2019esperienza politica, la militanza e lo studio delle ingiustizie che per formazione ideologica originaria, che divenne l\u2019arma pi\u00f9 potente di emancipazione popolare; il manifesto dell\u2019identit\u00e0 politica e il caposaldo della costruzione istituzionale dello Stato cubano capace di resistere a decenni di aggressione da parte dell\u2019ingombrante vicino. Quindici presidenti ha visto Fidel Castro succedersi alla Casa Bianca, senza che nessuno di loro riuscisse a piegare la forza immortale delle sue idee.<\/p>\n<p>\u201cLa historia me absolver\u00e1\u201d, ammon\u00ec Fidel Castro durante il celebre discorso di autodifesa al processo per l\u2019assalto alla caserma Moncada. Ma si sbagliava per difetto: la storia non solo lo ha assolto, lo ringrazia ancora oggi.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/25\/fidel-il-fuoco-non-se-spento\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/25\/fidel-il-fuoco-non-se-spento\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Matteo Parini) \u201cNel 1956 saremo liberi o martiri\u201d. Lo disse Fidel Castro che, insieme al fratello Ra\u00fal, a Juan Manuel M\u00e1rquez, a Ernesto Che Guevara, a Camilo Cienfuegos, a Juan Almeida e ad altri valorosi compagni, si preparava nella mente e nel corpo a scrivere una pagina imperitura di storia rivoluzionaria. 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