{"id":92888,"date":"2025-11-27T08:30:02","date_gmt":"2025-11-27T07:30:02","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92888"},"modified":"2025-11-27T14:05:33","modified_gmt":"2025-11-27T13:05:33","slug":"la-turistificazione-come-dispositivo-di-governo-neoliberale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92888","title":{"rendered":"La turistificazione come dispositivo di governo neoliberale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Thomas Fazi)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-92937 size-large\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3196-681x1024.jpeg\" alt=\"\" width=\"681\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3196-681x1024.jpeg 681w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3196-199x300.jpeg 199w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3196-768x1155.jpeg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3196-1021x1536.jpeg 1021w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/IMG_3196.jpeg 1170w\" sizes=\"(max-width: 681px) 100vw, 681px\" \/><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\">\n<p><em>Per gentile concessione dell\u2019editore pubblichiamo la prefazione del libro di Antonio di Siena, <a href=\"https:\/\/www.ladedizioni.it\/prodotto\/turisti-a-casa-nostra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Turisti a casa nostra<\/a>\u00a0(LAD, 2025). Buona lettura!<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 un libro che si distingue per molti motivi, a partire dalla capacit\u00e0 di mescolare sapientemente racconto e analisi, esperienza vissuta e teoria, storie e storia, immagini \u2013 vivide, vividissime \u2013 e numeri. \u00c8 come un lungo piano sequenza in cui la macchina da presa si muove tra le strade, le case e le persone che le abitano, si sofferma sui loro volti e sulle loro sofferenze, ci catapulta all\u2019interno delle loro lotte, per poi librarsi in cielo e mostrarci dall\u2019alto gli ingranaggi invisibili che stanno lentamente trasformando \u2013 o, in larga parte, hanno gi\u00e0 trasformato \u2013 le nostre citt\u00e0. In questo modo riesce nella rara impresa di restituire, in tutta la sua carnalit\u00e0, un fenomeno che altri avrebbero affrontato unicamente con i freddi strumenti dell\u2019analisi, sociologica, economica o politica che sia.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p>Il risultato \u00e8 ancora pi\u00f9 ammirevole se si considera che il fenomeno in questione \u2013 la turistificazione \u2013 \u00e8 tuttora in corso: esattamente come fotografare un oggetto in movimento \u00e8 molto pi\u00f9 difficile che catturare qualcosa di statico, anche analizzare dei processi storici mentre si stanno svolgendo \u2013 e nei quali siamo direttamente coinvolti \u2013 \u00e8 assai pi\u00f9 complesso che studiare dall\u2019esterno processi gi\u00e0 compiuti. Ma \u00e8 proprio questo, in ultima analisi, a rendere cos\u00ec appassionante la lettura: Di Siena non \u00e8 un osservatore distaccato e tantomeno imparziale \u2013 e tantomeno fa finta di esserlo \u2013 ma \u00e8 egli stesso uno dei protagonisti del proprio racconto, essendo quest\u2019ultimo, in molti casi, il frutto di esperienze da lui vissute in prima persona: un racconto, dunque, fatto dall\u2019interno, e il cui finale, come vedremo, \u00e8 ancora da scrivere.<\/p>\n<p>In questa sede non mi dilungher\u00f2 troppo sulla natura del processo di turistificazione in s\u00e9, anche perch\u00e9, da non specialista della materia, potrei aggiungere ben poco alla brillante analisi di Di Siena. Piuttosto, mi concentrer\u00f2 su alcune delle dinamiche storiche \u2013 economiche e politiche \u2013 che lo hanno determinato. Prima di farlo, per\u00f2, pu\u00f2 essere utile tratteggiare alcuni degli aspetti pi\u00f9 salienti del fenomeno. Per turistificazione, nell\u2019analisi di Di Siena, si intende un processo sistemico di colonizzazione ed espropriazione delle citt\u00e0 da parte del capitale finanziario, che trasforma lo spazio urbano, la casa, la vita stessa dei cittadini in una merce da cui estrarre valore.<\/p>\n<p>Non indica, dunque, semplicemente la crescita del turismo, ma una vera e propria metamorfosi economica, politica e culturale delle citt\u00e0 contemporanee, soprattutto nel Sud Europa. Ci troviamo, in sostanza, di fronte a un processo attraverso cui le citt\u00e0 vengono progressivamente riconfigurate secondo la logica del turismo e della rendita, smettendo di essere luoghi di riproduzione sociale \u2013 con comunit\u00e0 e identit\u00e0 stabili, servizi, lavoro \u2013 per diventare \u201ccitt\u00e0-merce\u201d o \u201cquartieri-piattaforma\u201d, come scrive Di Siena: spazi orientati al consumo e al ricambio continuo di visitatori.<\/p>\n<p>La turistificazione \u00e8 da intendersi, in sostanza, come una strategia di estrazione di valore in un contesto di bassa crescita, quale quello dell\u2019Europa meridionale, in cui ormai vi \u00e8 ben poco da estrarre dall\u2019economia reale. In tale contesto, le abitazioni diventano la \u201cmateria prima\u201d di un\u2019economia renditiera che lavora su affitti brevi, consumo continuo e servizi turistici.<\/p>\n<p>Questo processo di estrazione di valore si articola su due livelli complementari. Da un lato, i proprietari di casa vengono incentivati a privilegiare gli affitti brevi \u2013 spesso presentati come un modo per \u201cintegrare il reddito\u201d \u2013 ma che in realt\u00e0 spostano una quota crescente dei profitti verso le grandi piattaforme digitali che gestiscono le prenotazioni e impongono le proprie regole, tariffe e commissioni. In questo modo, la piccola propriet\u00e0 viene inglobata in una catena del valore dominata da attori globali che ne drenano la redditivit\u00e0.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato, si verifica una progressiva concentrazione della propriet\u00e0 immobiliare. Attraverso l\u2019imposizione di condizioni di rimborso dei mutui sempre pi\u00f9 onerose, famiglie e piccoli proprietari vengono spinti verso l\u2019insolvenza, aprendo la strada all\u2019espropriazione sistematica degli immobili da parte di banche, societ\u00e0 immobiliari e grandi fondi d\u2019investimento. Ci\u00f2 che inizia come indebitamento individuale si traduce in un trasferimento collettivo di ricchezza reale \u2013 case, quartieri, interi centri urbani \u2013 verso i vertici del capitale finanziario. In sintesi, la turistificazione agisce come un meccanismo di estrazione a doppia mandata: da un lato mercifica l\u2019uso dell\u2019abitazione, dall\u2019altro ne finanziarizza la propriet\u00e0, convertendo lo spazio urbano in una miniera di rendita per il capitale globale. Una vera e propria forma di colonizzazione finanziaria.<\/p>\n<p>Si tratta di un fenomeno per molti versi globale, che per\u00f2, nel Sud Europa, come detto, sembra aver assunto connotati specifici, determinando uno strisciante processo di \u201csecondomondizzazione\u201d, dice Di Siena, in cui il turismo sta progressivamente diventando una monocultura economica: una dipendenza strutturale fondata sulla rendita, la precariet\u00e0 e la deindustrializzazione. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente preoccupante se consideriamo la natura iper-estrattiva di questo modello, che comporta una duplice espropriazione: non solo economica e materiale ma anche simbolica, nella misura in cui quartieri perdono identit\u00e0 e memoria collettiva, diventando \u201cnon-luoghi\u201d pensati per la mobilit\u00e0 e la transitoriet\u00e0.<\/p>\n<p>Di Siena sottolinea giustamente come quest\u2019ultima non rappresenti un effetto collaterale della turistificazione, ma bens\u00ec uno dei suoi obiettivi non dichiarati. La turistificazione, infatti, svolge anche una importante funzione politica: pacifica il conflitto sociale, assorbendo temporaneamente la disoccupazione attraverso lavori precari, stagionali e non sindacalizzati; riduce la pressione per politiche di piena occupazione, sostituendo il welfare con quello che Di Siena chiama un \u201cwelfare surrogato\u201d, cio\u00e8 un sistema di sopravvivenza fondato sulla rendita, l\u2019indebitamento e la precariet\u00e0; e, infine, frammenta le comunit\u00e0, disinnescando alla radice qualunque tentativo di resistenza a cui questo processo potrebbe \u2013 dovrebbe \u2013 dar vita. Lo svuotamento sociale diventa dunque una forma di controllo politico: un vero e proprio dispositivo di governo neoliberale (\u201csvuotare per dominare\u201d).<\/p>\n<p>E qui arriviamo al nocciolo della tesi di Di Siena: ovvero sia che la turistificazione non \u00e8 affatto un processo naturale \u2013 e neanche la conseguenza inevitabile della crisi o al massimo della sua mala gestione \u2013 ma una strategia politica deliberata, promossa e sostenuta dagli Stati dei paesi in questione, finalizzata alla costruzione di \u201cun modello semi-schiavile o \u2013 se vogliamo \u2013 neocoloniale\u201d, come scrive. Di Siena analizza in profondit\u00e0 le politiche adottate dagli Stati al fine di creare le condizioni strutturali che rendano possibile l\u2019estrazione di risorse attraverso il turismo: dalla precarizzazione del mercato del lavoro alla compressione della spesa pubblica e del welfare, dalla riforma dei contratti di locazione alla facilitazione degli sfratti. Tutti interventi che, lungi dall\u2019essere risposte contingenti alla \u201ccrisi\u201d, delineano un vero e proprio modello di governance economica fondato sulla rendita e sull\u2019instabilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>In questa sede, tuttavia, vorrei soffermarmi sul ruolo \u2014 a mio avviso ancor pi\u00f9 decisivo \u2014 giocato in questo processo dall\u2019Unione europea, intesa non semplicemente come cornice istituzionale, ma come sovrastato neoliberale incaricato di coordinare e standardizzare tali politiche a livello continentale. Lungi dal limitarsi a imporre vincoli di bilancio, come vedremo, l\u2019UE ha agito come un meccanismo di centralizzazione del potere economico e normativo, trasformando la cosiddetta \u201cgovernance europea\u201d in una vera e propria infrastruttura di estrazione di valore dal basso verso l\u2019alto. Per parafrasare Marx, potremmo dire che l\u2019Unione europea si configura oggi come il comitato che amministra gli affari comuni delle \u00e9lite finanziarie transnazionali.<\/p>\n<p>Per comprendere appieno il ruolo dell\u2019Unione europea nel processo di turistificazione descritto da Di Siena, occorre tornare alle origini storiche e politiche del progetto di integrazione europea. Fin dall\u2019inizio, l\u2019obiettivo non era soltanto economico, ma profondamente politico: addomesticare le forze del lavoro organizzato, neutralizzando la capacit\u00e0 di conflitto che, nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale, aveva costretto il capitale a condividere una parte significativa dei propri profitti \u2013 e ad accettare una riduzione del proprio potere di classe \u2013 sotto forma di salari, welfare e diritti sociali.<\/p>\n<p>La costruzione europea si configura cos\u00ec dall\u2019origine come una risposta di classe alla crisi degli anni Settanta: una crisi percepita dalle \u00e9lite non solo come un problema di natura economica \u2013 nel senso di una riduzione dei profitti \u2013 ma come minaccia politica, poich\u00e9 l\u2019aumento del potere contrattuale del lavoro \u2013 reso possibile dalla piena occupazione e dalla democrazia industriale \u2013 metteva in discussione la distribuzione del potere e dei profitti all\u2019interno del capitalismo occidentale. Il cosiddetto \u201cvincolo esterno\u201d \u2013 l\u2019idea che la disciplina economica dovesse essere imposta dall\u2019esterno, attraverso regole sovranazionali e mercati finanziari \u2013 divenne fin da allora il principale strumento per contenere la sovranit\u00e0 democratica e restaurare il potere del capitale.<\/p>\n<p>Un primo passo in questa direzione fu il Sistema monetario europeo (SME), istituito nel 1979. Esso leg\u00f2 rigidamente i tassi di cambio fra le valute europee, impedendo alle singole economie di utilizzare la leva monetaria per sostenere l\u2019occupazione e la spesa pubblica. In tal modo, la politica economica nazionale venne progressivamente subordinata agli obiettivi della stabilit\u00e0 dei prezzi e della competitivit\u00e0 esterna: obiettivi funzionali non alla prosperit\u00e0 collettiva, ma alla tutela dei creditori e degli esportatori. Lo SME rappresent\u00f2, di fatto, una prima forma di addomesticamento del lavoro: vincolare la politica monetaria significava togliere ai governi lo strumento con cui, nel dopoguerra, si era garantita piena occupazione.<\/p>\n<p>Con la creazione del mercato unico europeo (1986) e la contestuale liberalizzazione dei movimenti di capitale (1990), questo processo entr\u00f2 in una nuova fase. Le frontiere economiche vennero aperte non tanto per favorire la cooperazione, quanto per creare concorrenza permanente tra Stati e lavoratori. La libera circolazione dei capitali, in particolare, priv\u00f2 i governi della possibilit\u00e0 di controllare i flussi finanziari, ponendo le economie nazionali sotto il ricatto costante dei mercati. Si tratt\u00f2 di un passo decisivo verso la finanziarizzazione dell\u2019economia europea, che trasform\u00f2 il credito, l\u2019immobiliare e il debito in nuovi terreni di estrazione di valore \u2013 gli stessi su cui oggi si fonda, in larga parte, la turistificazione.<\/p>\n<p>La creazione dell\u2019Unione europea \u2013 fondata sulla \u201clibera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali\u201d \u2013 e l\u2019introduzione dell\u2019euro portarono a compimento questa architettura. Cedendo la loro sovranit\u00e0 monetaria, gli Stati rinunciarono alla possibilit\u00e0 di gestire autonomamente il ciclo economico. L\u2019unico strumento rimasto per correggere gli squilibri tra i paesi dell\u2019area euro \u2013 non potendo pi\u00f9 svalutare la moneta \u2013 divenne dunque la svalutazione interna, cio\u00e8 la compressione dei salari, dei diritti e della spesa pubblica. Si inaugur\u00f2 cos\u00ec un modello economico export-led, fondato sulla competizione tra lavoratori europei e sulla riduzione sistematica del costo del lavoro. In nome della competitivit\u00e0, le economie del Sud Europa vennero spinte verso la specializzazione in settori a basso valore aggiunto, tra cui appunto il turismo, mentre i paesi del Nord, e in particolare la Germania, rafforzarono la propria posizione industriale ed esportatrice.<\/p>\n<p>La crisi dell\u2019euro non ha fatto che esasperare queste dinamiche. Gli squilibri strutturali generati dalla moneta unica \u2013 enormi surplus commerciali nel Nord e deficit nel Sud \u2013, combinati con gli effetti della crisi finanziaria, esplosero nella cosiddetta \u201ccrisi del debito sovrano\u201d \u2013 a sua volta generata dall\u2019impossibilit\u00e0 per i singoli Stati di gestire autonomamente le proprie politiche monetarie \u2013 che fu usata dalle istituzioni europee come arma politica per imporre riforme neoliberali radicali.<\/p>\n<p>Oggi sappiamo, infatti, che tale \u201ccrisi\u201d fu in larga misura \u201cingegnerizzata\u201d dalla BCE (e dalla Germania) per imporre un nuovo ordine sul continente, in una sorta di \u201cshock economy\u201d autoindotta. L\u2019allora presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, non fece mistero del fatto che il rifiuto della banca centrale di sostenere i mercati dei titoli di Stato nella prima fase della crisi finanziaria fosse finalizzato a fare pressione sui governi dell\u2019eurozona affinch\u00e9 consolidassero i loro bilanci e attuassero le cosiddette \u201criforme strutturali\u201d, in particolare la deregolamentazione del mercato del lavoro.<\/p>\n<p>La BCE e la Commissione sfruttarono dunque la crisi come occasione per trasformare l\u2019Unione in un laboratorio di ingegneria sociopolitica: salvare le banche con denaro pubblico, scaricare i costi sui cittadini attraverso tagli, privatizzazioni e precarizzazione, e imporre un processo di radicale neoliberalizzazione dell\u2019economia europea.<\/p>\n<p>Emblematica, in tal senso, fu la lettera inviata nel 2011 da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi al governo italiano, nella quale la BCE imponeva un vero e proprio programma di governo: riduzione della spesa sociale, riforme del mercato del lavoro, deregolamentazione e privatizzazioni su larga scala. Un memorandum di austerit\u00e0 preventiva, concepito per ridurre il potere contrattuale del lavoro e assicurare la disciplina dei mercati finanziari.<\/p>\n<p>Ma la BCE non si limit\u00f2 a far fare il lavoro sporco ai mercati. In pi\u00f9 di un\u2019occasione utilizz\u00f2 il proprio potere di monopolio della valuta come strumento attivo di pressione finanziaria e monetaria. Un esempio fu la decisione della BCE di ridurre gli acquisti di titoli di Stato italiani, pochi mesi dopo l\u2019invio della famosa lettera, al fine deliberato di provocare un\u2019impennata dello \u201cspread\u201d e costringere cos\u00ec Berlusconi a dimettersi e a lasciare il posto al governo \u201ctecnico\u201d di Mario Monti \u2013 un vero e proprio esempio di \u201ccolpo di Stato monetario\u201d.<\/p>\n<p>Ma il caso greco rappresent\u00f2 l\u2019esempio pi\u00f9 brutale di questa logica. Nel bel mezzo del negoziato tra le autorit\u00e0 greche e la troika, la BCE destabilizz\u00f2 deliberatamente l\u2019economia greca, interrompendo il supporto di liquidit\u00e0 alle banche greche, effettivamente portando a uno stop tutto il sistema bancario del paese, con l\u2019obiettivo di costringere il governo di SYRIZA ad accettare le dure misure di austerit\u00e0 contenute nel nuovo memorandum, ricattando cos\u00ec un intero popolo per imporre politiche di tagli, licenziamenti e svendite del patrimonio pubblico. \u00c8 forse superfluo a questo punto ribadire che il cosiddetto \u201csalvataggio\u201d della Grecia non serv\u00ec a salvare i greci, ma piuttosto le banche creditrici francesi e tedesche, esposte verso Atene: in nome della solidariet\u00e0 europea si consum\u00f2 cos\u00ec un gigantesco trasferimento di ricchezza dal Sud al Nord del continente.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha avuto effetti profondi e duraturi: smantellamento dei sistemi di welfare, precarizzazione del mercato del lavoro, aumento delle disuguaglianze e svuotamento della democrazia economica, stagnazione economica e deindustrializzazione. Parallelamente, la politica economica \u2013 gi\u00e0 pesantemente limitata dall\u2019architettura dell\u2019euro \u2013 \u00e8 stata completamente sottratta al processo democratico e subordinata alle regole del capitale finanziario.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio in questo contesto che matura il terreno su cui attecchisce la turistificazione. Quando il lavoro stabile viene sostituito da lavori precari e stagionali, quando la spesa pubblica \u00e8 compressa e gli investimenti produttivi si prosciugano, il turismo diventa l\u2019unico settore capace di generare flussi di liquidit\u00e0 immediata, seppure al prezzo di una crescente dipendenza e di un impoverimento strutturale. In questo senso, la turistificazione, in cui la citt\u00e0 diventa una piattaforma di estrazione per il capitale globale, \u00e8 la conseguenza logica \u2013 e voluta \u2013 del modello economico europeo: un modello nato per favorire gli interessi delle oligarchie finanziarie, in cui la rendita finisce per prendere progressivamente il posto della produzione, soprattutto nei paesi del \u201csecondo mondo\u201d europeo.<\/p>\n<p>La lezione che emerge da ci\u00f2 \u2013 e che attraversa in filigrana tutta l\u2019analisi di Di Siena \u2013 \u00e8 che la turistificazione non \u00e8 un\u2019anomalia da correggere con qualche politica di settore o con un po\u2019 di \u201cregolazione intelligente\u201d dei flussi turistici, ma il sintomo di una malattia molto pi\u00f9 profonda: la subordinazione integrale dell\u2019economia, dello spazio urbano e della vita sociale alle logiche della rendita e della finanza. In questo senso, immaginare di contrastarla semplicemente \u201ccambiando politica economica\u201d, senza mettere in discussione le fondamenta dell\u2019attuale ordine monetario e istituzionale europeo, equivale a curare un\u2019infezione sistemica con un analgesico.<\/p>\n<p>Superare la turistificazione implica, invece, un rovesciamento strutturale: la riappropriazione, da parte degli Stati e delle comunit\u00e0, degli strumenti fondamentali di gestione e orientamento dell\u2019economia \u2013 dalla politica monetaria a quella industriale, dal credito pubblico alla pianificazione territoriale. Significa restituire alla sfera democratica ci\u00f2 che oggi \u00e8 stato consegnato ai mercati, alle banche centrali \u201cindipendenti\u201d e alle istituzioni tecnocratiche di Bruxelles.<\/p>\n<p>Solo attraverso il recupero della sovranit\u00e0 economica e politica, cio\u00e8 della capacit\u00e0 collettiva di decidere come e per chi produrre ricchezza, sar\u00e0 possibile invertire il processo di deindustrializzazione e precarizzazione che ha reso intere societ\u00e0 dipendenti dalla monocultura del turismo. Finch\u00e9 le citt\u00e0 saranno governate dalle stesse regole che hanno imposto l\u2019austerit\u00e0, la compressione dei salari e la privatizzazione dei beni comuni, esse continueranno a trasformarsi sempre pi\u00f9 in scenografie da sfondo ai flussi del capitale finanziario.<\/p>\n<p>Spezzare la logica della turistificazione, dunque, non significa solo cambiare modello urbano: significa cambiare paradigma economico e politico. Significa \u2013 per usare le parole di Di Siena \u2013 \u201criscopr[ire] la comunit\u00e0 come infrastruttura portante della democrazia e la stabilit\u00e0 come diritto e non come privilegio\u201d, sottraendo le nostre citt\u00e0 al destino di colonie interne del capitale globale.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/25\/la-turistificazione-come-dispositivo-di-governo-neoliberale\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/25\/la-turistificazione-come-dispositivo-di-governo-neoliberale\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Thomas Fazi) Per gentile concessione dell\u2019editore pubblichiamo la prefazione del libro di Antonio di Siena, Turisti a casa nostra\u00a0(LAD, 2025). Buona lettura! 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