{"id":92902,"date":"2025-11-26T10:36:21","date_gmt":"2025-11-26T09:36:21","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92902"},"modified":"2025-11-27T14:11:15","modified_gmt":"2025-11-27T13:11:15","slug":"il-funerale-dello-stato-la-deriva-neoliberista-che-trasforma-i-diritti-in-favori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92902","title":{"rendered":"Il funerale dello Stato: la deriva neoliberista che trasforma i diritti in favori"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Giuseppe Libutti e Mariangela De Blasi)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/F_SUP-10100-0000952_IMG-0001062181.jpg\" width=\"354\" height=\"352\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un funerale che si celebra in silenzio, ma con costanza e meticolosit\u00e0: \u00e8 quello dello Stato, o meglio, della sua funzione pubblica e sociale. Un funerale che non avviene tra lacrime e lutti, ma tra tagli di bilancio, cessioni di sovranit\u00e0, applausi alla filantropia e partenariati \u201cvirtuosi\u201d. \u00c8 l\u2019esito di una lunga deriva neoliberista che ha trasformato il principio della giustizia sociale in una parola fuori moda, e l\u2019interesse generale in una variabile dipendente dall\u2019interesse privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modello dominante \u2013 oggi considerato inevitabile \u2013 \u00e8 quello in cui lo Stato viene rappresentato come vecchio, inefficiente, improduttivo. Non \u00e8 pi\u00f9 \u201cil garante dei diritti\u201d, ma un burocrate stanco, da sostituire con attori dinamici, imprenditori \u201cilluminati\u201d, fondazioni private e capitali \u201csocialmente responsabili\u201d. Il passaggio da un sistema basato su diritti universali a un sistema di favori selettivi \u00e8 stato tanto silenzioso quanto devastante: ha trasformato cittadini in beneficiari, doveri in opportunit\u00e0 di branding aziendale, politiche pubbliche in occasioni di investimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra Costituzione parla chiaro: \u00e8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano l\u2019uguaglianza e la libert\u00e0 dei cittadini. Eppure, nella pratica, queste responsabilit\u00e0 sono state progressivamente delegate a soggetti privati. Non si tratta pi\u00f9 di rafforzare la cittadinanza attraverso investimenti pubblici, ma di affidarsi a chi ha capitale da \u201cdonare\u201d. Il concetto stesso di \u201cdiritto\u201d si dissolve, sostituito dalla \u201cgenerosit\u00e0\u201d arbitraria di chi sceglie se, quando e dove intervenire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le imprese si ergono a protagoniste della coesione sociale: gestiscono programmi di welfare aziendale, finanziano restauri di monumenti, lanciano iniziative \u201cinclusive\u201d nei quartieri difficili. Ma questa non \u00e8 redistribuzione. \u00c8 una forma nuova di potere. \u00c8 il capitale che detta l\u2019agenda pubblica, che seleziona le emergenze, che orienta i bisogni. Lo fa con la propria logica, con i propri obiettivi reputazionali, fiscali o di mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 nulla di neutro o disinteressato in questo processo. La filantropia, tanto osannata, \u00e8 spesso una forma di \u201cpotere persuasivo\u201d. Chi dona sceglie, controlla, condiziona. E nel farlo, sottrae spazio alla decisione democratica. La logica privatistica si impone anche su beni che dovrebbero restare collettivi: la salute, l\u2019istruzione, la cultura, il paesaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle narrazioni pi\u00f9 pericolose \u00e8 quella che presenta lo Stato come \u201cpaternalista\u201d, \u201cimmobile\u201d, \u201cinefficiente\u201d, giustificando cos\u00ec la necessit\u00e0 di alleanze paritarie con il privato. Ma in questa visione non c\u2019\u00e8 nulla di paritario: c\u2019\u00e8 un arretramento della sfera pubblica e una avanzata della logica del profitto. Si celebra la \u201ccollaborazione virtuosa\u201d, ma si dimentica che il pubblico entra in gioco con risorse scarse e potere contrattuale debole, mentre il privato porta capitali e impone condizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dietro la retorica della \u201csostenibilit\u00e0\u201d e dell\u2019\u201cinnovazione\u201d si nasconde una resa culturale: la rinuncia a pensare lo Stato come soggetto attivo, come protagonista della trasformazione sociale. Si d\u00e0 per scontato che non ci siano alternative al modello attuale. Che il mercato debba essere il motore dello sviluppo, che il benessere possa essere solo \u201cco-prodotto\u201d, mai garantito. In questo contesto, anche il pensiero critico si adegua: non contesta pi\u00f9 le disuguaglianze strutturali, ma si commuove davanti alla beneficenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sinistra \u2013 un tempo voce delle rivendicazioni collettive \u2013 oggi spesso si limita a benedire le donazioni simboliche dei grandi capitalisti, abdicando alla propria funzione storica. Si \u00e8 passati dall\u2019analisi del sistema alla celebrazione di chi elargisce elemosine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Particolarmente emblematica \u00e8 l\u2019evoluzione del cosiddetto \u201cwelfare aziendale\u201d. Nato come strumento complementare, si \u00e8 trasformato in un meccanismo parallelo di gestione della vita dei lavoratori. Non si aumentano i salari, non si rafforzano le tutele universali: si offrono buoni, sconti, convenzioni, piani sanitari integrativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il prezzo \u00e8 alto: il lavoratore diventa dipendente non solo economicamente, ma anche simbolicamente dall\u2019impresa. Non \u00e8 pi\u00f9 solo un soggetto titolare di diritti, ma un destinatario di favori. Le aziende si presentano come \u201ccaregiver\u201d sociali, ma nella realt\u00e0 esercitano un controllo pi\u00f9 profondo: modellano il tempo, le scelte, le relazioni dei propri dipendenti. Anche la solidariet\u00e0 viene gestita, canalizzata, incapsulata in format aziendali. Il volontariato diventa parte del pacchetto di benefits, la cittadinanza si piega alle logiche dell\u2019impresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso schema si ripete nella gestione del patrimonio culturale. La manutenzione dei beni storici, l\u2019apertura di musei, la valorizzazione del territorio: tutto dipende sempre pi\u00f9 spesso dalla \u201cbuona volont\u00e0\u201d di qualche grande investitore. Ma un Paese che affida la tutela della propria storia alla generosit\u00e0 privata ha perso il senso della propria dignit\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si festeggiano assegni milionari, si esaltano gli interventi privati, si elogia la \u201cvalorizzazione\u201d dei monumenti. Ma nessuno si chiede perch\u00e9 il bilancio pubblico non preveda investimenti strutturali per questi ambiti. Nessuno ricorda che, in una democrazia, il patrimonio culturale \u00e8 bene comune, non vetrina per il capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo costruisce una nuova forma di cittadinanza: quella fondata sulla gratitudine, non sulla rivendicazione. I cittadini non reclamano ci\u00f2 che \u00e8 loro dovuto, ma ringraziano per ci\u00f2 che ricevono. La filantropia prende il posto della redistribuzione, la benevolenza del potere sostituisce la partecipazione democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La disuguaglianza non \u00e8 pi\u00f9 letta come prodotto di un sistema economico ingiusto, ma come sfortuna individuale mitigabile da un aiuto selettivo. Il discorso meritocratico \u2013 che assolve il sistema e colpevolizza gli ultimi \u2013 completa il quadro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la pi\u00f9 grave sconfitta \u00e8 quella culturale: la perdita della fiducia in un altro mondo possibile. L\u2019idea che non ci sia alternativa \u00e8 la pi\u00f9 potente vittoria del neoliberismo. Si \u00e8 spezzata la tensione utopica, si \u00e8 dissolta l\u2019ambizione di giustizia collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, la nostra Costituzione \u00e8 ancora l\u00ec, a indicare un\u2019altra strada: quella della giustizia sociale, della dignit\u00e0 universale, della responsabilit\u00e0 pubblica. Non \u00e8 utopia, \u00e8 progetto. Non \u00e8 assistenzialismo, \u00e8 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difendere lo Stato sociale non significa essere nostalgici, ma realisti. Significa riconoscere che nessuna donazione potr\u00e0 mai sostituire un diritto garantito. Che nessuna azienda pu\u00f2 decidere, al posto della collettivit\u00e0, quali priorit\u00e0 siano giuste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione centrale non \u00e8 la generosit\u00e0. \u00c8 il potere. E il potere privato, se non viene sottoposto a controllo democratico, non dona: occupa. Decide. Trasforma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una societ\u00e0 giusta, i diritti non si comprano. Si garantiscono. E solo uno Stato forte, responsabile, autonomo pu\u00f2 farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo serve oggi pi\u00f9 che mai una riconquista culturale e politica dello spazio pubblico. Non si tratta di escludere il privato, ma di restituire centralit\u00e0 al pubblico. Non si tratta di demonizzare il mercato, ma di riconoscere che il mercato non pu\u00f2 essere il motore della giustizia sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 tempo di smettere di applaudire i benefattori e tornare a pretendere giustizia. \u00c8 tempo di tornare a essere cittadini. Non clienti, non beneficiari. Cittadini.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/26\/il-funerale-dello-stato-la-deriva-neoliberista-che-trasforma-i-diritti-in-favori\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/11\/26\/il-funerale-dello-stato-la-deriva-neoliberista-che-trasforma-i-diritti-in-favori\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Giuseppe Libutti e Mariangela De Blasi) C\u2019\u00e8 un funerale che si celebra in silenzio, ma con costanza e meticolosit\u00e0: \u00e8 quello dello Stato, o meglio, della sua funzione pubblica e sociale. 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