{"id":92952,"date":"2025-11-28T10:30:41","date_gmt":"2025-11-28T09:30:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92952"},"modified":"2025-11-27T15:17:42","modified_gmt":"2025-11-27T14:17:42","slug":"nichilismo-allegazione-e-liberazione-nella-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=92952","title":{"rendered":"Nichilismo, alienazione e liberazione nella modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di GEOPOLITIKA.RU (Santiago Mondej\u00e1r)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-92954\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/stranger-translation-comparison1-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/stranger-translation-comparison1-300x150.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/stranger-translation-comparison1-768x384.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/stranger-translation-comparison1.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel mondo odierno, dove la specializzazione spesso diventa una sorta di feticismo degli esperti che non riescono a cogliere le molteplici connessioni tra i sistemi di conoscenza e i modi di conoscere, c&#8217;\u00e8 un rischio crescente che la sola padronanza venga scambiata per un vero progresso. Sebbene una conoscenza approfondita e competenze mirate siano essenziali per affinare e far progredire i campi esistenti, alcune delle idee pi\u00f9 trasformative non nascono da esperti con una visione ristretta, ma da coloro che affrontano i problemi dall&#8217;esterno: la creativit\u00e0 spesso nasce alle intersezioni, dove visioni innovative sfidano le convenzioni e l&#8217;ingegno non \u00e8 vincolato dai limiti imposti dalle camicie di forza degli specialisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Man mano che le societ\u00e0 diventano sempre pi\u00f9 compartimentate, vale la pena riflettere se possiamo davvero sfuggire all&#8217;alienazione quando il nostro stesso essere \u00e8 ridotto a ci\u00f2 che facciamo piuttosto che a ci\u00f2 che siamo. Eppure, \u00e8 solo osando attraversare i confini, avventurandoci oltre i limiti del conosciuto, che potremmo intravedere di nuovo ci\u00f2 che ci \u00e8 familiare, attraverso un&#8217;apertura che rivela ci\u00f2 che fino ad allora era nascosto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa necessit\u00e0 di trascendere i confini disciplinari riecheggia l&#8217;opera filosofica di Martin Heidegger, in particolare negli anni tumultuosi che circondano la seconda guerra mondiale, e si confronta con la modernit\u00e0 come un&#8217;era definita dal compimento del nichilismo. In questo ambito, Heidegger rivolge la sua attenzione alla figura del lavoratore (Arbeiter), non solo come designazione sociologica o economica, ma come Gestalt paradigmatica della soggettivit\u00e0 che racchiude il destino ontologico dell&#8217;epoca moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ispirato da Der Arbeiter: Herrschaft und Gestalt (1932) di Ernst J\u00fcnger, Heidegger assimila e interroga questa nozione nelle sue lezioni e nei suoi manoscritti del 1939-1940 (ad esempio, Sull&#8217;essenza della verit\u00e0 e i volumi su Nietzsche), collocandola nella sua fase di transizione verso Beitr\u00e4ge zur Philosophie e nelle sue successive riflessioni sull&#8217; (Ereignis) (Heidegger, 2012; Heidegger, 1999).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lungi dall&#8217;essere un trattato sociologico sul lavoro, le meditazioni di Heidegger sul lavoratore fungono da diagnosi per rivelare il \u201ccarattere lavorativo totale\u201d (totale Arbeitscharakter) degli esseri, in cui l&#8217;esistenza umana \u00e8 sottomessa ai dettami della produzione, del calcolo e del dominio tecnologico. Questa critica trova una provocatoria eco nei pensatori successivi che mettono in luce le ramificazioni socio-politiche ed etiche di questa stessa condizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Herbert Marcuse, in One-Dimensional Man (1964), ripensa l&#8217;alienazione come una forma di conforto: una modalit\u00e0 placata e amministrata di non libert\u00e0, in cui l&#8217;umanit\u00e0 interiorizza la logica della produzione e del consumo come propria felicit\u00e0. Enrique Dussel, voce fondamentale della filosofia latinoamericana della liberazione, radicalizza ulteriormente questa critica, mettendo a nudo il nucleo metafisico ed etico del capitalismo attraverso la sua dissezione della plusval\u00eda (plusvalenza) (Dussel, 2013; Dussel, 2008). Per Dussel, la violenza nascosta dell&#8217;estrazione del surplus &#8211; ancorata alla colonialit\u00e0 e alla sottomissione globale &#8211; costituisce una frattura etica che sostiene la dispensa nichilistica della modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Attraverso Heidegger, Marcuse e Dussel possiamo svelare la molteplice consumazione del nichilismo: ontologico (Heidegger), psicologico (Marcuse) ed etico-materiale (Dussel). Il lavoratore, il consumatore e il lavoratore colonizzato incarnano congiuntamente la verit\u00e0 epocale dell&#8217;Essere ridotto a utilit\u00e0 e della vita ridotta a valore. Tuttavia, attraverso questa confluenza, emerge anche una potenzialit\u00e0: la liberazione come riaccensione della dignit\u00e0 umana e dell&#8217;Essere al di l\u00e0 della totalit\u00e0 del capitale, una rivendicazione che riecheggia l&#8217;eudaimonia di Aristotele come prassi orientata al bene comune, piuttosto che come mero telos strumentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dialogo di Heidegger con Der Arbeiter di J\u00fcnger si svolge durante la sua riflessione sulla prognosi del nichilismo di Nietzsche e sul d\u00e9nouement della metafisica occidentale. J\u00fcnger propone il lavoratore non come un proletario marxista, ma come una potenza elementare che incarna la \u201cmobilitazione totale\u201d dell&#8217;era delle macchine (J\u00fcnger, 1932, p. 38). Il lavoratore prefigura la fase del nichilismo attivo, in cui tutti i valori sacri vengono distrutti e soppiantati dalla funzionalit\u00e0 pura della produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Heidegger riconosce la perspicacia di J\u00fcnger, ma la trasfigura ontologicamente. Il lavoratore, egli afferma, \u201cnon \u00e8 un uomo qualsiasi, n\u00e9 tantomeno un tipo di uomo. Piuttosto, come tipo, \u00e8 solo una forma di soggettivit\u00e0, la cui essenza consiste nella certezza del calcolo\u201d (Heidegger, 2012, p. 187). Cos\u00ec, il lavoratore rivela l&#8217;apoteosi della techne come volont\u00e0 di potenza: la trasmutazione dell&#8217;Essere in un recinto di produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ciononostante, Heidegger rimprovera a J\u00fcnger di aver trascurato di interrogare il fondamento dell&#8217;Essere tout court: J\u00fcnger \u201cottiene solo questo: indicare l&#8217;essere mostrando gli esseri, senza interrogare questo essere\u201d (Heidegger, 1999, p. 252). Per Heidegger, questa lacuna oscura esigenze pi\u00f9 profonde: il lavoratore non \u00e8 semplicemente un attore sociologico, ma l&#8217;imprimatur metafisico del nichilismo, il soggetto che incarna la riduzione del mondo a riserva permanente. Le sue riflessioni in questa epoca liminale prefigurano le sue contemplazioni pi\u00f9 mature in La questione della tecnica (1954), in cui Gestell (intelaiatura) denomina la modalit\u00e0 consumata di disvelamento attraverso la quale l&#8217;Essere \u00e8 assoggettato alla produzione e al comando (Heidegger, 2001).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo modo, il lavoratore emerge come un tipo epocale \u2013 non solo una rubrica del lavoro, ma la figura sotto la quale si manifestano la soggettivit\u00e0 moderna, la sovranit\u00e0 tecnologica e l&#8217;enframing nichilistico, evocando un dispositif foucaultiano di potere che disciplina l&#8217;esistenza in una disponibilit\u00e0 perpetua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;esegesi di Heidegger smaschera la modernit\u00e0 come il mondo del lavoro, in cui l&#8217;esistenza tout court si trasforma in una funzione della produzione. L&#8217;essere \u201caccade come potere di fare\u201d (Heidegger, 2012, p. 191). All&#8217;interno di questa dispensazione, gli esseri non si dichiarano pi\u00f9 nella loro intrinseca aletheia, ma sono incorniciati (Gestell) come Bestand, risorse pronte per l&#8217;ottimizzazione e l&#8217;esaurimento (Heidegger, 2001; Heidegger, 2012). Il lavoratore incarna questa incorniciatura: il \u201cservitore incondizionato\u201d si trasforma in \u201cpadrone senza limiti\u201d, allo stesso tempo sovrano e schiavo dell&#8217;oikonomia tecnologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le critiche di Marcuse in L&#8217;uomo unidimensionale approfondiscono questa intuizione a livello di psicologia sociale. L&#8217;alienazione non persiste come miseria allo stato puro, ma come gratificazione amministrata. Il lavoratore moderno, cullato dalla pienezza consumistica, assimila gli imperativi della produzione come autorealizzazione. Ci\u00f2 che Heidegger definisce \u201ccertezza del calcolo\u201d si trasforma nella \u201ccoscienza felice\u201d di Marcuse, ovvero la convinzione che il regime sia giudizioso nella misura in cui \u201cfornisce i beni\u201d (Marcuse, 1964, p. 5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nozione di razionalit\u00e0 tecnologica di Marcuse \u2013 l&#8217;abbassamento della ragione a strumentalit\u00e0 ed egemonia \u2013 riecheggia quindi il Gestell di Heidegger, prefigurando al contempo l&#8217;accusa di Dussel al ragionamento capitalista (Marcuse, 1964; Stanley, 2024). Attraverso questa mediazione, Marcuse funge da fulcro che unisce l&#8217;ontologia di Heidegger all&#8217;economia politica di Dussel: l&#8217;architettura dell&#8217;intelaiatura si fonde con quella dello sfruttamento, e l&#8217;adattamento soggettivo con la connivenza nel dispotismo sistemico. L&#8217;umanit\u00e0 non incontra pi\u00f9 l&#8217;Essere an sich, ma amministra l&#8217;esistenza come una litania di lavori e diversivi ottimizzabili. In entrambi i sapienti si verifica il paradosso: la servit\u00f9 si maschera da autonomia, l&#8217;intelaiatura da veridicit\u00e0 \u2014 una perversione che Platone potrebbe denunciare come le ombre della caverna proiettate in grande sul palcoscenico globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Enrique Dussel (1934-2023) amplifica questa genealogia dell&#8217;alienazione attraverso la sua riconfigurazione della plusval\u00eda di Marx \u2014 il plusvalore \u2014 come espediente economico e lacuna etica. Radicato nel calvario della depredazione coloniale della periferia latinoamericana, Dussel colloca l&#8217;alienazione capitalista all&#8217;interno di un edificio globale di dipendenza e coercizione (Dussel, 2013; Dussel, 2008).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella sua esegesi dei Grundrisse di Marx, Dussel nomina la plusval\u00eda come la rivelazione cardinale di Marx: la superfluit\u00e0 del valore generato nella produzione al di l\u00e0 della sussistenza indispensabile del lavoratore. A differenza degli economisti classici (ad esempio Ricardo o Smith), che equiparavano il surplus al profitto, Dussel sottolinea che la plusval\u00eda deriva dal Meharbeit, ovvero dal prolungamento forzato della giornata lavorativa oltre il tempo necessario per il reintegro del salario. Il capitale offre moneta e ingegnosit\u00e0, ma solo il lavoro vivo \u2013 la potenza incarnata e generativa del lavoratore \u2013 produce un valore nuovo ex nihilo (Dussel, 2013).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u201cfonte vivente di valore\u201d (lebendige Quelle des Werts), sostiene Dussel, mette a nudo l&#8217;antinomia metafisica del capitale: esso si presenta come auto-valorizzante, ma dipende da un oltraggio ontologico, l&#8217;assimilazione della vitalit\u00e0 umana in un plenum astratto. In questo caso, l&#8217;analisi di Dussel \u00e8 in sintonia con quella di Heidegger e Marcuse: in entrambi i casi, la soggettivit\u00e0 umana \u00e8 ridotta a potenza operativa all&#8217;interno di un sistema ermetico \u2013 l&#8217;inquadramento di Heidegger, la politica amministrata di Marcuse e l&#8217;economia mondiale dell&#8217;esazione di Dussel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dussel distingue inoltre la plusval\u00eda assoluta da quella relativa: la prima allunga il tempo di lavoro attraverso la coercizione pura, la seconda (prevalente nel capitalismo avanzato) aumenta la produttivit\u00e0 per contrarre il lavoro necessario senza estensione temporale. In entrambi i casi, l&#8217;accumulo di valore cresce a dismisura mentre il lavoro vivo viene ridotto, fino a quando, paradossalmente, \u201cl&#8217;autovalorizzazione diventa pi\u00f9 difficile nella misura in cui \u00e8 gi\u00e0 stata valorizzata\u201d (Dussel, 2013, p. xx). Il regime rasenta un vicolo cieco metafisico: l&#8217;accumulazione illimitata che si scontra con la finitezza della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Dussel, il concetto di plusval\u00eda non denota una semplice disparit\u00e0 economica, ma un&#8217;abiezione ontologica. L&#8217;apparente razionalit\u00e0 del capitale nasconde quella che egli definisce la \u201cnegativit\u00e0 della povert\u00e0\u201d, ovvero la condizione di Armut assoluta, o totale emarginazione, che \u00e8 il presupposto della genesi del valore (Dussel, 2013). Il lavoratore, privato di ogni mezzo e legame, sopravvive come Nicht-Kapital, ovvero come lavoro posto come \u201cnulla assoluto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa prognosi converge con la descrizione heideggeriana della modernit\u00e0 come riduzione dell&#8217;Essere a riserva calcolabile. Entrambi vedono nella produzione un processo di Entwirklichung, ovvero di derealizzazione in cui il corpo vivente (Leiblichkeit) diventa il luogo dell&#8217;astrazione. Tuttavia, Dussel spinge la critica oltre l&#8217;ontologia verso l&#8217;etica: la plusval\u00eda non \u00e8 un tropo economico imparziale, ma uno skandalon morale. La logica del capitale valuta il lavoratore \u201ccome capitale\u201d \u2014 una forza generativa per la mera sopravvivenza \u2014 piuttosto che come un essere dotato di dignit\u00e0, contravvenendo all&#8217;imperativo categorico di Kant nella sua forma pi\u00f9 viscerale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La \u201ccoscienza felice\u201d di Marcuse si manifesta qui come il rivestimento ideologico di una lesione pi\u00f9 profonda: la parvenza di parit\u00e0 del baratto salariale nasconde la brutalit\u00e0 del lavoro non retribuito; la compiacenza del Nord globale poggia sulla superfluit\u00e0 espropriata del Sud. Laddove Heidegger smaschera l&#8217;oblio dell&#8217;Essere e Marcuse la sottomissione del desiderio, Dussel rivela lo squilibrio planetario che rende possibile l&#8217;ordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Attraverso l&#8217;ottica di Dussel, il lavoratore di Heidegger assume una statura planetaria. Il Gestell della modernit\u00e0 trascende l&#8217;Europa, incarnandosi nell&#8217;architettura centro-periferia del capitalismo globale. L&#8217;inquadramento tecnologico della physis corrisponde all&#8217;inquadramento geopolitico del Sud: intere politiche sono rese come riserva permanente per la produzione transnazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La \u201cmissione civilizzatrice\u201d del capitale, che Marx delineava con ambivalenza, si svela nella critica di Dussel come una prassi biforcuta di incorporazione e cancellazione. Essa universalizza la produttivit\u00e0 e la scientia, mentre sventra i mondi di vita ancestrali e gli oikoi comunitari. Questa traiettoria, sostiene Dussel \u2013 prefigurando Para una \u00e9tica de la liberaci\u00f3n latinoamericana (1973) e Twenty Theses on Politics (2008) \u2013 costituisce la quintessenza etica della colonialit\u00e0: la trasfigurazione di popoli vitali in apparati di valorizzazione (Dussel, 2008; Dussel, 2013). In questa luce, l&#8217;ontologia del lavoro di Heidegger e la dottrina della vita amministrata di Marcuse trovano una concretizzazione empirica negli apparati della rapina imperiale e della servit\u00f9 globale, richiamando il lamento di Arendt per la vita attiva pervertita in mero lavoro senza permanenza terrena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Heidegger, Marcuse e Dussel convergono su un unico aper\u00e7u: il nichilismo della modernit\u00e0 non \u00e8 umorismo astratto, ma una oikonomia totalizzante \u2013 ontologica, psicologica ed etica \u2013 che trasforma l&#8217;Essere, l&#8217;eros e il bios in produzione. Tuttavia, ciascuno di essi suggerisce anche una trascendenza sub specie aeternitatis.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per Heidegger, la via sta nella Gelassenheit, il sereno distacco dalla Wille zur Macht. Per Marcuse, l&#8217;emancipazione richiede il Grande Rifiuto: la rivendicazione della fantasia critica contro la restrizione del ragionamento unidimensionale (Marcuse, 1964). Per Dussel, la manomissione inizia dall&#8217;esteriorit\u00e0 dei subalterni, il vantaggio di coloro che sono stati espulsi dal plenum del capitale. Mentre la Gelassenheit di Heidegger dispiega l&#8217;Essere oltre l&#8217;aritmetica, l&#8217;esteriorit\u00e0 di Dussel dispiega l&#8217;etica oltre la totalit\u00e0: un fecondo chiasmo che converte l&#8217;ontologia in Verantwortung.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La liberazione fiorisce quando la dignit\u00e0 generativa del lavoro in eccesso \u2013 la fonte vivente del valore \u2013 viene ripresa non per accumularla, ma per la koinonia, l&#8217;efflorescenza comunitaria. Il \u201cmaterialismo etico\u201d di Dussel riformula l&#8217;interrogazione dell&#8217;Essere come un richiamo etico dall&#8217;Altro, imponendo la trasmutazione della produzione in praxis per la zo\u0113. Mentre la critica di Heidegger culmina in un&#8217;apertura contemplativa, quella di Dussel culmina in un dovere tangibile. L&#8217;incarico non \u00e8 solo quello di meditare sull&#8217;Essere, ma di emanciparlo: un invito che risuona con la giustizia rawlsiana come equit\u00e0, ma influenzato dal prisma dell&#8217;agon periferico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il lavoratore di Heidegger, l&#8217;abitante unidimensionale di Marcuse e il lavoratore sfruttato di Dussel forgiamo una triadica phronesis contro il nichilismo della modernit\u00e0. Ciascuno smaschera un aspetto distinto dello stesso telos: la vita ridotta all&#8217;utilit\u00e0, la libert\u00e0 alla funzione, l&#8217;Essere al quantum. Eppure la loro sintesi apre anche un varco verso l&#8217;anabasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Affrontando il L\u00e9the dell&#8217;Essere (Heidegger), la narcotizzazione del desiderio (Marcuse) e l&#8217;occultamento etico degli indigenti (Dussel), la filosofia rianima il suo telos emancipatorio. La Gestalt del lavoratore si proclama non solo come apoteosi del nichilismo, ma anche come sua potenziale katabasis.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo passo verso questa liberazione, come ammonisce Marcuse, \u00e8 discernere il panopticon; come esorta Heidegger, soffrire l&#8217;Essere gelassen; e come insegna Dussel, ascoltare il klag\u0113 dell&#8217;Altro. Solo cos\u00ec l&#8217;umanit\u00e0 potr\u00e0 riappropriarsi della physis del lavoro per un kosmos veramente umano: un&#8217;economia della temporalit\u00e0 orientata verso l&#8217;equit\u00e0, la poiesis e l&#8217;eudaimonia al di l\u00e0 della mera valorizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Riferimenti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Dussel, E. (2008), \u201cTwenty Theses on Politics\u201d, Duke University Press.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Dussel, E. (2013), \u201cEthics of Liberation in the Age of Globalization and Exclusion\u201d, Duke University Press.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Heidegger, M. (1999), \u201cNietzsche, Vol. IV: Nihilism\u201d, traduzione di F. A. Capuzzi, HarperCollins.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Heidegger, M. (2001), \u201cThe Question Concerning Technology and Other Essays\u201d, traduzione di W. Lovitt, Harper &amp; Row.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Heidegger, M. (2012), \u201cThe Event\u201d, traduzione di R. Rojcewicz, Indiana University Press.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>J\u00fcnger, E. (1932), \u201cDer Arbeiter: Herrschaft und Gestalt\u201d, Hanseatische Verlagsanstalt.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Marcuse, H. (1964), \u201cOne-Dimensional Man: Studies in the Ideology of Advanced Industrial Society\u201d, Beacon Press.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.geopolitika.ru\/it\/article\/nichilismo-alienazione-e-liberazione-nella-modernita\">https:\/\/www.geopolitika.ru\/it\/article\/nichilismo-alienazione-e-liberazione-nella-modernita<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GEOPOLITIKA.RU (Santiago Mondej\u00e1r) Nel mondo odierno, dove la specializzazione spesso diventa una sorta di feticismo degli esperti che non riescono a cogliere le molteplici connessioni tra i sistemi di conoscenza e i modi di conoscere, c&#8217;\u00e8 un rischio crescente che la sola padronanza venga scambiata per un vero progresso. 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