{"id":93047,"date":"2025-12-05T09:00:30","date_gmt":"2025-12-05T08:00:30","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93047"},"modified":"2025-12-04T13:33:54","modified_gmt":"2025-12-04T12:33:54","slug":"tutto-il-resto-e-naja","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93047","title":{"rendered":"Tutto il resto \u00e8 Naja"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di ANALISI DIFESA (Manuel Di Casoli)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-gallery\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"thumb-wrap\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/5.-FH-70.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"682\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"the-content\" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cantavamo cos\u00ec, parafrasando Franco Califano e prendendo in giro gli Allievi, o le Reclute, con la variet\u00e0 dei nomignoli coi quali i \u201cNonni\u201d appellavano i soldati pi\u00f9 giovani. Tranquilli, non \u00e8 un amarcord, l\u2019evocazione ha uno scopo.<\/p>\n<p>Il tutto cominciava con l\u2019arrivo della \u201ccartolina\u201d, la convocazione alla visita di Leva allo scoccare dei diciotto anni del maschio italiano, al quale seguiva, almeno nell\u2019arco alpino, la \u201cFesta della Classe\u201d, che in molti luoghi ancora si conserva e si celebra. Marcia per i paesi, colletta tra le case, celebrazione con un certo grado alcolico e canti, sotto gli sguardi preoccupati delle mamme, compiaciuti dei padri e velati di lacrime dei nonni, che avevano celebrato lo stesso rito per poi partire per la Russia (<em>rectius<\/em>: Ucraina, per lo pi\u00f9, guarda la storia come si ripete), l\u2019Africa Orientale Italiana o quella Settentrionale, dalle quali tanti amici non erano tornati.<\/p>\n<p>Non lo dico per lodare i tempi antichi, ma per sottolineare come la \u201cNaja\u201d non fosse un fatto individuale e personale. Era una intera \u201cclasse di leva\u201d che partiva per adempiere -pur tra differenze di opinioni e problemi non banali- all\u2019unico Dovere che la Costituzione definisce \u201csacro\u201d, la difesa della Patria. Magari giova ricordare che nessuno ha mai cambiato la Costituzione, e che l\u2019esercizio di quel dovere, giuridicamente, \u00e8 solo sospeso. Resta sacro, e resta un dovere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-192349 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/2.-Attivita-di-trincea.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"682\" \/><\/p>\n<p>Era, quindi, una faccenda collettiva, che riguardava tutto il Popolo ed ogni famiglia, prima e al di sopra del singolo najone. A vent\u2019anni o gi\u00f9 di l\u00ec, ci affidavano un carro armato da qualche miliardo di lire, un obice che sparava a trenta chilometri di distanza, un missile controcarri, fucili carichi, munizioni da guerra. E -udite udite- ci davano tutto questo senza aprirci un account n\u00e9 chiederci un consenso esplicito.<\/p>\n<p>Anche i ragazzi di pi\u00f9 modesta cultura avevano chiaro in mente cosa significava \u201cdifendere la Patria\u201d. Fare qualcosa -magari il meno possibile e il pi\u00f9 vicino possibile a casa- che richiedeva un po\u2019 di addestramento e di sacrificio, in un ambiente nel quale si pretendevano rispetto ed obbedienza, cura della persona e dell\u2019uniforme, rispetto della forma nei rapporti personali.<\/p>\n<p>Un\u2019esperienza nel corso della quale decine di migliaia di ragazzi prendevano la Licenza Media o imparavano un mestiere, o prendevano una patente che magari avrebbero avuto difficolt\u00e0 a pagare. E in un ambiente nel quale un ingegnere milanese, un contadino veneto, un ragioniere piemontese, uno studente universitario siciliano erano del tutto uguali di fronte alla pulizia dei bagni, alla corv\u00e8 cucina, alla notte di guardia in polveriera o alla tabella puniti. Era l\u2019unica occasione vera di mescolanza di qualsiasi strato sociale o livello economico e culturale.<\/p>\n<p>Tutto questo richiedeva Distretti, Maricentri ed Ospedali Militari, nei cui uffici qualcuno finiva per imboscarsi, che costellavano i capoluoghi di Provincia e le maggiori citt\u00e0. E poi Reparti di addestramento, caserme, porti, aeroporti, depositi, poligoni, arsenali e polveriere, automezzi, logistica. Assai poco di tutto questo esiste pi\u00f9: alcune caserme sono state cedute ad altri enti, a Bolzano sono state rase al suolo con soddisfazione di una certa parte del popolo, altrove sono diventati centri di accoglienza per stranieri, ma pi\u00f9 in generale cascano a pezzi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-192406 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/3333.jpg\" alt=\"\" width=\"780\" height=\"584\" \/><\/p>\n<p>L\u2019ex caserma del 3\u00b0 Reggimento Bersaglieri, viale Suzzani a Milano.<\/p>\n<p>Il servizio militare obbligatorio, e comunque avere delle Forze Armate di una certa dimensione, quindi, non sono principalmente un problema legislativo.\u00a0Richiedono <em>in primis<\/em> un Popolo che abbia dei valori condivisi, un\u2019attitudine al sacrificio personale, un senso del dovere e della disciplina, delle famiglie e dei luoghi da difendere, se serve, anche con la vita. Una Patria.<\/p>\n<p>Richiedono un complesso di strutture e di mezzi che vanno comprati, pagati e mantenuti con una parte delle spese comuni, il che comporta necessariamente la rinuncia a qualcos\u2019altro. Richiedono Reparti che abbiano un\u2019anima, una storia, delle tradizioni che noi abbiamo sistematicamente distrutto, ridicolizzato, ignorato, sepolto.<\/p>\n<p>E richiedono una impostazione ben precisa, secondo la prospettiva militare del <em>\u201cMetodo nella risoluzione del problema operativo\u201d<\/em>, che si studia nei Corsi di Stato Maggiore e che viene dalla scuola dell\u2019<em>Auftragstaktik<\/em> prussiana.<\/p>\n<p>Essa deve tener conto della \u201cminaccia\u201d, delle \u201ccondizioni\u201d e delle \u201crisorse\u201d disponibili, al fine di elaborare una \u201cpianificazione\u201d ed una \u201cprevisione\u201d sulla base di \u201cpriorit\u00e0\u201d. Ma \u00e8 essenziale ricordare che i primi due passi del metodo sono \u201cEsame dello scopo\u201d ed \u201cEsame del compito\u201d, ossia \u201cperch\u00e9\u201d e \u201ccosa\u201d devo fare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-192344 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9.-Osservatore-fuoco.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"682\" \/><\/p>\n<p>Non possiamo prescindere dalla realt\u00e0 di fatto del venir meno di un perch\u00e9 condiviso. E ci\u00f2 emerge chiaramente dall\u2019ormai famoso e recente Rapporto Censis \u201cItaliani in guerra\u201d sulla propensione alla difesa. \u201c<em>Dulce et decorum est pro patria mori<\/em>\u201d, \u00e8 dolce e onorevole morire per la patria, diceva Orazio.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 per quello che abbiamo abbandonato lo studio del latino? Dobbiamo essere realistici, perch\u00e9 la percentuale degli italiani tra i 18 ed i 45 anni che sarebbe disposta a combattere \u00e8 inferiore a quella che scapperebbe all\u2019estero, ed assai inferiore a quella dei renitenti che sceglierebbero la \u201clotta pacifista\u201d, divenendo di fatto un nemico interno il cui contenimento distrarrebbe molte forze e risorse.<\/p>\n<p>By the way, questo era esattamente il risultato al quale mirava l\u2019Unione Sovietica nell\u2019alimentare il pacifismo antagonista in Occidente durante la Guerra Fredda.<\/p>\n<p>L\u2019Universit\u00e0 di Bologna, di fatto, ha gi\u00e0 aperto le danze in tal senso. Ma consoliamoci: il CENSIS ci ha restituito una realt\u00e0 non dissimile (se non addirittura migliore) di quella del resto dell\u2019Europa, con poco gaudio nel mal comune.<\/p>\n<p>Gli osservatori paragonano la nostra situazione solamente con quella di Germania e Francia, e correttamente. Uno strumento militare serio richiede una certa dimensione demografica e geografica, il che esclude -per esempio- il tanto celebrato Nord Europa, composto com\u2019\u00e8 da staterelli assai piccoli e popoli piuttosto striminziti. Lettonia, Estonia e Lituania assieme hanno la popolazione del Lazio, il che peraltro dovrebbe farci riflettere sulla rappresentativit\u00e0 di certi personaggi di vertice della UE in queste materie (sulla levatura dei quali \u00e8 meglio non pronunciarsi nemmeno).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-192353 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/7.-Freccia-Mortaio-a-fuoco.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"682\" \/><\/p>\n<p>Aggiungendo alle tre Repubbliche Baltiche anche Olanda, Belgio, Svezia, Danimarca e Finlandia, non si arriva ancora alla popolazione della sola Italia\u2026 Qualche conto bisogna pur farlo, perch\u00e9 il Metodo parla anche di \u201crisorse\u201d. Ne consegue che a noi sia richiesto un impegno molto maggiore, cosa che non sarebbe equa dato che dovremmo sobbarcarci una parte dello sforzo a loro vantaggio. La Svezia lo sa benissimo, ed \u00e8 entrata nella NATO anche per venderci qualcosa, essendo il tredicesimo esportatore di armi al mondo.<\/p>\n<p>Complesso e vagamente sconfortante \u00e8 rispondere al quesito delle \u201cRisorse\u201d. Quanto all\u2019Esercito, abbiamo in linea qualche decina di pezzi di artiglieria e di carri, col problema di avere assai poche persone che sappiano usarli e riserve piuttosto scarse, e per il resto fanteria leggera. Marina ed Aeronautica hanno eccellenti dotazioni, con ovvi limiti e scarso magazzino.<\/p>\n<p>Tutti, a fattor comune, sono professionisti seri e capaci, con esperienze significative in Teatro, ma lo strumento \u00e8 striminzito e carente. Non \u00e8 una colpa dei militari, ma la conseguenza della dottrina d\u2019impiego che la politica ha dettato negli ultimi decenni e delle risorse che essa stessa ha a malincuore fornito. Anche in questo abbiamo di che consolarci nel paragone: l\u2019aviazione pi\u00f9 robusta d\u2019Europa, quella francese, ha scorte massime di missili per tre giornate di combattimento (fonte IFRI).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-192347 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/10.-Posto-Comando-Mobile.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"682\" \/><\/p>\n<p>Le \u201cCircostanze\u201d sono molto variegate. Da un lato abbiamo droni la cui obsolescenza tecnica si misura in settimane, il che rende al momento impossibile l\u2019approvvigionamento, e dall\u2019altro procedimenti tattici ai quali siamo estranei sia nelle novit\u00e0 che nelle cose vecchie. Abbiamo riscoperto addirittura le trincee. LCBT, \u201cLavori sul Campo di Battaglia\u201d, \u00e8 una pubblicazione che rimase intonsa anche per il mio Corso di Accademia Militare, che pure risale alla met\u00e0 degli anni \u201980.<\/p>\n<p>Il Capo di Stato Maggiore dell\u2019Esercito, generale Carmine Masiello (al centro nella foto sotto) , ne ha parlato in un recentissimo discorso affermando che ha dovuto rispolverare nell\u2019addestramento cose che nessuno riteneva sarebbero mai riemerse dalle nebbie della storia. Nel campo delle novit\u00e0, lo studio di ci\u00f2 che accade in Ucraina porta ogni giorno ad una novit\u00e0 nella tattica.<\/p>\n<p>Alla voce \u201cMinaccia\u201d del metodo stesso, per essere onesti intellettualmente, si fa molta fatica a rispondere. Ma ritengo sia un passo fondamentale del Metodo al quale dare una risposta in grado di incidere anche su tutti gli altri aspetti.\u00a0Gli stessi ragionamenti che stiamo qui conducendo, applicati alla Russia, ci portano a comprendere che essa non si avvicina nemmeno lontanamente ad avere le risorse per impegnare l\u2019Europa in una guerra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-192409\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/03.jpg\" alt=\"\" width=\"869\" height=\"465\" \/><\/p>\n<p>Non parliamo poi del tema del controllo del territorio che dovesse essere conquistato. Infatti, i russi si sono ben guardati dall\u2019 invadere l\u2019Ucraina sapendo di non poterla controllare e non avendo vantaggi significativi da trarre da una occupazione, fermandosi su una linea precisa sulla quale si accumulano scaramucce da guerra di posizione. Donde il tema delle trincee, per esempio.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa che non ci si debba attendere, a medio o lungo termine, il profilarsi di una minaccia alla quale rispondere, che venga da est o da altri punti cardinali. La certezza che sin qui abbiamo \u00e8 che ad oggi il nemico pi\u00f9 pericoloso lo abbiamo gi\u00e0 in casa. Il Rapporto Censis \u00e8 molto chiaro, alla Tabella 3 (qui sotto).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-192407\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/4444.png\" alt=\"\" width=\"878\" height=\"586\" \/><\/p>\n<p>Fronteggiare proteste del 40% della popolazione richiederebbe l\u2019impiego non solo di tutte le Forze dell\u2019Ordine, da distrarre da ogni altro compito di sicurezza e difesa, ma quello di tutte le FF.AA. nell\u2019ipotesi della loro configurazione in organico di guerra.<\/p>\n<p>Aggiungiamo a questo numero anche il 9,2% della popolazione residente composto dagli stranieri, con l\u2019avvertenza che, oltre a non essere richiamabili, parte di essi potrebbe essere direttamente organica al nemico.<\/p>\n<p>Ne consegue che abbiamo gi\u00e0 una minaccia gravissima da fronteggiare, senza andarci a cercare un nemico oltre frontiera, minaccia che non richiede, direttamente ed immediatamente, una mobilitazione militare ma una mobilitazione delle coscienze, dei valori, della cultura, del senso di comunit\u00e0. In sintesi, per tornare al nostro Metodo, si tratta di un \u201cCompito\u201d assai pi\u00f9 difficile e complesso di un\u2019operazione militare, il cui \u201cScopo\u201d \u00e8 premessa indispensabile per ogni possibile ipotesi di sopravvivenza e lotta.<\/p>\n<p>Immagini: Manuel Di Casoli, Difesa.it e CENSIS<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2025\/12\/tutto-il-resto-e-naja\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2025\/12\/tutto-il-resto-e-naja\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISI DIFESA (Manuel Di Casoli) &nbsp; Cantavamo cos\u00ec, parafrasando Franco Califano e prendendo in giro gli Allievi, o le Reclute, con la variet\u00e0 dei nomignoli coi quali i \u201cNonni\u201d appellavano i soldati pi\u00f9 giovani. Tranquilli, non \u00e8 un amarcord, l\u2019evocazione ha uno scopo. 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