{"id":93152,"date":"2025-12-10T10:30:34","date_gmt":"2025-12-10T09:30:34","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93152"},"modified":"2025-12-10T10:17:43","modified_gmt":"2025-12-10T09:17:43","slug":"filosofie-dellanticonformismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93152","title":{"rendered":"Filosofie dell\u2019anticonformismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA LA FIONDA (Di Marco Scognamillo)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/1024px-friedrich_dc3bcrrenmatt2c_labyrinth_ii_der_verc3a4ngstigte_minotaurus.jpg\" width=\"400\" height=\"284\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 noto che il motto \u201cL\u2019unica regola \u00e8 che non ci sono regole\u201d \u00e8 il motto dell\u2019anti conformismo. \u00c8 possibile che, dietro a uno slogan cos\u00ec scialbo, si possano isolare le correnti filosofiche che conducono alla disgregazione del rapporto sociale, alla conflittualit\u00e0 con l\u2019alterit\u00e0 e alla precarizzazione dell\u2019identit\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Proviamo a isolare quattro correnti di pensiero: scetticismo, relativismo, soggettivismo e individualismo. Lo scetticismo e il relativismo isolano la soggettivit\u00e0 rendendola detentrice di una verit\u00e0 personale, inaccessibile e perci\u00f2 insindacabile, declinandosi in soggettivismo e individualismo per la loro realizzazione sociale. \u00c8 dal clima generato dalla combinazione di queste quattro che sorgono meritocrazia e anticonformismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A fondamento di tutta l\u2019impalcatura teoretica vi sarebbe lo scetticismo, il quale, preso nella sua declinazione pi\u00f9 radicale, afferma che non esiste alcuna verit\u00e0. La verit\u00e0 non \u00e8 un problema, perch\u00e9 la verit\u00e0 stessa non esiste. D\u2019altra parte, si potrebbe obiettare, una tesi scettica meno impegnativa a sostenersi \u00e8 quella metodo-epistemologica, per cui la verit\u00e0 esiste, ma non saremo mai in grado di conoscerla o per un limite teoretico o per l\u2019inadeguatezza degli strumenti che adoperiamo. Eppure, uno scetticismo simile si pone ancora il problema della verit\u00e0 e potrebbe sposare una tensione asintotica verso di essa, un continuo tentativo di avvicinarvisi, pur nella ferma consapevolezza che non raggiunger\u00e0 la meta. Come si accennava, ci\u00f2 \u00e8 meno problematico e forse non pu\u00f2 nemmeno dirsi propriamente scetticismo: per fare un esempio, il noumeno kantiano \u00e8 teoreticamente inaccessibile, eppure Kant non si annoverava fra gli scettici. Insomma, lo scetticismo epistemologico potrebbe avere una certa utilit\u00e0, come del resto lo stesso Kant sostiene a pi\u00f9 riprese nella Critica della ragion pura: pretendendo una scepsi approfondita sulla modalit\u00e0 di acquisizione del dato, si procederebbe con cautela a qualunque riflessione su di esso e metterebbe in guardia verso ragionamenti o procedure frettolosamente e indebitamente accettati. Quindi, escluderei questa e simili attenuazioni dello scetticismo e mi soffermerei sulla sua accezione pi\u00f9 radicale, quella metafisico-ontologica. Tuttavia, lo scetticismo radicale \u00e8 impossibile a sostenersi teoreticamente, come gi\u00e0 abbondantemente dimostrato dalla critica filosofica. Che non esistano verit\u00e0 ha, infatti, la pretesa di essere una verit\u00e0. Di conseguenza, lo scettico cade in autocontraddizione, negando per\u00f2 al contempo qualsiasi alterit\u00e0, ad eccezione di s\u00e9: la coscienza scettica dovrebbe esprimere un gradiente di verit\u00e0 eccezionale rispetto a quello di tutte le altre coscienze. L\u2019alterit\u00e0 \u00e8 nel falso, mentre la soggettivit\u00e0 nel vero. La negazione di questo rapporto con l\u2019alterit\u00e0 \u00e8 descritta da Hegel nella Fenomenologia dello spirito in chiusura alla riflessione sullo stoicismo, nel capoverso immediatamente antecedente a quello sullo scetticismo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cQuesta coscienza pensante [la coscienza stoica], cos\u00ec come essa si \u00e8 determinata, in quanto libert\u00e0 astratta, \u00e8 dunque soltanto la negazione ancora imperfetta dell\u2019essere-altro.\u201d<a id=\"_ftnref1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/12\/09\/filosofie-dellanticonformismo\/#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La realizzazione perfetta di questa negazione \u00e8, appunto, la coscienza scettica, una negazione radicale di qualunque pretesa di verit\u00e0 avanzata dall\u2019alterit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, essendo una contraddizione immanente, ossia interna allo scetticismo stesso, affinch\u00e9 la coscienza scettica ne prenda consapevolezza, non \u00e8 necessaria un\u2019alterit\u00e0 che se ne faccia portavoce. La proposizione che esprima la contraddizione sarebbe una verit\u00e0 di un\u2019alterit\u00e0 che peraltro lo scettico negherebbe. Egli pu\u00f2 trovare in s\u00e9 la propria contraddizione. Questa si gioca su due polarit\u00e0: da una parte l\u2019universalit\u00e0 della negazione della verit\u00e0, dall\u2019altra la particolarit\u00e0 che la coscienza scettica rappresenta di fronte alla verit\u00e0 universale che lei stessa sostiene. Per venirne fuori pu\u00f2 compiere due mosse: o ridurre l\u2019universalit\u00e0 della tesi alla particolarit\u00e0 della coscienza, oppure estendere universalmente l\u2019eccezionalit\u00e0 della propria condizione. Se si percorre la prima strada, la verit\u00e0 scettica \u00e8 peculiare della coscienza che la esprime. In tal senso, per\u00f2, diventa accidentale. Perci\u00f2, ogni coscienza pu\u00f2 avere la sua verit\u00e0. Percorrendo la seconda, si arriva direttamente a questo risultato: se ogni coscienza \u00e8 eccezionale, allora ciascuna ha la sua verit\u00e0. In entrambi i casi, la verit\u00e0 viene rapportata alla soggettivit\u00e0 e a questa relativizzata. Il risultato finale \u00e8 peraltro lo stesso: lo scetticismo trapassa nel relativismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 peraltro possibile ribaltare il ragionamento: dal relativismo pu\u00f2 essere dedotto lo scetticismo. Infatti, Husserl si esprime in questi termini:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cse questo \u00e8 vero, se qualsiasi cosa che viene caratterizzata come \u201cvera\u201d, come \u201cnecessaria\u201d, come \u201clegge\u201d, \u201cdato di fatto\u201d o in qualsiasi altro modo, riceve una simile caratterizzazione solo nel mio \u201crappresentare\u201d, [\u2026] allora non ha senso ipotizzare un essere in s\u00e9, cio\u00e8 qualcosa che si presume sussista, indipendentemente dal fatto di essere rappresentato o meno.\u201d<a id=\"_ftnref2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/12\/09\/filosofie-dellanticonformismo\/#_ftn2\">[2]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, lo scetticismo si dissolve nel relativismo e viceversa: l\u2019uno conclude che tutto \u00e8 vero, l\u2019altro che nulla lo \u00e8. Per il relativista esistono tante verit\u00e0 quanti sono i soggetti, ciascuno dei quali professer\u00e0 la propria. Eppure, se un soggetto afferma qualcosa e un altro ne afferma l\u2019esatto contrario, ci troveremmo in una situazione assai spiacevole: se vale \u201ca\u201d non pu\u00f2 contemporaneamente valere anche non \u201ca\u201d, a meno che non si vogliano eliminare i principi di identit\u00e0 e quello di non contraddizione, come gi\u00e0 Platone aveva affermato a suo tempo nel Teeteto in risposta ai primi relativisti, l\u00ec rappresentati da Protagora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sebbene il relativismo sia meno netto dello scetticismo, forse pi\u00f9 sofisticato, pi\u00f9 aperto all\u2019alterit\u00e0, comunque degrada la verit\u00e0 e la riduce a uso e consumo del soggetto. Tuttavia, se lo scettico era in autocontraddizione, il relativista lo \u00e8 esclusivamente nel rapporto con l\u2019alterit\u00e0. \u00c8 l\u2019altro che deve dire al relativista che ha torto perch\u00e9 la crisi abbia inizio. La relazione relativista-alterit\u00e0 assume connotazioni conflittuali, perch\u00e9 l\u2019alterit\u00e0 potrebbe da un momento all\u2019altro riproporre la contraddizione entro cui il relativista vive. Pertanto, anche conservando al relativista quell\u2019apertura verso l\u2019alterit\u00e0 che lo distingue dallo scetticismo, e ammesso, ma non concesso, che il relativismo sia la\u00a0<em>conditio sine qua non<\/em>\u00a0ogni inclusione e ogni sano confronto, come alcuni sostengono, prima o poi il rapporto con l\u2019alterit\u00e0 \u00e8 destinato a incrinarsi o, almeno, a risentire di quella latente conflittualit\u00e0 verso l\u2019alterit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il risultato del relativismo, dunque, \u00e8 un rapporto conflittuale con l\u2019alterit\u00e0, colpevole di poterne minare le fondamenta. Da qui prendono le mosse tanto il soggettivismo quanto l\u2019individualismo. Avendo il soggetto un\u2019importanza capitale, egli \u00e8 detentore della verit\u00e0, l\u2019unica accettabile. Cos\u00ec, la soggettivit\u00e0 non tratta con l\u2019alterit\u00e0 da pari a pari: l\u2019alterit\u00e0 deterr\u00e0 la propria verit\u00e0, che la soggettivit\u00e0 non pu\u00f2 accettare in quanto differente dalla propria. Non solo, ma l\u2019alterit\u00e0 sar\u00e0 incapace di comunicarla, perch\u00e9 il mondo da essa esperito \u00e8 ontologicamente incompatibile con quello del relativista, e viceversa. Soggettivit\u00e0 e alterit\u00e0 sono incommensurabili. Allora la soggettivit\u00e0 \u00e8 preminente rispetto all\u2019alterit\u00e0. Questa, tuttavia, conserva ancora il potere di ripresentare al relativista l\u2019intima contraddizione che porta in s\u00e9 e, per questa ragione, il relativista vi guarda con terrore e sospetto. Ecco la conflittualit\u00e0 che si trasforma in individualismo: l\u2019io esige di prevalere sul noi per ridurre il tu al silenzio. Passare da questo punto all\u2019anticonformismo \u00e8 quasi immediato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se moralmente per verit\u00e0 intendiamo una qualsivoglia regola, una proposizione insomma che affermi la correttezza o la giustizia di un comportamento, \u00e8 facile intuire quanto l\u2019anticonformismo sia interpretabile entro il quadro appena tracciato. La proposizione \u201cL\u2019unica regola \u00e8 che non ci sono regole\u201d o l\u2019analoga \u201cCiascuno abbia la sua regola\u201d rispondono rispettivamente a una logica scettica, per cui \u201cL\u2019unica verit\u00e0 \u00e8 che non esistono verit\u00e0\u201d, e a quella relativista per cui \u201cCiascuno ha la sua verit\u00e0\u201d. Anzi, a essere pi\u00f9 precisi, l\u2019anticonformismo non potrebbe concepirsi, strutturarsi e realizzarsi all\u2019infuori di uno scenario di questo tipo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al che, quando una soggettivit\u00e0 anticonformista che porta in s\u00e9 queste premesse decide di determinarsi entro una categoria, non pu\u00f2 rimanerci a lungo, proprio perch\u00e9, in quanto categoria, dev\u2019essere governata da una regola, la quale \u00e8 esclusa al contempo da quella sociale di riferimento. Allora, dismessi i panni di questa prima identit\u00e0, la soggettivit\u00e0 ne abbraccia un\u2019altra per disfarsene poco dopo e cos\u00ec\u00a0<em>ad infinitum\u00a0<\/em>in totale solitudine. Ogni identit\u00e0 diventa possibile, nessuna necessaria. In questo senso, all\u2019anticonformista potrebbe essere diagnosticata la disperazione della possibilit\u00e0, di cui Kierkegaard parla ne \u201cLa malattia per la morte\u201d:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cLa possibilit\u00e0 diventa sempre pi\u00f9 intensa, ma nel senso della possibilit\u00e0, non della realt\u00e0; infatti, nel senso della realt\u00e0 l\u2019intensit\u00e0 \u00e8 che qualcosa di ci\u00f2 che \u00e8 possibile diventi reale. Nell\u2019istante si mostra qualcosa come possibile, poi si mostra una nuova possibilit\u00e0, alla fine queste fantasmagorie si susseguono cos\u00ec rapidamente che \u00e8 come se tutto fosse possibile, e questo \u00e8 proprio l\u2019ultimo istante, in cui l\u2019individuo stesso \u00e8 diventato in tutto e per tutto un miraggio.\u201d\u00a0<a id=\"_ftnref3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/12\/09\/filosofie-dellanticonformismo\/#_ftn3\">[3]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infatti, per agire, l\u2019identit\u00e0 necessita di un\u2019architettura attorno alla quale costituirsi, sia questa individuale o sociale. Per questo secondo ambito, Costa parla di \u201criduttori di complessit\u00e0\u201d: delle strade da percorrere per realizzarsi, gi\u00e0 battute da altri e scoperte sicure. Senza simili riduttori, le possibilit\u00e0 di determinazione che la soggettivit\u00e0 \u00e8 chiamata a contemplare sono troppe. Ma l\u2019anticonformismo nega proprio questi riduttori di complessit\u00e0, sicch\u00e9 le possibilit\u00e0 esistenziali si affollano di fronte alla soggettivit\u00e0, incapace di gestirle tutte insieme e costretta da s\u00e9 stessa a passare dall\u2019una all\u2019altra. La soggettivit\u00e0 diventa un\u00a0<em>miraggio<\/em>\u00a0e dispera, cadendo per il suo stesso peso. \u201cIn se magna ruunt\u201d \u2013\u00a0 Pharsalia, I, 81.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La somma e la combinazione di tutto ci\u00f2 disgrega le basi della comunit\u00e0 e impedisce la relazione al punto che ogni soggettivit\u00e0 \u00e8 incapace di dialogare con le altre: non v\u2019\u00e8 terreno comune su cui trovarsi che non venga repentinamente sottratto o demolito. Il travaglio della determinazione nell\u2019esistenza \u00e8 sopportato in solitudine: se immersi in una meritocrazia del negativo, il cui fine \u00e8 la deumanizzazione degli ultimi, allora ogni concorrente guarda agli altri come possibili minacce; se nell\u2019anticonformismo, l\u2019altro \u00e8 l\u2019entit\u00e0 dalla quale prendere le distanze e differenziarsi. Il rapporto duale fra l\u2019io e il tu fonda il noi. Questo noi, tuttavia, pu\u00f2 darsi esclusivamente se l\u2019io e il tu si aprono a qualcosa da condividere, un terreno in cui incontrarsi che sia accessibile a entrambi, qualcosa che tuttavia sia antecedente all\u2019effettiva relazione. Il duale io-tu e il noi si co-fondano. La relazione \u00e8 triadica<a id=\"_ftnref4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/12\/09\/filosofie-dellanticonformismo\/#_ftn4\">[4]<\/a>. Laddove non si diano le condizioni affinch\u00e9 questo terreno sussista, laddove una delle parti neghi l\u2019accesso all\u2019altra, ecco che il noi non pu\u00f2 costituirsi e, perci\u00f2, nemmeno il rapporto che lo richiede quale precondizione. Scetticismo, relativismo, soggettivismo e individualismo, realizzatisi nell\u2019anticonformismo, impediscono la condivisione e l\u2019istituzione del noi, gettando le soggettivit\u00e0 in una solitudine radicale. Non solo, ma anche l\u2019identit\u00e0 \u00e8 messa in pericolo e precarizzata: a venir meno non \u00e8 solamente il noi, bens\u00ec anche l\u2019io, incapace di strutturarsi stabilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sfibratasi la relazione e venute a mancare le condizioni fondamentali di una qualsiasi societ\u00e0, ci\u00f2 che si prospetta \u00e8 un aggregato informe e conflittuale di individualit\u00e0 vuote in lotta fra loro, incapaci di dialogare, perch\u00e9 afasiche e sorde. Un simile aggregato non potr\u00e0 che giovare agli esponenti dell\u2019ordine capitalista, quell\u2019ordine al quale Costa imputa la produzione di ansia in quantit\u00e0 industriali presso la popolazione e che, come si diceva, l\u2019anticonformista voleva abbattere attraverso la lotta al grigiore della vita monotona del borghese medio.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn1\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/12\/09\/filosofie-dellanticonformismo\/#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0La fenomenologia dello spirito, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, ed. Einaudi a cura di Gianluca Garelli, p. 140<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn2\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/12\/09\/filosofie-dellanticonformismo\/#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0Husserl,\u00a0<em>Erste Philosophie (1923\/24)<\/em>\u00a0(Husserliana 7, 1956); trad. it.\u00a0<em>Storia critica delle idee<\/em>\u00a0(Piana, 2013); cfr. anche Venier 2019<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn3\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/12\/09\/filosofie-dellanticonformismo\/#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0La malattia per la morte, S\u00f8ren Kierkegaard, ed. Feltrinelli a cura di Ettore Rocca, 2024<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a id=\"_ftn4\" href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/12\/09\/filosofie-dellanticonformismo\/#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0Tesi per un\u2019ontologia trinitaria, Klaus Hemmerle, ed. Citt\u00e0 nuova, 2021<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/12\/09\/filosofie-dellanticonformismo\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/12\/09\/filosofie-dellanticonformismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA LA FIONDA (Di Marco Scognamillo) \u00c8 noto che il motto \u201cL\u2019unica regola \u00e8 che non ci sono regole\u201d \u00e8 il motto dell\u2019anti conformismo. \u00c8 possibile che, dietro a uno slogan cos\u00ec scialbo, si possano isolare le correnti filosofiche che conducono alla disgregazione del rapporto sociale, alla conflittualit\u00e0 con l\u2019alterit\u00e0 e alla precarizzazione dell\u2019identit\u00e0? Proviamo a isolare quattro correnti di pensiero: scetticismo, relativismo, soggettivismo e individualismo. 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