{"id":9318,"date":"2013-08-17T06:51:07","date_gmt":"2013-08-17T06:51:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9318"},"modified":"2013-08-17T06:51:07","modified_gmt":"2013-08-17T06:51:07","slug":"luciano-canfora-sulleuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9318","title":{"rendered":"Luciano Canfora sull&#8217;Euro"},"content":{"rendered":"<p>\n\tLuciano Canfora, noto filologo e appassionato studioso di storia antica, ha recentemente dato alle stampe la sua ultima fatica (&ldquo;Intervista sul potere&rdquo;, ed. Laterza), una lunga digressione sotto forma di intervista su una moltitudine di temi: dal senso della democrazia a Napoleone, da Mao ai rapporti tra Sparta ed Atene, da Tucidide all&#39;Euro. E proprio sul senso politico e sociale di quest&#39;ultimo dedica l&#39;ultimo capitolo, intitolato significativamente &ldquo;Elite e popolo&rdquo;.\n<\/p>\n<p>\n\tL&#39;analisi inizia con la disamina del significato della parola &ldquo;europeista&rdquo; che ultimamente riscuote sempre pi&ugrave; perplessit&agrave;. &ldquo;<em>Mi chiedo che cosa significhi questa ideologia europeista. Ne deduco che esista un valore denominato Europa. Ma allora vorrei capire se esiste anche un valore Asia o Africa. Perch&egrave; non dichiararsi asiatisti o africanisti, piuttosto che europeisti? E l&#39;Australia, dove la mettiamo? Non si sente l&#39;esigenza di uno spirito australianista?<\/em>&rdquo;\n<\/p>\n<p>\n\tMesso sotto fuoco incrociato lo spirito internazionalista, ci&ograve; che le &eacute;lites propongono in sua vece &egrave; una poco elegante riduzione linguistica del coacervo di interessi che ha spostato e sta spostando immense somme di denaro dalle tasche dei cittadini alle loro. Ci&ograve; avviene nel nome di quella dottrina europeista che riempie quotidianamente pagine di giornali e programmi televisivi. Dottrina che permette all&#39;AD della Fiat di delocalizzare lasciando a casa migliaia di lavoratori. &ldquo;<em>Non bastano i vantaggi che mi offre l&#39;Italia, dichiara Marchionne, perch&egrave; se vado in Serbia posso guadagnare di pi&ugrave;&#8230;mi da un certo fastidio chi sostiene chi ci siano &ldquo;dottrine&rdquo; adatte a giustificare comportamenti del genere. Tutto dipende, ripeto, dai rapporti di forza<\/em>.&rdquo;\n<\/p>\n<p>\n\tA tale riguardo la denuncia di Canfora &egrave; precisa: &ldquo;<em>l&#39;equilibrio delle forze si &egrave; spostato nettamente a favore di questi ceti tecnocratici ristretti, che non intendono farsi governare dal potere politico. Al contrario, sono essi che non solo lo influenzano, lo rimbrottano e lo limitano, ma addirittura lo contrastano apertamente e lo soverchiano<\/em>&rdquo;.\n<\/p>\n<p>\n\tQuindi lo scenario attuale vede un apparato politico (che dovrebbe regolamentare la vita sociale nel nome del massimo profitto per i cittadini) succube di quelle forze elitiste, e si ritrova ad assecondare ogni loro capriccio, semantica inclusa. Tutto ci&ograve; si traduce in una &ldquo;<em>perdita di sovranit&agrave; degli Stati nazionali, in particolare dell&#39;Italia, rispetto all&#39;influenza dei mercati finanziari<\/em>.&rdquo;\n<\/p>\n<p>\n\tQuesto stato di cose, nel quale i cittadini sono destinati a perdere sempre pi&ugrave; potere a favore delle &eacute;lites, &egrave; determinato da un processo ben definito: &ldquo;<em>via via che si internazionalizza la produzione cresce enormemente il potere di ricatto della grande industria e delle banche.<\/em>&rdquo;\n<\/p>\n<p>\n\tLa globalizzazione &egrave; quindi quel processo che permette a grandi industrie e banche di entrare a pieno titolo nelle aule parlamentari per far valere i propri interessi a tutto svantaggio di quelli dei cittadini. Ma il profitto (di cui banche e corporation sono gli attuali maggiori difensori) non &egrave; anche fautore dello sviluppo? &ldquo;<em>Il problema &egrave; esattamente questo: se si debba ritenere che il profitto sia un valore assoluto, in quanto unico possibile motore dello sviluppo, o se lo sviluppo stesso possa essere un fatto sociale, che non si basa necessariamente sul tornaconto individuale. E&#39; un dilemma con cui siamo alle prese da secoli. Io sono convinto che i capitalisti non siano benefattori dell&#39;umanit&agrave; e che la crescita economica non passi necessariamente per l&#39;esaltazione di un egoismo esasperato, individuale o collettivo<\/em>.&rdquo;\n<\/p>\n<p>\n\tEppure ci dicono che le attuali politiche europee siano l&#39;unico approdo sensato per evitare il disastro del ritorno alle monete locali. &ldquo;<em>Io contesto alla radice l&#39;attuale retorica europeista. Ci viene fatto credere che questo tipo di costruzione, che notoriamente ci penalizza rispetto alla megapotenza tedesca, sia l&#39;unica possibilit&agrave; di realizzare delle aggregazioni significative a livello internazionale. Invece ne esistono altre<\/em>.&rdquo;\n<\/p>\n<p>\n\tL&#39;intervistatore a questo punto pone una domanda essenziale: &ldquo;Lei giudica l&#39;ingresso nell&#39;euro una scelta fallimentare?&rdquo; &ldquo;<em>S&igrave;. Capisco il PD che la difende, ma &egrave; solo perch&egrave; non ha altro da dire. Se si toglie l&#39;euro, che ci ha rovinati, tutta l&#39;esperienza di governo del centrosinistra, con Romano Prodi e con Carlo Azeglio Ciampi, &egrave; finita. Che cosa hanno combinato gli eredi del PCI, da quando quel partito si &egrave; sciolto? Hanno procurato agli italiani un po&#39; di miseria in pi&ugrave; tramite la scelta di entrare nell&#39;euro, compiuta per giunta in modo autocratico, senza alcun referendum. Mi sembra piuttosto che stiamo smantellando metodicamente lo Stato sociale proprio in nome dell&#39;Europa&#8230;siamo di fronte a un&#39;enorme ondata di disagio e di rifiuto da parte dei cittadini, ai quali &egrave; stato impedito di dire la loro quando dall&#39;alto calavano decisioni pesantissime o, peggio ancora, presentate in maniera ingannevole. L&#39;introduzione dell&#39;euro venne esaltata come un grande passo in avanti e invece ha portato al dimezzamento dei salari. Facciamo una terapia di salasso dei contribuenti e di macelleria sociale senza limiti solo per poter dire che l&#39;Europa, cio&egrave; la Germania con i suoi vassalli nordici, &egrave; una grande potenza? Non mi pare un valore per cui sacrificarsi. Non abbiamo un governo (se ce l&#39;abbiamo, &egrave; quello tedesco), non abbiamo un esercito, non abbiamo una statualit&agrave; di tipo elvetico o statunitense. Abbiamo solo una moneta, che serve alla Germania per imporre all&#39;eurozona i suoi prodotti, peraltro validissimi, mentre noi italiani rinunciamo ad avere una forza espansiva sui mercati. Inoltre, per puntellare tutto ci&ograve;, bisogna bastonare la Grecia, mettere in ginocchio la Spagna, schiaffeggiare il Portogallo, stangolare Cipro&#8230;.Ma neanche la Santa Alleanza arrivava a tanto. E non si intravede una prospettiva a questo calvario.<\/em>&rdquo;\n<\/p>\n<p>\n\tDall&#39;analisi appena letta sembra che non esista attualmente alcuna alternativa, nessuna &quot;exit strategy&quot;. E invece&#8230; &ldquo;<em>Secondo me i tedeschi terranno in piedi l&#39;euro finch&egrave; far&agrave; comodo alla loro economia, ma hanno gi&agrave; pronta una via di uscita. Tutta l&#39;Europa orientale &egrave; ai loro piedi. Polacchi, sloveni, slovacchi, romeni, bulgari sono in ginocchio con il piattino in mano e riconoscono la Germania come paese leader. In fondo cos&igrave; si realizza il grande sogno del Fuhrer, il primo vero &ldquo;europeista&rdquo;. L&#39;unico suo errore fu pensare di raggiungere quel risultato con i carri armati<\/em>.&rdquo;\n<\/p>\n<p>\n\tBene, le Merkel ha raggiunto quegli scopi europeisti che Hitler non riusc&igrave; a portare a termine. Evidentemente l&#39;euro &egrave; ben pi&ugrave; potente dei carri armati. A parit&agrave; di manipolazione mediatica e propaganda, s&#39;intende. Ma esiste una qualche cura, un vaccino contro questo morbo che ha ormai infettato tutta l&#39;Europa? &ldquo;<em>A mio parere, il luogo dove le tendenze oligarchiche dominanti possono e devono essere messe in discussione &egrave; il laboratorio immenso costituito dal mondo della formazione e della scuola..&egrave; l&igrave; che l&#39;educazione antioligarchica, su base critica, pu&ograve; farsi strada.<\/em>&rdquo;\n<\/p>\n<p>\n\tForse &egrave; per questo che l&#39;attuale Stato ha deciso di depotenziare l&#39;istruzione pubblica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luciano Canfora, noto filologo e appassionato studioso di storia antica, ha recentemente dato alle stampe la sua ultima fatica (&ldquo;Intervista sul potere&rdquo;, ed. Laterza), una lunga digressione sotto forma di intervista su una moltitudine di temi: dal senso della democrazia a Napoleone, da Mao ai rapporti tra Sparta ed Atene, da Tucidide all&#39;Euro. 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