{"id":93205,"date":"2025-12-15T12:31:16","date_gmt":"2025-12-15T11:31:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93205"},"modified":"2025-12-15T12:32:40","modified_gmt":"2025-12-15T11:32:40","slug":"cile-il-nuovo-presidente-e-jose-antonio-kast-ultraliberista-e-nostalgico-di-pinochet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93205","title":{"rendered":"Cile, il nuovo presidente \u00e8 Jos\u00e9 Antonio Kast: ultraliberista e nostalgico di Pinochet"},"content":{"rendered":"<p><strong>da L&#8217;INDIPENDENTE ONLINE (Valeria Casolaro)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-93207\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/images-10-300x200.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/images-10-300x200.jpeg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/images-10.jpeg 678w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Il risultato delle elezioni svoltesi ieri, domenica 14 dicembre, ha visto definitivamente tramontare la possibilit\u00e0 del Cile di vedere realizzata la svolta socialista promessa cinque anni fa dall\u2019uscente Gabriel Boric e di vedere in carica la prima presidente comunista del Paese. A vincere il ballottaggio per le presidenziali, con ampio margine, \u00e8 stato infatti Jos\u00e9 Antonio Kast: 59 anni, membro del Partito Repubblicano del Cile, figlio di un nazista rifugiatosi nel Paese dopo la seconda guerra mondiale e sostenitore di Pinochet, la sua campagna politica ha fatto interamente perno sul tema della sicurezza sociale e dell\u2019appoggio alle forze armate e di polizia. Con lui, in Cile sale in carica il governo pi\u00f9 di destra dalla fine della dittatura.<\/p>\n<p>Il Paese \u00e8 ormai lontano dal 2019, quando la rabbia popolare scosse il Paese con un\u2019ondata di proteste senza precedenti, divenute note con il nome\u00a0<em><strong>estallido social<\/strong>.<\/em>\u00a0Al centro delle contestazioni vi era il governo conservatore e corrotto dell\u2019ex presidente Sebasti\u00e1n Pi\u00f1era (gi\u00e0 ministro del Lavoro durante la dittatura Pinochet): repressione e rimpasti di governo non riuscirono a domare il popolo, che meno di due anni dopo scelse come proprio presidente\u00a0<strong>Gabriel Boric<\/strong>, 32enne proveniente dall\u2019estremo sud patagonico protagonista a capo delle rivolte studentesche del 2011 e in prima linea durante l\u2019<em>estallido social<\/em>. Con Boric, che promise un Paese di\u00a0<strong>orientamento socialista<\/strong>, il Cile aveva potuto sperare in un futuro di giustizia sociale, dove non fossero gli interessi privati a farla da padrone. E proprio\u00a0<strong>il \u201ctradimento\u201d di Boric<\/strong>, secondo molti, \u00e8 stato un fattore determinante nel consegnare il Paese all\u2019ultradestra. Se alcuni dei punti chiave del suo programma sono rimasti irrealizzati anche grazie al massiccio sforzo dei fondi privati, come la modifica alla Costituzione (che mirava a sostituire quella attuale, redatta durante la dittatura di Pinochet), molti altri sono rimasti in sospeso, mentre venivano approvati provvedimenti di matrice fortemente di destra, come la controferma legge Nain-Retamal, che punta a garantire un maggior grado di impunit\u00e0 alle forze di polizia. Le poche\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2025\/07\/12\/la-sinistra-cilena-prova-a-ripartire-dalla-comunista-jeannette-jara\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vittorie<\/a>\u00a0ottenute dal suo governo, come la riduzione dell\u2019orario di lavoro e l\u2019aumento del salario minimo interprofessionale, non sono servite a far guadagnare a Jara (ex ministra del Lavoro sotto il governo Boric) la maggioranza delle preferenze. Nonostante Boric avesse inoltre promesso il riconoscimento e la tutela delle\u00a0<strong>popolazioni native<\/strong>, minacciate in Cile dagli interessi finanziari delle aziende, queste sono forse le maggiormente deluse dal suo operato. Nella Macrozona Sur (regione del Paese a sud di Santiago), dove il\u00a0<strong>popolo mapuche<\/strong>\u00a0\u00e8 in lotta contro Stato e aziende che ogni giorno si impossessano illegalmente delle loro terre, lo Stato di emergenza introdotto da Pi\u00f1era \u00e8 infatti stato prolungato per tutto il periodo della presidenza Boric e ora rischia di dover fare i conti con un ulteriore peggioramento della repressione.<\/p>\n<p>Dal canto suo, Kast ha fatto della\u00a0<strong>minaccia dell\u2019insicurezza sociale<\/strong>\u00a0il perno della propria campagna politica, dominata da\u00a0<a href=\"https:\/\/www.servel.cl\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/JOSE-ANTONIO-KAST-RIST.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">promesse<\/a>\u00a0di lotta alla criminalit\u00e0 e alla migrazione illegale. Chiusura delle frontiere, espulsione indiscriminata dei migranti \u00abillegali\u00bb, costruzione di nuove carceri ad alta sicurezza e l\u2019utilizzo della tecnologia per perseguire il crimine, oltre a un totale e indiscusso appoggio a polizia e forze armate sono punti chiave del suo discorso politico che hanno dominato il dibattito in queste settimane \u2013\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=uqNhs_Il9EE\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">usato<\/a>\u00a0sapientemente per sviare domande scomode, come quelle riguardanti i programmi per la ripresa economica del Cile e l\u2019impiego delle finanze statali. A questi si aggiunge la promessa di contrastare il \u00abterrorismo\u00bb nella Macrozona Sur. E nel contesto di un Paese dove a muovere le fila sono\u00a0<strong>pochi grandi gruppi economici<\/strong>, il programma di Jeannette Jara non \u00e8 bastato a risvegliare nei cileni quella scintilla di speranza e fiducia nel cambiamento accesa dalle proteste di sei anni fa. Se da un lato il suo partito non prendeva parte alla corsa per le presidenziali dai tempi di Allende, \u00e8 anche vero che questo poco ha saputo fare per guadagnarsi la fiducia dell\u2019elettorato.<\/p>\n<p>Fatto sta che il senso di disillusione nel Paese era palpabile gi\u00e0 nelle settimane, se non nei mesi che hanno preceduto le elezioni. Buona parte della popolazione ritiene infatti che la bandiera con la quale si avvolge il presidente\u00a0<strong>faccia poca differenza<\/strong>, in un Paese dove le oligarchie determinano l\u2019esito delle politiche statali e sociali. Anche Jara, per convincere gli indecisi a votare per lei, aveva dovuto fare propria una\u00a0retorica che puntava sulla sicurezza, sul controllo tecnologico delle frontiere e sul controllo della migrazione, un programma elettorale certo molto distante da uno che possa dirsi comunista, quantomeno in senso classico.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2025\/12\/15\/cile-il-nuovo-presidente-e-jose-antonio-kast-ultraliberista-e-nostalgico-di-pinochet\/\">https:\/\/www.lindipendente.online\/2025\/12\/15\/cile-il-nuovo-presidente-e-jose-antonio-kast-ultraliberista-e-nostalgico-di-pinochet\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;INDIPENDENTE ONLINE (Valeria Casolaro) Il risultato delle elezioni svoltesi ieri, domenica 14 dicembre, ha visto definitivamente tramontare la possibilit\u00e0 del Cile di vedere realizzata la svolta socialista promessa cinque anni fa dall\u2019uscente Gabriel Boric e di vedere in carica la prima presidente comunista del Paese. 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