{"id":93232,"date":"2025-12-17T11:42:26","date_gmt":"2025-12-17T10:42:26","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93232"},"modified":"2025-12-17T11:42:26","modified_gmt":"2025-12-17T10:42:26","slug":"lessenza-del-tecno-capitalismo-la-mercificazione-della-vita-da-marx-ad-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93232","title":{"rendered":"L&#8217;essenza del tecno-capitalismo: la mercificazione della vita da Marx ad oggi"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Marco Palladino)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=png\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/iae65293551705662\/version\/1765191997\/image.png\" alt=\"D. Rivera, &quot;L'uomo controllore dell'universo&quot;\" width=\"534\" height=\"223\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>Il capitalismo non si configura solo come un modo, fra gli altri, di produzione, ma come un\u2019ideologia intrinsecamente sospinta da un principio metafisico e fondantesi su una chiara visione dell\u2019uomo. Soltanto mostrando la farraginosit\u00e0 di queste due strutture teoretiche portanti \u00e8 possibile, a mio avviso, aggredire la concezione secondo la quale il capitalismo \u00e8 l\u2019unico sistema economico adatto a regolare i rapporti fra gli uomini.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<div id=\"cc-m-12100162377\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>Nella celebre opera\u00a0<em>Miseria della filosofia<\/em>\u00a0Marx sostiene che verr\u00e0 un tempo in cui tutto, compreso l\u2019uomo, diverr\u00e0 merce.\u00a0<strong>La persona, nell\u2019epoca del tardo-capitalismo, \u00e8 diventata cosa tra le cose, oggetto fra altri oggetti.<\/strong>\u00a0Egli, dunque, lungi dall\u2019essere il soggetto della produzione tecno-capitalistica, \u00e8, piuttosto, il prodotto stesso di un processo dal quale \u00e8 inglobato e sussunto come sua parte. Il singolo \u00e8 espropriato, in questo modo, della sua essenza.\u00a0<strong>Il capitalismo,<\/strong>\u00a0seguendo questa direttiva teorica, non si configura solo come un modo, fra gli altri, di produzione, ma come\u00a0<strong>un\u2019ideologia intrinsecamente sospinta da un principio metafisico e fondantesi su una chiara visione dell\u2019uomo.<\/strong>\u00a0Soltanto mostrando la farraginosit\u00e0 di queste due strutture teoretiche portanti \u00e8 possibile, a mio avviso, aggredire la concezione secondo la quale il capitalismo \u00e8 l\u2019unico sistema economico adatto a regolare i rapporti fra gli uomini.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8, dunque, l\u2019essenza metafisica che si dispiega nel capitalismo?<\/strong>\u00a0Tale interrogativo si trova al centro della riflessione severiniana sull\u2019evo contemporaneo e di essa ci serviamo per meglio districarci fra le maglie del problema sollevato. Anzitutto, bisogna chiedersi\u00a0<strong>\u201ccos\u2019\u00e8 l&#8217;essenza?\u201d<\/strong>\u00a0L\u2019essenza, seguendo l\u2019insegnamento di Artistotele, \u00e8 ci\u00f2 senza il quale la cosa non sarebbe la cosa che \u00e8. L\u2019elemento strutturale del capitalismo attuale, tolto il quale non sarebbe quel che \u00e8,\u00a0<strong>\u00e8 l&#8217;incremento indefinito e illimitato della potenza e del profitto.<\/strong>\u00a0Nel capitalismo vige la volont\u00e0 di volont\u00e0, una volont\u00e0 di potenza cieca e arbitraria, che impone come unico scopo dell\u2019agire l\u2019aumento senza limiti di potenza e profitto. Tale essenza, per\u00f2, dipende in qualche misura dalla subordinazione dell\u2019economia alle esigenze della tecno-scienza. Insomma, l\u2019agire umano diventa orientato completamente al fine della potenza e del profitto perch\u00e9 l\u2019orizzonte entro il quale si muove \u00e8 totalmente dominato dall\u2019apparato tecnologico.\u00a0<strong>L\u2019economia capitalistica, allora, non \u00e8 il soggetto che guida il nostro tempo, ma, al pari dell\u2019uomo, \u00e8 asservito alle richieste della tecnica di cui, illusoriamente, crede di servirsi.<\/strong>\u00a0<strong>Insomma, il rapporto \u00e8 ribaltato. L\u2019economia capitalistica non \u00e8 fine, ma mezzo nelle mani della tecnica.<\/strong>\u00a0In questo senso, Severino non si discosta da Heidegger, il quale in tutti i suoi scritti ha ribadito la preminenza della tecnica nei confronti di tutti quei saperi che erroneamente tendiamo a porre al di sopra di essa, arrestandoci a una considerazione antropologico-strumentale del suo dominio che non tiene conto dell&#8217;essenza precipua che in esso alberga.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00abL\u2019essenza della tecnica non \u00e8 nulla di tecnico\u00bb<\/strong>\u00a0afferma Heidegger. Anche per il filosofo tedesco non \u00e8 l\u2019uomo il soggetto capace di guidare il processo tecnico. Egli non ne \u00e8 il possessore, ma, al contrario, \u00e8 colui che, come strumento, viene preso in custodia dalla tecnica stessa, nella quale vige un provocare, una richiesta che trasforma l\u2019uomo e il mondo in\u00a0<em>Bestand<\/em>, fondo sempre a disposizione, da raschiare fino all\u2019esaurimento delle sue risorse ed energie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12100162777\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-12100162777\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=458x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/icdd8b4d5fa82880f\/version\/1765192472\/image.jpg\" alt=\"\" data-src-width=\"940\" data-src-height=\"903\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=458x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/icdd8b4d5fa82880f\/version\/1765192472\/image.jpg\" data-image-id=\"7805862477\" \/><\/figure>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12100163777\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A tal proposito, proseguendo lungo questa direttiva ermeneutica,\u00a0<strong>il filosofo Raimon Panikkar tende a distinguere la tecnologia dalla tecnica.<\/strong>\u00a0<em>Techn\u00e9<\/em>, traducibile con tecnica o arte, \u00e8 certamente un patrimonio di tutte le culture. Esso, primariamente, consiste nella capacit\u00e0 di manipolare la materia per accrescere il benessere dell\u2019uomo. Questa concezione generale della tecnica, intesa come produzione di utensili finalizzati alla generazione del benessere umano e che, dunque, si profilano come dotati di neutralit\u00e0, in quanto possono essere utilizzati bene o male, rientra nella concezione su menzionata che vede la tecnica in chiave antropologico-strumentale. Questa concezione della tecnica costituisce quella che Panikkar chiama la macchina di primo grado. La tecnologia, invece, \u00e8 la macchina di secondo grado, quella che utilizza altre macchine di primo grado per estrarre l\u2019energia e permettere, in tal modo, l\u2019accelerazione del processo produttivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La tecnologia, contrariamente dalla tecnica, non \u00e8 un universale culturale, un patrimonio di tutti gli uomini, ma uno strumento di dominio che conduce alla tecnocrazia, al\u00a0<em>krat\u00f2s<\/em>, al potere della macchina sull\u2019uomo.<\/strong>\u00a0La tecnologia non \u00e8 pi\u00f9 uno strumento che pu\u00f2 essere utilizzato bene o male, ma ci\u00f2 che rende strumento, che trasforma colui che utilizza la macchina in macchina a sua a volta. Il lavoro moderno, dominato dalla tecnologia, \u00e8 schiavit\u00f9, alienazione.\u00a0<strong>Per Panikkar ci\u00f2 che definisce davvero il lavoro umano \u00e8 il suo essere un atto attraverso il quale collaborare e cooperare al dinamismo dell\u2019universo.<\/strong>\u00a0Il lavoro autentico non \u00e8 mera produzione di oggetti in serie, ma \u00e8 creazione, in cui il soggetto partecipa attivamente e liberamente alla fioritura della cosa creata: egli non solo la produce, ma la vive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il lavoro autentico \u00e8, quindi, l\u2019esatto opposto del lavoro moderno, finalizzato al solo profitto e all\u2019incremento della produzione.\u00a0<strong>Nel lavoro autentico non solo si produce la cosa, ma, al contempo, si perviene alla pienezza del proprio io autentico.<\/strong>\u00a0Il lavoro \u00e8 l\u2019unione di contemplazione e azione: l\u2019azione in esso esercitata non solo forgia qualcosa di esterno al soggetto, ma l\u2019io stesso che \u00e8 all\u2019opera nell\u2019attivit\u00e0 del forgiare e che in essa si scopre nella sua irripetibile singolarit\u00e0. Il lavoro moderno, in accordo con le tesi rivoluzionarie di Marx, \u00e8 s\u00ec alienazione dalla propria essenza, ma questa essenza non si risolve interamente nell\u2019<em>homo faber<\/em>. In questo senso sia Panikkar che Simone Weil, pur condividendo alcune tesi di Marx, oltrepassano la concezione del filosofo di Treviri perch\u00e9 l\u2019essenza umana che il capitalismo alienerebbe non \u00e8 la materia, e neanche solo lo spirito come vogliono gli spiritualisti, ma l\u2019uomo nella sua integralit\u00e0 tripartita.\u00a0<strong>Riprendendo l\u2019antropologia classica, si pu\u00f2 dire che l\u2019uomo non solo \u00e8 corpo, non solo \u00e8 anima, ma anche spirito. Lo spirito \u00e8 un\u2019energia non-meccanica, irriducibile alle funzioni della mente, che consiste precisamente nella capacit\u00e0 dell\u2019umano di auto-trascendersi, nell\u2019atto del distacco da ogni determinazione finita del mio essere e dell\u2019essere in s\u00e9.<\/strong>\u00a0Lo spirito \u00e8 sempre un divenire-spirito e mai una sostanza fissa, un\u2019essenza fantasmagorica. Il tecno-capitalismo, fondandosi su un\u2019antropologia riduzionista, per la quale l\u2019uomo \u00e8 interamente una funzione, una mera reazione neuro-chimica, si presenta come la pi\u00f9 pericolosa delle ideologie:\u00a0<strong>c\u2019\u00e8 un\u2019ideologia pi\u00f9 pericolosa di quella che non vede il proprio carattere ideologico?<\/strong>\u00a0Questo sistema-mondo, ormai totalmente consegnato nelle mani faustiane del dispositivo cibernetico, \u00e8 un sistema che si fonda sulla soppressione di ogni forma di trascendenza, come l\u2019imposizione chirurgica dell\u2019alienazione spirituale su scala planetaria. Ma questo tecno-capitalismo, come ben vide Pasolini, non si presenta pi\u00f9 simbolicamente come l\u2019ingiunzione del Padre, come l\u2019estrinsecazione sul piano economico, strutturale, della legge repressiva del paterno. Questo potere accoglie e favorisce l\u2019esigenza di fluidit\u00e0, di liquefazione della soggettivit\u00e0, proprio della contemporaneit\u00e0. Il fascismo della civilt\u00e0 dei consumi non dice pi\u00f9<em>\u00a0&#8220;Tu devi!&#8221;<\/em>\u00a0ma &#8220;V<em>uoi, dunque devi!&#8221;<\/em>\u00a0Il desiderio, nella molteplicit\u00e0 dei suoi oggetti, viene utilizzato dal tecno-capitalismo come strumento surrettizio di coercizione. Esso non si configura pi\u00f9 atto di trascendimento, di apertura all\u2019altro, ma come atto di auto-fagocitazione, in cui tutto \u00e8 divorato famelicamente. In questo orizzonte di reificazione dell\u2019umano, di totale cristallizzazione del desiderio in un eterno presente astorico, l\u2019alienazione si presenta come la fondamentale spinta dell\u2019uomo al significato, a ci\u00f2 che sfugge al processo di integrale oggettivazione dell\u2019essere. Marx ci ha insegnato a vedere la quadruplice configurazione dell\u2019alienazione: la scissione patologica dell\u2019io dall\u2019oggetto del suo lavoro; dall\u2019attivit\u00e0 stessa del lavorare, la quale si presenta come attivit\u00e0 puramente meccanica, priva di slancio creativo; dall\u2019altro, il quale, nelle figure del capitalista e dei competitors, rappresenta la precipua incarnazione del dominio della forza e dell\u2019egoismo; dalla propria essenza, cio\u00e8 dalla libert\u00e0, dalla capacit\u00e0 di esercitare il proprio\u00a0<em>conataus<\/em>\u00a0senza costrizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12100164077\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-12100164077\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=377x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i5ba0a99997d59865\/version\/1765193119\/image.jpg\" alt=\"\" data-src-width=\"894\" data-src-height=\"1024\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=377x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i5ba0a99997d59865\/version\/1765193119\/image.jpg\" data-image-id=\"7805863077\" \/><\/figure>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12100163977\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il tecno-capitalismo, oggi, non solo ha privatizzato i rapporti di produzione, facendo del lavoro il luogo della meccanizzazione e dell\u2019allevamento dell\u2019umano, ma ha metafisicamente legittimato il regime della propriet\u00e0 privata attraverso un\u2019antropologia fisicalista che sopprime l\u2019irriducibilit\u00e0 della vita interiore. Se l\u2019essere umano \u00e8 soltanto una sofisticata macchina biologica che genera l\u2019illusione della coscienza e della libert\u00e0, \u00e8 possibile affrancarsi dal dominio della necessit\u00e0 che si estrinseca nel dominio tecno-capitalistico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sapienza spirituale di ogni tempo, da quella cristiana a quella buddhista, si fonda sull\u2019opposizione fra l\u2019io empirico e lo spirito, fra l\u2019ego come sovrastruttura fittizia (cos\u2019\u00e8 il nostro ego se non una sovrastruttura della mega-macchina tecno-capitalistica? Un\u2019escrescenza di questo grande cervello che ci dice cosa desiderare e cosa essere?) e lo spirito come vita liberata, distaccata, che non agisce pi\u00f9 assecondando il principio dell\u2019utile. Il desiderio dell\u2019assoluto, l\u2019amor fati, l\u2019azione non-agente taoista, l\u2019esperienza della vacuit\u00e0 buddhista designano, nella loro specifica singolarit\u00e0, l\u2019affrancamento dell\u2019umano dalla pura istintualit\u00e0. In ogni caso si tratta di trascendere la propria identit\u00e0 appropriativa, quell\u2019identit\u00e0 che si fonda sull\u2019egoismo, la competitivit\u00e0 selvaggia, il sentimento di sopraffazione, l\u2019assimilazione dell\u2019alterit\u00e0. La rivoluzione preconizzata da Marx, l\u2019abbattimento del regime della propriet\u00e0 privata, deve, necessariamente, accompagnarsi alla riscoperta della nostra natura spirituale, della nostra capacit\u00e0 di distacco dalla distruttivit\u00e0 mortifera dell\u2019ego. \u00c8 forse il tempo di una rivoluzione che, pur accogliendo la critica marxiana, e ancor prima feuerbachiana, della religione, si fondi sull\u2019antropologia della sapienza di Occidente e Oriente.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2025-1\/dicembre\/l-essenza-del-tecnocapitalismo\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2025-1\/dicembre\/l-essenza-del-tecnocapitalismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Marco Palladino) Il capitalismo non si configura solo come un modo, fra gli altri, di produzione, ma come un\u2019ideologia intrinsecamente sospinta da un principio metafisico e fondantesi su una chiara visione dell\u2019uomo. 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