{"id":93327,"date":"2025-12-24T13:48:06","date_gmt":"2025-12-24T12:48:06","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93327"},"modified":"2025-12-24T13:48:06","modified_gmt":"2025-12-24T12:48:06","slug":"il-crollo-che-non-arriva-mai-e-quello-che-leuropa-si-rifiuta-di-vedere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93327","title":{"rendered":"Il crollo che non arriva mai e quello che l&#8217;Europa si rifiuta di vedere"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (The Islander)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-93328\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FB_IMG_1766580197251-287x300.jpg\" alt=\"\" width=\"287\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FB_IMG_1766580197251-287x300.jpg 287w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FB_IMG_1766580197251-768x803.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/FB_IMG_1766580197251.jpg 910w\" sizes=\"(max-width: 287px) 100vw, 287px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da quattro anni ormai, i media occidentali vendono la stessa profezia sul calendario. L&#8217;anno prossimo la Russia ceder\u00e0.<br \/>\nL&#8217;anno successivo le sanzioni mordono. L&#8217;anno successivo l&#8217;economia cede, le banche falliscono, la societ\u00e0 si sgretola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cambia la data. Mantieni il titolo. Arriva dicembre e la storia viene ripubblicata con nuovi aggettivi e la stessa destinazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;ultima versione arriva per gentile concessione del Washington Post, avvertendo che l&#8217;economia russa, pur continuando a &#8220;guidare la guerra&#8221;, potrebbe finalmente crollare nel 2026. Problemi petroliferi. Crisi bancaria. Sofferenza dei consumatori. La solita litania. L&#8217;unica cosa che manca \u00e8 la responsabilit\u00e0 di quante volte questa previsione esatta si sia gi\u00e0 rivelata infondata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 se il collasso fosse imminente, si manifesterebbe prima di tutto dove la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 difficile da falsificare: posti di lavoro, salari e assorbimento sociale. Ed \u00e8 proprio l\u00ec che la narrazione implode.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 19 dicembre, durante la sua conferenza stampa e di domande e risposte di fine anno, Vladimir Putin ha dichiarato chiaramente che il tasso di disoccupazione in Russia \u00e8 nuovamente diminuito, passando da un minimo storico del 2,5% dell&#8217;anno scorso al 2,2% nel 2025, il livello pi\u00f9 basso mai registrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Siediti con quel numero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un Paese che si dice &#8220;inattivo in folle&#8221;, che si dice &#8220;insostenibile&#8221;, che si dice barcollante verso una crisi bancaria, eppure che opera a pieno impiego sotto il regime di sanzioni pi\u00f9 pesante mai istituito. Non esiste un quadro macroeconomico serio in cui un&#8217;economia sull&#8217;orlo del collasso sistemico possa silenziosamente restringere il proprio mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La disoccupazione non \u00e8 un indicatore di facciata. \u00c8 la prima valvola di sfogo a saltare in una vera crisi. Nel caso della Russia, \u00e8 l&#8217;invidia degli altri, non la rottura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le sanzioni hanno avuto un costo. La Russia non \u00e8 sfuggita alle pressioni. Le ha assorbite e poi si \u00e8 riorganizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Diciannove cicli di sanzioni avrebbero dovuto soffocare la produzione, svuotare la finanza e costringere alla capitolazione. Invece, hanno imposto qualcosa di molto pi\u00f9 pericoloso per i pianificatori occidentali: un cambiamento strutturale. La sostituzione delle importazioni ha accelerato. La produzione nazionale si \u00e8 espansa. La logistica \u00e8 stata deviata. I sistemi di pagamento sono stati localizzati. L&#8217;economia \u00e8 stata protetta dalle sanzioni, rafforzata e riorientata verso la produzione reale piuttosto che verso l&#8217;ornamento finanziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Misurata in PPA, l&#8217;unico modo onesto per confrontare economie con strutture di costo molto diverse, la Russia \u00e8 oggi la quarta economia mondiale. Questa \u00e8 la realt\u00e0, l&#8217;aritmetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;Occidente continua a fingere che il &#8220;PIL di guerra&#8221; sia un PIL fasullo, eppure l&#8217;Europa stessa sta ora applicando un modello gonfiato dalla guerra, solo che non ha la spina dorsale industriale per sostenerlo. La differenza non \u00e8 morale, ma meccanica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco perch\u00e9 il Washington Post si affida cos\u00ec tanto al linguaggio di una &#8220;possibile&#8221; crisi bancaria. Possibile. Potrebbe. Potrebbe. Funzionari anonimi. Fantasie da think tank.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma le crisi bancarie non si sviluppano silenziosamente all&#8217;interno di economie a pieno impiego, con un basso debito sovrano e norme creditizie conservative. Esplodono prima in sistemi iperfinanziarizzati, basati su leva finanziaria, inflazione degli asset e flussi speculativi, proprio i sistemi che oggi dominano l&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Russia \u00e8 entrata in questo conflitto con un basso debito pubblico, un settore bancario ancorato al mercato interno e una banca centrale disposta a imporre disciplina piuttosto che placare i mercati. Gli alti tassi di interesse non erano un segnale di panico, ma una valvola di sfogo, ora allentata con il raffreddamento dell&#8217;inflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;Europa, al contrario, sta cercando di combattere l&#8217;inflazione, finanziare il riarmo e sovvenzionare uno shock energetico, il tutto contemporaneamente, schiacciando il debito. Tutto fuorch\u00e9 la resilienza. L&#8217;Europa d\u00e0 un calcio al barattolo del debito tossico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco il tradimento che i titoli occidentali si rifiutano di nominare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;Europa si \u00e8 auto-sanzionata e sabotata, intrappolandosi in una trappola energetica, e poi ha cercato di riportare la realt\u00e0 alla normalit\u00e0 con la legge. Il gasdotto russo a basso costo \u00e8 stato sostituito dal GNL, un&#8217;estorsione in gran parte importata dagli Stati Uniti. L&#8217;offerta \u00e8 pi\u00f9 limitata. I prezzi sono strutturalmente pi\u00f9 alti. La volatilit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 ciclica, \u00e8 innata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;industria paga il conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Contratti di produzione chimica. Gli investimenti di capitale migrano. I prezzi dell&#8217;elettricit\u00e0 industriale rimangono di molti pi\u00f9 alti rispetto agli standard pre-2022, mentre i concorrenti altrove operano con energia strutturalmente pi\u00f9 economica. Non si tratta di uno shock temporaneo. \u00c8 una deindustrializzazione accelerata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E chi ne trae vantaggio? Il complesso militare-industriale europeo. Tra i vincitori spicca Rheinmetall, i cui ordini sono aumentati vertiginosamente mentre l&#8217;industria civile \u00e8 in declino. Le linee di produzione di munizioni si espandono mentre gli stabilimenti automobilistici tedeschi sono inattivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, la trasformazione del MIC tedesco non \u00e8 astratta, \u00e8 sia misurabile che esplosiva. Rheinmetall ha riportato un aumento del suo portafoglio ordini a circa \u20ac miliardi di sterline entro la fine del 2025, un record trainato da contratti governativi e legati alla NATO che surclassano nettamente il suo business civile, nonostante il pi\u00f9 ampio settore manifatturiero tedesco si contragga a causa degli elevati costi energetici e della fuga degli investimenti. L&#8217;azienda prevede un continuo aumento degli ordini da parte degli eserciti europei che mirano a ricostruire le scorte di munizioni e i sistemi terrestri, mentre il suo obiettivo di fatturato per il 2030 prevede un aumento di cinque volte, raggiungendo circa 50 miliardi di \u20ac di vendite annuali, con margini superiori al 20% \u2013 una scala normalmente associata ai pi\u00f9 grandi giganti della difesa del mondo. Queste cifre non sono semplici proiezioni, ma riflettono una svolta industriale in cui capitale, capacit\u00e0 e volont\u00e0 politica vengono indirizzati verso l&#8217;equipaggiamento bellico con profitti alle stelle, mentre l&#8217;industria civile viene deliberatamente svuotata. Questa dinamica gode di un entusiastico sostegno nei circoli economici d&#8217;\u00e9lite e a Davos, dove il racket della protezione verde e i &#8220;sussidi alla transizione&#8221; energetica sono serviti a proteggere le \u00e9lite in carica, mentre il nucleo produttivo europeo si atrofizza, alimentando non la resilienza ma un boom permanente dell&#8217;industria della sicurezza finanziato dal credito e dal pessimismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si tratta di congetture, ma di aspettative ormai consolidate all&#8217;interno dell&#8217;industria tedesca stessa. Secondo l&#8217;Istituto per la Ricerca Economica Ifo, oltre un quarto delle aziende tedesche \u2013 il 26% \u2013 prevede un peggioramento della propria situazione nel 2026, mentre il 59% ritiene che non ci sar\u00e0 alcun miglioramento e solo il 14,9% (probabilmente burocrati) prevede una ripresa significativa. Questa non \u00e8 una previsione di recessione ciclica. Si tratta di un&#8217;economia che si prepara alla stagnazione come condizione di base. Quando meno di un&#8217;azienda su sei riesce anche solo a fantasticare sulla ripresa, ci\u00f2 che viene descritto non \u00e8 resilienza, ma rassegnazione, l&#8217;interiorizzazione del declino come risultato politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Germania, da un lato, taglia posti di lavoro nell&#8217;industria e, dall&#8217;altro, aumenta la produzione di proiettili, un trasferimento di capacit\u00e0 nazionale dalla prosperit\u00e0 alla permanenza della guerra. \u00c8 cannibalizzazione, la futura prosperit\u00e0 dei tedeschi sia dannata a tempo indeterminato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora arriviamo allo scandalo silenzioso che si cela dietro il rumore. L&#8217;Europa ha accettato un altro massiccio pacchetto di prestiti all&#8217;Ucraina, \u20ac 90 miliardi, con la fantasia che saranno garantiti da asset sovrani russi congelati, come garanzia. Non rubati, ci viene detto. Semplicemente sfruttati. Entrate straordinarie per Kiev. Profitti inaspettati per il MIC tedesco. E nessuna difesa legale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma anche l&#8217;atto di congelare definitivamente i beni sovrani \u00e8 di per s\u00e9 una forma di furto. Il capitale non distingue tra &#8220;congelato a tempo indeterminato&#8221; e &#8220;confiscato in linea di principio&#8221;. Entrambi rappresentano una violazione politica dei diritti di propriet\u00e0. Per l&#8217;Europa, questa mossa \u00e8 radioattiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;ordine finanziario europeo del secondo dopoguerra si basava su un&#8217;unica fragile illusione: che i capitali depositati nelle giurisdizioni europee sarebbero stati protetti dalla legge, non strumentalizzati dalla politica. Una volta infranta, anche solo parzialmente, questa promessa, il danno a lungo termine non \u00e8 a carico della Russia. \u00c8 a carico dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi prestiti non si limitano a ipotecare il futuro fiscale dell&#8217;Europa. Incendiano quel poco che resta della credibilit\u00e0 e della fiducia che un tempo sostenevano l&#8217;architettura finanziaria europea. I mercati non leggono i discorsi, leggono i precedenti. Il capitale non \u00e8 ideologico. \u00c8 mobile. E si sposta verso giurisdizioni in cui le regole sopravvivono alle pressioni politiche. Questo vale per l&#8217;Asia, non per l&#8217;Europa occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La gravit\u00e0 finanziaria si sposta verso est non a causa di vertici o di slogan isterici e moralistici, ma perch\u00e9 l&#8217;Europa ha insegnato al mondo che i suoi caveau sono condizionati e le sue garanzie reversibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 cos\u00ec che i centri finanziari decadono, non da un giorno all&#8217;altro, ma attraverso una distruzione della reputazione che non si inverte mai completamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8 anche il motivo per cui il Belgio \u00e8 importante, e perch\u00e9 la sua posizione \u00e8 stata silenziosamente eroica. Situato all&#8217;epicentro dell&#8217;esposizione a Euroclear, il Belgio capisce ci\u00f2 che altri fingono di non capire: una volta oltrepassato il limite, il contraccolpo non sar\u00e0 retorico. Sar\u00e0 legale, finanziario e permanente. Ungheria e Slovacchia hanno resistito apertamente. Altri, come Malta e Italia, hanno resistito silenziosamente. Persino Francia e Regno Unito si sono mossi per isolare la loro esposizione bancaria commerciale agli asset sovrani russi, non per imperativo legale, ma per autoconservazione. Questo non \u00e8 dissenso ideologico. \u00c8 gestione del rischio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00e8 per questo che l&#8217;Europa censura la propria popolazione. Non perch\u00e9 il pubblico sia pericoloso, ma perch\u00e9 la verit\u00e0 lo \u00e8. La censura non \u00e8 un gioco di prestigio, ma una risposta al panico. Le \u00e9lite europee conoscono la portata del tradimento. Sanno che ai cittadini non \u00e8 mai stato chiesto se desiderassero suicidarsi e sanzionare la propria sicurezza energetica, deindustrializzare le proprie economie e ipotecare il futuro dei propri figli per la guerra di qualcun altro. Il dibattito deve essere circoscritto. La parola deve essere controllata. Perch\u00e9 una volta che il bilancio completo \u00e8 visibile \u2013 i prestiti, i costi energetici, il congelamento degli asset, le perdite industriali \u2013 la domanda diventa inevitabile&#8230; chi ha autorizzato tutto questo e per conto di chi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Russia non \u00e8 isolata. \u00c8 stata costretta a disaccoppiarsi presto, riducendo cos\u00ec l&#8217;esposizione proprio agli shock che ora stanno dilaniando l&#8217;Europa. L&#8217;Europa, nel frattempo, si \u00e8 ridotta alla dipendenza: dal GNL statunitense a prezzi maggiorati, dal debito per sostenere una guerra per procura, da narrazioni per reprimere la rabbia che cova e da garanzie di sicurezza sempre pi\u00f9 considerate condizionate. Mentre Washington si ricalibra silenziosamente, l&#8217;Europa si ritrova a gestire un&#8217;escalation che non riesce a sostenere industrialmente e una pace che non \u00e8 politicamente preparata a vendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Russia si trova ad affrontare dei vincoli. L&#8217;inflazione ha dovuto essere frenata. I capitali hanno dovuto essere reindirizzati. Gli sconti hanno dovuto essere accettati. Niente di tutto ci\u00f2 \u00e8 gratuito. Un&#8217;economia che assorbe lavoro, sostiene la produzione, finanzia lo Stato e mantiene la coesione sociale sotto assedio non sta crollando. Si sta consolidando. E nel caso della Russia sta progredendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il vero crollo \u00e8 altrove. \u00c8 in un&#8217;Europa che ha barattato la sicurezza energetica con l&#8217;ideologia, l&#8217;industria con il teatro e la sovranit\u00e0 con l&#8217;obbedienza e ora chiama la stagnazione che ne \u00e8 derivata &#8220;valori&#8221;. Per gli europei comuni, questa non \u00e8 un&#8217;astrazione. Si manifesta in bollette energetiche pi\u00f9 elevate, in una riduzione della sicurezza del lavoro, nella pressione sulle pensioni e nelle tasse che finanziano una guerra gi\u00e0 silenziosamente riclassificata come negoziabile dal suo sponsor originale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il crollo che non arriva mai \u00e8 quello della Russia. Quello che si svolge silenziosamente \u00e8 quello dell&#8217;Europa. E quando finalmente arriver\u00e0 il conto \u2013 non come titolo, ma come un declassamento permanente del tenore di vita, ricordatevi chi l&#8217;ha firmato, chi l&#8217;ha venduto e chi ha promesso che ne sarebbe valsa la pena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>#TGP #UE #Europa #Geopolitica<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Fonte: https:\/\/x.com\/IslanderWORLD\/status\/2003201497249820743<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1CAckVyDVS\/\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1CAckVyDVS\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (The Islander) Da quattro anni ormai, i media occidentali vendono la stessa profezia sul calendario. L&#8217;anno prossimo la Russia ceder\u00e0. L&#8217;anno successivo le sanzioni mordono. L&#8217;anno successivo l&#8217;economia cede, le banche falliscono, la societ\u00e0 si sgretola. Cambia la data. 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