{"id":93383,"date":"2026-01-08T09:30:29","date_gmt":"2026-01-08T08:30:29","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93383"},"modified":"2026-01-06T19:34:09","modified_gmt":"2026-01-06T18:34:09","slug":"forza-senza-consenso-la-crisi-terminale-dellimpero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93383","title":{"rendered":"Forza senza consenso: la crisi terminale dell&#8217;Impero"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO(Mario Pietri)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-93384\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/720x410c50-5-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/720x410c50-5-300x171.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/720x410c50-5.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Il 2026 non si \u00e8 aperto come un nuovo capitolo della storia internazionale, ma come una nota stonata trascinata troppo a lungo, un suono che per anni era rimasto sullo sfondo \u2013 fastidioso ma tollerabile \u2013 e che ora, improvvisamente, diventa assordante, impossibile da ignorare, capace di coprire ogni altra melodia. Non un evento isolato, non una crisi improvvisa, ma la materializzazione di una deriva. L\u2019aggressione al Venezuela e il rapimento di Nicol\u00e1s Maduro non sono stati n\u00e9 un errore di calcolo n\u00e9 una reazione emotiva fuori controllo: sono stati un atto consapevole, teatrale, performativo, concepito per essere visto, metabolizzato, interiorizzato come messaggio politico globale.<\/p>\n<p>Non si tratta di vincere, perch\u00e9 vincere presupporrebbe un obiettivo chiaro e un ordine da imporre. Si tratta di terrorizzare, di ricordare che l\u2019impero pu\u00f2 ancora colpire, anche quando non sa pi\u00f9 bene perch\u00e9 lo fa. \u00c8 la dimostrazione muscolare di chi sente scricchiolare le proprie ossa e, proprio per questo, le sbatte sul tavolo con maggiore violenza, sperando che il rumore venga scambiato per forza.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che l\u2019analisi deve rallentare, respirare, diffidare della superficie. L\u2019istinto immediato \u2013 quello dei commentatori embedded e degli intellettuali organici dell\u2019ordine morente \u2013 \u00e8 leggere questi atti come segni di onnipotenza. Ma l\u2019onnipotenza non ha bisogno di gesti cos\u00ec crudi, cos\u00ec esposti, cos\u00ec scopertamente illegali. L\u2019onnipotenza governa. Qui, invece, siamo davanti a un potere che colpisce ma non affonda, che minaccia ma non conclude, che rompe regole senza essere in grado di scriverne di nuove.<\/p>\n<p>L\u2019impero evoca una Dottrina Monroe zombificata, parlando all\u2019America Latina come a un cortile di casa che non gli appartiene pi\u00f9 davvero, ma che non \u00e8 disposto a perdere senza far rumore. Minaccia Colombia, Cuba, Nicaragua, ma non occupa, non stabilizza, non ricostruisce. Umilia il diritto internazionale con atti che lo svuotano di senso, ma non propone alcun ordine alternativo, alcuna architettura nuova, alcuna visione coerente che possa sostituire ci\u00f2 che distrugge. Urla, strepita, rapisce, ma non governa pi\u00f9 il mondo, perch\u00e9 governare richiede egemonia, non solo forza; consenso, non solo paura; previsione, non solo reazione.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" data-adunitid=\"2\">\n<div class=\"evo-passback\" data-init=\"true\" data-pb=\"pb_300x250\"><ins class=\"adsbygoogle\" data-ad-client=\"ca-pub-8945354104464549\" data-ad-slot=\"3701709072\" data-adsbygoogle-status=\"done\" data-ad-status=\"unfilled\"><\/p>\n<div id=\"aswift_5_host\"><\/div>\n<p><\/ins><\/div>\n<\/div>\n<p>Qui emerge il paradosso centrale di questa fase storica: la massima arroganza coincide con la perdita dell\u2019egemonia. Pi\u00f9 l\u2019impero \u00e8 costretto a mostrarsi brutale, pi\u00f9 rivela la propria incapacit\u00e0 di dirigere il sistema internazionale. Pi\u00f9 ricorre alla forza nuda, pi\u00f9 ammette implicitamente che il consenso globale \u2013 quello che per decenni ha mascherato il dominio come ordine naturale \u2013 si \u00e8 dissolto. Ci\u00f2 che resta \u00e8 un potere che si muove a scatti, che alterna iperattivismo e paralisi, che confonde il rumore con l\u2019autorit\u00e0 e il terrore con il comando. Non \u00e8 l\u2019inizio di una nuova era di dominio. \u00c8 il suono metallico di un\u2019egemonia che si sta rompendo.<\/p>\n<p>Trump incarna perfettamente questo tempo storico, ma non nel modo in cui vorrebbe essere ricordato. Non \u00e8 il Cesare vittorioso che rientra a Roma tra gli applausi, n\u00e9 il fondatore di un nuovo ordine imperiale. \u00c8 il giocatore compulsivo, quello che rilancia continuamente non perch\u00e9 sia forte, ma perch\u00e9 non pu\u00f2 permettersi di ammettere \u2013 n\u00e9 a se stesso n\u00e9 agli altri \u2013 di avere in mano carte mediocri. Ogni mossa, ogni dichiarazione, ogni gesto eclatante \u00e8 un\u2019esibizione di forza che nasconde una domanda non detta, quasi implorata sotto forma di minaccia:\u00a0<em>mi credete ancora?<\/em><\/p>\n<p>Il rapimento di un presidente in carica, le minacce cicliche all\u2019Iran, le fantasie coloniali sulla Groenlandia trattata come un lotto immobiliare, le provocazioni simultanee su pi\u00f9 teatri non sono il segno di un controllo totale dello scacchiere globale. Sono la coreografia nervosa di un potere che ha perso la capacit\u00e0 di stabilire priorit\u00e0, che moltiplica i fronti non per dominare, ma per impedire che qualcuno si accorga del vuoto al centro. \u00c8 una strategia della tensione globale, pensata non tanto per sconfiggere i nemici quanto per congelarli, paralizzarli, costringerli a reagire a un flusso continuo di stimoli, mentre sul fronte interno e su quello alleato si tenta di rassicurare un\u2019alleanza occidentale sempre pi\u00f9 fragile, sempre pi\u00f9 scettica, sempre meno disposta a pagare il prezzo dell\u2019obbedienza automatica.<\/p>\n<p>Trump parla a un Occidente che non crede pi\u00f9 davvero alla propria missione storica, ma che teme il dopo. E per questo accetta il bluff, la teatralit\u00e0, la brutalit\u00e0 esibita come surrogato della strategia. Ma spingere fino in fondo \u2013 una guerra totale con l\u2019Iran, uno scontro diretto con la Cina su Taiwan, un\u2019escalation irreversibile in Ucraina \u2013 significherebbe affrontare una verit\u00e0 che nessuna retorica pu\u00f2 pi\u00f9 nascondere: gli Stati Uniti non possono permettersi una vittoria sistemica. Una vittoria vera, completa, strutturale, richiederebbe risorse economiche, coesione sociale, consenso internazionale e capacit\u00e0 di ricostruzione che l\u2019impero semplicemente non possiede pi\u00f9.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" data-adunitid=\"2\">\n<div class=\"evo-passback\" data-init=\"true\" data-pb=\"pb_300x250\"><ins class=\"adsbygoogle\" data-ad-client=\"ca-pub-8945354104464549\" data-ad-slot=\"3701709072\" data-adsbygoogle-status=\"done\" data-ad-status=\"unfilled\"><\/p>\n<div id=\"aswift_6_host\"><\/div>\n<p><\/ins><\/div>\n<\/div>\n<p>Ci\u00f2 che pu\u00f2 fare, al massimo, \u00e8 infliggere danni, creare instabilit\u00e0, frammentare, sabotare, ritardare l\u2019inevitabile. Pu\u00f2 vincere battaglie simboliche, non guerre storiche. Pu\u00f2 far saltare tavoli, ma non apparecchiarne di nuovi. Pu\u00f2 distruggere regole, ma non scriverne altre che vengano accettate come legittime. In questo senso, Trump non \u00e8 l\u2019eccezione: \u00e8 il volto scoperto di una struttura che ha esaurito la propria funzione egemonica.<\/p>\n<p>Il problema, per Washington, \u00e8 che il mondo non aspetta che l\u2019impero si riorganizzi. Accelera. E lo fa in modo disordinato, pericoloso, asimmetrico, senza un centro unico di gravit\u00e0. Il vuoto lasciato dall\u2019egemonia non produce equilibrio, ma attrito: tra potenze regionali, tra blocchi emergenti, tra interessi incompatibili che prima venivano contenuti sotto un ombrello imperiale e che ora si muovono liberamente, urtandosi, sovrapponendosi, sperimentando.<\/p>\n<p>In questo attrito non nasce immediatamente un nuovo ordine. Nasce una fase intermedia, instabile, ad alta entropia, in cui ogni attore testa i limiti degli altri, mentre l\u2019impero, incapace di guidare, tenta disperatamente di rallentare il tempo con colpi dimostrativi e bluff permanenti. \u00c8 in questo spazio che il mondo entra in una sequenza di scosse simultanee: in Asia orientale la deterrenza diventa isterica, con la Corea del Nord che fonda la propria sopravvivenza esclusivamente sul rapporto di forza e la Cina che, attorno a Taiwan, non invade ma dimostra di poterlo fare, umiliando strategicamente gli Stati Uniti. Il rischio non \u00e8 la guerra pianificata, ma l\u2019incidente irreversibile, l\u2019errore che diventa struttura.<\/p>\n<p>In Europa orientale l\u2019Ucraina resta una guerra che non deve finire. La Russia non cerca l\u2019apocalisse, ma non la teme pi\u00f9 come prima, e questo, in un mondo nucleare, \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un segnale inquietante. L\u2019Europa rimane incastrata, retrovia di un conflitto che consuma senza decidere, mentre l\u2019impero promette sostegno \u201cfinch\u00e9 servir\u00e0\u201d, sapendo che la guerra \u00e8 diventata un dispositivo di sopravvivenza politica, non uno strumento per la pace.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" data-adunitid=\"2\">\n<div class=\"evo-passback\" data-init=\"true\" data-pb=\"pb_300x250\"><ins class=\"adsbygoogle\" data-ad-client=\"ca-pub-8945354104464549\" data-ad-slot=\"3701709072\" data-adsbygoogle-status=\"done\" data-ad-status=\"unfilled\"><\/p>\n<div id=\"aswift_7_host\"><\/div>\n<p><\/ins><\/div>\n<\/div>\n<p>In Medio Oriente l\u2019Iran resta il nodo centrale. Colpirlo significherebbe rompere uno dei pilastri dell\u2019equilibrio emergente dei BRICS, aprendo una catena di reazioni che nessuno controllerebbe pi\u00f9. Per questo l\u2019impero minaccia, accerchia, provoca, ma non affonda. La Palestina continua a essere il sacrificio rituale, il luogo dove il diritto internazionale viene sospeso senza pi\u00f9 fingere disagio, accelerando la perdita definitiva di credibilit\u00e0 morale dell\u2019Occidente agli occhi del Sud globale.<\/p>\n<p>In America Latina, infine, il Venezuela entra in una fase di destabilizzazione aperta, mentre Washington spera che il caos faccia il lavoro che l\u2019invasione non pu\u00f2 pi\u00f9 fare. Ma il continente non \u00e8 pi\u00f9 quello del passato: \u00e8 pi\u00f9 fragile, ma anche pi\u00f9 consapevole del prezzo della subordinazione. Brasile, Messico, i blocchi regionali oscillano tra prudenza e insofferenza, in un 2026 carico di nuvole nere.<\/p>\n<p>In questo quadro, l\u2019Italia guidata da Giorgia Meloni sceglie la posizione pi\u00f9 miope: quella del vassallo zelante. Non mediatore, non ponte, ma amplificatore disciplinato di una strategia americana che non mira pi\u00f9 alla stabilit\u00e0, bens\u00ec al rinvio del proprio declino attraverso il caos. L\u2019endorsement a Mar\u00eda Corina Machado, quando persino Trump aveva gi\u00e0 preso le distanze da quella pedina, resta il simbolo di una subalternit\u00e0 priva di intelligenza strategica: sostenere una linea gi\u00e0 superata significa non contare abbastanza nemmeno per sapere che il copione \u00e8 cambiato. \u00c8 l\u2019Italia che applaude mentre le decisioni vengono prese altrove.<\/p>\n<p>Gramsci parlava di chiaroscuro. Qui siamo esattamente l\u00ec. Il vecchio ordine \u00e8 morto, il nuovo non \u00e8 ancora nato, e in questo spazio intermedio la forza sostituisce il diritto perch\u00e9 il diritto non obbedisce pi\u00f9. I servi dell\u2019impero continuano a giustificare l\u2019ingiustificabile, convinti che la propaganda possa sostituire l\u2019egemonia.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" data-adunitid=\"2\">\n<div class=\"evo-passback\" data-init=\"true\" data-pb=\"pb_300x250\"><ins class=\"adsbygoogle\" data-ad-client=\"ca-pub-8945354104464549\" data-ad-slot=\"3701709072\" data-adsbygoogle-status=\"done\" data-ad-status=\"unfilled\"><\/p>\n<div id=\"aswift_8_host\"><\/div>\n<p><\/ins><\/div>\n<\/div>\n<p>Ma la storia non si ferma. Non rallenta. Accelera. E quando un impero senza egemonia guida il mondo con mosse schizofreniche e bluff permanenti, il rischio non \u00e8 solo il suo declino, ma il trascinamento dell\u2019intero sistema internazionale in una fase di instabilit\u00e0 permanente.<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 se l\u2019impero cadr\u00e0. Il problema \u00e8 quante macerie produrr\u00e0 mentre finge di stare ancora in piedi.<\/p>\n<p>E quando il bluff sar\u00e0 chiamato, non ci sar\u00e0 nessun ritorno all\u2019ordine precedente. Solo il silenzio dopo il rumore.<\/p>\n<p>Mario Pietri<\/p>\n<p>Mondo Multipolare<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-forza_senza_consenso_la_crisi_terminale_dellimpero\/45289_64563\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-forza_senza_consenso_la_crisi_terminale_dellimpero\/45289_64563\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO(Mario Pietri) Il 2026 non si \u00e8 aperto come un nuovo capitolo della storia internazionale, ma come una nota stonata trascinata troppo a lungo, un suono che per anni era rimasto sullo sfondo \u2013 fastidioso ma tollerabile \u2013 e che ora, improvvisamente, diventa assordante, impossibile da ignorare, capace di coprire ogni altra melodia. 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