{"id":93462,"date":"2026-01-14T13:36:46","date_gmt":"2026-01-14T12:36:46","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93462"},"modified":"2026-01-14T13:36:46","modified_gmt":"2026-01-14T12:36:46","slug":"iran-dieci-giorni-dentro-un-paese-sotto-assedio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93462","title":{"rendered":"Iran: dieci giorni dentro un Paese sotto assedio"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Elena Basile)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/iran.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/iran.jpg\" \/><\/p>\n<p>Sono partita per l\u2019Iran e vi sono rimasta dieci giorni. Ho voluto esprimere solidariet\u00e0 a un popolo martoriato da anni dall\u2019isolamento politico ed economico occidentale. Un popolo che ogni giorno \u00e8 sotto attacco israelo-americano. Un popolo la cui crisi economica si aggrava sempre di pi\u00f9 anche per la guerra economica a cui \u00e8 sottoposto da decenni. Odio il \u201cnoi\u201d e il \u201cloro\u201d. Volevo sentirmi, per un breve momento, parte della loro storia, temere come loro gli attacchi esterni.<\/p>\n<p>Volevo combattere le superstizioni di cui vive la borghesia europea, nutrite dalle allerte dei Ministeri degli Esteri e da una diplomazia che descrive il Paese come una dittatura monolitica, in grado di arrestare l\u2019occidentale per strada e sbatterlo in prigione a vita, nel totale disprezzo dei diritti umani. Collegatevi al sito del Ministero degli Esteri belga, ad esempio, e vedrete come nel cittadino medio venga inculcato il terrore e coltivata l\u2019immagine dei terribili soprusi che si possono subire in Iran. Naturalmente, ai tempi della dittatura dello Shah, quando era normale che la polizia segreta limitasse la libert\u00e0 dei propri cittadini e li torturasse in carcere, non vi erano allerte di questo genere e gli occidentali riempivano alberghi e bar del Paese, felici e gozzoviglianti, incuranti del sistema di polizia nel quale si trovavano.<\/p>\n<p>Il soggiorno \u00e8 stato breve, un tempo ridicolo, non certo sufficiente ad avvicinarsi a un Paese dalla storia millenaria, caratterizzato da una complessit\u00e0 politica, culturale, economica e sociale a cui la visione stereotipata occidentale non rende giustizia. Viaggiare nel Paese anche solo per pochi giorni permette tuttavia di sfatare i pregiudizi coltivati dalla borghesia illuminata europea. Il Paese appare sicuro: non ci sono blocchi di polizia, n\u00e9 controlli per strada. Non ho mai visto automobili fermate dalla polizia o cittadini costretti a esibire i documenti. Come occidentale mi sono sentita accolta ovunque da una gentilezza dimenticata, da sorrisi e attenzioni che nei Paesi europei sono considerati fuori luogo. Un popolo ospitale, profondamente colto e sofisticato, sembra dimenticare di essere quotidianamente sotto attacco israelo-americano e tratta il turista occidentale come se non provenisse da Stati che hanno dichiarato una guerra militare, politica ed economica al loro Paese.<\/p>\n<p>Dispiace che la diplomazia europea a Teheran, invece di testimoniare la realt\u00e0 del Paese, si conformi al catechismo imposto dalle capitali e allarmi il malcapitato turista, descrivendo i rischi terribili che il sistema di polizia iraniano potrebbe fargli soffrire. Di fatto, il maggiore pericolo per i turisti \u00e8 rappresentato dall\u2019aggressione israelo-americana, dai bombardamenti che possono avvenire da un momento all\u2019altro.<\/p>\n<p>Le manifestazioni dovute alla crisi economica degli strati popolari pi\u00f9 poveri, dei piccoli commercianti dei bazar, a cui si affiancano studenti e una generazione giovane, laica e insofferente verso il regime teocratico, stanca dell\u2019immobilismo del potere politico, non costituiscono un rischio diretto per il turista. \u00c8 comprensibilmente sconsigliabile prendere parte alle manifestazioni, anche pacifiche, fotografare la polizia o le istituzioni iraniane. Esistono scontri cruenti con la polizia, soprattutto nelle citt\u00e0 al confine con l\u2019Iraq e la Turchia, tra manifestanti armati accompagnati da agenti stranieri del Mossad e della CIA. Muoiono civili e poliziotti. Washington fomenta le rivolte armate nella speranza, improbabile, che una combinazione tra bombardamenti e instabilit\u00e0 possa portare a un cambio di regime.<\/p>\n<p>Nelle principali citt\u00e0 iraniane le manifestazioni cominciano alle otto di sera e sembrano insurrezioni di qualche centinaio di persone. Si tratta di proteste violente, con atti di vandalismo e assalti con esplosivi artigianali contro la polizia, che risponde brutalmente. A Isfahan mi sono ritrovata a qualche centinaio di metri dall\u2019insurrezione: avvertivo il rumore di armi da fuoco e degli esplosivi dei manifestanti; eppure i quartieri adiacenti non erano bloccati. Vi era ancora un esiguo traffico di automobili e di passanti; ho cenato tranquillamente in un ristorante insieme ad altri pochi turisti.<\/p>\n<p>Non vorrei creare malintesi. Non difendo il potere teocratico n\u00e9 la sua polizia, che in passato ha represso con violenza anche manifestazioni pacifiche. Migliaia di vittime sono state registrate nel Paese, mi riferiscono i riformisti e gli iraniani laici con cui sono stata in contatto. Oggi il Paese appare pi\u00f9 aperto. La gente parla liberamente. Le critiche al potere sono il pane quotidiano. Mi sono ritrovata in discussioni nei bar e negli hotel e nessuno aveva timore di esprimere le proprie opinioni.<\/p>\n<p>In Paesi che hanno sofferto vere e proprie dittature, come quelli latino-americani o i Paesi dell\u2019Est \u2014 nella Romania di Ceau\u0219escu \u2014 si evitava di parlare persino in casa propria; se un vicino scompariva, non si aveva il coraggio di menzionarlo neppure in conversazioni private. Ho raccolto testimonianze di diplomatici rumeni a questo riguardo.<\/p>\n<p>In Iran oggi non si avverte la presenza pervasiva della polizia. Le donne in chador camminano per strada accanto a quelle vestite all\u2019occidentale. Si incontrano ragazze con capelli tinti di azzurro, tatuaggi e jeans. Gli uomini sembrano indifferenti, poco curiosi nei confronti sia delle ragazze che investono nell\u2019esibizione della propria femminilit\u00e0 sia di quelle che ostentano l\u2019adesione ai precetti islamici. Nei locali la sera vi sono donne sole, di una certa et\u00e0, che fumano e hanno volti un po\u2019 artefatti, come in Occidente, per il botox o per interventi estetici.<\/p>\n<p>Sembrer\u00e0 strano, ma la maggior parte delle donne impegnate che ho incontrato \u2014 scrittrici, professoresse universitarie, manager, donne di scienza, attiviste per la donazione degli organi \u2014 \u00e8 incline a rispettare il dressing code dell\u2019hijab e talvolta del chador. Sono donne di carattere, protagoniste della propria vita, abituate al comando, a dirigere uomini. Affermer\u00f2 qualcosa che, data la retorica sottoculturale occidentale, suoner\u00e0 blasfemo. Ho incontrato in Occidente donne insicure, attente al proprio aspetto femminile, pronte a vendersi all\u2019uomo pi\u00f9 ricco o a fare un passo indietro in famiglia e in coppia rispetto alle esigenze dell\u2019altro sesso.<\/p>\n<p>Le donne iraniane impegnate mi hanno rivelato \u2014 e sembravano sincere \u2014 che nel loro lavoro non hanno mai dovuto pensare al proprio genere: con l\u2019hijab o senza, hanno potuto fare tutto ci\u00f2 che fanno gli uomini, senza discriminazioni. In casa sono state aiutate da mariti comprensivi, non frustrati e non competitivi, cosa che anche in Occidente \u00e8 piuttosto rara.<\/p>\n<p>Esistono dati sui traguardi professionali e sportivi delle donne che ora, per questioni di spazio, non riesco a citare. Una scrittrice di gialli storici, sull\u2019esempio di Dan Brown, mi raccontava in un ristorante come il foulard sulla testa sia per lei un tratto identitario, cos\u00ec come per alcuni uomini lo \u00e8 la cravatta fuori dal lavoro, in contesti amichevoli e non professionali.<\/p>\n<p>Non voglio negare che esista un obbligo, mal sopportato nelle istituzioni, nei ministeri, persino nelle universit\u00e0, di un abbigliamento rispettoso dei precetti della Repubblica islamica teocratica. \u00c8 importante sfuggire alla retorica e andare un po\u2019 oltre le apparenze. Il femminismo \u00e8 una cosa seria, non l\u2019idiota moda occidentale in cui le donne sono ancora utilizzate dagli uomini, il loro corpo \u00e8 esibito come merce, vivono in carriera una solitudine feroce e fingono di essere come gli uomini mentre ingoiano ogni giorno piccoli soprusi.<\/p>\n<p>La contraddizione evidente in Iran \u00e8 quella tra una societ\u00e0 civile sempre pi\u00f9 laica e occidentalizzata e i precetti coranici, divenuti con la Costituzione del 1979 obblighi istituzionali e sociali. La grande insofferenza della borghesia occidentalizzata e delle giovani generazioni verso un potere teocratico immobile \u00e8 ormai dirompente. Molti giovani con cui ho avuto occasione di parlare, e che partecipavano alle manifestazioni, esibiscono un\u2019ostilit\u00e0 non pi\u00f9 contenibile. Non sembrano avere una visione politica: hanno l\u2019urgenza di insorgere contro il potere.<\/p>\n<p>Le rivolte sono state guidate dal malcontento dei poveri, schiacciati da un\u2019inflazione insostenibile che ha raggiunto il 50%, e dai giovani contro la pressione sociale della teocrazia. In Iran non si vendono bevande alcoliche.<\/p>\n<p>Credo che un cambiamento politico reale, possibile solo attraverso riforme interne e modifiche costituzionali, sia reso impossibile dallo stato di guerra perenne nel quale il Paese si trova. La repressione brutale della polizia \u00e8 dovuta alla commistione tra rivolte interne e infiltrazioni straniere. Un giovane mi ha chiesto: \u00abLei crede che io sia un terrorista? Cos\u00ec la TV di Stato iraniana chiama gli studenti scesi in piazza a manifestare\u00bb. Ho dovuto rispondergli che, legalmente, s\u00ec: se gli studenti manifestano insieme ad agenti del Mossad e della CIA, rispondendo ad appelli lanciati dal figlio dell\u2019ex dittatore, lo Shah Reza Pahlavi, sostenuto da Trump e Netanyahu, possono essere considerati terroristi.<\/p>\n<p>A Londra manifestanti pacifici che condannano il genocidio a Gaza sono stati arrestati a migliaia. Cosa accadrebbe se i propal venissero armati e addestrati dall\u2019Iran e dalla Cina?<\/p>\n<p>Un gruppo di giovani veterinari, incontrati in un albergo tipico di Kashan \u2014 un\u2019ex casa della dinastia Qajar \u2014 uomini e donne, mi ha colpita per la loro ignoranza e inconsapevolezza morale. Affabili, simpatici e conquistati dalla propaganda del pensiero unico, si lamentavano del fatto che il Paese investisse nella difesa e sostenesse il nucleare, anche solo a fini civili. Facevo notare che l\u2019Iran \u00e8 sotto minaccia perpetua di attacco israelo-americano ed \u00e8 quindi comprensibile che la sicurezza sia una priorit\u00e0 del Paese. Aggiungevo che in Europa non siamo sotto attacco da nessuno eppure sacrifichiamo lo Stato sociale alle spese militari. Rimanevano interdetti.<\/p>\n<p>Mi hanno confessato di non poterne pi\u00f9 delle ristrettezze economiche. Di fatto erano ben vestiti: una borghesia che non vive la crisi dei poveri e dei piccoli commercianti dei bazar, che pu\u00f2 permettersi alberghi costosi. Sognano tuttavia gli standard occidentali, la possibilit\u00e0 di viaggiare all\u2019estero, di essere pi\u00f9 ricchi, e pensano all\u2019Occidente come al Paese della cuccagna.<\/p>\n<p>Quando sottolineavo che i dimostranti si appellavano a Israele, a uno Stato genocidario, pur di liberarsi del regime teocratico, sono arrivati a rispondere che i palestinesi hanno i loro problemi, che gli iraniani non possono farci nulla e devono risolvere i propri. Il film\u00a0<em>Barbie<\/em>\u00a0ha vinto anche in Iran. La borghesia occidentalizzata chiede standard di vita migliori, sogna una libert\u00e0 mitizzata e in larga parte irreale, si nutre di CNN ed \u00e8 disposta a svendere il Paese a Netanyahu e allo Shah, nell\u2019ingenua speranza che anche come colonia statunitense il Paese conoscer\u00e0 un progresso economico e sociale oggi calpestato dall\u2019immobilismo del potere teocratico e dall\u2019assedio occidentale.<\/p>\n<p>In una casa a Yazd, tra iraniani benestanti \u2014 imprenditori, professoresse, guide turistiche \u2014 ho avuto modo di conoscere la corruzione morale di uno strato sociale molto simile a quello che un tempo sosteneva lo Shah. Un medico mi ha raccontato che il settore sanitario ha qualche difficolt\u00e0 a causa delle sanzioni, in particolare per quanto riguarda medicinali e strumentazioni, ma che i dottori hanno un\u2019ottima preparazione e che un malato di cancro, anche se povero, pu\u00f2 essere operato immediatamente negli ospedali pubblici. Gli ho fatto notare che questa \u00e8 una conquista rara nelle sanit\u00e0 occidentali. Gli ho spiegato come in Italia le liste di attesa per interventi importanti si allunghino sempre di pi\u00f9. Mi ha guardata con occhi vuoti e, poco dopo, parlando di un cambio di regime offerto dall\u2019intervento israelo-americano, \u00e8 sbottato in un \u00abI love Netanyahu\u00bb.<\/p>\n<p>Non si tratta di un\u2019eccezione. Una parte della borghesia benestante e affarista vuole un\u2019economia che funzioni, \u00e8 stanca della mancanza di riforme e di futuro, detesta l\u2019oppressione sociale della Repubblica islamica ed \u00e8 pronta a svendere il Paese ad attacchi stranieri, arrivando persino a prostrarsi davanti ai nemici storici come Netanyahu e Trump. Secondo Marandi si tratta tuttavia di minoranze nel Paese. Lo Shah \u00e8 delegittimato. Il suo appello a nuove manifestazioni, sabato 10 dicembre, \u00e8 stato poco ascoltato.<\/p>\n<p>Ero a Shiraz quella sera e, in automobile, ho potuto perlustrare le aree nelle quali avrebbero dovuto riunirsi i manifestanti. Non c\u2019era nessuno. Pochi i poliziotti per strada. Di solito il picco delle manifestazioni si ha il gioved\u00ec, all\u2019inizio del weekend; il venerd\u00ec l\u2019impatto \u00e8 gi\u00e0 inferiore, il sabato scemano.<\/p>\n<p>Il confine occidentale del Paese \u00e8 permeabile. Che gruppi armati penetrino in Iran e che le insurrezioni diventino pi\u00f9 cruente \u00e8 probabile. La reazione governativa sta cambiando. La comprensione per la giusta protesta dei lavoratori, schiacciati dalla crisi economica, e le promesse di riforme \u2014 nelle dichiarazioni di Khamenei, del presidente Pezeshkian, di politici ancora influenti come Zarif o del riformista Khatami \u2014 si alternano a un\u2019intransigenza crescente contro le violenze terroristiche guidate da agenti stranieri.<\/p>\n<p>Prevedo una maggiore repressione e misure di polizia che finora non ci sono state. Ripeto: ho circolato da un quartiere all\u2019altro di Teheran senza blocchi, senza strade chiuse, senza presenza visibile della polizia, con una vita che continuava tranquilla in locali e ristoranti come in Occidente. Tuttavia il clima sta cambiando. E potrebbe essere altrimenti per un Paese attaccato militarmente da nemici esterni?<\/p>\n<p>La signora Kallas, espressione di una burocrazia europea senza peso, vassalla e ipocrita come le marionette di una potenza colonizzata, giustifica la legge marziale in Ucraina e rimprovera il regime iraniano per le vittime civili senza mai menzionare l\u2019ingerenza straniera negli affari interni di un Paese nel quale pullulano Mossad e CIA \u2014 per ammissione di Netanyahu e Pompeo \u2014 nel tentativo illegale di un cambio di governo.<\/p>\n<p>Luned\u00ec 12 \u00e8 il mio ultimo giorno nel Paese. Piango l\u2019Iran dominato da un potere teocratico anacronistico e da un governo politico immobile. Piango una borghesia che, paradossalmente, si appella agli Stati nemici che hanno cercato di schiacciare politicamente, militarmente ed economicamente il Paese. Piango una giovent\u00f9 e una societ\u00e0 corrotte dalla propaganda, che pi\u00f9 che la libert\u00e0 cercano il benessere economico e standard di vita occidentali, prive di una visione politica.<\/p>\n<p>Guardo l\u2019ennesimo albergo di lusso, l\u2019ennesimo ristorante perfetto, l\u2019ennesimo locale caratteristico e di alto livello, l\u2019ennesimo complesso commerciale migliore di quelli occidentali. Strutture nuove di zecca, capaci di competere e superare quelle europee, offrono spa e gastronomia a prezzi bassi. Il turismo potrebbe essere una risorsa enorme per il Paese ed \u00e8 volutamente impedito dai nemici di Teheran.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/01\/14\/iran-dieci-giorni-dentro-un-paese-sotto-assedio\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/01\/14\/iran-dieci-giorni-dentro-un-paese-sotto-assedio\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Elena Basile) Sono partita per l\u2019Iran e vi sono rimasta dieci giorni. Ho voluto esprimere solidariet\u00e0 a un popolo martoriato da anni dall\u2019isolamento politico ed economico occidentale. Un popolo che ogni giorno \u00e8 sotto attacco israelo-americano. Un popolo la cui crisi economica si aggrava sempre di pi\u00f9 anche per la guerra economica a cui \u00e8 sottoposto da decenni. Odio il \u201cnoi\u201d e il \u201cloro\u201d. 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