{"id":93484,"date":"2026-01-15T09:00:49","date_gmt":"2026-01-15T08:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93484"},"modified":"2026-01-14T22:27:26","modified_gmt":"2026-01-14T21:27:26","slug":"avventurismo-neoimperiale-versus-diritto-che-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93484","title":{"rendered":"Avventurismo neoimperiale versus diritto. Che fare?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Antonio Cantaro)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Dato-UE-contro-propaganda-717x401-1.png\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Dato-UE-contro-propaganda-717x401-1.png\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p>The Donald, spiega l\u2019ineffabile\u00a0<em>Nobel Institute<\/em>\u00a0non pu\u00f2 condividere con la Signora Mar\u00eda Corina Machado il premio Nobel per la pace (\u00abuna volta annunciato \u2026non pu\u00f2 essere revocato, condiviso o trasferito ad altri\u00bb). Trump se ne far\u00e0 una ragione. Al Presidente\u00a0<em>pro tempore<\/em>\u00a0degli Stati Uniti interessa restare alla storia, pu\u00f2 fare a meno del folclore di un riconoscimento sempre pi\u00f9 screditato.<\/p>\n<p><strong>Avventurismo neo-imperiale<\/strong><\/p>\n<p>La storia per\u00a0<em>The Donald<\/em>\u00a0si chiama\u00a0<em>dottrina Donroe<\/em>, il neologismo coniato da Trump per \u2018nobilitare\u2019 l\u2019avventurismo della sua amministrazione (<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/la-dottrina-donroe-e-il-ritorno-alle-sfere-dinfluenza-227039\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ISPI online, 8 gennaio 2026<\/a>). I posteri diranno se sar\u00e0 storia. Ci auguriamo di no. Per il momento registriamo che\u00a0<em>avventurismo<\/em>\u00a0\u00e8 la parola del mese di questo gennaio 2026. Avventurismo in politica estera e in politica interna, due avventurismi strettamente imparentati (<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/la-dottrina-donroe-e-il-ritorno-alle-sfere-dinfluenza-227039\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">A. Cantaro, 11 dicembre 2025<\/a>). \u00a0Da prendere sul serio, molto sul serio. Cosa che l\u2019Unione europea \u00e8 stata sin qui ben lungi dal fare, abbozzando sempre (con Trump come con Biden) su (quasi) tutto (Ucraina, Medio Oriente, Iran) al neoimperialismo americano. Ci vuole per questo \u2013 si dice da pi\u00f9 parti \u2013 un nuovo ordine internazionale fondato sul diritto e non sulla logica di potenza, sulla violenza, sul potere del pi\u00f9 forte sul pi\u00f9 debole. Non disdegno, in via di principio, l\u2019etica dei buoni sentimenti, a patto che questa etica la si cominci a mettere concretamente in campo non dopodomani ma subito. Oggi. Ribattendo colpo su colpo all\u2019avventurismo, da qualsiasi parte provenga. Come? A partire da atti simbolici e da pratiche esemplari. Cosa cambiano gli atti simbolici e le pratiche esemplari di fronte al colosso americano, al suo perdurante strapotere tecnologico e militare? Nulla, predica il realismo geopolitico che ha preso da troppo tempo il posto dell\u2019economicismo e del marxismo volgare. E, invece no, atti simbolici e pratiche esemplari possono cambiare molto, moltissimo. Ricordate il Vietnam? Ricordate le lotte anticoloniali? Cosa unisce \u2013 \u00a0si \u00e8 chiesto\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2026\/01\/12\/lue-puo-resistere-agli-imperi-se-lascia-il-modello-neoliberale\/8252420\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Giuliano Garavini<\/a>\u00a0\u2013 le vicende di Venezuela, Congo, Ucraina, Danimarca? La rimessa in discussione \u2013 ha risposto in modo fulminante \u2013 della sovranit\u00e0 su confini nazionali e risorse naturali che erano stati sacralizzati dopo la Seconda guerra mondiale. Quella sovranit\u00e0 che si era affermata a dispetto logica imperialista delle sfere di influenza della Guerra fredda, grazie alle rivendicazioni e alle lotte dei popoli del terzo mondo che hanno alimentato un diritto internazionale che sanciva il diritto dei popoli a nazionalizzare le industrie estrattive. Vicende esemplari che ci dicono che il destino del mondo non \u00e8 quello di essere necessariamente soggiogato all\u2019avventurismo geopolitico degli imperi (<a href=\"https:\/\/fuoricollana.it\/il-bellum-aeternum-non-e-un-destino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">A. Cantaro, 29 settembre 2025<\/a>). Nemmeno di quello statunitense, come ci ricorda la vicenda, recentemente riesumata per\u00a0<em>Le Grand Continent\u00a0<\/em>da\u00a0<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/01\/10\/de-gaulle-muselier-resister-a-trump-au-groenland\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rapha\u00ebl Llorca<\/a>, di un giorno memorabile, quando la Francia Libera disse \u201cno\u201d agli USA proprio mentre Roosevelt entrava in guerra a fianco degli Alleati. La riassumo, nei suoi passaggi essenziali, per i nostri lettori.<\/p>\n<p><strong>Quando De Gaulle un giorno si indign\u00f2\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Dopo l\u2019armistizio del giugno 1940, Saint-Pierre-et-Miquelon, un piccolo territorio francese nel Nord America, passa sotto l\u2019autorit\u00e0 del regime di Vichy. Dal punto di vista strategico, l\u2019arcipelago diventa meccanicamente un possibile punto di appoggio per lo sforzo bellico dell\u2019Asse. Gli inglesi temono che un\u2019enclave di Vichy possa fornire ai sottomarini tedeschi informazioni su rotte e movimenti. Avrebbero gli Alleati potuto tollerare l\u2019utilizzo di un\u2019enclave potenzialmente ostile da parte delle potenze dell\u2019Asse alle porte del continente americano? Nel luglio del 1940, P\u00e9tain ottiene da Roosevelt la garanzia che gli Stati Uniti \u201cnon riconosceranno alcun cambiamento di sovranit\u00e0 nelle colonie delle potenze europee nell\u2019emisfero occidentale\u201d. A quel tempo, Washington non \u00e8 ancora entrata in guerra. Ma con il progredire delle ostilit\u00e0, i canadesi sono sempre pi\u00f9 preoccupati per il \u201cnodo\u201d di Saint-Pierre. Il 3 novembre 1941, il governo americano \u00e8 informato dell\u2019imminente arrivo a Saint-Pierre di agenti incaricati di monitorare tutti i messaggi inviati e ricevuti. Una linea rossa per Washington: si valuta una spedizione congiunta americano-canadese per neutralizzare la stazione radio di Saint-Pierre. Dopo essere stato informato, il generale de Gaulle si indigna per la prospettiva di un intervento straniero sul territorio francese. Capisce di trovarsi di fronte a una Scelta. Con la S Maiuscola: la riconquista francese di Saint-Pierre-et-Miquelon o la sua messa sotto tutela alleata. Ordina a Muselier, comandante in capo delle Forze Navali della Francia Libera, di salpare immediatamente, senza ottenere l\u2019approvazione di Washington: la sovranit\u00e0 non \u00e8 divisibile; quindi, non \u00e8 \u201ccondivisa\u201d a seconda delle circostanze. La logica del generale \u00e8 quella di rifiutare i precedenti. Se ammettiamo che uno sbarco pu\u00f2 avvenire in territorio francese senza la presenza dei francesi, stiamo sostanzialmente riconoscendo che la Francia \u00e8 una questione di polizia per i suoi alleati e non pi\u00f9 una questione politica. De Gaulle stabilisce, quindi, un principio: si pu\u00f2 essere militarmente dipendenti senza essere diplomaticamente solubili. Non appena l\u2019arcipelago si \u201crovescia\u201d, la notizia fa il giro del mondo. Non si tratta di una semplice operazione navale, ma di un\u2019acquisizione a sorpresa in un\u2019area che Washington intendeva trattare come un\u2019estensione della propria sicurezza nazionale nella tradizione della Dottrina Monroe. L\u2019evento provoca la rabbia degli americani. Gli Stati Uniti erano appena entrati in guerra a fianco degli Alleati dopo l\u2019attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, appena tre settimane prima, e ora la loro autorit\u00e0 veniva messa in discussione nella loro sfera di influenza. Il 25 dicembre, il Segretario di Stato americano Cordell Hull interrompe bruscamente le sue vacanze, torna di corsa a Washington ed emana un comunicato feroce: le azioni delle \u201ccosiddette navi della Francia Libera\u201d vengono descritte come \u201carbitrarie\u201d e chiede al Canada di adottare misure per \u201cripristinare lo status quo nell\u2019arcipelago\u201d. L\u2019incidente incrina la narrazione di unit\u00e0 che Roosevelt cerca di stabilire dopo Pearl Harbor: Saint-Pierre-et-Miquelon diventa oggetto di una disputa sulla legittimit\u00e0 all\u2019interno dello stesso fronte alleato. All\u2019inizio di gennaio del 1942, una proposta presentata come compromesso dal governo francese fu inviata al Comitato della Francia Libera: una missione canadese avrebbe monitorato le comunicazioni di Saint-Pierre, mentre alle truppe francesi libere sarebbe stato chiesto di lasciare l\u2019arcipelago. L\u2019obiettivo: la neutralizzazione strategica delle isole e l\u2019indipendenza dell\u2019amministrazione da de Gaulle. Per raggiungere questo obiettivo, gli USA operano tramite il governo britannico. A Londra, il Ministro degli Esteri britannico, Anthony Eden, incontra il Generale per informarlo che gli USA stavano valutando l\u2019invio di un incrociatore e due cacciatorpediniere a Saint-Pierre. La conversazione, riportata da de Gaulle, \u00e8 una scena di memorabile teatro politico: \u00abCosa farete in tal caso?\u00bb, mi chiese. \u00abLe navi alleate\u00bb, risposi, \u00absi fermeranno al limite delle acque territoriali francesi e l\u2019ammiraglio americano andr\u00e0 a pranzo da Muselier, che ne sar\u00e0 certamente felice\u00bb. \u00abMa se l\u2019incrociatore oltrepassasse la linea?\u00bb. Risposi. \u00abI nostri uomini daranno i soliti avvertimenti\u00bb. \u00abE se andasse oltre?\u00bb. Risposi. \u00abSarebbe una grande sfortuna, perch\u00e9 allora i nostri uomini dovrebbero aprire il fuoco\u00bb. Il signor Eden alz\u00f2 le mani.<\/p>\n<p><strong>La lezione vale anche per l\u2019oggi\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Il commento a questa storia di\u00a0<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/01\/10\/de-gaulle-muselier-resister-a-trump-au-groenland\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rapha\u00ebl Llorca<\/a>\u00a0non ha bisogno di nessun corollario. \u00abDire che spareremo non \u00e8 un vanto: significa definire, a parole, ci\u00f2 che \u00e8 inaccettabile, anche sotto protezione, anche in uno sfavorevole equilibrio di potere, anche in una manifesta asimmetria di potere. Proprio nel momento in cui l\u2019America divenne l\u2019alleato indispensabile, de Gaulle si rifiuta di considerare la propria sovranit\u00e0 come una variabile da regolare. Non \u201ccontratta\u201d nulla, non collega tutti gli argomenti tra loro: isola una linea rossa, indipendentemente dal resto, e accetta l\u2019idea di attrito con Washington, perch\u00e9 ritiene che cedere qui significhi preparare altre rinunce (\u2026). Prima di essere un episodio di storia navale, Saint-Pierre-et-Miquelon \u00e8 un piccolo trattato di politica in azione. Una lezione di applicazione pratica: come, nella pi\u00f9 completa asimmetria, creare potere con quasi nulla (\u2026)\u00bb. Da questo episodio storico si possono trarre tre insegnamenti. Prima lezione: il potere delle parole, quindi dei principi. Cosa cambiano le parole, continuiamo a chiederci oggi, di fronte al colosso americano? Assolutamente tutto. Parliamo molto dell\u2019equilibrio di potere, come se la forza si esprimesse solo attraverso i mezzi. Ma Saint-Pierre-et-Miquelon ci ricorda una verit\u00e0 pi\u00f9 fondamentale: il primo potere \u00e8 grammaticale. Consiste nel nominare la linea rossa, renderla intelligibile, affermarla irrevocabilmente. De Gaulle non \u201cvince\u201d perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 forte; vince perch\u00e9 si rifiuta di parlare come un interlocutore compiacente. \u00c8 proprio quando \u00e8 pi\u00f9 debole che si dimostra pi\u00f9 dignitoso e retto. Seconda lezione: la metonimia come strategia di potere. Sulla carta, Saint-Pierre-et-Miquelon non \u00e8 un obiettivo militare importante. Ma nella mente delle persone \u00e8 un simbolo. Per la Francia Libera, essere riconosciuti e amministrare territori non era una mera formalit\u00e0: era essenziale per essere un governo e non semplicemente un \u201cmovimento\u201d, e quindi per mantenere una voce presso il popolo francese. In questo contesto, riconquistare anche un piccolo frammento significava riaprire il regno delle possibilit\u00e0: se Saint-Pierre poteva essere riconquistata, allora la riconquista della Francia non era pi\u00f9 un\u2019astrazione. Terza lezione: parlare la lingua dell\u2019avversario e rivolgere le sue parole contro di lui. La lezione vale anche per oggi\u2026oh Groenlandia.<\/p>\n<p><strong>Multinazionalismo, multilateralismo<\/strong><\/p>\n<p>Se l\u2019attuale potenza americana si racconta nella retorica della \u201cpace\u201d, dello \u201cstop alle guerre\u201d, fino a fantasticare sul premio Nobel brandito come orizzonte personale, allora \u00e8 forse su questo terreno simbolico che deve essere trascinata, forse spinta fino al limite: costretta a scegliere tra la sua narrazione e le sue azioni, tra l\u2019immagine che vende e la realt\u00e0 che produce. Il resto non sar\u00e0 meccanicamente consequenziale, ma da qualche parte bisogna cominciare. E il resto oggi, realisticamente, non \u00e8 l\u2019Europa federale ma l\u2019Europa dei primi anni del secondo dopoguerra e il mondo degli Stati nazionali emersi dal superamento dell\u2019era coloniale. Gli Stati nazionali restano il principale, non l\u2019unico, ambito per la partecipazione democratica e per la tenuta dei sistemi di protezione sociale. E il resto non pu\u00f2 essere nemmeno l\u2019Unione europea neoliberale nata a Maastricht che nulla ha fatto per essere un modello alternativo a quello neo-imperiale. Ci vuole un\u2019altra Europa, non sovranazionale ma multinazionale che si rivolga direttamente a quella parte del mondo dei Brics che, come il Presidente brasiliano Lula, parla espressamente di \u201cun multilateralismo trasformatore\u201d. Anche qui le parole sono simboli: il multipolarismo riflette la logica perversa della preservazione ed espansione delle sfere di influenza (A. Cantaro, 29 settembre 2025, cit). Non solo non basta, ma si tratta di una logica subalterna al neoimperialismo avventurista di Donald Trump, laddove il multilateralismo, correttamente inteso, si preoccupa pacificamente e con le \u201carmi\u201d della diplomazia delle legittime sfere di sicurezza dei popoli e delle nazioni. Questa proposta di ritorno all\u2019ethos (di una parte) del diritto internazionale del secondo dopoguerra \u2013 un diritto internazionale epurato dalla logica della guerra fredda \u2013 \u00e8 tutt\u2019altro che nostalgia della tradizione. \u00c8 quel mix di realismo e di idealismo di cui abbiamo oggi bisogno (<a href=\"https:\/\/legrandcontinent.eu\/fr\/2026\/01\/10\/de-gaulle-muselier-resister-a-trump-au-groenland\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">G. Di Donato, 2026<\/a>) per mettere concretamente al bando quella logica neoimperialista che ha smesso persino di distinguere tra nemici ed amici e distingue solo tra deboli e forti. Una logica che vuole rendere i deboli sempre pi\u00f9 deboli e i forti sempre pi\u00f9 forti. Neanche il diritto internazionale del secondo dopoguerra \u00e8 del tutto esente da questa logica: l\u2019Europa multinazionale da me qui evocata proporr\u00e0 come suo primo atto l\u2019abolizione del Consiglio di sicurezza dell\u2019ONU. Ai simboli seguiranno i fatti. Ne ho parlato diffusamente in uno scritto di prossima pubblicazione a cui rinvio il lettore (<em>Italian Papers on Federalism<\/em>, n. 1, 2025).<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/01\/14\/avventurismo-neoimperiale-versus-diritto-che-fare\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/01\/14\/avventurismo-neoimperiale-versus-diritto-che-fare\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Antonio Cantaro) The Donald, spiega l\u2019ineffabile\u00a0Nobel Institute\u00a0non pu\u00f2 condividere con la Signora Mar\u00eda Corina Machado il premio Nobel per la pace (\u00abuna volta annunciato \u2026non pu\u00f2 essere revocato, condiviso o trasferito ad altri\u00bb). Trump se ne far\u00e0 una ragione. Al Presidente\u00a0pro tempore\u00a0degli Stati Uniti interessa restare alla storia, pu\u00f2 fare a meno del folclore di un riconoscimento sempre pi\u00f9 screditato. 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