{"id":93489,"date":"2026-01-15T11:27:09","date_gmt":"2026-01-15T10:27:09","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93489"},"modified":"2026-01-15T09:32:10","modified_gmt":"2026-01-15T08:32:10","slug":"e-possibile-uneuropa-per-la-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93489","title":{"rendered":"\u00c8 possibile un&#8217;Europa per la pace?"},"content":{"rendered":"<p><strong>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Giuseppe Gallelli)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i08ffbafeba77c735\/version\/1767343939\/image.jpg\" width=\"356\" height=\"356\" \/><\/p>\n<div id=\"cc-m-12101558977\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\">Di fronte alle guerre del passato e soprattutto a quella presente, oggi in Europa e in Palestina e di fronte al piano di\u00a0<strong><em>Rearm Europe<\/em><\/strong>, voluta dai governi europei, in un mondo in cui \u00e8 in grave crisi la democrazia e la situazione sociale e molti stati sono dilaniati dalla guerra, l\u2019autore \u00e8 convinto\u00a0 \u00a0che abbiamo il dovere di cambiare il nostro punto di vista sulla guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8\u00a0<strong>\u00abaffatto vero<\/strong>, scrive,\u00a0<strong>che la guerra appartenga alla natura degli esseri umani\u00bb<\/strong>\u00a0e di conseguenza, \u00e8 necessario\u00a0<strong>\u00abcontrastare la narrazione che relega la pace nell\u2019utopia o nell\u2019ideale\u00bb<\/strong>\u00a0e diventare capaci di considerarla come il punto di partenza e di realizzazione della nostra civile convivenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Esamina la lunga tradizione del giusnaturalismo moderno, a partire dai primi autori, da Johannes Althusius e Ugo Grozio, fino a Immanuel Kant e, in tempi recenti, a Sigmund Freud, Albert Einstein, a Hans Kelsen, ai padri dell\u2019Unione Europea, fin dal\u00a0<em>Manifesto di Ventotene<\/em>.<strong>\u00a0<\/strong>Ci porta a percorrere le \u00abvie del diritto\u00bb, dai saggi di Kelsen, di Bobbio, di Cassese, Zagrebelsky e molti altri autori, citati nell\u2019 ampia bibliografia, a pi\u00e8 di pagina nel corso del saggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La pace, a suo parere, \u00e8 principio, \u00e8\u00a0<em><strong>\u00abappetitur societatis\u00bb<\/strong><\/em>\u00a0come scrive Grozio, riferendosi agli stati e metterla all\u2019origine della societ\u00e0, e ci\u00f2\u00a0<strong>\u00abvuol dire, prima di ogni cosa, avere la possibilit\u00e0 di darle un fondamento solido [&#8230;] un\u2019operazione da condurre innanzitutto sul piano antropologico e sociologico[&#8230;] ma anche sul piano storico\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sottolinea il valore della razionalit\u00e0, della volont\u00e0 umana e l\u2019importanza della \u00abforza attiva dell\u2019uomo, il ruolo che la decisione libera, la riflessione e l\u2019intenzione giocano nella Storia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ha fiducia nella possibilit\u00e0 umana di cambiare il corso degli eventi\u00a0 \u00a0instaurando relazioni pacifiche e ritrovando il senso positivo e costruttivo dell\u2019agire in comune:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab Pensare la pace come situazione originaria, scrive, significa dunque includere nella nostra idea di societ\u00e0 la possibilit\u00e0 che uomini e donne collaborino naturalmente, allo stesso modo di come talora confliggono; che essi siano capaci di instaurare relazioni pacifiche e fondate sulla fiducia reciproca[&#8230;] Significa in fin dei conti proporre un\u2019idea della politica e della societ\u00e0 che ritrovi il senso dell\u2019agire in comune e si lasci alle spalle la logica schmittiana amico\/nemico. \u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Si sofferma sulle capacit\u00e0 relazionale dell\u2019essere umano, sulla capacit\u00e0 di stabilire rapporti pacifici e costruttivi, richiamando la tradizione filosofico- politica che ha insistito sulla socievolezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab Quella tradizione, che possiamo chiamare aristotelica e che arriva fin dentro la modernit\u00e0, scrive, con autori come Jean Bodin, Johannes Altusius e Ugo Grozio, ci parla ancora della possibilit\u00e0 di pensare un modello diverso di relazioni; anzi di pensare le relazioni. \u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">E sottolinea l\u2019importanza del diritto e dell\u2019etica del dovere e della responsabilit\u00e0 che orientano normativamente le azioni umane. Ritiene che a questa tradizione si rivolgono, rinnovandola e mettendola a frutto, alcuni dei maggiori filosofi contemporanei. Tra loro cita Martha Nussbaum, Sergio Cotta, Emmanuel Levinas, Simone Weil e, tra i giuristi contemporanei, Gustavo Zagrebelsky che invita ad agire orientati dai principi del diritto e dell\u2019etica, distinguendo tra\u00a0<strong>\u00abragionare e agire per \u2018principi\u2019 e ragionare [e agire] per \u2018valori\u2019 [che ]\u00a0 sono cose radicalmente diverse [anzi]\u00a0 per gli aspetti pi\u00f9 importanti sono cose antitetiche\u00bb.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il valore \u00e8, come\u00a0 scrive\u00a0 Zagrebelsky, nel saggio\u00a0<em>La legge e la giustizia<\/em>\u00a0\u00a0<strong>\u00abun bene finale, fine a se stesso, che sta innanzi a noi come una meta che chiede di essere perseguita attraverso attivit\u00e0 teleologicamente orientate \u00bb ma non contiene\u00a0 \u00abun preventivo criterio di legittimit\u00e0 dell\u2019azione o del giudizio [\u00e8 ] refrattario a criteri regolativi e delimitativi a priori [&#8230;] Per questo- conclude\u00a0 \u2013 l\u2019etica dei valori \u00e8 l\u2019etica della potenza[&#8230;] i valori non sono diritto[ in quanto il diritto] \u00e8 uno strumento per orientare normativamente le azioni umane\u00bb.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab Nell\u2019azione \u2018per principi\u2019, insomma, non ogni mezzo \u00e8 lecito; ma sono leciti solo quei mezzi che siano coerenti con il principio stesso [&#8230;] sono l\u2019essenza di un\u2019etica del dovere che si contrappone frontalmente a quella della potenza. \u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab La pace \u00e8 un principio, continua Tommaso Greco, in quanto come tale \u00e8 stata scolpita nell\u2019art. 11 della Costituzione italiana\u00bb e lo riporta integralmente. I costituenti hanno fatto \u00abdella pace la \u2018pietra angolare\u2019 delle relazioni tra stati. \u00bb\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La lettura dell\u2019articolo 11 si rafforza ricordando l\u2019art.1 dello Statuto delle Nazioni Unite che nel \u2018Preambolo\u2019 affermano di essere nate per\u00a0<strong>\u00absalvare le future generazioni dal flagello della guerra\u00bb<\/strong>\u00a0e per questo motivo hanno il fine di\u00a0<strong>\u00abmantenere la pace e la sicurezza internazionale\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019autore ricorda anche la\u00a0<em>Dichiarazione sul diritto dei popoli alla pace<\/em>, approvata dall\u2019Assemblea delle Nazioni Unite, il 12 novembre 1984, che dichiara che i popoli del nostro pianeta hanno\u00a0<strong>\u00abun sacro diritto alla pace e la salvaguardia di questo diritto e la promozione della sua realizzazione costituiscono obbligo fondamentale di ciascuno stato\u00bb.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Riprende la tesi del filosofo Sergio Cotta, secondo cui la pace non deve essere prodotta ma se mai ritrovata e riprodotta, dato che \u00e8 presente nei legami positivi fra gli esseri umani:\u00a0<strong>\u00abla pace scrive, implica la cura e il mantenimento del legame positivo con l\u2019altro, gli altri. Questo vale nelle relazioni interpersonali [&#8230;] ma anche nella comunit\u00e0 internazionale e nei rapporti con gli stati\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12101559177\" class=\"j-module n j-textWithImage \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-1\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-textwithimage-image-12101559177\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=455x1024:format=png\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ic2a97f2314ad3d06\/version\/1767344559\/image.png\" alt=\"\" data-src-width=\"500\" data-src-height=\"752\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=455x1024:format=png\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/ic2a97f2314ad3d06\/version\/1767344559\/image.png\" data-image-id=\"7806771477\" \/><\/figure>\n<div>\n<div id=\"cc-m-textwithimage-12101559177\" class=\"cc-m-textwithimage-inline-rte\" data-name=\"text\" data-action=\"text\">\n<p>Ma Tommaso Greco \u00e8 consapevole che gli interessi delle persone e degli stati divergono e talora sono in contrasto, ma \u00e8 convinto che sia necessario non agire con la legge della forza ma\u00a0<strong>\u00abcercando un terreno comune [che] non pu\u00f2 non essere quello del diritto e delle istituzioni\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Valorizza, quindi, l\u2019antropologia positiva che crede nel legame originario tra i soggetti per cui \u00ab<strong>essere prossimo all\u2019altro implica la scelta sistematica dell\u2019incontro piuttosto che lo scontro; produce accoglienza e non respingimenti; comporta il valorizzare le ragioni del dialogo piuttosto che quelle del disprezzo\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 convinto, con il giurista Hans Kelsen, che la pace deve essere\u00a0<strong>\u00abstabilita mediante la costruzione di un ordinamento giuridico sovranazionale\u00bb<\/strong>, anche se trova un limite nella sua teoria del diritto, nell\u2019averlo concentrato\u00a0<strong>\u00abesclusivamente e totalmente nel meccanismo sanzionatorio\u00bb<\/strong>, dato che a suo parere:\u00a0<strong>\u00abPensare il diritto internazionale come qualcosa che vige e funziona solo se si va incontro a una misura coercitiva non aiuta lo stesso diritto a funzionare efficacemente\u00bb.\u00a0 \u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Ed ecco la sua proposta: dare un nuovo fondamento \u00abfiduciario-orizzontale\u00bb alla responsabilit\u00e0 degli Stati, piuttosto che un fondamento basato sull\u2019uso \u00abverticale\u00bb della forza, anche se considerata legittima.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00abOccorre forse ripensare, scrive, alcuni momenti del diritto internazionale a partire da un modello fiduciario-orizzontale, pi\u00f9 che sfiduciario verticale, insistendo sull\u2019idea della pace come principio, maggiormente adatto a fondare la responsabilit\u00e0 degli stati\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A suo parere il pacifismo giuridico ha insistito:\u00a0<strong>\u00absolo su un aspetto particolare [&#8230;] concentrandosi sull\u2019uso della forza e quindi, di nuovo, sulla necessit\u00e0 di rispondere alla violenza illegittima con la violenza legittima e istituzionalizzata\u00bb.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Propone, quindi, un\u2019ampia riflessione sul diritto penale internazionale, attualmente basato sul diritto della forza e della sanzione, per ritrovare una fondazione etica fondata sul\u00a0<strong>\u00abprofilo dei valori custoditi dal diritto e sul senso di umanit\u00e0\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00abServe un ribaltamento che realizzi [&#8230;]\u2026 una \u2018rivoluzione dello sguardo\u2019, scrive, e che ci porti a mettere in discussione alcune delle pi\u00f9 irriducibili convinzioni sulle quali basiamo le nostre opinioni e le nostre azioni politiche. [&#8230;] Dovremmo capire, ad esempio, che per custodire relazioni pacifiche tra gli stati non dovremmo dare per scontate alcune presunte verit\u00e0, da sempre considerate indiscutibili, come quella in base alla quale qualunque governo, qualunque titolare della sovranit\u00e0, debba difendere l\u2019interesse del proprio paese senza riguardo per gli interessi generali dell\u2019umanit\u00e0 e talora addirittura senza nessun riguardo per il senso\u00a0 stesso di umanit\u00e0[&#8230;] Perch\u00e9 accettiamo come se fosse la cosa pi\u00f9 naturale che gli interessi di uno stato debbano essere posti sempre in contrapposizione agli interessi degli altri stati, degli altri popoli? \u00bb\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A questo proposito rammenta il pensiero di Giuseppe Mazzini che\u00a0<strong>\u00abnon si stancava di ripetere che l\u2019interesse di un popolo non pu\u00f2 andare contro gli interessi degli altri popoli e che lo spirito di associazione che costituisce la natura di ciascun popolo non pu\u00f2 non estendersi oltre i confini, guardando a quella umanit\u00e0 che tutti ci accomuna\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Il nostro autore sostiene, convintamente, che\u00a0<strong>\u00ab\u00e8 proprio la sovranit\u00e0, intesa come principio assoluto, ad aver causato le grandi tragedie della storia\u00bb<\/strong>\u00a0e ci invita a\u00a0<strong>\u00abfare esattamente come fece quel gruppo di intellettuali che, gi\u00e0 prima della fine della Prima guerra mondiale e poi soprattutto dopo la Seconda, hanno messo in discussione il principio di sovranit\u00e0 degli stati, auspicando la costituzione di istituzioni sovranazionali\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per realizzare la pace come principio giuridico, che non solo \u00e8 negazione del concetto di sovranit\u00e0 assoluta, ma soprattutto senso del limite e apertura verso l\u2019altro e il mondo, ci porta a esaminare il progetto di Immanuel Kant, nell\u2019opera\u00a0<em>Per la pace perpetua<\/em>,\u00a0<strong>\u00abcercando di coglierne i suggerimenti pratici e i criteri di giudizio che possono derivarne per noi oggi\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Si sofferma, in particolare, sui tre articoli della Seconda sezione dell\u2019opera kantiana, che ritiene:\u00a0<strong>\u00abnucleo seminale del \u2018pacifismo giuridico\u2019 dato che Kant, a suo parere, vede la pace come \u00abprincipio essenziale a partire dal quale compiere le scelte politiche e istituzionali pi\u00f9 rilevanti (<em>si vis pacem, para pacem<\/em>)\u00bb.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Nel primo, dei tre articoli, in quello che si riferisce al diritto interno, Kant sottolinea l\u2019importanza, ai fini del raggiungimento della pace, dell\u2019organizzazione costituzionale interna agli Stati di tipo repubblicano. Governo repubblicano \u00e8 infatti, per Kant, quello che garantisce\u00a0<strong>\u00abil principio statale, della separazione del potere esecutivo (del governo) dal legislativo\u00bb<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>\u00abche realizza un sistema rappresentativo fondato sulla libert\u00e0, sulla uguaglianza e sulla indipendenza dei cittadini\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00ab Libert\u00e0 e uguaglianza che Kant pensa in maniera tale,<\/strong>\u00a0scrive Greco,\u00a0<strong>da farne il perno di un sistema che abbia alla base il comune consenso\u00bb, dato che \u00absolo un ordinamento nel quale sia il popolo a decidere se fare o non fare la guerra pu\u00f2 farci sperare che le guerre non si faranno. \u00bb<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel secondo articolo, riferito al rapporto tra gli Stati, Kant presenta un modello giuridico che \u00e8\u00a0<strong>\u00abla negazione del modello della forza[&#8230;] ci\u00f2 che Kant ci trasmette<\/strong>, scrive il nostro autore,\u00a0<strong>\u00e8 dunque il concetto di limite, quel concetto su cui si fonda anche l\u2019art.11 della nostra Costituzione e che serve proprio a criticare ogni idea di sovranit\u00e0 assoluta[&#8230;] Si tratta di un tema che riguarda ogni potere e ogni diritto, i quali possono essere esercitati solo se contenuti dentro le regole che li creano e li legittimano [&#8230;] Infatti, avere un limite, riconoscerlo e rispettarlo, \u00e8 una forma della \u2018mitezza\u2019. Chi ha un limite non \u00e8 arrogante; non \u00e8 prepotente; non pensa ad affermare la propria potenza. Un limite ha la funzione di creare spazio per l\u2019altro, per gli altri: per gli altri cittadini, per gli altri poteri, per gli altri stati. Ed \u00e8 esattamente dentro lo spazio creato dal limite di ciascuno che cresce e prospera la fiducia\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Il terzo articolo kantiano riguarda il livello cosmopolitico.\u00a0<strong>\u00abGli esseri umani, non sono solo cittadini di uno stato[&#8230;] Essi sono anche cittadini del mondo, appartengono cio\u00e8 a una comunit\u00e0 che trascende gli stati, e appartengono a questa comunit\u00e0 non in quanto cittadini di uno stato, appunto, ma in quanto individui facenti parte di una vera e propria societ\u00e0 civile mondiale. In quanto tali devono ricevere attenzione dai singoli stati\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019autore riporta le parole autentiche di Kant:\u00a0<strong>\u00abIl diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni dell\u2019ospitalit\u00e0 universale\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00abPer il grande filosofo tedesco<\/strong>, scrive l\u2019autore,\u00a0<strong>esiste quindi un diritto &#8211; non morale, ma giuridico \u2013 che ogni cittadino del mondo ha nei confronti di tutti gli stati, e quindi di tutti gli altri appartenenti all\u2019umanit\u00e0, e che si concretizza (si dovrebbe concretizzare) in un diritto di visita che nessuno stato pu\u00f2 impedire di esercitare\u00bb.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12101559277\" class=\"j-module n j-imageSubtitle \" style=\"text-align: justify\">\n<figure class=\"cc-imagewrapper cc-m-image-align-3\"><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-12101559277\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i7f88bf2dbea909ac\/version\/1767344915\/image.png\" alt=\"\" data-src-width=\"800\" data-src-height=\"450\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/none\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i7f88bf2dbea909ac\/version\/1767344915\/image.png\" data-image-id=\"7806771577\" \/><\/figure>\n<div class=\"cc-clear\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-12101559377\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tommaso Greco, con questo saggio, intende\u00a0<strong>\u00abradicare il pacifismo giuridico in una concezione del diritto che non si riduca alla semplicit\u00e0 e meccanicit\u00e0 dello schema illecito-sanzione\u00bb,<\/strong>\u00a0in modo da\u00a0<strong>\u00abaccedere alla possibilit\u00e0 che la pace acquisti quel ruolo prioritario che gli viene negato quando continua ad essere definita come \u2018assenza di guerra\u2019[&#8230;] perch\u00e9 \u00e8 la pace che rende possibile ogni convivenza umana, dandole la possibilit\u00e0 di svilupparsi\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Collocare la pace come principio significa\u00a0<strong>\u00abcollocare la guerra nel giusto rapporto con il diritto, e cio\u00e8 come fenomeno che \u00e8 sostanzialmente e sempre pi\u00f9 negazione del diritto, inteso questo come struttura di coesistenza; una negazione che pu\u00f2 essere accettata giuridicamente soltanto nei termini eccezionali \u2013 e nei limiti ristrettissimi \u2013 che giustificano la legittima difesa\u00bb.\u00a0<\/strong>\u00c8 necessario, perci\u00f2, ritrovare nella relazione diritto-forza, dato come originario, sostiene l\u2019autore, un rapporto nuovo, quindi, fondato sulla normativit\u00e0 delle obbligazioni giuridiche reciproche, come\u00a0\u00a0<strong>\u00abstrutture di coesistenza\u00bb<\/strong>, perch\u00e9\u00a0<strong>\u00ablo strumento principale (anche) del pacifismo giuridico non \u00e8 il costringere, scrive, bens\u00ec il convincere\u00bb.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019autore ci conduce agli interventi di Norberto Bobbio che riconosce la necessit\u00e0 degli organismi sovranazionali che garantiscano la monopolizzazione dell\u2019uso della forza, se la pace non \u00e8 possibile trovarla diversamente. Esamina quali siano le condizioni preliminari affinch\u00e9 si possa giustificare l\u2019uso della forza, in un contesto internazionale, che ha come principio la pace, dato che l\u2019uso della forza causa effetti negativi anche nella vita interna allo Stato. L\u2019uso della forza condiziona, infatti, sia all\u2019interno che all\u2019esterno la vita degli Stati e determina influssi negativi circolari che condizionano gli Stati sia nella politica interna che estera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019autore fa notare che attualmente\u00a0<strong>\u00abil grande e travolgente ritorno all\u2019argomento della forza sullo scenario internazionale \u00e8 strettamente legato ad un fenomeno ormai diffuso di vera a e propria \u2018regressione democratica\u2019 sul piano interno con la diffusione di regimi politici che si allontanano dai canoni della democrazia liberal-costituzionale\u00bb<\/strong>\u00a0e constata:\u00a0<strong>\u00abpi\u00f9 autocrazia all\u2019interno, pi\u00f9 uso della (o quanto meno continuo appello alla) forza, sul piano esterno\u00bb.\u00a0<\/strong>Ricorda\u00a0 che Norberto Bobbio ha insistito sul nesso kantiano che la ricerca della pace\u00a0 mantiene con altri due elementi: la presenza di governi democratici e la garanzia dei diritti umani e ha rilevato progressi nei rapporti tra pace e democrazia con l\u2019istituzione delle Nazioni Unite ma, purtroppo, l\u2019autore osserva, dopo la caduta del muro di Berlino, invece della democratizzazione abbiamo visto una espansione dell\u2019equilibrio delle potenze che \u00e8\u00a0<strong>\u00abun sistema in cui ognuno cerca quotidianamente di acquisire pi\u00f9 forza dell\u2019altro\u00bb.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il grande assente, a giudicare di ci\u00f2 che oggi avviene, sia in Ucraina che in Palestina, \u00e8 il diritto internazionale e l\u2019assoluta irrilevanza delle istituzioni internazionali, a cominciare dall\u2019Onu, perch\u00e9 ci sono Stati che hanno interesse a mantenere in vita la legge della forza, invece del diritto, come struttura cardine della civile convivenza e altri Stati si adeguano. A\u00a0parere dell\u2019autore, pace e democrazia sono strettamente connessi e non pu\u00f2 crescere la pace se non cresce la democrazia, e viceversa, sia all\u2019interno degli Stati che nei rapporti internazionali, e per far crescere democrazia e pace, \u00e8 necessario che tutti si impegnino, a costruirle, attraverso il diritto, come alternativa alla forza e fondamento della struttura di convivenza, muovendo dal principio ideale, alla base della Dichiarazione Onu, il diritto alla pace di ogni essere umano. Il diritto rappresenta un\u2019alternativa capitale a qualsiasi uso della forza, se riusciamo\u00a0<strong>\u00aba renderlo effettivo, con inventiva e in maniere differenti[&#8230;] come mostra chiaramente l\u2019uso delle sanzioni (che possono essere economiche ma si possono estendere a molti altri piani\u00bb.\u00a0<\/strong>L\u2019alternativa alla forza, come rapporto legittimo, tra Stati sovrani \u00e8 il diritto e la cooperazione, perch\u00e9 portano benefici a tutti. E cooperare significa stringere patti, creare legami, di conseguenza l\u2019autore approfondisce questo nuovo itinerario per invitarci a creare \u00ablegami di pace\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Suggerisce una strada nuova: di fronte alla via tradizionale, del giusnaturalismo, il cui capostipite \u00e8 Hobbes, che\u00a0<strong>\u00abvede la pace come risultato di una monopolizzazione dell\u2019uso della forza legittima\u00bb<\/strong>, in cui c\u2019\u00e8 un potere verticale che stabilisce\u00a0<strong>\u00abrelazioni costrette, tenute insieme dal potere e dalla forza\u00bb<\/strong>, propone la soluzione federalistica, proposta a partire da\u00a0<strong>Johannes Althusius<\/strong>. Questo filosofo e giurista, autore di un\u2019opera fondamentale nel pensiero giuridico, Politica (1603), ha una concezione della politica come\u00a0<strong>\u00abarte di unire gli uomini tra loro nella costituzione, nella cura e nella conservazione della vita sociale\u00bb<\/strong>\u00a0(come scrive Corrado Malandrino, nel saggio introduttivo all\u2019opera\u00a0<em>Politica<\/em>\u00a0di J. Althusius, Torino, 2009).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La via per la pace consiste, quindi, nella limitazione del potere sovrano degli Stati e la valorizzazione della cura della vita sociale e della responsabilit\u00e0 nelle comunit\u00e0 statuali. La strada \u00e8 il federalismo, un programma di azione politica e democratica che opera contemporaneamente sul piano della riorganizzazione interna degli Stati e su quello della costruzione della pace e dell\u2019unit\u00e0, a livello internazionale, perch\u00e9 scompone l\u2019autorit\u00e0 unitaria (cio\u00e8 sovrana) degli stati nazionali, come scrive Bobbio,\u00a0<strong>\u00abda un lato nella sovranit\u00e0 della federazione degli Stati, e dall\u2019altro nelle autonomie locali\u00bb<\/strong>\u00a0(N. Bobbio,\u00a0<em>Le due facce del federalismo<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tommaso Greco ricorda i principali autori, che da Cattaneo in poi, hanno seguito questo percorso: Altiero Spinelli e Ernesto Rossi (autori del Manifesto di Ventotene), Luigi Einaudi, Giovanni Agnelli, Attilio Cabiati, Giovanni XXIII, promotore della pace con l\u2019enciclica \u00ab<em>Pacem in terris<\/em>\u00bb (1963). A parere dell\u2019autore, anche in Kant, giusnaturalista del\u00a0<em>La pace perpetua<\/em>, pu\u00f2 essere individuata una posizione federalistico-althusiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab Lo \u00e8 innanzitutto sul piano interno<\/strong>, scrive,\u00a0<strong>quando si sottolinea l\u2019importanza di una forma di governo che non sia caratterizzata dal dominio e dalla violenza, ma sia invece costruita sui diritti dei cittadini e su meccanismi \u2013 la rappresentanza e la separazione dei poteri \u2013 capaci di agevolare la fiducia tra cittadini e istituzioni. Lo \u00e8 sul piano esterno, quando gli stati sono chiamati ad aprirsi agli altri stati, stabilendo legami reciproci e rapporti di cooperazione. Lo \u00e8 infine sul piano cosmopolitico, l\u00e0 dove il diritto di visita non \u00e8 altro che un\u2019apertura di principio rivolta verso qualunque essere umano che voglia entrare in un territorio. \u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019autore conclude suggerendo, agli Stati e ai governi, di assumere comportamenti responsabili in ogni forma di diritto,\u00a0<strong>\u00abattraverso una serie di scelte e di pratiche radicate nei comportamenti per ridurre al minimo possibile l\u2019idea della forza e della sanzione\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La soluzione democratico-federalista, per una nuova Europa, autenticamente pacifista, \u00e8 la proposta culturale e politica\u00a0 che emerge in questo saggio, perch\u00e9\u00a0 fondata sulla scomposizione dell\u2019autorit\u00e0 sovrana degli Stati, sulla cooperazione e apertura agli altri popoli del mondo, sulla normativit\u00e0 delle obbligazioni giuridiche reciproche come \u00abstrutture di coesistenza\u00bb, sul rispetto delle organizzazioni internazionali, sul diritto reso effettivo con procedure adeguate a rafforzare il rapporto tra pace e democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 un invito a costruire\u00a0<strong>\u00abuna federazione politica che trovi il modo di non fare guerre\u00bb<\/strong>, come l\u2019autore scrive, perch\u00e9\u00a0<strong>\u00abla pace \u00e8 l\u2019elemento strutturale delle nostre convivenze, e come tale, ad ogni livello e da ciascuno, richiede di essere colta e curata\u00bb.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2026-1\/gennaio\/%C3%A8-possibile-un-europa-per-la-pace\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2026-1\/gennaio\/%C3%A8-possibile-un-europa-per-la-pace\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DA GAZZETTA FILOSOFICA (Di Giuseppe Gallelli) Di fronte alle guerre del passato e soprattutto a quella presente, oggi in Europa e in Palestina e di fronte al piano di\u00a0Rearm Europe, voluta dai governi europei, in un mondo in cui \u00e8 in grave crisi la democrazia e la situazione sociale e molti stati sono dilaniati dalla guerra, l\u2019autore \u00e8 convinto\u00a0 \u00a0che abbiamo il dovere di cambiare il nostro punto di vista sulla guerra. 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