{"id":93531,"date":"2026-01-20T09:30:59","date_gmt":"2026-01-20T08:30:59","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93531"},"modified":"2026-01-18T17:19:09","modified_gmt":"2026-01-18T16:19:09","slug":"quello-che-unisce-venezuela-iran-e-groenlandia-nella-strategia-di-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93531","title":{"rendered":"Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Domenico Moro)<\/strong><\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">In un mio recente articolo definivo il sequestro di Maduro come un episodio della terza guerra mondiale a pezzi, come ebbe a definirla Papa Francesco, il cui obiettivo principale \u00e8 restaurare il dominio imperiale degli Usa e contenere l\u2019ascesa della Cina. Subito dopo il Venezuela, anche l\u2019Iran e la Groenlandia sono entrate nel mirino di Trump, per la medesima ragione. Tuttavia, questi due nuovi paesi, su cui Trump si sta concentrando, rappresentano un salto di qualit\u00e0 importante.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il sequestro di Maduro e l\u2019attacco al Venezuela hanno rappresentato la volont\u00e0 di ristabilire il controllo statunitense sull\u2019Emisfero Occidentale (le Americhe), da sempre considerato il giardino di casa degli Usa. La Cina era presente in Venezuela, e i suoi investimenti erano tesi a svilupparne le infrastrutture petrolifere, ma l\u2019importanza del Venezuela per la Cina \u00e8 molto inferiore a quella dell\u2019Iran, altro grande produttore di petrolio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Infatti, l\u2019Iran \u00e8 un tassello molto pi\u00f9 importante per la Cina, essendo un pilone fondamentale della sua strategia sia di rifornimento energetico sia di sviluppo di rotte commerciali internazionali (la nuova via della seta). La Cina \u00e8, tra le tre aree economiche principali a livello mondiale \u2013 Usa, Ue e Cina -, la maggiore importatrice di petrolio, che rimane, nonostante lo sviluppo di fonti energetiche alternative, la materia prima pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p align=\"justify\">Infatti, gli Usa sono energeticamente indipendenti, importando pochissimo petrolio, grazie al fatto che con la fratturazione idraulica sono diventati il principale produttore mondiale. La Ue, invece, povera di materie prime energetiche, importa una grande quantit\u00e0 di petrolio (circa 8 milioni di barili al giorno), ma la provenienza di questo petrolio \u00e8 abbastanza distribuita. I maggiori fornitori sono l\u2019Africa (2,2 milioni di barili al giorno), il Nord America (2,03 milioni), il Medio Oriente (1,44 milioni), l\u2019Asia centrale (1,37 milioni), l\u2019America Latina (0,9 milioni) e, all\u2019ultimo posto dopo le sanzioni, la Russia (0,32 milioni).<a class=\"sdendnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/#sdendnote1sym\" name=\"sdendnote1anc\"><sup>i<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Diversa \u00e8 la situazione della Cina. Pur essendo produttrice di petrolio, essa ne \u00e8 la pi\u00f9 forte importatrice mondiale. Su un fabbisogno di 16 milioni di barili al giorno, essa ne importa circa il 60-70%, pari a 11-12 milioni di barili. Il problema della Cina, per\u00f2, \u00e8 non soltanto la sua dipendenza dall\u2019estero, ma la sua dipendenza da una sola area. Infatti, la met\u00e0 delle sue importazioni di petrolio viene dal Medio Oriente (quasi 6 milioni di barili al giorno), seguito a distanza dalla Russia (2 milioni), dall\u2019America latina (1,14 milioni), dall\u2019Africa (1,09 milioni), e dal Nord America (0,23 milioni).<a class=\"sdendnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/#sdendnote2sym\" name=\"sdendnote2anc\"><sup>ii<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019Iran \u00e8 importante dal punto di vista petrolifero, perch\u00e9 la Cina importa da questo paese 1,2 milioni di barili al giorno, pari al 10% del totale. E la Cina \u00e8 importante per l\u2019Iran, visto che quest\u2019ultimo dirige ben il 73,2% delle sue esportazioni di petrolio verso il paese estremo orientale<a class=\"sdendnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/#sdendnote3sym\" name=\"sdendnote3anc\"><sup>iii<\/sup><\/a>, che \u00e8 la seconda destinazione delle esportazioni iraniane (20,7 miliardi di dollari), subito dopo l\u2019Iraq (43,9 miliardi), e prima della Turchia (8,9 miliardi).<a class=\"sdendnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/#sdendnote4sym\" name=\"sdendnote4anc\"><sup>iv<\/sup><\/a>\u00a0Ma l\u2019Iran \u00e8 importante per la Cina soprattutto perch\u00e9 \u00e8 un paese strategico per il controllo dell\u2019intera area del Medio-Oriente, in cui ci sono le maggiori riserve mondiali di petrolio e da cui proviene la met\u00e0 del greggio importato dalla Cina. Fra l\u2019altro, l\u2019Iran controlla lo stretto di Ormuz attraverso il quale transita una importante rotta marittima e una grande quantit\u00e0 del petrolio esportato dal Medio Oriente verso la Cina e l\u2019Estremo Oriente.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 evidente, quindi, l\u2019interesse statunitense a effettuare un colpo di stato in Iran, come accaduto gi\u00e0 nel 1953, quando il premier iraniano, Mossadeq, fu rovesciato da Regno Unito e Usa, sempre con l\u2019obiettivo del controllo del petrolio. A tutto questo va aggiunto che la presa statunitense sul Medio Oriente si sta indebolendo. L\u2019Arabia Saudita, il secondo paese del mondo dal punto di vista delle riserve di petrolio, recentemente ha stabilito un accordo con il Pakistan, potenza nucleare, per la mutua assistenza in caso di aggressione militare. Fino ad ora l\u2019Arabia Saudita si era basata solamente sulla protezione militare e sull\u2019ombrello nucleare degli Usa, a cui in cambio aveva assicurato la vendita del petrolio in dollari, sostenendone cos\u00ec il ruolo di valuta mondiale. \u00c8, quindi, significativo che i sauditi abbiano deciso di trovare un protettore alternativo. Fra l\u2019altro, a questa alleanza pare si aggiunga anche un terzo stato islamico, la Turchia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sempre a proposito di petrolio, \u00e8 utile ricordare che la Prima guerra mondiale scoppi\u00f2 per il contrasto tra l\u2019imperialismo britannico in declino e l\u2019imperialismo tedesco in ascesa, anche per il controllo del petrolio del Medio Oriente. La Gran Bretagna aveva deciso di opporsi alla costruzione della ferrovia di Bagdad, la cui costruzione sarebbe stata pagata dalla Turchia alla Germania con la concessione di tutte le sorgenti petrolifere che si trovassero entro un raggio di dieci chilometri sul percorso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dunque, l\u2019eventuale caduta dell\u2019attuale regime dell\u2019Iran e la sua sostituzione con un regime controllato dagli Usa aiuterebbe questi ultimi a rinsaldare il loro controllo sul Medio Oriente e quindi sulla Cina (e sul resto dell\u2019Asia Orientale). Per questa ragione la perdita dell\u2019Iran avrebbe un impatto sulla Cina di gran lunga maggiore, sul piano strategico, della perdita del Venezuela.<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche il proposito, espresso da Trump, di annettersi la Groenlandia rappresenta un salto di qualit\u00e0 nella strategia statunitense di dominio imperiale mondiale. Va premesso che la Groenlandia e il Mar Glaciale Artico su cui si affaccia hanno acquistato e acquisteranno sempre di pi\u00f9 una importanza strategica a livello mondiale a causa del riscaldamento climatico. Lo scioglimento dei ghiacci determiner\u00e0 due importanti conseguenze. La prima \u00e8 che le risorse minerarie della Groenlandia, che possiede 25 su 34 minerali considerati critici da Usa e Ue, saranno pi\u00f9 facilmente e quindi pi\u00f9 economicamente estraibili. La seconda \u00e8 che sar\u00e0 maggiormente percorribile dalla navigazione il Mar Glaciale Artico, che rappresenter\u00e0 una valida alternativa ai canali di Panama e Suez per le comunicazioni tra i continenti e che, per questo, \u00e8 vista con interesse dalla Russia, che si affaccia sull\u2019Artico, e dalla Cina, anche in riferimento ai collegamenti tra le due nazioni alleate. A questo si aggiunge, come dichiarato da Trump, la necessit\u00e0 del controllo dell\u2019isola per l\u2019installazione del futuro sistema di difesa anti-missile statunitense.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tuttavia, la Groenlandia, pur essendo collocata nell\u2019Emisfero Occidentale, il giardino di casa degli Usa, \u00e8 sotto il dominio europeo, essendo di fatto una colonia danese. La minaccia di Trump di acquistare o addirittura di impossessarsi militarmente della Groenlandia \u00e8 qualcosa di inaudito, per lo meno dalla fine della Seconda guerra mondiale, in quanto rivolta verso un paese alleato e appartenente alla Nato e alla Ue. Una eventuale occupazione militare statunitense della Groenlandia implicherebbe la fine della Nato, come puntualizzato dal lituano Andrius Kubilius, Commissario europeo per la Difesa e lo Spazio. Kubilius ha anche ricordato che l\u2019articolo 42.7 del Trattato dell\u2019Unione europea obbliga gli Stati membri a prestare assistenza alla Danimarca qualora si trovasse ad affrontare un\u2019aggressione militare. Intanto, alcuni alleati europei della Danimarca hanno annunciato che invieranno soldati in Groenlandia: la Svezia, la Gran Bretagna, la Norvegia, la Francia e la Germania.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sebbene Trump abbia giustificato le sue mire sulla Groenlandia con la presenza attorno all\u2019isola di mezzi navali russi e cinesi, la sua mossa \u00e8 chiaramente un altro attacco alla Ue, dopo i dazi commerciali e la minaccia di lasciare la Nato, se gli alleati europei non avessero portato le spese militari al 5% del Pil. Senza parlare dei continui attacchi verbali contro la Ue di Trump e del suo vicepresidente J.D. Vance. Malgrado uno scontro militare tra Usa e Europa sia inverosimile, rimane il fatto che la questione della Groenlandia dimostra che le classiche contraddizioni inter-imperialistiche, nello specifico tra imperialismo statunitense e imperialismo europeo sono tutt\u2019altro che superate e ci fanno capire che la presidenza Trump rappresenta un qualcosa di nuovo nel comportamento imperiale statunitense.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il sequestro di Maduro e la volont\u00e0 di ricondurre il Venezuela e il resto dell\u2019America Latina sotto il completo controllo degli Usa si combina con le minacce di intervento militare in Iran e in Groenlandia in una strategia tendente a ristabilire l\u2019egemonia imperiale statunitense a livello globale. Ci\u00f2 contrasta con quanti, invece, fino a poco tempo fa parlavano dell\u2019isolazionismo della politica internazionale trumpiana. Il controllo delle vie marittime e delle fonti di materie prime, a partire da quelle energetiche, ne \u00e8 un passaggio importante, insieme alla reinternalizzazione negli Usa delle produzioni manifatturiere strategiche. L\u2019implementazione di questa strategia \u00e8 portata avanti con una rinnovata e potenziata minaccia dell\u2019uso dello strumento militare, sostenuta dall\u2019annunciato aumento del bilancio del Dipartimento della guerra statunitense da 1000 a 1500 miliardi di dollari.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto questo avviene a dispetto delle promesse elettorali in senso contrario di Trump, che aveva annunciato una riduzione delle spese militari e il non coinvolgimento degli Usa in nuove avventure militari. Il nodo di fondo, comunque, sta nella rottura dell\u2019equilibrio di potenza, determinato dall\u2019ascesa della Cina come prima potenza industriale del mondo. Del resto, come scriveva Lenin nel 1915: \u201cIn regime capitalistico non \u00e8 possibile un ritmo uniforme dello sviluppo economico, n\u00e9 delle singole aziende n\u00e9 dei singoli Stati. In regime capitalistico non sono possibili altri mezzi per ristabilire di tanto in tanto l\u2019equilibrio spezzato, all\u2019infuori della crisi nell\u2019industria e della guerra in politica.\u201d<a class=\"sdendnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/#sdendnote5sym\" name=\"sdendnote5anc\"><sup>v<\/sup><\/a>\u00a0Anche se l\u2019esistenza della deterrenza atomica rende pi\u00f9 difficile lo scoppio di una guerra imperialista mondiale, come quelle verificatesi nel XX secolo, l\u2019uso o la minaccia della forza rimane una opzione attuale, come la cronaca dell\u2019ultimo periodo si \u00e8 purtroppo incaricata di dimostrare.<\/p>\n<div id=\"sdendnote1\">\n<p class=\"sdendnote\"><a class=\"sdendnotesym\" href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/#sdendnote1anc\" name=\"sdendnote1sym\">i<\/a><span lang=\"en-US\">\u00a0Opec, Annual Statistical Bulletin 2025.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdendnote2\">\n<p class=\"sdendnote\"><a class=\"sdendnotesym\" href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/#sdendnote2anc\" name=\"sdendnote2sym\">ii<\/a><span lang=\"en-US\">\u00a0Idem.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdendnote3\">\n<p class=\"sdendnote\"><a class=\"sdendnotesym\" href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/#sdendnote3anc\" name=\"sdendnote3sym\">iii<\/a>\u00a0Idem.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdendnote4\">\n<p class=\"sdendnote\"><a class=\"sdendnotesym\" href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/#sdendnote4anc\" name=\"sdendnote4sym\">iv<\/a>\u00a0Unctad, Country Profiles.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdendnote5\">\n<p class=\"sdendnote\"><a class=\"sdendnotesym\" href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/#sdendnote5anc\" name=\"sdendnote5sym\">v<\/a>\u00a0Lenin,\u00a0<em>Sulla parola d\u2019ordine degli Stati Uniti d\u2019Europa<\/em>, in Opere Scelte, Editori Riuniti, Roma 1965, pag. 555.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-quello_che_unisce_venezuela_iran_e_groenlandia_nella_strategia_di_trump\/45289_64803\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Domenico Moro) &nbsp; In un mio recente articolo definivo il sequestro di Maduro come un episodio della terza guerra mondiale a pezzi, come ebbe a definirla Papa Francesco, il cui obiettivo principale \u00e8 restaurare il dominio imperiale degli Usa e contenere l\u2019ascesa della Cina. 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