{"id":93537,"date":"2026-01-20T09:14:21","date_gmt":"2026-01-20T08:14:21","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93537"},"modified":"2026-01-19T08:31:21","modified_gmt":"2026-01-19T07:31:21","slug":"anatomia-di-uno-sfratto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93537","title":{"rendered":"Anatomia di uno sfratto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DOPPIOZERO (Elena Granata)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>In prossimit\u00e0 del Natale, all\u2019alba, buttando gi\u00f9 una porta, sfondando letteralmente una parete di casa: uno sfratto non \u00e8 mai solo l\u2019esecuzione di un atto giuridico. \u00c8 una scena. Ha un tempo, uno spazio, dei ruoli assegnati, una coreografia che si ripete con sorprendente regolarit\u00e0. Avviene quasi sempre al mattino, spesso nei mesi freddi, talvolta in prossimit\u00e0 delle festivit\u00e0, quando si sa che la famiglia o l\u2019anziano residente \u00e8 in casa. Prevede una soglia da attraversare, una porta da aprire o da forzare, una presenza visibile della forza pubblica, un linguaggio tecnico che trasforma vite e relazioni in pratiche amministrative. Questa ripetizione non \u00e8 casuale: \u00e8 ci\u00f2 che consente di leggere lo sfratto come un rito dell\u2019ordine urbano, una forma ordinaria attraverso cui il potere pubblico interviene per ripristinare un ordine che considera violato. Riducendo la capacit\u00e0 di reazione, aumentando la pressione emotiva, massimizzando l\u2019effetto disciplinare dell\u2019atto, lo Stato sceglie quando essere presente, e lo fa spesso nei momenti di massima vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Quella forza, usata con una meticolosit\u00e0 che ha qualcosa di spettacolare, \u00e8 una performance morale. Cos\u00ec la descrive Didier Fassin, antropologo e sociologo francese che ha dedicato gran parte del suo lavoro allo studio delle forme contemporanee dell\u2019intervento statale sui corpi dei poveri. Nei suoi studi etnografici sulla polizia (<em>La force de l\u2019ordre<\/em>, 2011) e sulla punizione (<em>Punir. Une passion contemporaine<\/em>, 2017), Fassin mostra come l\u2019uso della forza non sia mai neutro n\u00e9 puramente tecnico. Ogni intervento produce significato, distingue implicitamente tra vite pienamente legittime e vite a cui \u00e8 richiesto di giustificarsi perch\u00e9 fuori luogo, fuori norma, fuori legge. La forza pubblica deve mostrarsi, deve ripetersi, deve convincere, non soltanto chi la subisce ma anche chi assiste. Ogni intervento costruisce una scena e comunica un messaggio che va oltre l\u2019atto stesso. Lo vediamo con inedita brutalit\u00e0 negli interventi dell\u2019ICE, la polizia per il controllo dell\u2019immigrazione potenziata dall\u2019amministrazione Trump, nelle citt\u00e0 americane.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/ice-raid-photo-1.jpeg\" width=\"780\" height=\"438\" data-entity-uuid=\"c0068c37-714b-4527-9977-67182e39194a\" data-entity-type=\"file\" \/>In questa prospettiva, lo sfratto \u00e8 una messa in scena della sovranit\u00e0, una pedagogia pubblica del limite: non serve soltanto a liberare un immobile, serve a ricordare chi decide quando si pu\u00f2 restare e quando, invece, si deve andare via. La soglia domestica \u00e8 uno spazio centrale, quasi semi-sacrale, e violarla richiede una forte legittimazione simbolica. La divisa, l\u2019ufficialit\u00e0, il linguaggio tecnico producono una de-soggettivazione immediata: non si entra in una casa, si \u201cesegue un provvedimento\u201d. La vita che abitava quello spazio viene sospesa e tradotta in pratica amministrativa. I quaderni dei bambini, le fotografie, i vestiti, i libri, gli oggetti di casa perdono il loro valore affettivo e vengono ridotti a macerie da sgombero. Ho ancora negli occhi le immagini dello sgombero del campo rom di via Rubettino a Milano, quindici anni fa, quando le maestre e molte famiglie del quartiere raccolsero da terra quei quaderni e se li portarono a casa insieme ai loro piccoli allievi, perch\u00e9 non perdessero l\u2019anno scolastico.<\/p>\n<p>La forza e la compassione. L\u2019ordine e la pietas. \u00c8 ancora Fassin a metterci in guardia da un altro vizio strutturale del sistema: la complementarit\u00e0 tra forza e cura. La polizia incarna la forza, i servizi sociali la cura, ma insieme producono una forma di violenza legittimata. La forza entra con il volto della legge, il sociale con quello della compassione. Nessuno dei due mette realmente in discussione l\u2019atto; entrambi ne garantiscono la riuscita.<\/p>\n<p>L\u2019atto finale \u00e8 quello dell\u2019uscita: la serratura cambiata, lo spazio svuotato, neutralizzato. L\u2019oggetto \u2013 la casa liberata \u2013 torna \u201cneutro\u201d, il conflitto scompare, la persona diventa invisibile. \u00c8 una vera e propria pulizia morale dello spazio: ci\u00f2 che disturbava l\u2019ordine viene rimosso e, con esso, la storia, la relazione, la presenza. In questa grammatica, sfratti e sgomberi condividono la stessa struttura pur colpendo bersagli diversi. Cambia il soggetto, non il dispositivo. La famiglia viene colpevolizzata come insolvente, l\u2019associazione come irregolare; che lo spazio sia pubblico o privato, il bisogno \u00e8 sempre quello di ripristinare l\u2019ordine. In entrambi i casi, prima fallisce la politica sociale, poi entra in scena la forza, infine il conflitto viene riscritto come problema tecnico.<\/p>\n<p>La casa cessa di essere luogo di vita e diventa oggetto di esecuzione. Non c\u2019\u00e8 una famiglia: c\u2019\u00e8 una morosit\u00e0. Non ci sono bambini o anziani: ci sono occupanti. Non ci sono donne sole, straniere, con figli a carico: ci sono abusive. Non c\u2019\u00e8 una storia: c\u2019\u00e8 un provvedimento. La vulnerabilit\u00e0 non sospende l\u2019atto; al contrario, ne diventa il sottofondo silenzioso. Donne, anziani, minori attraversano la scena come figure moralmente rilevanti ma giuridicamente irrilevanti. L\u2019ordine deve essere ristabilito, indipendentemente da chi ne paga il prezzo.<\/p>\n<p>Nel gergo popolare si dice \u201cmettere in strada\u201d, togliere a qualcuno il riparo. Un\u2019espressione che non indica solo la perdita di una casa, ma l\u2019interruzione della continuit\u00e0 della vita, lo spostamento forzato da un dentro protetto a un fuori esposto. La strada non \u00e8 un\u2019alternativa, lo sappiamo tutti, \u00e8 ci\u00f2 che resta quando nessuno si assume la responsabilit\u00e0 di un altro luogo.<\/p>\n<p>La cronaca recente ci restituisce episodi di sfratto e sgomberi carichi di sofferenza: \u00e8 di ottobre la notizia del suicidio di un uomo poco pi\u00f9 che settantenne che a Cinisello Balsamo si \u00e8 buttato dal sesto piano all\u2019arrivo delle forze dell\u2019ordine per l\u2019esecuzione dello sfratto; di novembre le immagini dello sgombero a Bologna di due famiglie con bambini e di una famiglia con un figlio disabile; di dicembre lo sgombero di alcuni occupanti abusivi legati alla criminalit\u00e0 organizzata e, in coincidenza nello stesso stabile Aler di via Quarti, a Baggio, Milano, il blocco della fornitura di luce e gas a madri sole con bambini.<\/p>\n<p>Don Giuseppe Nichetti, parroco della Comunit\u00e0 Pastorale S. Apollinare e Sant\u2019Anselmo da Baggio, che ha scritto direttamente al prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, \u00e8 dettagliato nel suo racconto: \u201cl\u2019intervento ha lasciato al buio tantissime famiglie; alcune sono state private anche del gas. Per non parlare dello spavento che tanti anziani hanno provato quando hanno sentito suonare il campanello e si sono trovati davanti agenti in divisa che chiedevano di controllare i documenti. Un ragazzo con autismo, che abita al nono piano del civico 31, completamente al buio, urlava e piangeva per la paura; cos\u00ec come piangevano per la paura del buio i numerosi bambini che ho trovato nell\u2019appartamento delle suore\u201d<em>.<\/em> Le suore residenti l\u00ec vicino hanno aperto le porte del convento per un pasto caldo e un ristoro temporaneo.<\/p>\n<p>Sia il Comune di Milano sia le associazioni del territorio hanno lamentato le modalit\u00e0 della Prefettura incurante delle conseguenze di uno sfratto coatto, che lascia le persone coinvolte senza una nuova sistemazione. Ma poi, scomparse le persone dalla cronaca, chi torna davvero a occuparsi del tema?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/6ADC07FB4EE3DFDB2041BEC9BB54D0D4.jpeg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"1170\" data-entity-uuid=\"4b0360c1-de5d-4fb0-9fd5-44ae2cf514bc\" data-entity-type=\"file\" \/>In Italia gli sfratti sono un fenomeno strutturale. Secondo il Ministero degli Interni, nel 2024 risultano circa 40.158 provvedimenti di sfratto convalidati, di cui 30.041 per morosit\u00e0, pari a circa il 75 per cento del totale; le richieste di esecuzione sono state 81.054 e gli sfratti effettivamente eseguiti 21.337. Questi numeri vanno letti insieme all\u2019aumento della povert\u00e0 assoluta, alla crescita del lavoro povero, all\u2019instabilit\u00e0 abitativa nelle grandi citt\u00e0, all\u2019incremento dei canoni di locazione nei contesti urbani pi\u00f9 attrattivi.<\/p>\n<p>Lo sfratto non colpisce una minoranza deviante, ma una zona sempre pi\u00f9 ampia di precariet\u00e0 sociale. La cosiddetta <em>morosit\u00e0 incolpevole<\/em> nasce dal riconoscimento dell\u2019evidenza che molte persone smettono di pagare l\u2019affitto non per scelta, ma per eventi che interrompono la continuit\u00e0 della vita ordinaria: malattie, perdita del lavoro, separazioni, riduzioni improvvise del reddito, precariet\u00e0 protratta. Karima ci chiama alla vigilia di Natale: vive sola con due figli piccoli, in una delle zone pi\u00f9 degradate di Milano, al Corvetto. Si \u00e8 sottoposta a un delicato intervento chirurgico che l\u2019ha costretta a letto per mesi e ha accumulato un debito con il gestore pubblico delle case dove abita \u2013 modesto per una famiglia borghese, inarrivabile per una donna straniera sola \u2013 e cos\u00ec le hanno tolto luce e gas. Ci chiama superando vergogna e pudore e, stavolta, con una colletta improvvisata tra amici e parenti, il debito viene sanato. Per questa volta. Per una famiglia. Tra le infinte. Ma quante sono le Karima a cui non arriviamo? Quelle che non vediamo? Quelle che vengono poi messe in strada con un\u2019azione dimostrativa?<\/p>\n<p>Esistono strumenti giuridici e fondi pubblici pensati per intercettare queste situazioni, ma nella pratica anche la morosit\u00e0 incolpevole viene trattata come un\u2019attenuante marginale, non come un fatto politico centrale. La povert\u00e0 viene tradotta in colpa procedurale. Non importa perch\u00e9 non si paga, importa che non si paghi. La vita eccedente \u2013 il corpo che si ammala, il lavoro che scompare, la solitudine, l\u2019anzianit\u00e0 \u2013 viene derubricata alla grammatica dell\u2019inadempienza. Lo sfratto diventa cos\u00ec lo strumento attraverso cui il sistema risolve a valle ci\u00f2 che non ha voluto o saputo affrontare a monte.<\/p>\n<p>Accanto allo sgombero per morosit\u00e0 cresce un\u2019altra forma di espulsione, quella che colpisce chi ha sempre pagato. Contratti regolari, affitti puntualmente versati vengono interrotti per liberare spazio alla rendita. Affitti brevi, riconversioni turistiche, valorizzazioni immobiliari producono una nuova ondata di sfratti \u201cpuliti\u201d, formalmente legittimi, socialmente devastanti. Qui non c\u2019\u00e8 colpa n\u00e9 fragilit\u00e0 riconosciuta: c\u2019\u00e8 sostituibilit\u00e0. La citt\u00e0 espelle non perch\u00e9 qualcuno ha sbagliato, ma perch\u00e9 qualcun altro pu\u00f2 pagare di pi\u00f9. Anche in questo caso lo sfratto opera come rito di ripristino, non dell\u2019ordine sociale ma dell\u2019ordine del mercato.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/san-giuliano-uno-sfratto-ogni-mese-tante-famiglie-in-difficolta_08aacf8a-55c7-11ed-bcd6-3f7af12dc699_1920_1080_v3_large_libera.jpg\" alt=\"sfratti 2\" width=\"780\" height=\"440\" data-entity-uuid=\"ecb652e3-47c7-4ce1-a11e-71a57355543c\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p>Eppure, basta guardarsi intorno per vedere che qualche attenzione in pi\u00f9 si potrebbe adottare. In Francia la <em>tr\u00eave hivernale<\/em> sospende gli sfratti nei mesi freddi, riconoscendo che esiste un tempo in cui l\u2019esecuzione diventa socialmente inaccettabile; accanto a questo, il diritto al ricollocamento afferma una responsabilit\u00e0 statale diretta. In Spagna una moratoria impedisce lo sfratto dei nuclei vulnerabili senza alternativa abitativa, spostando l\u2019onere della soluzione sull\u2019ente pubblico. A Vienna un vasto sistema di edilizia sociale e di prevenzione interviene prima che lo sfratto avvenga, trattandolo come un fallimento costoso per l\u2019intera collettivit\u00e0. Questi modelli non eliminano il conflitto, ma ne cambiano il trattamento: la forza diventa extrema ratio, non la risposta ordinaria.<\/p>\n<p>In Italia ricordo un unico caso in cui la grammatica dell\u2019esecuzione \u00e8 stata radicalmente rovesciata. Nel dopoguerra fiorentino, di fronte a migliaia di sfratti e a una citt\u00e0 senza alloggi disponibili, il sindaco Giorgio La Pira, si assunse una responsabilit\u00e0 politica. Di fronte alla perdita della casa per tremila suoi concittadini, non esit\u00f2 a ricorrere allo strumento della requisizione temporanea delle abitazioni per emergenza sociale, un esproprio con indennizzo, basandosi su una legge del 1865 che lo consentiva in caso di grave necessit\u00e0 pubblica. Ancora oggi possiamo cogliere il senso profondo di quella scelta nelle parole pronunciate in quel Consiglio comunale del settembre 1954: \u201cEppure \u00e8 stata proprio questa una delle cause che pi\u00f9 vi hanno irritato, signori consiglieri liberali: la requisizione delle case. Che grave colpa. Ma che dovevo fare? Ho dato una mano di speranza, sulla base di una legge, a tante famiglie povere e disperate\u201d<em>.<\/em><\/p>\n<p>Parole di assoluta inattualit\u00e0, tempi che paiono lontanissimi, forse irripetibili. Come allora oggi la scelta non \u00e8 tra legalit\u00e0 e illegalit\u00e0, ma tra l\u2019uso della forza e l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0. Le citt\u00e0 che mettono in strada chi \u00e8 pi\u00f9 fragile, non stanno ristabilendo un ordine, stanno dicendo, molto chiaramente, quale tipo di comunit\u00e0 intendono essere. \u00c8 una questione di sproporzione, quando il peso dell\u2019atto supera infinitamente ci\u00f2 che pretende di correggere. \u00c8 sproporzione quando la legge \u00e8 formalmente rispettata, ma la vita viene schiacciata. Dobbiamo ripartire da qui.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/stop%20sfratti%203-3.jpg.webp?itok=QtJ2LSMz\" alt=\"stor sfratti\" width=\"500\" height=\"282\" \/><\/div>\n<div><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/anatomia-di-uno-sfratto\">https:\/\/www.doppiozero.com\/anatomia-di-uno-sfratto<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Elena Granata) In prossimit\u00e0 del Natale, all\u2019alba, buttando gi\u00f9 una porta, sfondando letteralmente una parete di casa: uno sfratto non \u00e8 mai solo l\u2019esecuzione di un atto giuridico. \u00c8 una scena. Ha un tempo, uno spazio, dei ruoli assegnati, una coreografia che si ripete con sorprendente regolarit\u00e0. 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