{"id":93560,"date":"2026-01-21T09:30:46","date_gmt":"2026-01-21T08:30:46","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93560"},"modified":"2026-01-20T15:09:39","modified_gmt":"2026-01-20T14:09:39","slug":"sistemi-contro-i-popoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93560","title":{"rendered":"Sistemi contro i popoli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di GIUBBE ROSSE NEWS (Old Hunter)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-93561\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Immagine5-5-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Immagine5-5-300x200.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Immagine5-5.jpg 496w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>di Alexander Raynor, arktosjournal.com, 19 gennaio 2026\u00a0 \u00a0\u2014\u00a0 Traduzione a cura di Old Hunter<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Presentazione di Alexander Raynor e Arktos Journal<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il testo che troverete di seguito \u00e8 un discorso di Guillaume Faye tenuto in occasione della 15a Conferenza del GRECE (\u201cGruppo di Ricerca e Studio per la Civilt\u00e0 Europea\u201d) tenutasi il 17 maggio 1981.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">All\u2019epoca di questo discorso, quella che sarebbe diventata nota come la Nouvelle Droite francese (\u201cNuova Destra\u201d), incentrata sul GRECE, era all\u2019apice della sua popolarit\u00e0 e molti dei suoi pensatori pi\u00f9 eminenti, come Alain de Benoist, Pierre Vial e Guillaume Faye, erano membri di spicco del GRECE, collaborando alle sue riviste, organizzando seminari e conferenze e scrivendo alcune delle idee pi\u00f9 importanti e influenti del movimento. Rileggendo oggi questo discorso, si apre una finestra unica sulle origini pionieristiche della Nuova Destra europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo discorso sarebbe stato ampliato e trasformato in una delle opere pi\u00f9 importanti mai scritte da Guillaume Faye, la sua (prima) grande opera, Le Syst\u00e8me \u00e0 tuer les peuples [Il sistema che uccide i popoli]. Quest\u2019ultimo libro \u00e8 estremamente raro, difficile da trovare e rimasto non tradotto\u2026 fino ad oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Arktos \u00e8 lieta di annunciare la pubblicazione della prima traduzione inglese di quest\u2019opera, intitolata \u201cThe Genocide System\u201d, a cura del nostro specialista di Nouvelle Droite, Alexander Raynor. Si tratta del dodicesimo volume della collezione in continua espansione di Arktos dedicata a Guillaume Faye, la cui ultima pubblicazione \u00e8 \u201cContro la Russofobia\u201d .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Sistemi contro i popoli<\/em><br \/>\n<em>di Guillaume Faye<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un evento considerevole sta avvenendo nel nostro mondo, un evento lento, silenzioso, invisibile: culture, civilt\u00e0, nazioni, paesi si stanno fondendo in una struttura tiepida che trascende le divisioni sinistra\/destra, Est\/Ovest, Nord\/Sud, che assorbe distinzioni politiche e ideologiche, che livella le geografie, che pietrifica le storie. Questa struttura \u00e8 il Sistema planetario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cSistema\u201d, non \u201ccivilt\u00e0\u201d. Non esiste una civilt\u00e0 mondiale, nonostante le fantasticherie di L\u00e9opold Senghor, poich\u00e9 una civilt\u00e0 rimane a misura d\u2019uomo. Il Sistema, da parte sua, appare come la mostruosa metamorfosi della civilt\u00e0 occidentale in un gigantesco meccanismo tecnico ed economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il grande conflitto dei tempi a venire non contrapporr\u00e0 pi\u00f9 il capitalismo al socialismo, ma tutte le forze nazionali, culturali ed etniche alla macchina cosmopolita del sistema occidentale, che sostituisce i territori con le \u201czone\u201d, le sovranit\u00e0 con le regolamentazioni economiche, le culture con il condizionamento di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Terra sta diventando un grande circo che il Sistema doma. Questo Sistema non ha nulla a che vedere con un impero mondiale, poich\u00e9 non emerge da un potere politico, ma dalla diffusione cancerosa della societ\u00e0 dei consumi che si riversa su tutto il globo. Non ha altro sovrano che un individuo astratto \u2013 homo universalis, nato dall\u2019incontro tra legge naturale e ideologia illuminista \u2013 con bisogni omogenei e universali. Non ha altro governo che una convergenza di reti economiche e burocratiche transnazionali, che relegano i principi e la volont\u00e0 dei popoli alla scenografia. Ha compiuto questa rivoluzione: ha smembrato il tessuto delle societ\u00e0, un tempo formato da insiemi organici, istituzioni, tradizioni, mestieri, gruppi plurali e ritmi, solo per rimodellare la loro trama secondo la logica omogenea di settori tecnici ed economici, frammentati gli uni rispetto agli altri, organizzati in aggregati, come gli ingranaggi di un motore senza padrone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crescita del Sistema \u00e8 tanto pi\u00f9 formidabile perch\u00e9 i suoi agenti affermano di essere investiti di una missione: quella dell\u2019umanesimo mondiale, del pacifismo mercantile o del socialismo come correttore delle ingiustizie. Questi ideali appaiono pi\u00f9 pericolosi e alienanti nella loro melliflua amabilit\u00e0 degli imperialismi tradizionali. Il Sistema forma una \u201ctotalit\u00e0\u201d priva di centro, ma il cui punto focale \u00e8 la societ\u00e0 americana, le sue imprese, il suo mercato e i suoi costumi. Si diffonde, dopo l\u2019Europa occidentale e l\u2019Estremo Oriente, nei paesi socialisti e nelle aree industrializzate del Terzo mondo. Questa espansione, che non \u00e8 pi\u00f9 \u201ccapitalista\u201d di quanto sia \u201csocialista\u201d, utilizza imprese, istituzioni internazionali e burocrazie nazionali come agenti economici equivalenti, incaricati di diffondere ovunque le stesse merci e le stesse strutture mentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019incubo che l\u2019ottimismo glaciale dei tecnocrati liberali e l\u2019ingenuo globalismo della vecchia sinistra tentano di dissipare sta gradualmente prendendo forma: \u00e8 il \u201cmondo nuovo\u201d. L\u2019alchimia della sua crescita tentacolare \u00e8 sempre composta dagli stessi ingredienti: strutture tecno-economiche sovranazionali, ideologia universalista ed egualitaria e sottocultura mondiale di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La continua unificazione di costumi e bisogni stabilisce un tipo umano egemonico: \u00e8 iniziato il regno della figura debole del piccolo borghese universale. Una borghesia mondiale si sta insediando nel mondo occidentalizzato, radunata dalle classi ricche dei paesi poveri e dalla nomenklatura delle nazioni socialiste. Allineare gli stili di vita al modello della classe media americana: questo \u00e8 il desiderio implicito dei partiti politici, degli ambienti economici e di quel sottoprodotto dei media chiamato \u201copinione pubblica\u201d. Quest\u2019ultima invoca, con la coscienza pulita, l\u2019argomento del crescente tenore di vita: un\u2019impostura manifesta, che passa sotto silenzio la distruzione delle economie tradizionali e l\u2019impoverimento di immense folle di uomini. Questo razzismo spesso inconsapevole, che accetta che il modello economico di sviluppo \u201coccidentale\u201d sia superiore e preferibile alle culture tradizionali dei popoli, rischia di produrre una psiche umana unificata. La nostra specie, privata della pluralit\u00e0 delle sue strutture mentali, porterebbe alle sfide globali del mondo a venire solo un singolo tipo di risposta, e probabilmente non la migliore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa mentalit\u00e0 singolare, l\u2019uomo occidentale non si definisce pi\u00f9 in base alla sua origine, ma in base al suo modo di esistere tecno-economico. Un dirigente bancario a Singapore \u00e8 pi\u00f9 \u201coccidentale\u201d di un corso o di un bretone radicato. La Terra si sta trasformando in un insieme settorializzato di reti e circuiti, lasciando aperti spazi morti. Depoetizzato, il nostro pianeta viene sfruttato; non pi\u00f9 conquistato. Senza il dominio del loro spazio, i popoli non controllano pi\u00f9 la loro geopolitica. La loro geografia \u2013 quella dell\u2019habitat o del territorio politico \u2013 svanisce di fronte alla zonizzazione commerciale e amministrativa del Sistema. Non siamo pi\u00f9 abitanti, ma residenti. Il Sistema non ha distrutto le nostre patrie; le ha fossilizzate sovrapponendosi a esse. L\u2019idea nazionale non \u00e8 pi\u00f9 condannata; \u00e8 stata neutralizzata, non nonostante, ma a causa della riverenza accademica che le viene cinicamente tributata dai discorsi politici. Ogni nozione di origine territoriale appassisce in questo universo di turismo di massa, uniformit\u00e0 di cibo e abbigliamento, lauree americane e film internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sembra che Ford stia per costruire un\u2019\u201cauto globale\u201d, prodotta in dieci paesi diversi, destinata a tutti gli automobilisti del mondo. Come gli uomini, gli oggetti non provengono pi\u00f9 da nessuna parte. \u201cPenso\u201d, ha dichiarato Gilbert Trigano, amministratore delegato del Club M\u00e9diterran\u00e9e, \u201cche il futuro del Club risieda nell\u2019avvento di un\u2019atmosfera veramente cosmopolita\u201d (Le Monde 5 luglio 1980). Ma il futuro del Club M\u00e9diterran\u00e9e non \u00e8 quello dei popoli di cultura: l\u2019avvento di questo cosmopolitismo non sar\u00e0 per loro un\u2019apertura, come immagina Guy Scarpetta, ma un soffocamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Sistema, che non \u201cvive\u201d ma \u201cfunziona\u201d, sottrae i popoli al tempo storico. Fondato su mode, movimenti di consumo, flussi economici e correnti di opinione, si inscrive nella pura entit\u00e0 degli eventi. Un popolo, al contrario, va da qualche parte e proviene da qualche parte. Per il Sistema, la coscienza storica \u00e8 sovversiva, perch\u00e9 non crea buoni clienti o buoni telespettatori. Se la natura della storia \u00e8 quella di metamorfosare il significato delle cose, il Sistema desidera solo cambiare le forme: forme dei prodotti, forme delle mode. Ci\u00f2 che teme soprattutto sono le perturbazioni della storia, quelle dei Cesari o dei Bonaparte. Il Sistema \u00e8 uno stabilizzatore. Nell\u2019ordine mondiale stabile, le microvariazioni di novit\u00e0 e innovazioni contrastano con la macrofissit\u00e0 dell\u2019insieme. Costumi, stili artistici, etichette e ideologie politiche non evolvono pi\u00f9. Il Walkman non \u00e8 un&#8217;\u201dinnovazione\u201d, ma un aggravamento di una forma di vita gi\u00e0 consolidata: il narcisismo tecnologico. Siamo entrati nella storia piatta, nel ciclo chiuso dell\u2019eterno ritorno del \u201cretr\u00f2\u201d. I media accentuano la fissit\u00e0 conservatrice del Sistema trasformando le idee in merce, posizionata su mercati stabili di opinione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/giubberossenews.it\/2026\/01\/20\/sistemi-contro-i-popoli\/\">https:\/\/giubberossenews.it\/2026\/01\/20\/sistemi-contro-i-popoli\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIUBBE ROSSE NEWS (Old Hunter) di Alexander Raynor, arktosjournal.com, 19 gennaio 2026\u00a0 \u00a0\u2014\u00a0 Traduzione a cura di Old Hunter Presentazione di Alexander Raynor e Arktos Journal Il testo che troverete di seguito \u00e8 un discorso di Guillaume Faye tenuto in occasione della 15a Conferenza del GRECE (\u201cGruppo di Ricerca e Studio per la Civilt\u00e0 Europea\u201d) tenutasi il 17 maggio 1981. 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