{"id":93572,"date":"2026-01-23T09:30:09","date_gmt":"2026-01-23T08:30:09","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93572"},"modified":"2026-01-20T18:51:08","modified_gmt":"2026-01-20T17:51:08","slug":"dalla-pace-multilaterale-alla-pace-selettiva-il-board-of-peace-come-tassello-della-dottrina-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93572","title":{"rendered":"Dalla pace multilaterale alla pace selettiva: il Board of Peace come tassello della dottrina Trump"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\"><strong>di LAFIONDA(Tiberio Graziani)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><em>Nato nel contesto del dopoguerra a Gaza, il Board of Peace promosso da Donald Trump si configura come un modello alternativo al multilateralismo tradizionale. Pi\u00f9 che un\u2019iniziativa contingente, rappresenta un tassello coerente di una strategia statunitense volta a ridefinire il potere globale in una fase di transizione ancora aperta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">L\u2019iniziativa Board of Peace, lanciata dal Presidente Donald Trump nel gennaio 2026, rappresenta uno dei tentativi pi\u00f9 radicali di riscrivere le regole della diplomazia internazionale e della gestione dei conflitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Pi\u00f9 che un\u2019iniziativa di pace, il Board of Peace solleva una questione centrale, vale a dire se la gestione dei conflitti debba restare ancorata al multilateralismo o essere affidata a forme di leadership selettiva e personalizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">In questa prospettiva, il Board of Peace pu\u00f2 essere letto come un ulteriore tassello della dottrina politica di Donald Trump, coerente con altre iniziative spesso interpretate come eccentriche o improvvisate, ma riconducibili a una visione precisa delle relazioni internazionali. Una visione che privilegia leadership diretta, accordi selettivi e strumenti economici rispetto alle architetture multilaterali tradizionali, e che mira a ritagliare per gli Stati Uniti uno spazio di influenza centrale nella riconfigurazione di un equilibrio globale sempre pi\u00f9 fluido. In un contesto segnato da transizioni e riposizionamenti continui, pi\u00f9 che di un sistema internazionale, sembra infatti pi\u00f9 appropriato parlare di un equilibrio internazionale in fieri, aperto e instabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Inserita inizialmente nel contesto del dopoguerra a Gaza (fase due del piano di pace statunitense), l\u2019iniziativa si sta configurando come un modello alternativo e concorrente alle istituzioni multilaterali tradizionali, in particolare alle Nazioni Unite.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Ecco i punti chiave per comprendere come questa iniziativa si inserisce nel dibattito internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Il superamento del modello ONU<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Il Board of Peace \u00e8 visto da molti analisti come una \u201cONU parallela\u201d a guida statunitense. A differenza del Consiglio di Sicurezza ONU, spesso paralizzato dai veti, il Board opera su invito ed \u00e8 presieduto direttamente da Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Una delle caratteristiche pi\u00f9 discusse di questa nuova struttura transnazionale \u00e8 la clausola secondo cui i paesi possono ottenere un seggio permanente, versando un contributo di 1 miliardo di dollari. In caso contrario, il mandato \u00e8 limitato a tre anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Questo meccanismo introduce una forma di esclusione strutturale nella governance della pace, legando l\u2019accesso ai processi decisionali non al grado di coinvolgimento nel conflitto o alla necessit\u00e0 di stabilizzazione, bens\u00ec alla capacit\u00e0 finanziaria degli Stati. I paesi pi\u00f9 fragili, spesso quelli maggiormente colpiti da crisi e instabilit\u00e0, risultano cos\u00ec marginalizzati o privi di un ruolo stabile nelle sedi decisionali. Il contributo economico tende inoltre a trasformarsi, di fatto, in un criterio di legittimit\u00e0 politica, ridefinendo chi pu\u00f2 \u201ccontare\u201d nei processi di pace. In questo quadro, la sicurezza e la ricostruzione rischiano di essere trattate come beni negoziabili, soggetti a logiche di investimento e rendimento, alimentando una progressiva mercificazione della pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Questa impostazione non nasce nel vuoto. Il Board of Peace si inserisce in un contesto segnato dalla crescente crisi di legittimit\u00e0 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, spesso paralizzato dall\u2019uso ricorrente del veto e incapace di incidere efficacemente nei principali teatri di crisi. In questo quadro, l\u2019iniziativa riflette una frustrazione americana ormai strutturale verso il multilateralismo tradizionale, percepito come lento, inefficace e ostaggio di equilibri geopolitici superati. Il progetto promosso da Donald Trump si presenta cos\u00ec non solo come una scelta politica contingente, ma come la risposta a una pi\u00f9 ampia crisi del sistema di governance internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 sostituire la \u201cburocrazia inefficiente\u201d delle agenzie internazionali con un modello basato su investimenti privati, ricostruzione rapida e gestione aziendale (non a caso, critici e sostenitori lo definiscono spesso un \u201cCdA per la pace\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>La composizione: un \u201cClub\u201d di fedelissimi e tecnici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Il Board non riflette un equilibrio geografico universale, ma una selezione di leader e figure chiave vicine alla visione di Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Include figure (membri chiave) come Jared Kushner, Steve Witkoff, il Segretario di Stato Marco Rubio e l\u2019ex premier britannico Tony Blair.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">La scelta di queste figure non \u00e8 neutrale. Si tratta di personalit\u00e0 accomunate da un approccio fortemente pragmatico e negoziale, spesso estraneo alla diplomazia multilaterale tradizionale e pi\u00f9 vicino a logiche di mediazione diretta, gestione degli interessi e accordi personalizzati. L\u2019assenza di diplomatici di carriera o di rappresentanti delle principali organizzazioni internazionali segnala una precisa opzione politica: privilegiare reti di fiducia e competenze \u201coperative\u201d rispetto a procedure istituzionalizzate. In questo senso, la composizione del Board riflette una visione della pace come processo da gestire, pi\u00f9 che come equilibrio da rappresentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Emerge un interesse nel voler coinvolgere alcuni partner regionali. Sono stati invitati circa 60 paesi, tra cui attori fondamentali come Egitto, Qatar, Turchia, Giordania e Italia. Mentre l\u2019Ungheria di Viktor Orb\u00e1n ha aderito entusiasticamente, molti partner occidentali (come Germania e Canada) mostrano cautela per il timore di minare l\u2019autorit\u00e0 del diritto internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Reazioni e critiche internazionali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Il dibattito globale riguardo al Board of Peace \u00e8 profondamente polarizzato. I sostenitori argomentano che il Board possa sbloccare situazioni di crisi croniche grazie a ingenti capitali privati e a una \u201cleadership forte\u201d che scavalca le lungaggini diplomatiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Molti diplomatici europei e rappresentanti del \u201cSud globale\u201d sono critici e denunciano un approccio neocoloniale. L\u2019assenza di una reale partecipazione palestinese nel processo decisionale e l\u2019impostazione \u201cbusiness-first\u201d, ad esempio, sollevano dubbi sulla sostenibilit\u00e0 a lungo termine della pace. Sorprendentemente, anche il governo israeliano ha espresso riserve, criticando la mancata coordinazione iniziale e l\u2019inclusione nel board di paesi come Turchia e Qatar.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Questo evidenzia come il Board, pur concepito per \u201csbloccare\u201d la diplomazia, rischi di produrre nuove frizioni tra attori chiave, sostituendo ai veti istituzionali forme diverse di resistenza politica e diffidenza strategica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">La centralit\u00e0 del caso palestinese in questo dibattito non riflette, tuttavia, una limitazione tematica del Board, ma il fatto che Gaza rappresenta la sua prima e pi\u00f9 significativa applicazione concreta, rendendola un banco di prova rivelatore delle potenzialit\u00e0 e delle criticit\u00e0 strutturali del modello.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Resta tuttavia una significativa assenza nel dibattito: quella dei soggetti direttamente coinvolti sul terreno. In particolare, le componenti palestinesi risultano marginali o del tutto escluse dai meccanismi decisionali del Board, rafforzando la percezione di un processo di pace concepito e gestito dall\u2019esterno. Questa mancanza di partecipazione locale solleva interrogativi cruciali sulla sostenibilit\u00e0 politica dell\u2019iniziativa, poich\u00e9 una stabilizzazione imposta senza consenso rischia di produrre accordi fragili e facilmente reversibili. In questo senso, la legittimit\u00e0 del Board appare legata non solo alla sua efficacia operativa, ma alla sua capacit\u00e0 di includere le comunit\u00e0 direttamente interessate.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>Il futuro: da Gaza al \u201cModello Globale\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Sebbene sia nato per la Striscia di Gaza, Trump ha gi\u00e0 lasciato intendere che il Board of Peace diventer\u00e0 un modello permanente per affrontare altre crisi (si ipotizzano gi\u00e0 applicazioni per l\u2019Ucraina o i Balcani). Questo segna una transizione definitiva verso un ordine mondiale \u201cmultipolare ma frammentato\u201d, dove le alleanze sono basate pi\u00f9 su accordi economici e personali che su trattati universali.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">La forza apparente di questo schema \u2013 rapidit\u00e0 decisionale e mobilitazione di risorse \u2013 coincide per\u00f2 con la sua vulnerabilit\u00e0; infatti, senza inclusione e riconoscimento condiviso, l\u2019efficienza rischia di tradursi in instabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">La questione centrale, tuttavia, va oltre l\u2019efficacia contingente di questo modello. Il Board of Peace solleva interrogativi pi\u00f9 profondi sulla natura del potere nella gestione dei conflitti. Chi decide la pace? E con quali criteri? E a nome di chi? Un processo che privilegia rapidit\u00e0, risorse finanziarie e leadership ristretta rischia di sacrificare inclusione e consenso, elementi essenziali per una stabilit\u00e0 duratura. In assenza di un reale radicamento locale e di un quadro di legittimit\u00e0 condivisa, la pace rischia di trasformarsi in una soluzione temporanea, sostenibile solo finch\u00e9 regge l\u2019equilibrio di interessi che l\u2019ha prodotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">In un contesto internazionale ancora fluido e privo di assetti consolidati, il Board of Peace appare cos\u00ec meno come una soluzione definitiva e pi\u00f9 come un indicatore delle forme provvisorie attraverso cui, nel perimetro occidentale a guida statunitense, potere, sicurezza e pace vengono oggi negoziati.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>FONTE<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/01\/20\/dalla-pace-multilaterale-alla-pace-selettiva-il-board-of-peace-come-tassello-della-dottrina-trump\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/01\/20\/dalla-pace-multilaterale-alla-pace-selettiva-il-board-of-peace-come-tassello-della-dottrina-trump\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LAFIONDA(Tiberio Graziani) Nato nel contesto del dopoguerra a Gaza, il Board of Peace promosso da Donald Trump si configura come un modello alternativo al multilateralismo tradizionale. 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