{"id":93581,"date":"2026-01-22T08:30:16","date_gmt":"2026-01-22T07:30:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93581"},"modified":"2026-01-20T23:12:44","modified_gmt":"2026-01-20T22:12:44","slug":"venezuela-tassello-della-competizione-geopolitica-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93581","title":{"rendered":"Venezuela: tassello della competizione geopolitica contemporanea"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Mauro Morbello)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/venezuela.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/venezuela.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p>Il Venezuela resta sospeso tra l\u2019urgenza di allentare il blocco economico che alimenta il collasso interno, la volont\u00e0 statunitense di riaffermare il primato emisferico e le posizioni delle altre potenze globali.<\/p>\n<p><strong>La nuova fase negoziale tra Washington e Caracas dopo la rimozione forzata di Maduro<\/strong><\/p>\n<p>Qualunque giudizio politico o morale si voglia formulare sull\u2019operato di Nicol\u00e1s Maduro, la sua cattura da parte degli Stati Uniti ha costituito una palese violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale, perch\u00e9 si \u00e8 trattato di un atto coercitivo compiuto da un governo estero nei confronti di uno Stato sovrano, senza il consenso delle autorit\u00e0 locali n\u00e9 l\u2019autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Le modalit\u00e0 concrete che hanno reso possibile l\u2019operazione del 3 gennaio 2026 restano, allo stato attuale, dubbiose e difficilmente ricostruibili con certezza. Ci\u00f2 che appare invece immediatamente evidente \u00e8 il paradosso politico: l\u2019azione non ha prodotto alcun cambio di regime, ma ha preservato la continuit\u00e0 del governo in carica, con il subentro della vicepresidente della Repubblica Delcy Rodr\u00edguez alla guida dello Stato e la sostanziale tenuta dell\u2019apparato istituzionale e militare che ne costituisce l\u2019ossatura. Pur in assenza di mutamenti istituzionali, la rimozione forzata della figura di Maduro ha comunque aperto una nuova fase negoziale sul piano bilaterale tra Washington e Caracas. Da un lato, gli Stati Uniti mirano a riattivare e a ricondurre entro il perimetro dei propri interessi economici e strategici il circuito produttivo e commerciale legato al petrolio venezuelano; dall\u2019altro, Caracas \u00e8 spinta a ricercare margini di negoziazione sempre pi\u00f9 urgenti, poich\u00e9 la prosecuzione del blocco economico \u00e8 divenuta insostenibile in un contesto interno ormai prossimo al collasso.<\/p>\n<p>Il governo di Maduro ha certamente avuto responsabilit\u00e0 rilevanti nel deterioramento dell\u2019economia venezuelana, riconducibili in particolare all\u2019incapacit\u00e0 di sostenere e diversificare l\u2019apparato produttivo, al persistente sbilanciamento a favore del settore degli idrocarburi e a una gestione macroeconomica e monetaria inefficace, aggravate dalla mancata volont\u00e0 politica di affrontare in modo sistematico la corruzione endemica negli apparati statali. \u00c8 tuttavia altrettanto evidente \u2014 sebbene generalmente marginalizzato nel dibattito mediatico dominante \u2014 che la crisi sia stata profondamente aggravata, accelerata e resa strutturale dai permanenti tentativi di destabilizzare il Paese, sin dal periodo di governo Ch\u00e1vez. In particolare, dall\u2019imposizione di sanzioni fino al blocco economico promosso dagli Stati Uniti, capaci di renderne l\u2019applicazione effettiva ben oltre i propri confini, trasformando un provvedimento all\u2019apparenza unilaterale in un vincolo sostanzialmente globale che ha soffocato il Paese. Tali misure hanno operato come un moltiplicatore negativo degli squilibri preesistenti in Venezuela, restringendo l\u2019accesso ai mercati finanziari internazionali, impedendo la ristrutturazione del debito e comprimendo la capacit\u00e0 del governo di attuare politiche di stabilizzazione macroeconomica, fino a precludere progressivamente percorsi sostenibili di ripresa, riconversione produttiva e normalizzazione finanziaria, provocando una crisi, anche sociale, senza precedenti.<\/p>\n<p><strong>La dimensione del collasso economico e sociale venezuelano<\/strong><\/p>\n<p>Per cogliere la portata della crisi sofferta dal Venezuela \u00e8 utile confrontare la situazione esistente nel 2013, anno dell\u2019inizio della presidenza Maduro, immediatamente precedente all\u2019irrigidimento del regime sanzionatorio statunitense, con la situazione esistente nel 2025. In questi dodici anni la base delle rendite statali venezuelane, dipendenti in maniera quasi totale dalla produzione di petrolio, si riduce di due terzi, passando da circa 3 milioni di barili al giorno ad appena 1 milione prodotto nel 2025. In parallelo si rovescia la geografia delle esportazioni: nel 2013 gli Stati Uniti assorbivano il 35\u201340% del greggio venezuelano, mentre la Cina appena il 15\u201320%; nel 2025 la quota statunitense scende a meno del 16%, prevalentemente nel perimetro delle operazioni concesse a Chevron, mentre la Cina supera l\u201980%, aggirando le restrizioni attraverso triangolazioni commerciali e la rete delle cosiddette \u201cflotte ombra\u201d, almeno fino al blocco navale totale promosso dagli Stati Uniti tra dicembre 2025 e gennaio 2026.<\/p>\n<p>La contrazione delle esportazioni avvenuta in tale periodo si \u00e8 riflessa nella dimensione macroeconomica del Venezuela, con un PIL nominale sceso da circa 259 ad appena 83 miliardi di dollari, e un PIL pro capite ridotto in maniera corrispondente, da 8.700 dollari nel 2013 a poco pi\u00f9 di 3.000 dollari nel 2025. A questa compressione si \u00e8 sommata l\u2019instabilit\u00e0 dei prezzi, con un aumento dell\u2019inflazione che nel 2025 ha raggiunto il 270%, erodendo in maniera non pi\u00f9 sostenibile salari reali e potere d\u2019acquisto dei cittadini. Il deterioramento economico si \u00e8 tradotto in una crisi sociale generalizzata. Nel 2013 la povert\u00e0 riguardava il 27,3% delle famiglie, una percentuale mediamente inferiore a quella presente negli altri Paesi latinoamericani, arrivata nel 2025 al 56,5%, oltre il doppio della media regionale. Una dinamica ancora pi\u00f9 critica emerge nella dimensione alimentare, che ha visto moltiplicare per cinque i cittadini venezuelani in condizioni di insicurezza alimentare, passati da 1 milione nel 2013 a oltre 5 milioni nel 2025, evidenziando una crisi umanitaria estrema che, negli anni, ha costretto quasi 7 milioni di persone a lasciare il Paese.<\/p>\n<p><strong>La riapertura di un dialogo basato su reciproche necessit\u00e0 e le incognite future nelle relazioni tra Washington, Caracas e Pechino<\/strong><\/p>\n<p>In tale contesto, l\u2019operazione del 3 gennaio 2026 fornisce la cornice politica e il pretesto operativo entro cui rendere praticabile la riapertura di un dialogo tra Washington e Caracas fondato su reciproche necessit\u00e0. Per il governo venezuelano, l\u2019urgenza di negoziare discende dall\u2019impossibilit\u00e0 di sostenere ulteriormente gli effetti del blocco economico ed ottenere un alleggerimento \u2014 o una rimozione \u2014 delle restrizioni ormai indispensabile per recuperare liquidit\u00e0, riattivare le esportazioni, stabilizzare il bilancio pubblico e frenare l\u2019ulteriore deterioramento delle condizioni di vita della popolazione. Per Washington, dopo anni di strategie orientate al cambio di governo senza esiti risolutivi, il negoziato \u2014 reso possibile dalla rimozione di Maduro, presentato dalla narrativa ufficiale statunitense e dal discorso pubblico occidentale come la figura centrale della responsabilit\u00e0 politica del regime \u2014 diventa una leva pi\u00f9 realistica per assicurarsi un accesso favorevole al petrolio venezuelano. Non si tratta di un\u2019esigenza per necessit\u00e0 proprie di approvvigionamento, ma della volont\u00e0 di consolidare il potere energetico statunitense a livello globale e di contenere l\u2019influenza extra-emisferica \u2014 soprattutto cinese, ma anche russa \u2014 orientando il Venezuela verso un allineamento pi\u00f9 favorevole a Washington. Il futuro delle relazioni appare per\u00f2, al momento, come un\u2019equazione a pi\u00f9 incognite, perch\u00e9 le spinte verso una normalizzazione voluta dalle parti si scontrano con vincoli tutt\u2019altro che risolti, a partire dal contenzioso politico-giuridico aperto dall\u2019operazione del 3 gennaio, fino alla complessa architettura necessaria per riaprire i rapporti commerciali, in particolare per quanto riguarda la gestione dei proventi petroliferi.<\/p>\n<p>Rimane poi sul tappeto la dimensione geopolitica, poich\u00e9 qualsiasi riallineamento di Caracas incide inevitabilmente sugli interessi di altre potenze radicate nel Paese, in particolare quelli cinesi. Una delle incognite pi\u00f9 rilevanti della situazione attuale \u00e8 infatti proprio la Cina, divenuta snodo centrale dell\u2019economia petrolifera venezuelana e, negli ultimi vent\u2019anni, interlocutore commerciale, finanziario e infrastrutturale di primo piano in America Latina. Pechino non ha finora assunto una collocazione in grado di chiarire quale posizione intenda sostenere e, di conseguenza, come pretenda orientare i propri interessi nel nuovo scenario. Da un lato, ha evitato un sostegno troppo esplicito a Caracas, che aggraverebbe la frizione con Washington, privilegiando una postura pi\u00f9 discreta, utile a tutelare gli interessi cinesi in Venezuela senza mettere a rischio il quadro pi\u00f9 ampio delle relazioni economiche con gli Stati Uniti e la stabilit\u00e0 della propria presenza complessiva nella regione.<\/p>\n<p>Le prospettive indicano un percorso inevitabilmente non lineare, nel quale obiettivi tra loro divergenti verranno gestiti attraverso negoziati sempre esposti al rischio di rotture. In questa cornice, il Venezuela diventa un tassello della competizione geopolitica contemporanea, pi\u00f9 che un semplice caso nazionale di crisi. L\u2019esito del processo in corso e, in larga misura, il destino del Paese dipenderanno dalla volont\u00e0 delle potenze interessate alle sue risorse \u2014 e al suo allineamento strategico \u2014 di imporre o accettare un equilibrio. Una dinamica che, nella storia dell\u2019America Latina, non ha mai portato bene alle sue popolazioni.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_26 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/01\/20\/venezuela-tassello-della-competizione-geopolitica-contemporanea\/\" data-a2a-title=\"Venezuela: tassello della competizione geopolitica contemporanea\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/01\/20\/venezuela-tassello-della-competizione-geopolitica-contemporanea\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/01\/20\/venezuela-tassello-della-competizione-geopolitica-contemporanea\/<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Mauro Morbello) Il Venezuela resta sospeso tra l\u2019urgenza di allentare il blocco economico che alimenta il collasso interno, la volont\u00e0 statunitense di riaffermare il primato emisferico e le posizioni delle altre potenze globali. 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