{"id":93637,"date":"2026-01-26T10:00:05","date_gmt":"2026-01-26T09:00:05","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93637"},"modified":"2026-01-25T19:00:38","modified_gmt":"2026-01-25T18:00:38","slug":"lagricoltura-israeliana-e-vicina-al-collasso-a-causa-del-boicottaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93637","title":{"rendered":"L\u2019agricoltura israeliana \u00e8 \u201cvicina al collasso\u201d a causa del boicottaggio"},"content":{"rendered":"<p><strong>da L&#8217;INDIPENDENTE ONLINE (Enrica Perucchietti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-93638\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/shutterstock_1096013510-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/shutterstock_1096013510-300x201.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/shutterstock_1096013510-768x514.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/shutterstock_1096013510.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"ccc243ba-7cf3-4039-b106-77b3fc8d6d27\">\u00ab<strong>Non vogliono i nostri prodotti<\/strong>\u00bb. L\u2019agricoltura israeliana, storicamente fiore all\u2019occhiello dell\u2019export nazionale, \u00e8 oggi sull\u2019orlo del collasso per il crollo della domanda sui mercati esteri, soprattutto europei. Agrumeti e piantagioni di mango registrano continue cancellazioni e vendite azzerate, effetto diretto del <strong>boicottaggio internazionale <\/strong>che sta isolando i prodotti israeliani dal commercio globale. Nei campi la frutta marcisce sugli alberi, mentre il settore perde redditivit\u00e0. Nonostante ci\u00f2, i coltivatori dichiarano di preferire la distruzione dei raccolti anzich\u00e9 prendere in considerazione l\u2019ipotesi di venderli a Gaza.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"b3c8753a-3e96-4981-b60b-883dbe90e776\">Gli agrumeti di comunit\u00e0 agricole come il kibbutz Givat Haim Ichud ed Ein Hahoresh sono diventati l\u2019emblema di un mercato in affanno, come mostrano i reportage dell\u2019emittente Kan 11. I coltivatori raccontano che le commesse europee \u2013 un tempo pilastro dell\u2019export di Tel Aviv \u2013 vengono progressivamente annullate. Il servizio andato in onda a fine novembre 2025, intitolato \u201c<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=2-SifQK3mTM\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Fine della stagione delle arance<\/a>\u201d, \u00e8 ambientato proprio a Givat Haim Ichud, dove i frutteti sorgono accanto ai resti di Khirbet al-Manshiyya, villaggio palestinese distrutto nel 1948. Qui, il responsabile delle coltivazioni, Nitzan Weisberg, avverte che l\u2019intero comparto rischia di essere smantellato per l\u2019assenza di sbocchi esteri. Se la situazione dovesse aggravarsi, conclude, l\u2019esito sarebbe inevitabile: il \u201c<strong>collasso<\/strong>\u201d. \u00abLa frutta israeliana, pur di alta qualit\u00e0, oggi <strong>\u00e8 meno richiesta in Europa<\/strong>\u00bb, afferma Gal Alon, gestore dei frutteti del kibbutz Ein Hahoresh, che oggi vende a perdita o rinuncia del tutto all\u2019export. Il simbolo di questa crisi \u00e8 la celebre marca delle <strong>arance di Jaffa<\/strong>: da decenni brand riconosciuto sui mercati esteri, \u00e8 praticamente scomparso dalle esportazioni, segno di una domanda in caduta libera. \u00abPrima della guerra, esportavamo alcune <em>[arance] <\/em>in Scandinavia\u00bb, afferma Daniel Klusky, Segretario Generale dell\u2019Organizzazione Israeliana degli Agrumicoltori. \u00abMa dopo la guerra, non abbiamo esportato nemmeno un container\u00bb.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"42796d48-1466-4a8a-b192-0b1b38ba6b75\">Non va meglio per la stagione dei <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=agzKtT_50RI\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">mango<\/a>, una delle principali esportazioni israeliane verso il mercato europeo. In diversi casi, tra 700 e oltre 1000 tonnellate di frutta non sono state raccolte perch\u00e9 non vi era mercato per venderle, e molte di queste sono rimaste a <strong>marcire sugli alberi<\/strong>. I produttori stimano perdite ingenti, con alcuni agricoltori che vedono rotolare tonnellate di prodotto invenduto a causa della contrazione dei canali commerciali abituali. Anche di fronte a perdite ingenti, molti produttori dichiarano di <strong>preferire la distruzione dei raccolti <\/strong>anzich\u00e9 prendere in considerazione le alternative. Moti Almoz, generale in pensione ed ex portavoce militare, oggi coltivatore di mango, lo afferma senza esitazioni: non vender\u00e0 mai a Gaza, nemmeno se questo potesse garantirgli un guadagno. \u00abSe c\u2019\u00e8 il rischio che io perda soldi perch\u00e9 questo mango diventa un interesse di Hamas, allora <strong>preferisco perdere soldi<\/strong>\u00bb, dice, rendendo esplicita una scelta che antepone l\u2019ideologia alla sopravvivenza economica.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"f5d690ac-0029-4b77-b7d5-be004053e3db\">A complicare il quadro si aggiungono i <strong>fattori logistici<\/strong>: la navigazione attraverso il Mar Rosso \u00e8 stata influenzata dal blocco dei ribelli Houthi, costringendo le navi a lunghe rotte alternative pi\u00f9 costose, con effetti negativi sui tempi di consegna e sulla qualit\u00e0 dei prodotti freschi. Ma la crisi non pu\u00f2 essere ridotta a un semplice problema di trasporti. Le difficolt\u00e0 dell\u2019agricoltura israeliana si collocano dentro una reazione globale ai crimini commessi nella Striscia di Gaza e alla crescente diffusione di <strong>campagne di boicottaggio<\/strong>. In Europa, quando esiste un\u2019alternativa, importatori e distributori scelgono altri fornitori, relegando i prodotti israeliani ai margini del mercato. Per decenni, l\u2019export agricolo ha garantito stabilit\u00e0 economica e sostegno alle comunit\u00e0 rurali; oggi la perdita di mercati storici non colpisce soltanto i bilanci, ma incrina anche l\u2019immagine stessa del \u201cbrand\u201d nazionale, esposto alla pressione di consumatori sempre pi\u00f9 consapevoli. L\u2019esperienza storica insegna che, quando \u00e8 coerente e condiviso, il boicottaggio smette di essere un gesto simbolico e diventa uno <strong>strumento reale di cambiamento<\/strong>: l\u2019azione dal basso dimostra come scelte collettive possano incidere su equilibri che <strong>sembravano intoccabili<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2026\/01\/22\/lagricoltura-israeliana-e-vicina-al-collasso-a-causa-del-boicottaggio\/\">https:\/\/www.lindipendente.online\/2026\/01\/22\/lagricoltura-israeliana-e-vicina-al-collasso-a-causa-del-boicottaggio\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;INDIPENDENTE ONLINE (Enrica Perucchietti) \u00abNon vogliono i nostri prodotti\u00bb. L\u2019agricoltura israeliana, storicamente fiore all\u2019occhiello dell\u2019export nazionale, \u00e8 oggi sull\u2019orlo del collasso per il crollo della domanda sui mercati esteri, soprattutto europei. Agrumeti e piantagioni di mango registrano continue cancellazioni e vendite azzerate, effetto diretto del boicottaggio internazionale che sta isolando i prodotti israeliani dal commercio globale. Nei campi la frutta marcisce sugli alberi, mentre il settore perde redditivit\u00e0. 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