{"id":93672,"date":"2026-01-30T10:30:34","date_gmt":"2026-01-30T09:30:34","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93672"},"modified":"2026-01-29T11:01:57","modified_gmt":"2026-01-29T10:01:57","slug":"trumpismo-malattia-senile-dellamericanismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93672","title":{"rendered":"Trumpismo, malattia senile dell\u2019americanismo?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><strong>di SINISTRAINRETE (Luigi Alfieri)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Oltre gli stereotipi. L\u2019Occidente non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, la Nato \u00e8 un cadavere vivente, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 neanche l\u2019Impero americano. Tra le tante implicazioni, una \u00e8 evidente: l\u2019Europa dovr\u00e0 fare da sola. Non l\u2019Unione: non ne ha la struttura. \u00c8 tempo di pensare finalmente l\u2019Europa come realt\u00e0 politica<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories12\/Il-trumpismo-malattia-senile-dellamericanismo.jpg.webp\" alt=\"Il trumpismo malattia senile dellamericanismo.jpg\" \/><\/p>\n<p>Ammetto subito che il titolo \u00e8 una mediocre spiritosaggine. Mi \u00e8 venuto cos\u00ec e non ho resistito. Cercher\u00f2 di chiarire in seguito gli aspetti seri che pu\u00f2 presentare. Non voglio spingere troppo in l\u00e0 l\u2019evidente assonanza col noto scritto leniniano, e in particolare mi guarder\u00f2 bene dal pensare che si tratti qui di una malattia senile del capitalismo. Il capitalismo \u00e8 in ottima salute e sta vivendo una seconda (o terza, o quarta\u2026) giovinezza. Trump non \u00e8 cos\u00ec importante da creargli problemi. Ben poco al mondo pu\u00f2 creargliene. La questione di cui parliamo \u00e8 molto pi\u00f9 contingente. Troppo contingente, in realt\u00e0, per capirla a fondo e prevederne gli sviluppi anche immediati. Domani Trump potrebbe occupare militarmente la Groenlandia o bombardare l\u2019Iran. O decidere che non vuole pi\u00f9 la Groenlandia e che bisogna trattare con l\u2019Iran. Non mi sembra serio anticipare qualcosa che probabilmente neanche lui sa. Quel che si pu\u00f2 fare intanto \u00e8 cercare di prendere le distanze da alcuni stereotipi. Hanno, come tutti gli stereotipi, una base nella realt\u00e0, ma ne perdono di vista il carattere essenziale: l\u2019incertezza e l\u2019esposizione al mutamento imprevedibile. La semplificano troppo e cos\u00ec finiscono per offuscarla. Gli stereotipi in questione sarebbero tanti. Ne prender\u00f2 in considerazione qualcuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Primo stereotipo. Trump \u00e8 pazzo\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mah. Megalomane di sicuro. Paranoico probabilmente, ma secondo il mio amatissimo Elias Canetti il potere \u00e8 paranoico in quanto tale. Forse per\u00f2 \u00e8 un furbastro che recita il proprio personaggio, e le due cose non si escludono affatto a vicenda, anzi stanno benissimo insieme. Comunque, non \u00e8 questo il punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mi viene in mente una \u201cstriscia\u201d di Tullio Pericoli sull\u2019 \u201cEspresso\u201d, tantissimi anni fa. Nella prima vignetta si vede Hitler che sbraita. Una voce fuori campo commenta: \u201cBisogna fare la psicoanalisi di Hitler!\u201d. Poi si vede una folla acclamante in estasi mentre Hitler sbraita.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Una seconda voce fuori campo aggiunge: \u201cS\u00ec, ma poi bisogna fare la psicoanalisi di tutti gli altri\u201d. La trovo una cosa geniale e perfettamente applicabile alla questione di cui parliamo. Il problema non \u00e8 Trump, sono gli altri, quelli che lo votano. Che lo vogliono cos\u00ec, che lo hanno scelto esattamente per questo, che sono felicissimi e orgogliosi di lui e lo fanno essere come \u00e8 forse molto al di l\u00e0 di come lo sarebbe spontaneamente. Non \u00e8 un fenomeno nuovo, lo abbiamo visto migliaia di volte nella storia, lo dovremmo conoscere bene: il capo persecutore. Quello che risolve i problemi trovando i colpevoli. Quello che mobilita i buoni contro i cattivi e quindi autorizza i buoni a essere pi\u00f9 cattivi. Quello che allevia paura e frustrazione indirizzandole, scatenandole, trasformandole in armi. Quello che non ha bisogno di convincere perch\u00e9 incarna una convinzione e, in quanto incarna una convinzione, pu\u00f2 fare quello che vuole e sar\u00e0 seguito sempre, dovunque, contro chiunque e a qualsiasi costo. Non certo perch\u00e9 sia un grande uomo, ma perch\u00e9 somma, anzi moltiplica, le piccolezze di tanti, peraltro non colpevoli della propria piccolezza, della propria fragilit\u00e0, del proprio essere sperduti in un mondo troppo grande, troppo vario, in cui non si sa come muoversi fino a quando qualcuno indica il punto di riferimento principale: un nemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">I nemici sono quelli che rendono le cose troppo complicate. Gli stranieri, prima di tutto. Portano dentro il mondo di fuori. Costringono a capire che c\u2019\u00e8 un fuori, che ci sono altri modi di essere e che si potrebbe scegliere tra i vari modi di essere. Per chi vive di poco, a fatica, con una sofferenza di cui non sa vedere l\u2019origine, carico di ansie e rancori che si rinnovano ogni giorno, confrontarsi con la possibilit\u00e0 e l\u2019incertezza \u00e8 davvero troppo. Dover scegliere \u00e8 troppo, anche se si scegliesse semplicemente di essere ci\u00f2 che gi\u00e0 si \u00e8. No, bisogna essere ovvi: \u00e8 la sola consolazione possibile. Bisogna essere necessari, inevitabili, immodificabili. Ci\u00f2 che non \u00e8 ovvio fa male. Ci\u00f2 che fa male suscita odio e l\u2019odio nasce da una sofferenza profonda. Subito dopo gli stranieri vengono inevitabilmente gli intellettuali. Dicono che le cose difficili sono difficili invece di negarne l\u2019esistenza, e sulle cose difficili si permettono pure di avere dubbi. Poi ci sono i devianti di ogni tipo. Quelli che rubano, o potrebbero rubare, o hanno l\u2019aria di gente che potrebbe rubare. Quelli che non sono uomini a tutto tondo o donne inequivocabili. Quelli che non vanno in chiesa con tutti gli altri. Quelli che non rispettano le regole del buon vicinato. Quelli che vestono strano, parlano strano, fanno cose strane. Quelli che rendono difficile alle persone normali di essere normali senza doverci pensare. Quelli che di fronte ai problemi pensano che bisognerebbe parlare anzich\u00e9 sparare. Quelli che non hanno certezze e non incarnano verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quando arriva un Trump, dunque, \u00e8 una benedizione. Tutto diventa facile. In particolare, diventa facile mettersi insieme e vedersi stare insieme, acquisire la coscienza di essere tanti, di essere forti, di avere un capo forte e di avere un nemico ben identificabile su cui, grazie al capo, si trionfer\u00e0. E meno male che si tratta di Trump: un Hitler funzionerebbe allo stesso modo. Anche se Trump e Hitler certamente non sono la stessa cosa (non \u00e8 il caso di esagerare in proposito).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Insomma, non importa se Trump \u00e8 personalmente malato, o quanto lo sia. Il punto \u00e8 che Trump \u00e8 il termometro che dice quanto \u00e8 malata l\u2019America. Mi pare che la febbre sia molto alta.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Secondo stereotipo. Trump mette in crisi il diritto internazionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Secondo stereotipo (vado un po\u2019 a caso, l\u2019ordine degli stereotipi potrebbe essere variato a piacere): Trump mette in crisi il diritto internazionale. Mi verrebbe da dire: quando mai il diritto internazionale non \u00e8 stato in crisi? Ma \u00e8 troppo semplice, cerchiamo di chiarire meglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il diritto internazionale non \u00e8 una \u201ccosa\u201d. Neanche un\u2019istituzione o un sistema di istituzioni. \u00c8 un tessuto comunicativo, se vogliamo un linguaggio. Non \u00e8 qualcosa che da qualche Empireo indirizzi e governi, giudichi e mandi. \u00c8 l\u2019insieme delle cose su cui quelli che si chiamano appunto soggetti di diritto internazionale si sono messi d\u2019accordo, esplicitamente mediante trattati o implicitamente mediante fatti concludenti e consuetudini. Finch\u00e9 tutti sono d\u2019accordo le cose funzionano secondo quanto deciso. Se qualcuno non \u00e8 pi\u00f9 d\u2019accordo, o si ridiscute o ci si fa la guerra. Non c\u2019\u00e8 un terzo che decide, non c\u2019\u00e8 il giudice super partes. Non c\u2019\u00e8 mai stato. Inutile discutere qui se ci potr\u00e0 mai essere, e come. Certamente non dobbiamo pensare che ci sia stato un tempo felice in cui l\u2019Onu governava il mondo secondo pace e giustizia, e poi \u00e8 arrivato il cattivo Trump che ha rovinato tutto. Sarebbe una favola e ne conosco di migliori. Neanche dobbiamo pensare (e purtroppo qualcuno lo ha detto) che il \u201cdiritto internazionale\u201d ha assicurato ottanta anni di pace e poi \u00e8 arrivato il cattivo Trump eccetera. Quella era la guerra fredda, non il diritto internazionale. La fine della guerra fredda ha impresso al mondo uno scossone che non si \u00e8 ancora esaurito. C\u2019\u00e8 stata una lunga e confusa fase in cui gli Usa hanno cercato di ridisegnare il mondo da soli. Nel frattempo dalle ceneri dell\u2019Unione Sovietica \u00e8 rinata la Russia, ed \u00e8 rinata molto simile a come era prima dell\u2019Unione Sovietica (qualcuno \u00e8 sorpreso?), mentre la Cina \u00e8 andata avanti e, senza darlo troppo a vedere, con una sorta di calma implacabilit\u00e0, si \u00e8 costruita il ruolo di seconda potenza mondiale, in grado di insidiare la posizione della prima. Cosa che la Russia non pu\u00f2 fare se non usando le armi nucleari, e dunque cosa che la Russia non pu\u00f2 fare. La vera partita \u00e8 a due. Mi pare persino patetico insistere sul fatto che l\u2019Europa non \u00e8 in partita. Su questo Trump personalmente incide pochissimo. Pure in questo caso \u00e8 solo il termometro che rivela una febbre molto alta.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Cosa ha di specifico Trump, riguardo alla \u201ccrisi del diritto internazionale\u201d? Non tanto quello che fa, non tanto l\u2019uso della violenza. Altri presidenti l\u2019hanno usata molto pi\u00f9 di lui (finora almeno), persino il tanto mitizzato Kennedy. La specificit\u00e0 \u00e8 che ha cambiato linguaggio. Parla al mondo come parla al suo elettorato. \u00c8 completamente estraneo al normale linguaggio della diplomazia. Dice brutalmente la \u201cverit\u00e0\u201d (le virgolette ci vogliono). Dice quello che vuole (o quello che crede di volere, o quello che vorrebbe poter volere). La differenza \u00e8 che il suo elettorato gli crede, il mondo no. Il suo elettorato pensa che sia sincero, il mondo pensa o spera o teme che non lo sia. Il suo elettorato \u00e8 rassicurato dal linguaggio dell\u2019onnipotenza, il mondo percepisce il linguaggio della prepotenza e della supponenza. Forse qualcuno, per esempio Putin, molto probabilmente Xi Jinping, riconosce in questo linguaggio un fondo non troppo ben nascosto di paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Resta il problema del diritto internazionale. Che presuppone un ordine internazionale. Attualmente non c\u2019\u00e8. Non \u00e8 colpa di Trump, non \u00e8 stato lui a dissolverlo, non vediamolo pi\u00f9 grosso di come \u00e8. Una volta per risolvere il problema dell\u2019ordine in crisi si ricorreva a una grande guerra, da cui dopo qualche mese o qualche anno nascevano nuovi accordi e un nuovo ordine. \u00c8 da sperare che a tutti sia chiaro che una grande guerra non si pu\u00f2 fare pi\u00f9. Dunque, o una lunga serie di piccole guerre o un accordo. Spartizione del mondo in sfere di influenza? Troppo ottocentesco per funzionare ora. Andava benissimo quando c\u2019erano gli imperi coloniali. Oggi il mondo \u00e8 pi\u00f9 complicato e pi\u00f9 instabile e non \u00e8 possibile prendersi territori e popoli semplicemente col consenso degli altri potenti. Nessuno \u00e8 riuscito a prendersi l\u2019Afghanistan (mi verrebbe quasi da dire: purtroppo). La Russia vorrebbe l\u2019Ucraina; non ce l\u2019ha fatta a conquistarla in quattro anni, dovr\u00e0 accontentarsi di un pezzo, quanto grande dipende. La Cina vorrebbe Taiwan (non senza qualche diritto), ma non rischier\u00e0 una guerra mondiale per prendersela e non riuscirebbe a prendersela impunemente neppure se gli Usa gliela lasciassero. Cercher\u00e0 di farle paura, cercher\u00e0 di farla sentire sola, cercher\u00e0 di farla sentire comunque destinata a cadere nelle sue braccia; alla lunga probabilmente ci riuscir\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Insomma, \u00e8 questione di identificare le aree di attrito e di trovare il modo di ridurre l\u2019attrito. A posteriori, questa cosa la chiameremo diritto internazionale. Se vogliamo parlare di sfere di influenza facciamo pure, ma \u00e8 un modo di parlare del mondo come se il mondo non ci fosse. Come se fosse una torta da tagliare in fette piccole o grandi. Eh no, in questo caso la torta ha voce in capitolo e decide lei come vuole essere tagliata. Di sicuro non sar\u00e0 Trump a tagliarla a modo suo, ma che non ci sia realmente modo di decidere come farlo \u00e8 parte del problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Terzo stereotipo. L\u2019America \u00e8 diventata un\u2019autocrazia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Terzo stereotipo: l\u2019America \u00e8 diventata un\u2019autocrazia e l\u2019unico faro di democrazia resta la vecchia Europa con la sua civilt\u00e0 millenaria. I \u201cvalori europei\u201d sono l\u2019unico argine alla caduta del mondo in una bieca tirannide.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Vorrei sommessamente informare chiunque parli di \u201cvalori europei\u201d che sta mentendo. Non gli nego la buona fede, che per\u00f2 \u00e8 un\u2019aggravante. Con ci\u00f2 non intendo negare che esistano \u201cvalori\u201d (preferirei parlare di tratti culturali, meno retoricamente e senza gonfiare troppo il petto) nati in Europa e tali da caratterizzare una civilizzazione specificamente europea. Questo per\u00f2 non significa che l\u2019Europa abbia una sorta di monopolio dei \u201cvalori\u201d, quasi che non potessero esserci valori specifici di altre civilizzazioni o che i \u201cvalori europei\u201d si trovino nella loro forma autentica e pura solo in Europa. Gli Usa stessi sono molto evidentemente un\u2019espressione di \u201cvalori europei\u201d, ma tutto il mondo contemporaneo lo \u00e8, come conseguenza definitiva e insormontabile del colonialismo. L\u2019intero complesso della politica internazionale si fonda su \u201cvalori europei\u201d, a cominciare dagli stessi concetti di Stato, di nazione, di diritto, appunto di politica. I \u201cvalori europei\u201d non sono pi\u00f9, da tempo, qualcosa che distingue l\u2019Europa dal resto del mondo, e di questo l\u2019Europa potrebbe sentirsi alquanto orgogliosa, orgoglio peraltro da temperare con qualche sano senso di colpa, se si pensa a come l\u2019Europa ha diffuso i suoi \u201cvalori\u201d nel resto del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Se poi identifichiamo come sommo \u201cvalore europeo\u201d la democrazia, allora, limitando il discorso ai rapporti tra Europa e Usa, sarebbe il caso di ricordarsi che per quasi tutto l\u2019Ottocento gli Usa erano praticamente l\u2019unico Stato del mondo ad autodefinirsi e ad essere universalmente riconosciuto come democratico, mentre in Europa, tolte brevi eccezioni finite molto male, quella di democrazia era una pericolosa idea estremista per cui si poteva andare in galera o peggio. Persino la Gran Bretagna, con la sua orgogliosa tradizione di parlamentarismo e di libert\u00e0 civili, non si sognava minimamente di considerarsi democratica. Solo nella seconda met\u00e0 del secolo la parola \u201cdemocrazia\u201d comincia faticosamente ad assumere un significato positivo generalmente riconosciuto, non in tutti i paesi europei e comunque con gravissimi limiti, in particolare quanto al suffragio. Senza dimenticare quello che \u00e8 successo nel Novecento, per\u00f2: anche il fascismo e il totalitarismo in generale sarebbero \u201cvalori europei\u201d. Se alla fine abbiamo in Europa qualcosa che orgogliosamente chiamiamo democrazia e ci sembra del tutto nostra come se l\u2019avessimo costruita noi, \u00e8 perch\u00e9 questa democrazia \u00e8 stata esportata a suon di bombe dagli Usa: fosse stato per noi, saremmo un po\u2019 nazifascisti e un po\u2019 stalinisti (o quelli che avrebbero vinto l\u2019inevitabile guerra tra i due), con la sola eccezione, forse, del Regno Unito.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Naturalmente la democrazia americana non \u00e8 mai stata perfetta. Nell\u2019Ottocento ha convissuto con il genocidio dei nativi, la schiavit\u00f9 dei neri, una delle pi\u00f9 lunghe e sanguinose guerre civili della storia e una quantit\u00e0 strabocchevole di violenza. Nel Novecento ha prodotto presidenze imperiali, guerre in gran parte inutili, gli unici bombardamenti nucleari della storia (finora), dittature sudamericane, asiatiche e africane, tendenze autoritarie, repressioni e una quantit\u00e0 strabocchevole di violenza. Ha prodotto anche Trump, che non mi sembra a questo punto il maggiore dei problemi. Ma non so quanto diritto abbiamo di sentirci migliori.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Che poi oggi in Europa si viva complessivamente meglio che negli Stati Uniti, da buon europeo lo penso anch\u2019io. Non so se lo penserei se fossi americano. Comunque s\u00ec, lo penso. Questa condizione di miglior vivibilit\u00e0 complessiva \u00e8 frutto di tante cose. Prima di tutto, credo, della salutare paura di noi stessi che ci hanno insegnato i totalitarismi e la Seconda guerra mondiale. Ma anche del confronto col mondo del socialismo reale, che costringeva, come condizione di sopravvivenza del sistema, a politiche sociali efficaci. Ed \u00e8 frutto anche di quel poco (che malgrado tutto non mi pare pochissimo, anche se non \u00e8 abbastanza) di unione europea che si \u00e8 potuto realizzare. Ma anche, e non poco, della protezione americana, che ci ha consentito di investire in burro anzich\u00e9 in cannoni. Non saprei fino a che punto in questo c\u2019entrino i \u201cvalori europei\u201d. Non li vedrei, nella misura e nella forma in cui possono esistere, come un fattore di superiorit\u00e0 etico-politica dell\u2019Europa. Al massimo, come l\u2019imprecisa notazione simbolica del fatto che tutto sommato a casa nostra siamo stati bene, e insieme del fatto che abbiamo una fondatissima paura che non sar\u00e0 pi\u00f9 cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Quarto stereotipo. Trump applica la \u201cdottrina Monroe\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quarto stereotipo: Trump applica spietatamente la \u201cdottrina Monroe\u201d. Sembra proprio vero, lo dice anche lui. In realt\u00e0, per\u00f2, anche lui percepisce che non \u00e8 esattamente cos\u00ec, tanto \u00e8 vero che si \u00e8 inventato, con una certa arguzia se vogliamo, la \u201cdottrina Donroe\u201d. Secondo il noto slogan, \u201cl\u2019America agli americani\u201d, nel senso di \u201ctutto il continente americano agli Usa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Qui ci vorrebbe un po\u2019 di prospettiva storica. James Monroe (1758-1831), quinto presidente degli Stati Uniti, \u00e8 in carica dal 1817 al 1825. Due anni prima della sua elezione era terminata la guerra anglo-americana (1812-15), in cui aveva avuto un ruolo importante come Segretario di Stato e per qualche mese anche Segretario alla Guerra. Non era andata tanto bene per gli Stati Uniti: nonostante alcune vittorie, non erano riusciti a conquistare il Canada (s\u00ec, ci avevano provato, non \u00e8 un\u2019idea nuova), avevano visto la loro debole marina militare bloccata nei porti e non erano riusciti a evitare che gli inglesi occupassero e incendiassero Washington. Gli inglesi, impegnati nella delicata fase finale delle guerre napoleoniche, avevano preferito non insistere e accettare una pace di compromesso che lasciava le cose pi\u00f9 o meno come stavano prima; difficile dire come sarebbe andata se il Regno Unito avesse potuto impiegare tutte le sue forze, ma certamente non tanto bene per gli Usa. Durante la presidenza di Monroe erano in pieno svolgimento le rivoluzioni sudamericane che portarono, poco dopo la sua morte, all\u2019indipendenza di quasi tutte le colonie spagnole in America. A queste rivoluzioni Monroe fu del tutto favorevole, riconoscendo per primo i nuovi stati sudamericani. Era un convinto anticolonialista: fu l\u2019ultimo presidente ad aver combattuto nella guerra di indipendenza. La sua \u201cdottrina\u201d (elaborata peraltro insieme al suo Segretario di Stato John Quincy Adams, che fu anche il suo successore) significava: niente colonialismo europeo in America. In particolare significava che gli Stati Uniti si sarebbero opposti ad ogni tentativo della Spagna di riprendersi le sue colonie. Non poteva in nessun modo essere una rivendicazione di un predominio Usa nel continente. Gli Usa erano ancora un paese prevalentemente agricolo, poco popolato, relativamente povero, con un esercito regolare piccolissimo e una marina ancora pi\u00f9 piccola. Anche la supremazia sul solo Nord America era contendibile dal Messico, che infatti ci prov\u00f2: gli and\u00f2 male ma non era ovvio che gli andasse male. Tutto il resto venne dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Non si vede perch\u00e9 continuare ad attribuire al povero Monroe, che fu un buon presidente ed era individualmente una brava persona pur con le sue contraddizioni (per esempio era proprietario di schiavi pur essendo tra i primi negli Usa a dubitare della liceit\u00e0 morale della schiavit\u00f9), una dottrina imperialistica, quando ha formulato proprio l\u2019opposto: una dottrina anti-imperialistica e anticoloniale agli inizi del secolo del colonialismo trionfante. Potremmo dire a buon diritto che Monroe era ben pi\u00f9 autenticamente bolivarista di quanto lo sia stato mai stato Maduro. Perch\u00e9 continuare a fargli dire quello che non solo non ha detto, ma non era assolutamente possibile che dicesse, in quell\u2019epoca? A che ci servono gli stereotipi anacronistici?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u00c8 innegabile per\u00f2 che la \u201cdottrina Monroe\u201d, pur non essendo di Monroe, esiste. Forse dovremmo chiamarla \u201cdottrina Roosevelt\u201d (Theodore, non Franklin Delano), dato che \u00e8 stato lui il primo a mettere in pratica una politica di egemonia continentale che da quel momento \u00e8 stata ininterrottamente seguita, spesso in forme brutali, da tutte le amministrazioni Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Cosa aggiunge di suo Trump? \u00c8 in continuit\u00e0, ma qualcosa aggiunge. O meglio, qualcosa toglie. Elimina tutte le sfumature. Rinuncia a tutte le mascherature ideali. Proclama apertamente una pura politica di potenza. D\u2019altra parte, \u00e8 questo il punto di maggior prossimit\u00e0 fra la sua politica interna e la sua politica estera. Il Sudamerica \u00e8 una minaccia per gli Usa: Trump la vede esattamente come i suoi elettori. Da l\u00ec vengono gli emigrati illegali, da l\u00ec viene la droga (con tutto quello che di demoniaco ha la droga agli occhi del benpensantismo americano), e l\u00ec ci sono immense risorse economiche che governi corrotti, criminali e \u201ccomunisti\u201d sprecano irresponsabilmente. Dunque andare a comandare a casa degli altri \u00e8 un atto difensivo, e comunque gli Usa ne hanno diritto a prescindere. Qualunque nome si voglia dare a questa \u201cdottrina\u201d, \u00e8 di questo che si tratta.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Con una complicazione, per quanto riguarda noi europei. Rispetto ai suoi diretti predecessori, Trump recupera ampiamente il passato, facendo un\u2019ibridazione tra l\u2019effettiva visione anticoloniale di Monroe e quella imperialistica o comunque egemonica dei presidenti successivi. Dottrina \u201cDonroe\u201d, appunto. Se vogliamo \u00e8 una buona sintesi, Trump non \u00e8 del tutto stupido. Il problema \u00e8 che non si tratta pi\u00f9 solo di egemonia degli Usa sui centro- e sudamericani: si tratta di esclusione dell\u2019Europa da qualunque residua presenza in America. Ed ecco che ritorna l\u2019antica rivendicazione sul Canada, visto quasi come una parte degli Usa non ancora liberata dal dominio britannico. E soprattutto, ecco la rivendicazione della Groenlandia, che in effetti \u00e8, pur con la sua vasta autonomia, una colonia danese in America. Come si fa a giustificare, oggi, una colonia danese in America? Come si fa a dire che \u00e8 territorio europeo?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Spesso la storia lascia dei relitti di cui possiamo a lungo non accorgerci, ma prima o poi diventano pietre di inciampo. Questo \u00e8 uno dei casi. Il Canada \u00e8 uno stato indipendente, i legami con la Gran Bretagna sono poco pi\u00f9 di una finzione, non \u00e8 molto pensabile che Trump forzi la situazione pi\u00f9 di tanto, il boccone sarebbe troppo grosso e indigesto. Ma la Groenlandia? Qui la situazione \u00e8 davvero poco difendibile. Vogliamo fare la guerra agli Usa perch\u00e9 la Groenlandia resti danese, tra l\u2019altro con una larghissima maggioranza della sua popolazione che \u00e8 Inuit, cio\u00e8 nativo-americana? Naturalmente Trump non ha per niente in mente la liberazione degli Inuit, che potendo toglierebbe di mezzo volentieri: vuole le risorse economiche e del resto non ne fa mistero. Ma opporsi seriamente e fino in fondo \u00e8 davvero difficile. L\u2019unica soluzione equa in linea di principio sarebbe l\u2019indipendenza, ma uno Stato di circa cinquantamila persone in quella collocazione geografica e con quelle condizioni economiche sarebbe inevitabilmente un protettorato del suo vicino pi\u00f9 grosso. E chi \u00e8 il suo vicino pi\u00f9 grosso?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ne andrebbe di mezzo la Nato? S\u00ec, ma per Trump questo non \u00e8 un problema, \u00e8 parte della soluzione. La dottrina Donroe va ben al di l\u00e0 del continente americano, e anche questo Trump lo dice. Forse bisognerebbe credere a quello che dice. Lui ci crede, anche se spesso se ne dimentica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Quinto stereotipo. Trump \u00e8 come i suoi predecessori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quinto stereotipo: in fondo Trump non sta facendo nulla che non abbiano fatto pi\u00f9 o meno tutti i suoi predecessori. Di questo stereotipo ci possono essere due versioni (almeno due). Prima versione: in fondo Trump non sta facendo niente di particolarmente grave, \u00e8 tutto nell\u2019ordine delle cose. Seconda versione: Trump sta facendo cose gravissime, ma cos\u00ec \u00e8 e cos\u00ec \u00e8 sempre stato il bieco e feroce Imperialismo Americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Lo stereotipo nel complesso ha un buon fondamento. Non si vedono molte differenze tra la cattura di Maduro e quella di Noriega (1989), in particolare. Nel caso di Noriega ci fu una vera e propria invasione militare, con molti pi\u00f9 morti, anche tra i soldati Usa. In entrambi i casi gli Usa hanno preteso di avere giurisdizione su un capo di Stato straniero.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Naturalmente si possono citare numerosi altri casi simili. Saddam Hussein, catturato dagli americani dopo un\u2019invasione giustificata con menzogne, venne trattato come un criminale e non come un prigioniero nemico, cosa che viola il diritto di guerra. Osama bin Laden venne ucciso, da un\u2019operazione delle forze speciali americane molto simile a quella condotta contro Maduro, nel territorio di un paese straniero, tra l\u2019altro, \u201camico\u201d degli Stati Uniti, il Pakistan, e il presidente era Obama. Eccetera.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In nessuno di questi casi si trattava di brave persone, intendiamoci. Questa \u00e8 una delle trappole in cui cade regolarmente la sinistra, in tutta Europa e qualche volta anche negli Usa: la difesa dell\u2019indifendibile in nome della lotta contro il cattivo Imperialismo Americano. Scambiando regolarmente le dittature di manigoldi per Rivoluzioni dei Popoli Oppressi del Terzo Mondo in Lotta per la Libert\u00e0. Con ci\u00f2 si ricade in un altro stereotipo, non se ne esce pi\u00f9 e non si riesce a vedere di che cosa realmente si tratti. Cio\u00e8 che non si tratta di astratto Imperialismo, di cui gli americani sono colpevoli e noi innocenti, ma di concretissimo suprematismo occidentale radicato da circa sei secoli. \u00c8 ci\u00f2 che sta alla base del colonialismo, dal Cinquecento in poi. La civilt\u00e0 (noi) contro la barbarie (gli altri). I capi degli altri non sono re. Al di l\u00e0 dell\u2019Occidente non ci sono popoli, ma trib\u00f9. Possiamo comandare a casa degli altri perch\u00e9 non \u00e8 degli altri, \u00e8 nostra. Le risorse economiche degli altri sono nostre perch\u00e9 gli altri sono barbari e non le sanno sfruttare (lo sosteneva nel Cinquecento Francisco de Vitoria, che pure \u00e8 uno dei padri del diritto internazionale moderno e fu tra i pochi a sollevare dubbi sul colonialismo europeo fin dal suo inizio). Se alla lista delle prepotenze americane aggiungessimo quella delle prepotenze europee davvero non la finiremmo pi\u00f9. Ma \u00e8 sufficiente capire che si tratta della stessa lista fondata sullo stesso presupposto: l\u2019indiscutibile superiorit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 europeo, o ha origine in Europa, su tutto il resto del mondo. Nel frattempo, c\u2019\u00e8 stata una\u00a0<em>translatio imperii<\/em>\u00a0al di l\u00e0 dell\u2019Oceano, ma la logica non \u00e8 cambiata. L\u2019imperialismo americano, se cos\u00ec lo vogliamo chiamare, non \u00e8 l\u2019originale, \u00e8 la copia.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Trump non cambia niente, allora? In questo caso non tantissimo. Cambia stile, il che per\u00f2 non \u00e8 tanto poco. Smette di fingere giustificazioni ideali, ma soprattutto smette di cercare consenso internazionale. In tutti gli altri casi elencati e in molti altri che si potrebbero aggiungere c\u2019\u00e8 stato, preventivamente o a posteriori, il coinvolgimento di altri. Si \u00e8 creata una pi\u00f9 o meno fittizia cornice internazionale. Si sono consultati gli alleati o si \u00e8 chiesta la loro approvazione. Non essendo utilizzabili, per motivi diversi, n\u00e9 l\u2019Onu n\u00e9 la Nato n\u00e9 tanto meno l\u2019Unione europea, si sono comunque messe in piedi effimere coalizioni. Quando si bombardava, si cercava di farlo insieme a qualcun altro (Italia compresa, pure con governi \u201cdi sinistra\u201d). Trump invece ci tiene moltissimo a sottolineare di essere solo, di non aver bisogno di nessuno e di non essere affatto interessato a chiedere il consenso di altri. Prima c\u2019era la messa in scena della\u00a0<em>leadership\u00a0<\/em>del \u201cmondo libero\u201d, oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il mondo. Non ci sono pi\u00f9 alleati, solo dipendenti da mettere in riga. Quel che \u00e8 successo a Maduro ha precedenti, quel che \u00e8 successo a Zelensky no. Si era mai visto, si pensava di poter vedere un capo di Stato straniero, per giunta alleato, invitato alla Casa Bianca e pubblicamente sbeffeggiato? Il messaggio \u00e8 chiaro, ed \u00e8 lo stesso messaggio: gli Usa sono il mondo, l\u2019unico mondo che conti. Una versione davvero molto originale dell\u2019isolazionismo americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Sesto stereotipo. Trump ha instaurato una dittatura<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Sesto stereotipo, e qui cerco di fermarmi (al resto penser\u00e0 Trump): Trump ha radicalmente cambiato gli Usa, instaurando una dittatura pi\u00f9 o meno fascista. Qui si scambia l\u2019effetto con la causa: \u00e8 perch\u00e9 gli Usa sono cambiati che \u00e8 stato possibile Trump. Per\u00f2 bisogna inquadrare meglio il cambiamento. Dobbiamo cercare di definirne meglio le proporzioni, e anche cercare di capire che \u00e8 un cambiamento nella continuit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Prima di tutto, Trump non \u00e8 un dittatore. Gli piacerebbe moltissimo, visibilmente, ma non lo \u00e8. \u00c8 un gangster, non per modo di dire: \u00e8 pure pregiudicato. Ma \u00e8 un presidente legittimo regolarmente eletto in libere elezioni. Come tutti i presidenti ha molto potere (e forse sarebbe il caso di cominciare a capire che il presidenzialismo americano non \u00e8 un buon modello). Ma non \u00e8 onnipotente, tutt\u2019altro. Ha vinto le elezioni con meno del 2% di voti in pi\u00f9 di Kamala Harris, ha 3 voti di maggioranza al Senato e 6 alla Camera, i Democratici hanno vinto la maggior parte delle elezioni locali nel frattempo intervenute e dove hanno perso hanno comunque aumentato i voti, i sondaggi di popolarit\u00e0 sono disastrosi, tutti i commentatori danno per molto probabile una sconfitta repubblicana nelle elezioni di midterm e quindi un Congresso ostile nella seconda parte del mandato di Trump. Il tallone d\u2019Achille di Trump \u00e8 questo. Il capo persecutore, per tornare all\u2019inizio del discorso, funziona quando i nemici da perseguitare non sono troppi. La persecuzione \u00e8 esercizio del potere, non strumento per conquistarlo. Non \u00e8 un conflitto contro un avversario che potrebbe vincere. Una maggioranza troppo piccola non ce la fa, rischia di diventare presto, per quanto di poco, minoranza. Certo, una minoranza organizzata e disposta a tutto pu\u00f2 benissimo imporsi a una maggioranza confusa, divisa o indifferente, ma proprio il tentativo di imporsi pu\u00f2 diventare il punto di coagulo della maggioranza e determinare la sconfitta di questo tentativo. Il potere di Trump oscilla tra una piccola maggioranza persecutoria e una grossa minoranza eversiva: lo si \u00e8 visto il 6 gennaio 2021. Il rischio non \u00e8 la dittatura, \u00e8 la guerra civile, o almeno un grado estremo di violenza che potrebbe lambire persino l\u2019esercito. Trump ha cambiato gli Usa nel senso che li ha divisi. O meglio, ne ha messo in luce la divisione profonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La divisione, per\u00f2, \u00e8 interna a una cornice identitaria condivisa. L\u2019ho chiamata prima \u201camericanismo\u201d. Chiarisco meglio: intendo dire \u201ceccezionalismo americano\u201d. L\u2019\u201cimperialismo americano\u201d, espressione che non apprezzo molto perch\u00e9 smarrisce una specificit\u00e0, non ne \u00e8 che una delle possibili proiezioni di politica estera.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">L\u2019eccezionalismo americano \u00e8 ci\u00f2 che negli Usa prende il posto del nazionalismo, che l\u00ec sarebbe impossibile non esistendo una nazione americana. Tutti gli americani (tranne i nativi, ovviamente) sono anche qualcos\u2019altro oltre che americani, hanno radici altrove. Non c\u2019\u00e8 nulla che li tenga insieme, tranne appunto, e tutto sta in questo paradosso, il loro stare insieme. Il loro trarre da infinite differenze un punto di coagulo che ha due aspetti sempre coniugati: la libert\u00e0 e la forza. Gli infiniti spazi del continente americano hanno consentito di spazzare via i vincoli di soggezione e di classe da cui i propri antenati erano fuggiti (o a causa dei quali erano stati espulsi), ma questi spazi hanno dovuto essere conquistati, senza diritto perch\u00e9 diritto non ce n\u2019era, strappandoli alla natura e ai nativi, con enorme fatica e rischio e con enorme violenza. Forgiati da questa prova, gli Usa sono una nazione senza pari. E lo sono davvero, \u00e8 un fatto. Di solito si riceve una patria dalla storia, loro se la sono fatta da soli. Difficile immaginare che possano non esserne orgogliosi. Il problema sono le conseguenze, soprattutto per gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Semplificando grossolanamente, dell\u2019eccezionalismo americano ci sono tre versioni. La prima, quella originaria, \u00e8 l\u2019isolazionismo e la dottrina Monroe (quella vera) ne \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 compiuta. Niente Europa in America, ma altrettanto niente America in Europa, e neanche nel resto del mondo. La politica estera \u00e8 di libero commercio e neutralit\u00e0. Non ci si allea con nessuno, non si \u00e8 nemici di nessuno, c\u2019\u00e8 abbastanza da fare a casa propria e il resto del mondo non \u00e8 cos\u00ec importante. \u00c8 proprio il contrario dell\u2019imperialismo americano e implica del tutto esplicitamente un rifiuto del colonialismo, altrui ma anche proprio. Funziona per tutto l\u2019Ottocento, poi gli Usa diventano troppo grossi. Cacciano la Spagna da quel poco che si era tenuta in America, si affacciano sul Pacifico. Non creano un impero coloniale vero e proprio (non ne hanno bisogno, ma non amano comunque l\u2019idea imperiale), qualcosa per\u00f2 si prendono. L\u2019isolazionismo sfuma in egemonia continentale. La prima guerra mondiale (sul ruolo degli Usa nella quale ci sarebbe molto da dire anche riguardo all\u2019autopercezione americana) d\u00e0 un grosso scossone all\u2019isolazionismo, saranno prima i giapponesi e poi i sovietici ad affossarlo definitivamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Questo primo aspetto dell\u2019eccezionalismo americano con Trump non c\u2019entra niente: una parte del suo elettorato \u00e8 sicuramente isolazionista nel senso che sa troppo poco del resto del mondo per interessarsene minimamente, e sicuramente sono isolazionisti (per ragioni neanche troppo implicitamente razziali) una buona parte degli ideologi MAGA e parecchi politici repubblicani, sui quali l\u2019appeal trumpiano infatti comincia a fare cilecca. Ma Trump no, gi\u00e0 il suo primo mandato lo aveva mostrato chiaramente. \u00c8 davvero strano che qualcuno abbia equivocato in proposito, ma ormai si direbbe che se ne siano accorti tutti, piuttosto in ritardo sui fatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La seconda forma dell\u2019eccezionalismo americano \u00e8 l\u2019egemonia mondiale benevola: la \u201cleadership del Mondo Libero\u201d. Nasce con la Seconda guerra mondiale, si consolida, si autodefinisce e si sviluppa ideologicamente con la guerra fredda. Il confronto con l\u2019Unione Sovietica \u00e8 fondamentale: non \u00e8 tanto un conflitto sul dominio del mondo quanto un conflitto identitario. Da parte del nemico non si teme tanto l\u2019aggressione quanto il contagio, non si teme tanto l\u2019imperialismo russo (che c\u2019\u00e8) quanto l\u2019universalismo comunista, che mette radicalmente in questione il sistema economico, l\u2019American Way of Life, l\u2019American Dream. \u00c8 una minaccia esistenziale. Gli alleati pi\u00f9 deboli e divisi possono esserne sedotti: donde la difesa, quando non la creazione, delle dittature sudamericane, asiatiche, anche africane, donde la difesa non solo militare dell\u2019avamposto europeo, che ha come cardine l\u2019anticomunismo ideologico. Ma anche in patria il germe malefico pu\u00f2 attecchire: donde momenti di repressione interna anche molto dura, come il maccartismo. Naturalmente il discorso andrebbe molto ampliato e approfondito: riguarda decenni di storia recente. Fortissimo \u00e8 il rischio di banalizzazione, secondo lo stereotipo, appunto, dell\u2019Imperialismo Americano. \u00c8 chiaro che \u00e8 un\u2019egemonia non troppo benevola nei fatti, per\u00f2 lo \u00e8 nella giustificazione ideologica e anche nell\u2019autopercezione. Si tratta di difendere il bene contro il male: ci sono aspetti di guerra di religione assolutamente non trascurabili. Si tratta di difendere ed espandere la libert\u00e0, si tratta di esportare la democrazia. L\u2019uso della forza \u00e8 sempre motivato dal bene degli altri, anche quando li si bombarda. Ci vogliono alleati, ci vuole consenso. La propria superiorit\u00e0 non solo economica e militare, ma etico-politica su tutto il resto del mondo \u00e8 data per scontata, ma non viene ostentata, non se ne fa una bandiera. Formalmente si tratta di una rete di alleanze di popoli liberi: mai si rivendica l\u2019esistenza di un Impero americano. Il consenso degli altri, anche se a volte viene alquanto forzato, \u00e8 comunque necessario.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ecco, \u00e8 con questo che la seconda amministrazione Trump (non cos\u00ec spiccatamente la prima) segna una consapevole rottura, che \u00e8 anche una rottura con circa met\u00e0 dell\u2019America. Prima di tutto \u00e8 cambiato il nemico, anzi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un nemico strutturale, esistenziale. Dopo la fine dell\u2019Unione Sovietica c\u2019era stato un disperato tentativo di reinventarsi un nemico, identificato nel terrorismo islamico o nei rough States, donde piccole guerre inconcludenti in giro per il mondo. Per Trump il nemico \u00e8 interno, sono quelli che all\u2019interno dell\u2019America non vogliono che l\u2019America sia grande, cio\u00e8 quelli contro cui vengono mobilitati i suoi elettori. Ma un nemico esterno vero e proprio non c\u2019\u00e8. Non lo \u00e8 Putin, non lo \u00e8 neanche Xi Jinping. Nella sua ridicola pretesa al Nobel per la pace, Trump manifesta una qualche percezione di un cambiamento di politica estera certamente non ben meditato, ma radicale e forse destinato a estendersi alle amministrazioni future.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il contraltare \u00e8 la terza forma dell\u2019eccezionalismo americano, quella attuale, quella propria di Trump. Se non ci sono pi\u00f9 nemici, non ci sono pi\u00f9 neanche amici. In particolare, non ci sono pi\u00f9 alleati. Il consenso internazionale non occorre e le organizzazioni internazionali sono un\u2019inutile complicazione: anche la Nato. La questione groenlandese, che certo ha soprattutto retroterra economici, serve anche a questo: a provocare una crisi con la Nato e della Nato. Ma qui rischiamo un altro grossissimo equivoco in cui mi pare che parecchi stiano cadendo: quello di pensare a un Trump che vuole regalare l\u2019Europa a Putin, o, pi\u00f9 in generale, a un Trump che vuole dividersi il mondo in sfere di influenza con Russia e Cina. No: Trump vuole stabilire una gerarchia mondiale in cui Russia e Cina sono contemplate e possono essere partner, ma a condizione che accettino la supremazia americana. Le sfere di influenza non verranno concordate, verranno decise dagli Usa. Il messaggio in proposito, pi\u00f9 direttamente a Putin, indirettamente anche a Xi, \u00e8 molto chiaro. La sfera di influenza russa \u00e8 gi\u00e0 stata drasticamente limitata. I russi hanno perso la Siria, hanno perso il Venezuela, potrebbero perdere Cuba, perderanno, in un modo o nell\u2019altro, l\u2019Iran. La loro influenza in Medio Oriente \u00e8 praticamente dissolta, il loro accesso al Mediterraneo sostanzialmente bloccato, la loro possibilit\u00e0 di agire nel continente americano di fatto inesistente. Potranno avere un pezzo di Ucraina, ma l\u00ec si fermeranno. Va da s\u00e9 che l\u2019esistenza di un\u2019Unione Europea che sia un attore di politica internazionale non \u00e8 neanche contemplata. Meglio docili staterelli con governi autoritari all\u2019interno e proni verso gli Usa all\u2019esterno. Non nell\u2019ottica dell\u2019impero, sia chiaro. Un impero \u00e8 un progetto di mondo pensato per durare. Va gestito, bisogna saper governare le differenze e volerlo fare. Ci vuole tempo, ci vuole continuit\u00e0. Trump non ha pazienza e non ha neanche tempo. E poi la sua politica \u00e8 introversa, ha come orizzonte l\u2019America. Ma non \u00e8 isolazionismo: \u00e8 la pretesa di prendersi quello che si vuole, dove lo si vuole, come lo si vuole, mentre tutto ci\u00f2 che per gli Usa non ha uno specifico interesse economico o strategico \u00e8 irrilevante. Gli altri debbono ubbidire e non dare fastidio, ma non c\u2019\u00e8 nessun bisogno di governarli. La grandezza dell\u2019America, misurata dalla forza e dal denaro, \u00e8 l\u2019unica cosa che conti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Le previsioni per il futuro sono futili, ma certi indirizzi ricavabili dal presente sono oggettivi. Trump non durer\u00e0. Non \u00e8 rieleggibile, \u00e8 improbabile che riesca a forzare la struttura costituzionale fino al punto di farsi rieleggere lo stesso, i suoi seguaci a oltranza sono tanti ma comunque minoritari. Ma potrebbe crollare molto prima proprio per le forzature, proprio per la brutalit\u00e0, proprio per l\u2019assenza di mediazioni. Il conflitto politico interno diventer\u00e0 rovente e ne nasceranno brutte cose, ma non un regime. Delle conseguenze definitive per\u00f2 ci sono gi\u00e0: non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019Occidente, la Nato \u00e8 un cadavere vivente, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 neanche l\u2019Impero americano. Anche una possibilissima e forse probabile futura amministrazione democratica non potrebbe recuperare quanto \u00e8 stato perduto, e forse neppure lo vorrebbe: riprendere in mano la situazione interna richieder\u00e0 molti anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Tra le tante implicazioni, una \u00e8 evidente: l\u2019Europa dovr\u00e0 fare da sola. Non l\u2019Unione Europea: non \u00e8 stata pensata per questo, non ne ha la struttura. Si stanno gi\u00e0 delineando alleanze, in particolare un\u2019alleanza franco-tedesca che del resto \u00e8 gi\u00e0 da tempo il pilastro fondamentale di quel tanto di Unione che esiste. \u00c8 precaria, una vittoria delle destre interne potrebbe travolgerla. Ma le destre interne potrebbero non vincere proprio per quel che sta accadendo nel mondo, o potrebbero agire diversamente da come ci si aspetta (in Francia, non mi stupirebbe). Comunque, il punto \u00e8 che non si delinea uno spazio di \u201cvalori europei\u201d all\u2019interno di un mercato comune, secondo il modello dell\u2019Unione o l\u2019ideologia dell\u2019Unione, ma un\u2019alleanza politico-militare tra medie potenze per non farsi schiacciare dalle grandi (o dal crollo delle grandi). Sarebbe un\u2019occasione per pensare finalmente l\u2019Europa come realt\u00e0 politica, ricominciando da un\u2019altra parte a ritessere l\u2019Unione, che cos\u00ec com\u2019\u00e8 non sembra poter stare al passo del cambiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Se poi nel frattempo l\u2019America imparasse a essere un paese normale\u2026 ma temo proprio che continuer\u00e0 a sentirsi eccezionale, pur senza pi\u00f9 sapere cos\u2019\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/crisi-mondiale\/32200-luigi-alfieri-trumpismo-malattia-senile-dell-americanismo.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/crisi-mondiale\/32200-luigi-alfieri-trumpismo-malattia-senile-dell-americanismo.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Luigi Alfieri) Oltre gli stereotipi. 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