{"id":93693,"date":"2026-01-29T08:30:44","date_gmt":"2026-01-29T07:30:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93693"},"modified":"2026-01-28T13:12:53","modified_gmt":"2026-01-28T12:12:53","slug":"i-portuali-del-mediterraneo-hanno-proclamato-lo-sciopero-internazionale-contro-il-riarmo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93693","title":{"rendered":"I portuali del Mediterraneo hanno proclamato lo sciopero internazionale contro il riarmo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;INDIPENDENTE (Enrica Perrucchietti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-93694\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/sciopero-portuali-300x200.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/sciopero-portuali-300x200.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/sciopero-portuali-768x512.png 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/sciopero-portuali.png 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"80cae3f0-1c57-4558-a776-7809d39f3db7\">Da Genova a Bilbao, da Tangeri ad Antalya, il 6 febbraio almeno 21 porti del Mediterraneo si fermeranno in una giornata di sciopero internazionale contro il riarmo europeo, la guerra e il traffico di armi.\u00a0<strong>Dieci scali italiani<\/strong>\u00a0incroceranno le braccia insieme a quelli di Grecia, Spagna, Marocco e Turchia, bloccando per 24 ore uno dei cuori logistici del commercio globale. Una mobilitazione che intreccia la\u00a0<strong>solidariet\u00e0 con la Palestina<\/strong>\u00a0al rifiuto di trasformare i porti in retrovie militari e che prende di mira quella che i promotori definiscono \u201c<strong>economia di guerra<\/strong>\u201d: un sistema che scarica i costi sui lavoratori e alimenta gli interessi dell\u2019industria bellica.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"aec34de0-e44d-4c63-81bc-2face418e7f7\">\u00ab<strong>I portuali non lavorano per le guerre<\/strong>\u00bb \u00e8 lo slogan che sintetizza l\u2019opposizione dei portuali alla movimentazione di merci belliche e al crescente riarmo europeo. Promossa dall\u2019Unione Sindacale di Base (<a href=\"https:\/\/www.usb.it\/leggi-notizia\/da-genova-riparte-la-lotta-nei-porti-del-mediterraneo-contro-le-guerre-almeno-21-scali-in-sciopero-il-6-febbraio-1932-1.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">USB<\/a>) insieme ad altri sindacati portuali di diversi Paesi \u2013 Enedep (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-Is (Turchia) e ODT (Marocco) \u2013 la mobilitazione punta a smascherare il legame tra porti, logistica globale e industria bellica: una filiera in cui la militarizzazione degli scali si traduce anche in arretramenti su diritti, salari e tutele per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Al centro delle rivendicazioni c\u2019\u00e8 innanzitutto la richiesta di fermare il flusso di armamenti dai porti verso i teatri di guerra, con un\u2019attenzione particolare alle spedizioni dirette in Palestina, e l\u2019invito rivolto a governi e amministrazioni locali ad adottare un\u00a0<strong>embargo commerciale nei confronti di Israele<\/strong>. I sindacati contestano inoltre il piano di\u00a0<strong>riarmo dell\u2019Unione europea<\/strong>\u00a0e la progressiva militarizzazione degli scali e delle infrastrutture strategiche, rifiutando che la corsa alle armi diventi il pretesto per nuove\u00a0<strong>privatizzazioni<\/strong>\u00a0e per\u00a0<strong>processi di automazione<\/strong>\u00a0che mettono a rischio posti di lavoro e diritti.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"9c023d89-9c06-4cf4-824a-512942fa6401\">Lo sciopero internazionale del 6 febbraio si inscrive in una lunga serie di lotte nei porti del Mediterraneo contro il traffico di armi e la guerra. A partire dal giugno 2025,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2025\/06\/06\/dalla-francia-allitalia-i-portuali-boicottano-linvio-di-armi-a-israele\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">portuali francesi<\/a>\u00a0a Fos-sur-Mer hanno bloccato un container con 14 tonnellate di componenti per mitragliatrici destinate all\u2019esercito israeliano, rifiutandosi di caricarlo su una nave della compagnia israeliana ZIM e dichiarando di non voler partecipare al\u00a0<strong>genocidio in corso a Gaza<\/strong>. L\u2019azione ha avuto eco anche in\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2025\/08\/01\/genova-lo-sciopero-dei-portuali-impedisce-lo-sbarco-di-armi-dirette-a-israele\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Italia<\/a>, con lavoratori di<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2024\/06\/25\/i-portuali-di-genova-bloccano-il-porto-contro-il-traffico-di-armi-a-israele\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u00a0Genova<\/a>\u00a0e altri collettivi che hanno sorvegliato la nave nelle fasi di scalo e annunciato presidi per impedire eventuali carichi bellici simili nel loro porto. A\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2025\/09\/19\/ravenna-la-rivolta-di-portuali-e-cittadini-ferma-il-carico-di-armi-verso-israele\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Ravenna<\/a>, nel settembre 2025, la combinazione di proteste di portuali e cittadini ha portato le istituzioni locali e la societ\u00e0 di gestione del porto a impedire l\u2019imbarco di container di munizioni provenienti dalla Repubblica Ceca su una nave diretta a Haifa, dopo che lavoratori avevano segnalato la presenza del carico e migliaia di persone avevano manifestato lungo le banchine del porto. Queste azioni non sono eventi isolati, ma parte di un impulso pi\u00f9 ampio del movimento portuale europeo contro la complicit\u00e0 nell\u2019invio di armamenti verso teatri di guerra, con richieste esplicite di\u00a0<strong>bloccare le esportazioni di armi verso Israele<\/strong>\u00a0e di interrompere l\u2019utilizzo dei porti civili per finalit\u00e0 militari. In Italia queste iniziative hanno dialogato con mobilitazioni pi\u00f9 vaste, come lo sciopero nazionale del 22 settembre 2025 in solidariet\u00e0 con la popolazione di Gaza, che ha coinvolto trasporti, portualit\u00e0 e altri settori in proteste e blocchi diffusi contro la cooperazione militare e commerciale con Israele.<\/p>\n<p data-beyondwords-marker=\"9153d060-658b-43cf-8cf1-7bb0492b7e73\">La giornata del 6 febbraio \u00e8 stata pensata per essere internazionale e si prevede l\u2019adesione di porti europei e nordafricani. Alcuni scali come Pireo (Grecia), Bilbao (Spagna), Tangeri (Marocco) e Antalya (Turchia) figurano tra quelli gi\u00e0 confermati, oltre a dieci porti italiani come\u00a0<strong>Genova, Trieste, Livorno, Ancona, Civitavecchia, Ravenna, Salerno, Bari, Crotone e Palermo<\/strong>. L\u2019organizzazione logistica dello sciopero prevede blocchi e manifestazioni coordinate: alcuni porti inizieranno le azioni alle prime ore del mattino, altri concentreranno le mobilitazioni nel tardo pomeriggio o alla sera, in base anche alle differenze di fuso orario nel bacino mediterraneo. Un blocco di 24 ore nei porti del Mediterraneo pu\u00f2 incidere sulle catene globali e, al tempo stesso, scardinare il ruolo passivo assegnato ai lavoratori nei settori strategici, aprendo la strada a una\u00a0<strong>nuova stagione di lotte transnazionali<\/strong>\u00a0fondate sulla solidariet\u00e0 tra gli scali del Mediterraneo.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lindipendente.online\/2026\/01\/28\/i-portuali-del-mediterraneo-hanno-proclamato-lo-sciopero-internazionale-contro-il-riarmo\/\">https:\/\/www.lindipendente.online\/2026\/01\/28\/i-portuali-del-mediterraneo-hanno-proclamato-lo-sciopero-internazionale-contro-il-riarmo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INDIPENDENTE (Enrica Perrucchietti) Da Genova a Bilbao, da Tangeri ad Antalya, il 6 febbraio almeno 21 porti del Mediterraneo si fermeranno in una giornata di sciopero internazionale contro il riarmo europeo, la guerra e il traffico di armi.\u00a0Dieci scali italiani\u00a0incroceranno le braccia insieme a quelli di Grecia, Spagna, Marocco e Turchia, bloccando per 24 ore uno dei cuori logistici del commercio globale. 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