{"id":93699,"date":"2026-01-29T10:44:35","date_gmt":"2026-01-29T09:44:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93699"},"modified":"2026-01-29T10:47:41","modified_gmt":"2026-01-29T09:47:41","slug":"la-strategia-del-2026-quando-la-potenza-fa-i-conti-e-presenta-la-fattura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93699","title":{"rendered":"La strategia del 2026: quando la potenza fa i conti e presenta la fattura"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/IMG_3712.jpeg\" width=\"456\" height=\"256\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un\u2019arte tutta americana: scrivere strategie come se fossero lastre ai raggi X del mondo, oggettive, fredde, inevitabili. Poi le leggi bene e scopri che sono specchi, non radiografie. La Strategia di difesa nazionale 2026 \u00e8 un esempio da manuale: si definisce realista, pratica, concentrata sulle minacce \u201cvere\u201d. Ma la parola che comanda, anche quando non la ripetono, \u00e8 una sola: gerarchia. Chi conta, chi paga, chi combatte. E soprattutto chi deve smettere di vivere \u201ca scrocco\u201d sotto l\u2019ombrello americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo parte con un\u2019autoassoluzione che sembra scritta col timbro: la colpa \u00e8 sempre di \u201cquelli di prima\u201d. Avrebbero lasciato crescere il caos, avrebbero legato le mani a Israele dopo il 7 ottobre, avrebbero consentito all\u2019Europa di fare la bella vita sulla sicurezza garantita dagli Stati Uniti e, ciliegina, avrebbero lasciato andare in malora la base industriale della difesa. Poi arriva la medicina universale: pace attraverso la forza. Ma con un\u2019aggiunta che \u00e8 la vera novit\u00e0: la forza non si spreca. Si concentra dove interessa agli Stati Uniti. Difesa del territorio nazionale e competizione nell\u2019Indo-Pacifico. Il resto, dall\u2019Europa al Medio Oriente, diventa una voce di spesa \u201ccritica ma pi\u00f9 limitata\u201d. Traduzione: ci siamo, ma non come prima, e soprattutto non gratis.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\">Dal mondo \u201cuno e indivisibile\u201d al mondo a cerchi concentrici<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui si vede il cambio di paradigma. Basta con l\u2019idea che ogni minaccia sia \u201cesistenziale\u201d. Adesso si pesa tutto, si classifica, si gerarchizza. Prima la casa, poi il cortile, poi le rotte e le tecnologie che fanno girare la macchina. E infatti dentro la stessa strategia convivono tre mosse che, lette da lontano, sembrerebbero un minestrone: controllo delle frontiere, pressione sugli alleati, competizione industriale. Ma sono coerenti. Vogliono dire: riduciamo le vulnerabilit\u00e0 interne per avere fiato e forza fuori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201cterritorio e l\u2019emisfero\u201d vengono raccontati con toni emergenziali: migrazione illegale, narcotraffico, criminalit\u00e0 transnazionale, terrorismo in versione ibrida. Cos\u00ec una questione di ordine pubblico diventa strategia nazionale. Se il nemico \u00e8 \u201cibrido\u201d, la risposta deve esserlo: forze armate, intelligence, tecnologia, pressioni sui Paesi vicini. E qui spunta l\u2019eco della Dottrina Monroe, aggiornata al XXI secolo: canali, porti, snodi, mari. Il Canale di Panama come parola d\u2019ordine. La Groenlandia come tassello geopolitico. Il cortile di casa come teatro di potenza.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\">La Cupola d\u2019oro: la militarizzazione del cielo quotidiano<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cuore operativo \u00e8 la difesa del territorio, non pi\u00f9 solo in chiave nucleare. La deterrenza atomica resta, certo. Ma torna centrale la difesa aerea e antimissile, adattata a droni e minacce a basso costo. La \u201cCupola d\u2019oro\u201d \u00e8 propaganda e programma insieme: proteggere lo spazio aereo diventa politica interna tanto quanto militare. Non \u00e8 pi\u00f9 solo l\u2019incubo del missile intercontinentale. \u00c8 il drone che colpisce un\u2019infrastruttura. \u00c8 l\u2019attacco che non ti distrugge l\u2019esercito ma ti spegne il Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui entra l\u2019economia. Difendere il territorio significa difendere porti, reti energetiche, data center, ferrovie, distribuzione. In una guerra moderna il primo bersaglio non \u00e8 la trincea: \u00e8 la normalit\u00e0. E la normalit\u00e0 \u00e8 fatta di flussi. Se ti fermano i flussi, hai perso senza che un soldato spari.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\">Cina: dissuadere negando, e proteggere il centro economico del secolo<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Cina \u00e8 il baricentro. Il documento la tratta come il grande avversario strutturale. Linguaggio diplomatico in superficie: dialogo militare-militare, stabilit\u00e0, de-escalation. Ma sotto c\u2019\u00e8 l\u2019assunto: Pechino si arma troppo, troppo in fretta, troppo bene. E quindi non bisogna \u201cumiliarla\u201d, dicono, ma impedirle di dominare gli Stati Uniti e i loro alleati. Traduzione: niente resa dell\u2019avversario, ma un equilibrio imposto con superiorit\u00e0 di postura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cardine \u00e8 la \u201cdeterrenza per negazione\u201d lungo la Prima catena di isole: rendere troppo costoso e troppo incerto ogni salto in avanti cinese, soprattutto attorno a Taiwan e alle rotte. Ma qui la scelta militare \u00e8 anche industriale: negazione significa volumi. Munizioni. Sensori. Navi e aerei distribuiti. Basi e logistica. Manutenzione. Cio\u00e8 fabbriche che girano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E infatti l\u2019aggancio economico \u00e8 dichiarato: l\u2019Indo-Pacifico \u00e8 il futuro centro di gravit\u00e0 dell\u2019economia mondiale, pi\u00f9 della met\u00e0 del prodotto globale. Se la Cina dominasse la regione, potrebbe mettere un veto di fatto all\u2019accesso americano a mercati e scambi. Risultato: prosperit\u00e0 e reindustrializzazione sotto ricatto. In altre parole: la competizione militare viene venduta come assicurazione sulla politica industriale.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\">Russia: minaccia persistente, ma con un trucco contabile chiamato \u201cEuropa\u201d<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Russia viene descritta come minaccia durevole ma contenibile. Riserve industriali e militari, guerra lunga nello spazio vicino, nucleare, capacit\u00e0 subacquee, spaziali e cibernetiche. Per\u00f2 la conclusione \u00e8 una stoccata agli europei: l\u2019Europa \u00e8 pi\u00f9 forte della Russia, per economia e demografia. Dunque deve fare lei. Deve assumersi la responsabilit\u00e0 primaria della difesa convenzionale e del sostegno all\u2019Ucraina, mentre gli Stati Uniti faranno la parte \u201cessenziale ma pi\u00f9 limitata\u201d. \u00c8 l\u2019eleganza crudele della nuova linea: si resta, ma si riduce. E se non vi piace, aprite il portafoglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La strategia infatti \u00e8 anche un documento negoziale verso la NATO. Il messaggio \u00e8: basta dipendenze. Vogliamo partner che spendano e producano. E arriva il numero magico: cinque per cento del prodotto interno lordo, tra spesa militare e spesa \u201clegata alla sicurezza\u201d. Anche se non lo raggiungi, serve per una cosa: fissare l\u2019asticella e trasformare ogni bilancio europeo in una discussione transatlantica. \u00c8 politica industriale imposta con l\u2019elmetto.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\">Iran e Medio Oriente: dimostrazione di forza, con la stabilizzazione trattata come optional<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul Medio Oriente il documento rivendica successi operativi: colpi decisivi contro il programma nucleare iraniano, sostegno a Israele, indebolimento delle milizie legate a Teheran, riduzione della minaccia degli Houthi contro la navigazione. Il tono \u00e8 trionfalistico e serve a un obiettivo: dimostrare che la \u201cpace attraverso la forza\u201d \u00e8 una pratica, non uno slogan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma sotto c\u2019\u00e8 l\u2019altra verit\u00e0: il Medio Oriente \u00e8 un pozzo che drena risorse e attenzione. Quindi lo si racconta come problema \u201cridimensionabile\u201d, gestibile con operazioni mirate e deterrenza, mentre la posta vera resta altrove: l\u2019Indo-Pacifico.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\">La simultaneit\u00e0: la guerra che arriva in pi\u00f9 teatri e la paura di dover pagare tutto<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto strategico pi\u00f9 serio \u00e8 il \u201cproblema della simultaneit\u00e0\u201d: crisi in pi\u00f9 teatri, avversari che si coordinano o si aiutano indirettamente, finestre di opportunit\u00e0 che si aprono insieme. \u00c8 la diagnosi che giustifica la selezione delle priorit\u00e0. Se il mondo pu\u00f2 incendiarsi in Europa, Medio Oriente e Asia nello stesso momento, gli Stati Uniti non possono pi\u00f9 caricarsi tutto allo stesso modo. Devono scegliere. E devono far scegliere, cio\u00e8 far pagare, agli alleati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo \u00e8 brutale: per decenni molti alleati hanno preferito spendere in casa, lasciando agli americani la difesa. Ora basta. La rete di alleanze viene descritta come un perimetro attorno all\u2019Eurasia: geografia favorevole e, soprattutto, ricchezza complessiva superiore a quella degli avversari. Se pagate davvero, dice Washington, possiamo deterrere pi\u00f9 crisi contemporanee. Se non pagate, preparatevi a scoprire cosa significa \u201csupporto limitato\u201d.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\">Scenari economici: reindustrializzare la guerra e combattere con le fabbriche<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitolo industriale \u00e8 quello che svela la natura vera del testo. Potenziare la base industriale della difesa significa riportare a casa produzioni strategiche, espandere capacit\u00e0, liberare innovazione, usare l\u2019intelligenza artificiale, tagliare vincoli regolatori. \u00c8 politica economica travestita da dottrina militare. E produce tre scenari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo: un ciclo di spesa che pu\u00f2 sostenere crescita e tecnologia, ma porta con s\u00e9 colli di bottiglia, inflazione settoriale e competizione feroce per materie prime critiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo: una ristrutturazione delle catene di fornitura transatlantiche. Gli alleati possono produrre di pi\u00f9 e meglio, s\u00ec, ma dentro standard americani, interoperabilit\u00e0 americana, priorit\u00e0 di consegna americana. \u00c8 cooperazione, ma con la gerarchia scritta in piccolo sotto la firma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terzo: la guerra delle scorte diventa permanente. Le guerre recenti hanno dimostrato che il consumo reale supera le previsioni. Vince chi produce, non solo chi innova. Vince chi ha il flusso, non solo il prototipo.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\">Valutazione geopolitica e geoeconomica: l\u2019alleanza come leva e l\u2019autonomia come promessa condizionata<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento ridisegna l\u2019ordine occidentale in chiave transazionale: conti se paghi e se produci. Pu\u00f2 rafforzare davvero alcune capacit\u00e0 europee, certo. Ma al prezzo di una dipendenza diversa: non pi\u00f9 solo ombrello americano, ma integrazione industriale guidata da Washington. Per l\u2019Europa, la scelta implicita \u00e8 semplice e scomoda: trasformare l\u2019aumento di spesa in autonomia reale, oppure limitarsi a comprare e seguire, ribattezzando il tutto \u201csovranit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano globale, la strategia chiarisce che la competizione con la Cina non \u00e8 solo militare: \u00e8 controllo degli spazi economici decisivi, delle rotte, degli standard tecnologici, della capacit\u00e0 produttiva. Difesa del territorio, pressione sugli alleati e rilancio industriale sono strumenti della stessa guerra: mantenere l\u2019accesso e il primato nel cuore economico del secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, la Strategia 2026 vuole chiudere l\u2019epoca dell\u2019universalismo americano e aprire quella della selezione. Non promette di aggiustare il mondo. Promette di scegliere quali problemi contano. E soprattutto di presentare la fattura: agli alleati, ai rivali, e anche a chi, a Washington, chiama \u201cstrategia\u201d ci\u00f2 che in fondo \u00e8 una contabilit\u00e0 della potenza.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/01\/29\/la-strategia-del-2026-quando-la-potenza-fa-i-conti-e-presenta-la-fattura\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/01\/29\/la-strategia-del-2026-quando-la-potenza-fa-i-conti-e-presenta-la-fattura\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Giuseppe Gagliano) C\u2019\u00e8 un\u2019arte tutta americana: scrivere strategie come se fossero lastre ai raggi X del mondo, oggettive, fredde, inevitabili. Poi le leggi bene e scopri che sono specchi, non radiografie. La Strategia di difesa nazionale 2026 \u00e8 un esempio da manuale: si definisce realista, pratica, concentrata sulle minacce \u201cvere\u201d. 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