{"id":9370,"date":"2013-08-27T15:43:28","date_gmt":"2013-08-27T15:43:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9370"},"modified":"2013-08-27T15:43:28","modified_gmt":"2013-08-27T15:43:28","slug":"protezionismo-e-guerra-ignoranza-o-vergognosa-codardia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9370","title":{"rendered":"Protezionismo e guerra: ignoranza o vergognosa codardia?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n\tStefano D&#39;Andrea <a href=\"http:\/\/www.riconquistarelasovranita.it\">ARS<\/a>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tEconomisti, politici e commentatori ripetono ossessivamente un ritornello sul protezionismo: &quot;<em>il protezionismo conduce alla guerra o rischia di generare guerre<\/em>&quot;. Si badi, non alla &quot;alla guerra commerciale&quot; ma alla guerra vera e propria. <strong>La guerra commerciale, infatti, non &egrave; una guerra<\/strong>. Chi compie un&#39;azione di guerra vera e propria sferra un colpo verso l&#39;avversario sperando di ottenere un vantaggio. Al contrario, chi adotta una misura protezionistica, aspira a generare un vantaggio per s&eacute;, accettando che lo Stato che si reputa colpito adotti una contromisura protezionistica. Alla eventuale contromisura si potr&agrave; reagire o no, se si reputa, nella seconda ipotesi, che l&#39;equilibrio ottenuto sia preferibile a quello originario.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tIn generale, le guerre commerciali conducono semplicemente ad un <strong>nuovo equilibrio<\/strong> fra gli Stati coinvolti, un equilibrio che &egrave; caratterizzato da minori scambi commerciali tra Stati (riduzione del commercio internazionale) e da un <strong>controllo degli Stati e dei popoli sul capitale, che dunque circola meno<\/strong>: sia sul capitale estero, che &egrave; limitato nella possibilit&agrave; di investimenti diretti esteri e di prestiti, sia sul capitale nazionale, che viene limitato nella possibilit&agrave; di valorizzarsi all&#39;estero e costretto a valorizzarsi in patria, sovente con minori profitti ma pi&ugrave; occupazione.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tAi promotori del <strong>terrorismo ideologico contro il protezionismo<\/strong> chiedo:\n<\/p>\n<p>\n\t<!--more-->\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t1) quali casi conoscete nei quali il protezionismo ha generato una guerra vera e propria;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t2) nei casi che conoscete, &egrave; stato il paese protezionista ad iniziare la guerra o il paese che pretendeva il mercato aperto?\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tCari comuni cittadini che ripetete a pappagallo e senza riflettere slogan ascoltati da economisti, politici e commentatori ignoranti o schierati con il capitale o da quest&#39;ultimo finanziati, finendo per partecipare attivamente alla propaganda del capitale &#8211; cari consumatori di slogan del capitale &#8211;&nbsp; non avete il dubbio che il protezionismo conduce alla guerra soltanto nel senso che talvolta chi si protegge al di l&agrave; di quanto consente&nbsp; il grande capitale viene aggredito?\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tSe ne avete consapevolezza e ciononostante accusate ipocritamente il protezionismo di generare guerre abbiamo il diritto di definire la vostra posizione come vergnognosamente codarda?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stefano D&#39;Andrea ARS Economisti, politici e commentatori ripetono ossessivamente un ritornello sul protezionismo: &quot;il protezionismo conduce alla guerra o rischia di generare guerre&quot;. Si badi, non alla &quot;alla guerra commerciale&quot; ma alla guerra vera e propria. La guerra commerciale, infatti, non &egrave; una guerra. Chi compie un&#39;azione di guerra vera e propria sferra un colpo verso l&#39;avversario sperando di ottenere un vantaggio. 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