{"id":93709,"date":"2026-01-30T09:00:33","date_gmt":"2026-01-30T08:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93709"},"modified":"2026-01-29T11:24:48","modified_gmt":"2026-01-29T10:24:48","slug":"contro-la-scuola-neoliberale-tecniche-di-resistenza-per-docenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93709","title":{"rendered":"Contro la scuola neoliberale. Tecniche di resistenza per docenti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Marco Maurizi)<\/strong><\/p>\n<div id=\"content\" class=\"site-content\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"container\">\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-lg-8\">\n<div id=\"primary\" class=\"content-area\"><main id=\"main\" class=\"site-main\" role=\"main\"><\/p>\n<article id=\"post-53047\" class=\"post-53047 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-marco-maurizi category-mimmo-cangiano tag-attilio-scuderi tag-consigli-di-classe tag-contro-la-scuola-neoliberale tag-daniele-lo-vetere tag-emanuela-bandini tag-emauele-zinato tag-marco-maurizi tag-marina-polacco tag-mimmo-cangiano tag-roberto-contu tag-rossella-latempa tag-scuola\">\n<div class=\"post-wrapper\">\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/scuola.jpg\" alt=\"\" width=\"1448\" height=\"500\" data-attachment-id=\"35221\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/condorcet-un-manifesto-per-la-scuola\/scuola-mobilitazione-degli-studenti-in-tutta-italia\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/scuola.jpg\" data-orig-size=\"1448,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ANSA&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;L'ombra di una ragazza con il megafono riflessa su uno striscione con la scritta 'Scuola' durante lo sciopero nazionale della scuola, Roma, 10 ottobre 2014. 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Anticipiamo un estratto dall\u2019articolo di Marco Maurizi<\/em>].<\/p>\n<h4>Insegnare nell\u2019ipercapitalismo. Autonomia del docente e crisi della scuola<\/h4>\n<h4>di Marco Maurizi<\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scuola pubblica italiana vive da anni una crisi profonda, aggravata da un\u2019apparente polarizzazione politica che ne distorce la natura e le possibili soluzioni.<\/p>\n<p>La destra sovranista e postfascista accusa le politiche scolastiche della sinistra di essere la causa di un imprecisato degrado culturale. Rispetto ai classici temi neoliberisti sullo \u2018spreco\u2019 delle risorse pubbliche, tuttavia, Fratelli d\u2019Italia ha seguito la linea populista introdotta da Luca Ricolfi e Paola Mastrocola nel saggio <em>Il danno scolastico.<\/em> Secondo questa retorica, il modello progressista, centrato sull\u2019<em>inclusione<\/em>, avrebbe sacrificato il merito e l\u2019eccellenza, lasciando paradossalmente le classi lavoratrici intrappolate in un sistema scolastico inefficiente e incapace di offrire strumenti di mobilit\u00e0 sociale (<em>Appunti per un programma conservatore<\/em>)<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/contro-la-scuola-neoliberale-tecniche-di-resistenza-per-docenti\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>. La pedagogia di sinistra, come noto, tende a negare l\u2019idea stessa di un abbassamento del livello della scuola, interpretandolo unicamente come un attacco ideologico volto a giustificare modelli selettivi ed escludenti. In questa prospettiva, ogni critica alla scuola viene letta come un tentativo reazionario di smantellare l\u2019inclusione. Ma questa posizione difensiva, che si limita a contrapporre slogan a slogan, non coglie la realt\u00e0 materiale della crisi e finisce per confermare in modo speculare le chiacchiere interessate della destra: da un lato i nostalgici di Gentile, dall\u2019altro gli apostoli di John Dewey, come se la scuola si riducesse a una contrapposizione caricaturale tra autoritarismo e spontaneismo. In realt\u00e0, la negazione del problema \u00e8 funzionale a una proposta moralistica di segno opposto: non bisogna cambiare la scuola, basta cambiare gli insegnanti. Cos\u00ec ogni emergenza educativa si traduce nel mantra sempre uguale \u2013 \u201cpi\u00f9 formazione per i docenti!\u201d \u2014 che ormai suona come una barzelletta. Ma questa barzelletta ha effetti concreti: sposta l\u2019attenzione dalla crisi strutturale dell\u2019istituzione scolastica alla presunta inadeguatezza dei lavoratori della conoscenza, riducendo i problemi della scuola a un deficit individuale di aggiornamento. In tal modo, la pedagogia progressista contribuisce involontariamente a delegittimare l\u2019autonomia docente, trasformando i professori in eterni allievi da correggere e disciplinare, anzich\u00e9 in soggetti portatori di un sapere e di una pratica critica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 uno scontro tra ciechi. La crisi della scuola \u00e8 profondamente legata alla natura iper-capitalistica della societ\u00e0 in cui opera, una societ\u00e0 segnata da conflitti di classe che determinano le sue istituzioni e ne modellano i limiti strutturali. La centralit\u00e0 delle dinamiche di mercato nelle scelte politiche degli ultimi decenni ha portato a un disinvestimento sistematico nella scuola pubblica, sia in termini di risorse economiche che di riconoscimento sociale. Il declino della scuola non \u00e8 infatti un fenomeno contingente legato a cattive scelte pedagogiche o politiche. \u00c8 il risultato di un processo strutturale: in una societ\u00e0 iper-capitalistica, la scuola \u00e8 destinata a impoverirsi perch\u00e9 la forma del sapere che essa incarnava e la sua funzione di integrazione sociale \u00e8 incompatibile con le esigenze di un mercato globalizzato e di una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 scossa dalla finanziarizzazione dell\u2019economia. Questa contraddizione si riflette nella progressiva perdita di autonomia della figura del docente, nella burocratizzazione del lavoro scolastico e nella marginalizzazione del sapere disciplinare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>La privatizzazione occulta della scuola<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il processo di privatizzazione della scuola ha preso forma a partire dagli anni Novanta. Esso si articola su piani diversi ma oggettivamente convergenti. Anzitutto, l\u2019<em>autonomia scolastica<\/em>: presentata come una riforma per migliorare l\u2019efficienza del sistema, ha trasformato le scuole in entit\u00e0 in competizione tra loro, alimentando le disuguaglianze sociali e territoriali. La logica concorrenziale si \u00e8 tradotta in una vera e propria estetizzazione del reclutamento degli studenti: <em>open day<\/em>, brochure patinate, loghi e slogan pubblicitari, campagne social. Gli istituti si presentano come aziende che devono conquistare un bacino di utenza sempre pi\u00f9 volatile, mentre le famiglie sono trasformate in consumatori da sedurre con l\u2019offerta pi\u00f9 accattivante. Questo ha mutato profondamente la relazione educativa: la scuola non \u00e8 pi\u00f9 un luogo dove si accede come cittadini a un bene comune, ma un servizio che deve convincere l\u2019utente-cliente a \u2018scegliere\u2019 l\u2019offerta pi\u00f9 conveniente. Di conseguenza, gli insegnanti vedono il proprio lavoro subordinato a strategie di marketing che nulla hanno a che vedere con la trasmissione del sapere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lungi dal promuovere un sistema coeso, l\u2019autonomia ha accentuato la frammentazione e reso il sistema scolastico sempre pi\u00f9 diseguale. A ci\u00f2 segue necessariamente l\u2019infiltrazione degli interessi privati nella vita quotidiana degli istituti: progetti come il PCTO, l\u2019enfasi sulla didattica laboratoriale, che dovrebbe \u201caprire la scuola al territorio\u201d hanno reso la scuola uno spazio subordinato alle imprese in cui l\u2019idea del sapere come istanza di autonomia e critica viene subordinata a false idee di concretezza, pragmaticit\u00e0 e professionalizzazione. In tale processo di lungo corso, burocratizzazione e aziendalizzazione vanno di pari passo: il lavoro docente \u00e8 stato progressivamente trasformato in un insieme di procedure standardizzate, spossessando progressivamente l\u2019insegnante della sua autonomia intellettuale. Questo approccio alla efficientizzazione del rapporto di lavoro pubblico \u00e8 il metodo usato da decenni dalle classi dirigenti liberiste per piegare il lavoratore non privato a logiche di aziendalizzazione al di fuori delle dinamiche dirette di mercato. Si tratta di un vero e proprio addestramento ideologico: abituare i docenti a concepire la propria attivit\u00e0 non come esercizio critico e creativo, ma come sequenza di adempimenti formalizzati, compilazioni di griglie e report, scadenze burocratiche. L\u2019illusione dell\u2019efficienza maschera cos\u00ec una sottrazione di senso e di potere: ci\u00f2 che un tempo era libert\u00e0 intellettuale e responsabilit\u00e0 pedagogica diventa mera conformit\u00e0 a standard esterni, funzionale a un controllo sempre pi\u00f9 capillare. In questo senso, l\u2019esperienza del lavoro docente incarna un esempio paradigmatico della reificazione analizzata da Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs: la riduzione dell\u2019attivit\u00e0 viva del soggetto a un insieme di procedure oggettivate, in cui il rapporto sociale si presenta come cosa e l\u2019insegnante come semplice esecutore di un meccanismo gi\u00e0 predisposto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Parallelamente, la figura del dirigente scolastico si \u00e8 evoluta in quella di un manager, che oltre a subordinare l\u2019operato del corpo docente a queste logiche aziendalistiche \u00e8 sempre pi\u00f9 impegnato a tutelare l\u2019istituto pi\u00f9 sul piano legale che educativo. Che la scuola pubblica diventi un luogo di battaglie legali \u00e8 un sintomo chiaro: lo sviluppo della societ\u00e0 borghese si accompagna a una crescente normativizzazione della vita sociale, fenomeno che ancora Luk\u00e1cs aveva gi\u00e0 analizzato criticamente riprendendo e reinterpretando le tesi di Max Weber sulla razionalizzazione e interpretando il diritto borghese come un\u2019espressione della reificazione, riflesso della logica astratta e alienante del capitale, che riduce le relazioni sociali a meri rapporti economici<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/contro-la-scuola-neoliberale-tecniche-di-resistenza-per-docenti\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>. Entra in questo quadro, infatti, anche la crescente privatizzazione del rapporto didattico: sempre pi\u00f9 spesso, la relazione educativa \u00e8 schiacciata da esigenze particolaristiche, come la ricerca di certificazioni da parte delle famiglie che minano l\u2019aspetto pubblico e collettivo dell\u2019istruzione. Su questo versante pesa la crescente enfasi sulla dimensione emotiva e psicologica di quel rapporto: problemi reali, come l\u2019ansia degli studenti, vengono strumentalizzati per ridurre il ruolo della scuola alla gestione delle emozioni e delle relazioni, marginalizzando il sapere disciplinare e i contenuti educativi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nota<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/contro-la-scuola-neoliberale-tecniche-di-resistenza-per-docenti\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs, <em>Storia e coscienza di classe<\/em>, Mondadori, Milano 1973, pp. 126 e sgg.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/contro-la-scuola-neoliberale-tecniche-di-resistenza-per-docenti\/\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/contro-la-scuola-neoliberale-tecniche-di-resistenza-per-docenti\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<p><\/main><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Marco Maurizi) a cura di Mimmo Cangiano &nbsp; [Esce domani per nottetempo, dall\u2019esperienza della rubrica \u201cConsigli di classe\u201d ospitata da queste pagine, Contro la scuola neoliberale. 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