{"id":93770,"date":"2026-02-03T09:21:15","date_gmt":"2026-02-03T08:21:15","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93770"},"modified":"2026-02-03T09:21:15","modified_gmt":"2026-02-03T08:21:15","slug":"askatasuna-voci-da-torino-31-gennaio-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93770","title":{"rendered":"Askatasuna: voci da Torino. 31 gennaio 2026"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di DOPPIOZERO (<\/strong>Annalisa Ambrosio, Giuliano Bosio, Carlo Greppi, Enrico Manera, Marta Pastorino, Anita Romanello e Dario Voltolini)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Annalisa Ambrosio &#8211; Dove stare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla manifestazione di Torino c\u2019era un bel sole imprevisto. Avevo un appuntamento davanti a Porta Susa. In via Cernaia, diverse persone con le valigie dirette verso l\u2019hotel che c\u2019\u00e8 l\u00ec sull\u2019angolo, si fermavano a fotografare la polizia che bloccava con camionette e schieramenti l\u2019ingresso della via, aspettandosi che magari il corteo potesse fuoriuscire e cambiare percorso: non li fotografavano per intenti politici, pi\u00f9 come installazione artistica. Era uno schieramento singolare dato il tipo di assembramento davanti alla stazione \u2013 sostanzioso, ma ancora sparpagliato, chiazzato di asfalto. Ho incontrato dei vicini di casa, una cara amica, qualche studente: ci siamo sorrisi da lontano, oppure abbiamo scambiato due parole prima di perderci dolcemente nella mischia. Tutti cercavamo la stessa cosa, cio\u00e8 di salire sulla collinetta erbosa che sta ai piedi del palazzo che un tempo ospitava la Rai, per la vista d\u2019insieme su quanti eravamo: Torino \u00e8 piatta, la prossima occasione di scattare un ritratto di gruppo sarebbe arrivata tra un bel po\u2019, forse al fondo di Corso Vittorio. Quando partecipo alle manifestazioni ho sempre due sentimenti, e anche stavolta. Il primo \u00e8 il complesso dell\u2019impostore. Raramente ho dubbi su: \u201cda che parte stare\u201d, ma quasi sempre sono certa di averlo deciso a priori, approssimativamente, sulla base di ci\u00f2 che credo, e quasi sempre vorrei saperne di pi\u00f9. Il secondo sentimento \u00e8 gioia. L\u00ec la politica non c\u2019entra, la motivazione della manifestazione \u00e8 secondaria. Mi mette di buon umore camminare insieme alle altre persone nella stessa direzione. Le strade sono sempre loro, ma \u00e8 il contrario del fenomeno-per-cui-alla-guida-diventiamo-pi\u00f9-nervosi, scatta l\u2019effetto opposto: ci si sorride solo perch\u00e9 si \u00e8 l\u00ec, senza bisogno di spiegazioni. Poi a un certo punto il corso si allarga, all\u2019altezza di corso Re Umberto c\u2019\u00e8 il monumento al re. \u00c8 una strada che conosco benissimo perch\u00e9 l\u2019ho fatta centinaia di volte per andare al liceo. Sul monumento si stanno arrampicando dei ragazzi. Il desiderio di vedere quanti siamo \u00e8 di nuovo naturale e ci accompagner\u00e0 per tutto il tempo. Mentre cammino mi viene in mente il\u00a0<em>Diario partigiano<\/em>\u00a0di Ada Gobetti. L\u2019ho sentito intonare ad alta voce da un\u2019attrice durante un festival di libri. Probabilmente il ricordo \u00e8 alterato, ma mi pare che descrivesse l\u2019ingresso a Torino dei tedeschi e la fuga dei partigiani dalla citt\u00e0. Mi \u00e8 rimasta impressa l\u2019immagine di lei che, come prima cosa, pensa a bruciare nel camino di casa i volantini partigiani, o qualcosa di simile. Conteneva, mi pare, la descrizione di una paura precisa che non ho mai conosciuto; perci\u00f2, ha attraversato le epoche della mia vita fin qui senza sgonfiarsi mai, al contrario \u00e8 cresciuta: \u00e8 la paura di non poter dire ci\u00f2 che si pensa. Di essere costretti a bruciarlo. Mi viene in mente perch\u00e9 invece sono grata che siamo qui, a capo scoperto, ad aspettare il tempo che questo grande serpentone si srotoli fino al Po. Se sono di ottimo umore \u00e8 per via del tepore di una cosa che si pu\u00f2 fare: il tepore della legge che lo prevede. Prevede che non bisogna nascondersi. Mi sento bene anche perch\u00e9 questo genere di presenza non richiede di dire: \u201cio\u201d, \u00e8 la cosa pi\u00f9 tranquilla del mondo esprimere la propria opinione camminando, al massimo cantando. \u00c8 l\u2019anti-performance. Non so come finir\u00e0 o forse lo so, ma voglio restare ancora un po\u2019 qui sotto i baffi di Vittorio Emanuele e godermi il fatto che ci sono migliaia di persone che procedono lentamente e che, indipendentemente dal numero esatto, la maggior parte di queste migliaia di persone non \u00e8 mai neppure stata in un centro sociale, ma semplicemente non ha alcun dubbio che sia giusto fare in modo che il giardino pubblico abbia tutti i fiori. Quindi almeno per queste righe resto qui, e non vado avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/WhatsApp%20Image%202026-02-02%20at%2016.20.03_0.jpeg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"585\" data-entity-uuid=\"2b4264dd-77aa-46d2-be73-3e415355cacb\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Giuliano Bosio &#8211; Prendere posizione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sabato decine di migliaia di persone hanno attraversato il centro di Torino prendendo parte alla mobilitazione contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna e la successiva militarizzazione del quartiere Vanchiglia. C\u2019eravamo anche io e alcuni miei amici, tutti studenti universitari. Abbiamo partecipato e il giorno dopo ci siamo chiesti perch\u00e9 il risultato fosse un racconto univoco e parziale. Ci siamo sentiti e ne abbiamo parlato. A partire dalle prospettive di chi ha preso parte alla mobilitazione e non ne accetta la semplificazione, provo qui a riassumere il frutto di questi confronti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il dispiegamento in ampie zone della citt\u00e0, lo sbarramento di strade e la tensione alimentata da una sproporzione di presenza delle forze dell\u2019ordine, per lo pi\u00f9 a contenimento di migliaia di persone innocue, non si pu\u00f2 ricondurre alla normale amministrazione dell\u2019ordine pubblico di un paese democratico. Come ha scritto Valeria Verdolini, parlando di Minneapolis su\u00a0<a href=\"https:\/\/lucysullacultura.com\/perche-lomicidio-di-renee-nicole-good-ci-riguarda-tutti\/\"><em>Lucy sulla cultura<\/em><\/a>, \u00abl\u2019idea della polizia come presidio neutro di mantenimento della pace sociale \u00e8 una costruzione ideologica che regge perch\u00e9 rafforza il monopolio statale della violenza e normalizza la diseguaglianza come \u201cprezzo dell\u2019ordine\u201d, ma non \u00e8 cos\u00ec, soprattutto se il potere dato dal monopolio legittimo della violenza, viene usato in modo sconsiderato: sconsiderato perch\u00e9 sproporzionato e sconsiderato perch\u00e9 discrezionale.\u00bb Senza voler uniformare le due situazioni, la divisione violenta del corteo di Torino con il lancio di lacrimogeni che hanno finito per colpire i nostri genitori, dunque una parte sicuramente non coinvolta attivamente in alcuno scontro risulta in qualche modo sproporzionata, o comunque c\u2019\u00e8 qualcosa che non va e che non dovrebbe passare in secondo piano. Al contrario la volont\u00e0 di non farsi disperdere e di resistere con il proprio corpo di tutti coloro che sono stati colpiti indirettamente dagli scontri tra manifestanti e forze dell\u2019ordine parla da sola, e racconta di una partecipazione ampia e consapevole ma anch\u2019essa purtroppo passata in secondo piano. La consapevolezza politica e solidale della piazza non viene raccontata e non pu\u00f2 uscire da racconti esterni e indirizzati a minare la legittimit\u00e0 del corteo. Non ci sono infiltrati o personaggi che fanno in modo che la manifestazione \u201cfinisca male\u201d, \u00abla mobilitazione ha ovviamente delle criticit\u00e0, negli atti dei singoli come nelle modalit\u00e0 generali \u2013 mi dice Paolo \u2013. Queste possono scaturire da un livello di esasperazione e di rabbia portato all\u2019estremo, e da interni si pu\u00f2 e si deve portare avanti un\u2019analisi costruttiva su di esse. Ma insieme a questi cresce anche la solidariet\u00e0 e questo \u00e8 il simbolo di come\u00a0<em>noi\u00a0<\/em>come realt\u00e0 sociale attiva esistiamo e siamo disposti ad attivarci per ci\u00f2 in cui crediamo.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abLo stato chiama \u201clegge\u201d la propria violenza, e \u201ccrimine\u201d quella dell\u2019individuo.\u00bb Max Stirner, come mi ricorda Tommaso, sembra preannunciare il trattamento riservato ai partecipanti del corteo da parte delle narrazioni mainstream, a cui \u00e8 sempre pi\u00f9 necessario contrapporre alternative che siano in grado di rappresentare in modo adeguato la consapevolezza condivisa di chi manifesta. La pluralit\u00e0 del dissenso dovrebbe essere raccontata con rispetto per tutte le diverse realt\u00e0 che hanno preso parte alla manifestazione e che, non delegittimate dagli scontri violenti con le forze dell\u2019ordine, rischiano di esserlo dalla noncuranza di chi dovrebbe riportarne la complessit\u00e0. La cronaca incentrata esclusivamente sulla violenza finisce per operare una divisione grossolana all\u2019interno della mobilitazione stessa, forzando in categorie come \u00abparte pacifica del corteo\u00bb rivendicazioni comuni che vanno al di l\u00e0 della semplice non adesione allo scontro organizzato. Il corteo \u00e8 stato intrinsecamente conflittuale, anche se non a livello fisico, perch\u00e9 come mi dice Giulia di per s\u00e9 \u00e8 \u00abla presenza di realt\u00e0 diverse unite nella creazione di un\u2019alternativa a un modello dominante a esserlo\u00bb. Il soggetto collettivo che emerge dalla condivisione di esperienze non-linguistiche di conflitto politico non ha confini rigidi e un\u2019identit\u00e0 definita, ma \u00e8 intessuto di relazioni autonome e dinamiche che non significano una totale adesione dell\u2019uno all\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Aveva ventitr\u00e9 anni, la nostra et\u00e0, Piero Gobetti quando scriveva in una postilla a un articolo su\u00a0<em>La Rivoluzione Liberale<\/em>\u00a0\u00abil problema italiano \u00e8 di liquidare lo spirito e le forme del trasformismo, dell\u2019accomodantismo, della corruzione oligarchica che fu rappresentato dai vecchi ceti sedicenti democratici\u2026\u00bb. Nessuno di noi ha la presunzione di identificarsi con Gobetti, ma il diffuso isolazionismo e gli attacchi di cui fu vittima cento anni fa, portati avanti anche dalla sinistra di allora, per altre frasi presenti nella postilla (apostrof\u00f2 alcuni parlamentari come \u00ababorti morali\u00bb), somiglia al modo uniformato di affrontare e interpretare gli avvenimenti di sabato. Il ventaglio delle motivazioni che ha spinto un numero cos\u00ec grande di persone a mobilitarsi porta alla luce un disegno di erosione dello stato di diritto e di costante avvicinamento a forme di controllo autoritario che sarebbe pericoloso mettere da parte, anche solo momentaneamente, per dedicarsi esclusivamente alla condanna degli eccessi, risultato dell\u2019innalzamento del conflitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non vengono raccontate la preparazione e la disponibilit\u00e0 anche non organizzata della piazza in difesa di chi non vuole partecipare agli scontri diretti con la polizia. Emanuele: \u00abc\u2019era anche gente come me, che in parte sa quello che sta per succedere, ma che continua a rimanere l\u00ec, nonostante l\u2019inesperienza, la tensione che sale e la paura che comincia a scorrere; c\u2019erano persone che in testa avevano un obiettivo, pensavano che quel giorno, essere l\u00ec fosse importante, per dimostrare che ci sono delle alternative\u00bb. Ci sono e vengono create dal basso. Le istanze rappresentate sono tante, come dice Rocco: \u00ab\u00e8 stando in mezzo alla gente che sfila che si sentono le voci delle persone del quartiere e della citt\u00e0, consapevoli della necessit\u00e0 di prendere posizione per tornare a vivere in maniera serena spazi di socialit\u00e0, come quelli segnati dalla militarizzazione di Vanchiglia\u00bb. La lotta politica e la manifestazione organizzata del dissenso non sono l\u2019adesione a un\u2019ideologia o a un\u2019altra, ma porzioni di vita personale e collettiva che si inseriscono sempre in una storia pi\u00f9 ampia e viva, che prendono la propria forza e legittimit\u00e0 dalla condivisione dell\u2019esperienza stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Parlare di manifestazione non riuscita o \u00abdeve sempre finire cos\u00ec\u00bb non tiene conto di ci\u00f2 che la piazza davvero rappresenta, sminuisce le intenzioni di chi ne ha preso parte. Bisogna preservare la complessit\u00e0 del discorso politico che struttura e legittima le proteste di piazza come quella di sabato. Abbandonare la necessit\u00e0 di una definitiva presa di posizione e la ricerca di una giusta etichetta per digerire ci\u00f2 in cui non si crede. La creazione di spazi di narrazione autonomi \u00e8 proprio il punto di partenza per fare in modo che, senza cadere nell\u2019ingenuit\u00e0, le rivendicazioni di un intero corteo non si debbano piegare alle leggi di una comunicazione che, purch\u00e9 funzioni, strumentalizza gli eventi. \u00abPer chi come me, pur essendo presente, non ha partecipato agli scontri \u2013 mi dice Bianca \u2013 la giornata di ieri potrebbe, dovrebbe essere un punto di partenza, e non la tomba di una rete sociale di solidariet\u00e0 e consapevolezza diffusa che gi\u00e0 esiste autonomamente nei momenti di piazza, ma a cui si deve dare la possibilit\u00e0 di maturare ed esprimersi nella quotidianit\u00e0 condivisa\u00bb. Altrimenti la chiusura in fazioni non permette l\u2019elaborazione di un discorso condiviso e di un confronto interno necessario a disegnare assieme un percorso che porti al raggiungimento di obiettivi comuni. Uno di questi \u00e8 sicuramente rimanere unanimi nel non farci insegnare la democrazia \u2013 le pratiche democratiche e il modo giusto di protestare \u2013 da chi fa di tutto per distruggerla.<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img align-center\" style=\"text-align: justify\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/WhatsApp%20Image%202026-02-01%20at%2012.47.37.jpeg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"782\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"a55393aa-76ad-492d-9fd2-f80c0ae11861\" \/><figcaption>Fotografia di Luca Swanz Andriolo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Carlo Greppi &#8211; Diritto di dissentire<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al solito, le immagini della coda \u2013 in senso cronologico \u2013 di una manifestazione oceanica e pacifica fagocitano gran parte della narrazione del resto della giornata torinese di sabato 31 gennaio, che ha visto marciare decine di migliaia di persone in tre spezzoni di un corteo arrabbiato, s\u00ec (ricordava quello del 22 settembre contro il genocidio a Gaza), ma allegro e a tratti danzante. Io, dopo un\u2019iniziale indecisione, ho raggiunto vari amici di quella che ritengo la mia plurale \u2013 e un po\u2019 sincretica \u2013 famiglia politica al concentramento di Palazzo Nuovo, quello che aveva il tragitto pi\u00f9 breve e contorto, perch\u00e9 dopo poche centinaia di metri si sarebbe ricongiunto, sul lungofiume, con gli altri due in arrivo dalle stazioni di Porta Nuova e Porta Susa. Proprio sul Lungo Po Diaz, all\u2019incrocio con piazza Vittorio Veneto, ci siamo fermati per aspettare delle persone che erano indietro, in uno degli altri spezzoni. Per chi non \u00e8 pratico della geografia di Torino, eravamo a un paio di isolati da corso San Maurizio, dove il corteo ha svoltato, per poi puntare all\u2019area intorno allo stabile occupato di Askatasuna in corso Regina Margherita \u2013 l\u2019area che \u00e8 stata, come prevedibile, teatro (e teatrino) degli scontri di fine pomeriggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quasi un\u2019ora, con il Po che scorreva oltre il nostro sguardo, abbiamo osservato sfilare serenamente migliaia di persone, mentre si abbassava e poi si rialzava, come in una danza, l\u2019et\u00e0 media dei e delle manifestanti. A un certo punto ho iniziato a vedere alcuni volti \u2013 coperti e scoperti \u2013 indurirsi, in quest\u2019ultimo tratto, suppongo per l\u2019evidente crescita della tensione ma cerco di distinguere la realt\u00e0 dall\u2019autosuggestione, e di non confondere il quadro d\u2019insieme con le mie percezioni. Erano quasi tutti \u2013 non tutti \u2013 giovani, o giovanissimi, e invidio chi \u00e8 in grado di leggere la loro rabbia e parlarne con giudizio e con la giusta misura. In ogni caso era una minoranza, non penso sia necessario ribadirlo, quella che si \u00e8 preparata a uno scontro, ed \u00e8 altrettanto ovvio che \u2013 lo ha scritto persino \u201cLa Stampa\u201d \u2013 la stragrande maggioranza si \u00e8 sfilata via via dal corteo, perlopi\u00f9 credo molto rapidamente, da quel momento in avanti. Personalmente me ne sono andato proprio l\u00ec, subito prima che la manifestazione andasse a infilarsi in quello che rischiava di essere un imbuto: non ho mai provato particolare fascino per l\u2019estetica dello scontro, n\u00e9 mi ritengo un cuor di leone e cerco dunque, per quanto possibile, di evitare di trovarmi in situazioni che possano mettermi in pericolo, sul piano fisico e su quello etico. Anche perch\u00e9 \u2013 come mi ha detto giustamente un amico \u2013 noi quarantenni non siamo pi\u00f9 tanto veloci a scappare, e si sa che le forze dell\u2019ordine (sic) non ci sono mai andate tanto per il sottile, con le cariche e con i lacrimogeni. Non ho idea di come reagirei, in un imbuto e senza vie di fuga, e non lo voglio sapere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non sono un raffinato analista, ma non ho mai avuto dubbi che ci sarebbe stata una \u201cbattaglia\u201d: era una pagina gi\u00e0 scritta e chi conosce anche solo superficialmente la storia dei movimenti di questa citt\u00e0 per aver spesso preso parte alle loro mobilitazioni riconosce la grammatica dello scontro che, da ambo le parti, si preparava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non ho mai avuto dubbi sul fatto che ci sarebbe stata una \u201cbattaglia\u201d perch\u00e9 nell\u2019ultimo quarto di secolo, limitandomi a quello che ho visto a Torino, ho raramente assistito a una gestione oculata della piazza da parte di chi dovrebbe garantire uno svolgimento pacifico della manifestazione. E mi riferisco da un lato allo sconsiderato\u00a0<em>modus operandi<\/em>\u00a0delle forze dell\u2019ordine (sic) \u2013 che nell\u2019oscillare tra violenze ingiustificabili e inspiegabili lassismi paiono i coagenti del caos \u2013 e dall\u2019altro alla fisiologica carenza di servizi d\u2019ordine degni di questo nome, che dovrebbero perlomeno saper impedire a decine o centinaia di minorenni di andare a fare e farsi del male, e di farsi arrestare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non ho mai avuto dubbi sul fatto che ci sarebbe stata una \u201cbattaglia\u201d, perch\u00e9 le scaramucce ci sono sempre state, qui in citt\u00e0, e perch\u00e9 inoltre questa volta c\u2019era gente che arrivava da fuori, ma i movimenti sono sempre fenomeni complessi, ce l\u2019hanno insegnato nel cuore del Novecento e oltre l\u2019antifascismo storico, la Resistenza, il Sessantotto, il Settantasette, la Pantera, quello per una globalizzazione umana stroncato a Genova nel 2001; sarebbe ingenuo, oltre che antistorico, credere che le lotte per un avvenire migliore possano avvenire senza conflitto, quel conflitto anche indurito che assume forme che personalmente non approvo, e non ho mai approvato \u2013 non in uno stato di diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Era tutto gi\u00e0 scritto, e poteva andare molto peggio di cos\u00ec. Ma anche se da sempre ritengo inutile, controproducente e desolante il teatrino degli scontri \u2013 che non fa che inasprire la repressione stessa alla quale sostiene di opporsi \u2013 alla fine ho deciso di andarci lo stesso, in piazza. Perch\u00e9, e ha ragione la mia famiglia politica, un movimento di massa democratico che protesta contro la repressione governativa di un esecutivo di estrema destra che sta stringendo la sua morsa, e contro la chiusura di spazi sociali \u2013 che tu ci metta piede dentro o no \u00e8 irrilevante \u2013, va partecipato, perch\u00e9 nelle nostre citt\u00e0 non vogliamo quartieri militarizzati, perch\u00e9 da quando ho l\u2019et\u00e0 di quei ragazzi ho paura della polizia, perch\u00e9 voglio vivere in un paese in cui sia tutelato il diritto di dissentire e di creare spazi alternativi, anche se questi non ci piacciono. Perch\u00e9 sono capaci tutti a essere democratici se l\u2019acqua intorno alla\u00a0<em>polis<\/em>\u00a0scorre serena, meno quando sale la tensione; pi\u00f9 difficile ancora \u00e8 difendere il diritto a manifestare anche per chi sfila al tuo fianco, tra decine di migliaia di persone che riconosci compagne, e dopo tanti anni ancora non hai ancora ben capito chi \u00e8, e perch\u00e9 \u2013 in un\u2019eterna coazione a ripetere \u2013 lo fa.<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img align-center\" style=\"text-align: justify\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/WhatsApp%20Image%202026-02-01%20at%2012.47.36%20%281%29.jpeg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"780\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"da3fcd39-701a-4e28-b637-90920da464c5\" \/><figcaption>Fotografia di Luca Swanz Andriolo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Enrico Manera &#8211; Paradosso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ho vissuto con preoccupazione l&#8217;avvicinarsi e lo svolgersi della manifestazione di Torino, citt\u00e0 in cui abito, tanto pi\u00f9 che vivo e lavoro nella zona che ha visto prima lo sgombero del Centro sociale Askatasuna e la militarizzazione del quartiere e poi una giornata blindata con il fiato sospeso e con la fine scomposta di parte del corteo, la guerriglia urbana voluta da pochi militanti del caos, con persone ferite e contuse, che \u00e8 finita con la tristezza di vedere un corteo numeroso e partecipato, animato dalle mobilitazioni in nome delle emergenze del presente, venire ridotto nella narrazione\u00a0<em>mainstream<\/em>\u00a0a sfogo di una moltitudine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non ero per le strade sabato, sono rimasto a casa con sintomi influenzali, complice il freddo di stagione, la tensione e la stanchezza del periodo. Ho rinunciato a uscire scegliendo il paracetamolo e ho seguito la giornata per telefono, via social, e poi dal balcone di casa. La zona era innaturalmente silenziosa fin dalla tarda mattinata, con una drastica riduzione di movimento dovuta alla campagna di informazione, che, nonostante la preparazione per la gestione della massa attesa, ha assunto caratteri di una vera e propria intimidazione, per motivi di sicurezza \u2013 l&#8217;allarme in citt\u00e0 \u00e8 alto da giorni \u2013 quanto di logistica \u2013 per via di blocchi e provvedimenti straordinari di ordine pubblico. Era noto, anche sulla base della precedente manifestazione cittadina che a Torino sarebbero arrivate forze dell&#8217;ordine da mezza Italia e i dispositivi di sicurezza messi in atto sarebbero stati imponenti per una situazione che, non da ora, \u00e8 considerata come una delle pi\u00f9 conflittuali d&#8217;Italia. L&#8217;informazione ha fatto il resto, disegnando a tinte fosche l&#8217;imminente calata dei barbari e ponendo le condizioni per una profezia che si sarebbe avverata. Il punto, a detta di tutti gli osservatori in campo e nei discorsi dei manifestanti, era capire non se, ma\u00a0<em>quando<\/em>\u00a0scontri tra manifestanti e forze dell&#8217;ordine sarebbero avvenuti e di quale entit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le immagini della partenza e delle prime ore restituiscono un momento maestoso e di grande partecipazione, non importa la contesa sui numeri, ma \u00e8 stato evidente che decine di migliaia di cittadini, con una presenza intergenerazionale, hanno inteso manifestare contro la chiusura degli spazi sociali, contro le politiche del governo e le derive di guerra del presente. Gruppi, associazioni, partiti, collettivi studenteschi, coordinamenti di una alleanza di sinistra che, seppur diffusa, non trova adeguata espressione e rappresentazione coordinata e unanime. Nei reportage in tempo reale le strade piene di persone mostrano chiaramente il bisogno di libert\u00e0 e la difesa della cultura del dissenso, anche quando non se ne condividano tutte le posizioni, in nome di un\u2019idea di mondo diversa rispetto a quella che si vorrebbe egemone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel mio, incompleto e limitato, vissuto il paradosso \u00e8 qui. Ieri intorno a un caso politico concreto e localizzato, cresciuto a dismisura e caricato di molteplici significati, si \u00e8 mostrato un pi\u00f9 ampio e urgente bisogno di democrazia, reale e simbolica, umiliata e schiacciata dal discorso pubblico della stagione post-fascista e da una classe politica nel suo insieme incapace di governare le crisi. Con speranza e orgoglio \u00e8 stato decisivo non cedere alla paura per non sparire, per dare corpo a quanto di positivo c&#8217;\u00e8 nelle culture sorte dalla tradizione generativa dell&#8217;antifascismo e dei movimenti di sinistra. Ma si \u00e8 manifestato anche qualcosa che resta ancorato a forme retrive di mobilitazione novecentesca, nella cornice imposta dalla dimostrazione di forza e di una logica virilista e abilista, sotto il segno della rivalsa e del rancore, segnata dalla difficolt\u00e0 di produrre nuove forme di visibilit\u00e0 politica e di comunicare la propria plurale e irriducibile diversit\u00e0 da ci\u00f2 verso cui ci si oppone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quello che \u00e8 successo alla fine del corteo era pre-scritto dalla scenarizzazione cristallizzata in cui trovano posto la militarizzazione dello Stato autoritario e quella parte di manifestanti, non chiaramente individuabile ma riconoscibile, che si pensa come il suo rovescio; che l\u00ec si scoprono paradossalmente solidali nel bisogno dell&#8217;altro, in un agire che si nutre ancora di simbolica e di miti del passato, come il conflitto identitario. Qualsiasi cosa possa dirsi la sinistra non credo possa essere l&#8217;immagine simmetricamente opposta della destra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dalle cronache e dai racconti si evince che dopo ore, da un certo punto in poi \u00e8 sceso il buio, il corteo si \u00e8 diviso e sfrangiato, la maggior parte delle persone, nell&#8217;impossibilit\u00e0 di impedire il peggio si \u00e8 allontanata lasciando il campo alla meccanica poco decifrabile della provocazione\/risposta nella nebulosa del caos. Il resto \u00e8 la cronaca di un quartiere vandalizzato e teatro di scene di guerriglia su cui le pale di elicottero si sono sentite ancora per ore e la presenza poliziesca durer\u00e0 per chiss\u00e0 quanto. Non mi interessano qui i dettagli, le versioni, i racconti a met\u00e0, le affermazioni di fede, false, il debunking e il profluvio di commenti sui social, destinati ad aumentare. La violenza mostrata, rivendicata ed esercitata \u00e8 stata inaccettabile e ripugnante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 stato tutto sbagliato fin dall\u2019inizio, dallo sgombero e militarizzazione di Vanchiglia \u2013 una questione che va affrontata politicamente \u2013 alla volont\u00e0 dei pochi di manifestare in termini di rapporti di forza e di riconquista del territorio; \u00e8 finito in modo consequenziale, nell&#8217;impossibilit\u00e0 di controllare quello che avviene nel precipitato del momento e a fronte della mancanza di un coordinamento di sicurezza autorevole, di un (auto)disciplinamento della forza e di un condiviso\u00a0<em>ethos<\/em>\u00a0superiore a quello che si disprezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per qualcuno i momenti come questo sembrano assumere l&#8217;aspetto di una sospensione del tempo ordinario, una messa in scena della battaglia escatologica che i tifosi della rivolta evocano ad uso e consumo dei conservatori, che non desiderano altro per ripristinare con la forza il tempo consueto. Il linguaggio del mito politico fine a se stesso, anche quando si dica rivoluzionario, finisce per essere reazionario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi il silenzio \u00e8 appena meno assordante, le strade sono state ripulite con grande celerit\u00e0, nulla \u00e8 cambiato. Le immagini che girano sul finale della manifestazione\u00a0<em>Torino \u00e8 partigiana<\/em>\u00a0saranno tali da oscurare il senso della sua convocazione e del significativo sostegno che ha avuto, e da eclissare la luce che si poteva vedere nei cortei, i quali hanno saputo fare un importante affermazione di libert\u00e0 e pluralismo. Per il senso comune, la catastrofica conclusione del sabato non pu\u00f2 che rafforzare le posizioni di chi vuole limitare ogni agibilit\u00e0 politica, mettendo all\u2019angolo la sinistra democratica e il grande lavoro che in tal senso continua a essere fatto da moltissime persone. Il cui cuore oggi \u00e8 a pezzi per la tristezza e la rabbia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/WhatsApp%20Image%202026-02-01%20at%2019.53.34.jpeg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"1040\" data-entity-uuid=\"a8855b75-9cac-459a-af03-ff3a83fffed1\" data-entity-type=\"file\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Marta Pastorino &#8211; Occhi rossi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre mi preparo per il corteo del 31 gennaio mi torna in mente come mi tremavano le mani al rientro a casa dopo gli scontri avvenuti un mese fa, i giorni dopo lo sgombero di Askatasuna, un tremore che sembrava Parkinson, su cui non avevo controllo, una forma di shock.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Io abito proprio l\u00ec, a Torino, a un paio di isolati dallo stabile prima occupato dal Centro Sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un mese fa ero scesa per comprendere, e perch\u00e9 mio figlio sta crescendo nella scuola di fronte, e per stare a fianco alle persone pi\u00f9 giovani di me: una mia studentessa universitaria, incrociata per caso, mi aveva detto grazie Professoressa di esserci, mi fa bene vederla qui con noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Avevo pensato che sarei scesa al loro fianco ancora, e ancora. Avevo pensato anche che queste studentesse e studenti sono nati dopo il G8 e certe repressioni non le hanno vissute. Sul momento, mi era parsa una generazione\u00a0<em>rigenerata<\/em>, pronta ad abitare le piazze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche da dentro casa per\u00f2 i rumori erano minacciosi, sembrava che fuori ci fosse la guerra e in effetti un po\u2019 c\u2019era. Mio figlio di sedici anni stava sul balcone a riprendere la scena con il telefono e diceva: mamma io non posso uscire vero, meglio che non vada fuori? La polizia manganella i ragazzi come me?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Guardo i video di un mese fa che girano sui social, non posso che ricordare quel frangente, perch\u00e9 questo \u00e8 il mio stesso timore per oggi, il timore di non poter scendere in piazza in sicurezza, o di finire casualmente nel marciapiede sbagliato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 cos\u00ec che ci prepariamo alla manifestazione del 31 gennaio, pensando a dove parcheggiare l\u2019auto e mandando il figlio piccolo a casa dei nonni per l\u2019intero fine settimana, anche se proprio cos\u00ec non dovrebbe essere, in un paese democratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A ottobre, solo pochi mesi fa, non avevo paura a portarlo con me. A ottobre, durante le manifestazioni per la Palestina, c\u2019erano cos\u00ec tanti bimbi in piazza e cos\u00ec tante persone come non ne vedevo da quando ero giovane io.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre osservo mio marito cinquantenne preparare lo zaino mi domando come sia accaduta una trasformazione cosi rapida della nostra vita quotidiana: sta infilando in borsa occhialini da piscina, mascherina fpp2 recuperata in un cassetto dai nonni, pantaloni da pioggia di quelli con cui si andava nei boschi, giacca a vento, ombrello. Dice di non volersi trovare impreparato, lui vuole vedere bene cosa succede, essere testimone, sapere cosa ci accade sotto casa, qui in Vanchiglia, il quartiere che abitiamo con tanto amore e partecipazione, poi aggiunge che di acqua gelata addosso ne ha gi\u00e0 ricevuta un mese fa, nemmeno lui vuole ripetere l\u2019esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alle 13 in Piazza Santa Giulia ci sono una cinquantina di persone, molte appartengono al comitato Vanchiglia Insieme, un gruppo di cittadine\/i che si impegna sui temi e sulle difficolt\u00e0 quotidiane della zona. Ci conosciamo tutte e tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcuno ha preparato un carretto con i panini \u2013 hanno preparato almeno 600 panini \u2013 l\u2019atmosfera \u00e8 quella dell\u2019allegria, ci si saluta, ci si abbraccia, che \u00e8 un modo per abbracciare il quartiere e la sua ferita: sono almeno quaranta giorni infatti che rientriamo a casa o accompagniamo i nostri figli a scuola \u2013 la primaria Gino Strada \u2013 passando a fianco di camionette con i motori accesi a tutte le ore, giorno e notte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza presidiano fronte e retro dell\u2019edificio vuoto dell\u2019ex Centro Sociale Askatasuna. Prima, quella strada su cui ora camminano gli uomini e le donne in divisa, era una semplice aiuola di passaggio o di giochi, merende e attivit\u00e0. Ora le forze dell\u2019ordine presidiano un simbolo, dando forma a una nuova narrazione, opposta alla precedente, a cui assistono centinaia di bimbi dell\u2019asilo nido, della scuola dell\u2019infanzia e della Primaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alcune domande dei bambini restano senza risposta. Non lo sappiamo perch\u00e9 stanno qui da pi\u00f9 di un mese, o non lo sappiamo spiegare, o lo sappiamo ma esplicitarlo ci spaventa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Senza lo sgombero del 18 dicembre, di fatto, tutto questo non ci sarebbe stato, n\u00e9 la manifestazione del 31, n\u00e9 quelle precedenti, tanto meno gli scontri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sar\u00e0 anche per questo motivo, perch\u00e9 ci sentiamo pi\u00f9 coinvolti nelle nostre vite intime, che ci emozioniamo quando il corteo di Vanchiglia viene accolto con un applauso dalla folla che si \u00e8 riunita a Palazzo Nuovo. Me lo dice mio marito, che \u00e8 come se tutte quelle persone fossero l\u00ec un po\u2019 anche per noi, fa un certo effetto, anche se non \u00e8 cos\u00ec, ma un po\u2019 forse lo \u00e8\u2026 un quartiere \u00e8 anche tanti altri quartieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec giriamo le teste e camminiamo all\u2019indietro mentre il primo spezzone si unisce al secondo, e poi al terzo e sfuma quella sensazione di avere solo una visione parziale, ristretta, come la filastrocca della coda del serpente, che ne vedi solo un pezzettino. Penso a tutto quello che ho imparato sulla massa e sul potere da Elias Canetti e mi sento circondata da persone ovunque possa arrivare il mio occhio e non mi spavento, anzi. Ci sono dentro, non ne comprendo il disegno intero, di questa folla, non ne vedo la maestosit\u00e0, spero quindi di poterla decifrare a posteriori, dai giornali: cinquanta mila persone, sessanta mila persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma il giorno dopo domina solo lei, la scena dello scontro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec, mentre il corpo del serpente salta e danza per dirigersi verso Corso Regio Parco, verso la chiusura del corteo, c\u2019\u00e8 chi invece vira a destra su Corso Regina Margherita: la strada \u00e8 aperta, nessuno ha fatto sgomberare le auto, proprio l\u00ec, dove chi vuole lo scontro \u00e8 atteso da decine di camionette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mi chiedo cosa accadrebbe se non ci fossero queste camionette, forse questa gente si disperderebbe?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Decido di fermarmi, ed \u00e8 l\u00ec che ci separiamo anche io e lui, io e mio marito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando rientra a casa, qualche ora dopo, lui ha gli occhi rossi e gonfi, che bruciano. Mi dice che un tale lo ha aiutato a vedere di nuovo, spruzzandogli acqua e Malox. Mi dice che a sua volta ha aiutato un uomo a rialzarsi, un uomo che non riusciva a scavalcare le barriere del controviale mentre sentivano le cariche giungere da Largo Montebello, e quello \u00e8 stato il momento in cui anche lui ha capito che non si sarebbe spinto pi\u00f9 gi\u00f9, che la spinta a vedere era arrestata da un\u2019altra forza pi\u00f9 saggia, quella di salvarsi da rischi incomprensibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Appoggia tra le mie mani il suo zaino, quello che abbiamo preparato insieme e gli domando come mai allora non ha usato gli occhialini da piscina e lui mi guarda un po\u2019 perso, sul momento non ha avuto la prontezza, forse, non ci ha pensato, non \u00e8 abituato a tutto questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dai suoi occhi rossi mi arriva addosso tutta l\u2019ingenuit\u00e0 che abbiamo avuto a supporre di poter comprendere, di poter testimoniare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando il giorno dopo leggo i titoli dei giornali, questa nostra cecit\u00e0 mi appare ancora pi\u00f9 vasta, come i fumi dei lacrimogeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il teatro degli scontri sembra l\u2019unica narrazione possibile, e quando accompagno mio figlio a scuola, la mattina dopo, conto il numero delle camionette, chiedendomi nuovamente, quando se ne andranno da qui.<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img align-center\" style=\"text-align: justify\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/WhatsApp%20Image%202026-02-01%20at%2012.47.36.jpeg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"780\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"d3ec324b-b47e-4c73-9b62-8d891e43d21a\" \/><figcaption>Fotografia di Luca Swanz Andriolo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Anita Romanello &#8211; Torino \u00e8 partigiana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il corteo nazionale indetto per il 31 gennaio si articola su tre concentramenti: la stazione di Porta Nuova, la stazione di Porta Susa e Palazzo Nuovo (principale sede universitaria delle discipline umanistiche di Torino).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La tensione \u00e8 gi\u00e0 alta. Sono giorni che molte persone vengono fermate e schedate dalla polizia. Perquisite, interrogate. Sono in atto posti di blocco sulle tangenziali e sulle autostrade.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il quartiere Vanchiglia, dallo sgombro del centro sociale Askatasuna del 18 dicembre, \u00e8 militarizzato. Per giorni le scuole del quartiere sono rimaste chiuse, le camionette della polizia sorvegliano la zona.<br \/>\nIn citt\u00e0 \u00e8 affisso il manifesto disegnato da Zerocalcare che invita i cittadini a partecipare alla mobilitazione del 31 gennaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cAskatasuna vuol dire libert\u00e0. Torino \u00e8 partigiana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Askatasuna, lo storico centro sociale torinese, da circa trent\u2019anni si occupa di cooperazione dal basso. \u00c8 uno spazio per tutti, da sempre impegnato in attivit\u00e0 ed eventi: la palestra popolare, i corsi di italiano per stranieri, i concerti, i centri estivi gratuiti, gli spazi per conferenze e dibattiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi dice che l\u2019Askatasuna \u00e8 un edificio popolato da tossici e criminali non ci \u00e8 mai entrato per davvero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alle 14.00 ci troviamo a Porta Susa con alcune amiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non appena ci immettiamo nel corteo ci rendiamo conto che \u00e8 costituito da bambini e genitori, pensionati, adolescenti, italiani e stranieri, ecologisti, movimenti studenteschi e femministi, circoli arci, qualche sindacato. Si canta e si balla, l\u2019atmosfera fra le persone \u00e8 distesa e pacifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I celerini in tenuta anti sommossa hanno blindato la stazione, \u00e8 impossibile entrare; davanti alle serrande chiuse alcuni viaggiatori discutono per poter prendere il treno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La polizia in assetto di guerra \u00e8 schierata su tutte le strade che incrociano corso Bolzano e poi Corso Vittorio, sembra che l\u2019obiettivo sia quello di creare un senso di soffocamento, una sorta di claustrofobia psicologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La folla aumenta, siamo tantissimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si avverte quel senso di comunit\u00e0, di obiettivo comune, di coscienza civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Contro il genocidio del popolo palestinese, la militarizzazione dei quartieri, gli squadristi di Trump, la violenta repressione in Iran, contro le guerre di tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cinquantamila persone che non hanno paura, che stanno insieme e abitano le strade e le piazze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cinquantamila persone che credono nei valori della democrazia, che hanno il coraggio di dissentire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sento crescere un po\u2019 di speranza, soprattutto per il bambino che ho nella pancia. Vorrei che questa potente affermazione di dissenso, libert\u00e0 e pluralismo possa raggiungerlo in qualche modo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poi gli scontri. Predetti, annunciati, inevitabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In corso Regina in prossimit\u00e0 del centro sociale sgomberato \u00e8 rimasta una piccolissima parte del corteo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si parla di gruppi di infiltrati, di alcuni manifestanti violenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un gruppo di persone incappucciate si introduce all\u2019improvviso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci sono ancora alcuni manifestanti pacifici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La polizia inizia a utilizzare lacrimogeni e idranti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una ragazzina piange terrorizzata e urticata, molti cercano di allontanarsi provando a schivare le manganellate. Molti manifestanti trovano i portoni aperti dai residenti che offrono loro acqua, malox e soccorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un poliziotto viene aggredito da quattro\/cinque uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 un atto orrendo e vigliacco, da condannare, come \u00e8 da condannare l\u2019omissione di soccorso a un signore anziano con la testa coperta di sangue e il violento pestaggio di un ragazzo riverso a terra da parte di due poliziotti. Anche un fotografo viene picchiato selvaggiamente da tre celerini nonostante urli \u201cbasta basta, sto male\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 da condannare la strategia di tensione, paura e repressione che da oltre un mese viene reiterata a Torino, in particolar modo nel quartiere Vanchiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si sa la violenza non pu\u00f2 che generare violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il video del poliziotto picchiato \u00e8 diventato virale ed \u00e8 l\u2019unico che i giornali hanno mostrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ieri la presidente Giorgia Meloni ha fatto visita al celerino ferito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poi si \u00e8 parlato di magistratura, referendum, decreto sicurezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pare non si sia presentata in ospedale dai manifestanti con la testa spaccata dai manganelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per il ministro Piantedosi non c\u2019\u00e8 differenza tra i manifestanti. Sono tutti terroristi, nemici dello stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per la maggior parte dei giornali, il 31 gennaio, cinquantamila criminali hanno sfilato per le strade di Torino.<\/p>\n<figure class=\"caption caption-img align-center\" style=\"text-align: justify\" role=\"group\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/WhatsApp%20Image%202026-02-01%20at%2012.55.55.jpeg\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"780\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"f9e3a3ef-31ac-459c-a5d1-b298dfb7c638\" \/><figcaption>Fotografia di Luca Swanz Andriolo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Dario Voltolini &#8211; Lo sapevamo gi\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sabato mattina ho accompagnato in centro a Torino in macchina due ragazzi figli di miei amici perch\u00e9 volevano comprarsi delle cose con i loro soldini e dunque dal quartiere Aurora, Dora Riparia\u00a0<em>rive gauche<\/em>, abbiamo raggiunto il parcheggio sotterraneo che si imbocca dalla piazza davanti alla stazione di Porta Nuova. Nel tragitto siamo passati lungo i corsi stabiliti per la manifestazione programmata per il pomeriggio, che erano gi\u00e0 tutti senza auto posteggiate, con lunghi nastri di plastica tesi di albero in albero con appese le scritte di parcheggio vietato. Alle 10, quando il negozio ha aperto, i ragazzi sono entrati a farsi i loro giri mentre io un po\u2019 stavo con loro un po\u2019 me ne uscivo per strada a trafficare con il cellulare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Terminati gli acquisti siamo usciti dal negozio salutando le giovani commesse. Una delle due ci ha salutati a sua volta e ci ha detto di fare attenzione, soprattutto a prendere i mezzi, perch\u00e9 si diceva che la manifestazione sarebbe stata pericolosa. L\u2019abbiamo rassicurata, saremmo usciti prima dell\u2019inizio della manifestazione dalla zona presidiata e senza usare i mezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Siamo tornati oltre la Dora e poi, dopo pranzo, sono andato da solo a un appuntamento dall\u2019altra parte del centro citt\u00e0 per raggiungere il quale ho dovuto fare una deviazione importante, perch\u00e9 la zona di accesso vietato ai mezzi era molto ampia. Lo stesso per tornare a casa, la sera. Quando ho raggiunto l\u2019abitazione un elicottero volava in cielo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A posteriori ho poi visto e letto cronache e commenti dei fatti relativi alla manifestazione, le varie voci, le posizioni espresse, le dichiarazioni, le accuse, le difese, i distinguo, i posizionamenti e cos\u00ec via: ci\u00f2 che insiemisticamente chiamiamo \u201cnarrazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sensazione pi\u00f9 profonda che ne ho ricavato, nel vuoto inerziale, depressivo, senza anticorpi e in impoverimento progressivo, \u00e8 una radicale tristezza dovuta al fatto che avrei potuto con buona approssimazione fare quella narrazione a priori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>In copertina, fotografia di Luca Swanz Andriolo.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/WhatsApp%20Image%202026-02-01%20at%2012.55.56%20%281%29.jpeg.webp?itok=rqT7DLha\" \/><\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/askatasuna-voci-da-torino-31-gennaio-2026\">https:\/\/www.doppiozero.com\/askatasuna-voci-da-torino-31-gennaio-2026<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Annalisa Ambrosio, Giuliano Bosio, Carlo Greppi, Enrico Manera, Marta Pastorino, Anita Romanello e Dario Voltolini) Annalisa Ambrosio &#8211; Dove stare Alla manifestazione di Torino c\u2019era un bel sole imprevisto. 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