{"id":93790,"date":"2026-02-04T10:36:52","date_gmt":"2026-02-04T09:36:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93790"},"modified":"2026-02-04T10:28:16","modified_gmt":"2026-02-04T09:28:16","slug":"sbatti-epstein-in-prima-pagina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93790","title":{"rendered":"Sbatti Epstein in prima pagina"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Alessio Mannino)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/c-2225599438.jpg\" width=\"442\" height=\"287\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I giornali di carta sono considerati il residuo di un\u2019epoca al tramonto. E guardando all\u2019inesorabile calo statistico, lo sono. Sbancati prima dalla televisione e surclassati da internet poi, oggi, risucchiata nel flusso\u00a0<em>social<\/em>\u00a0l\u2019attenzione generale, sono diventati l\u2019oggetto di consumo di una minoranza: i lettori forti, quelli che si ostinano ancora ad affidare ai testi scritti la chiave per raccapezzarsi nel caos giornaliero. Praticamente dei panda. Come gli\u00a0<em>aficionados<\/em>\u00a0dei libri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ridotti nei numeri (in parte compensati dagli abbonamenti alle versioni online), gli appartenenti alla nicchia cartacea, rispetto a chi per informarsi naviga qua e l\u00e0, detengono per\u00f2 un vantaggio competitivo: possono basare la comprensione degli eventi su una gerarchia di notizie, pre-impostata dalla singola testata. A cominciare dalla prima pagina, che riassume in una disposizione precisa l\u2019ordine di priorit\u00e0. Da cui si evince la linea editoriale e politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopodich\u00e9, il lettore meno esigente, poich\u00e9 di solito bloccato dal<em>\u00a0bias<\/em>\u00a0di conferma, si ferma l\u00ec. Un po\u2019 come avveniva quando la carta tirava e ci si godeva la sensazione, rassicurante ma intellettualmente limitante, di contentarsi del proprio giornale di riferimento, vangelo-guida per la \u201cpreghiera mattutina dell\u2019uomo moderno\u201d (Hegel). Oppure, come nel nostro tempo di disintermediazione e sfiducia verso i media in quanto tali, la funzione di indirizzamento non basta pi\u00f9. E giustamente, allora, all\u2019organo di stampa preferito si affianca il dragaggio di fonti ulteriori e differenziate (se fatto in modo mirato, scandagliando giornali web e canali video, o altrimenti facendosi condurre dalla bolla personalizzata dall\u2019algoritmo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia, fondare lo sguardo su una cornice data, discutibile finch\u00e9 si vuole, pu\u00f2 essere utile per non annaspare nella giungla di immagini e titoli. I pochi che hanno tempo, cio\u00e8 gli addetti ai lavori e i fortunati che non lavorano (categorie spesso sovrapponibili: \u201cfare il giornalista \u00e8 sempre meglio che lavorare\u201d, Luigi Barzini jr), raffinano tale usanza\u00a0<em>demod\u00e9\u00a0<\/em>elevandola al quadrato. Fanno cio\u00e8 l\u2019ormai paleolitica \u201crassegna stampa\u201d: smazzarsi 5-10 quotidiani al giorno. Naturalmente sfogliandoli, pi\u00f9 che compulsandoli per intero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutta questa dotta dissertazione introduttiva per due non-urgenze. La prima \u00e8 prendere in giro, con autoironia un po\u2019 amara, un principio valido oggi pi\u00f9 che mai: il diritto-dovere di formarsi un criterio di conoscenza individuale. Una coscienza critica autonoma. Possibilmente costruita sul continuo confronto, senz\u2019altro faticoso, tra voci informative meglio se diverse, e meglio ancora se opposte. Mentre il\u00a0<em>setting\u00a0<\/em>dominante \u00e8 racchiuso in una manciata di volti e sigle (le ammorbanti compagnie di giro sullo schermo televisivo, trasformatosi in sondino artificiale per direttori e giornalisti di carta stampata altrimenti ignoti ai pi\u00f9), nel\u00a0<em>mare magnum<\/em>\u00a0della Rete c\u2019\u00e8 l\u2019imbarazzo della scelta. Previo filtro, si spera, dei punti di vista credibili. Perch\u00e9 \u00e8 la credibilit\u00e0, attualmente, la caratteristica pi\u00f9 preziosa che il lettore\/spettatore \u2013 per lo meno quello pi\u00f9 avvertito e non l\u2019ottuso animale da curva \u2013 cerca disperatamente. E la credibilit\u00e0, come sanno gli operatori ecologici anti-disinformatjia, non \u00e8 mai un attributo acquisito una volta per tutte: bisogna conquistarselo ogni d\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seconda motivazione: compiere un esercizio che vada oltre la destrutturazione dell\u2019offerta mediatica (in\u00a0<em>vulgari eloquentia<\/em>: tutti i media, o quasi, tirano acqua al proprio mulino, come per altro \u00e8 logico che sia, e quindi tutti, nessuno escluso, sviano, deformano, manipolano) inoltrandosi nel territorio della ri-strutturazione di senso. In questa sede, con un\u00a0<em>divertissement<\/em>. Come dovrebbe risultare la prima pagina del\u00a0<em>mio<\/em>\u00a0giornale ideale? Ecco la domanda che il cliente selettivo della merce-notizia potrebbe farsi, immaginandosi l\u2019agenda del giorno\u00a0<em>secondo lui<\/em>. Provo a buttar gi\u00f9 quella che metterei insieme io con i materiali di giornata. Va da s\u00e9, dopo essermi diligentemente sottoposto alla personale dieta di siti (molti), titoli di testa di tg o aggiornamenti radio (pochi), approfondimento in postazioni sul Tubo, newsletter e profili via via apprezzati per rigore e coerenza (abbastanza) e, s\u00ec, anche testate giornalistiche cartacee (forse troppe, ma chi scrive lo fa per mestiere,\u00a0<em>ego me absolvo<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">TITOLO D\u2019APERTURA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trump ha nominato il nuovo presidente della Fed: \u00e8 Kevin Warsh, vicino a Dimon (JP Morgan). Con il quale Dimon, mister Trump ha un bello scazzo giudiziario. Sapete com\u2019\u00e8, la Federal Reserve \u00e8 \u201csolo\u201d la banca centrale di un impero, gli Usa, che si agita con lucida follia per contrastare il proprio declino: conoscere i perch\u00e9 e i per come di cosa si muove nell\u2019istituto che presiede al dollaro, arma di coercizione globale assieme al Pentagono, dovrebbe essere la prima notizia in alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FONDO (editoriale)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dossier Epstein: al di l\u00e0 del raccapriccio morale e l\u2019aneddotica pruriginosa, vederci chiaro su motivazioni, finalit\u00e0 e intrecci politici di uno scandalo dai risvolti ancora oscuri (non se, ma quanto e in che modo c\u2019entra Israele? Analisi, con un sociologo e uno psicanalista, della cosiddetta \u00e9lite sovranazionale nelle pagine interne).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FONDO 2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerriglia a Torino per la manifestazione contro la chiusura del centro sociale Askatasuna: ennesimo caso di strumentalizzazione (a destra) e cecit\u00e0 politica (a sinistra) della violenza, genuina o infiltrata ma, in tutti i casi, corrispondente a un copione prevedibile rispetto al quale l\u2019unico interrogativo sensato \u00e8:\u00a0<em>cui prodest<\/em>? A chi giova?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ARTICOLO DI SPALLA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scontata commedia delle parti nella polemica governo-magistratura all\u2019apertura dell\u2019anno giudiziario: cosa abbiamo fatto di male (e ne abbiamo fatto\u2026) per meritarci una campagna di distrazione di massa cos\u00ec, con un trufferendum che non riguarda i problemi veri dell\u2019apparato giudiziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">TAGLIO MEDIO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Palestina, Ucraina, Venezuela, Iran: tedioso ma doveroso aggiornamento sui fronti caldi, semi-caldi, raffreddati e sempre nuovamente incendiabili. Con un occhio particolare a cosa si dice in Cina, Russia, Turchia, Israele, India e Brasile (dar conto di quanto pubblica la stampa estera dovrebbe equivalere al pane quotidiano, per disporre di coordinate sufficienti riguardo alla politica internazionale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MANCHETTE (riquadro con titolo di una notizia all\u2019interno) 1<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Reportage di oggi su \u201cconoscere il presunto nemico\u201d: come si vive nel quotidiano oggi in Cina, soprattutto rispetto alla politica (ruolo del partito unico) e all\u2019economia (consumi, lavoro, impresa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MANCHETTE 2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Approfondimento sulle filiere del potere profondo: come la finanza e le banche italiane si inseriscono nella mappa finanziaria guidata dalla triade Blackrock-Vanguard-State Street.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MANCHETTE 3<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia: reportage da tre scuole (una elementare, una media, una superiore) su tre sottotemi: i rapporti fra studenti e professori (e genitori); le materie che si studiano poco e male (storia e geografia, filosofia, italiano) o che non si studiano per niente e che sarebbero invece essenziali (economia e finanza, diritto costituzionale, psicologia, sociologia, tecnologia); la realt\u00e0 nelle aule delle seconde e terze generazioni di immigrati, per indagare i termini effettivi del significato di parole d\u2019ordine come \u201cintegrazione\u201d e \u201cremigrazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FINESTRA (riquadro incorniciato)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rubrica \u201cE chissenefrega\u201d: fatti, personaggi e storie di cui faremmo volentieri a meno, ma di cui tocca in qualche modo parlare non foss\u2019altro per spiegare il perch\u00e9 se ne parla. In questa puntata: il caso Corona-Signorini-Mediaset (per i risvolti politici e di cultura di massa), la figuraccia dalla Gruber di Del Vecchio (per l\u2019analisi antropologica della classe dirigente economica italiana), il \u201cpercorso d\u2019ascolto\u201d del Pd inaugurato a Milano dalla Schlein, che blatera di \u201cdiritto alla felicit\u00e0\u201d e di \u201criprenderci Tolkien\u201d (?) e che sguinzaglier\u00e0 volontari con questionari la cui prima domanda, particolarmente fulminante, sar\u00e0 \u201ccome stai?\u201d (per constatare una volta di pi\u00f9 l\u2019inconsistenza culturale, umana e potremmo dire intellettiva di quella cosa che viene chiamata sinistra in Italia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FINESTRA 2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intervista: Marco Palombi (Il Fatto Quotidiano), ultimo autentico corsivista del giornalismo italiano, a proposito della differenza fra arte nobile del polemista e chiacchiericcio urlato da straccivendoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">TAGLIO BASSO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cultura&amp;societ\u00e0: fuori dalla dicotomia apocalittici\/integrati, veteroumanisti\/transumanisti, inchiesta su come reagire all\u2019espansione dell\u2019intelligenza artificiale, dando spazio ai pensatori pi\u00f9 avanzati in Italia e nel mondo che abbiano come bussola il primato reale dell\u2019uomo sulla macchina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possono sembrare giochini oziosi, questi. Ma sebbene tendiamo a dimenticarcelo, la guerra in cui tutti siamo coinvolti \u00e8, prima di ogni altra, una guerra\u00a0<em>cognitiva<\/em>: la feroce competizione per accaparrarsi e fidelizzare la nostra attenzione, un business il cui effetto \u00e8 irreggimentare l\u2019immaginazione. Ora, chi cattura l\u2019attenzione, condiziona la percezione. Chi influenza la percezione, agisce sulla memoria e perci\u00f2 sugli schemi, le scorciatoie, i meccanismi di selezione mentale. Chi ha potere di controllo sulla memoria (ci\u00f2 che si sa, o si crede di sapere), assume un controllo sulla produzione pre-conscia di immagini (ci\u00f2 che si forma nella mente in divergenza o alternativa alla realt\u00e0, nota ma non per questo conosciuta). Chi incide sull\u2019immaginazione, orienta e delimita l\u2019immaginario e quindi ne dispone, ne possiede il dispositivo. Ecco perch\u00e9 sforzarsi di allenare e sviluppare la facolt\u00e0 immaginativa \u00e8 decisivo per l\u2019atto creativo capitale: plasmare un orizzonte d\u2019immagini del futuro che, in misura significativa, sia libero dallo spettacolo mediatico. \u00c8 \u201cil potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall\u2019allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di\u00a0<em>pensare per immagini<\/em>\u201d di cui scriveva Italo Calvino nell\u2019ultima delle splendide\u00a0<em>Lezioni americane<\/em>. Vedete, che leggere qualche buon classico serve ora pi\u00f9 che mai?<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/02\/sbatti-epstein-in-prima-pagina\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/02\/sbatti-epstein-in-prima-pagina\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Alessio Mannino) I giornali di carta sono considerati il residuo di un\u2019epoca al tramonto. E guardando all\u2019inesorabile calo statistico, lo sono. Sbancati prima dalla televisione e surclassati da internet poi, oggi, risucchiata nel flusso\u00a0social\u00a0l\u2019attenzione generale, sono diventati l\u2019oggetto di consumo di una minoranza: i lettori forti, quelli che si ostinano ancora ad affidare ai testi scritti la chiave per raccapezzarsi nel caos giornaliero. Praticamente dei panda. Come gli\u00a0aficionados\u00a0dei libri. 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