{"id":93821,"date":"2026-02-05T10:48:31","date_gmt":"2026-02-05T09:48:31","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93821"},"modified":"2026-02-05T09:53:20","modified_gmt":"2026-02-05T08:53:20","slug":"perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93821","title":{"rendered":"Perch\u00e9 \u00e8 necessario parlare di Eurosuicidio"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Giulio Di Donato)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/WhatsApp-Image-2026-02-03-at-10.25.21.jpeg\" width=\"533\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il discorso critico sulla moneta unica e sull\u2019Unione europea ha ormai una storia risalente. Tuttavia mancava ancora un libro capace di collocarsi su un piano pi\u00f9 ampio,\u00a0intrecciando una pluralit\u00e0 di discipline, prospettive e registri, lungo una traiettoria che dal passato arriva fino all\u2019oggi per poi proiettarsi in avanti,\u00a0combinando in modo convincente analisi e proposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo libro \u00e8\u00a0<em><a href=\"https:\/\/fazieditore.it\/libro\/9791259677891\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Eurosuicidio<\/a><\/em>, di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.gabrieleguzzi.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Gabriele Guzzi<\/a>\u00a0(Fazi, 2025). Un lavoro che sta incontrando un interesse diffuso, come dimostrano le gi\u00e0 numerose ristampe e l\u2019attenzione che va ben oltre le cerchie ristrette del dibattito accademico o delle aree di pensiero e di militanza pi\u00f9 critiche. Basti pensare al successo del tour di presentazione che sta attraversando le principali citt\u00e0 italiane: il prossimo appuntamento \u00e8 a Roma (al\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/s\/la-fine-dellunione-europea-l-c\/25420127524346650\/?rdid=5MQ7RmapF449qBtx&amp;share_url=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fshare%2F16s2etZPsW%2F#\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Monk<\/a>, venerd\u00ec 6 febbraio, ore 18.30), con Lucio Caracciolo, direttore di\u00a0<em>Limes<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il merito di Guzzi \u00e8 quello di aver rilanciato e rianimato il dibattito critico sull\u2019euro e sull\u2019Unione europea, sollevandolo alla giusta altezza di pensiero e di analisi. Una discussione che negli ultimi anni si era in parte arrestata, o comunque era scivolata sullo sfondo, anche perch\u00e9 al centro dell\u2019agenda politica e mediatica si sono imposte altre questioni, prima fra tutte la guerra e il nuovo disordine globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure il nesso tra vincolo esterno europeo e politiche di guerra appare sempre pi\u00f9 evidente. Invocare \u201cpi\u00f9 Europa\u201d significa, di fatto, invocare pi\u00f9 riarmo militare, pi\u00f9 tecnocrazia, pi\u00f9 emergenzialismo (oggi apertamente bellicista).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Guzzi espone con grande chiarezza e rigore le ragioni per cui l\u2019Unione europea e l\u2019eurozona hanno rappresentato \u2013 e rappresentano tuttora \u2013 il principale fattore di impoverimento materiale e spirituale del nostro Paese, nel momento in cui hanno privato l\u2019Italia di vitalit\u00e0 non solo sul piano della crescita economica, ma anche su quello politico e democratico. Il vincolo esterno europeo ha infatti sottratto al circuito democratico nazionale le leve fondamentali della politica monetaria, fiscale e di bilancio, senza che queste venissero opportunamente replicate a livello comunitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E non si dica, prosegue Guzzi, che fuori dall\u2019UE vi sarebbe solo il deserto dell\u2019isolamento, della marginalit\u00e0 e della subalternit\u00e0. \u00c8 vero piuttosto il contrario: nella sua attuale configurazione, l\u2019Europa a 27 non solo non \u00e8 nelle condizioni di poter sviluppare una soggettivit\u00e0 politica autonoma, ma agisce anche come fattore che limita e deprime il protagonismo dei singoli Stati membri, talvolta attraverso ricatti e condizionamenti di varia natura (basti pensare alla minaccia, gi\u00e0 sperimentata, della BCE di \u201cchiudere i rubinetti\u201d). Malgrado ci\u00f2, si intende procedere verso un ulteriore allargamento, senza considerare \u2013 per carenza di visione strategica e di senso storico-dialettico \u2013 che quello che si guadagna in larghezza ed estensione si perde inevitabilmente in intensit\u00e0 e profondit\u00e0, cio\u00e8 in consapevolezza della propria identit\u00e0, dei propri scopi e dei propri interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crisi italiana ed europea \u2013 osserva Guzzi \u2013 non \u00e8 stata dunque un evento naturale, ma il risultato di scelte politiche precise e di passaggi storici ben individuabili. Il libro ricostruisce allora le tappe attraverso cui l\u2019Italia del vincolo esterno \u201cassolutizzato\u201d si \u00e8 imposta sull\u2019Italia keynesiana e mortatiana dei \u201cTrenta gloriosi\u201d, ribaltando i rapporti tra Stato e mercato, tra capitale e lavoro, tra politica democratica e istanze tecnocratiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo processo coincide con l\u2019affermarsi, a partire dalla fine degli anni Settanta, di una nuova \u201cCostituzione materiale\u201d: un modello basato sulla spoliticizzazione del mercato e sulla neutralizzazione del conflitto sociale e della sovranit\u00e0 democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale dinamica incrocia l\u2019esaurimento di un intero ciclo storico: il venir meno cio\u00e8 dei soggetti, delle cornici di senso e dei presupposti interni ed esterni dell\u2019Italia del vincolo interno democratico e sociale. In questo contesto, commenta Guzzi, l\u2019orizzonte europeo assurge a grande narrazione sostitutiva, chiamata a compensare la crisi di identit\u00e0 delle forze politiche italiane, sempre pi\u00f9 prive di propulsione ideale (il riferimento, qui, \u00e8 soprattutto alle forze della sinistra comunista e della sinistra democristiana).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I\u00a0tornanti decisivi sono fondamentalmente due: il 1978, anno dell\u2019assassinio di Aldo Moro, ma anche dell\u2019adesione italiana allo SME, e il biennio 1992-1993, segnato dall\u2019entrata in vigore del Trattato di Maastricht, dalla fine della Prima Repubblica, dal consolidamento del dominio unipolare statunitense e dall\u2019ascesa del finanzcapitalismo globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Almeno fino al 1978 \u2013 ma il ciclo si chiude davvero solo tra il 1992 e il 1993 \u2013 la politica italiana ha saputo coltivare, pur tra molte resistenze e contraddizioni, il senso della sua (relativa) autonomia e dell\u2019autonomia (relativa) degli interessi nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con il biennio 1992-1993 arriva per\u00f2 la sterzata: la via imboccata \u00e8 quella del cedimento definitivo al vincolo esterno di matrice neoliberale e globalista, che riconfigura l\u2019indirizzo politico interno secondo compatibilit\u00e0 strutturalmente ostili al nucleo sociale e politico della Costituzione repubblicana: dalla logica liberal-tecnocratica del \u201cpilota automatico\u201d al dogma delle quattro libert\u00e0 di circolazione, in particolare di merci e capitali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto questo mentre prende forma un nuovo paradigma di governo, fondato sul nesso tra primato dei tecnici e uso politico-mediatico delle emergenze, reali o enfatizzate che siano, chiamate a giustificare come inevitabili decisioni di carattere regressivo sul piano sociale e democratico, all\u2019insegna del \u201cFate presto!\u201d. Nel mezzo, grandi proclami riformatori che insistono sull\u2019investitura plebiscitaria o sulla partecipazione diretta, in nome dell\u2019immediatezza, in risposta alla crisi della politica come mediazione e come progetto di futuro, entro un orizzonte in cui la politica sopravvive solo come principio del Capo-influencer o come logica della contrapposizione, sempre pi\u00f9 ridotta a una contesa tra simulacri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tornando a\u00a0<em>Eurosuicidio<\/em>, \u00e8 probabilmente la prima volta che un testo cos\u00ec radicalmente critico nei confronti del dogma europeista riesce a raggiungere un pubblico ampio e trasversale, interessando anche settori del mondo mainstream. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto anche grazie al sostegno di importanti esponenti del dibattito pubblico e alla prefazione di Lucio Caracciolo, che ha conferito ulteriore forza e autorevolezza al lavoro di Guzzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente siamo ben consapevoli che le voci pi\u00f9 critiche, soprattutto sui temi di geopolitica e geoeconomia, pur riuscendo talvolta a \u201cbucare lo schermo\u201d, incontrano ancora numerosi ostacoli quando si tratta di misurarsi con il terreno dell\u2019iniziativa politica. Ma questo \u00e8 un altro discorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come si \u00e8 scritto all\u2019inizio, il merito centrale di\u00a0<em>Eurosuicidio<\/em>\u00a0sta nel contestare il processo di integrazione europea da una prospettiva insieme storico-politica, economica e culturale. In particolare, l\u2019originalit\u00e0 dell\u2019approccio emerge nelle pagine dedicate alle radici simboliche dell\u2019europeismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Guzzi analizza i motivi per cui, per decenni, il processo di integrazione europea \u00e8 stato assecondato in modo acritico, quasi religioso: i meccanismi attraverso cui il destino europeo si \u00e8 imposto come orizzonte ineluttabile e indiscutibile, nella convinzione che solo un disciplinatore esterno potesse redimerci dai nostri mali endemici, quando invece \u00e8 accaduto esattamente il contrario. Il tutto sulla base di una visione profondamente scettica della capacit\u00e0 dell\u2019Italia di trovare in s\u00e9 stessa le ragioni della propria vitalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Eurosuicidio<\/em>\u00a0\u00e8, in fondo, un libro che si scaglia contro il senso dell\u2019ineluttabile e dell\u2019intrascendibile. Oggi la critica all\u2019Europa non \u00e8 pi\u00f9 un tab\u00f9; ci\u00f2 che resta politicamente non tematizzabile, perch\u00e9 considerato impraticabile alla radice, \u00e8 invece il tema dell\u2019uscita, la rottura dei vincoli. Ed \u00e8 proprio qui che Guzzi rompe davvero il dogma del\u00a0<em>There is no alternative<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il recupero della sovranit\u00e0 da parte degli Stati, per ricondurre alla decisione democratica le scelte fondamentali di politica economica e di politica estera, rappresenta quindi il punto di approdo della riflessione di Guzzi, che si mantiene solida e ambiziosa sia a livello di\u00a0<em>pars destruens<\/em>\u00a0che di\u00a0<em>pars construens<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019uscita dall\u2019euro e dall\u2019Unione europea, per nostra o per altrui iniziativa, viene riconosciuta come un passaggio problematico, che comporta difficolt\u00e0 nel breve periodo. Ma nel medio e lungo termine, spiega Guzzi, i costi della permanenza\u00a0risulterebbero di gran lunga superiori\u00a0a quelli dell\u2019uscita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In ogni caso, l\u2019autore non condanna la proiezione europea dell\u2019Italia in quanto tale, bens\u00ec il processo di integrazione per come \u00e8 stato concretamente pensato e costruito: una dinamica, tra l\u2019altro, priva di una vera fase fondativa \u2013 quella che normalmente coincide con eventi storici dirompenti \u2013 anche perch\u00e9 non esiste un\u00a0<em>demos<\/em>\u00a0europeo come soggetto motore del processo costituente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un processo che ha proceduto dunque per rimozioni e autoinganni, sottovalutando ad esempio il peso delle singole identit\u00e0 storico-culturali, nell\u2019illusione che l\u2019unit\u00e0 politica potesse \u201ccadere dal cielo\u201d come semplice effetto di una crescente interdipendenza giuridica ed economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per questo, scrive Guzzi, occorre disfare e tornare indietro, per poi immaginare forme di collaborazione diverse, ispirate alle ragioni della pace, della sovranit\u00e0 democratica e della giustizia sociale, limitate \u2013 aggiungiamo noi \u2013 a un nucleo ristretto di nazioni \u201capparentate\u201d, pi\u00f9 o meno coincidente con l\u2019area dei Paesi fondatori. Posta l\u2019impossibilit\u00e0 di trasformare l\u2019Unione europea negli immaginifici Stati Uniti d\u2019Europa in assenza di quei presupposti prepolitici e metapolitici che solo il tempo e il cumulo di determinate circostanze storiche possono produrre.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/04\/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/04\/perche-e-necessario-parlare-di-eurosuicidio\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Giulio Di Donato) Il discorso critico sulla moneta unica e sull\u2019Unione europea ha ormai una storia risalente. 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