{"id":93931,"date":"2026-02-11T11:43:53","date_gmt":"2026-02-11T10:43:53","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93931"},"modified":"2026-02-11T11:43:53","modified_gmt":"2026-02-11T10:43:53","slug":"deamericanizzare-limmaginario-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93931","title":{"rendered":"Deamericanizzare l\u2019immaginario europeo"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Piero Bevilacqua)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Screen-Shot-2017-08-31-at-14.09.43-1000x651-1.png\" width=\"402\" height=\"262\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando si spezza qualcosa di profondo nel flusso ordinario del presente e confusamente avanza un paesaggio nuovo, la nostra mente si volge all\u2019indietro, scorge la conclusione di un\u2019epoca e diventa incline a tentare bilanci, a fare storia. Solo cos\u00ec si comprende di che stoffa pu\u00f2 essere tessuto il futuro che ci attende. Oggi siamo spinti a fare storia di un grande capitolo della recente modernit\u00e0: il dominio mondiale della cultura americana per tutto il XX secolo e oltre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quel che si \u00e8 spezzato, nel cuore della nostra epoca, \u00e8 il legame tra Europa e USA, il cosiddetto Occidente, quel blocco di alleanze politiche, rapporti commerciali, collaborazioni istituzionali, vincoli culturali e ideologici, che le due pi\u00f9 grandi potenze colonizzatrici del mondo avevano costituito nel corso del \u2019900. \u00c8 vero che pi\u00f9 di una rottura sotterranea era gi\u00e0 avvenuta, non sempre avvertita dalle \u00e9lites europee. Il colpo di Stato a Kiev nel 2014, sostenuto dagli USA, che ha poi portato all\u2019invasione dell\u2019Ucraina da parte della Russia nel 2022 e alla guerra per procura degli americani, non mirava soltanto, quale obiettivo ultimo, al disfacimento della Russia per tracollo economico. Quell\u2019iniziativa, lungamente perseguita, aveva di mira anche l\u2019Europa. Il sabotaggio del gasdotto North Stream ne \u00e8 soltanto il simbolo pi\u00f9 evidente. L\u2019Impero americano voleva in realt\u00e0 impedire una potente saldatura di vincoli economici euroasiatici tra Federazione russa, ricca di materie prime e potenza nucleare, e il Vecchio Continente, gigante industriale e tecnologico e vasto mercato. Con la presidenza Trump, l\u2019uomo spregiudicato che muove guerra commerciale ai paesi europei, che mostra al mondo, senza infingimenti, la volont\u00e0 di conservazione del dominio dell\u2019Impero condannato al declino, la rottura \u00e8 ormai dispiegata. Com\u2019\u00e8 noto, tuttavia, i gruppi dirigenti e ampi settori dell\u2019opinione europea credono che si tratti di una frattura inedita, e sicuramente transitoria, dovuta alle intemperanze di un presidente schizoide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ebbene, tra le tante ragioni che spiegano l\u2019incapacit\u00e0 europea di comprendere quanto avviene, oltre all\u2019ormai leggendaria pochezza del ceto politico, alla vocazione apologetica e propagandistica dei media, ce n\u2019\u00e8 una profonda e poco considerata, che va collocata nell\u2019ambito dell\u2019egemonia USA: \u00e8 l\u2019ampiezza e profondit\u00e0 con cui la cultura americana si \u00e8 insediata in tutti gli angoli della vita del Vecchio Continente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qui avanzo solo brevi note per una discussione pi\u00f9 ampia. L\u2019americanizzazione dell\u2019Europa ha il suo avvio all\u2019indomani della seconda guerra mondiale e s\u2019irradia con un ampio spettro di innovazioni culturali che entreranno a far parte connaturante delle societ\u00e0 investite. Il primo, rilevante ambito, \u00e8 quello della cultura materiale. La Rivoluzione Verde nell\u2019ambito del Piano Marshall cambia per sempre diversi millenni di agricoltura contadina, attraverso l\u2019introduzione nelle campagne di quella che \u00e8 stata definita una \u201ctechnological box\u201d, consistente in una combinazione di fattori: sementi ibride di cereali altamente produttive, concimi chimici, pompe idrauliche per l\u2019irrigazione. \u00c8 l\u2019agricoltura industriale di oggi. Anche il modello degli allevamenti intensivi comincia dagli USA. Ma c\u2019\u00e8 una cultura materiale destinata a imperituro successo, quella degli elettrodomestici. L\u2019arrivo in Europa dei frigoriferi, delle lavastoviglie, delle lavatrici elettriche \u2013 che liberano milioni di donne da una delle pi\u00f9 penose fatiche della loro storia \u2013 costituisce delle vere leve di umana emancipazione, fonda una dimensione nuova del vivere quotidiano: il benessere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un altro ambito di irradiazione, non meno dotato di forza insediativa, di profonda plasmazione delle psicologie, \u00e8 l\u2019industria dell\u2019intrattenimento: la musica, soprattutto il jazz, la televisione, il cinema. Non \u00e8 necessario soffermarsi pi\u00f9 di tanto. Il potere di Hollywood di produrre immaginario capace di far sognare anche i popoli pi\u00f9 remoti, di imporre un\u2019immagine del mondo che \u00e8 la glorificazione dell\u2019America, \u00e8 ben noto. Una potenza creativa capace perfino di sovvertimento della realt\u00e0 storica, se si ricorda che il cinema americano ha trasformato il genocidio dei popoli nativi, i cosiddetti Pellirosa, nella gloriosa epopea del genere western. Forse potremmo affermare che, in sostanza, una delle componenti fondative dell\u2019egemonia americana \u00e8 stata la raffinata capacit\u00e0 di mascherare, soprattutto tramite l\u2019anticomunismo, la propria storia, di affermare di s\u00e9 un\u2019immagine edificante interamente costruita a fini di dominio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La diffusione dell\u2019americanismo nella sua dimensione di cultura materiale e di cultura popolare era per la verit\u00e0 cominciata agli inizi del \u2019900. Il taylorismo e l\u2019organizzazione scientifica del lavoro, la fondazione dell\u2019obsolescenza programmata delle merci, per far fronte alla produzione industriale di massa, cominciano ad arrivare in Europa negli anni \u201930. Gramsci, solitaria testa pensante, dedic\u00f2, com\u2019\u00e8 noto, un capitolo dei suoi\u00a0<em>Quaderni<\/em>\u00a0a questa inedita frontiera del capitalismo. E anche ambiti della cultura alta cominciarono ad affascinare gli intellettuali europei, quello della narrativa, ad esempio: i romanzi di Hemingway, di Steinbeck, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La cultura alta, tuttavia, cominci\u00f2 a penetrare in Europa con capacit\u00e0 egemonica soprattutto nella seconda met\u00e0 del \u2019900, tramite la disciplina che doveva diventare, come la fisica, la\u00a0<em>Big Science<\/em>\u00a0del nostro tempo: l\u2019economia. Gli USA sono il paese che detiene il maggior numero di premi Nobel per questa disciplina. Una scienza che, da un certo momento in poi, diventa una corrente ideologica destinata a dominare non solo la cultura economica, ma a trasformarsi in politica degli Stati, a guidare un nuovo corso egemonico del capitalismo attuale: il neoliberismo. Domenico De Masi ha magistralmente ricostruito la strategia con cui il gruppo degli economisti che ha fondato tale corrente di studi e di pensiero, da Ludwig von Mises a Milton Friedman, ha conquistato, con penetrazione capillare, gabinetti ministeriali, centri studi di grandi banche, riviste, universit\u00e0, centri di ricerca, ecc. (D. De Masi,\u00a0<em>La felicit\u00e0 negata<\/em>, Einaudi 2022). Almeno dagli anni \u201980 andare a specializzarsi negli USA per alcuni mesi ha fatto parte del\u00a0<em>cursus honorum<\/em>\u00a0dei giovani laureati europei in economia. Le nostre Facolt\u00e0 di economia sono state messe sotto assedio, interamente plasmate dalle dottrine neoliberiste, e nei decenni recenti anche il modello americano di organizzazione didattica, fondato su Dipartimenti specialistici, ha sostituito le antiche Facolt\u00e0 largamente interdisciplinari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale grandiosa opera di colonizzazione intellettuale della vecchia Europa, che \u00e8 continuata per decenni, ha avuto una forza ancora pi\u00f9 dirompente, perch\u00e9 avvolta dentro una narrazione storica di singolare fascino, soprattutto in Italia. Dopo la guerra gli USA si presentavano come i liberatori, coloro che avevano sconfitto il nazifascismo (cancellando cos\u00ec il decisivo contributo dell\u2019Unione Sovietica e anche della Cina sul fronte orientale) e che col Piano Marshall \u2013 vale a dire l\u2019apertura all\u2019industria USA, uscita intatta dalla guerra, del vasto mercato europeo \u2013 avevano portato libert\u00e0 e aiuto economico alle provate economie del Continente. Per un paese come il nostro, che aveva spedito in quel paese milioni di contadini, responsabile della fondazione del fascismo, che usciva sconfitto dalla guerra, gravemente danneggiato dai bombardamenti, non era una prova di generosit\u00e0 facilmente dimenticabile. Anche se le nostre classi dirigenti hanno fatto di tutto per far dimenticare quale grande contropartita gli USA hanno ottenuto per le loro mire imperiali. Collocando le proprie basi militari sul nostro territorio hanno guadagnato il controllo strategico sulla nostra Penisola, una sterminata portaerei in mezzo al Mediterraneo, proiettata verso l\u2019Africa e il Medio Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occorre tuttavia ricordare che, a livello di innovazione della vita materiale, il dispositivo destinato a mutare nel profondo non solo la cultura, ma la spiritualit\u00e0, le strutture antropologiche dell\u2019individuo europeo, \u00e8 stata la TV. Attraverso questo strumento le classi dirigenti americane e quelle vassalle europee hanno conseguito scopi di portata epocale. Sono riusciti a fornire a un pubblico immenso informazioni quotidiane sulle condizioni, gli eventi, i problemi dei vari paesi del globo, dando agli europei (e agli americani) l\u2019illusione di conoscere effettivamente lo stato delle cose e non di subire una gigantesca e capillare manipolazione della realt\u00e0. Una plasmazione ideologica delle psicologie collettive senza precedenti per ampiezza e profondit\u00e0 nella storia delle civilt\u00e0 umane. Un\u2019opera di colonizzazione che, attraverso il medium della lingua inglese, utilizzando il mimetismo servile di giornalisti, pubblicitari, leader politici, ha penetrato l\u2019anima pi\u00f9 profonda della cultura e dell\u2019identit\u00e0 dei paesi europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la TV ha anche inaugurato una dimensione nuova della vita familiare. I\u00a0<em>circenses<\/em>\u00a0che l\u2019Impero romano elargiva alla plebe per guadagnarne il consenso sono diventati fruizione quotidiana. Lo spettacolo, per secoli intrattenimento periodico pubblico nei circhi e nei teatri, soprattutto dei ceti abbienti, \u00e8 diventato evento domestico quotidiano di massa. Negli ultimi anni, come aveva profetizzato Guy Debord, anche la vita politica si \u00e8 fatta spettacolo: tutta la realt\u00e0 \u00e8 stata risucchiata dalla sua rappresentazione virtuale. Ma a causa delle TV le famiglie hanno ristretto al loro interno lo spazio del dialogo domestico, sono diventate monadi incomunicanti, la societ\u00e0 ha perduto i vecchi collanti della frequentazione pubblica, si \u00e8 progressivamente dissolta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si pu\u00f2 dire che \u00e8 stata l\u2019America a creare l\u2019Uomo Nuovo a cui aspiravano i dirigenti sovietici. Con il crollo dell\u2019Unione Sovietica e del fronte comunista internazionale, la penetrazione dell\u2019ideologia capitalistica, l\u2019accettazione come naturale delle sue culture, dei suoi stili di vita, dominati da individualismo, competizione, merito, successo, denaro, primato dell\u2019impresa e del profitto, ecc., ha determinato, nella mente di moltitudini di contemporanei, l\u2019impensabilit\u00e0 di una societ\u00e0 diversa, l\u2019inimmaginabilit\u00e0 di un futuro che non fosse la replica del presente. Tale conformismo ideologico, che dura da decenni, \u00e8 stato cos\u00ec totalitario da indurre un serio studioso come Francis Fukuyama a teorizzare, com\u2019\u00e8 noto, \u201cla fine della storia\u201d. Vale a dire l\u2019impossibilit\u00e0, da parte delle societ\u00e0 umane, di creare sul pianeta nuove forme di organizzazione sociale che non fossero la ripetizione dell\u2019esistente ordine neoliberale. Il \u201cthere is no alternative\u201d di Margaret Thatcher veniva solennemente confermato. In realt\u00e0 si trattava di un azzardo profetico che doveva segnalare alle menti capaci di pensiero la morte culturale del modo di produzione capitalistico: la sua incapacit\u00e0 di progettare nuovi assetti sociali come aveva fatto, con innovazioni continue, nei tre secoli precedenti. E invece, in coro, tutti i chierici del capitale hanno cantato alleluia. Ma quanta barbarie covava in seno a questa societ\u00e0 talmente perfetta da aver sbarrato le porte dell\u2019avvenire lo hanno mostrato i massacri che hanno insanguinato il pianeta nei decenni del nuovo millennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi, anno Domini 2026, le fonti dell\u2019egemonia americana appaiono disseccate. La scienza economica neoliberista si mostra in tutta la vastit\u00e0 dei suoi fallimenti sociali, ambientali e umani. Un trentennio di sfrenamento capitalistico neoliberista ha dato vita a giganti monopolistici transnazionali, a concentrazioni abnormi di ricchezza finanziaria, disuguaglianze e sacche di povert\u00e0 senza precedenti. La concentrazione del capitale ha raggiunto vertici mai toccati prima e inferto al pianeta danni senza precedenti e forse irreversibili. Ma soprattutto ha inferto uno scacco storico a tutti i poteri statuali dell\u2019Occidente e alle loro \u00e9lites: la sovranit\u00e0 della politica e dello Stato \u00e8 stata soppiantata. Il potere laico e autonomo di governo degli Stati-nazione, che per secoli era stato distinto e superiore a quello religioso, economico e militare, \u00e8 stato privatizzato dalle potenze elette del denaro. All\u2019autorit\u00e0 dello Stato si \u00e8 sostituita quella di oligarchie onnipotenti. Non si comprende la dissoluzione del diritto internazionale se non si mette in conto l\u2019assoggettamento subito dagli esecutivi nazionali ad opera dei grandi aggregati di ricchezza, che aggirano parlamenti, divisione dei poteri, costituzioni. Sono tali potenze transnazionali che dettano le regole al ceto politico eletto nelle democrazie rappresentative. I dirigenti dei grandi partiti di massa sono infatti diventati ceto politico, svolgono un mestiere, occupano un limitato segmento nella divisione del lavoro del sistema capitalistico. Avendo scelto, per debolezza e convenienza, di spezzare il loro antico legame con la classe operaia e i ceti popolari, perdendo la capacit\u00e0 contrattuale che dava loro il consenso organizzato di massa, sono privi di forza e di visione, vivono alla giornata, in balia degli interessi privati contraddittori a cui si appoggiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altra parte, la cultura materiale americana ha esaurito il suo fascino con le ultime\u00a0<em>mirabilia<\/em>\u00a0dei prodotti digitali, ormai insidiate da quelle della Cina, della Corea, ecc. Ma la rottura pi\u00f9 grave \u00e8 avvenuta su un altro piano. Il carisma degli USA, Stato modello di democrazia e libert\u00e0, superba costruzione culturale delle \u00e9lites, \u00e8 svanito da un pezzo, nonostante la totalitaria manipolazione mediatica: crollato sotto i colpi della ricerca storica e della evidente trasformazione oligarchica del potere americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da anni, per merito soprattutto di grandi giornalisti e storici americani, come William Blum, Vincent Bevins e di tanti altri, \u00e8 emerso alla conoscenza pubblica il ruolo segreto che gli USA hanno avuto nel muovere guerra e rovesciare governi sovrani, spesso attraverso massacri di popolazione civile, dall\u2019Iran (1953) al Guatemala (1955), dalla Repubblica Democratica del Congo (1960) a Cuba (1961), dal Brasile (1965) all\u2019Indonesia (1958, 1965), dal Vietnam (1965-75) al Laos e alla Cambogia (1965-73), dal Cile (1973) a Grenada (1983) a Panama (1989). Tutte operazioni degli anni della guerra fredda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E per brevit\u00e0 trascuriamo ogni cenno alle innumerevoli ingerenze nella vita politica degli Stati, ai colpi di Stato falliti, alle pratiche di strozzinaggio, ricatto, vessazioni con cui, tramite il potere del dollaro, imprese private e Stato USA hanno segretamente tiranneggiato un po\u2019 tutti i governi e le economie di gran parte del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi queste scoperte si sono estese in forme senza precedenti per effetto di una molteplicit\u00e0 di eventi a partire dal nuovo millennio. Fondamentali le guerre dispiegate e sanguinose contro l\u2019Afghanistan, l\u2019Iraq, la Libia, l\u2019appoggio incondizionato a Israele in tutte le azioni militari in violazione dell\u2019ONU. Ma \u00e8 stato il conflitto in Ucraina, che la rombante propaganda atlantica voleva far nascere il 24 febbraio 2022 con l\u2019invasione da parte della Russia, a segnare un punto di svolta. Esso ha spinto centinaia di analisti a rintracciarne le cause storiche e ad aprire una corrente di studi sulle guerre segrete degli USA e della NATO, scoprendo una continuit\u00e0 storica che fa sistema: dalla distruzione della Repubblica Socialista di Jugoslavia, alla fine del secolo scorso, alla Siria nel 2011 fino alla dissoluzione di questo antichissimo paese come entit\u00e0 statale nel 2024. E ora, inizio 2026, con un atto di gangsterismo internazionale, l\u2019attacco al Venezuela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La desecretazione per scadenza dei termini di molte carte d\u2019archivio a Washington, relativi ad attivit\u00e0 del Pentagono e della CIA, le documentazioni recenti, ad es. di Lindsey A. O\u2019Rourke (<em>Covert Regime Change. America\u2019s Secret Cold War<\/em>, Cornell University Press 2018) o quelle di Julian Assange, stanno offrendo nuovo materiale di scoperta della politica estera segreta di questo paese. E per brevit\u00e0 non mi diffondo qui in ostentazioni bibliografiche, limitandomi a menzionare i nomi di analisti come Jacques Baud, quello di Jeffrey Sachs, di Daniele Ganser. Per non citare che pochi dei nostri autorevoli analisti, da Alberto Bradanini a Elena Basile, da Alessandro Orsini a Fabio Mini, a Giacomo Gabellini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma certo, l\u2019evento epocale che cancella per tutti i tempi a venire il mito della democrazia americana \u00e8 la partecipazione delle sue amministrazioni al pi\u00f9 atroce, pubblicamente, quotidianamente visibile genocidio del millennio: il massacro dei palestinesi a Gaza. Com\u2019\u00e8 noto, sia il democratico Biden che il repubblicano Trump hanno fornito migliaia di tonnellate di bombe perch\u00e9 l\u2019esercito di Israele potesse bombardare, per due anni, da terra, dal cielo e dal mare, gli edifici, le scuole, le universit\u00e0, gli ospedali, le case, le tende di decine di migliaia di palestinesi indifesi. Una mattanza quotidiana che rester\u00e0 per sempre nella memoria collettiva di tutti i popoli della Terra, quale monumento imperituro a testimonianza dell\u2019opera del maggiore Stato criminale dell\u2019ultima et\u00e0 contemporanea e del suo aguzzino mediorientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ebbene, quali conseguenze trarre da questo tracollo dell\u2019egemonia americana, che Donald Trump sta completando comportandosi come un bandito internazionale, rapendo capi di Stato liberamente eletti, come ha fatto con Maduro, minacciando la Groenlandia e l\u2019Iran che non gli hanno recato n\u00e9 danno n\u00e9 offesa, praticando il racket e le estorsioni dei dazi anche ai paesi amici non obbedienti? Senza qui considerare quel che la sua amministrazione sta compiendo all\u2019interno della societ\u00e0 americana con le attivit\u00e0 di squadrismo federale contro la popolazione immigrata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 evidente che i vecchi vassalli europei, giornalisti e politici, che ancora tentano di difendere e cercheranno in futuro di riabilitare l\u2019immagine di questo Impero, potranno ricevere solo incredulit\u00e0 e disprezzo universali, soprattutto da parte delle nuove generazioni. Solo una vasta opera di pulizia all\u2019interno del\u00a0<em>deep state<\/em>\u00a0americano, la cacciata definitiva dei neocon dai gangli del potere, l\u2019emergere di un nuovo ceto dirigente, l\u2019abbandono delle pratiche criminali dell\u2019Impero, la fine della NATO, possono restituire a questo grande paese un nuovo ruolo di equilibrio e di pace e al suo popolo una pi\u00f9 diffusa prosperit\u00e0 sociale. Prospettiva di cui a oggi non si intravede alcun indizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Io credo che si potranno spingere gli USA in questa direzione (consapevoli di muoverci sul ciglio abissale dell\u2019ultima guerra che sconvolger\u00e0 il pianeta) solo mostrando alle sue classi dirigenti che non hanno altra scelta se non di rinunciare alla propria dimensione di Impero, di dover limitarsi a essere un grande Stato alla pari con tutti gli altri Stati. \u00c8 ormai intollerabile che un paese ricco, con solide tradizioni e istituzioni liberali, protetto dai confini di due oceani, debba mantenere basi militari in tutto il pianeta, porsi come il gendarme del mondo, spadroneggiare con guerre e massacri di popolazioni lontane e innocenti. Lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 ora che il suo massimo rappresentante si comporta come un bandito internazionale, che scrive le regole della politica mondiale, imitazione grottesca del\u00a0<em>Dittatore<\/em>\u00a0di Chaplin, con un tratto della sua penna. Ed oggi \u00e8 ancora pi\u00f9 intollerabile che i governanti europei, per vilt\u00e0 e pochezza, acconsentano e legittimino le gesta di aggressione armata con cui questo presidente criminale colpisce e minaccia tanti paesi vicini e lontani. Deve essere ormai evidente: i governanti e i nostri giornalisti padronali devono farsene una ragione; il loro atlantismo si configura ormai come una corrente di propaganda criminale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come non vedere, a questo punto, che gli USA sono oggi, se non il nemico, certo l\u2019avversario pi\u00f9 agguerrito e temibile del Vecchio Continente? L\u2019insieme di convenienze, ipocrisie, patti segreti con cui le classi dirigenti d\u2019America e d\u2019Europa hanno operato insieme con rinnovati intenti coloniali \u00e8 andato in frantumi. (Si veda ora il numero de \u00abLa fionda\u00bb, 2025, n. 1 dedicato a\u00a0<em><a href=\"https:\/\/www.rogasedizioni.net\/product-page\/la-fionda-1-2025-noi-e-l-america\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Noi e l\u2019America. Atlantisti e Eurofanatici<\/a><\/em>.) Che cosa dunque ci impone di mantenere rapporti privilegiati con un Impero morente, che continuer\u00e0 a tiranneggiarci per necessit\u00e0 di sopravvivenza, grazie alla debolezza e divisione dei singoli Stati europei? Gli anni che ci attendono, con i progetti economicamente inflazionistici del riarmo (le armi hanno un solo valore d\u2019uso: morte e distruzione), infliggeranno danni di vasta portata alle popolazioni. E allora, perch\u00e9 non pensare a un mutamento radicale delle relazioni internazionali, che solo la passiva fedelt\u00e0 a una fase storica ormai tramontata, l\u2019atlantismo, e un pregiudizio infondato e insensato, la russofobia, ci impediscono di pensare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La ripresa delle relazioni con la Russia, oltre che con la Cina e con tutti i paesi dei BRICS, ridarebbe nuovo slancio alle economie europee, che il meschino interesse di potere personale e la stoltezza dei nostri gruppi dirigenti stanno condannando, senza alcuna necessit\u00e0, allo stesso declino dell\u2019Impero. \u00c8 evidente che queste \u00e9lites, infilatesi in un vicolo cieco, responsabili di errori seriali, spogliate di ogni dignit\u00e0 persino personale di fronte al padrone americano e agli occhi dell\u2019opinione pubblica mondiale, non sono in grado di intraprendere la strada che sarebbe necessaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Solo un nuovo ceto politico pu\u00f2 incamminarsi con coraggio sulla via che pu\u00f2 salvare l\u2019Europa e che \u00e8 quella a lei storicamente pi\u00f9 propria: l\u2019alleanza organica con la Russia, con uno Stato che sta nel nostro continente, non oltreoceano. Un paese da cui non abbiamo ricevuto offese e che gli europei hanno pi\u00f9 volte attaccato e invaso, massacrandone le popolazioni. La Federazione russa possiede il territorio pi\u00f9 vasto del pianeta, \u00e8 spopolato, \u00e8 un immenso deposito di materie prime e di fonti di energia. Se c\u2019\u00e8 qualcosa di cui non ha alcuna necessit\u00e0 \u00e8 occupare territori altrui. L\u2019idea che il suo esercito voglia invadere l\u2019Europa \u00e8 una stolida, consapevole menzogna delle nostre classi dirigenti per coprire i loro drammatici errori. La Russia ha un grande interesse ad avere rapporti pacifici con noi, ed \u00e8 notissimo anche alle pietre delle strade che \u00e8 sulla base di queste convenienze reali che si muove la storia degli Stati. Le guerre costano e si intraprendono per interessi e necessit\u00e0. Sarebbe dunque sufficiente abbandonare un pregiudizio alimentato ad arte per decenni dalle potenze atlantiche, il prodotto pi\u00f9 tossico dell\u2019americanismo, per afferrare l\u2019enorme vantaggio che gli europei acquisirebbero da un rovesciamento delle alleanze attuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occorrerebbe che le popolazioni d\u2019Europa, come nella fiaba di Andersen, finalmente gridassero: \u201cIl re \u00e8 nudo\u201d, i nostri governanti stanno mentendo. Un saldo rapporto con la Federazione russa consentirebbe all\u2019Europa di godere di una grande deterrenza militare, che farebbe venir meno, attraverso la diplomazia, la necessit\u00e0 di svenarci in spese belliche, schiudendoci prospettive economiche a dir poco grandiose con tutta l\u2019Eurasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la fine del rapporto privilegiato (e dei segreti ricatti) con le amministrazioni americane pu\u00f2 significare l\u2019emancipazione culturale definitiva dalla colonizzazione subita negli ultimi 80 anni. E questo pu\u00f2 consentire a una nuova generazione di intellettuali europei l\u2019apertura di un nuovo orizzonte di progettualit\u00e0 teorica e culturale. Senza dire che l\u2019Italia si potrebbe finalmente liberare del padre padrone che ha condizionato, spesso con oscure trame, la storia della Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scenario che si schiude \u00e8 l\u2019affascinante ignoto aperto dalla fine di cinque secoli di dominio coloniale dell\u2019Europa e poi degli USA sul resto del mondo. La sconfitta militare della NATO in Ucraina, l\u2019emergere della potenza della Cina, l\u2019avanzamento del fronte multiforme dei BRICS, un mosaico di antiche civilt\u00e0 che il nostro eurocentrismo suprematista ha allontanato dal nostro sguardo e spesso criminalizzato, pu\u00f2 dare vita a un cosmopolitismo davvero mondiale. Esso \u00e8 destinato a decretare la fine dell\u2019unipolarismo USA e potr\u00e0 imporre nuove regole di diritto internazionale, in grado di inglobare non solo gli interessi dei popoli, ma anche quelli della natura, del mondo animale, capace di incorporare i nuovi saperi del nostro tempo, fondando una nuova civilt\u00e0 del diritto. Certo non ci sfugge che questa \u00e8, al momento, una potente linea di tendenza della storia e che gli USA non cederanno, come stanno del resto gi\u00e0 facendo, rinunciando a contromosse sanguinarie. Avanzeremo negli anni prossimi muovendoci sul crinale di due sole possibili alternative: un assetto multilaterale del mondo o la guerra termonucleare e la fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma essere consapevoli di chi \u00e8 realmente il Nemico \u00e8 la premessa imprescindibile. Questo ci illumina nell\u2019apparente confusione del presente su come dobbiamo muoverci come studiosi, come forze intellettuali, come produttori d\u2019informazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi, dunque, \u00e8 grazie alla grande frattura creata dagli USA che noi europei possiamo ripensare con radicalit\u00e0 l\u2019organizzazione politica e istituzionale del Continente. E solo pensatori radicali possono fondare un nuovo progetto europeo sulla base di una verit\u00e0 inoppugnabile: l\u2019Unione Europea \u00e8 fallita, \u00e8 stata un errore. \u00c8 fallita nel suo piano economico neoliberista, come confessa di fatto il Rapporto Draghi sulla competitivit\u00e0 europea del 2024. Per l\u2019Italia, uno dei paesi fondatori dell\u2019Unione, spogliata dei suoi patrimoni pubblici, tale fallimento \u00e8 stato clamoroso, visto che nel 1991 era considerata la quarta potenza economica del pianeta ed ora \u00e8 sparita dalle classifiche. \u00c8 fallita sul piano politico perch\u00e9 ha gravemente deprivato gli Stati nazionali della loro sovranit\u00e0 monetaria e istituzionale, surrogando le loro democrazie con burocrazie non elette, senza conseguire una superiore unit\u00e0 sovranazionale, come dimostra la drammatica inesistenza di una politica estera. (Si veda ora l\u2019analisi senza scampo di Gabriele Guzzi,\u00a0<em>Eurosuicidio. Come l\u2019Unione europea ha soffocato l\u2019Italia e come possiamo salvarci<\/em>, Fazi 2025.) D\u2019altra parte non c\u2019\u00e8 certificazione pi\u00f9 desolante di tale disfatta dell\u2019inazione e addirittura della partecipazione attiva di alcuni importanti Stati europei al genocidio del popolo di Gaza, come hanno fatto la Germania, l\u2019Italia e il Regno Unito. Un\u2019infamia inoccultabile che si completa oggi con le posizioni di politica di riarmo in ubbidienza alla NATO. Le \u00e9lites dei paesi che nel \u2019900 hanno insanguinato il pianeta con ben due guerre mondiali, dopo 35 anni di Unione promettono ai propri cittadini un luminoso avvenire di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non vogliamo qui inoltrarci in proposte programmatiche per il futuro su cui ci siamo impegnati in altre sedi. Ma almeno qualche suggestione ci sentiamo di esprimerla. Vastissimo \u00e8 infatti il campo di innovazione\/conservazione che ci si schiude sul piano culturale. Smontare i paradigmi dell\u2019americanismo pu\u00f2 offrire un\u2019occasione a nuovi ceti intellettuali per riproporre, rovesciandoli, quelli del nostro umanesimo, delle nostre tradizioni cristiane, mutualistiche, socialistiche all\u2019interno di una visione olistica della vita umana. I nuovi saperi delle scienze ambientali, quelli per intenderci di pensatori come Edgar Morin, Gregory Bateson e altri, che attraverso il dialogo con le discipline umanistiche possono aprire frontiere inesplorate di umana conoscenza e nuovi approdi etici. E a questo fine bisogner\u00e0 mettere mano alle strutture della formazione della scuola e dell\u2019Universit\u00e0. Uno dei capitoli delle politiche fallimentari dell\u2019Unione \u00e8 infatti il nuovo corso impresso agli studi scolastici e universitari a partire dal cosiddetto \u201cProcesso di Bologna\u201d del 1999. \u00c8 da quel momento che l\u2019UE ha cominciato a indirizzare gli assi della formazione delle nuove generazioni europee verso apprendimenti strumentali, competenze utili a fini produttivi, destinati a sostenere la competizione globale dell\u2019Europa. I nuovi programmi, che hanno inserito nelle didattiche una miserabile logica aziendale, hanno emarginato i saperi umanistici, creando figure di laureati espertissimi su ambiti specialistici sempre pi\u00f9 ristretti e ignoranti di tutto il resto. Con lungimirante senso strategico i pianificatori hanno mirato a istituzioni formative destinate a rimpicciolire gli uomini, a trasformare gli individui in utensili della grande Macchina della produzione e del consumo, a privarli dello sguardo olistico che le frontiere culturali e ambientali del nostro tempo rendono necessario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la cultura umanistica \u00e8 impensabile senza la lingua. E le lingue europee, le lingue degli Stati nazionali, sono l\u2019espressione secolare della loro storia e del loro processo di civilizzazione. \u00c8 proprio tale gigantesco patrimonio che negli ultimi decenni \u00e8 stato messo all\u2019angolo a favore di una anglofilia d\u2019accatto, della lingua del neoliberismo angloamericano, dal provincialismo e dalla ignoranza senza confini di politici, giornalisti, intellettuali, pubblicitari europei (italiani in prima fila), convinti di toglierci di dosso la muffa del passato, di portarci nella modernit\u00e0 di cartapesta della finzione pubblicitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tale ambito la cultura radicale pu\u00f2 inaugurare \u2013 ma lo sta gi\u00e0 facendo da tempo, in forme sparse \u2013 un capitolo entusiasmante di innovazione\/restaurazione del linguaggio, di critica politica e culturale soprattutto nei confronti dei funzionari della cultura, sedicenti democratici, difensori dei \u201cvalori dell\u2019Occidente\u201d. Mentre USA ed Unione Europea sono allo sbando, mentre il maniero di cui sono a guardia sta crollando alle loro spalle, la posizione dell\u2019intellettualit\u00e0 radicale ha oggi un vantaggio storico che non pu\u00f2 lasciarsi sfuggire. Giornalisti e scrittori televisivi oggi appaiono, a chi ha occhi per vedere, riproduzioni in piccola scala di Don Chisciotte, armati di lancia e scudo a difesa di una nobile, ma tramontata cavalleria. Difendono \u201cla pi\u00f9 antica democrazia del mondo\u201d e gli imperituri \u201cvalori occidentali\u201d senza voler vedere di che sangue grondano da gran pezzo e a che punto di barbarie sono pervenuti. Bisogna mostrarli nella loro grottesca nudit\u00e0 alle popolazioni ingannate da decenni di menzogne. E occorre sapere che non c\u2019\u00e8 dileggio pi\u00f9 umiliante che si possa muovere a codesti intellettuali a guardia dello status quo, che farli sentire obsoleti, non pi\u00f9 al passo con le novit\u00e0 che avanzano. Per costoro infatti, colonizzati fin nei cromosomi dal falso progressismo neoliberistico, solo il domani \u00e8 meglio di oggi, poich\u00e9 la loro concezione del tempo, perfino di quello cosmico, deve esaltare la velocit\u00e0 del circuito del denaro, della sua valorizzazione incessante, del processo di accumulazione della ricchezza, che oggi \u00e8, prevalentemente, fatta di carta moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si riapre dunque il tempo della satira, oggi depresso dallo spettacolo di morte che opprime il nostro campo visivo. Sebbene i governanti europei facciano a gara per sopravanzarsi nel campo senza confini del ridicolo. Ma chi possiede cultura, radicalit\u00e0 e coraggio riesce a muovere il riso, anche se non \u00e8 attore, come fa da tempo in Italia Marco Travaglio, con i suoi editoriali sul \u00abFatto Quotidiano\u00bb e i suoi spettacoli. Si tratta ad ogni modo di un passaggio importante, per colpire dalle fondamenta l\u2019americanismo e le basi dell\u2019egemonia capitalistica. E naturalmente, senza dimenticare i grandi media, soprattutto la televisione che, come abbiamo visto, grazie alla servit\u00f9 e alla malafede di schiere innumerevoli di giornalisti (oltre che dei servizi segreti americani), rappresenta il nemico che abbiamo in casa.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/09\/deamericanizzare-limmaginario-europeo\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/09\/deamericanizzare-limmaginario-europeo\/<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Piero Bevilacqua) Quando si spezza qualcosa di profondo nel flusso ordinario del presente e confusamente avanza un paesaggio nuovo, la nostra mente si volge all\u2019indietro, scorge la conclusione di un\u2019epoca e diventa incline a tentare bilanci, a fare storia. Solo cos\u00ec si comprende di che stoffa pu\u00f2 essere tessuto il futuro che ci attende. 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