{"id":93933,"date":"2026-02-11T11:51:36","date_gmt":"2026-02-11T10:51:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93933"},"modified":"2026-02-11T11:51:36","modified_gmt":"2026-02-11T10:51:36","slug":"trump-e-il-duro-scontro-interno-al-capitalismo-intervista-ad-alessandro-volpi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93933","title":{"rendered":"Trump e il duro scontro interno al capitalismo. Intervista ad Alessandro Volpi"},"content":{"rendered":"<p><strong>da L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Luca Busca)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-93934 aligncenter\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/volpi-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"365\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/volpi-300x171.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/volpi.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 365px) 100vw, 365px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alessandro Volpi, ex sindaco di Massa, docente di Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa, \u00e8 reduce dall\u2019ultima fatica letteraria, pubblicata nel 2025 con Laterza, dal titolo emblematico: \u201cLa guerra della Finanza \u2013 Trump e la fine del capitalismo globale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il libro s\u2019inserisce perfettamente in un quadro geopolitico che appare sempre pi\u00f9 confuso, facendo luce su dinamiche che sembrano sconvolgere i canoni classici del neoliberismo. Abbiamo cos\u00ec chiesto \u201clumi\u201d al professor Volpi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L.B. Con il secondo mandato di Donald Trump come \u00e8 cambiata la comunicazione geopolitica e soprattutto cosa \u00e8 cambiato \u201cnel duro scontro interno al capitalismo contemporaneo &#8230; in seguito all\u2019elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti\u201d?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>A.V.<\/strong> L\u2019elezione di Trump ha segnato una forte tensione all\u2019interno del capitalismo finanziario Usa, dominato da diversi anni dall\u2019assoluta centralit\u00e0 dei grandi fondi di raccolta del risparmio gestito; le cosiddette Big Three, rappresentate da BlackRock, Vanguard e State Street, capaci di raccogliere quasi 50 mila miliardi di dollari di asset in giro per il mondo e di indirizzarli verso i principali titoli dello S&amp;P 500, divenendo cos\u00ec le principali azioniste di vasti settori, dai colossi come Amazon, Alphabet, Microsoft, Meta e Nvidia ad una sequenza di major dell\u2019energia, delle armi, della grande distribuzione e del divertimento. L\u2019arrivo di Trump ha comportato un almeno parziale indebolimento di questo monopolio perch\u00e9 il nuovo presidente aveva e ha una finanza decisamente pi\u00f9 organica alle sue posizioni, da Musk, a Thiel, a Ellison, a Bessent e Lutnick, figure legate al mondo delle criptovalute, delle commesse statali, della finanza hedge e che lo stesso Trump ha addirittura inserito in posti chiave del suo governo. Questa compresenza di Big Three e finanza trumpiana \u00e8 stato, e continua ad essere, un elemento di forte instabilit\u00e0 nel mercato finanziario americano, decisamente appesantito peraltro da una ipertrofia finanziaria, con titoli che hanno un prezzo 50 volte gli utili, e da una profonda crisi dell\u2019indebitamento pubblico e privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L.B. Alcuni analisti hanno interpretato la politica dei \u201cdazi\u201d, e gli attacchi militari a paesi non allineati ma ricchi di risorse energetiche (Nigeria, Venezuela e Iran) come segnali di debolezza dovuti alla perdita sostanziale di egemonia economica e politica nel panorama mondiale. Qual \u00e8 il tuo parere in proposito?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>A.V.<\/strong>\u00a0Penso che si tratti di una valutazione corretta. Trump \u00e8 stato costretto a introdurre i dazi per due ragioni fondamentali. La prima \u00e8 rintracciabile nella necessit\u00e0 di fare cassa, di trovare risorse per coprire un debito federale che ormai sfiora i 40mila miliardi di dollari e impone il pagamento di 1300 miliardi di dollari d\u2019interessi ogni anno. In tale ottica, i dazi sono un modo per far pagare agli esportatori negli Stati Uniti una parte di tale debito, nella convinzione, maturata dallo stesso Trump, che numerosi dei partner americani non possano far a meno del mercato Usa e quindi pagheranno i dazi, magari operando in modo da ridurre il costo di produzione e dunque il prezzo finale delle loro merci per non perdere la fondamentale clientela degli Stati Uniti. La seconda ragione dei dazi si trova nel tentativo degli Stati Uniti di ridurre il disavanzo commerciale, oggi vicino ai 1000 miliardi di dollari l\u2019anno, e di riportare in patria intere fasi produttive ora dislocate in giro per il mondo per effetto della globalizzazione che, a detta di Trump, \u00e8 una responsabilit\u00e0 dei democratici. Tuttavia i dazi non bastano a centrare questi obiettivi perch\u00e9 il debito americano \u00e8 troppo grande e sta perdendo compratori, dalla Cina, all\u2019India, alle petromonarchie, cos\u00ec come appare complicatissima una ripresa produttiva statunitense. Dunque, Trump ha affiancato alla strategia dei dazi quella dell\u2019aggressivit\u00e0 militare, con l\u2019obiettivo di mettere le mani su aree del pianeta particolarmente ricche di materie prime ed energia. Queste sarebbero destinate a costituire il sottostante reale di un\u2019economia finanziaria a stelle e strisce altrimenti debole. La finalit\u00e0 sarebbe anche quella di spingere i BRICS e le altre potenze emergenti a tornare a comprare debito USA e a non abbandonare il dollaro. In sintesi, dazi e aggressione militare nascono dalla profonda crisi degli Stati Uniti, che Trump ha in larga misura ereditato.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" style=\"text-align: justify\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-3\" class=\"optiload\" data-google-query-id=\"CL7rn4qh0ZIDFbaT_QcdQz82qg\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5966054,22788468173\/Lantidiplomatico_it\/Lantidiplomatico_it_Intext_1__container__\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L.B. La dedollarizzazione; la dismissione progressiva dei titoli di indebitamento da parte di paesi come Cina e Arabia Saudita; l\u2019aumento delle aree economico-commerciali che non includono gli Stati Uniti (Mercosur &#8211; BRICS+ &#8211; Asean &#8211; Shanghai Cooperation Organisation &#8211; African Continental Free Trade Area \u2013 etc.) sono segnali di un \u201cdeclino\u201d progressivo dell\u2019egemonia statunitense. Quali sono le cause di questi fenomeni e in che modo Trump pensa di affrontare o risolvere tali problemi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>A.V.<\/strong> Le cause sono molteplici. La prima, e forse pi\u00f9 evidente, \u00e8 costituita dalla globalizzazione neoliberista. Di fronte all\u2019accentuarsi delle tensioni sociali nei grandi spazi produttivi, di fronte alle incipienti proteste ambientali e di fronte all\u2019erosione dei margini di profitto per l\u2019aumento dei costi, il capitalismo occidentale ha scelto la strada del trasferimento in altre aree del mondo delle fasi produttive per recuperare proprio quei margini in caduta libera e per disinnescare la protesta sociale. Al tempo stesso, tale capitalismo ha scelto di assumere le sembianze monopolistiche della finanziarizzazione, eliminando ogni vincolo non solo alla circolazione dei capitali ma anche a ogni freno alla generazione di una finanza artificiale, composta da migliaia di tipologie di prodotti finanziari volti a moltiplicare all\u2019infinito la prerogativa di tale settore di \u201cinventare\u201d ricchezza. Sono nate cos\u00ec le banche universali, gli strumenti derivati, trasformati da forme assicurative contro il rischio in vere e proprie forme di speculazione, la proliferazione dei fondi verso cui destinare masse crescenti di risparmio per supplire allo smantellamento dei sistemi di Welfare. Negli Stati Uniti questo processo \u00e8 stato rapidissimo e ha disgregato il sistema produttivo interno, ha finanziarizzato praticamente per intero la vita degli individui, andando incontro allo scoppio di continue bolle i cui effetti venivano contenuti con la produzione di debito coperto dalla dollarizzazione. Ora questo schema si sta esaurendo perch\u00e9 la Cina ha ampiamente superato gli Stati Uniti in termini produttivi e perch\u00e9 la montagna del debito pubblico, pari come ricordato a quasi 40mila miliardi di dollari, e quello privato, stimato attorno ai 35mila miliardi, non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile e, soprattutto, non pi\u00f9 credibile, con conseguente fuga dal dollaro. Trump pensa di affrontare questa crisi con i dazi, con le minacce militari, con l\u2019imposizione di una sorta di monopolio dei combustibili fossili, magari in condominio con la Russia, e con il ricorso alle \u201cstable coin\u201d, convertibili in dollari: un\u2019operazione decisamente pericolosa e assai difficile da realizzare dato il carattere strutturale della crisi Usa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L.B. nel tuo libro c\u2019\u00e8 un\u2019analisi dettagliata sulle \u201corigini storiche dei padroni del mondo\u201d e sull\u2019assalto al \u201crisparmio europeo\u201d, oltre che sulla corsa al riarmo come prossima bolla speculativa. Puoi spiegarci brevemente come questi fattori influenzano lo \u201cscontro interno al capitalismo\u201d. Ritieni che si tratti di strategie difensive concordate o d\u2019improvvisazioni economiche e politiche?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>A.V.<\/strong> Le gi\u00e0 ricordate tensioni interne al capitalismo finanziario americano, hanno generato una non banale e rinata volatilit\u00e0 che ha spinto i grandi gestori del risparmio a trovare soluzioni alternative. Una di queste \u00e8 stata fornita dalla classe dirigente europea, dal Rapporto Draghi per finire con il Rearm Europe. Se il capitalismo finanziario occupa una posizione centrale nel mondo occidentale, chiamato dalle scelte politiche neoliberali a garantire previdenza e assistenza attraverso il risparmio convogliato nei fondi gestiti dalle Big Three, e se la tenuta finanziaria degli Stati Uniti \u00e8 minacciata dall\u2019entit\u00e0 del debito pubblico, cui si aggiunge la concorrenza cinese anche nei settori della bolla tecnologica e dell\u2019intelligenza artificiale, cos\u00ec decisivi per il mercato finanziario globale, allora il riarmo europeo si presenta come una possibile soluzione. Esso diventa la strada da percorrere per costruire un sistema di titoli finanziari ad alto rendimento, capaci di sostituire in parte quelli tecnologici. Inoltre, potrebbe offrire nuova stabilit\u00e0 ai milioni di portafogli dei risparmiatori. Con il riarmo, la Commissione von der Leyen ha indirizzato 800 miliardi di euro nella spesa militare, l\u2019ha tolta dai vincoli del Patto di Stabilit\u00e0 e l\u2019ha sostenuta con le risorse della Bei. Nel frattempo la Germania di Mertz ha annunciato un formidabile piano di riarmo, cui si \u00e8 unito l\u2019impegno europeo di portare la spesa per la Nato al 5% del Pil. Ci\u00f2 ha determinato l\u2019immediata impennata dei titoli e dei prodotti finanziari legati alle societ\u00e0 che si occupano di sistemi d\u2019arma, da Rehinmetall, a Thales, a Bae System, a Leonardo, costituendo cos\u00ec una nuova bolla in cui si sono gettate le Big Three.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L.B. Come evolver\u00e0 questo conflitto interno al capitalismo nei prossimi tre anni di presidenza Trump? Quali futuri ci dobbiamo aspettare a livello mondiale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>A.V.<\/strong>\u00a0L\u2019evoluzione delle tensioni interne al capitalismo \u00e8 probabile che si articoli su pi\u00f9 piani. Trump cercher\u00e0, infatti, di ricomporre lo scontro interno fra Larry Fink, Jamie Dimon, i grandi fondi e la \u201csua\u201d finanza, da Palantir a Oracle, coinvolgendoli nella comune gestione delle commesse militari, delle risorse delle aree sottoposte a controllo militare, degli strumenti finanziari e monetari, iniziando dalle criptovalute: una sorta di patto per evitare che scoppi la bolla finanziaria e il dollaro sia travolto. Non bisogna dimenticare che oggi il debito Usa \u00e8 per il 75% nelle mani di grandi fondi statunitensi, della Fed, di varie agenzie federali mentre la percentuale nelle mani del resto del mondo ha toccato il minimo storico del 25%. Quindi sistemare il conflitto interno al capitalismo nordamericano, \u00e8 per Trump fondamentale, come del resto dimostra la nomina di una figura di chiaro compromesso come Kevin Warsh alla guida della Fed. Per operare questa ricongiunzione ed evitare la dedollarizzazione, tuttavia, Trump ha bisogno anche di mantenere relazioni non troppo conflittuali con la Cina, data la sua centralit\u00e0 nell\u2019utilizzo del dollaro e nelle filiere produttive americane oltre che per la sua capacit\u00e0, attraverso le esportazioni in Usa, di frenare l\u2019inflazione. E\u2019 possibile quindi che il presidente \u201cMaga\u201d immagini un quadro multipolare, con Cina, Russia in primis, dentro il quale collocare il capitalismo statunitense, certamente ridimensionato ma non demolito da una radicale svalutazione della propria moneta e dall\u2019esplosione finanziaria.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" style=\"text-align: justify\" data-adunitid=\"2\">\n<div class=\"evo-passback\" data-init=\"true\" data-pb=\"pb_300x250\"><ins class=\"adsbygoogle\" data-ad-client=\"ca-pub-8945354104464549\" data-ad-slot=\"3701709072\" data-adsbygoogle-status=\"done\" data-ad-status=\"filled\"><\/p>\n<div id=\"aswift_5_host\"><\/div>\n<p><\/ins><\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L.B. In tutto questo l\u2019Europa sembra subire le politiche statunitensi a prescindere dall\u2019interlocutore presidenziale. Alcuni osservatori ritengono che Joe Biden abbia promosso lo scontro per procura con la Russia con l\u2019intento di creare una nuova \u201ccortina di ferro\u201d tra l\u2019Europa, molto allargata a est, e l\u2019Eurasia. Donald Trump, facendo leva sulla retorica della pace, ha mantenuto le distanze create dal suo predecessore, risparmiando anche sui finanziamenti all\u2019Ucraina delegandoli, in gran parte, alla colonia europea. Nel frattempo ha ottenuto lo sfruttamento delle risorse dell\u2019Ucraina dell\u2019Ovest e il \u201cNATO 5% Defence Spending Pledge\u201d. Questa politica genuflessa dove condurr\u00e0 il Vecchio Continente?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A.V. L\u2019Unione europea, e pi\u00f9 generalmente l\u2019Europa, cos\u00ec com\u2019\u00e8 governata sembra destinata a essere la vera vittima sacrificale. I vari paesi hanno scelto nel tempo, Italia e Germania in primis, politiche economiche di austerit\u00e0 che hanno distrutto i consumi interni e creato una dipendenza patologica dalle esportazioni, a cominciare da quelle verso gli Stati Uniti. Per la guerra in Ucraina, l\u2019Europa si \u00e8 privata dal suo principale fornitore di energia, sottoponendosi cos\u00ec alla dipendenza dal costoso gas liquido naturale statunitense. Le politiche neoliberali di finanziarizzazione hanno, nel tempo, determinato un vincolo di assoluta dipendenza dei capitali e dei risparmi europei dall\u2019andamento delle Borse americane, per cui per l\u2019Unione europea un crollo dello S&amp;P 500 comporterebbe crisi bancarie e assicurative, con conseguenze pesanti per i risparmiatori. In tale ottica non \u00e8 possibile neppure tassare il surplus di servizi che proviene dagli Usa perch\u00e9 i titoli finanziari di quei servizi sono i pi\u00f9 presenti nei portafogli europei. La scommessa quindi, ancora una volta finanziaria, \u00e8 allora quella del riarmo, ma \u00e8 evidente che da una simile soluzione non pu\u00f2 certo derivare una vera ripresa produttiva.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" style=\"text-align: justify\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-7\" class=\"optiload\" data-google-query-id=\"CMWo19Gh0ZIDFaAilwgd4mUg-w\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5966054,22788468173\/Lantidiplomatico_it\/Lantidiplomatico_it_Intext_5__container__\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L.B. Se la \u201cguerra della finanza\u201d segna la crisi del capitalismo globale cos\u00ec come lo abbiamo conosciuto dagli anni Novanta in poi, quale modello sta emergendo al suo posto? Siamo di fronte a un ritorno del capitalismo nazionale, a una forma di capitalismo politico guidato dagli Stati, oppure a una nuova fase di concentrazione finanziaria ancora pi\u00f9 radicale?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A.V. E\u2019 molto difficile fare previsioni ma \u00e8 probabile che il capitalismo finanziario, come fase storica, stia finendo; prima di terminare conoscer\u00e0 una concentrazione monopolistica ancora pi\u00f9 forte con il tentativo di trasformare gran parte della popolazione occidentale in risparmiatori forzati per la fine dello Stato sociale e dunque in soggetti finanziari nelle mani di pochissimi grandi gruppi che con tali risorse proveranno ad animare continue bolle. Ma la perdita di una reale capacit\u00e0 produttiva, il perdurare della dipendenza europea dagli Stati Uniti e l\u2019avvento di Cina a BRICS segneranno il passaggio ad una fase nuova in cui, \u00e8 possibile, che il capitalismo non trovi una soluzione al proprio interno ma debba fare i conti con formule politiche per lui sconosciute, destinate a trovare una declinazione a livello di singole nazioni piuttosto che su scala continentale.<\/p>\n<div class=\"gptslot evo-intext\" data-adunitid=\"2\">\n<div class=\"evo-passback\" data-init=\"true\" data-pb=\"pb_300x250\"><ins class=\"adsbygoogle\" data-ad-client=\"ca-pub-8945354104464549\" data-ad-slot=\"3701709072\" data-adsbygoogle-status=\"done\" data-ad-status=\"filled\"><\/p>\n<div id=\"aswift_6_host\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-trump_e_il_duro_scontro_interno_al_capitalismo__intervista_ad_alessandro_volpi\/45289_65248\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-trump_e_il_duro_scontro_interno_al_capitalismo__intervista_ad_alessandro_volpi\/45289_65248\/<\/a><\/div>\n<p><\/ins><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Luca Busca) Alessandro Volpi, ex sindaco di Massa, docente di Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa, \u00e8 reduce dall\u2019ultima fatica letteraria, pubblicata nel 2025 con Laterza, dal titolo emblematico: \u201cLa guerra della Finanza \u2013 Trump e la fine del capitalismo globale\u201d. Il libro s\u2019inserisce perfettamente in un quadro geopolitico che appare sempre pi\u00f9 confuso, facendo luce su dinamiche che sembrano sconvolgere i canoni classici del neoliberismo. Abbiamo cos\u00ec&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":111,"featured_media":91597,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Lantidiplomatico.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-or3","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93933"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/111"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=93933"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93933\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":93935,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/93933\/revisions\/93935"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/91597"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=93933"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=93933"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=93933"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}