{"id":93970,"date":"2026-02-17T10:30:03","date_gmt":"2026-02-17T09:30:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93970"},"modified":"2026-02-16T23:39:40","modified_gmt":"2026-02-16T22:39:40","slug":"monaco-2026-leuropa-che-parla-da-adulta-e-viene-trattata-da-minore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=93970","title":{"rendered":"Monaco 2026: l\u2019Europa che parla da adulta e viene trattata da minore"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Giuseppe Gagliano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-93971\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/FB_IMG_1771281379604-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/FB_IMG_1771281379604-300x168.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/FB_IMG_1771281379604.jpg 700w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La fotografia vera non \u00e8 sul palco, \u00e8 nei corridoi<\/strong><\/p>\n<p>La Conferenza sulla sicurezza di Monaco (13-15 febbraio 2026) si \u00e8 chiusa nel solito modo: grandi formule, grandi promesse, grandi aggettivi. Ma la politica internazionale non si misura con gli aggettivi: si misura con chi decide l\u2019ordine del giorno e, soprattutto, chi pu\u00f2 permettersi di disertarlo. Quando Marco Rubio salta all\u2019ultimo minuto il vertice \u201cFormato Berlino\u201d sull\u2019Ucraina a margine della conferenza, la sostanza \u00e8 tutta l\u00ec: gli europei possono anche riempire una sala, ma se il segretario di Stato americano non si siede, quel tavolo scende di categoria. Non \u00e8 un incidente, \u00e8 gerarchia.<\/p>\n<p>E la gerarchia \u00e8 ancora pi\u00f9 chiara guardando a ci\u00f2 che Rubio fa subito dopo: una tourn\u00e9e mirata verso i governi \u201cutili\u201d per Washington in Europa orientale, con tappe a Bratislava e Budapest e incontro annunciato con Viktor Orb\u00e1n. \u00c8 la versione contemporanea dell\u2019alleanza: non abbandono, selezione delle leve e degli interlocutori.<\/p>\n<p><strong>La dottrina del logoramento: la guerra come metodo, non come emergenza<\/strong><\/p>\n<p>Friedrich Merz, aprendo la conferenza, mette in parole una linea che a Monaco circola sottotraccia da mesi: la guerra finir\u00e0 solo quando la Russia sar\u00e0 \u201cesausta\u201d economicamente e forse militarmente. E quindi \u201cdobbiamo fare tutto\u201d per portarla a quel punto. Non \u00e8 una posizione negoziale: \u00e8 un orizzonte di consumo, un\u2019idea di politica trasformata in prova di resistenza.<\/p>\n<p>In questo schema ogni settimana non \u00e8 pi\u00f9 una tragedia da fermare, ma un pezzo di pressione \u201cutile\u201d. E quando la politica si abitua a considerare \u201cutile\u201d la durata di una guerra, allora la guerra smette di essere l\u2019eccezione e diventa la normalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La soglia militare: quando \u201cpi\u00f9 forza\u201d significa pi\u00f9 rischio<\/strong><\/p>\n<p>Il passaggio pi\u00f9 delicato, a Monaco, \u00e8 la tentazione di confondere la pace con l\u2019aumento indefinito della posta. Lindsey Graham parla apertamente di dare all\u2019Ucraina missili Tomahawk per colpire in profondit\u00e0 infrastrutture cruciali. Qui il confine \u00e8 sottile: \u201ccostringere a negoziare\u201d pu\u00f2 diventare, con una sola decisione, \u201callargare la guerra\u201d. E quando il controllo dell\u2019escalation \u00e8 incerto, l\u2019escalation diventa una variabile autonoma.<\/p>\n<p><strong>La Cina che \u201cconcede\u201d un diritto e intanto descrive l\u2019Europa<\/strong><\/p>\n<p>In parallelo, Wang Yi offre all\u2019Europa una frase che suona gentile ma \u00e8 tagliente: l\u2019Europa \u201cha il diritto\u201d di partecipare ai negoziati, perch\u00e9 il conflitto \u00e8 sul suo continente, e non dovrebbe essere \u201cnel men\u00f9\u201d ma \u201cal tavolo\u201d. \u00c8 un promemoria pi\u00f9 che un invito: vi riconosciamo una legittimit\u00e0, ma non vediamo ancora una capacit\u00e0.<\/p>\n<p>E infatti la contraddizione resta: l\u2019Europa rivendica presenza, ma fatica a produrre una proposta autonoma che non sia la prosecuzione della pressione fino al cedimento dell\u2019avversario.<\/p>\n<p><strong>Economia: l\u2019Europa paga, l\u2019urgenza decide dove si compra<\/strong><\/p>\n<p>Il lato economico completa il quadro. L\u2019Unione ha impostato per il 2026-2027 un pacchetto da 90 miliardi in prestiti a Kiev, con 60 miliardi destinati a spese di difesa e acquisti militari. E soprattutto, nelle parole della Commissione, c\u2019\u00e8 il \u201cprincipio a cascata\u201d: prima si compra in Ucraina o nell\u2019Unione; se non si pu\u00f2 \u201cin tempo\u201d, si compra fuori. Traduzione politica: l\u2019urgenza bellica spinge verso il fornitore che consegna pi\u00f9 rapidamente, e oggi quel fornitore \u00e8 spesso americano. La dipendenza industriale cresce proprio mentre si promette autonomia.<\/p>\n<p>Qui l\u2019Europa paga due volte: sostiene la tenuta ucraina e, per sostenerla, accelera una filiera d\u2019acquisto che rischia di consolidare altrove capacit\u00e0 produttive e standard tecnologici.<\/p>\n<p><strong>Gli Stati Uniti non si ritirano: restano dove contano<\/strong><\/p>\n<p>Il gesto di Rubio non \u00e8 un addio. \u00c8 un segnale di riposizionamento. La presenza americana resta decisiva nelle funzioni che contano davvero: intelligence, tecnologia, coordinamento, deterrenza. L\u2019onere quotidiano \u2013 politico, economico, sociale \u2013 tende invece a scivolare sugli europei. \u00c8 l\u2019asimmetria moderna: indispensabili nei nodi che impediscono l\u2019autonomia altrui, pi\u00f9 leggeri nei costi della permanenza.<\/p>\n<p><strong>Londra rientra dalla finestra e Parigi alza la voce<\/strong><\/p>\n<p>A Monaco torna a essere dicibile ci\u00f2 che fino a poco fa era quasi un tab\u00f9: deterrenza europea, opzioni nucleari, architettura comune. Keir Starmer spinge l\u2019idea che la potenza militare sia la \u201cvaluta\u201d del secolo e che l\u2019Europa debba prepararsi a scenari duri. Sullo sfondo, si discute di meccanismi comuni di finanziamento e procurement, perch\u00e9 senza massa critica il riarmo resta una somma di bilanci nazionali che si pestano i piedi.<\/p>\n<p>E dentro questa dinamica c\u2019\u00e8 un effetto collaterale inevitabile: se i pilastri diventano soprattutto Londra e Parigi, allora la sicurezza europea si regge su capitali che hanno \u2013 storicamente \u2013 ambizioni di guida, non vocazione al pari grado.<\/p>\n<p><strong>La notizia politica che non viene detta<\/strong><\/p>\n<p>Monaco 2026 non certifica \u201csolo\u201d una conferenza riuscita o fallita. Certifica un\u2019abitudine: l\u2019Europa accetta l\u2019idea di una guerra lunga come condizione strutturale, pur di non perdere l\u2019ombrello americano. E intanto scopre che l\u2019ombrello si apre e si chiude dove decide Washington, non dove chiedono i comunicati europei.<\/p>\n<p>\u00c8 questa la minorit\u00e0: parlare da soggetto strategico, ma essere trattati da destinatario di decisioni altrui.<\/p>\n<p><em>#TGP #Europa #Usa #Geopolitica<\/em><\/p>\n<p><em>Fonte: https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/16\/monaco-2026-leuropa-che-parla-da-adulta-e-viene-trattata-da-minore\/<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1TQ9iahpSM\/\">https:\/\/www.facebook.com\/share\/p\/1TQ9iahpSM\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di TERMOMETRO GEOPOLITICO (Giuseppe Gagliano) La fotografia vera non \u00e8 sul palco, \u00e8 nei corridoi La Conferenza sulla sicurezza di Monaco (13-15 febbraio 2026) si \u00e8 chiusa nel solito modo: grandi formule, grandi promesse, grandi aggettivi. 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