{"id":94078,"date":"2026-02-24T09:19:39","date_gmt":"2026-02-24T08:19:39","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94078"},"modified":"2026-02-24T09:19:39","modified_gmt":"2026-02-24T08:19:39","slug":"distruzione-pubblica-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94078","title":{"rendered":"D\u2019Istruzione pubblica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LA FIONDA (Elisabetta Frezza)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\" style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/20260201120403__D_istruzione_pubblica_il_film_che_denuncia_lo_smantellamento_della_scuola_pubblica_RAW-1.webp\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/20260201120403__D_istruzione_pubblica_il_film_che_denuncia_lo_smantellamento_della_scuola_pubblica_RAW-1.webp\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"contenuto-post\" style=\"text-align: justify\">\n<p><strong>La scuola autoritaria \u00e8 quella delle nozioni o quella delle educazioni?\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>A margine di un film originale, gagliardo e decisamente rompiscatole, si sostiene di seguito una tesi controcorrente portando due prove provate della sua bont\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il film<\/strong><\/p>\n<p>Fascista, comunista, rossobruno. In mancanza di argomenti, i detrattori lanciano etichette. Forse perch\u00e9 non lo hanno visto arrivare, o comunque se lo aspettavano diverso, pi\u00f9 aderente ai clich\u00e9 del dissenso convenzionale, e dunque metabolizzato, e dunque innocuo, e dunque consentito.<\/p>\n<p>Porta il titolo icastico di\u00a0<em>D\u2019istruzione pubblica<\/em>, \u00e8 una produzione cento per cento indipendente \u2013\u00a0<em>incredibile dictu<\/em>\u00a0\u2013 e in questi giorni sta riempiendo le sale. Racconta la storia triste del sistema scolastico italiano, malato cronico di riformite a senso unico (quale che sia il colore dei governi) e ormai ridotto a un pachiderma in agonia.<\/p>\n<p>La buona notizia \u00e8 che non \u00e8 ancora morto, il pachiderma: sporadici segni di vitalit\u00e0 si registrano nei luoghi di missione di quei pochi docenti e pochissimi pr\u00e8sidi irriducibili, per ora scampati alle ronde dei guardiani dell\u2019ortodossia (o alla delazione di colleghi collaborazionisti, o agli starnazzi di genitori per i quali il voto \u00e8 tutto, e pazienza se \u00e8 fasullo). Anche di queste tracce di vita \u2013 fondato motivo per credere che non tutto sia perduto \u2013 si rende conto nel film, perch\u00e9 la macchina da presa sbircia dentro spazi dove si parla ancora il linguaggio desueto della realt\u00e0, della ragione e del buon senso, altrove sostituito con destrezza (e desolante facilit\u00e0) dal suono salmodiato delle formulette ipnotiche e dei ritornelli ebeti, degli acronimi demenziali e degli anglismi\u00a0<em>cringe<\/em>: quell\u2019impostura lessicale e fonetica che tanto piace alla gente che piace, solerte ad appiccicare a caso, su cose e su persone, etichette prestampate. Per l\u2019appunto.<\/p>\n<p>La pellicola narra della catastrofe, s\u00ec, ma non \u00e8 un inno alla scuola che fu. E tuttavia non si pu\u00f2 negare che una volta una scuola ci fosse, e ora non pi\u00f9. Non idealizza una trascorsa et\u00e0 dell\u2019oro. E tuttavia non si pu\u00f2 negare come, a un certo punto della storia, una mano ineffabile abbia impresso alla scuola un\u2019inversione di rotta, con una manovra temeraria al punto da sfuggire a quasi tutti i radar, s\u00ec che a una fase di tensione verso la realizzazione del proprio statuto naturale (quello di garantire a tutti i cittadini un\u2019adeguato livello di istruzione) \u00e8 succeduta una fase, invertita, di demolizione controllata dei risultati raggiunti e di programmatico tradimento di una ragion d\u2019essere che \u00e8 esclusiva e irrinunciabile.<\/p>\n<p>Questa torsione fatale, coincisa con una conclamata svolta utilitarista, mercatista e correlativamente anticognitiva, se \u00e8 stata\u00a0<em>spinta<\/em>\u00a0dall\u2019apparato tecnocratico e confindustriale interessato al proprio tornaconto \u2013 ovvero alla produzione in serie di manodopera duttile e tendenzialmente incolta \u2013 , \u00e8 stata\u00a0<em>trainata<\/em>\u00a0dalla \u00absetta ereticale, pericolosissima, dei pedagogisti\u00bb (cit. Luciano Canfora). Essa ha fornito il sostrato teorico, si pu\u00f2 dire mistico, all\u2019operazione \u2013 significativamente battezzata, in via autentica, \u201crivoluzione copernicana\u201d \u2013 ammantandola di stilemi seducenti (centralit\u00e0 e benessere dello studente, inclusione, personalizzazione didattica, diritto al successo formativo, eccetera eccetera) e vidimandola col timbro intimidatorio della (pseudo)scientificit\u00e0. La scuola \u00e8 uscita dal trattamento rovesciata e snaturata.<\/p>\n<p>Sono stati i casi della vita, insomma, pi\u00f9 di una preordinazione a tavolino, a intersecare i percorsi di centri di potere di matrice differente, ma dotati entrambi di mezzi smisurati, creando tra loro una \u201calleanza di fatto\u201d tanto controintuitiva quanto, sul campo, praticamente invincibile.<\/p>\n<p><strong>La tesi<\/strong><\/p>\n<p>Fatto sta che, grazie a uno sforzo demolitore congiunto \u2013 entusiasticamente partecipato anche dalla pi\u00f9 parte delle vittime designate (docenti, studenti, famiglie), stregate tutte dalle parole magiche \u2013 oggi la scuola si trova a incarnare uno strampalato incrocio tra un luna park e un laboratorio di rieducazione di massa, dove si fa di tutto fuorch\u00e9 scuola: dove, cio\u00e8, la trasmissione delle conoscenze fondamentali e durevoli, quelle in grado di fornire gli strumenti cognitivi necessari e di preparare il terreno favorevole per pensare e agire in autonomia, ha ceduto il passo alle attrazioni mirabolanti dei PTOF e a una martellante catechesi su contenuti dogmatici pre-pensati e serviti pronti. Si capisce, cos\u00ec, come essa sia potuta diventare una fabbrica di ignoranza da un lato, di conformismo dall\u2019altro, e un succulento terreno di conquista per piazzisti, imbonitori, predatori d\u2019ogni tipo \u2013 ai quali basta esibire il patentino di \u201cesperto\u201d di qualcosa a caso che fa tendenza, per avere le aule tutte per s\u00e9. E i docenti? Marginalizzati, mortificati e umiliati nella loro professionalit\u00e0. E le materie disciplinari? Evaporate. Del resto, a scuola si va per divertirsi, mica per imparare cose che fuori di l\u00ec non si impareranno mai.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 evidente che questa sostituzione di oggetto e soggetti, di temi e di attori, non \u00e8 una simpatica sarabanda allestita solo per spettacolarizzare un posto dove una volta pareva normale anche annoiarsi o fare fatica. \u00c8, come si suol dire in materia di obbligazioni, un\u00a0<em>aliud pro alio<\/em>\u00a0e integra un inadempimento, poich\u00e9 implica il sistematico svuotamento cognitivo e culturale del luogo elettivo della tradizione delle conoscenze e della cultura, dell\u2019apprendimento del linguaggio (anche la matematica lo \u00e8) e del contegno teoretico. Ma non solo. Questa sostituzione sortisce anche, quale effetto collaterale, quello di assicurare alle simmetrie del potere un confortevole stato di intoccabilit\u00e0: se infatti, al posto dell\u2019istruzione, tu dai in pasto agli scolari un minestrone di \u201ceducazioni\u201d omologate, sancisci la definitiva messa al bando delle idee diseguali e con esse dei loro portatori, perch\u00e9 chiunque si mostri renitente a farsi rieducare, e provi a cantare fuori dallo spartito unico, potr\u00e0 essere ufficialmente prima zittito in quanto stonato, e poi demonizzato in quanto deviato.<\/p>\n<p>Quando l\u2019alfabetizzazione, le discipline, la teoresi perdono la loro sacrosanta priorit\u00e0, quando i saperi si dissolvono lasciando il posto a regolette morali, ad automatismi mentali senza pensiero, a prescrizioni espressive e comportamentali che rincorrono gli slogan gi\u00e0 ossessivamente ritmati dalla grancassa mediatica, il traguardo \u00e8 la clonazione cerebrale collettiva, vale a dire una inesorabile deriva totalitaria \u2013 di cui la psicologizzazione e la psichiatrizzazione fuori controllo rappresentano un contorno sinistro. Nel fantastico regno dell\u2019inclusione, insomma, c\u2019\u00e8 posto solo per i replicanti, per gli altri esso diviene pi\u00f9 esclusivo che mai.<\/p>\n<p>Vogliamo ancora raccontarci, allora, che la scuola autoritaria \u00e8 quella delle nozioni (nozione deriva da\u00a0<em>nosco<\/em>, conosco, e non \u00e8 una parolaccia) e delle lezioni frontali tenute da chi, padroneggiando la materia, dovrebbe comunicarne la sostanza e l\u2019amore? Che la scuola autoritaria \u00e8 quella dove si sperimenta l\u2019impegno che lo studio richiede, e dove si \u00e8 iniziati al ragionamento e al rigore concettuale? La scuola fatta cos\u00ec, in verit\u00e0, \u00e8 l\u2019unico efficace ascensore sociale e la pi\u00f9 attrezzata palestra di libert\u00e0 accessibile a tutti. Gramsci nei suoi Quaderni ci aveva avvisati.<\/p>\n<p>La scuola autoritaria, invece, \u00e8 proprio quella che ha spento la luce della conoscenza, negando alle nuove generazioni l\u2019accesso al patrimonio culturale straordinario che si \u00e8 sedimentato nei secoli e sul quale siamo seduti; \u00e8 la scuola degli slogan, dei ritornelli e delle etichette, dove \u00e8 vietato uscire dal recinto delle idee morte che il monopensiero preconfezionato impone.<\/p>\n<p><strong>La prova<\/strong><\/p>\n<p>Veniamo alla prova di realt\u00e0. Quanto \u00e8 vero che la scuola davvero autoritaria non \u00e8 quella che insegna le discipline e la disciplina, ma quella che intrattiene nella fuffa variopinta e ideologizzata?<\/p>\n<p>Due fatti recenti offrono un riscontro interessante. Parliamo di licei, e in particolare di autogestione, ovvero di quella pratica che una volta, quando a scuola la normalit\u00e0 era fare lezione, dava spazio all\u2019intraprendenza organizzativa e alla vena dialettica e libertaria, anche sanamente trasgressiva, degli studenti; e che ora, in un contesto di ricreazione permanente e istituzionalizzata, ha perso buona parte del suo perch\u00e9. Ma rimane una buona cartina al tornasole per misurare gli effetti della degenerazione del sistema.<\/p>\n<p>Primo fatto. All\u2019autogestione di un liceo delle Marche, uno studente invita a parlare un giornalista italiano residente in Donbass per approfondire e discutere la situazione della regione che da molti anni \u00e8 teatro di guerra. Apriti cielo. L\u2019iniziativa, che peraltro si svolge in un clima di assoluta tranquillit\u00e0, diventa un caso nazionale. Intervengono gli emissari del ministero aggiunto della verit\u00e0 \u2013 gli stessi sinceri democratici che sono riusciti a far bandire dall\u2019Italia atleti russi, scrittori russi, artisti russi, musicisti russi, sia vivi sia morti \u2013, segnalano gli eretici al tribunale del popolo e aizzano gli invasati della rete contro un ragazzino colpevole di voler sondare l\u2019altra faccia dell\u2019informazione, rendendolo bersaglio libero di insulti, offese, minacce persino di morte.<\/p>\n<p>Secondo fatto. In un liceo del Veneto, il portavoce dei rappresentanti degli studenti in Consiglio di Istituto, nell\u2019esporre il programma di autogestione, sinceramente soddisfatto comunica che quest\u2019anno hanno scelto di affidare tutto a una\u00a0<em>start up<\/em>\u00a0specializzata: che propone ai clienti un ventaglio di temi, e ad ogni tema abbina un \u201cesperto di grido\u201d estratto dal catalogo di figurine. La prestazione \u00e8 a pagamento, dice il rappresentante, ma si possono trovare offerte ragionevoli (immaginiamo che le figurine meno gettonate finiscano in saldo).<\/p>\n<p>Evidentemente la sincera soddisfazione manifestata dallo studente dipende dalla sua (purtroppo corretta) convinzione di essere stato bravo a risolvere la grana dell\u2019autogestione con la soluzione perfetta: che esenta dallo sforzo di pensare e di organizzare, ed \u00e8 sicura e qualificata, sterilizzata e certificata, praticamente incontestabile. Che la fattispecie della autogestione eterogestita, con\u00a0<em>influencer<\/em>\u00a0a pagamento, costituisca una vetta ossimorica ineguagliata e probabilmente ineguagliabile, non \u00e8 un sospetto che sfiori n\u00e9 lui n\u00e9 i suoi colleghi rappresentanti \u2013 e per la verit\u00e0 nemmeno gli altri componenti anziani del consiglio di istituto, che non fanno una piega.<\/p>\n<p>Ecco qui due prodotti freschi della scuola che non c\u2019\u00e8, perch\u00e9 si \u00e8 mimeticamente appiattita sulle dinamiche del mercato, del supermercato, dei social e della tivv\u00f9, e sui loro linguaggi imbarbariti: tocca assistere da un lato alla repressione vile, violenta e scomposta, da parte dei benpensanti etichettatori di professione, di una iniziativa genuina e spontanea organizzata da uno studente e apprezzata dai suoi compagni; dall\u2019altro, al silenzio benedicente (e tombale) di fronte al caso surreale della finta autonomia subappaltata, addomesticata, autoincatenata nella camicia di forza di un conformismo senza speranza. Soprattutto perch\u00e9 inconsapevole.<\/p>\n<p><strong>Istruzione abolita, distruzione compiuta<\/strong><\/p>\n<p>Imparate la lezione, ragazzi. Nutritevi ai banchetti degli esperti. Pascolate nelle stanze dell\u2019inclusione. Fatevi vivere la vita da altri. Tenete la lotta lontana da voi, ch\u00e9 obbedire \u00e8 bello. Cos\u00ec \u2013 \u00e8 vero \u2013 non cambierete il mondo, e nemmeno la vostra stia, ma in compenso non vi mancheranno mai il nulla osta dell\u2019ispettore di turno e la graziosa benevolenza del principe.<\/p>\n<p>Con una giovent\u00f9 che rinuncia alla sua intelligenza, quella artificiale ha la strada spianata.<\/p>\n<p>Ricostruire una scuola \u00e8 una necessit\u00e0. Ergo, ben venga un siluro sottoforma di film.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/21\/distruzione-pubblica-2\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/21\/distruzione-pubblica-2\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Elisabetta Frezza) La scuola autoritaria \u00e8 quella delle nozioni o quella delle educazioni?\u00a0\u00a0 A margine di un film originale, gagliardo e decisamente rompiscatole, si sostiene di seguito una tesi controcorrente portando due prove provate della sua bont\u00e0. Il film Fascista, comunista, rossobruno. In mancanza di argomenti, i detrattori lanciano etichette. 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