{"id":94080,"date":"2026-02-24T09:50:36","date_gmt":"2026-02-24T08:50:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94080"},"modified":"2026-02-24T09:50:36","modified_gmt":"2026-02-24T08:50:36","slug":"la-nato-redistribuita-piu-responsabilita-europea-ma-stesso-controllo-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94080","title":{"rendered":"La NATO redistribuita: pi\u00f9 responsabilit\u00e0 europea ma stesso controllo americano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di ANALISI DIFESA (Maurizio Boni)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-gallery\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"thumb-wrap\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/nch_2484_winter-camp-2026_120001_16x9.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"576\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"the-content\" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All\u2019indomani della 62\u00aa Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, Washington ha confermato una riconfigurazione della struttura di comando della NATO che, nei mesi precedenti, si era gi\u00e0 cominciata a delineare.<\/p>\n<p>L\u2019Italia assumer\u00e0 la guida del Joint Force Command di Napoli, il Regno Unito quella del JFC Norfolk in Virginia, entrambi attualmente a guida americana, mentre il JFC Brunssum nei Paesi Bassi, gi\u00e0 sotto comando europeo a rotazione tra Italia e Germania, viene ora affidato stabilmente a Germania e Polonia, le due potenze che si contendono il primato del pi\u00f9 potente esercito europeo nel quadro del confronto militare con la Russia.<\/p>\n<p>Il risultato complessivo \u00e8 che tutti e tre i comandi operativi interforze, che sono i quartier generali a quattro stelle responsabili della pianificazione e condotta delle operazioni dell\u2019Alleanza, saranno guidati da europei, se accettiamo il fatto che la Gran Bretagna sia una nazione europea.<\/p>\n<p>La scelta di assegnare Brunssum a Berlino e Varsavia non \u00e8 casuale n\u00e9 priva di significato strategico. Il JFC Brunssum ha responsabilit\u00e0 sull\u2019asse strategico nord-orientale, che comprende i Paesi baltici, la Polonia e l\u2019Europa orientale, il fronte pi\u00f9 caldo, in chiave di deterrenza convenzionale verso Mosca, dell\u2019intera architettura difensiva dell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-194926 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/20260220_trip-cmc-es_0001_16x9.webp\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" \/><\/p>\n<p>Inoltre, Germania e Polonia sono le due nazioni che, nel contesto europeo, investono pi\u00f9 risorse nell\u2019ammodernamento delle forze terrestri e aspirano a esercitare un ruolo di leadership militare sul fianco orientale della NATO.<\/p>\n<p>Affidare loro la guida del comando operativo pi\u00f9 direttamente proiettato su quel teatro ha dunque una logica di coerenza geografica e strategica. Analogamente, \u00e8 tutt\u2019altro che sorprendente che l\u2019Italia assuma il comando di JFC Napoli: la nostra nazione guarda naturalmente al Mediterraneo, al Nord Africa e ai Balcani, regioni che rientrano pienamente nell\u2019area di responsabilit\u00e0 di quel quartier generale. L\u2019area di responsabilit\u00e0 del comando di Norfolk comprende l\u2019Atlantico settentrionale e l\u2019Artico.<\/p>\n<p>Ma il riassetto dei comandi operativi non \u00e8 stata l\u2019unica mossa di disimpegno americano annunciata in questo periodo. A gennaio 2026, Washington aveva gi\u00e0 comunicato la decisione di non sostituire circa duecento posizioni di personale statunitense operante in settori considerati \u201cdi nicchia\u201d dell\u2019architettura NATO: i trenta Centri di eccellenza, il\u00a0<em>NATO Intelligence Fusion Centre<\/em>\u00a0in Gran Bretagna, e il\u00a0<em>NATO Special Operations Headquarters<\/em>\u00a0(NSHQ) a Mons (Belgio). Il messaggio agli alleati europei appare chiaro: assumetevi maggiori responsabilit\u00e0 operative e colmate i vuoti lasciati dalle posizioni americane non rinnovate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Una scuola di pensiero per il burden sharing<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La ristrutturazione dei comandi NATO non \u00e8 un episodio isolato, bens\u00ec l\u2019applicazione concreta di una visione strategica che da anni sta guadagnando terreno nei circoli della politica estera americana.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel maggio 2021, Stephen M. Walt, professore alla\u00a0<em>Harvard Kennedy School<\/em>\u00a0e teorico di spicco della scuola realista delle relazioni internazionali, aveva delineato in un articolo su i contorni di quello che definiva un modello di egemonia\u00a0<em>offshore<\/em>, vale a dire una riconfigurazione strutturale in cui gli Stati Uniti riducono drasticamente la presenza militare fisica in Europa pur mantenendo il controllo strategico dell\u2019alleanza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-194919 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/nch_2484_winter-camp-2026_112301_9x16.jpg\" alt=\"\" width=\"328\" height=\"583\" \/><\/p>\n<p>La proposta di Walt non contemplava l\u2019abbandono dell\u2019egemonia americana sul continente europeo ma, piuttosto, la sua ottimizzazione economica.<\/p>\n<p>Gli europei avrebbero dovuto assumersi il peso principale della difesa regionale, con Washington che passava dal ruolo di \u201cprimi soccorritori\u201d a quello di \u201calleati di ultima istanza\u201d. Nel tempo, prevedeva Walt, un europeo avrebbe potuto assumere il comando supremo della NATO, segnalando un trasferimento del comando operativo ma non del controllo strategico.<\/p>\n<p>Cruciale in questa visione era un nuovo patto transatlantico: l\u2019Europa riceve la garanzia di sicurezza americana (incluso il mantenimento dell\u2019Articolo 5 e di alcune truppe in territorio europeo) a condizione che si allinei con gli Stati Uniti nella competizione strategica con la Cina, identificata come la vera arena della competizione egemonica globale.<\/p>\n<p>Questa scuola di pensiero ha trovato ulteriore elaborazione nell\u2019articolo di Jeremy Shapiro, direttore della ricerca presso il celeberrimo think tank\u00a0<em>European Council on Foreign Relations<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.foreignaffairs.com\/europe\/how-make-nato-more-european%20Shapiro%20sosteneva\">pubblicato su Foreign Affairs<\/a>\u00a0nel giugno 2025. che il tradizionale \u201cpatto implicito\u201d della NATO, cio\u00e8 gli Stati Uniti guidano, l\u2019Europa segue, non fosse pi\u00f9 sostenibile alla luce dei mutamenti nella politica interna americana e del panorama strategico globale.<\/p>\n<p>La sua proposta di affidare il ruolo di comandante supremo a un europeo, inizialmente considerata di nicchia, ha acquisito urgenza politica dopo le rivelazioni che l\u2019amministrazione Trump stava considerando proprio questa opzione nell\u2019ambito di una pi\u00f9 ampia ristrutturazione dell\u2019alleanza.<\/p>\n<p>Il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby, autore principale della Strategia di Difesa Nazionale pubblicata lo scorso mese di gennaio, ha reso esplicito il nuovo paradigma: nel tempo, l\u2019Europa dovr\u00e0 difendersi autonomamente in qualsiasi guerra convenzionale, con la presenza americana al centro della NATO considerata integrale solo per garantire che il conflitto convenzionale non si trasformi in uno nucleare. La priorit\u00e0 strategica americana, ha ribadito Colby, \u00e8 la competizione con la Cina, non la difesa convenzionale dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Infine, la pubblicazione dell\u2019articolo di Michael B.G. Froman, presidente del\u00a0<em>Council on Foreign Relations<\/em>, sul\u00a0<em>New York Times<\/em>\u00a0alla vigilia della Conferenza di Monaco 2026\u00a0<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2026\/02\/13\/opinion\/nato-munich-conference.html\">ha ribadito il concetto<\/a>.<\/p>\n<p>Froman ha descritto la conferenza come un \u201cbivio\u201d per le relazioni transatlantiche, con due percorsi possibili: una ricalibratura duratura dell\u2019alleanza NATO con un\u2019Europa forte al suo centro, capace di difendersi autonomamente pur mantenendo una partnership, seppur ridotta, con gli Stati Uniti; oppure il proseguimento delle liti transatlantiche su valori condivisi, interessi nazionali e divisione equa delle responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo percorso, ha avvertito Froman, non rappresenta pi\u00f9 un aspetto fastidioso di un\u2019alleanza altrimenti solida, ma minaccia una separazione disordinata che danneggerebbe la sicurezza sia europea che americana.<\/p>\n<p><strong><u>\u00a0<\/u><\/strong><\/p>\n<p><strong><u>La realt\u00e0 tecnico-militare: anatomia di un riassetto<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Per giudicare se e quanto la NATO sia davvero diventata pi\u00f9 europea, occorre leggere il riassetto attraverso la lente della struttura di comando dell\u2019Alleanza, e non attraverso quella dei comunicati ufficiali. La differenza, come si vedr\u00e0, \u00e8 sostanziale, ma anche pi\u00f9 sfumata di quanto una lettura superficiale potrebbe suggerire.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-194920 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/nch_2484_winter-camp-2026_113603_16x9.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"576\" \/><\/p>\n<p>Semplificando, questa struttura si articola su due livelli fondamentali. Al vertice militare, il livello strategico-operativo \u00e8 incarnato dal\u00a0<em>Supreme Headquarters Allied Powers Europe<\/em>\u00a0(SHAPE) a Mons, in Belgio, sotto il comando del Comandante delle forze alleate in Europa SACEUR, da sempre un generale americano con doppio incarico (<em>dual-hatted<\/em>) come comandante del\u00a0<em>US European Command<\/em>\u00a0con responsabilit\u00e0 sulle forze statunitensi nel nostro continente. SHAPE \u00e8 il luogo in cui si traducono le decisioni politiche dell\u2019Alleanza in obiettivi militari: \u00e8 qui che si definisce cosa deve essere conseguito, in quale scenario e con quale ambizione.<\/p>\n<p>Questo nodo rimane saldamente in mani americane e britanniche, dal momento che il SACEUR \u00e8 affiancato da un generale del Regno Unito in qualit\u00e0 di\u00a0<em>deputy<\/em>. Dal 2009, un generale francese ricopre la carica di Capo di Stato Maggiore di SHAPE, coordinando l\u2019operato di tutte le branche funzionali del comando, ma le decisioni che contano sono prese dal capo e dal vice. In linea generale, uno degli elementi per giudicare l\u2019essenza della riarticolazione in atto risiede nel monitorare come agisce il tandem USA \u2013 Regno Unito, assolutamente evidente nello scambio reciproco della guida dei comandi di Norfolk e Northwood, ma procediamo con ordine.<\/p>\n<p>Sotto SHAPE, il livello operativo si divide in due sottoinsiemi funzionalmente distinti. Il primo comprende i tre\u00a0<em>Joint Force Commands<\/em>\u00a0di teatro, oggetto della riarticolazione. Il secondo comprende i cosiddetti \u201cComandi di componente\u201d (<em>Component Commands<\/em>):\u00a0<em>Allied Air Command<\/em>\u00a0(AIRCOM) a Ramstein (Germania),\u00a0<em>Allied Land Command<\/em>\u00a0(LANDCOM) a Izmir (Turchia) e Allied Maritime Command (MARCOM) a Northwood (Regno Unito).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-194922 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/nch_2484_winter-camp-2026_144044_9x16.jpg\" alt=\"\" width=\"320\" height=\"569\" \/><\/p>\n<p>Con la cessione della leadership di quest\u2019ultimo comando agli Stati uniti, tutti i\u00a0<em>Component Commands<\/em>\u00a0sono a guida USA. E non \u00e8 cosa da poco in quanto questi comandi, pur essendo subordinati a SHAPE e ai JFC, gestiscono le missioni operative dei rispettivi domini (terrestre, aereo e navale), forniscono capacit\u00e0 e staff specialistico ai JFC per operazioni congiunte, offrono expertise specialistica nella pianificazione e condotta delle operazioni, coordinano l\u2019addestramento e gli standard operativi delle forze loro assegnate.<\/p>\n<p>In ogni caso, sono i\u00a0<em>Joint Force Commands<\/em>\u00a0ad essere i veri protagonisti delle operazioni su larga scala della NATO poich\u00e9 i comandanti dei JFC sono anche comandanti, come si dice, \u201cdi teatro\u201d, vale a dire lo scenario nel quale si svolge l\u2019operazione.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 il comandante di teatro che riceve gli obiettivi politico-militari definiti da SHAPE e li traduce in operazioni concrete, armonizzando i fini dell\u2019operazione (<em>ends<\/em>) con le modalit\u00e0 operative (<em>ways<\/em>) e i mezzi disponibili (<em>means<\/em>). \u00c8 una funzione di altissima responsabilit\u00e0 poich\u00e9 richiede capacit\u00e0 di pianificazione di campagna, padronanza delle dottrine interforze e multi-dominio, nonch\u00e9 la capacit\u00e0 di coordinare forze terrestri, aeree, marittime, spaziali e cyber in un quadro operativo unitario.<\/p>\n<p>Tuttavia, il comandante di teatro non opera in solitudine. Nella linea di comando di un JFC, accanto al comandante, siedono figure chiave di pari rilievo: il vicecomandante e il capo di stato maggiore.<\/p>\n<p>Di norma, quando una nazione esprime il comandante, le altre due cariche vengono assegnate a ufficiali di nazionalit\u00e0 diverse, non necessariamente americana. La composizione effettiva di questi ruoli nei comandi in via di riconfigurazione non \u00e8 ancora nota e occorrer\u00e0 attendere la definizione dei nuovi assetti per valutare quanto peso specifico avranno gli ufficiali americani all\u2019interno degli stati maggiori dei JFC ceduti.<\/p>\n<p>In tale contesto, tenendo conto della sinergia politico militare sempre esistita nel tandem anglosassone precedentemente citato, anche la presenza di ufficiali generali di Sua Maest\u00e0 nelle altre due figure chiave, potrebbe assicurare gli stessi effetti di \u201ccontrollo\u201d sul comandante europeo. E questo discorso vale soprattutto per le sedi di Napoli e Brunssum.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Il sistema nervoso delle operazioni militari<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Il sistema nervoso di qualsiasi operazione militare moderna \u00e8 basato sulle funzioni di Comando e Controllo, Comunicazioni, Computers, Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione (C4ISR). In pratica, la rete attraverso cui i comandanti dispiegano le forze, ricevono informazioni sul nemico e coordinano l\u2019azione in tempo reale.<\/p>\n<p>Su questo piano, la dipendenza europea dagli Stati Uniti \u00e8 pressoch\u00e9 totale. Washington dispone di una vasta flotta di piattaforme satellitari, aeree, terrestri e marittime per la raccolta e l\u2019elaborazione di dati in tempo reale: queste capacit\u00e0 formano la spina dorsale della deterrenza NATO, abilitando il coordinamento operativo e gli attacchi di precisione a lungo raggio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-194925 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/20260213_trip-sg-msc_0007_16x9.webp\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" \/><\/p>\n<p>Le capacit\u00e0 ISR (<em>Intelligence, Surveillance, Reconnaissance<\/em>) europee rimangono troppo limitate per generare in autonomia una situational awareness paragonabile. Trasferire la guida dei JFC agli europei mantenendo le chiavi esclusive dell\u2019architettura C4ISR equivale, nella sintesi molto efficace presentata da un osservatore di un Paese membro dell\u2019Alleanza, a \u201coffrire il volante di un veicolo mantenendo sotto chiave i sistemi di navigazione e l\u2019alimentazione di carburante\u201d. Non \u00e8 autonomia, ma esternalizzazione della responsabilit\u00e0 operativa, sotto stretto controllo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Il fattore invisibile: il personale di staff americano<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Accanto alla questione del C4ISR, esiste un secondo fattore critico, ancora meno visibile nel dibattito pubblico ma potenzialmente pi\u00f9 dirompente per il funzionamento quotidiano dell\u2019Alleanza: il personale di staff americano distribuito in tutti i comandi NATO, a tutti i livelli della gerarchia.<\/p>\n<p>La decisione di non sostituire le circa duecento posizioni statunitensi che sta riaccompagnando la riarticolazione dei comandi, potrebbe essere la punta di un iceberg di proporzioni ancora ignote.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-194923 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/nch_2484_winter-camp-2026_144139_16x9.jpg\" alt=\"\" width=\"868\" height=\"488\" \/><\/p>\n<p>Nei quartier generali della NATO, il personale statunitense, di ogni ordine e grado, compreso un numero particolarmente rilevante di tecnici e consulenti civili, occupa posizioni chiave nelle branche funzionali degli stati maggiori integrati: pianificazione operativa, gestione dell\u2019intelligence, coordinamento logistico, operazioni informatiche e cyber, integrazione delle capacit\u00e0 spaziali, collegamento con i comandi nazionali statunitensi.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 questo personale, con accesso diretto alle reti classificate americane, a garantire quella continuit\u00e0 operativa e qualit\u00e0 di pianificazione che distingue la NATO da una semplice coalizione di volenterosi. Negli stati maggiori dei JFC, le sezioni intelligence, operazioni, comunicazioni e sistemi informativi sono tradizionalmente tra le pi\u00f9 dipendenti dal contributo americano, in termini sia di personale qualificato che di accesso alle reti proprietarie.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-194918 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/nch_2484_winter-camp-2026_110827_9x16.jpg\" alt=\"\" width=\"252\" height=\"448\" \/><\/p>\n<p>La domanda alla quale nessun documento ufficiale risponde ancora \u00e8 la seguente: a quanti altri comandi, nei prossimi mesi e anni, non verr\u00e0 garantita la sostituzione del personale statunitense? Le duecento posizioni gi\u00e0 annunciate sono un punto di partenza, ma questa tendenza \u00e8 destinata ad ampliarsi?<\/p>\n<p>L\u2019amministrazione Trump ha reso esplicito il proprio obiettivo di ridurre il\u00a0<em>footprint<\/em>\u00a0militare statunitense in Europa, e la non sostituzione del personale \u00e8 lo strumento pi\u00f9 silenzioso e meno controverso per realizzare questo obiettivo senza annunciare formalmente alcun ritiro.<\/p>\n<p>Non richiede un dibattito parlamentare, non genera titoli di giornale, non attiva le clausole del Trattato di Washington. Semplicemente, le posizioni si svuotano e l\u2019onere ricade sugli alleati, anche con poco o inesistente preavviso, come sembra oramai essere consuetudine.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che gli eserciti europei non dispongono, nell\u2019immediato, di personale idoneo per ripianare tutte le vacanze organiche che si creerebbero. Le posizioni NATO richiedono competenze professionali molto specifiche, soprattutto linguistiche, dottrinali e tecnico professionali che non si improvvisano in tempi brevi.<\/p>\n<p>Inoltre, sottrarre questo personale dai comandi nazionali per destinarli ai comandi NATO significherebbe, inevitabilmente, indebolire la prontezza operativa delle stesse forze nazionali che quei comandi dovrebbero impiegare.<\/p>\n<p>Per non parlare, poi, delle difficolt\u00e0 che s\u2019incontrerebbero nel mantenere in vita, o addirittura potenziare, la struttura di comando della dimensione militare dell\u2019Unione Europea, attualmente la brutta copia di quella della NATO.<\/p>\n<p>Ne conseguirebbe, con una logica difficilmente confutabile, che l\u2019Alleanza sarebbe prima o poi chiamata a ridefinire strutturalmente la propria architettura di comando. Al riguardo, due sarebbero le opzioni fondamentali, non necessariamente alternative: ridurre il numero di comandi, procedendo a fusioni o soppressioni di quartier generali ritenuti ridondanti o sottodimensionati; oppure ridurre la complessit\u00e0 organica dei singoli comandi, alleggerendo gli organici e ridefinendo verso il basso i livelli di ambizione operativa. In entrambi i casi, il risultato sarebbe una NATO strutturalmente pi\u00f9 snella, ma pi\u00f9 debole nella sua capacit\u00e0 di pianificare e condurre operazioni complesse e di alta intensit\u00e0.<\/p>\n<p>Un indicatore critico da monitorare nei prossimi mesi sar\u00e0 pertanto non tanto chi occupa gli incarichi di comando nei JFC, o in altre articolazioni dell\u2019Alleanza, ma quanto personale americano dovr\u00e0 essere sostituito con quello europeo, e quali capacit\u00e0 critiche C4ISR potranno ancora essere condivise.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Ambiguit\u00e0 strategica o disimpegno nel lungo periodo?<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Non abbiamo ancora raggiunto i livelli di disimpegno auspicati dalla scuola di pensiero realista degli autori precedentemente citati, ma il riferimento concettuale rimane.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-194927 size-full\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/20260213_trip-sg-msc_0043_16x9.webp\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1080\" \/><\/p>\n<p>Gli americani conoscono bene le condizioni dell\u2019Europa in tema di difesa, e se la priorit\u00e0 strategica americana, come ha affermato Elbridge Colby, \u00e8 la competizione con la Cina, non la difesa convenzionale dell\u2019Europa, allora questo potrebbe significare due cose: o che, in caso di aggressione (russa?) al territorio europeo, gli Stati Uniti non interverranno a sostegno degli alleati (o parzialmente), il che svuoterebbe l\u2019Articolo 5 della sua sostanza deterrente, riducendolo a una garanzia nucleare di ultima istanza; oppure, che Washington non ritiene la minaccia russa sufficientemente reale e imminente da giustificare il mantenimento dell\u2019attuale livello di impegno, rendendo il disimpegno strategicamente sostenibile e mantenendo la NATO in una sorta di \u201climbo\u201d operativo, adottando una soluzione come quella descritta da Stephen Walt.<\/p>\n<p>Le due interpretazioni sono ugualmente ricche di conseguenze per la sicurezza europea. La prima implicherebbe che l\u2019Europa debba attrezzarsi per combattere una guerra ad alta intensit\u00e0 contro la Russia (magari provocata anche dall\u2019Europa), senza la componente convenzionale americana; la seconda, che il disimpegno di Washington sarebbe una scommessa razionale sulla non-belligeranza di Mosca, scommessa che per\u00f2 l\u2019attuale leadership europea, non sembra in grado di condividere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-194928 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422.jpeg\" alt=\"\" width=\"866\" height=\"487\" \/><\/p>\n<p>L\u2019ambiguit\u00e0 con cui l\u2019amministrazione Trump mantiene aperta questa alternativa appare, al momento, deliberata: esplicitare l\u2019una o l\u2019altra opzione avrebbe conseguenze politiche deflagranti, la prima configurando un abbandono formale dell\u2019Alleanza, la seconda una declassificazione clamorosa della minaccia che ha giustificato l\u2019esistenza stessa della NATO. Tenerle entrambe in sospeso esercita la massima pressione sugli alleati europei affinch\u00e9 aumentino spese e capacit\u00e0, senza che Washington debba assumere posizioni formalmente vincolanti.<\/p>\n<p>Solo il tempo ci potr\u00e0 dire se questa ambiguit\u00e0 funzioner\u00e0 e quali effetti provocher\u00e0. Rimane il fatto che l\u2019Alleanza Atlantica, come l\u2019abbiamo conosciuta nei suoi settantasette anni di storia, \u00e8 arrivata a fine corsa e la necessit\u00e0 di pensare a possibili alternative \u00e8 sempre pi\u00f9 stringente, a prescindere dai nomi che appariranno sulle porte degli uffici dei comandanti.<\/p>\n<p>Foto NATO<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/02\/la-nato-redistribuita-piu-responsabilita-europea-ma-stesso-controllo-americano\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2026\/02\/la-nato-redistribuita-piu-responsabilita-europea-ma-stesso-controllo-americano\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISI DIFESA (Maurizio Boni) &nbsp; &nbsp; All\u2019indomani della 62\u00aa Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, Washington ha confermato una riconfigurazione della struttura di comando della NATO che, nei mesi precedenti, si era gi\u00e0 cominciata a delineare. L\u2019Italia assumer\u00e0 la guida del Joint Force Command di Napoli, il Regno Unito quella del JFC Norfolk in Virginia, entrambi attualmente a guida americana, mentre il JFC Brunssum nei Paesi Bassi, gi\u00e0 sotto comando europeo a rotazione tra Italia&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":34021,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/analisidifesa.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-otq","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94080"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/109"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=94080"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94080\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":94081,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94080\/revisions\/94081"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34021"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=94080"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=94080"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=94080"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}