{"id":94108,"date":"2026-02-27T08:00:42","date_gmt":"2026-02-27T07:00:42","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94108"},"modified":"2026-02-24T22:15:36","modified_gmt":"2026-02-24T21:15:36","slug":"board-of-peace-il-consiglio-di-guerra-travestito-da-tavolo-della-pace-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94108","title":{"rendered":"\u201cBoard of Peace\u201d: il consiglio di guerra travestito da tavolo della pace"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\"><strong>di LAFIONDA(GIUSEPPE GAGLIANO)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Chiamarlo \u201cBoard of Peace\u201d \u00e8 gi\u00e0 un capolavoro di comicit\u00e0 involontaria: un\u2019etichetta da convegno aziendale appiccicata sopra una sceneggiata geopolitica, con un capo banda che distribuisce patenti di virt\u00f9 e minacce di punizione. La pace, in questo copione, \u00e8 come il dessert nel men\u00f9: si declama, non si serve. Intanto si contano i morti a Gaza, si discute di \u201cdue popoli e due Stati\u201d come si discute di diete dopo una cena di trenta portate, e soprattutto si prepara l\u2019altro piatto forte: l\u2019ennesima resa dei conti nel Golfo, con l\u2019Iran nel mirino e il petrolio come termometro del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Il punto non \u00e8 sedersi a un tavolo. Il punto \u00e8 a quale tavolo ti fanno sedere e con quale postura: schiena dritta o testa bassa. Qui la postura \u00e8 chiara. Trump, senza fronzoli, detta la linea: chi non \u00e8 al tavolo \u201cfa il furbo\u201d. Traduzione: chi non firma in bianco, paga. Ed ecco il \u201cconsiglio di pace\u201d diventare un dispositivo di obbedienza: una liturgia dell\u2019allineamento, con i fedeli chiamati a ratificare decisioni prese altrove, su Gaza oggi e su Teheran domani. La novit\u00e0 non \u00e8 l\u2019imperialismo, che non l\u2019ha inventato Trump. La novit\u00e0 \u00e8 lo stile: non pi\u00f9 il predicozzo morale con tanto di lacrime umanitarie, ma il ricatto in diretta. \u00c8 il potere che smette di truccarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Italia \u201cosservatrice\u201d: la sottomissione in prova generale<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Poi c\u2019\u00e8 la parte comica, che da noi diventa sempre una tragedia amministrativa: l\u2019Italia che partecipa \u201cda osservatore\u201d. Come quelli che vanno al corso di autodifesa e si presentano in ciabatte, per\u00f2 pretendono il diploma. Se la linea \u00e8 davvero questa, perch\u00e9 osservatori e non membri? Perch\u00e9 l\u2019ambiguit\u00e0 \u00e8 la nostra seconda lingua: partecipiamo per non dispiacere, ma restiamo sulla soglia per poter dire, domani, che \u201cnoi in realt\u00e0\u2026\u201d. \u00c8 il solito gioco: stare dentro e fuori, come i ragazzini che buttano il sasso e poi nascondono la mano.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">E intanto, sul piano politico, la sostanza \u00e8 una sola: aderire anche solo come spettatori significa legittimare un club con un capo che si attribuisce diritto di veto su tutto e pretende che gli altri ratifichino. \u00c8 una limitazione di sovranit\u00e0, ma non nel senso alto e costituzionale delle scelte condivise tra pari. \u00c8 una limitazione di sovranit\u00e0 in regime di gerarchia: uno comanda, gli altri applaudono e spiegano ai propri elettori che \u00e8 \u201cnell\u2019interesse nazionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Gaza, la pace e il popolo mancante<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">La pace \u201cper Gaza\u201d \u00e8 il paravento perfetto. Perch\u00e9 la pace, se davvero la vuoi, ti obbliga a dire cosa succede dopo: istituzioni, confini, sicurezza, risorse, ricostruzione, diritti. Qui invece la pace \u00e8 un cartello pubblicitario: bello da fotografare, inutile da abitare. E mentre si recita la formula \u201cdue popoli e due Stati\u201d, la realt\u00e0 corre in direzione opposta: leggi, misure, fatti compiuti che rendono lo Stato palestinese una parola sempre pi\u00f9 simbolica, sempre meno geopolitica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Il punto non \u00e8 solo l\u2019assenza di un progetto per i palestinesi. Il punto \u00e8 che la questione palestinese viene usata come moneta di scambio dentro un disegno pi\u00f9 grande: stabilizzare l\u2019asimmetria regionale, consolidare la superiorit\u00e0 militare di Israele, tenere l\u2019Iran sotto pressione e costringere gli alleati arabi a restare agganciati al sistema di sicurezza americano. Pace, s\u00ec: ma come sinonimo di \u201cordine\u201d, cio\u00e8 immobilit\u00e0 sotto tutela.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">L\u2019Iran e il Golfo: quando la \u201cpace\u201d diventa preludio<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Il Board nasce mentre rimbalzano voci, segnali, posture da escalation. E qui l\u2019ipocrisia \u00e8 quasi didattica: si convoca il tavolo della pace mentre si parla di ultimatum e di \u201cdieci giorni\u201d per chiudere una partita con Teheran. Non \u00e8 diplomazia, \u00e8 countdown.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">E se davvero lo scontro prende quota, il teatro non \u00e8 solo l\u2019Iran: \u00e8 il Golfo. Rotte, colli di bottiglia, assicurazioni marittime, prezzi energetici. L\u00ec passa una fetta enorme dell\u2019equilibrio globale: basta un sussulto e la geopolitica diventa inflazione, la strategia diventa bolletta, la retorica diventa recessione. Le monarchie del Golfo lo sanno: sono ricche, ma fragili. Hanno patrimoni, ma anche paura. Per loro ogni scintilla \u00e8 rischio sistemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Il nuovo colonialismo: spartirsi il mondo senza pi\u00f9 fingere<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Qui si arriva al cuore: il Board non \u00e8 una conferenza di pace, \u00e8 un modello di governo internazionale a comando unico. Un ritorno, senza nostalgia ma con metodo, alla logica ottocentesca delle zone d\u2019influenza: si decide tra pochi, si distribuiscono compiti, si impongono fedelt\u00e0. E se serve, si \u201cmettono in riga\u201d i governi: non sempre rovesciandoli, spesso strangolandoli economicamente, selezionando chi merita ossigeno e chi deve restare in apnea.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">\u00c8 un sistema che piace anche ai rivali di Washington quando conviene: perch\u00e9 la spartizione, a differenza del diritto internazionale, \u00e8 un linguaggio che tutti capiscono. Il problema \u00e8 che, quando la politica diventa spartizione, la guerra non \u00e8 l\u2019eccezione: \u00e8 una funzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Conclusione: un club per la pace che vive di guerra<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Alla fine, il \u201cBoard of Peace\u201d \u00e8 l\u2019ennesimo esempio di geopolitica come marketing: chiamare pace ci\u00f2 che serve a gestire la guerra. Un\u2019architettura di controllo costruita con due materiali: l\u2019obbedienza degli alleati e la pressione sugli avversari. Gaza \u00e8 la vetrina morale. L\u2019Iran \u00e8 il bersaglio strategico. L\u2019Europa, come spesso accade, \u00e8 la comparsa ben vestita che paga il biglietto e ringrazia per l\u2019invito.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">E l\u2019Italia? \u00c8 l\u00ec, a fare \u201cl\u2019osservatrice\u201d, cio\u00e8 a partecipare alla sottomissione con il pudore di chi non vuole farsi vedere in foto troppo da vicino. Ma in questi club funziona sempre allo stesso modo: prima osservi, poi firmi. E quando firmi, non lo chiami vassallaggio. Lo chiami realismo. E speri che nessuno ti chieda quanto costa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/23\/board-of-peace-il-consiglio-di-guerra-travestito-da-tavolo-della-pace\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/23\/board-of-peace-il-consiglio-di-guerra-travestito-da-tavolo-della-pace\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LAFIONDA(GIUSEPPE GAGLIANO) Chiamarlo \u201cBoard of Peace\u201d \u00e8 gi\u00e0 un capolavoro di comicit\u00e0 involontaria: un\u2019etichetta da convegno aziendale appiccicata sopra una sceneggiata geopolitica, con un capo banda che distribuisce patenti di virt\u00f9 e minacce di punizione. La pace, in questo copione, \u00e8 come il dessert nel men\u00f9: si declama, non si serve. 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