{"id":94129,"date":"2026-02-27T10:00:59","date_gmt":"2026-02-27T09:00:59","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94129"},"modified":"2026-02-26T10:32:09","modified_gmt":"2026-02-26T09:32:09","slug":"board-of-death-fenomenologia-della-fine-dello-stato-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94129","title":{"rendered":"Board of Death. Fenomenologia della fine dello Stato moderno"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LA FIONDA (Silvano Poli)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\" style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/07int-peace-summit-vcqz-facebookJumbo.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/07int-peace-summit-vcqz-facebookJumbo.jpg\" \/><\/p>\n<div class=\"cover-post\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"info-post\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\" style=\"text-align: justify\">\n<p>\u201cChe cos\u2019\u00e8 il genio?\u201d si domandava M. Monicelli in quel capolavoro di cinismo che \u00e8 \u201cAmici Miei \u2013 Atto II\u201d. La sua risposta era un anti-socratico elenco: \u00ab\u00e8 fantasia, intuizione, colpo d\u2019occhio e velocit\u00e0 d\u2019esecuzione\u00bb. La recente inaugurazione del Board of Peace trumpiano ha invece voluto rispondere a questa domanda offrendoci una spiegazione paradossale, ossia mostrandoci il contrario del genio. La contemporaneit\u00e0 occidentale ha dovuto imparare a fare conti con il marketing politico e con il suo arrogante e scadente sensazionalismo. Questo processo sembrava aver visto il suo apogeo con l\u2019attuale presidenza Trump. Recentemente, tuttavia, l\u2019immondo ha iniziato a strisciare fuori dalla forma per incarnarsi nella sostanza, prima con i dazi e ora con la creazione, nientemeno, di istituzioni <em>ad hoc<\/em>. Vedere il Presidente dell\u2019Argentina, J. Milei, inaugurare la prima seduta della creazione trumpiana deputata a riportare la pace in una zona di guerra afferrando il microfono per intonare \u201cBurning Love\u201d di Elvis, trascinando con s\u00e9 il primo ministro ungherese Orban \u00e8 qualcosa che neppure la mente pi\u00f9 sadica avrebbe potuto immaginare; o che lo stomaco pi\u00f9 resistente potrebbe sopportare.<\/p>\n<p>Due punti vanno chiariti. In primo luogo, Milei \u00e8 il presidente di un Paese in crisi cronica che \u00e8 riuscito a rendere questa crisi emblematica. Il suo talento nel rendersi ridicolo \u00e8 ormai un tratto proverbiale. Lo dimostrato l\u2019irrilevanza del suo intervento al recente a World Economic Forum (Davos) che nemmeno i suoi \u201camici\u201d hanno avuto il coraggio di ascoltare. In secondo luogo, sul piano sostanziale conta altro: la sua riforma del lavoro, gi\u00e0 passata in Congresso e in attesa del Senato, \u00e8 un ritorno alla prima industrializzazione per compressione di diritti, salario e stabilit\u00e0. E la reazione sociale \u2013 pi\u00f9 che opposizione, una passivit\u00e0 contraddistinta da risentimento verso i pochi che staranno peggio degli argentini -meriterebbe un\u2019analisi psicoanalitica che qui non \u00e8 possibile fornire. la situazione argentina ci riporta alla mente la crudele lezione adorniana per cui non esistono soggetti naturalmente portatori d\u2019istanze emancipatorie: si chiamino essi operai, classe lavoratrice, studenti, ceti colti ecc. Tuttavia, ai nostri scopi, ci serve notare che il piano della destra neoliberista negli ultimi due anni \u00e8 stato quello di procedere al secondo movimento di eradicazione: dopo il discorso pubblico, il linguaggio e il senso comune, \u00e8 stato il tempo dei diritti sociali. Lo stato sociale, sistemi di tassazione progressiva, i diritti basilari dell\u2019uomo nel contesto del lavoro: credevamo che una dottrina di matrice economica si sarebbe fermata qui. Invece, adesso sembra essere il tempo di una nuova mossa, non pi\u00f9 contri i diritti sociali di matrice novecentesca, ma alla stessa concezione di cittadino e, dunque, alle istituzioni della cittadinanza.<\/p>\n<p>Questa di per s\u00e9 non \u00e8 una scoperta sconvolgente. Che il neoliberismo sia incompatibile con la democrazia lo scopriamo ogni giorno di pi\u00f9. Questa \u00e8, inoltre, la tesi che il filosofo sloveno S. \u017di\u017eek ha voluto sancire con la creazione del neologismo \u201cfascismo liberale\u201d nel suo ultimo lavoro. Ma se sul ramo economico tutto questo \u00e8 ormai un tratto strutturale del nostro mondo \u2013 che continuiamo ad accettare passivamente \u2013 il terzo movimento, quello inaugurato attraverso la prima seduta del \u201cBoard of Peace\u201d, si configura come un tradimento senza precedenti: dopo i lavoratori, l\u2019attacco del neoliberismo \u00e8 diretto verso la stessa borghesia che ha creato il liberalismo. Lo stadio ultimo di un sistema \u201curoborico\u201d come il capitalismo non pu\u00f2 che essere il cannibalismo filiale. Nonostante l\u2019incessante blaterare degli ultimi 30 anni, \u201cgovernance\u201d \u00e8 sempre stato inteso come un neologismo \u201ccool\u201d per un superficiale cambio di mentalit\u00e0. L\u2019alleggerimento delle forme di governo e di decisione era rappresentato come un obbiettivo <em>in fieri<\/em>, e governance era la parola magica che serviva a far capire che i tempi erano cambiati, mentre parte del processo si svolgeva con la solita indolenza. Tuttavia, bisognava far arrivare il messaggio che dalla rigidit\u00e0 burocratica del vecchio government dello stato europeo otto e novecentesco, si andava verso la nuova versione, pi\u00f9 dinamica, con assemblee pletoriche che coinvolgessero privati, terzo settore ecc. Insomma, una trasformazione dello Stato, \u201cda imprenditore a regolatore\u201d, e del processo, ma all\u2019interno della stessa struttura latente.<\/p>\n<p>Ma per un sistema che non conosce fine n\u00e9 fini la stabilit\u00e0 \u00e8 sempre una condizione momentanea. Cos\u00ec, anche le forme di gestione del potere si trasformano in palline su un piano inclinato ed una volta avviata la discesa non si torna indietro. La menzogna alla quale abbiamo voluto credere \u00e8 l\u2019evidenza che la torsione neoliberale e finanziaria del capitalismo avrebbe sempre avuto bisogno dello Stato per sopravvivere; la fallacia logica sottostante era che avrebbe avuto bisogno di QUESTA forma di Stato. Invece, la piovrizzazione della Stato, l\u2019espropriazione dei <em>commons<\/em> e del risparmio privato erano solo la prima parte; divorata la carne grassa, non resta che dedicarsi alla carcassa. L\u2019equivoco di comodo, come rivela la politica internazionale ed anche il livello domestico \u2013 vedi il caso dell\u2019ICE \u2013 \u00e8 che il potere si muova ancora dentro cornici di regole, procedure, competenze e controlli che sono il portato della modernit\u00e0 statuale. In breve, viviamo nell\u2019illusione che il mondo, sebbene cinico e mercatista, resti governato da quella forma che M. Weber definiva dominio legale-razionale. L\u2019ordine nato dalle guerre di religione e dalle rivoluzioni del XVIII secolo si era lasciato alle spalle la simbiosi tra monarca e Stato, con il comando progressivamente delegato all\u2019ufficio e non alla persona; un modello di decisione prodotte e validate da una catena di legalit\u00e0 e responsabilit\u00e0 scritta, non dall\u2019arbitrio di un principe unto del Signore.<\/p>\n<p>Si tratta di un processo di tutela dall\u2019arbitrio del potere che, in seno alla cultura europea, trova i suoi natali nell\u2019espansione socioeconomica del Basso Medioevo e viene sancita da dichiarazioni come la <em>Magna Carta<\/em>. Non \u00e8 stato il popolo, plebe o lavoratori, ma la nascente borghesia a informare la trasformazione dello Stato da personalistico a giuridico. Divisione dei poteri, certezza del diritto, stabilit\u00e0 delle norme, rotazione delle cariche (sorteggiate o elettive), competitivit\u00e0 degli uffici, soprattutto diplomatici ecc. Sono tutte istanze di quella borghesia progressivamente elevata a classe egemone che sono state obbligatoriamente accolte dagli Stati premoderni e poi assolutisti. Non \u00e8 un caso che nel gergo comune sino a poco tempo fa molti di questi impieghi fossero definiti come \u201cprofessioni liberali\u201d o \u201cprofessioni borghesi\u201d. Nata come dottrina delle libert\u00e0 e della tutela dell\u2019arbitrio del potere durante il violento regime di Cromwell nell\u2019Inghilterra dell\u20191600, il liberalismo moderno \u00e8 sempre stato indissolubilmente incarnato dalla borghesia. Ansiosa di godere delle proprie ricchezze, accumulate con i commerci e con gli affari, la borghesia europea ci mise poco a comprendere che il diritto di sangue dell\u2019<em>ancien regime<\/em> ne avrebbe ostacolato l\u2019ascesa. Razionalismo, empirismo, rivoluzioni scientifiche e secolarizzazione contribuirono a rendere evidente l\u2019inefficienza e la barbarie del modello quasi \u201ctribalistico\u201d di gestione del potere di matrice romano-germanica che aveva contraddistinto i secoli dell\u2019Alto Medioevo e poi della prima modernit\u00e0. La rilevanza del fattore economico fece il resto e rese evidente che senza l\u2019appoggio della nuova classe sociale lo Stato aveva le mani legate. Cos\u00ec, da quasi tre secoli, la nostra storia \u00e8 re-interpretata come una cavalcata di progresso avviata dall\u2019Europa a seguito dell\u2019ascesa di una classe \u2013 la borghesia appunto \u2013 che con le sue convinzioni politico-economiche ha dato i natali ai due grandi successi del mondo: lo Stato moderno e il capitalismo.<\/p>\n<p>Tuttavia, come un Caino geloso, il secondo sembra ormai pronto ad uccidere il primo. La nascita della Board of Peace segna la fine simbolica e materiale del presupposto politico della storia europea: un passo indietro che incarna tutte le aporie generate dal nostro mondo. Non tanto perch\u00e9 \u00e8 un\u2019istituzione \u201cin pi\u00f9\u201d nello scenario gi\u00e0 affollato della governance globale. Ma perch\u00e9 porta a compimento quella trasformazione che in Occidente cova da alcuni anni \u00e8 che tutti fanno finta di non vedere: il passaggio dalla sovranit\u00e0 come regola alla sovranit\u00e0 come concessione; dalla legalit\u00e0 come sistema impersonale alla legalit\u00e0 come ornamento di decisioni personalistiche. In breve, non solo la morte dello Stato sovrano, ma anche della sua natura moderna. Non intendo occuparmi del cd. \u201cobiettivo ufficiale\u201d del Board \u2013 la ricostruzione e gestione di fondi per Gaza \u2013 n\u00e9 della diplomazia-spettacolo che accompagna ogni nuovo \u201cgrande piano\u201d globale. Il punto, infatti, \u00e8 lo statuto, o, meglio, la sua statualit\u00e0: un presidente a vita con diritto di veto scelto su base patrimoniale, membership per invito, accesso condizionato a contributi enormi, inesistenza dei confini fra pubblico e privato, e una retorica di sostituzione implicita del multilateralismo classico. Questa forma ha un nome molto diverso da quello adoperato in ambito giornalistico.<\/p>\n<p>L\u2019idealtipo weberiano del sultanismo racchiude infatti tutte le caratteristiche dei nostri giorni: una degenerazione interna del patrimonialismo in cui il potere non \u00e8 pi\u00f9 vincolato n\u00e9 da procedure impersonali n\u00e9 da tradizioni stabili, e tende a diventare comando personale, arbitrio, \u201cgrazia\u201d. In un ordine sultanistico, l\u2019obbedienza non \u00e8 resa all\u2019ufficio ma al signore; la regola non \u00e8 un limite, ma un materiale flessibile che4 pu\u00f2 essere piegata, sospesa e riscritta a seconda del rapporto personale col centro. In maniera non troppo sorprendente, oggi il sultanismo non rappresenta una nostalgia del passato recente, ma un perfetto ibrido moderno: una personalizzazione del comando resa possibile dalla finanziarizzazione e dalla legittimazione politica per meriti economici affiancata dalla svalutazione della politica e dello Stato. Una posizione diametralmente opposta a quella della destra conservatrice negli ultimi secoli, che del culto dello Stato ha saputo farne un caposaldo.<\/p>\n<p>Ancora una volta, Trump, attraversa la sua creatura, rompe violentemente la bolla in cui fingiamo di fluttuare e ci mostra l\u2019o-sceno del Reale. Un mondo in cui legittimit\u00e0 politica non passa pi\u00f9 da trattati, norme, parlamenti, organismi multilaterali ecc., ma dall\u2019adesione a una visione economistica del successo economico personale come garanzia di giustezza. \u00c8 un cambio di paradigma rispetto alla tradizione avviata nel 1789 in cui la legge scritta viene di nuovo scalzata dalla legge della moneta. Nella politica estera queste implicazioni risultano ancora pi\u00f9 evidenti. Dal concerto delle Grandi potenze e poi dalla comunit\u00e0 internazionale si torna al localismo, ad una catena di accordi selettivi che devono essere di vantaggio per le diverse compagnie dei proprietari. Chi entra, chi esce, chi \u00e8 \u201camico\u201d, chi \u00e8 \u201cutile\u201d, chi merita un posto al tavolo si decide su inviti, per eccezioni e deroghe: cos\u00ec l\u2019istituzione non neutralizza l\u2019arbitrio, ma lo statualizza. Il neo-sultanismo non \u00e8, dunque, \u201canti-moderno\u201d, ma rappresenta l\u2019evoluzione di tutte le tendenze del neoliberismo: \u00e8 lo spazio perfetto per la celebrazione del dettame tatcheriano \u201cla Societ\u00e0 non esiste\u201d. Infatti, se la politica moderna muore, muoiono anche le sue maschere. Se il parlamento viene sostituito dalla corte, con i suoi inviti, favori, punizioni, accessi selettivi ecc., allora si trasformano anche i cittadini. Non pi\u00f9 soggetti sociali, titolare di diritti che possono far valere, bens\u00ec individui in cerca protezione, in guerra per un ingresso o un\u2019eccezione. La cittadinanza si trasforma in clientela, la legalit\u00e0 in reputazione e la sovranit\u00e0 un orpello per un certo gruppo.<\/p>\n<p>In questo senso sono possibile almeno due critiche, una di ordine continentale, l\u2019altra peculiarmente italiana. Per quanto concerne la prima, si pu\u00f2 formulare la pi\u00f9 banale delle obiezioni: l\u2019Europa e l\u2019Occidente hanno sempre avuto zone di arbitrio, come colonialismo e stati d\u2019eccezione. Se questo \u00e8 oggettivamente vero, in passato era anche possibile sperare che, nonostante queste eccezioni, il portato positivo dello Stato moderno aveva finito per prevalere su tutta la storia della sua negazione anche al di fuori del Vecchio Continente. Il secondo \u2018900 ed i suoi decenni di lotte di anticoloniali, con tutte le loro idiosincrasie, sono l\u00ec a testimoniarlo. Invece di disseminare eccezioni, ora l\u2019ordine legale-razionale perde la sua radice originale e si ritrova superato da un modello di personalizzazione e monetizzazione esplicita che ha tratti moderni e premoderni. Il problema, infatti, non \u00e8 la presenza dell\u2019arbitrio \u2013 come prima \u2013 ma la sua istituzionalizzazione come metodo. In secondo luogo, come per ogni crisi che si rispetti, la condizione dell\u2019Italia \u00e8 particolarmente grave. Nel nostro caso, il problema \u00e8, ancora una volta, la cancerogena tradizione giuridica del Belpaese e la diffusa, nonch\u00e9 ostentata, ignoranza politologica. In un Paese come l\u2019Italia, in cui da secoli la destrutturazione dello Stato per mezzo dell\u2019azzeccagarbugli forense di turno \u00e8 uno modello di vita, constatare la gravit\u00e0 della situazione \u00e8 praticamente impossibile. Dopotutto, per noi il passaggio dal \u201cgoverno delle regole\u201d al \u201cgoverno della relazione\u201d, dai \u201cdiritti\u201d alle \u201cconcessioni\u201d e, per certi versi, dalla \u201cStato\u201d all\u2019\u201capparato proprietario\u201d \u00e8 qualcosa di perfettamente coerente.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio grazie ai pervasivi danni operati da questa mentalit\u00e0 servile che il governo italiano pu\u00f2 permettersi di sperperare il proprio tempo ad ignorare gli effetti concreti e a proclamarsi re degli azzeccagarbugli del Foro. Incuranti del portato reale e dei rapporti di potere, si passa il tempo a cincischiare sui possibili cavilli, sulle virgole di alcuni articoli costituzionali, sulle straordinarie possibilit\u00e0 che la legge statuale concede per partecipazione al banchetto che mette fine allo Stato moderno. Prodigi dell\u2019antinomia del giuridichese e perfetto esempio dell\u2019estrazione di rendita che \u00e8 la speculazione giuridica che abbiamo anche voluto innalzare a professione di prestigio. D\u2019altronde, senza politica il diritto non \u00e8 mai stato altro che una scadente gara di poesia per mediocrissimi poeti. Trump e il suo Board of Peace sono la perfetta dimostrazione di come non sia necessario andare contro una legge quando \u00e8 possibile creare politicamente sedi parallele; aree alternative in cui il diritto non \u00e8 smentito ma solo differito, trasformato in mera ratifica o in linguaggio di legittimazione formalista.<\/p>\n<p>Il Board of Peace di Trump risponde alla nostra domanda inziale e ci aiuta a comprendere cosa \u00e8 il contrario del genio: non l\u2019idiozia, ma l\u2019efficienza dell\u2019indecenza. A dispetto delle carnevalate, non si tratta pi\u00f9 di improvvisazione, ma di metodo. Il karaoke prima del vertice non \u00e8 una parentesi ridicola, ma un\u2019immagine eidetica, la foto di famiglia del nuovo ordine. Se accettiamo che la pace e la ricostruzione prima, la sovranit\u00e0 e perfino la cittadinanza dopo diventino una questione di invito, un gettone per una quota d\u2019ingresso, allora non stiamo \u201cadattando\u201d o \u201campliando\u201d le istituzioni della modernit\u00e0: le stiamo archiviando. Ma se la regola dell\u2019<em>horror vacui<\/em> \u00e8 vera, quando archivi lo Stato non resta il vuoto: resta solo un padrone.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/26\/board-of-death-fenomenologia-della-fine-dello-stato-moderno\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/02\/26\/board-of-death-fenomenologia-della-fine-dello-stato-moderno\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Silvano Poli) \u201cChe cos\u2019\u00e8 il genio?\u201d si domandava M. 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