{"id":94183,"date":"2026-03-03T10:20:41","date_gmt":"2026-03-03T09:20:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94183"},"modified":"2026-03-03T09:53:29","modified_gmt":"2026-03-03T08:53:29","slug":"luniversita-della-diseguaglianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94183","title":{"rendered":"L\u2019Universit\u00e0 della diseguaglianza"},"content":{"rendered":"<p><strong>da ROARS (Salvatore Cingari)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-94184\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/51356274977_515c0dba81_o-300x175.webp\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"175\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/51356274977_515c0dba81_o-300x175.webp 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/51356274977_515c0dba81_o-768x447.webp 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/51356274977_515c0dba81_o.webp 773w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Il 6 gennaio del 2025 sul \u201cFoglio\u201d, \u00e8 uscito un articolo di Andrea Graziosi sull\u2019universit\u00e0<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, passato non inosservato perch\u00e9 il docente, ex presidente dell\u2019ANVUR, \u00e8 anche membro di un gruppo di lavoro incaricato dal Ministro Bernini di porre le basi per alcune modifiche al sistema. Per Graziosi gli studi superiori non hanno il fine\u00a0 di sviluppare il senso critico e favorire la coesione sociale, bens\u00ec quello di elevare il livello delle competenze e determinare la\u00a0<em>stratificazione sociale<\/em>, ossia collocare i soggetti in differenti livelli di status. Il tema \u00e8 specificatamente il livello dei redditi, definito in relazione ai voti ottenuti e alla difficolt\u00e0 delle discipline affrontate con profitto. Non quindi una universit\u00e0 che stimola il senso critico e contribuisce a ridurre le diseguaglianze, secondo la visione, ad esempio, sostenuta da Tomaso Montanari nel suo ultimo libro<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, bens\u00ec un\u2019accademia votata a selezionare e classificare le persone. Utilizzando un\u2019idea limitrofa a quella del\u00a0<em>Trikle down<\/em>, Graziosi sostiene che selezionando e classificando, elevando le competenze di un\u2019\u00e9lite, di conseguenza vengono aiutati anche i bisognosi che ne ricevono di riflesso i benefici. \u00c8 quasi un mantra dell\u2019articolo: aiutare i forti per favorire i deboli. Un po\u2019 come Giovanni Gentile: la selezione della classe dirigente era, per il filosofo siciliano, un\u2019operazione democratica perch\u00e9 andava a vantaggio di tutti, che avrebbero beneficiato dell\u2019acquisizione di guide d\u2019eccellenza<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Allo stesso modo Graziosi rilancia tale elitismo ma con un linguaggio pi\u00f9 neo-darwinista che idealista.<\/p>\n<p>La spiegazione \u00e8 facile. L\u2019universit\u00e0, per Graziosi, \u00e8 direttamente funzionale all\u2019interesse nazionale e alla competitivit\u00e0 produttivistica del paese. Ma quando la strategia \u00e8 modellata sulla competitivit\u00e0 e produttivit\u00e0, allora si entra nella logica selezionista e classificatrice, basata sul merito e sull\u2019eccellenza, come aveva rilevato Michael Young nel suo\u00a0<em>L\u2019avvento della meritocrazia<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><strong>[4]<\/strong><\/a><\/em>. Lo stesso Montanari denuncia l\u2019enfasi diffusa sul ruolo professionalizzante dell\u2019Universit\u00e0, che dovrebbe al contrario rimane un luogo di formazione disinteressata<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Graziosi sostiene anche che bisogna finirla con l\u2019ossessione di far laureare tutti. \u00c8 necessario per lui, cio\u00e8, far prevalere la qualit\u00e0 sulla quantit\u00e0. Ovvero gli agili manipoli di Ateniesi e Spartani al posto degli sterminati eserciti di Serse, come sentenzi\u00f2 alla camera dei deputati il ministro dell\u2019istruzione Benedetto Croce il 6 luglio del 1920, anticipando lo spirito della riforma Gentile<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Peccato che l\u2019Italia abbia una media di laureati del trenta per certo sul totale della popolazione, a fronte di una media europea del 43 per cento. Anche in una logica graziosiana, incrementare quantitativamente i percorsi di laurea dovrebbe essere un obiettivo primario.<\/p>\n<p>La logica di Graziosi a quale ideologia corrisponde? A quella tipica\u00a0<em>meritocrazia del vertice<\/em>, affermatasi con la Restaurazione e ritornata in auge con la globalizzazione, enucleata da Pierre Rosanvallon nella\u00a0<em>Societ\u00e0 dell\u2019uguaglianza<\/em>, in cui l\u2019accesso ai piani alti della societ\u00e0 \u00e8 riservato ad un\u2019esigua minoranza di talentuosi soggetti della base sociale<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Il ruolo della scuola e dell\u2019universit\u00e0, dunque, non \u00e8 quello di elevare il livello culturale e cognitivo dell\u2019intero corpo della nazione, bens\u00ec\u00a0 di garantire l\u2019ascensore sociale a minoranze capaci di accedere all\u2019\u00e9lite. Graziosi, del resto, risolve facilmente il problema di quanto i \u201cforti\u201d \u2013 cio\u00e8 coloro che escono ben posizionati e classificati dal percorso universitario oppure i migliori dipartimenti e atenei \u2013 siano tali per via di determinate condizioni sociali. \u00a0Il suo articolo fa infatti solo un fugace riferimento\u00a0 anche\u00a0 a coloro che l\u2019 \u201cUniversit\u00e0 stratifica indirettamente, cio\u00e8 i tanti che non riescono a entrarvi e cio\u00e8 e non solo per motivi \u00absociali\u00bb, ma anche per difficolt\u00e0 psicologiche o psichiche o pi\u00f9 semplicemente perch\u00e9 non gli va e non gli piace studiare e intendono far altro\u201d. Dunque Graziosi\u00a0<em>naturalizza<\/em>\u00a0l\u2019esistente e considera l\u2019Universit\u00e0 come funzionale a una societ\u00e0 che impedisce ad alcuni soggetti, per motivi \u201csociali\u201d, di accedere ai massimi gradi dell\u2019istruzione, in contrasto con il secondo comma dell\u2019articolo tre della nostra costituzione.<\/p>\n<p>Queste idee, dunque, promettono di far inoltrare ulteriormente la nostra universit\u00e0 per la via funzionalistica e selettiva in cui si \u00e8 incamminata progressivamente dalla riforma Berlinguer in poi, passando per l\u2019istituzione dell\u2019ANVUR e per la legge Gelmini. Mentre qui conto di rilevare che, parallelamente al funzionalismo aziendalistico che serpeggia nella visione sul tipo di quella di Graziosi, si \u00e8 sviluppato in Italia, negli ultimi anni, un ordine del discorso che approda agli stessi esiti disegualitari, ma attraverso la critica della neo-universit\u00e0 aziendalistica. Si tratta di un filone che si esercita anche sul tema della scuola e che critica lo sfarinamento dell\u2019architrave disciplinare, nei vari gradi di istruzione, fino al pi\u00f9 alto, in nome, appunto, della progettistica e dei processi di qualit\u00e0 puramente quantitativi e prestazionali, in cui il risultato prevale sul percorso formativo. Tuttavia questa filiera di autori, di cui un capofila \u00e8 sicuramente Ernesto Galli della Loggia (non a caso anch\u2019egli in un gruppo di lavoro istituito dal Ministro Bernini), tende ad attribuire la responsabilit\u00e0 di questi processi involutivi alla cultura di sinistra e in particolare al sessantottismo. Si tratta di un punto di vista neo-umanistico o addirittura neo-idealistico, di marca talvolta dichiaratamente gentiliana, che attribuisce la deriva aziendalistico-produttivistica all\u2019economicismo di estrazione socialista e all\u2019anticlassicismo dei movimenti libertari, confermato dalla paternit\u00e0 politica luigiberlingueriana del 3+2. Ho gi\u00e0 avuto modo di notare come questo filone non veda come la cultura progressista, dopo l\u201989, sia stata sussunta dal neo-liberalismo, a cui pi\u00f9 correttamente va fatto risalire il naufragio di cui si parla<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. La rimozione del tema del turbo-capitalismo contemporaneo, fa si che questa pubblicistica invochi, come soluzione, il ripristino del primato delle <em>humanities <\/em>in una scuola e un\u2019universit\u00e0 pubbliche alleggerite dall\u2019aziendalismo ma anche dalle sue caratteristiche di massa. Paradossalmente, quindi, l\u2019esito \u00e8 lo stesso di quello auspicato dall\u2019aziendalismo produttivistico criticato, e cio\u00e8 un\u2019universit\u00e0 antidemocratica e della diseguaglianza. E non potrebbe essere altrimenti, dato che viene perso di vista il fattore principale dei processi denunciati: il neo-capitalismo.<\/p>\n<p>Un esempio di quanto diciamo \u00e8 anche la recente raccolta di saggi <em>Universit\u00e0 addio<\/em>, a cura di Giovanni Belardelli, Ernesto Galli della Loggia, Loredana Perla. Fra i contributi raccolti, fanno eccezione i due ultimi. Concetta Cavallini mostra infatti come la subordinazione neoliberista della ricerca al mercato, ne limiti anche la libert\u00e0, in teoria tutelata dal costituzionalismo democratico; e Federico Poggianti approfondisce la questione, mostrando come la logica dei progetti europei penalizzi il settore umanistico attraverso una progettistica di impianto sostanzialmente tecnocratico. Gli altri saggi, invece, denunciando aziendalismo e tecnocrazia, finiscono sempre per ignorare il contesto in cui esse si sono affermate, se non quando, a volte in modo davvero paradossale, lo identificano con la cultura di sinistra e con l\u2019aspirazione democratica. Adolfo Scotto di Luzio, ad esempio, nel suo contributo, parla del compito dell\u2019Universit\u00e0, con accenti che ricordano quelli di Graziosi, come \u201clegittimazione della stratificazione per mezzo dell\u2019accesso disuguale degli individui al sistema delle credenziali educative, e dunque alla struttura degli impieghi\u201d<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. E Loredana Perla, sempre pensando alla riforma Berlinguer: \u201cforse dovremmo cominciare a guardare con pi\u00f9 disincanto al mito della laurea per tutti, anch\u2019esso figlio di quella stagione di riforme sbagliate. Pur riconoscendo il valore dell\u2019<em>higher education <\/em>come volano di emancipazione collettiva, forse \u00e8 arrivato il tempo di cominciare a ragionare sull\u2019ipotesi che <em>a university degree for everyone can\u2019t be the gial<\/em>, senza essere tacciati di ideologia dell\u2019esclusione\u201d<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. Stigmatizzando giustamente l\u2019impatto delle universit\u00e0 telematiche sullo scadimento della qualit\u00e0 della formazione superiore, Perla non conclude, per\u00f2, denunciando la mancanza di limiti posti al mercato, bens\u00ec sostenendo che l\u2019antidoto all\u2019 e-learning, \u00e8 \u201cuna societ\u00e0 con meno laureati e regole nuove (forse anche una legge nuova) che garantisca una formazione universitaria che torni ad essere di qualit\u00e0\u201d<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Perla, come Cavallini, a un certo punto imputa al neo-liberismo la paternit\u00e0 di un ingranaggio che toglie ai docenti (in questo caso della scuola) la possibilit\u00e0 di una valutazione che non tenga conto del consenso dei genitori-clienti, ma poi prende il ministro Valditara<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12] <\/a>a paladino delle ragioni del ripristino del principio di autorit\u00e0 (sostituzione delle griglie con i giudizi), senza considerare che il suo governo \u00e8 del tutto interno alle logiche neoliberiste e anzi volto a implementarle con pi\u00f9 convinto produttivismo rispetto ai gemelli diversi liberal-progressisti.<\/p>\n<p>Per Walter Lapini, inoltre, il pensiero progressista degli anni sessanta-settanta avrebbe avuto il torto di rompere con la scuola di allora, \u201cluogo delle \u00e9lites, spietato con i figli del popolo ma meno spietato del mondo circostante (l\u2019ascensore sociale, come \u00e8 stato chiamato, passava di rado, ma la sua unica fermata era l\u00ec)\u201d. Ci\u00f2 che non \u00e8 chiaro \u00e8 cosa quel pensiero progressista avrebbe a che fare con il principio della competizione, giustamente denunciato da Lapini, ma riportato alla stessa genealogia attraverso i vari Ruberti, Bassanini e ancora Berlinguer. O meglio: avrebbe a che fare con esso, senza che queste pagine ne diano conto, nel senso di aver disancorato le sue istanze libertarie da quelle sociali, trasformando la critica all\u2019istruzione autoritaria in una critica neoliberale ad una cultura non piegata ai processi produttivi. Ma saremmo lontani non solo da Gramsci ma anche da Don Milani. Altra cosa, del resto, era in origine l\u2019autonomia, promossa nel ciclo delle lotte in alternativa al burocratismo gerarchico dell\u2019epoca fordista e introdotta in Italia con la legge del 1989. Essa ha infatti finito per diventare soltanto un varco al dominio della logica mercatistica, anzich\u00e9 costituire la base per un\u2019autogestione volta a incarnare l\u2019interesse pubblico in modo orizzontale e mutualistico<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019impressione \u00e8 che il filone pubblicistico neo-umanistico, senza affrontare i nodi del contesto ideologico e materiale che ha prodotto l\u2019attuale situazione, di cui il sessantottismo \u00e8 solo un fantasma sfigurato, finisca non solo per non poter fornire strumenti per arginare la deriva aziendalista, ma anzi per integrarla con un\u2019infusione di antico elitarismo e autoritarismo. \u00c8 l\u2019onda lunga del thatcherismo. Gi\u00e0 Stuart Hall aveva precocemente rilevato, nel 1980, come una componente fondamentale della nuova ideologia \u201cpopulista-autoritaria\u201d, fosse la rivendicazione di un\u2019educazione pi\u00f9 severa, invocata dai genitori preoccupati dalla scarsa competitivit\u00e0 fornita agli studenti da professori troppo permissivi e venati di cultura <em>radical<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><strong>[14]<\/strong><\/a><\/em>.<\/p>\n<p>I \u201cneo-umanisti\u201d peraltro, nel difendere giustamente il ruolo delle <em>humanities<\/em>, non le vedono insidiate dai valori e dagli interessi dell\u2019impresa e dei processi di soggettivazione da essa prodotti, bens\u00ec da ci\u00f2 che integra i valori classici (in realt\u00e0 senza cancellarli) aprendoli all\u2019<em>altro<\/em>: postcolonialismo, femminismo o ambientalismo, a cui si vorrebbe contrapporre la rivalorizzazione dell\u2019identit\u00e0 italiana, oppure di quella occidentale<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Anche in <em>Universit\u00e0 addio <\/em>ci sono alcuni spunti in questo senso<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, ma l\u2019esempio pi\u00f9 eclatante \u2013 come si sa \u2013 sono le linee guide sulla storia stilate da Galli della Loggia per il Ministro Valditara, in cui si attribuisce al solo Occidente il senso della storia. Un assunto sconcertante nella sua fallacia, debole orpello ideologico di un aziendalismo produttivista che pu\u00f2 ormai legittimarsi soltanto con grandi narrazioni di tipo neo-populista, nazionalista o, presso le stesse \u00e9lite liberal-progressiste egemonizzate dal neoconservatorismo, occidentalistiche.<\/p>\n<p>In questi anni la voce degli studenti si \u00e8 invece innalzata in senso decisamente contrario a queste visioni diversamente anticostituzionali. In occasione dell\u2019inaugurazione degli anni accademici o in manifestazioni affini, \u00e8 fiorita un\u2019oratoria tutta incentrata sulla denuncia dell\u2019Universit\u00e0 della diseguaglianza e del merito. Sarebbe utile raccogliere questa produzione in un\u2019antologia, a testimonianza di come lo spirito della costituzione repubblicana e antifascista ferva ancora sotto la cenere dello scenario politico in cui recitano soltanto fascisti e pseudo-antifascisti. Da questi interventi emerge chiaro come la retorica dell\u2019eccellenza e il discorso meritocratico abbiano funzionato da copertura ideologica dei tagli al sistema dell\u2019Universit\u00e0 e della ricerca: a partire da quelli draconiani di Gelmini<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17] <\/a>fino alla recente scure austeritaria di epoca berniniana. Anche dalle parole di Graziosi emerge come il rilancio dell\u2019universit\u00e0, non venga demandato a un aumento della spesa pubblica, bens\u00ec a una selettivit\u00e0 funzionale a politiche di disinvestimento o comunque di non rifinanziamento. I rappresentanti degli studenti, in questi anni, hanno invece denunciato le difficolt\u00e0 di colleghi che non riescono a tenere il passo degli altri, schiacciati da sperequazioni reddituali e patrimoniali e da una logica sempre pi\u00f9 competitiva e produttivistico-performativa del percorso di studio, che caratterizza anche il rapporto fra gli atenei, penalizzando i territori pi\u00f9 deboli. Con parole di fuoco i ragazzi hanno lamentato una ricerca piegata alle esigenze del mercato e quindi del profitto, valutata in modo quantitativo e standardizzato. Vorremmo poter credere che possano essere loro a curare i fenomeni morbosi che stanno attraversando l\u2019interregno in cui il vecchio muore e il nuovo non pu\u00f2 nascere<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a>*Questo saggio ripropone, con lievi modifiche, un testo uscito sul \u201cPonte\u201d, n.1, 2026, pp.79-84.<\/p>\n<p>[1] Su questo articolo cfr. anche la lucida analisi di Z.Gigli: https:\/\/www.lafionda.org\/2025\/03\/21\/universita-in-crisi-tra-neoliberismo-elitismo-e-perdita-del-pensiero-critico\/<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0<em>Libera universit\u00e0<\/em>, Torino, Einaudi, 2025.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0G.Gentile,\u00a0<em>Il problema scolastico del dopoguerra<\/em>, Napoli, ricciardi, 1919, pp.13-14, 75-82.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0M.Young,\u00a0<em>L\u2019avvento della meritocrazia<\/em>, Edizioni di comunit\u00e0, Roma\/Ivrea, 2014 (ediz. originale,\u00a0<em>The rise of meritocracy<\/em>, Thames and Hudson, London, 1958).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0Op.cit.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0B.Croce,\u00a0<em>Discorsi parlamentari<\/em>, Bologna, Il mulino, 2002, p.75.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0P. Rosanvallon,\u00a0<em>La societ\u00e0 dell\u2019eguaglianza<\/em>, Castelvecchi,Roma, 2013 pp.111-118 (Edizione originale:\u00a0<em>La soci\u00e9t\u00e9 des egaux<\/em>, Le Seuil, Paris, 2011).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0S.Cingari,\u00a0<em>La meritocrazia<\/em>, Ediesse-Futura, Roma, 2020, pp.188-189.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0A.Scotto di Luzio,\u00a0<em>Un sistema perverso: il 3+<\/em>2, in G.Belardelli, E.Galli della Loggia, L.<em>Perla, Universit\u00e0 addio. La crisi del sapere umanistico in\u00a0<\/em>Italia, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2024, P.26.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0L.Perla,\u00a0<em>La qualit\u00e0 (perduta) della formazione dello studente universitario<\/em>, ivi, p.61.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0Ivi, pp.64-66.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0Ivi, p..53.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0T.Montanari, op.cit., pp.47-51<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0S.Hall,\u00a0<em>La politica del thatcherismo: il populismo autoritario<\/em>, in D.Boothman, F.Giasi e G.Vacca,\u00a0<em>Gramsci in Gran Bretagna<\/em>, Bologna, Il mulino, 2015, pp.134-135. Edizione originale:\u00a0<em>Popular-democratic vs Authoritarian Populism: two ways of taking democracy Seriously<\/em>, in A.Hunt (a cura di),\u00a0<em>Marxism and democracy<\/em>, London, Lawrence and Wishart, 1980, pp.157-185.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0Cfr.ad esempio A.Graziosi,\u00a0<em>Occidente e modernit\u00e0. Vedere un mondo nuovo<\/em>, Bologna, Il Mulino, 2023.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0Ad esempio, A.Scotto di Luzio, op.cit., p.30.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0Sul tema dell\u2019eccellenza rimando al mio seguente articolo: https:\/\/www.roars.it\/il-mito-delleccellenza-nelluniversita-italiana\/<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0Alludiamo qui al celebre brano dai\u00a0<em>Quaderni del carcere<\/em>\u00a0di Gramsci: Q.3, \u00a734, p.311 (Einaudi, 1975).<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/\">https:\/\/www.roars.it\/luniversita-della-diseguaglianza\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da ROARS (Salvatore Cingari) Il 6 gennaio del 2025 sul \u201cFoglio\u201d, \u00e8 uscito un articolo di Andrea Graziosi sull\u2019universit\u00e0[1], passato non inosservato perch\u00e9 il docente, ex presidente dell\u2019ANVUR, \u00e8 anche membro di un gruppo di lavoro incaricato dal Ministro Bernini di porre le basi per alcune modifiche al sistema. Per Graziosi gli studi superiori non hanno il fine\u00a0 di sviluppare il senso critico e favorire la coesione sociale, bens\u00ec quello di elevare il livello delle&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":103,"featured_media":84685,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/ROARS.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-ov5","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94183"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/103"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=94183"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94183\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":94187,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/94183\/revisions\/94187"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/84685"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=94183"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=94183"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=94183"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}