{"id":9421,"date":"2013-09-03T15:03:01","date_gmt":"2013-09-03T15:03:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9421"},"modified":"2013-09-03T15:03:01","modified_gmt":"2013-09-03T15:03:01","slug":"lidea-di-nazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9421","title":{"rendered":"L&#8217;idea di nazione*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n\tdi Federico Chabod**\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tDire senso di nazionalit&agrave;, significa dire senso di individualit&agrave; storica. Si giunge al principio di nazione in quanto si giunge ad affermare il principio di individualit&agrave;, cio&egrave; ad affermare, contro le tendenze generalizzatrici ed universalizzanti, il principio del particolare, del singolo.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tPer questo l&#39;idea di nazione sorge e trionfa con il sorgere e trionfare di quel grandioso movimento di cultura europeo, che ha nome Romanticismo: affondando le sue prime radici gi&agrave; nel secolo XVIII, appunto nei primi precorrimenti del modo di sentire e pensare romantico, trionfando in pieno con il secolo XIX, quando il senso dell&#39;individuale domina il pensiero europeo.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tL&#39;imporsi del senso della &quot;nazione&quot; non &egrave; che un particolare aspetto di un movimento generale il quale, contro la &quot;ragione&quot; cara agli illuministi, rivendica i diritti della fantasia e del sentimento, contro il buon senso equilibrato e contenuto proclama i diritti della passione, contro le tendenze a livellare tutto, sotto l&#39;insegna della filosofia, e contro le filosofie anti-eroe del &#39;700, esalta precisamente l&#39;eroe, il genio, l&#39;uomo che spezza le catene del vivere comune, le norme tradizionali care ai filistei borghesi, e si lancia nell&#39;avventura.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tFantasia e sentimento, morale e amore dell&#39;arte, speranza e tradizioni, poesia e natura, questo il Novalis, romanticissimo, rimprovera all&#39;illuminismo di aver cercato di soffocare; questo il Romanticismo volle rimettere in onore. Ma sul terreno politico fantasia e sentimento, speranze e tradizioni, non potevano avere, contrariamente al programma di Novalis, che un nome: nazione. La reazione contro le tendenze universalizzanti dell&#39;Illuminismo (in politica, l&#39;assolutismo illuminato), che aveva cercato leggi valide per ogni governo, in qualsivoglia parte del mondo si fosse, sotto qualunque clima e con tradizioni diversissime, e aveva proclamato uguali le norme per l&#39;uomo saggio, a Pechino come a Parigi; questa reazione non poteva che mettere in luce il particolare, l&#39;individuale, cio&egrave; la nazione singola. Dire rivincita della fantasia e del sentimento sulla ragione, significa appunto dire trionfo di ci&ograve; che v&#39;&egrave; di pi&ugrave; particolare e differenziato da uomo a uomo contro ci&ograve; che dev&#39;essere valido per tutti gli uomini: la ragione pu&ograve; dettare norme di carattere universale, la fantasia e il sentimento ispirano ciascuno in modo diverso: &quot;dittano&quot; dentro con estrema variet&agrave; di tono e di ritmo. Ora, contro le tendenze cosmopolitiche, universalizzanti, tendenti a dettare leggi astratte, valide per tutti i popoli, la &quot;nazione&quot; significa senso della singolarit&agrave; di ogni popolo, rispetto per le sue proprie tradizioni, custodia gelosa delle particolarit&agrave; del suo carattere nazionale (p.17 s.).\n<\/p>\n<p>\n\t<!--more-->\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t[&#8230;]\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tDunque, libert&agrave;. Senonch&eacute;, occorre pure avvertire che questa idea di libert&agrave;, cara agli esaltatori settecenteschi, svizzeri e, come vedremo, anche tedeschi della nazione, presenta alcune caratteristiche assai diverse dalla &quot;libert&agrave;&quot; cara, per es., ai patrioti italiani del Risorgimento. In questo senso: che, mentre per i nostri patrioti la libert&agrave; &egrave; un bene da conquistare, un ideale da attuare, buttando per aria il preesistente stato di cose, non libero, per svizzeri e tedeschi succede l&#39;opposto: la libert&agrave; &egrave; quella avita, tradizionale, retaggio ormai di secoli, che occorre non conquistare, anzi &quot;difendere&quot; contro la minaccia dall&#39;esterno. <em>Difendere<\/em> la propria libert&agrave;: ci&ograve; non solo sul terreno propriamente politico, ma anche e forse pi&ugrave;, su quello morale, nei costumi, nelle credenze, nel modo di pensare, nella propria individualit&agrave; spirituale e morale, insomma in ci&ograve; che costituisce propriamente la &quot;nazione&quot; (p. 33).\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t[&#8230;]\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t&quot;Conoscere il proprio carattere nazionale significa conoscere la propria storia: ecco perch&eacute;, molti decenni prima del Foscolo, anche i patrioti svizzeri del &#39;700 esortarono alle &quot;storie&quot; i loro compatrioti, fondarono societ&agrave; di ricerca storica, promossero la storiografia locale, con una passione di ricerca veramente mirabile&quot; (p. 35)\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t[&#8230;]\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tPerch&eacute; Rousseau disapprova le riforme occidentalizzanti di Pietro il Grande? Perch&eacute; lo zar di Russia ha pretese di creare dei tedeschi e inglesi, l&agrave; dove avrebbe dovuto preoccuparsi unicamente di favorire lo sviluppo dei &quot;russi&quot;, dai caratteri e costumi &quot;russi&quot;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tUna costituzione politica non &egrave; buona in s&eacute;, in astratto o in generale, osserva egli nel suo scritto sopra il governo della Polonia e la sua progettata riforma: una costituzione &egrave; buona <em>in quanto<\/em> si adatta ai costumi, al carattere, alle tradizioni, alle virtu&#39;, perfino ai pregiudizi e ai difetti della nazione che &egrave; destinata a sorgere; in quanto cio&egrave; si adatta al <em>carattere nazionale<\/em>. Vi sono soltanto costituzioni &quot;nazionali&quot;, non una &quot;costituzione&quot; universale.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tNel Rousseau poi v&#39;&egrave; meno profondo che nello Herder il senso della &quot;individualit&agrave;&quot; nazionale e storica, &egrave; assai pi&ugrave; vivo e forte il senso politico, la volont&agrave; di azione collettiva. L&#39;appello alla <em>volont&eacute; g&eacute;n&eacute;rale<\/em> &egrave; qualcosa di nuovo che mancava completamente negli scrittori qui esaminati. Dalla constatazione di un fatto, creato soprattutto nel passato, la nazione, si comincia a trascorrere alla &quot;volont&agrave;&quot; di &quot;creare&quot; un nuovo fatto, vale a dire uno Stato fondato sulla volont&agrave; popolare, e quindi &#8211; il trapasso &egrave; inevitabile &#8211; ad uno &quot;Stato nazionale&quot;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tNovit&agrave; di straordinaria importanza. &#8230; La nazione, prima semplicemente &quot;sentita&quot; &egrave;&quot;voluta&quot; (p. 55 s.)\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t[&#8230;]\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tParagonate la politica settecentesca, l&#39;arte di governo dei maggiori rappresentanti del secolo, di un Federico II di prussia, di un Kaunitz, ministro di Maria Teresa, a quella dei grandi politici dell&#39;800, un Cavour e perfino un Bismark; paragonate il modo con cui il popolo assiste allo svolgersi degli eventi politici nell&#39;una e nell&#39;altra et&agrave;: e avrete l&#39;esatta misura dell&#39;abisso che separa le due et&agrave;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tNel 700, avete il trionfo del calcolo &quot;aritmetico&quot;, com&#39;&egrave; stato recentemente detto, cio&egrave; di una diplomazia che cerca di predisporre tutto e di prevedere quanto &egrave; possibile prevedere, sulla base di un calcolo puramente razionale, considerando l&#39;Europa &quot;come una scacchiera su cui le figure e le pedine si muovono secondo norme ben determinate&quot;, le figure essendo le grandi potenze, le pedine i piccoli e medi Stati che sono &quot;oggetto&quot; della politica internazionale; di una diplomazia che prescinde in modo assoluto da ogni considerazione sentimentale, che ignora totalmente cosa siano &quot;aspirazioni dei popoli&quot;, &quot;passioni nazionali&quot; e simili cose, e che, in omaggio al criterio dell&#39;equilibrio delle forze in Europa, procede di volta in volta ai &quot;compensi&quot;, cio&egrave; attribuisce a questa o a quella potenza una fetta di territorio tagliata in questa o quella parte, per &quot;controbilanciare&quot; l&#39;aumento di forza di un altro Stato, in altro settore, senza darsi minimamente fastidio se tali scambi e baratti incontrino o no il gradimento delle popolazioni&#8230; Puro calcolo politico razionale, che prescinde in modo assoluto dalle &quot;passioni&quot;: &quot;il cittadino&quot;, dice Federico il Grande, re di prussia, &quot;non deve accorgersi che il re fa la guerra&quot;.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tIl secolo XIX conosce, insomma, quel che il settecento ignorava:<em> le passioni nazionali<\/em>. E la politica&#8230; diviene con l&#39;Ottocento assai pi&ugrave; tumultuosa, torbida, passionale; acquista l&#39;impeto, starei per dire il fuoco delle grandi passioni; diviene passione trascinante e fanatizzante com&#39;erano state, un tempo, le passioni religiose&#8230;\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tOra, da che deriva questo phatos se non proprio dal fatto che le nazioni si trasferiscono, potremmo dire, dal piano puramente culturale, alla Herder, sul piano politico? Come abbiamo gi&agrave; pi&ugrave; volte detto, la nazione cessa di essere unicamente <em>sentimento<\/em> per divenire <em>volont&agrave;<\/em>; cessa di rimanere proiettata nel passato, alle nostre spalle, per proiettarsi dinanzi a noi, nell&#39;avvenire; cessa di essere puro ricordo storico per trasformarsi in norma di vita per il futuro. Cos&igrave;, parimenti, la libert&agrave;, da mito del tempo antico, diviene luce che rischiara l&#39;avvenire; luce a cui occorre pervennire, uscendo dalle tenebre.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tLa<em> nazione<\/em> diventa patria: e la <em>patria<\/em> diviene la nuova divinit&agrave; del mondo moderno.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\tNuova divinit&agrave;: e come tale <em>sacra<\/em>.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t(continua)\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t*Tratto da Federico Chabod, <em>L&#39;idea di nazione<\/em>, Torino, 1961 &#8211; si tratta della pubblicazione di un corso universitario svolto nell&#39;anno accademico 1943\/1944. Il corso fu ripetuto nell&#39;anno accademico 1946\/1947 Il volume riporta, nel capitolo &quot;Varianti&quot;, le modeste modifiche rispetto al primo corso. Le citazioni sono tratte dal corso del 1943\/1944.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t** La biografia di questo grande storico italiano si legge <a href=\"http:\/\/www.pbmstoria.it\/dizionari\/storiografia\/lemmi\/057.htm\">qua<\/a>\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Federico Chabod** Dire senso di nazionalit&agrave;, significa dire senso di individualit&agrave; storica. Si giunge al principio di nazione in quanto si giunge ad affermare il principio di individualit&agrave;, cio&egrave; ad affermare, contro le tendenze generalizzatrici ed universalizzanti, il principio del particolare, del singolo. 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