{"id":94222,"date":"2026-03-05T09:00:47","date_gmt":"2026-03-05T08:00:47","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94222"},"modified":"2026-03-03T21:49:16","modified_gmt":"2026-03-03T20:49:16","slug":"il-sistema-internazionale-e-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94222","title":{"rendered":"Il sistema internazionale e la guerra"},"content":{"rendered":"<p><strong>di LA FIONDA (Tiberio Graziani)<\/strong><\/p>\n<div class=\"intestazione-post\">\n<hr \/>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/mani-mani.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/mani-mani.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\">\n<p><strong>Norme, potere e transizione geopolitica<\/strong><\/p>\n<p><em>L\u2019articolo propone una distinzione tra sistema internazionale e ordine geopolitico per interpretare la crisi attuale delle relazioni internazionali. La guerra in Ucraina viene letta non come una rottura improvvisa dell\u2019ordine liberale, ma come l\u2019esito di una progressiva erosione della credibilit\u00e0 normativa durante la fase unipolare. La politicizzazione selettiva del diritto internazionale ha indebolito la funzione regolativa del sistema, rendendo strutturale il disallineamento tra norme e distribuzione della potenza. La transizione in corso solleva quindi un interrogativo pi\u00f9 profondo: \u00e8 possibile ricostruire un principio di legittimit\u00e0 condiviso in assenza di egemonia?<\/em><\/p>\n<p><strong>Sistema internazionale e ordine geopolitico<\/strong><\/p>\n<p>Per affrontare questo tema \u00e8 necessario chiarire una distinzione concettuale fondamentale: quella tra sistema internazionale e ordine geopolitico.<\/p>\n<p>Con il sintagma\u00a0<em>sistema internazionale<\/em>\u00a0ci riferiamo all\u2019insieme di regole, norme, istituzioni e principi che organizzano formalmente le relazioni tra gli Stati. Si tratta di una dimensione prevalentemente normativa e istituzionale, che comprende concetti come la sovranit\u00e0 statale, il diritto internazionale e le organizzazioni multilaterali, a partire dalle Nazioni Unite. Il sistema internazionale fornisce quindi il quadro di legittimit\u00e0 entro cui gli attori dovrebbero agire, almeno nelle fasi in cui il sistema mantiene una capacit\u00e0 regolativa effettiva che dipende a sua volta dalle configurazioni dell\u2019ordine geopolitico entro cui opera.<\/p>\n<p>L\u2019<em>ordine geopolitico<\/em>, invece, riguarda la distribuzione concreta della potenza: chi possiede capacit\u00e0 militari ed economiche decisive, chi esercita influenza, chi costruisce alleanze e chi \u00e8 in grado di imporre vincoli agli altri attori. Qui il principio regolatore non \u00e8 la norma, ma l\u2019equilibrio di potenza.<\/p>\n<p>In altri termini, il sistema internazionale indica come il mondo dovrebbe funzionare; l\u2019ordine geopolitico descrive come il mondo funziona effettivamente. Le due dimensioni non si succedono in modo lineare, ma intrattengono una relazione dialettica: il sistema tende a regolamentare l\u2019uso della forza, mentre l\u2019ordine geopolitico ne condiziona concretamente l\u2019efficacia.<\/p>\n<p>In alcuni momenti storici, il cambiamento dell\u2019ordine avviene all\u2019interno di un sistema internazionale che permane; in altri, invece, la crisi dell\u2019ordine \u00e8 cos\u00ec profonda da mettere in discussione anche il sistema stesso. \u00c8 soprattutto nei momenti di disallineamento tra queste due dimensioni che la guerra torna a occupare uno spazio centrale nella politica internazionale.<\/p>\n<p><strong>Ordine, sistema e guerra: una lettura storica<\/strong><\/p>\n<p>Adottando questa chiave di lettura, la storia delle relazioni internazionali non va interpretata come una semplice successione di sistemi che si sostituiscono l\u2019uno all\u2019altro. Piuttosto, essa pu\u00f2 essere compresa come una dinamica di interazione e tensione tra sistemi internazionali relativamente stabili sul piano normativo e ordini geopolitici mutevoli, che ne condizionano il funzionamento concreto.<\/p>\n<p>A partire dal 1648, con la Pace di Vestfalia, si afferma un sistema internazionale fondato sulla sovranit\u00e0 degli Stati e sul principio del bilanciamento di potenza. Nel XIX secolo, il Concerto Europeo rappresenta un tentativo di stabilizzare questo sistema attraverso la cooperazione diplomatica tra le grandi potenze.<\/p>\n<p>Tuttavia, questo equilibrio entra progressivamente in crisi. La Prima guerra mondiale non rappresenta soltanto un conflitto di grandi dimensioni, ma una vera e propria crisi dell\u2019ordine geopolitico europeo, che finisce per travolgere anche il sistema di regole che lo aveva sostenuto. Non \u00e8 solo l\u2019equilibrio di potenza a collassare, ma anche la fiducia nella capacit\u00e0 della diplomazia tradizionale di contenere il conflitto.<\/p>\n<p>Il tentativo di risposta a questa crisi \u00e8 incarnato dalla Societ\u00e0 delle Nazioni, che mira a rafforzare la dimensione normativa del sistema internazionale. Tuttavia, l\u2019assenza di un ordine geopolitico compatibile e di meccanismi coercitivi efficaci ne determina il fallimento.<\/p>\n<p><strong>Il sistema post-1945 e l\u2019ordine bipolare<\/strong><\/p>\n<p>La Seconda guerra mondiale costituisce una rottura ancora pi\u00f9 profonda. Essa non solo ridisegna l\u2019ordine geopolitico globale, ma d\u00e0 origine a una nuova architettura istituzionale: le Nazioni Unite, il sistema di Bretton Woods e un insieme di regole volte a prevenire il ritorno di conflitti sistemici.<\/p>\n<p>Dopo il 1945 emerge cos\u00ec un sistema internazionale formalmente universale, fondato sul multilateralismo e sul diritto internazionale. Questo sistema convive con un ordine geopolitico bipolare, dominato dagli Stati Uniti e dall\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<p>Questo caso \u00e8 particolarmente significativo perch\u00e9 mostra chiaramente che non sempre sistema e ordine coincidono. Il sistema internazionale post-1945 non viene sostituito durante la Guerra Fredda, ma viene strutturato e limitato dall\u2019ordine bipolare. Le superpotenze determinano il funzionamento concreto delle istituzioni multilaterali, condizionano i processi decisionali e delimitano gli spazi di conflitto.<\/p>\n<p>La guerra diretta tra le grandi potenze viene evitata grazie alla deterrenza nucleare, ma il conflitto non scompare. Si sposta verso la periferia del sistema sotto forma di guerre per procura, conflitti regionali e competizioni ideologiche. La Guerra Fredda dimostra quindi che un sistema internazionale relativamente stabile pu\u00f2 convivere con un alto livello di violenza, purch\u00e9 questa rimanga geopoliticamente controllata.<\/p>\n<p><strong>Il momento unipolare: egemonia e destrutturazione del sistema<\/strong><\/p>\n<p>Con la fine della Guerra Fredda, l\u2019ordine bipolare collassa mentre il sistema internazionale post-1945 rimane formalmente in vigore. Gli Stati Uniti emergono non solo come potenza dominante, ma come potenza egemone.<\/p>\n<p>In questa fase il rapporto tra sistema e ordine subisce una trasformazione qualitativa. L\u2019ordine unipolare non si limita a coesistere con il sistema internazionale, ma lo riorganizza dall\u2019interno, imponendo progressivamente le proprie priorit\u00e0 politiche, economiche e normative, con una crescente enfasi sul diritto umanitario e sui suoi corollari, come il principio della responsabilit\u00e0 di proteggere e la legittimazione dell\u2019intervento. A livello formale, il sistema internazionale sembra rafforzarsi in termini di densit\u00e0 istituzionale e produzione normativa, ma non in termini di autonomia rispetto al potere egemonico: si espandono le istituzioni occidentali, si intensifica la globalizzazione, si moltiplicano regimi normativi e tribunali internazionali.<\/p>\n<p>Questo rafforzamento \u00e8 accompagnato da una crescente omologazione del sistema alle preferenze dell\u2019egemone. Il rafforzamento coincide con una crescente politicizzazione del diritto, che perde progressivamente la capacit\u00e0 di funzionare come vincolo generale e tende a operare in modo selettivo, a supporto dell\u2019egemone.<\/p>\n<p>Sul piano politico-strategico, la guerra non viene pi\u00f9 definita come conflitto interstatale, ma come intervento contro Stati canaglia, contro il terrorismo o in nome di finalit\u00e0 umanitarie. Si stabilizza cos\u00ec una distinzione tra Stati \u201cresponsabili\u201d e Stati \u201ccriminali\u201d, cui corrisponde una progressiva esclusione dal perimetro della legittimit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Questo processo ha conseguenze profonde: principi fondamentali del sistema internazionale, come la sovranit\u00e0 statale e l\u2019inviolabilit\u00e0 delle frontiere, vengono progressivamente erosi. Le guerre nei Balcani, l\u2019invasione dell\u2019Afghanistan e soprattutto la guerra in Iraq del 2003 segnano una svolta: il sistema internazionale continua a esistere formalmente, ma viene svuotato nella pratica.<\/p>\n<p>L\u2019avversario non \u00e8 pi\u00f9 un soggetto politico legittimo, ma viene criminalizzato. La guerra diventa una forma di polizia internazionale esercitata dall\u2019egemone, pi\u00f9 che uno strumento regolato tra Stati sovrani.<\/p>\n<p>In questo senso, il momento unipolare non rafforza realmente il sistema internazionale: lo destruttura, pur mantenendone le forme. Questa dinamica non \u00e8 il risultato di un\u2019intenzione deliberata, ma l\u2019esito di una asimmetria di potere che ha progressivamente ridotto la capacit\u00e0 vincolante delle norme.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il diritto internazionale, quanto scritto non implica che esso sia una mera finzione, ma che la sua efficacia sia storicamente condizionata e politicamente mediata.<\/p>\n<p><strong>La fase di transizione: crisi dell\u2019unipolarismo<\/strong><\/p>\n<p>A partire dal 2008, i presupposti dell\u2019ordine unipolare entrano in crisi. La crisi finanziaria globale ridimensiona l\u2019idea di superiorit\u00e0 economica dell\u2019Occidente. Parallelamente, si assiste all\u2019ascesa della Cina come potenza globale, alla riemersione della Russia come attore considerato, dalla vulgata occidentale, revisionista. A questo nuovo scenario si aggiunge anche la crescente importanza dell\u2019India. Si tratta di tre Stati-continente collocati nello spazio eurasiatico, la cui crescente proiezione internazionale ridisegna gli equilibri globali.<\/p>\n<p>In questo contesto cresce la crisi del multilateralismo liberale: accordi internazionali vengono contestati, aumentano le tensioni interne all\u2019Occidente e si rafforza la frammentazione regionale. Il sistema internazionale formale rimane in piedi, ma la sua capacit\u00e0 regolativa si indebolisce.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 una fase di transizione caratterizzata dall\u2019erosione dell\u2019egemonia americana e dal ritorno della competizione tra grandi potenze.<\/p>\n<p><strong>La guerra in Ucraina: effetto della destrutturazione sistemica<\/strong><\/p>\n<p>Alla luce dell\u2019analisi precedente, la guerra in Ucraina non pu\u00f2 essere interpretata in modo semplicistico come una rottura improvvisa dell\u2019ordine internazionale esistente. Una simile lettura risulta convincente solo se si assume come ancora pienamente operativo quel sistema di norme che, in realt\u00e0, \u00e8 stato progressivamente indebolito nella sua capacit\u00e0 vincolante nel corso del momento unipolare, cio\u00e8 durante quella che potremmo chiamare la fase della \u201creggenza statunitense\u201d dell\u2019ordine globale.<\/p>\n<p>Nel periodo successivo alla Guerra Fredda, il sistema internazionale e il diritto internazionale hanno continuato a esistere formalmente, ma sono stati applicati in modo selettivo e gerarchico. Le ripetute violazioni della sovranit\u00e0 statale, l\u2019uso della forza senza mandato ONU e la delegittimazione dell\u2019avversario politico hanno progressivamente svuotato il principio di universalit\u00e0 delle norme.<\/p>\n<p>In questo senso, la guerra in Ucraina non rappresenta tanto l\u2019inizio della crisi del sistema internazionale, quanto una sua manifestazione tardiva ma strutturalmente prevedibile. Il ritorno di una guerra interstatale ad alta intensit\u00e0 avviene in un contesto in cui la guerra \u00e8 gi\u00e0 stata normalizzata come strumento politico, seppur in forme asimmetriche e discorsivamente depoliticizzate.<\/p>\n<p>Dal punto di vista sistemico, ci\u00f2 che emerge non \u00e8 semplicemente la violazione di norme condivise, ma l\u2019assenza di un consenso reale \u2013 universalmente condiviso e non gerarchizzato \u2013 \u00a0sul loro significato e sulla loro applicazione. Il diritto internazionale, gi\u00e0 eroso durante il momento unipolare, non \u00e8 pi\u00f9 in grado di svolgere una funzione regolativa efficace.<\/p>\n<p>Sul piano geopolitico, il conflitto ucraino riflette la collisione tra una fase di transizione incompiuta e l\u2019eredit\u00e0 di un ordine egemonico che ha destrutturato il sistema senza sostituirlo con un nuovo equilibrio stabile. In questo quadro, la guerra non appare come un\u2019anomalia, ma come l\u2019esito prevedibile di un sistema in cui la forza ha preceduto e svuotato la norma.<\/p>\n<p>Una dinamica analoga \u00e8 visibile nel conflitto in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran. Anche in questo caso, l\u2019uso della forza viene giustificato attraverso categorie di sicurezza preventiva, deterrenza o contrasto a minacce esistenziali, mentre il sistema internazionale appare incapace di esercitare una funzione regolativa effettiva. Il conflitto non si presenta soltanto come scontro regionale, ma come espressione di una competizione pi\u00f9 ampia in un contesto di transizione geopolitica, nel quale la legittimazione dell\u2019azione militare precede e condiziona la norma.<\/p>\n<p>Riconoscere la dimensione strutturale dei conflitti non comporta la sospensione del giudizio sulle violazioni del diritto internazionale, che restano tali a prescindere dalla fase storica o dalla posizione di potere dell\u2019attore coinvolto.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019analisi condotta mostra che il problema centrale dell\u2019attuale fase storica non risiede semplicemente nella redistribuzione della potenza globale, ma nel disallineamento tra sistema internazionale e ordine geopolitico.<\/p>\n<p>Il sistema internazionale moderno si fonda sull\u2019idea che la forza sia regolata da norme universalmente valide. Tuttavia, la sua efficacia non dipende dall\u2019esistenza formale delle regole, bens\u00ec dalla loro applicazione non selettiva. Quando l\u2019asimmetria di potere diventa cos\u00ec marcata da consentire a un attore di interpretare e applicare le norme in modo gerarchico, il sistema non scompare, ma perde progressivamente la propria capacit\u00e0 vincolante.<\/p>\n<p>La fase unipolare ha rappresentato un momento in cui il sistema \u00e8 stato mantenuto nella forma ma trasformato nella sostanza. La norma non \u00e8 stata formalmente abolita, ma progressivamente politicizzata. In questo processo, la distinzione tra legalit\u00e0 e legittimit\u00e0 si \u00e8 progressivamente assottigliata, fino a rendere instabile il quadro regolativo complessivo.<\/p>\n<p>La fase di transizione attuale non coincide con un semplice ritorno della competizione tra grandi potenze, ma rende manifeste le tensioni prodotte da un sistema la cui pretesa di universalit\u00e0 era ormai divenuta selettiva. In assenza di un ordine geopolitico compatibile con la struttura normativa, la guerra torna a occupare uno spazio centrale non perch\u00e9 le norme siano formalmente decadute, ma perch\u00e9 la loro credibilit\u00e0 \u00e8 stata erosa.<\/p>\n<p>Il nodo teorico che emerge \u00e8 il seguente: un sistema internazionale pu\u00f2 sopravvivere senza coincidere perfettamente con l\u2019ordine geopolitico, ma non pu\u00f2 funzionare se la distanza tra norma e potenza diventa strutturalmente percepita come ingiusta o gerarchica.<\/p>\n<p>La stabilit\u00e0 futura dipender\u00e0 dunque non soltanto dall\u2019equilibrio tra gli attori principali, ma dalla capacit\u00e0 di ricomporre il rapporto tra regole e distribuzione della forza. In mancanza di questa ricomposizione, la transizione tender\u00e0 a produrre conflitti ricorrenti, nei quali la guerra non sar\u00e0 un\u2019eccezione al sistema, bens\u00ec una delle modalit\u00e0 attraverso cui si ridefiniscono i suoi limiti.<\/p>\n<p>La questione decisiva non \u00e8 se emerger\u00e0 un nuovo centro di potere dominante, ma se sar\u00e0 possibile ricostruire un livello minimo di riconoscimento reciproco capace di restituire al sistema internazionale la funzione regolativa che ne costituisce la ragion d\u2019essere.<\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\">\n<div class=\"a2a_kit a2a_kit_size_26 addtoany_list\" data-a2a-url=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/03\/03\/il-sistema-internazionale-e-la-guerra\/\" data-a2a-title=\"Il sistema internazionale e la guerra\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/03\/03\/il-sistema-internazionale-e-la-guerra\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/03\/03\/il-sistema-internazionale-e-la-guerra\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Tiberio Graziani) Norme, potere e transizione geopolitica L\u2019articolo propone una distinzione tra sistema internazionale e ordine geopolitico per interpretare la crisi attuale delle relazioni internazionali. 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