{"id":94227,"date":"2026-03-04T11:36:49","date_gmt":"2026-03-04T10:36:49","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94227"},"modified":"2026-03-04T11:36:49","modified_gmt":"2026-03-04T10:36:49","slug":"definisci-regime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94227","title":{"rendered":"Definisci regime"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LA FIONDA (Matteo Parini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/cam-3014_a_54d7d11c-a7c9-4fdf-a679-96a4205e54e2.webp\" width=\"310\" height=\"310\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Regime. Una delle parole pi\u00f9 inflazionate nel dibattito politico-mediatico occidentale per descrivere governi che non rispettano i parametri dell\u2019ordine internazionale dominante. Stai con loro e vieni definito liberale; non stai con loro e sei, appunto, un\u00a0<em>\u201cregime\u201d<\/em>. Perch\u00e9?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo l\u2019enciclopedia, regime \u2013 da reg\u012dmen, regim\u012dnis \u2013 indica qualsiasi forma di governo: democratico, parlamentare, presidenziale, autoritario o militare. In altre parole, ogni governo \u00e8 formalmente un regime. Eppure, nel dibattito pubblico, il termine viene applicato selettivamente agli Stati considerati \u201cnon allineati\u201d agli interessi occidentali, trasformando una definizione intrinsecamente neutra in uno strumento di delegittimazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Accade cos\u00ec che, ad esempio, Russia, Cina, Repubblica Popolare di Corea e Iran, per citarne alcuni, vengano sistematicamente definiti\u00a0<em>\u201cregimi\u201d<\/em>\u00a0dai media occidentali, mentre la stessa etichetta raramente si applica a governi \u201camici\u201d operanti in contesti strategicamente rilevanti. Come l\u2019Arabia Saudita, pur caratterizzata da evidenti tratti autoritari e illiberali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La scelta delle parole non segue criteri oggettivi, ma riflette interessi geopolitici, generando un doppio standard che guida la percezione pubblica. Negli ultimi anni, le narrative sul conflitto in Ucraina, sulle tensioni nello Stretto di Taiwan e sulle crisi nucleari in Medio Oriente mostrano come il termine\u00a0<em>\u201cregime\u201d<\/em>\u00a0qualifichi gli attori prima ancora che si considerino i fatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019uso mediatico volutamente impreciso carica la parola\u00a0<em>\u201cregime\u201d<\/em>\u00a0di un significato valutativo, semplificando la realt\u00e0 e irrigidendo il dibattito. Questo fenomeno \u00e8 illustrato dal concetto di framing, secondo cui la presentazione degli eventi influenza la percezione, enfatizzando alcuni elementi e relegandone altri sullo sfondo. Allo stesso modo, la nozione di egemonia culturale di Antonio Gramsci rammenta come un gruppo dominante possa diffondere la propria visione alla stregua di universale, stabilendo implicitamente ci\u00f2 che \u00e8 considerato accettabile e cosa no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo contesto, il lessico diventa uno strumento essenziale nella costruzione del consenso, anche in ambito bellico, dove il termine regime evoca inevitabilmente esperienze pregresse di oppressione e coercizione. L\u2019etichetta precede l\u2019analisi e banalizza la complessit\u00e0 politica, riducendola a contrapposizioni immediate e reazioni istintive. Si tratta di una strategia discorsiva che trasforma l\u2019avversario, o chi debba essere considerato tale, in un soggetto non solo antagonista ma necessariamente percepito come incompatibile con l\u2019ordine desiderato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c9mile Durkheim osservava a suo tempo come la definizione di ci\u00f2 che \u00e8 deviante o minaccioso rafforzi la coesione interna dei gruppi sociali. L\u2019identificazione simbolica del nemico segue la stessa logica, polarizzando l\u2019opinione pubblica \u2013 con me o contro di me \u2013 consolidando un orientamento basato pi\u00f9 sulla percezione indotta da fuori che su un\u2019analisi comparativa delle istituzioni e delle loro pratiche di governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I conflitti moderni, allora, non si preparano solo attraverso l\u2019accumulo dell\u2019arsenale militare, ma anche sul piano discorsivo. Formule coniate ad hoc come \u201cguerra umanitaria\u201d, \u201cdanni collaterali\u201d, \u201cpeacekeeping\u201d e, pi\u00f9 recentemente, \u201cattacco preventivo\u201d dimostrano come la semantica bellica contribuisca a normalizzare decisioni altrimenti percepite dalla massa come moralmente deprecabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La narrazione selettiva costruisce, passo dopo passo, l\u2019incompatibilit\u00e0 tra chi deve essere identificato come nemico e i principi autoproclamati universali. Prima si colloca l\u2019avversario al di fuori di quell\u2019orizzonte di valori moralmente \u201csuperiori\u201d, poi ogni misura coercitiva adottata nei suoi confronti (sanzioni, isolamento diplomatico, escalation militare, embargo, eliminazione fisica) appare inevitabile e giustificata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La demonizzazione preventiva sostituisce l\u2019analisi critica e un\u2019etichetta come\u00a0<em>\u201cregime\u201d<\/em>vanifica il dibattito dialettico. Il meccanismo \u00e8 chiaro: quando il lessico assurge a strumento di mobilitazione, la guerra \u00e8 gi\u00e0 in atto, molto prima di manifestarsi sul campo. Le parole, cos\u00ec, smettono di descrivere la realt\u00e0 e contribuiscono a produrla secondo gli schemi prefissati, determinandone gli esiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Aderire, pi\u00f9 o meno consapevolmente, a questa griglia concettuale significa partecipare attivamente alla costruzione del consenso, un impegno che si fa ancora pi\u00f9 grave quando in gioco vi \u00e8 la guerra. La scelta dei termini non \u00e8 quindi innocente: essa orienta la rappresentazione pubblica, legittima azioni e guida le politiche internazionali, trasformando la narrazione in un vero e proprio campo di battaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un contesto di tensioni globali, indirizzare il giudizio collettivo verso la guerra costituisce un atto di responsabilit\u00e0 morale e politica di gravit\u00e0 pari a quella della guerra stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi: chi \u00e8 un\u00a0<em>\u201cregime\u201d<\/em>?<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/03\/04\/definisci-regime\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/03\/04\/definisci-regime\/<\/a><\/strong><\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content addtoany_content_bottom\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LA FIONDA (Matteo Parini) Regime. 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