{"id":9428,"date":"2013-09-06T15:12:48","date_gmt":"2013-09-06T15:12:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9428"},"modified":"2013-09-06T15:12:48","modified_gmt":"2013-09-06T15:12:48","slug":"lidea-di-nazione-ii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=9428","title":{"rendered":"L&#8217;idea di nazione (II parte)*"},"content":{"rendered":"<p>\n\tPubblico la seconda parte della sintesi del corso accademico di Federico Chabod, dedicato allo sviluppo storico dell&#39;idea di nazione.&nbsp; La prima parte, che si pu&ograve; leggere <a href=\"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=9421\">qua<\/a>, si concludeva cos&igrave;: &quot;La <em>narrazione<\/em> diventa la <em>patria<\/em>: e la patria diviene la nuova divinit&agrave; del mondo moderno. Nuova divinit&agrave;: e come tale <em>sacra&quot;<\/em>. Questa seconda parte &egrave; molto importante, perch&eacute; in essa &egrave; segnalata la peculiarit&agrave; del pensiero italiano, che svolge l&#39;idea di nazione decisamente su basi <em>volontaristiche<\/em>, in particolare rispetto al pensiero germanico, che svolge l&#39;idea di nazione su basi<em> naturalistich<\/em>e e dunque <em>etniche<\/em>.\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n\t***\n<\/p>\n<p>\n\tLo dice, per primo, Rouget de Lisle nella penultima strofe della Marsigliese<em>: Amour<\/em>, <em>sacr&eacute; de la patrie<\/em> conduis, soutiens nos bras vangeurs.\n<\/p>\n<p>\n\tE lo ripete, quindici anni pi&ugrave; tardi, il nostro Foscolo, proprio nella chiusa dei <em>Sepolcri: <\/em>Patria, <em>sacra<\/em>; sangue versato per essa, <em>santo<\/em>.\n<\/p>\n<p>\n\tEd ecco che allora, effettivamente, voi sentite parlare di <em>martiri<\/em> per l&#39;indipendenza, la libert&agrave;, l&#39;unit&agrave; della patria&#8230; Gran mutare del senso delle parole! Per diciotto secoli, il termine di <em>martire<\/em> era stato riservato a coloro che versavano il loro sangue per difendere la propria fede religiosa; martire era chi cadeva col nome di Cristo sulle labra. Ora, per la prima volta, il termine viene assunto ad indicare valori, affetti, sacrifici puramente umani, politici: i quali dunque acquistano l&#39;importanza e la profondit&agrave; dei valori, affetti, sacrifici religiosi, diventano <em>religione<\/em> anch&#39;essi. La &quot;religione della patria&quot;, cio&egrave; della nazione. I due termini sono equivalenti: infatti, nell&#39;unico Stato anazionale europeo, l&#39;Impero austro-ungarico (svizzeri e belgi si sentono <em>nazione<\/em> non meno delle altre), la religione della patria fu sostituita dal culto della <em>dinastia<\/em>, l&#39;unica forza morale che riusci&#39; a tenere insieme, a lungo ancora, quell&#39;agglomerato di popoli vari (p. 62 s.).\n<\/p>\n<p>\n\t[&#8230;]\n<\/p>\n<p>\n\tCome &egrave; ovvio, l&#39;idea di nazione sar&agrave; particolarmente cara ai popoli non ancora politicamente uniti&#8230; Quindi sar&agrave; soprattutto in Italia e in Germania che l&#39;Idea nazionale trover&agrave; assertori entusiasti e continui; e, dietro a loro, negli altri popoli divisi e dispersi, <em>in primis<\/em>, i polacchi.\n<\/p>\n<p>\n\t<!--more-->\n<\/p>\n<p>\n\tIn Francia&#8230; Solo dopo il &#39;70, dopo la perdit&agrave; cio&egrave; dell&#39;Alsazia-Lorena, solo allora il principio di nazionalit&agrave; diviene fermento vivo e operante nella cultura francese, proprio perch&eacute; solo esso pu&ograve; legittimare la protesta contro l&#39;occupazione tedesca di quelle due regioni e consentire le speranze nella &quot;rivincita&quot;. La celebre conferenza che Ernesto Renan tenne al Coll&egrave;ge de France sulla nazionalit&agrave; (<em>Qu&#39;est ce qu&#39;une Nation?<\/em>), e dov&#39;&egrave; una delle pi&ugrave; alte formulazioni della nazionalit&agrave; stessa, &egrave; del 1882: molto tarda, cio&egrave;.\n<\/p>\n<p>\n\t[&#8230;]\n<\/p>\n<p>\n\tTrasformare la nazione <em>culturale<\/em> in nazione<em> territoriale<\/em>: ma proprio i titoli culturali servono da documenti giustificativi per il sorgere, anche, della seconda&#8230;. nella celebre <em>Orazione<\/em> inaugurale del corso di eloquenza presso l&#39;Universit&agrave; di Pavia, Foscolo incalza &quot;o Italiani, io vi esorto alle storie&quot;: perch&eacute; nella storia passata della nazione italiana ci sono i titoli della sua gloria, che sono anche il pegno per il suo avvenire (pp 65-68).\n<\/p>\n<p>\n\t[&#8230;]\n<\/p>\n<p>\n\tSenonch&eacute;, se queste sono caratteristiche comuni ai due movimenti, l&#39;italiano e il tedesco, occorre per&ograve; avvertire che per altri riguardi i due movimenti sono, invece, sostanzialmente, profondamente diversi. Tanto diversi, e su problemi cos&igrave; sostanziali, che il giudizio complessivo dello storico non pu&ograve; non essere questo: che tra il movimento nazionale germanico e quello italiano, nonostante talune affinit&agrave; e somiglianze, c&#39;&egrave;, sostanzialmente, una assoluta diversit&agrave;, quando non addirittura opposizione&#8230;.\n<\/p>\n<p>\n\tOrbene, sin dall&#39;inizio in terra di Germania la valutazione <em>etnica<\/em> (cio&egrave; naturalistica) si fa avvertire. Pensiamo allo stesso modo di Herder di considerare la nazione come un fatto &quot;naturale&quot;, ai caratteri fisici &quot;permanenti&quot; ch&#39;egli assegna alle varie nazioni, sulla base del &quot;sangue&quot; (la generazione) e del &quot;suolo&quot; a cui quel determinato sangue rimane attaccato.\n<\/p>\n<p>\n\tE poi, all&#39;inizio del secolo XIX, ecco Federico Schlegel, nelle sue lettere filosofiche del 1804-1806, ribattere l&#39;importanza del fattore etnico: &quot;<em>quanto pi&ugrave; puro e antico &egrave; il ceppo<\/em>, tanto pi&ugrave; lo sono i costumi; e quanto pi&ugrave; lo sono i costumi, quanto maggiore e pi&ugrave; vero &egrave; l&#39;attaccamento ad essi, tanto pi&ugrave; grande sar&agrave; la Nazione&quot;. E logicamente quindi anche in lui, come gi&agrave; nel Moser e nello Herder, ostilit&agrave; ad ogni mescolanza con sangue straniero, chiusura, per cos&igrave; dire, del proprio mondo contro ogni influsso dal di fuori.\n<\/p>\n<p>\n\tLo dice, con grande convinzione, Federico Schiller: il quale, in un frammento preparatorio di una lirica poi denominata <em>Grandezza tedesca<\/em> (probabilmente del 1801), esclama: &quot;Anche se il mondo ha disposto diversamente, bisogna che colui che forma lo spirito, sebbene da principio sia dominato, finisca per dominare. Gli altri popoli saranno stati il fiore caduco, questo sar&agrave; il durevole frutto dorato. Gli inglesi sono avidi di tesori, i francesi di splendore&quot; ai tedeschi spetta in sorte il destino pi&ugrave; alto: &quot;vivere a contatto con lo spirito del mondo&#8230; Ogni popolo ha la sua giornata nella storia: la giornata dei tedeschi sar&agrave; la messe di tutte le et&agrave;&quot; (p. 68-70).\n<\/p>\n<p>\n\tIl pensiero italiano svolge, invece, l&#39;idea di nazione su basi decisamente <em>volontaristiche<\/em>. La formula bellissima della nazione come di un &quot;plebiscito di tutti i giorni&quot; fu trovata dal Renan: ma la sostanza di essa &egrave; gi&agrave; nel Mazzini, come in Pasquale Stanislao Mancini.\n<\/p>\n<p>\n\tIl Mazzini, com&#39;&egrave; noto, non &egrave; un sistematico&#8230; Nel 1835: &quot;Una nazionalit&agrave; comprende un pensiero comune, un diritto comune, un fine comune: questi ne sono gli elementi essenziali&#8230; Dove gli uomini non riconoscono un principio comune, accettandolo in tutte le sue conseguenze, dove non &egrave; identit&agrave; di intento per tutti, non esiste Nazione, ma folla ed aggregazione fortuita, che una prima crisi basta a risolvere&quot; (<em>Nazionalit&agrave;. Qualche idea sopra una costituzione nazionale<\/em>; <em>Scritti editi ed inediti<\/em>, Edizione nazionale, VI, pp. 126-26).\n<\/p>\n<p>\n\tNel 1859: &quot;la Patria &egrave; una <em>Missione<\/em>, un <em>Dovere comune<\/em>. La Patria &egrave; la vostra vita collettiva, la vita che annoda in una tradizione di tendenze e di affetti conformi tutte le generazioni che sorsero, operarono e passarono sul vostro suolo&#8230; La Patria &egrave; prima di ogni altra cosa la <em>coscienza<\/em> della Patria. Per&ograve; che il terreno&#8230; i confini&#8230; e la favella&#8230;non sono che la <em>forma<\/em> visibile della Patria: ma se l&#39;<em>anima <\/em>della Patria non palpita in quel santuario della vostra vita che ha nome Coscienza, quella forma rimane simile a cadavere senza moto ed alito di creazione, e voi siete turba senza nome, non Nazione; <em>gente<\/em>, non popolo. La parola Patria scritta dalla mano straniera sulla vostra bandiera &egrave; vuota di senso com&#39;era la parola libert&agrave; che alcuni dei vostri padri scrivevano sulle porte delle prigioni. La Patria &egrave; la fede nella Patria. Quando ciascuno di voi avr&agrave; quella fede e sar&agrave; pronto a suggellarla col proprio sangue, allora solamente avrete la Patria, non prima&quot; (<em>Ai giovani d&#39;Italia<\/em>; <em>Scritti editi ed inediti<\/em>, LXIV, pp. 165-166).\n<\/p>\n<p>\n\tNel &#39;71: &quot;La Nazione &egrave;, non un territorio da farsi pi&ugrave; forte aumentandone la vastit&agrave;, non un agglomerato di uomini parlanti lo stesso idioma&#8230; ma un tutto organico per unit&agrave; di fine e di facolt&agrave;&#8230;&quot;.\n<\/p>\n<p>\n\tAssai pi&ugrave; organico e netto il Mancini, che nella celebre prolusione al corso di diritto internazionale, tenuta all&#39;Universit&agrave; di Torino il 22 gennaio 1851, sul tema <em>Della Nazionalit&agrave; come fondamento del diritto delle genti<\/em>, disse: &quot;&#8230;Questi elementi sono come inerte materia capace di vivere, ma in cui non fu spirato ancora il soffio della vita. Or questo spirito vitale, questo divino compimento dell&#39;essere di una Nazione, questo principio della sua visibile esistenza, in che mai consiste? Esso &egrave; la <em>Coscienza della Nazionalit&agrave;<\/em>, il sentimento che ella acquista di se medesima e che la rende capace di costituirsi al di dentro e manifestarsi al di fuori. Moltiplicate quanto volete i punti di contatto materiale ed esteriore in mezzo ad una aggregazione di uomini: questi non formeranno mai una Nazione senza la unit&agrave; morale di un pensiero comune, di un&#39;idea predominante che fa una societ&agrave; quel ch&#39;essa &egrave;, perch&eacute; in essa viene realizzata&#8230; Nulla &egrave; piu&#39; certo dell&#39;esistenza di questo elemento spirituale animatore della Nazionalit&agrave;; nulla &egrave; pi&ugrave; occulto e misterioso della sua origine e delle leggi cui obbedisce. Prima che esso si svolga, una Nazionalit&agrave; non pu&ograve; dirsi esistente: con lui la Nazionalit&agrave; sembra estinguersi e trasformarsi per rinascere a nuova vita: altra volta col solo oscurarsi ed assopirsi di quel sentimento cade una Nazione nell&#39;avvilimento e nella straniera soggezione, e traversa un periodo di dolori e di vergogne, senza coscienza n&eacute; desiderio de&#39;suoi diritti: ma pi&ugrave; tardi, e talora dopo una lunga notte di secoli, un debole raggio di luce torna a splendere sull&#39;anima di quel popolo, comincia di nuovo a sprigionarsi dal fango della servitu&#39; quel divino senso che aveva sonnecchiato per tante et&agrave;, e non di rado ripigliando lena si desta pi&ugrave; forte, ed impaziente di ostacoli infrange le catene degli oppressori, e fatta risorgere la Nazione dal funebre lenzuolo in cui giacevasi avvolta, la riconduce radiante di vita e di maest&agrave; sulla scena del mondo&quot;.\n<\/p>\n<p>\n\tE nell&#39;estate del &#39;70: Il medesimo principio che nel diritto pubblico interno si chiama <em>sovranit&agrave; nazionale<\/em>, e si realizza nel <em>suffragio universale<\/em>, &egrave; quello che nel diritto internazionale, chiamasi <em>principio di Nazionalit&agrave;<\/em>&quot;\n<\/p>\n<p>\n\tUnica eccezione, in Italia, il Crispi e il gruppo dei suoi amici, raccolti intorno a &quot;La Riforma&quot;. Il quale giornale, intervenendo nella polemica fra i giornali italiani di Destra e i giornali tedeschi sulla questione dell&#39;Alsazia-Lorena, espone la dottrina che il carattere della nazionalit&agrave; &egrave; di natura <em>anteriore<\/em> e <em>superiore<\/em> a ogni volont&agrave; singolare e collettiva, che il principio di nazionalit&agrave; &egrave; un <em>a priori<\/em>, un diritto naturale vivente in ogni italiano, che la volont&agrave; dei cittadini deve essere interrogata per la forma dello Stato, ma non per altro, mentre sarebbe ingiusto ed assurdo far decidere da una parte della nazione se intende essere italiana, tedesca francese.\n<\/p>\n<p>\n\tMa la voce del Crispi era, in allora, voce completamente isolata, e la dottrina italiana della nazionalit&agrave; rimane quello che si &egrave; detto: dottrina che tutta riposa su fattori spirituali, sull&#39;anima, sulla volont&agrave;, sulla fede, e che vede nei fattori materiali esterni &#8211; razza, territorio, la stessa lingua &#8211; dei semplici contrassegni o indizi della nazionalit&agrave; (pp. 68-75)\n<\/p>\n<p>\n\t(continua nella terza e ultima parte)\n<\/p>\n<p>\n\t*Tratto da Federico Chabod, <em>L&#39;idea di nazione<\/em>, Torino, 1961 &ndash; si tratta della pubblicazione di un corso universitario svolto nell&#39;anno accademico 1943\/1944. Il corso fu ripetuto nell&#39;anno accademico 1946\/1947. Il volume riporta, nel capitolo &quot;Varianti&quot;, le modeste modifiche rispetto al primo corso. Le citazioni sono tratte dal corso del 1943\/1944.\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;\n<\/p>\n<p>\n\t&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblico la seconda parte della sintesi del corso accademico di Federico Chabod, dedicato allo sviluppo storico dell&#39;idea di nazione.&nbsp; La prima parte, che si pu&ograve; leggere qua, si concludeva cos&igrave;: &quot;La narrazione diventa la patria: e la patria diviene la nuova divinit&agrave; del mondo moderno. Nuova divinit&agrave;: e come tale sacra&quot;. 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