{"id":94298,"date":"2026-03-10T10:15:11","date_gmt":"2026-03-10T09:15:11","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94298"},"modified":"2026-03-10T09:58:08","modified_gmt":"2026-03-10T08:58:08","slug":"la-guerra-nelle-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94298","title":{"rendered":"La guerra nelle citt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di DOPPIOZERO (Luca Molinari)<\/strong><\/p>\n<div class=\"max-w-[838px]\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>Colonne di fumo salgono lente verso il cielo. Suoni indistinti di rotture, crepitii, urla, sirene si mescolano all\u2019odore acre che si sparge nell\u2019aria. La guerra non \u00e8 solo l\u2019immagine che invade i giornali e i social, ma \u00e8 un tutto, assoluto, che t\u2019invade al punto da paralizzarti e farti sentire fragile, solo, in un mondo sempre pi\u00f9 dominato da un uso della forza assoluto e spropositato.<\/p>\n<p>Questa immagine oggi \u00e8 Teheran, Dubai, Tel Aviv, Beirut ma anche Gaza, Kiev, Kabul, Caracas in un loop che sta montando in maniera preoccupante, riempiendo quotidianamente i nostri occhi di immagini di una guerra su scala globale, frammentaria, ma sempre pi\u00f9 presente al punto da renderla accettabile nella sua terrificante ordinariet\u00e0. In questi ultimi anni i mezzi d\u2019informazione ci stanno progressivamente formando all\u2019accettabilit\u00e0 di qualcosa che prima sembrava impossibile, rendendo parole come guerra, armamenti, riarmo e atomica come termini semplici da pronunciare e parte della nostra vita quotidiana.<\/p>\n<p>Eppure non c\u2019\u00e8 nulla di normale in tutto questo, soprattutto per gli occhi e le menti di chi, in Occidente, pensava di abitare una bolla di pace e diritti apparentemente inviolabile.<\/p>\n<p>Peccato che fuori da questa bolla artificiale le guerre continuassero, benedette dal libero mercato, con la loro scia di morti, violenza, distruzione che non hanno mai smesso di placarsi.<\/p>\n<p>La mia generazione scopr\u00ec la guerra alle porte con il conflitto in Jugoslavia: la strage infame di Srebrenica, gli scontri nelle citt\u00e0 croate, slovene e kossovare, il bombardamento alleato di Belgrado e soprattutto l\u2019assedio lunghissimo di Sarajevo che mi fece incontrare il neologismo \u201curbicidio\u201d. Proprio nel 1994 curai una mostra intitolata \u201cWararchitecture. Urbicide Sarajevo\u201d, presso lo Spazio Opos a Milano, che riportava in maniera sistematica e terrificante la pulizia etnica e culturale svolta dall\u2019esercito serbo contro tutte quelle architetture che rappresentavano le culture altre che andavano cancellate al pari dei loro abitanti.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 del mero dato autobiografico, emerse un termine cos\u00ec chiaro per esprimere una pratica bellica che stava evolvendosi, spostandosi sempre di pi\u00f9 dalle persone alle loro case e monumenti, con un disegno consapevole e chirurgico che \u00e8 mutato negli ultimi decenni.<\/p>\n<p>La pratica della \u201cdamnatio memoriae\u201d accompagna da sempre la memoria dell\u2019uomo da Gerico, Troia, passando per Cartagine, Dresda, Hiroshima fino al Nagorno Karabakh, Gaza o Vovchansk in Ucraina, ma quello che Francesco Chiodelli ci racconta nel suo recente libro intitolato <a href=\"https:\/\/www.bollatiboringhieri.it\/libri\/francesco-chiodelli-citta-in-guerra-9788833945453\/\"><em>Citt\u00e0 in guerra. Appunti di geopolitica urbana<\/em><\/a> (Bollati-Boringhieri, 2026) \u00e8 un salto di scala, fisica e concettuale che si concentra sul ruolo delle metropoli, su cui vale la pena riflettere.<\/p>\n<p>Chiodelli, geografo urbano attivo presso l\u2019Universit\u00e0 di Torino, da sempre riflette sulla relazione tra politica, conflitto e territori attraverso una lettura necessariamente geo-politica, ponendo le citt\u00e0 di carne e pietra al centro delle sue ricerche. In un mondo che si \u00e8 fatto quasi completamente metropolitano \u00e8 inevitabile guardare ai paesaggi urbani come allo scenario bellico pi\u00f9 naturale e al luogo diffuso in cui l\u2019immaginario bellico si sta progressivamente diffondendo nella realt\u00e0 di tutti i giorni.<\/p>\n<p>Il suo lavoro s\u2019inserisce in un filone che sta crescendo per qualit\u00e0 e profondit\u00e0 delle ricerche a incrociare studi urbani, antropologia, geografia e politica che vede una serie di studiosi di nuova generazione e sguardo trasversale interrogare il nostro tempo e i suoi paesaggi, fisici e umani, in profonda metamorfosi.<\/p>\n<p>Lo ha dimostrato, ad esempio, il lavoro prima sui Territori Occupati e recentemente sulle aree di guerra in Ucraina portato avanti negli ultimi due decenni da Elial Wiezman con il collettivo Decolonizing Architecture, che hanno anticipato pratiche militari poi applicate a Gaza.<\/p>\n<p>Sotto questo punto di vista il lavoro recente del ricercatore torinese porta a confrontarsi con una dimensione pi\u00f9 sottile, pervasiva e per questo rischiosa che si sposta dai tradizionali scenari di guerra all\u2019immagine e agli spazi delle metropoli.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"align-center\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/71gMbip8hAL._SL1500_.jpg\" alt=\"lk\" width=\"780\" height=\"1334\" data-entity-uuid=\"87d1383a-bd0d-4c5e-b901-4fba1bf02933\" data-entity-type=\"file\" \/>Se la prima parte del volume \u00e8 dedicata al tema dell\u2019urbanizzazione della guerra a raccontarci come il tradizionale scenario di scontro si \u00e8 progressivamente spostato nelle citt\u00e0, a causa di un processo di crescita delle metropoli e della loro popolazione che copre attualmente quasi il sessanta per cento del totale degli umani viventi. Il paradigma della disciplina militare \u00e8 radicalmente cambiato e adesso la maggior parte degli scontri avvengono in quelle giungle di cemento che sono le nostre citt\u00e0, con un grado di imprevedibilit\u00e0 e complessit\u00e0 crescente che ha imposto sempre di pi\u00f9 l\u2019affiancamento dei militari con robot, macchinari auto-comandati e dispositivi d\u2019intelligenza artificiale sempre pi\u00f9 sofisticati. Le tecniche e le strategie stanno mutando e vedono nei casi estremi la decisione di eliminare il \u201cproblema\u201d delle citt\u00e0 semplicemente cancellandole completamente. Le immagini di Gaza sono significative, con percentuali di distruzione che raggiungono quasi il 90% del totale degli edifici, tanto che il caterpillar blindato israeliano D-9 \u00e8 una delle macchine da guerra pi\u00f9 efficaci e definitive in quest\u2019azione. L\u2019effetto \u00e8 duplice: l\u2019eliminazione di ogni possibile rifugio che possa diventare trappola mortale per l\u2019esercito ma, soprattutto, la cancellazione materiale e simbolica di un luogo a cui \u00e8 legata una comunit\u00e0 nemica; un grado zero che prepara la prossima colonizzazione, come dimostra il video postato da Donald Trump sulla New Gaza, luogo straniante tra Dubai e Miami che non mantiene alcuna traccia di un insediamento che aveva segnato la vita di questo territorio per almeno 5000 anni.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 la seconda parte del volume, intitolata \u201cStato di guerra urbana permanente\u201d che sposta argutamente lo sguardo sulle nostre citt\u00e0 e una metamorfosi in corso che sta mutando gli spazi che abitiamo, ma anche le parole e lo sguardo su una condizione di addomesticamento della cultura bellica vista come un dato di normalit\u00e0. Tutto sembra cominciare in maniera esponenziale con l\u2019attentato alle Torri Gemelle dell\u201911 settembre 2001, seguito dagli attentati di Parigi, Londra, Madrid e Nizza.<\/p>\n<p>Il trauma collettivo che tutti noi abbiamo vissuto ha condizionato radicalmente la forma dei manufatti urbani di nuova costruzione e la gestione degli spazi collettivi, perch\u00e9 da quel momento il paradigma tecnico della sicurezza ha segnato bandi di concorso internazionali, nuove leggi urbanistiche, regolamenti di sicurezza nei luoghi considerati sensibili, modificando la forma dei luoghi e insieme i modi che noi abbiamo di viverli. La questione diffusa della sicurezza e quella ad esso collegata della paura si sono combinati, innestando dentro di noi un modo di guardare e pensare agli spazi pubblici che \u00e8 cambiato radicalmente portandoci a giustificare una presenza sempre pi\u00f9 diffusa dell\u2019esercito e dei suoi mezzi nei luoghi urbani, oltre che pratiche di controllo pervasive sui cittadini comuni giustificate secondo il criterio della nostra protezione che solo quest\u2019anno ha raggiunto i sessanta milioni di controlli effettuati dalle forze dell\u2019ordine nel nostro Paese.<\/p>\n<p>La questione in realt\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 complessa perch\u00e9 la societ\u00e0 della massima sicurezza pu\u00f2 tramutarsi facilmente in una societ\u00e0 del controllo, senza che ci sia chiarezza su che limiti hanno i controllori rispetto alla privacy dei dati personali e all\u2019uso che ne potrebbe essere fatto, come dimostra il fatto che tutti i governi mondiali stanno investendo sempre pi\u00f9 risorse sull\u2019applicazione militare e politica dell\u2019intelligenza artificiale nella gestione, analisi e utilizzo dei miliardi di dati che quotidianamente forniamo attraverso i social e i dispositivi elettronici che usiamo.<\/p>\n<p>Quello che la studiosa Shoshana Zuboff definisce \u201ccapitalismo della sorveglianza\u201d nell\u2019uso strumentale dei dati sta vivendo un importante travaso nella sfera politica e militare, anche vista la crescente insofferenza verso ogni sistema di controllo democratico da parte della nuova tecnocrazia che sostiene con risorse economiche, strumentali e ideologiche i tanti governi populisti sparsi nel mondo.<\/p>\n<p>Molto cinema contemporaneo o la recente mostre del MOMA \u201cVideo after video\u201d rendono evidente che ognuno di noi pu\u00f2 essere monitorato e seguito in ogni luogo urbanizzato attraverso la presenza di migliaia di video-camere che potenzialmente potrebbero registrare ogni nostro momento pubblico, insieme al fatto che ogni dispositivo elettronico nelle nostre mani \u00e8 un potenziale radar e orecchio da cui ascoltarci. Questo sistema cos\u00ec capillare e normalizzato si combina ai tanti recinti, dissuasori per il traffico, barriere, controlli che arredano i nostri spazi pubblici in un immaginario della citt\u00e0 che si avvicina sempre di pi\u00f9 a un addomesticato terreno di battaglia che si sovrappone ai luoghi dell\u2019abitare collettivo. Quella che sta avvenendo \u00e8 una progressiva banalizzazione e normalizzazione di immagini e paradigmi che prima erano unicamente militari e che, invece, sono entrati nelle nostre parole e modi di vivere. Insieme ogni forma di potenziale conflittualit\u00e0 viene contenuta, neutralizzata e demonizzata in nome di una sicurezza che permette i sonni tranquilli di quella maggioranza silenziosa che sembra disposta a scambiare una parte della propria libert\u00e0 individuale in nome dell\u2019annullamento apparente di ogni possibile paura derivante dall\u2019ambiente urbano e dagli abitanti diversi e indesiderati.<\/p>\n<p>\u00c8 quello che sta avvenendo con la progressiva chiusura di molti Centri Sociali tra Milano, Torino, Roma e Napoli e con l\u2019adozione dei due, distinti, pacchetti di sicurezza prodotti dal Governo Meloni. Basti guardare alla militarizzazione del quartiere Vanchiglia prossimo al centro sociale Askatasuna a Torino per cogliere con chiarezza il grado d\u2019invasivit\u00e0 violenta e arrogante degli spazi urbani e. comprendere il livello superato ampiamente tra uno scenario di normalit\u00e0 e quello a cui stiamo abituandoci e che vide nei fatti del G8 a Genova una premessa eccezionale che sembrava impossibile in una citt\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p>Come contrastare un fenomeno cos\u00ec pervasivo che muove dalle panchine \u201cscomode\u201d, agli spuntoni su ogni possibile luogo in cui sedersi, alla demonizzazione di ogni diverso o avversario che diventa automaticamente nemico, passando per un linguaggio comune che assorbe sempre pi\u00f9 termini militareschi o a un uso della violenza televisiva cos\u00ec diffuso da sembrare ormai normale?<\/p>\n<p>Nella chiusura del suo libro Francesco Chiodelli parla brevemente delle diverse e necessarie forme di resistenza civile e politica di comunit\u00e0 specifiche o di citt\u00e0 santuario che si oppongono alla violenza di Stato, come \u00e8 stato recentemente a Minneapolis con il contrasto della violenza anti-immigrati irregolari della ICE.<\/p>\n<p>Oggi le forme di resistenza e reazione critica passano attraverso specifiche scelte politiche, dalla centralit\u00e0 di rinnovare strumenti, parole e azioni che da resistenti diventino progettuali, dalla cultura e da una diversa educazione alle forme di dialogo pacifico che non demonizzino le contraddizioni e il conflitto rispettoso. Queste azioni di tipo politico-culturale possono portare a scelte progettuali e a visioni della citt\u00e0 completamente differenti che possono avere il potere di contrastare l\u2019immaginario militarizzato e poliziesco delle nostre citt\u00e0. Sviluppare una \u201cgeo-politica della pace\u201d puntando a spazi inclusivi, tolleranti, accoglienti, domestici e generosi \u00e8 una delle strategie possibili che si devono attivare per contrastare una deriva alla barbarie del pensiero che sta generando i troppi mostri che martoriano le metropoli del mondo attuale.<\/p>\n<\/div>\n<p class=\"text-azzurro text-xl py-3\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/Destruction_In_Gaza_-_3388543762.jpg.webp?itok=CYW-KVIt\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/p>\n<div><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/la-guerra-nelle-citta\">https:\/\/www.doppiozero.com\/la-guerra-nelle-citta<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\">\n<div class=\"field__item\">\n<article class=\"media media--type-image media--view-mode-articolo\">\n<div class=\"field field--name-field-media-image field--type-image field--label-hidden field__item\"><\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DOPPIOZERO (Luca Molinari) Colonne di fumo salgono lente verso il cielo. 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