{"id":94493,"date":"2026-03-24T08:51:07","date_gmt":"2026-03-24T07:51:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94493"},"modified":"2026-03-24T08:51:07","modified_gmt":"2026-03-24T07:51:07","slug":"pratiche-scolastiche-ormai-desuete-fare-lezione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94493","title":{"rendered":"Pratiche scolastiche ormai desuete: fare lezione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Matteo Zenoni)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/banchi-di-scuola.jpg\" alt=\"\" width=\"1449\" height=\"500\" data-attachment-id=\"53377\" data-permalink=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/pratiche-scolastiche-ormai-desuete-fare-lezione\/banchi-di-scuola\/\" data-orig-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/banchi-di-scuola.jpg\" data-orig-size=\"1449,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"banchi-di-scuola\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/banchi-di-scuola-300x104.jpg\" data-large-file=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/banchi-di-scuola-1024x353.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"content-wrap\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre>Consigli di classe. Scuola, democrazia e societ\u00e0, \r\nrubrica a cura di Mimmo Cangiano<\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un computo doloroso<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra le funzioni del registro elettronico che sarebbe meglio non conoscere c\u2019\u00e8 sicuramente quella che segnala il numero progressivo di ore svolte; situato solitamente a fondo pagina, questo link rimanda alle ore di ogni singola disciplina dettagliando quelle di lezione, didattica laboratoriale, esercitazione, verifica scritta, interrogazione e via dicendo. Per i docenti che nutrono un nostalgico attaccamento per le proprie materie, aprire questa pagina rappresenta una sorta di epifania joyciana sull\u2019andamento della scuola italiana e, in generale, sulle dinamiche che la stanno attraversando. Queste si possono riassumere, in soldoni, nella progressiva erosione delle discipline, in favore di tutta una costellazione di attivit\u00e0 che nulla hanno a che vedere con Pirandello, Nietzsche, Giolitti, ma anche con i limiti, il DNA e la legge di Coulomb, dato che tale svuotamento riguarda tanto l\u2019area umanistica quanto quella tecnico-scientifica. Insomma, una riflessione su tali processi prescinde dall\u2019appartenenza a un settore disciplinare, non si riduce a una geremiade pronunciata da un difensore delle materie umanistiche avviate a un inesorabile declino, ma riguarda l\u2019evoluzione della scuola italiana nel suo complesso.<span id=\"more-53376\"><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Svuotare la capacit\u00e0 critica<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel recente volume collettaneo\u00a0<em>Contro la scuola neoliberale. Tecniche di resistenza per docenti<\/em>, il contributo di Marco Maurizi, intitolato\u00a0<em>Insegnare nell\u2019ipercapitalismo. Autonomia del docente e crisi della scuola<\/em>, si concentra proprio su tali tematiche. La tesi del filosofo \u00e8 che la svalutazione del sapere disciplinare sia strettamente collegata alla riduzione dell\u2019autonomia da parte del docente, sancita nell\u2019articolo 33 della Costituzione: \u00abridurre l\u2019autonomia del docente equivale a separarlo dal sapere che incarna, svuotando la sua funzione di mediazione critica; e svalutare il sapere disciplinare equivale a ridurlo a semplice supporto di competenze funzionali al mercato, privandolo del suo intrinseco valore formativo\u00bb (M. Maurizi,\u00a0<em>Insegnare nell\u2019ipercapitalismo. Autonomia del docente e crisi della scuola\u00a0<\/em>in M. Cangiano (a cura di),\u00a0<em>Contro la scuola neoliberale. Tecniche di resistenza per docenti<\/em>, nottetempo, Milano 2025, pp. 45-56). Come nota ancora pi\u00f9 avanti, svuotare le discipline significa svuotare la scuola della sua capacit\u00e0 critica; se con una conoscenza solida e strutturata si permette, infatti, \u00abagli studenti di acquisire gli studenti di acquisire strumenti concettuali per interpretare la realt\u00e0, riconoscere le contraddizioni sociali e immaginare alternative [\u2026], la frammentazione dei saperi in micro-attivit\u00e0, competenze e progetti occasionali priva lo studente di una visione d\u2019insieme\u00bb (Ivi, p. 46).<\/p>\n<p>Prendiamo, tanto per fare un esempio, la trattazione del Fascismo all\u2019interno del monte-ore di Storia del quinto anno dei licei. Dopo la riforma Gelmini, ad eccezione del classico, le ore settimanali sono diventate 2 a settimana, per un totale di 66 annuali che, nella migliore delle ipotesi, arrivano a 50-52, se consideriamo l\u2019inserimento delle attivit\u00e0 di Formazione Scuola Lavoro, Orientamento, Educazione Civica e progetti di vario tipo, che vedremo pi\u00f9 avanti. Con che profondit\u00e0 storica, quindi, pu\u00f2 essere studiato questo periodo cruciale della storia d\u2019Italia? Sicuramente con un approfondimento inferiore rispetto al passato, privando gli studenti di letture storiografiche, conflitti di interpretazioni, affondi sui rigurgiti neofascisti contemporanei; in poche parole, si tolgono agli studenti gli strumenti, per esempio, per capire le manifestazioni che ogni anno si svolgono ad Acca Larenzia.<\/p>\n<p>Come si sono innescate per\u00f2 tali dinamiche? Dove affondano le loro radici? Anzitutto nel consiglio di classe, che per primo approva tali progetti-decurta ore, sotto la forte spinta, per\u00f2, di agenti come il Ministero dell\u2019Istruzione e del Merito e, soprattutto, di quelli che chiamiamo con linguaggio (non a caso) aziendale,\u00a0<em>stakeholders<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Progettare o progettificio?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I consigli di classe autunnali servono a impostare la programmazione di classe; le circolari di convocazione sottolineano di prestare particolare attenzione alla progettazione delle attivit\u00e0 di Educazione Civica (insegnamento trasversale istituito con la \u00a0<a href=\"https:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/eli\/id\/2019\/08\/21\/19G00105\/s\">Legge 92 del 20 agosto 2019<\/a>) e dei moduli di Orientamento (introdotti dal\u00a0<a href=\"https:\/\/www.mim.gov.it\/-\/decreto-ministeriale-n-328-del-22-dicembre-2022\">D.M. 328\/2022<\/a>), che dovranno essere rispettivamente di\u00a0<em>almeno\u00a0<\/em>33 ore e di 30 ore, in orario curricolare per il secondo biennio e quinto anno.<\/p>\n<p>In queste occasioni si assiste, solitamente, a una divisione in tre gruppi dei colleghi del consiglio di classe: un primo gruppo squaderna tutta una serie di iniziative, progetti, percorsi formativi gi\u00e0 preconfezionati che, sorta di Eldorado, daranno la possibilit\u00e0 di raggiungere il monte-ore agognato senza alcuno sforzo; un secondo gruppo sottolinea, invece, la necessit\u00e0 di ancorare Educazione Civica e Orientamento a contenuti disciplinari e, soprattutto, di non eccedere nel monte-ore restando nei numeri minimi; un ultimo gruppo, invece, si dichiara d\u2019accordo con le scelte della maggioranza.<\/p>\n<p>Se, per\u00f2, in un consiglio di classe prevalgono docenti del primo gruppo, la programmazione di classe si trasformer\u00e0 in un\u00a0<em>progettificio\u00a0<\/em>vero e proprio e conterr\u00e0 tutta una serie di iniziative, progetti, sicuramente meritevoli e con un taglio civico e di Orientamento, ma che poco avranno da spartire con la programmazione disciplinare. Va \u00a0aggiunto poi che se di queste attivit\u00e0, come spesso accade, non si presuppone una rielaborazione in classe o a casa, il tutto rimane lettera morta: ore delle discipline quindi immolate sull\u2019altare dei progetti, ma che alla fine non porteranno a nulla, se non alla partecipazione passiva di studenti ben contenti di \u201csaltare\u201d ore di lezione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Una scuola assediata<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Opporsi a queste iniziative, specie se si \u00e8 in minoranza, equivale a vestire i panni di un Anticristo e, quindi, per non rendere il luogo di lavoro un (insano) teatro di conflitto, si acconsente spesso a progetti e iniziative di vario tipo che riducono sempre pi\u00f9 le ore effettive di lezione sui contenuti disciplinari. Una pressione, in tal senso, viene esercitata spesso dal territorio e dalle Associazioni che gravitano intorno alla scuola e che fanno sentire la loro influenza specialmente nelle realt\u00e0 pi\u00f9 periferiche e provinciali: Carabinieri, Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Croce Verde, Associazioni per la sicurezza stradale, per la prevenzione alle tossicodipendenze e altri ancora vengono a \u201cbussare\u201d alle porte della scuola, inviando proposte formative per incontri (rigorosamente mattutini), ma anche per progetti volti alla realizzazione di prodotti di vario tipo, con restituzione finale.<\/p>\n<p>In questo contributo non si vuole negare la validit\u00e0, a livello sociale e di Educazione Civica, di tali progetti, ma ci\u00f2 si configura, a mio avviso, come una continua intrusione in un recinto, quello della scuola, dove la parte del leone dovrebbe essere quella dei contenuti culturali, atti a formare quello spirito critico, di cui si parla sempre, tra le altre cose, come difesa contro l\u2019avanzare dell\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n<p>La sensazione, invece, \u00e8 di un vero e proprio assedio, da pi\u00f9 parti; il povero Coordinatore, quando apre la cartella delle iniziative provenienti dalla segreteria, si trova di fronte, spesso, a una\u00a0<em>fiumana\u00a0<\/em>che pu\u00f2 letteralmente travolgere il monte-ore annuale delle singole discipline. A volte questi progetti si configurano, con un retaggio delle modalit\u00e0 della\u00a0<em>DaD<\/em>, come pacchetti da svolgersi online, ascoltando registrazioni in modalit\u00e0 asincrona, tanto che il docente viene del tutto esautorato dal suo ruolo, limitandosi a fare sorveglianza in classe mentre gli studenti si ascoltano il Dirigente d\u2019azienda o di banca di turno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Orientare con le discipline?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se l\u2019insegnamento di Educazione Civica, pur con tutte le sue criticit\u00e0 (ben delineate da Orsetta Innocenti nel suo articolo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/il-metodo-dellultimo-biscotto-la-novita-delleducazione-civica-nella-scuola-italiana\/\"><em>Il metodo dell\u2019ultimo biscotto: la \u2018novit\u00e0\u2019 dell\u2019Educazione Civica nella scuola italiana<\/em><\/a>) trova comunque un suo spazio nella dimensione disciplinare, dato che, per citare le parole pronunciate da Romano Luperini in un intervento all\u2019Universit\u00e0 di Siena, \u00abogni ora di letteratura \u00e8 un\u2019ora di Educazione Civica\u00bb e molti dei contenuti di Storia, Diritto, Scienze naturali vanno a intrecciarsi con le tematiche di questa \u201cmateria trasversale\u201d, credo che l\u2019introduzione delle ore di Orientamento, nella misura di 30 annuali, rappresenti invece un bel colpo ai saperi disciplinari.<\/p>\n<p>Nelle\u00a0<em>Linee guida per l\u2019orientamento<\/em>, si scrive che \u00abLa progettazione didattica dei moduli di orientamento e la loro erogazione si realizzano anche attraverso collaborazioni che valorizzino l\u2019orientamento come processo condiviso, reticolare, coprogettato con il territorio, con le scuole e le agenzie formative dei successivi gradi di istruzione e formazione, con gli ITS Academy, le universit\u00e0, le istituzioni dell\u2019alta formazione artistica, musicale e coreutica, il mercato del lavoro e le imprese, i servizi di orientamento promossi dagli enti locali e dalle regioni, i centri per l\u2019impiego e tutti i servizi attivi sul territorio per accompagnare la transizione verso l\u2019et\u00e0 adulta\u00bb. Il messaggio che passa, a mio avviso, \u00e8 che non \u00e8 la scuola a realizzare la formazione del cittadino del futuro, ma la spinta decisiva pu\u00f2 essere data solo da tutta una serie di attori che stanno al di l\u00e0 delle mura scolastiche.<\/p>\n<p>Mi si obietter\u00e0 che si pu\u00f2 anche orientare con le discipline, come ho appreso nel corso\u00a0<a href=\"https:\/\/www.indire.it\/progetto\/orientamenti\/\">OrientaMenti<\/a>, che ho frequentato nello scorso anno scolastico. In quelle lezioni registrate si sottolineava la necessit\u00e0 di superare la lezione frontale e come, attraverso la didattica orientativa, si potessero rendere consapevoli gli studenti del proprio progetto di vita e guidarli nelle scelte future; si ripeteva pi\u00f9 volte, a mo\u2019 di mantra, che le discipline dovevano essere\u00a0<em>attraversate\u00a0<\/em>(cito), diventando percorribili, in modo da dare luogo a saperi significativi, che riguardassero non soltanto le discipline, quanto il s\u00e9 degli studenti. La didattica doveva quindi porsi come obiettivo quello di perseguire obiettivi tanto disciplinari quanto orientativi.<\/p>\n<p>Si tratta di discorsi che, per\u00f2, calati nella pratica, contribuiscono a quello svuotamento e appiattimento delle discipline che l\u2019erosione del monte-ore gi\u00e0 depaupera di un approfondimento decoroso. E quindi il Dante della selva oscura diviene il personaggio a cui affidarsi per le proprie scelte future in un momento di difficolt\u00e0, la Mirandolina della\u00a0<em>Locandiera<\/em>\u00a0una paladina\u00a0<em>ante litteram\u00a0<\/em>dei diritti delle donne e delle studentesse chiamate a lanciarsi nelle lauree STEM; Svevo e Pirandello, infine, due punti di riferimento che possono guidare gli studenti nella ricerca della propria identit\u00e0 nell\u2019era dei social. Oltre a peccare di scientificit\u00e0 e a incappare in approssimazioni che la critica letteraria e la filologia hanno cercato di correggere, si corre per\u00f2 il rischio che tutta la letteratura, in questo caso, venga piegata su un eterno presente, in una salsa\u00a0<em>orienta-pop\u00a0<\/em>che nuoce a tutti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il trionfo della superficie: metodologie in azione<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si assiste quindi a una perdita di profondit\u00e0 disciplinare e la sottolineatura sulle metodologie, a mio avviso, rappresenta una risposta a questo monte-ore eroso che, alla fine, diventa il recinto, sempre pi\u00f9 ristretto, entro cui far entrare i contenuti disciplinari. All\u2019atto pratico e venendo alle materie che insegno, se dieci anni si potevano avere a disposizione 5 ore per spiegare il Barocco, ora, assediato da FSL, Educazione Civica, Orientamento, Progetti, Educazioni varie ne rimarranno, ottimisticamente, 2-3 e il docente sar\u00e0 pi\u00f9 propenso a progettare un lavoro di gruppo o Jig-Saw in cui i diversi gruppi analizzeranno, per esempio, un aspetto del periodo storico considerato, magari con infografica finale, ottenendo quella parcellizzazione del sapere in micro-attivit\u00e0 di cui parlava Maurizi nel contributo citato.<\/p>\n<p>Il focus quindi \u00e8 sempre pi\u00f9 sul\u00a0<em>come<\/em>, pi\u00f9 che sul\u00a0<em>cosa<\/em>, dimenticando che le metodologie non sono vestiti che \u201cvestono bene\u201d su tutte le discipline, caratterizzate invece ognuna da una propria epistemologia; scorrendo per\u00f2, per esempio, le proposte di formazione su Futura, piattaforma del MIM, non troveremo sicuramente un corso, per esempio, sul romanzo del secondo Novecento, oppure sulla Scuola di Francoforte e sui vaccini a RNA, ma tutta una serie di iniziative di formazione sulle metodologie, sull\u2019AI, sul digitale. Le previsioni future, quindi, sono assai nefaste, specie perch\u00e9 l\u2019erosione delle discipline nella scuola inizia dalla loro erosione nella formazione di chi dovrebbe esserne il custode, ovvero gli insegnanti. Un insegnante, per\u00f2, che ha pi\u00f9 interesse per la didattica a stazioni che per l\u2019ultimo saggio su Elsa Morante, ahim\u00e9, \u00e8 destinato a contribuire a questo declassamento continuo dei saperi disciplinari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La scuola-vetrina<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 di Orientamento in entrata, d\u2019altra parte, si interessano ben poco di una scuola che fonda la sua didattica sulle competenze disciplinari; nelle locandine degli open-day, nelle brochure informative, sui siti internet, si cerca di mettere in evidenza tutto ci\u00f2 che \u00e8 progettualit\u00e0: viaggi d\u2019istruzione, esperienze di interscambio, Orientamento, Educazione Civica, Educazioni di vario genere e FSL fanno la parte del leone. Per fare un esempio, se uno studente di classe terza della secondaria di I grado \u00e8 interessato a un liceo linguistico cittadino, probabilmente la sua scelta dipender\u00e0 non dalla bont\u00e0 della didattica erogata o dal corpo docenti pi\u00f9 o meno stabile\u00a0 e valido, ma dalla possibilit\u00e0 di svolgere la Formazione Scuola Lavoro all\u2019estero, dai progetti di Educazione alla salute, dalle iniziative di Orientamento post-diploma: uno scenario che equipara la scuola a un mercato, come ha notato Emanuela Bandini nel suo pezzo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/questa-scuola-non-e-on-demand\/\"><em>Questa scuola non \u00e8 on demand<\/em><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>E di colpo venne il mese\u2026di maggio<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abOddio, \u00e8 gi\u00e0 maggio: non sono proprio riuscito a fare Foscolo, quest\u2019anno!\u00bb. Frammenti rubati da una conversazione di fine anno scolastico in cui, dopo aver attraversato quattro o cinque consigli di classe in cui si \u00e8 approvato tutto l\u2019approvabile, ci si rende conto che anche i famosi\u00a0<em>nuclei fondanti<\/em>, i\u00a0<em>saperi essenziali<\/em>, alla fine, non sono stati nemmeno toccati, forse perch\u00e9 delle 132 ore di lezione se ne sono fatte invece 105, con un disavanzo di 25 ore, che corrispondono per italiano, a 6 settimane di lezione.<\/p>\n<p>I dati Invalsi del 2025, sorta di termometro delle competenze sulle prove standardizzate, stanno dando dei chiari segnali: in seconda superiore, sia in Italiano che in Matematica, si registra un calo dell\u20198 per cento rispetto al 2019 degli studenti che raggiungono i traguardi previsti dai Quadri nazionali di riferimento. Nord-Ovest e Nord-Est, regioni storicamente baluardo e vicine agli standard del Nord Europa, perdono rispettivamente 9 e 13 punti in italiano e 11 e 16 in matematica. Per chi vive la scuola questi numeri non possono sorprendere: sono la logica conseguenza di un esautoramento delle discipline, di una marginalizzazione dei saperi, di un depotenziamento delle competenze disciplinari, per far entrare a scuola tutto ci\u00f2 che di scolastico ha ben poco. E cos\u00ec, se prima, venendo alla classe seconda, si poteva dedicare, in italiano, un monte ore considerevole alla scrittura, alla lettura e alla riflessione linguistica, ora questo tempo \u00e8 gi\u00e0 eroso dal corso sulla sicurezza per la FSL di terza, dall\u2019incontro con le Associazioni di turno, dal progetto con la Questura da svolgersi nelle ore curricolari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Tornare ad amare le proprie materie<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come resistere? Opponendosi nelle sedi decisionali con voti contrari, facendo sentire la propria voce in difesa di una scuola sotto assedio, opponendosi alla marginalizzazione dei saperi disciplinari per un precoce avviamento al lavoro e alla scuola come \u201cfiliera\u201d. Ogni ora erosa di italiano, matematica, fisica, scienze, filosofia e sacrificata all\u2019altare di progetti che poco hanno di scolastico \u00e8 un colpo alla democrazia e un ostacolo alla crescita di cittadini consapevoli, solidi culturalmente e dotati di spirito critico.<\/p>\n<p>Svuotando le discipline, svuotando la scuola, stiamo ponendo infatti le basi per uno svuotamento della societ\u00e0, che sar\u00e0 caratterizzata dal pressapochismo, dalla proliferazione delle fake news, ma soprattutto dall\u2019incapacit\u00e0 di vedere i fenomeni in atto in modo critico, per farci suggestionare, invece, solo dalla pancia e dall\u2019emotivit\u00e0. Queste dinamiche, d\u2019altra parte, sono gi\u00e0 sotto i nostri occhi.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/pratiche-scolastiche-ormai-desuete-fare-lezione\/\">https:\/\/www.leparoleelecose.it\/pratiche-scolastiche-ormai-desuete-fare-lezione\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Matteo Zenoni) &nbsp; Consigli di classe. 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