{"id":94572,"date":"2026-03-27T10:00:54","date_gmt":"2026-03-27T09:00:54","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94572"},"modified":"2026-03-27T09:18:27","modified_gmt":"2026-03-27T08:18:27","slug":"il-mago-di-oz-e-leccezionalismo-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=94572","title":{"rendered":"Il mago di Oz e l\u2019eccezionalismo americano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di LA FIONDA (Stefano Dumontet)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/venezuela-anti-us-960x250-1.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/venezuela-anti-us-960x250-1.jpg\" \/><\/p>\n<div class=\"info-post\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div class=\"contenuto-post\" style=\"text-align: justify\">\n<p>Gli sconvolgenti avvenimenti, che vediamo dipanarsi quotidianamente sotto i nostri occhi, sono costantemente accompagnati da dichiarazioni, apparentemente farneticanti, espresse da coloro che esplicitamene si dichiarano artefici della trasformazione del nostro mondo in un serraglio di disperati, per usare le parole di Giacomo Leopardi. Malauguratamente, non sono una novit\u00e0 n\u00e9 gli avvenimenti, n\u00e9 le dichiarazioni.<\/p>\n<p>Chi si chiede se siano gli USA a controllare Israele, oppure sia Israele a controllare gli USA, nel progettare, decidere e attuare le azioni terroristiche e genocidarie che si stanno susseguendo a ritmo incessante, potrebbe essere vittima di un errore di parallasse. Forse la dicotomia tra USA e Israele semplicemente non esiste, perch\u00e9 entrambi gli stati sono un\u2019unica entit\u00e0, separata solo dalla geografia. Sia negli USA che in Israele si fa esplicito riferimento a un destino manifesto delle due nazioni, ma non di tutti popoli che le abitano, ed a un eccezionalismo messianico che salda l\u2019aristocrazia WASP (White Anglo Saxon Protestant) a quella cosiddetta \u201csionista\u201d.<\/p>\n<p>Procediamo con ordine. Nel 1845, John Luis O\u2019Sullivan, fondatore e direttore della <em>Democratic Review<\/em>, fa per la prima volta esplicito riferimento al \u201cdestino manifesto\u201d degli americani, un concetto che aveva cominciato ad abbozzare gi\u00e0 nel 1839: <em>L\u2019America \u00e8 destinata a compiere imprese migliori. \u00c8 nostra gloria senza pari non avere ricordi di campi di battaglia, se non in difesa dell\u2019umanit\u00e0, degli oppressi di tutte le nazioni, dei diritti di coscienza, dei diritti di emancipazione personale. I nostri annali non descrivono scene di orribili carneficine, dove centinaia di migliaia di uomini furono indotti a uccidersi a vicenda, vittime e zimbelli di imperatori, re, nobili, demoni in forma umana chiamati eroi. Il futuro di vasta portata e sconfinato sar\u00e0 l\u2019era della grandezza americana. Nel suo magnifico dominio di spazio e tempo, la nazione delle molte nazioni \u00e8 destinata a manifestare all\u2019umanit\u00e0 l\u2019eccellenza dei principi divini; a stabilire sulla terra il tempio pi\u00f9 nobile mai dedicato al culto dell\u2019Altissimo, il Sacro e il Vero<\/em>. L\u2019eccezionalismo americano, immediatamente divenuto estremamente popolare, trova un altro dei suoi profeti in Josiah Strong, autore del saggio <em>Our Country<\/em> del 1885, nel quale egli scrive: <em>Mi sembra che Dio, con infinita saggezza e abilit\u00e0, stia addestrando la razza anglosassone per un\u2019ora che sicuramente arriver\u00e0 nel futuro del mondo. [\u2026] Si avvicina il momento in cui il mondo entrer\u00e0 in una nuova fase della sua storia: la competizione razziale finale, per la quale gli anglosassoni vengono istruiti. Molto prima che miliardi di persone siano qui, la potente tendenza centrifuga, insita in questa stirpe e rafforzata negli Stati Uniti, si affermer\u00e0. Allora questa razza di ineguagliabile energia, con tutta la maestosit\u00e0 dei numeri e la potenza della ricchezza alle spalle \u2013 la rappresentante, speriamo, della pi\u00f9 grande libert\u00e0, del pi\u00f9 puro cristianesimo, della pi\u00f9 alta civilt\u00e0 \u2013 avendo sviluppato tratti peculiarmente aggressivi calcolati per imprimere le sue istituzioni all\u2019umanit\u00e0, si diffonder\u00e0 sulla terra. [\u2026] E pu\u00f2 qualcuno dubitare che il risultato di questa competizione razziale sar\u00e0 la \u201csopravvivenza del pi\u00f9 adatto<\/em>?\u201d. Strong individuava negli anglosassoni una razza invincibile dotata di tratti aggressivi, di energia ineguagliabile e di indomita perseveranza. Una razza potente in termini di risorse demografiche e di ricchezza, di rara vitalit\u00e0 perch\u00e9 esprimeva una civilt\u00e0 basata sul \u201ccristianesimo spirituale\u201d e sulla libert\u00e0 civile, la cui missione era quella di impadronirsi del mondo. Gli anglosassoni, attraverso i loro missionari, commercianti, avventurieri e coloni, avrebbero esportato la loro civilt\u00e0 verso altri popoli, rendendola civilt\u00e0 del mondo.<\/p>\n<p>Qui si legge chiaramente la fusione dell\u2019eccezionalismo americano con la teoria del darwinismo sociale, sviluppata sin dalla fine del XIX secolo in America da William Graham Sumner e in Inghilterra da Herbert Spencer. L\u2019imposizione ad altri popoli della civilt\u00e0 e del progresso era percepita come un compito affidato da Dio a un popolo scelto per essere \u201cil pi\u00f9 adatto\u201d, sia perch\u00e9 prescelto da Dio, sia per le sue intrinseche caratteristiche che lo rendevano \u201cmigliore\u201d e, come tale, destinato a prevalere nella lotta per la sopravvivenza, una caratteristica dell\u2019evoluzione biologica vista come fondamentale.<\/p>\n<p>L\u2019eccezionalismo americano \u00e8 profondamente radicato nel substrato culturale di quel Paese, talvolta in modo sorprendente. Herman Melville, nella sua novella del 1850 <em>Giacca bianca<\/em> fa dire al suo protagonista: <em>E noi americani siamo il popolo peculiare ed eletto, l\u2019Israele del nostro tempo; portiamo l\u2019arca delle libert\u00e0 del mondo. Settant\u2019anni fa siamo sfuggiti alla schiavit\u00f9 e, oltre al nostro primo diritto di nascita che abbraccia un solo continente della terra, Dio ci ha dato, come futura eredit\u00e0, i vasti domini dei pagani politici, che ancora verranno a giacere all\u2019ombra della nostra arca, senza che mani sanguinarie vengano alzate. Dio ha predestinato, l\u2019umanit\u00e0 si aspetta, grandi cose dalla nostra razza, e grandi cose sentiamo nelle nostre anime. Il resto delle nazioni dovr\u00e0 presto essere alle nostre spalle. Siamo i pionieri del mondo; l\u2019avanguardia, mandata attraverso il deserto di cose inesplorate, per aprire una nuova strada nel Nuovo Mondo che \u00e8 nostro. Nella nostra giovinezza sta la nostra forza; nella nostra inesperienza, la nostra saggezza. In un periodo in cui altre nazioni hanno solo balbettato, la nostra voce profonda si \u00e8 udita da lontano. Per troppo tempo siamo stati scettici riguardo a noi stessi e abbiamo dubitato che il Messia politico fosse davvero venuto. Ma egli \u00e8 venuto in noi, se solo dessimo voce ai suoi suggerimenti. E ricordiamo sempre che per noi, quasi per la prima volta nella storia della terra, l\u2019egoismo nazionale \u00e8 filantropia senza limiti; perch\u00e9 non possiamo fare del bene all\u2019America se non facciamo elemosina al mondo. <\/em>L\u2019avversione di Melville per l\u2019ipocrisia della superiorit\u00e0 razziale e culturale anglosassone, presa di posizione rara tra gli scrittori angloamericani del suo periodo, \u00e8 ben nota. Tuttavia, nelle parole di <em>Giacca bianca<\/em> risuonano le note di un eccezionalismo a tinte fortemente improntate a una sorta di mistura tra messianesimo laico (il Messia politico) e millenarista (il possesso delle terre altrui come concessione divina), gi\u00e0 esplicitato nelle dichiarazioni di O\u2019Sullivan.<\/p>\n<p>Prima dell\u2019ascesa delle pseudoscienze biologiche e zoologiche, che costituirono le fondamenta del \u201crazzismo ideologico\u201d nel XIX e XX secolo, in America era gi\u00e0 consolidata una diffusa, sistematica e ideologicamente giustificata sorta di declassamento di intere categorie di persone, facilmente identificabili in base a caratteristiche comunemente associate alla \u201crazza\u201d. Gli \u201cindiani\u201d sono stati i primi a scontare i malefici effetti di quest\u2019ideologia, dalla fondazione della Massachusetts Bay Colony nel 1628 sino e ben oltre la chiusura ufficiale della frontiera dell\u2019ovest, nel 1890. La guerra genocidiaria contro gli indiani, \u201crazza inferiore\u201d per ogni buon colono americano, \u00e8 ricordata in molti testi, ignorata da moltissimi altri e declassata ad \u201cazioni deplorevoli\u201d da altri ancora. Il direttore <em>dell\u2019Aberdeen Saturday Pioneer<\/em> del South Dakota, Frank Baum, che in seguito divenne famoso come autore del Mago di Oz, pochi giorni prima del massacro di <em>Wounded kn<\/em>ee \u2013 uno dei pi\u00f9 violenti nella lunga lista di massacri delle popolazioni indigene americane -, si espresse a favore dello sterminio totale di tutti i popoli nativi: <em>La nobilt\u00e0 dei pellerossa \u00e8 estinta, e i pochi rimasti sono un branco di cani piagnucolosi che leccano la mano che li colpisce. I bianchi, per legge di conquista, per giustizia di civilt\u00e0, sono i padroni del continente americano, e la migliore sicurezza degli insediamenti di frontiera sar\u00e0 garantita dal totale annientamento dei pochi indiani rimasti. Perch\u00e9 non annientarli? La loro gloria \u00e8 svanita, il loro spirito \u00e8 spezzato, la loro virilit\u00e0 \u00e8 cancellata; meglio che muoiano piuttosto che vivere come i miserabili disgraziati che sono<\/em>. Ecco servito, e da chi meno ce lo aspettavamo, quello che il politologo statunitense Roger Smith definisce come <em>ascriptive americanism<\/em>, ovvero una concezione dell\u2019identit\u00e0 americana definita in termini razziali, etnici e di genere, che sembra aver avuto, ed aver ancora, un forte <em>appeal<\/em> negli USA.<\/p>\n<p>La visione, palesemente razzista del colonialismo \u00e8 testimoniata, tra l\u2019altro, dalla poesia di Ruyard Kipling <em>Il fardello dell\u2019uomo bianco<\/em>, un inno alla superiorit\u00e0 della razza bianca di origine anglosassone. La poesia, scritta nel 1897 per celebrare il Giubileo della regina Vittoria, fu rivista nel 1899 per esortare il popolo americano a conquistare e governare le Filippine, dopo la guerra ispano-americana. Il messaggio veicolato dalla poesia \u00e8 giustamente ricordato come una giustificazione razzista della conquista occidentale. Secondo Kipling, attraverso la conquista si ottengono ricchezza e potere solo come effetti secondari, perch\u00e9 la spinta primaria \u00e8 costituita dall\u2019impegno che la razza bianca deve assumersi per aiutare le razze non bianche a svilupparsi. L\u2019imperialismo e il colonialismo sono dunque giustificati, in termini morali, come un \u201cfardello\u201d, una pesante responsabilit\u00e0 di cui gravarsi per il bene e il progresso del mondo e dei popoli indigeni, visti da Kipling come soggetti su cui applicare un paternalistico \u201cdarwinismo razziale\u201d. Kipling interpretava l\u2019imperialismo come vettore di civilt\u00e0, in grado di elevare i popoli \u201cnon civilizzati\u201d attraverso la colonizzazione bianca. Il colonizzatore bianco \u00e8 visto come un benefattore dell\u2019umanit\u00e0 in grado di sostenere il peso delle sue responsabilit\u00e0 storiche, votato alla generosa elargizione del progresso. Infelicemente, questi viene ripagato con la moneta dell\u2019ingratitudine e della ribellione, che egli accetta, con stoicismo, come inevitabile contropartita all\u2019espletamento del suo ruolo nel mondo. Anche qui si nota un certo messianesimo laico, che attribuisce alla \u201crazza\u201d anglosassone il ruolo di avamposto della civilt\u00e0.<\/p>\n<p>In un articolo, non firmato, dal titolo <em>The Biological Origins of Our Foreign Policy<\/em>, pubblicato il primo febbraio 1896 sulla londinese <em>Saturday Review of Politics, Literature, Science and Art<\/em> e ripubblicato integralmente nel dicembre del 1914 sulla rivista statunitense <em>The Open Court<\/em>, sempre anonimo, con il titolo <em>The Biological Origins of British Foreign Policy<\/em>, l\u2019autore scrive: <em>Le razze deboli vengono spazzate via dalla faccia della terra e poche grandi specie nascenti si armano l\u2019una contro l\u2019altra. L\u2019Inghilterra, la pi\u00f9 grande di queste \u2013 la pi\u00f9 grande per distribuzione geografica, la pi\u00f9 grande per forza espansionistica, la pi\u00f9 grande per orgoglio razziale \u2013 ha evitato per secoli l\u2019unico tipo di guerra pericolosa. Ora, con l\u2019intera terra occupata e i movimenti di espansione che continuano, dovr\u00e0 combattere fino alla morte contro rivali successivi<\/em>. Quest\u2019articolo mette in evidenza due assi portanti del moderno imperialismo, cos\u00ec ben difeso da Kipling. Il primo riguarda la presunta superiorit\u00e0 della \u201crazza anglosassone\u201d e la seconda l\u2019inevitabile guerra totale e permanente che questa \u201crazza\u201d \u00e8 costretta a sostenere per difendere le meravigliose sorti e progressive del mondo a guida anglosassone. Dunque, non solo gli anglosassoni sono una \u201crazza\u201d scelta da Dio e, come tale, destinata alla grandezza che le spetta, visto che perfino la biologia afferma e conferma la sua superiorit\u00e0, ma il suo destino la chiama ad entrare in guerra con il mondo. Alla luce dei recenti avvenimenti internazionali, non sembra che le attuali dottrine politiche statunitensi differiscano molto da quanto riportato da tale articolo.<\/p>\n<p>Nel farsi della consapevolezza nazionale americana, la razza ha sempre avuto un\u2019importanza maggiore della classe, che pur \u00e8 stata la pietra angolare della politica europea basata sulla propriet\u00e0. Da questa declinazione razziale dei popoli, in cui i bianchi assumevano una leadership incontrastata, discende la definizione dei nativi come \u201cnon persone\u201d inserite all\u2019interno della \u201ccultura della colonizzazione\u201d. Probabilmente quest\u2019esperienza nazionale ha facilitato l\u2019ascesa dell\u2019impero americano, un\u2019esperienza che fu permeata di odio per gli indiani, identificati, in funzione della loro alterit\u00e0 razziale, come ci\u00f2 che i coloni bianchi non erano e non dovevano diventare in nessun caso.<\/p>\n<p>In sintonia con tutto questo, Donald Trump, in occasione di un suo discorso del dicembre 2025. defin\u00ec la Somalia \u201csporca\u201d e \u201cdisgustosa\u201d, denigr\u00f2 l\u2019Afghanistan e si chiese perch\u00e9 gli immigrati negli Stati Uniti non potessero provenire tutti dalla Norvegia, dalla Svezia o dalla Danimarca. In pi\u00f9, Trump, durante il suo primo mandato presidenziale, defin\u00ec testualmente alcune nazioni come \u201cpaesi di merda\u201d e us\u00f2 espressioni profondamente offensive nei confronti di Haiti. Anche Marco Rubio fece dell\u2019eccezionalismo il tema centrale della sua campagna per il Senato della Florida nel 2010, tanto da definire l\u2019America come nazione senza eguali nella storia dell\u2019umanit\u00e0. Sulla stessa falsariga ideologica troviamo, tra i tanti, altri due influenti politici statunitensi come Newt Gingrich, autore di un libro intitolato <em>A Nation Like No Other: Why American Exceptionalism Matter<\/em> e Mitt Romney, che ha affermato: <em>L\u2019America deve guidare il mondo. Credo che siamo un Paese eccezionale, con un destino unico e un ruolo nel mondo. Questo \u00e8 il momento dell\u2019America. Non chieder\u00f2 mai scusa per l\u2019America<\/em>. Le dichiarazioni di Marco Rubio, in occasione della conferenza sulla sicurezza di Monaco del febbraio 2026, sembrano confermare la ferma aderenza americana ai concetti di destino manifesto, eccezionalismo e supremazia della razza bianca. Ecco alcuni dei passaggi pi\u00f9 significativi di quel discorso: <em>Per cinque secoli, prima della fine della Seconda guerra mondiale, l\u2019Occidente era stato in espansione: i suoi missionari, i suoi pellegrini, i suoi soldati, i suoi esploratori si riversavano dalle sue coste per attraversare gli oceani, colonizzare nuovi continenti, costruire vasti imperi che si estendevano in tutto il mondo. [\u2026] Ma nel 1945, per la prima volta dall\u2019epoca di Colombo, si \u00e8 entrati in una fase di contrazione. L\u2019Europa era in rovina. Met\u00e0 di essa viveva dietro una cortina di ferro e il resto sembrava destinato a seguirla presto. I grandi imperi occidentali erano entrati in un declino irreversibile, accelerato dalle rivoluzioni comuniste atee e dalle rivolte anticoloniali che avrebbero trasformato il mondo e drappeggiato la falce e il martello rossi su vaste aree della mappa negli anni a venire. [\u2026] Facciamo parte di un\u2019unica civilt\u00e0: la civilt\u00e0 occidentale. Siamo legati gli uni agli altri dai legami pi\u00f9 profondi che le nazioni possano condividere, forgiati da secoli di storia comune, fede cristiana, cultura, patrimonio, lingua, origini e dai sacrifici che i nostri antenati hanno compiuto insieme per la civilt\u00e0 comune di cui siamo eredi<\/em>. \u00c8 necessaria una buona dose di ignoranza o di cinismo, o di entrambi, per guardare con commozione a cinque secoli di colonialismo e imperialismo occidentale fatto di genocidi estesi su interi continenti, tratta di schiavi, sottomissione violenta e schiavit\u00f9 di intere popolazioni. Ricordiamo che gli USA, sino ad ora, sono stati l\u2019unica nazione al mondo ad usare l\u2019arma atomica, perdipi\u00f9 su obiettivi civili e quando la guerra poteva considerarsi terminata. Senza contare la barbarie che la cosiddetta \u201ccivilt\u00e0 occidentale\u201d sta perpetrando ai giorni nostri nella striscia di Gaza, in cis-Giordania e in Iran, una civilt\u00e0 che non pu\u00f2 esistere senza guerre, sfruttamento e saccheggi costanti. Per inciso, notiamo che Rubio cita gli stessi missionari, commercianti, e coloni di cui parlava Strong nel 1885.<\/p>\n<p>In pi\u00f9, la menzione all\u2019equivalenza tra Israele dei tempi biblici e l\u2019America, preconizzata dalle parole di <em>Giacca bianca<\/em>, dice molto sui tempi attuali e sull\u2019allineamento USA agli interessi israeliani, allineamento dovuto a comuni interessi economici e cementato dall\u2019ideologia dell\u2019eccezionalismo e del destino manifesto garantiti da Dio ai due popoli. Illuminante in questo senso l\u2019intervista al senatore USA Ted Cruz da parte del giornalista Tucker Carlson nell\u2019estate del 2025. Ted Cruz, rispondendo alle incalzanti domande del giornalista, afferm\u00f2 testualmente: <em>La Bibbia mi ha insegnato che chi benedice Israele sar\u00e0 benedetto e chi maledice Israele sar\u00e0 maledetto. E dal mio punto di vista, voglio stare dalla parte di chi benedice.<\/em><\/p>\n<p>Questi sono i componenti chiave della \u201cteologia nazionale\u201d anglo-israelo-americana, i cui capisaldi sono solidamente connessi, seppur forse inconsapevolmente, in un inconscio nutrito dalla \u201cnuova Israele\u201d di <em>Giacca bianca<\/em>, dal \u201cdestino manifesto\u201d di O\u2019Sullivan, dal \u201cfardello dell\u2019uomo bianco\u201d di Kipling, dal messianesimo implicito consustanziale all\u2019eccezionalismo, dall\u2019<em>ascriptive americanism<\/em>, dal darwinismo sociale e dalla necessit\u00e0 di sterminare i meno adatti, come preconizzava Frank Baum, l\u2019autore del <em>Mago di Oz<\/em>, testo che forse andrebbe riletto alla luce delle considerazioni genocidarie del suo autore. Una miscela esplosiva, intrisa contemporaneamente di messianesimo millenarista e di approccio laico, destinata ad alimentare per molto tempo ancora il male nel mondo.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/03\/25\/il-mago-di-oz-e-leccezionalismo-americano\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2026\/03\/25\/il-mago-di-oz-e-leccezionalismo-americano\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Stefano Dumontet) Gli sconvolgenti avvenimenti, che vediamo dipanarsi quotidianamente sotto i nostri occhi, sono costantemente accompagnati da dichiarazioni, apparentemente farneticanti, espresse da coloro che esplicitamene si dichiarano artefici della trasformazione del nostro mondo in un serraglio di disperati, per usare le parole di Giacomo Leopardi. Malauguratamente, non sono una novit\u00e0 n\u00e9 gli avvenimenti, n\u00e9 le dichiarazioni. 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